sabato 19 febbraio 2011

Rispondendo a Roberto Benigni

Caro Roberto
Lo scrittore elvetico Friedrich Dürrenmatt ebbe a scrivere la seguente frase: 'Quando lo Stato si prepara ad assassinare, si fa chiamare patria'. Noi osiamo dire anche di più: quando la patria si fa chiamare Stato è perché vuol nascondere al popolo i suoi atroci crimini.
Caro Roberto, la tua esegesi sull'inno di Mameli e sulla bandiera italiana, proferita al festival di Sanremo, è stata un'azione scenica degna della più orribile propaganda nazionalista. Certamente la tua bravura non è messa in discussione, ma hai usato l'abilità scenica per incendiare gli animi in merito all'idea che il mondo debba essere costituito da confini e che tali confini debbano, con orgoglio, essere difesi con le armi. Quell'elmo di Scipio, da te così mirabilmente spiegato, ne è un esempio, e di cui noi ci vergognamo. Eppure sai bene, forse, che la Natura non ha creato confini e che le Nazioni sono orribili invenzioni che giustificano l'esistenza di altri confini, di diversità, dell'altro, di quell'altro nostro fratello che indossa 'la divisa di un altro colore', che ama un'altra bandiera, un altro inno. Quanto è giusto questo? Lodare la Nazione equivale a lodare una presunta superiorità di un popolo rispetto agli altri popoli (inutile far finta di no) e tu, di questa presunta e italica superiorità, ne hai fatto addirittura l'esegesi, fornendo legna alla fornace fascista (ogni Stato ha, in nuce, il senso profondo e orribile del fascismo). La Russa, in prima fila, godeva come un riccio. Te ne sei accorto? Chiediti perché.
In ogni scuola ci sono cartine geografiche, dove da un lato è rappresentata la divisione politica delle terre, dall'altro lato della cartina non v'è alcun confine, c'è il mondo naturale. Ecco, quei confini, quelle terre segnate da millenni di guerre, sono divisioni artificiali, e ogni confine sussiste soltanto se viene difeso con le armi dello Stato (benedette dalla chiesa), le armi della patria, le armi della Nazione, dell'orgoglio infuso al popolo a forza di propaganda (come quella tua). Ma queste armi, guarda caso, sono sempre imbracciate dal popolo, il quale combatte contro i suoi fratelli che stanno... dall'altra parte, oltre il confine, nell'altra Nazione. Aberrante. Gli inni nazionali si compongono dei versi più sanguinari e violenti che siano mai esistiti, ma se, come in questo caso, la violenza appartiene allo Stato, alla Nazione, allora la violenza diventa persino sacra e giusta. Questo è terribile, nonché ipocrita. E gli inni nazionali vengno insegnati persino ai bambini, soprattutto ai bambini.
Allora, caro Roberto, vogliamo invitarti a riflettere sul vero senso di unione fraterna dei popoli di tutto il mondo, perché è proprio questo senso di fratellanza universale che manca al popolo e che nessuno Stato oserebbe propagandare, davvero, se non in maniera retorica, blanda, ridicola, pretestuosa, attraverso sterili slogan demagogici. Lo Stato esalta i propri confini e rende il popolo fiero difensore di una proprietà privata* che dovrebbe appartenere, invece, a tutto il mondo. E noi che da anarchici abbiamo sempre combattuto contro le divisioni del popolo, contro i nazionalismi che sono l'anticamera obbligatoria del razzismo, contro le propagande di Stato, rimaniamo gli unici a sostenere l'uguaglianza tra i popoli uniti, e la fratellanza universale. Siamo noi, gli anarchici, i puri, i sinceri, siamo noi che quando pronunciamo 'alle armi' per difendere la libertà che gli Stati hanno tolto ai popoli, veniamo ingiustamente accusati e vessati, reclusi, confinati, uccisi. Ma esistiamo, e finché ci sarà uno Stato ci saranno anche anarchici a sostenere la verità e a difendere la fratellanza e la libertà, quella vera.
Caro Roberto, puoi farti un'idea più precisa e concreta sull'ipocrisia rinchiusa anche nelle tue parole, dette forse a fin di bene, ma senza avere coscienza di ciò che significhi davvero un inno nazionale. LEGGI QUI. E leggi anche l'articolo di Balasso sul Fatto Quotidiano.

PS. Se l'unità d'Italia (contro il pericolo leghista) rappresenta la tua avanguardia, questa è ben poca e terribile cosa, rispetto alla nostra avanguardia che cerca l'unità dei popoli del mondo, alfine liberàti dagli Stati. Il nostro sarà anche un sogno, ma portatore di vera pace, mai di guerra.

* Lo Stato è una proprietà privata (lo Stato non è il popolo), gestita dalla classe governante che il popolo sceglie come proprio padrone.

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18 commenti:

Ed ha detto...

Ma mettiamo che la Germania ci invada. Hai un'idea migliore di difesa?

Riverinflood ha detto...

Anche Benigni è un patriota con premio oscar [di sinistra], altrimenti non si spiegano i contenuti di tutti i suoi film.
Ciao e sempre in all'erta!

Alice Mastroianni ha detto...

Vogliamo dare a Benigni del Fascista adesso?

Sappiamo imparare ad usare correttamente i termini?
Nazionalismo non è sinonimo di Fascismo come Patriottismo....e globalizzazione non significa rinnegare storia, idee, percorsi degli stati singoli del globo.

Secondo me....
Viva Viva Viva Roberto Benigni

burberomabonario ha detto...

Mi sembra una risposta perfetta.

coscienza critica ha detto...

@ Ed
La poni sul piano materiale, mentre il post va letto (e risolto) in chiave ideologica. Quindi tu, eludendo ed ignorando qualsiasi ipotesi di cambiamento culturale e di coscienza, stai dimostrando di ragionare esattamente come i fascisti e i guerrafondai d'ogni sorta. Secondo me, dovresti allargare la visione, non cadere nei tranelli demagogici e 'facili'. Potresti ad esempio cominciare a considerare il post per quello che è, cioè come uno strumento per aprire nuovi orizzonti di pensiero, nuove possibilità di esplorazione mentale che potrebbero tradursi come nuove politiche. Concetto forse troppo grande?

coscienza critica ha detto...

@ Alice
Tutti i governi e tutti gli Stati sono fascisti, se non si capisce questo è assolutamente inutile qualsiasi possibilità di dialogo. Tu chiedi se sappiamo imparare ad usare correttamente i termini. Ma è quello che ti chiedo anche io. Cosa vuol dire fascismo? Tu lo pensi ancora come una divisa affacciata al balcone, l'olio di ricino, ecc... invece è una predisposizione gerarchica. Lo Stato è, in nuce, fascista, come ogni governo. Ma non lo capirai, perché rigetti a priori questo concetto e ti tuffi nell'apparenza del 'bravo comico di sinistra' che, perciò, secondo molti, ha sempre ragione, a priori, comunque.
Parli anche di Storia... ma non conosci -come altri- che i capitoli di Storia censurati dagli Stati riguardavano esempi eclatanti e duraturi (migliaia di anni) in cui i popoli vivevano pacificamente perché non avevano Stato, nè confini, nè Nazioni, nè inni, nè bandiere. E, dato che sei donna, ti dirò che in quelle civiltà pacifiche, c'era (ma davvero) una parità tra i sessi, in tutti i sensi.
Ma mi rendo conto che, anche se ti portassi di fronte all'evidenza, gireresti la faccia per non guardare.

pia ha detto...

Capisco ed accetto quello che è scritto nel post. Secondo me Benigni usa l'enfasi della Patria per controbilanciare il fenomeno Lega, che è un peggiorativo del concetto di patria. Insomma, rispetto a quello che sostenete voi sul piano ideologico (e che condivido), il momento "non prevede" di guardare nella direzione che proponete, ma di salvare il salvabile, visto ciò che propone la Lega.
Personalmente ho vissuto quel discorso storico con un pò di disagio, tuttavia ho beneficiato di altri aspetti che Benigni ha voluto trasmettere e che ho espresso nel mio post di oggi su goodvalley.

coscienza critica ha detto...

@ Pia
Sai qual è il problema grosso? E' non aver ambizione, ci si accontenta del padrone che sembra (e dico sembra) meno cattivo. E allora si crede che stiamo seduti un po' più comodi. Ma proprio perché si crede di essere seduti comodi, non si ha voglia di lottare per un cambiamento totale e definitivo. La Storia insegna. Ci si adatta alla schiavitù, quando il bastone diventa insopportabile, si cambia padrone. E andiamo avanti così da 3 millenni. Però ci si lamenta sempre. Tu dici di aver beneficiato (non so in quale periodo intendi), ma avrai beneficiato di qualche cosa che, tuttavia, non ti ha dato la vera libertà, ti avranno concesso le solite briciole e, comunque, altri non avranno beneficiato per niente. Noi anarchici non guardiamo al nostro orticello, noi pensiamo che ogni nostro prossimo faccia parte del tutto, e ce ne occupiamo, ce ne preoccupiamo.

coscienza critica ha detto...

@ Burberomabonario
Grazie :-)

# River
Un caro saluto a te

pia ha detto...

Intendevo "beneficiato di cose che ha detto Benigni", (non altri benefici!) perchè mi hanno scosso dal torpore e dal luridume in cui viviamo da troppo tempo.
E' vero, siamo assoggettati al padrone di turno, non siamo re-attivi, ma assuefatti e isolati e di questo me ne lamento spesso, così come ammetto di non fare nulla. Proprio oggi in più di una discussione, ho sostenuto che se non si ha il coraggio di capovolgere i significati non ci sarà mai evoluzione. Vi dico: condivido il vostro pensiero, "ci sono" e sono anche contenta d aver trovato conferme con il vostro post ai pensieri che mi attraversano.

coscienza critica ha detto...

Pia, quello che amo di te è il tuo coraggio, davvero. Dirai 'quale coraggio'? Quello di saperti avvicinare all'anarchia senza stupide paure e, forse, senza troppi pregiudizi. Certe volte, solo il fatto di non voltare la faccia è già una rivoluzione. E' una volontà di capire, di 'esserci', appunto.

Zret ha detto...

Roberto Benigni, personificazione dell’ignoranza più becera, ha potuto stravolgere la storia risorgimentale con fini ideologici in un immondo coito tra canzoni e propaganda a favore del sistema. Siamo ancora benigni se, in questa sede, sorvoliamo sullo stupro di Dante, perpetrato dal grullo, ma la lectio magistralis del toscanaccio può sedurre solo una persona priva anche solo di un’infarinatura culturale e di un bricilo di intelligenza.

Ciao

coscienza critica ha detto...

Zret, bisogna ancora capire che se la tv accetta di assorbire certi personaggi, lo fa per un tornaconto del potere costituito. Sono personaggi che fungono da 'sfogatoio morale' e collettivo, gli italiani delegano anche i sentimenti e il potere che questi sentimenti portano con sé. Dicono: beh, l'ha detto lui per me, allora va bene, mi quieto. Invece va benissimo solo per lo Stato e i governi (occhio al plurale).
Ciao

Ed ha detto...

Ah, ok, grazie.

Lalla ha detto...

e della canzone di Tricarico ne vogliamo parlare? mi sembrava di leggere il libro "cuore". sono veramente disgustata....

(benigni poi è da mo che mi fa schifo)
leggete anche l'articolo di natalino balasso sul fatto quotidiano, è bellissimo!!

coscienza critica ha detto...

Lalla, grazie per il riferimento all'articolo di Balasso.

Jinocchio ha detto...

Non sono 3 millenni che andiamo avanti di padrone in padrone.
E' dalla rivoluzione agricola, nel neolitico.
L'agricoltura e il nostro dominio sulla natura sono le fonti dei nostri mali.
Pensate a quanto sia(retoricamente) esaltato il duro lavoro della terra dai regimi autoritari.

Janie Jones ha detto...

Ciao a tutti.
In questi giorni ho cercato su internet articoli o post che criticassero Benigni e il suo intervento a Sanremo e posso dire che questo mi è sembrato il più convincente.
Ascoltando le parole di Benigni ho voluto leggere tra le righe, in un intervento che sembrava un continuo rimando ad altro, a qualcosa che vuole andare sicuramente oltre il semplice "patriottismo".

"Svegliamoci". Secondo me il senso del discorso va cercato in questa parola. Quella di B. non è stata una lezione di storia ma una versione "addolcita" e farcita di elogi anche nei confronti delle personalità più ambigue, ma secondo me è di questo che abbiamo bisogno ora (e con "ora" intendo un periodo in cui l'unione farebbe la differenza).
Avremmo bisogno di un po' di amore nei confronti della nostra Storia. Amore che potrebbe portare ad uno spirito più critico nei confronti del presente e forse ad un po' di speranza per il futuro. Scusate per la chiusura buonista, un po' alla Morandi, ma è un pensiero in cui credo. Almeno oggi.

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