lunedì 31 ottobre 2011

Giovanni Pascoli, poeta anarchico

La scossa vitale e culturale dell'anarchia che vibrò sull'intero corpo violato dell'Europa tra Ottocento e Novecento, non lasciò gli intellettuali alieni dall'impegno politico. L'anarchia è stata la corrente culturale che massimamente ha spinto poeti, scrittori, artisti, filosofi, verso la maturazione di forme espressive inneggianti alla libertà dei popoli costretti nel giogo autoritario del potere borghese, dello Stato e della Chiesa. Anche oggi -e non lo direste mai- dall'anarchia si attinge a piene mani per cercare di spingere in avanti il pensiero sul progresso umano. Anche Giovanni Pascoli (1855-1912) è stato un anarchico. E benché i pochi testi che ne dànno notizia si affrettino a dire che lo fu solo per il breve periodo giovanile, la realtà è ben diversa. Pascoli fu anarchico durante tutta la sua vita, solo in modalità espressive diverse, ora più accese ora più sobrie, ma tutte strettamente collegate all'unico ideale di libertà e di giustizia. Ne sono testimoni le sue scelte di vita, la sua filosofia, la sua poetica.
Non è certamente un caso che i testi liceali censurino l'anarchismo del Pascoli, così come quello di numerosissimi altri scrittori e artisti. Lo Stato non ammette pensieri di vera libertà e di emancipazione del popolo. E là dove quei testi non possono fare a meno di indicare l'appartenenza ideologica anarchica degli autori trattati, gli storici prezzolati si concedono la variante più rassicurante dell'anarchia, cioè 'il socialismo', senza neppure specificarne il tipo, consapevoli del fatto che quel che si conosce oggi del socialismo è la sua forma parlamentare, statalizzata, autoritaria, mentre invece l'anarchia è sostanzialmente un socialismo popolare, libertario, rivoluzionario, eminentemente antistatale. L'intellettuale anarchico inglese John Ruskin (1819-1900) viene definito dallo storico dell'arte Giulio Carlo Argan 'socialista, il maggior critico europeo del secolo', Argan non si pone il problema di specificare, probabilmente perché non gli è stato permesso, nonostante la sua autorevolezza in campo artistico, letterario e storico.
Giovanni Pascoli, nella sua giovinezza, fu un anarchico fisicamente attivo, partecipò in prima persona ad azioni di solidarietà per il popolo e contro l'autorità, prese parte alle proteste contro la condanna a morte di Giovanni Passannante (commutata in ergastolo), e a causa di ciò venne imprigionato, aveva 24 anni. Per la sua scarcerazione Giosuè Carducci si impegnò con una testimonianza, e le porte del carcere si aprirono dopo tre mesi di detenzione. Dopo l'esuberante periodo giovanile, in cui l'anarchismo venne vissuto in maniera diretta, Giovanni Pascoli si trasportò naturalmente verso una concezione più intima e sublimata dell'anarchia, più intellettuale, ma non meno efficace. E saranno due, d'ora in avanti, gli elementi che fungeranno da binario ideologico e culturale al Pascoli: la sua 'poetica del fanciullino' e l'amore per la Natura. Ambedue gli elementi, per i valori che rappresentano, sono da sempre posti a fondamento dell'ideale anarchico.
La miservole condizione del popolo sfruttato era già da molti anni denunciata da quella schiera di intellettuali anarchici che additavano il positivismo e il falso mito di progresso (tecnologico, non umano) come due fattori alienanti per la società. Da ogni parte si levavano voci che inneggiavano a un ritorno alla Natura, alla purezza, a una condizione umana e libera ritrovata, quindi alla distruzione delle sovrastrutture e delle regole borghesi, di tutto un sistema volto soltanto a rendere il popolo un automa nelle mani dei governanti. Erano grida di liberazione, prima che di libertà. In arte si cercò di tornare al cosiddetto 'grado zero'. Molti artisti guardarono al passato (Preraffaelliti, Primitivisti), Paul Gauguin partì verso terre ancora incontaminate ove trovare umanità, purezza, natura selvaggia e libertà (Tahiti), altri ancora sostennero l'arte naif di un semplice doganiere (Henri Rousseau), fino agli espressionisti che trassero ispirazione anche dal libero disegno dei bambini, svincolato da ogni regola accademica (regole che gli avanguardisti distruggeranno). Anche Pascoli aveva indicato nel fanciullino la via per la 'salvazione' umana, quella che conduceva alla libertà e alle uniche regole ammesse in anarchia, le proprie, che sono quelle dettate dalla Natura e che ogni bambino possiede incontaminate. Il bambino ha la forza anarchica di una morale superiore, proprio perché non ancora contaminata da altre morali artificiali (Stato e Chiesa). Ogni cosa, nella Natura, vive secondo un'armonia, secondo equilibri che sono quell'unico ordine in cui ogni essere vivente è calato e grazie al quale può vivere in libertà.
Il fanciullino è anarchico come la natura dell'Uomo, il fanciullino ne è l'essenza, egli esplora il mondo con gioia vitale, e con la medesima gioia impara dal contesto, impara a relazionarsi con i suoi simili e con gli altri esseri viventi. In un contesto di uomini liberi, senza catene e padroni, non sottomessi alle gerarchie e alle leggi coercitive, gli individui che vi nasceranno saranno altrettanto liberi, pacifici e cooperativi, come sempre è stato prima che i popoli fossero rimasti sottomessi e confinati. Perciò Pascoli, come gli altri intellettuali, spronava in questa direzione, esortava a ripescare nel profondo di ognuno quel fanciullino. La poetica del fanciullino è un grido di liberazione, è un'indicazione, un'inclinazione, è un auspicio per un futuro migliore, anarchico, umano, naturale, puro, cooperativo, pacifico. Questo è l'ideale anarchico e non c'è propaganda denigratoria di Stato che tenga. Anche la decisione del Pascoli di lasciare la città per andare a vivere nella Natura segue il medesimo principio. La dimensione naturale, associata al pensiero primitivista, rappresenta il luogo fisico in cui gli uomini vivono in comunità e in cooperazione. Il rispetto della Natura, la tutela dell'ambiente e dell'ecosistema, sono temi massimamente anarchici. Un essere umano trova negli equilibri naturali incontaminati non soltanto le sue leggi e la sua libertà (e quella degli altri), ma anche la sua vera dimensione, il suo scopo, e la sua più alta dignità.

Inno all'anarchia di Giovanni Pascoli (1878)

'Soffriamo! Nei giorni che il popolo langue
e' insulto il sorriso, la gioia e' vilta'!
sol rida chi ha posto le mani nel sangue,
e il fato che accenna non teme o non sa:
Prometeo sull'alto del Caucaso aspetta,
aspetta un bel giorno che presto verra'
un giorno del quale sii l'alba, o vendetta!
Un giorno il cui sole sii tu, liberta'!
Soffriam! Che' il delitto non regna in eterno!
Soffriam! Che' l'errore durare non puo'!
Gia' Satana giudica nel pallido inferno
il Dio dei tiranni che al buio il danno'!
Soffriam: le catene si spezzano alfine
allor che pugnali, ne' piaccia foggiar;
fra un mucchio fumante di sparse ruine
gia' Spartaco e' sorto tremendo a pugnar.
Soffriamo, o fratelli! La mano sul cuore
lo sguardo nuotante, nell'alba che appar!
Udite?! Le squille che suonano l'ore
a stormo tremendo desiano suonar!
Gia' mugghia il tremuoto laggiu' nella reggia!
S'accampa nei templi superbo il pensier!
Un rosso vessillo nell'aria fiammeggia,
e in mezzo una scritta vi luccica in ner:
le dolci fanciulle che avete stuprato,
i bimbi che in darno vi chiesero il pan,
nel giorno dell'ira, nel giorno del fato,
i giudici vostri, borghesi, saran''.

Nella foto: Giovanni Pascoli con il tipico fiocco anarchico 'alla lavallière'.



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2 commenti:

Anonimo ha detto...

Io ho studiato dall'Argan e mi ricordo che definiva alcuni artisti anarchici, senza farsi nessun problema

coscienza critica ha detto...

Conosco l'Argan come le mie tasche. Se indichi con precisione dove Argan abbia usato la parola 'anarchico' ne prendiamo atto, altrimenti il tuo commento rimane lettera morta.

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