giovedì 6 ottobre 2011

Quando gli sbirri picchiano i figli dei loro stessi colleghi

Simonetta Cordella è sposata con un poliziotto. La coppia ha due figli. Una triste sera, i due ragazzi, Nicolò e Tommaso (Nik e Tommy per gli amici), vengono fermati da una pattuglia di polizia, ignara che fossero i figli di un loro collega. I due vengono perquisiti e picchiati brutalmente. Non se ne conosce il motivo. Poi vengono portati in questura, dove le violenze sono proseguite, botte a tutto spiano, soprattutto su uno dei due figli. Urla, gemiti, tonfi, insomma tutto il repertorio di quel 'tutore dell'ordine' quando è alle prese con chi è debole, con chi non ha difesa, con chi non è 'qualcuno'. Già, ma questa volta gli sbirri non sapevano che stavano picchiando i due figli di un loro collega, altrimenti sicuramente non si sarebbero permessi.

E poi com'è finita?
Mentre un figlio era nella 'sala delle botte' e subiva violenze inaudite, l'altro figlio era riuscito a telefonare a casa: 'venite subito, stanno ammazzando mio fratello'! Il padre poliziotto, insieme alla moglie, corrono in questura. 'Mi apra, sono un collega', dice il padre al piantone. Capite bene, ha detto UN collega, non IL collega, la cosa cambia enormemente. E infatti i due genitori sono riusciti a entrare quando ancora si sentivano i colpi brutali. Hanno visto tutto. Il povero figlio tumefatto, senza neanche più la forza di gridare dal dolore, rantolava.
I poliziotti dissero che i ragazzi erano drogati e che li avevano aggrediti, non è vero, il padre portò i due figli a fare le analisi tossicologiche, ma l'esito è stato negativo: niente droga, niente alcool. Il figlio più grave ha anche riportato due costole rotte, oltre al labbro tumefatto ed ecchimosi ovunque (foto), regalini elargiti gratuitamente anche all'altro fratello.
Da questo episodio è passato un anno, ma solo adesso la mamma ha voluto parlare. Lo ha fatto a Padova, nel corso di un incontro per protestare contro la legge bavaglio. C'era anche il marito con lei a Padova, seduto, testa china. Le indagini sono ferme, non vogliono proseguire nonostante ci sia un altro testimone che, però, non è mai stato ascoltato. E dato che il padre aveva osato partecipare a una manifestazione in solidarietà ai suoi stessi figli, è stato sospeso dal servizio (ha rischiato il licenziamento, gli è andata bene, nel dolore che condividiamo).
Noi adesso dobbiamo per forza riflettere. Da gente di strada, quali siamo noi che scriviamo adesso, ci chiediamo: che tipo di pensiero avrà adesso, il padre poliziotto, in merito ai metodi usati dalla polizia? Cosa pensa, da quel fatto in poi, tutte le volte che sente o vede episodi di violenza compiuti dai suoi colleghi (e sono tanti purtroppo)? Sarà in grado di valutare obiettivamente il suo lavoro in relazione alle varie e tante proteste dei cittadini cosiddetti 'comuni'? Avrà dato un senso-altro al suo lavoro? Come si comporterà, in futuro, di fronte ad eventuali 'ordini superiori' volti ad usare violenza sulla povera gente? Riesce adesso a mettersi nei panni di tutte le persone che sono state e saranno colpite dalla stessa disgrazia? Insomma, dopo questa brutta storia, sarà cambiato il suo modo di pensare la polizia? E se sì, come? E se no, perché? Nal caso volesse risponderci, utilizzi pure il nostro 'Email the author' (messaggio privato) posto sotto ogni articolo, oppure ci lasci un commento.
Adesso, dopo aver forse -speriamo- mosso un minimo dubbio a tutti gli altri sbirri quando useranno violenza contro dei ragazzi, anche nelle manifestazioni, vogliamo esprimere la nostra sincera vicinanza a questa famiglia che all'una e mezza di notte (ora del fattaccio) si scopre radunata in cucina perché non riesce a dormire. Tutti e quattro. Che venga fuori la verità su questa brutta storia! Presto!
In tutta sincerità, ci auguriamo che i genitori non abbiano a subire la beffa dopo il danno, e cioè quella di vedere i poliziotti colpevoli, promossi a incarichi più prestigiosi, come già avvenuto.

Lo sfogo della mamma a Padova
Il gruppo su facebook 'Per non dimenticare'.

(In maniera del tutto modesta e sommessa, suggeriamo a questi genitori di aprire un blog, come ha fatto la mamma di Federico Aldrovandi).

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3 commenti:

egill-larosabianca. ha detto...

Soltanto una domanda perchè continui
a mostrare l'aberrante video a chi o
a cosa serve -E più che violenza e
mi ha impedito di seguirti come avrei
voluto-Sai cosa penso della violenza
dei policeman e degli abusi sui deboli-anche io ho sensbilità ma io
posso vedere se utile, se non lo é
Qui prodest-Nessuna polemica vorrei
sapere perchè campeggia sul tuo blog a monito di cosa?
Per il poliziotto credo non cambierà
proprio niente,mi auguro di sbagliare-
Egill

coscienza critica ha detto...

Non è un video, ma è la foto del figlio. E questa si chiama cronaca, ricerca delle informazioni.
Se poi ti riferisci al video di YouTube, sappi che l'ordine di apparizione non lo decidiamo noi e comunque basta non premere play.

Anonimo ha detto...

chi la fa l'aspetti

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