venerdì 18 novembre 2011

L'essere umano sacrificato al dio sistema

Il benessere di una comunità non si misura in base al PIL o alle interazioni finanziarie tra banche, speculatori, governi e società di rating, ma utilizzando parametri che mirano ai veri bisogni della persona in quanto tale, cioè di un essere umano con la necessità di affermare se stesso e la propria dignità in ogni istante, con il suo bisogno naturale di essere libero, creativo, riflessivo, dinamico, critico, in armonia con il suo contesto naturale e con gli altri. Tutte cose che l'economia e la finanza non possono garantire, non le hanno mai garantite: E' Storia.
E saremo anche tutti d'accordo che una persona non si misura attraverso la scala dei valori di borsa, fattostà che non facciamo nulla per cambiare sistema, proprio perché molti dicono 'che tanto è questo il sistema'. Già, ma è un sistema costruito apposta per farci dire 'non si può far nulla'. Ecco dove sta l'inganno perenne, la prigionìa più subdola, cioè nel credere che non vi siano alternative, né possibilità di crearle, anche se queste già esistono (ma non ve le fanno conoscere, mica sono scemi).
Siamo in balìa di mille prigioni spacciate per libertà. A ragione, molti sostengono che persino il telefonino sia una prigione. Facciamo chiarezza: non è l'oggetto in sé ad essere una prigione, ma è tutto quello che c'è dietro e intorno a quell'oggetto ad essere terribilmente mostruoso per una persona. Il controllo costante esercitato dal sistema-Stato sui cittadini passa ovviamente anche attraverso il telefonino. In questo momento, ad esempio, sanno che io sono qui e non altrove. E questo controllo non è per niente dissimile a quello esercitato dal secondino sul detenuto. Allo Stato-secondino non importa sapere se tra un minuto andrò in cucina o nel negozio qui sotto, allo Stato-secondino importa piuttosto sapere che adesso io opero in questo preciso contesto urbano e che domani, alla stessa ora, forse sarò in un'altra città o in un altro Stato. E' questo il senso della prigionìa legato al telefonino (qui preso a cavia), al di là del fatto che una persona possa anche imprigionarsi smembrandosi il cervello utilizzandolo in maniera compulsiva.
Quello del telefonino è solo un esempio. Ma prendiamo l'automobile, è innegabile che esista una comodità nel possederla, il vero guaio sta nel fatto che è l'automobile a possedere noi, senza contare le varie prigioni che esistono intorno e dietro l'oggetto-automobile e attraverso le quali alcune élites straguadagnano a discapito dell'equità sociale: bollo, assicurazione, carburante, manutenzione ordinaria e straordinaria, tagliando, introduzione capricciosa di nuove regole, divieti, obblighi, registrazioni, multe, incidenti, stress da parcheggio e da traffico... L'automobile ci comanda e ci imprigiona, oltreché inquinarci. Già, ma la comodità... vuoi mettere? Il punto è che un'automobile, per sua natura, sa circolare anche senza bollo o senza assicurazione, sa far girare il motore anche con un carburante a prezzo equo. L'automobile in sé se ne fotte del tagliando obbligatorio. Ma più le prigioni gravano sulle persone, più queste ultime sono pronte anche a difendersele, convinte che il sistema-Stato agisca per il loro bene. Le persone non pensano che quel 'bene' voglia dire in realtà ingrassare le pance di chi fa del ladrocinio e della 'mors tua' una ragione di 'vita mea'. E in questo modo la sperequazione sociale aumenta. Oggi si parla di spread, certo, ma sempre in riferimento all'economia, non già all'abnorme differenza tra i ricchi e i poveri del mondo.
Continuiamo allora così? Ce ne infischiamo del nostro vero bisogno di libertà? Davvero vogliamo sacrificare noi stessi sulla croce della 'comodità' del telefonino non pensando alla libertà e alla giustizia sociale che ci sono state rubate? Va bene, allora per favore non lamentiamoci, siamo coerenti con noi stessi, non protestiamo mai più, che tanto 'loro' sono lì perché ci vogliono tanto bene e ci proteggono, e ci offrono macchine e telefonini per misurare il 'nostro' benessere. Ah, quanto stiamo bene!
Però attenzione, nell'èra vittoriana di un'Inghilterra che si vantava di essere la Nazione più opulenta e industrializzata d'Europa (ed è solo un esempio tra i tanti) la povertà dilagava, così come i crimini (tutti connessi alla povertà coatta), i diritti fondamentali erano negati, lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo era la norma, i bambini morivno in miniera, le donne erano costrette a prostituirsi, le malattie sociali falcidiavano le persone, nelle fabbriche il padrone bastonava e licenziava senza giusta causa... Un controsenso? No! E' la logica di questo sistema! E queste persone, tutte quelle persone costrette in miseria e in prigionìa, statene certi, non si crogiolavano nel dire 'ma quant'è bella Londra, quanto è ricca la nostra Nazione'. Noi invece sì, ma fino a quando?

PS. non ho mai avuto un'automobile, né mai vorrò averla. Per coerenza e per protesta. E sto benissimo.

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3 commenti:

Anonimo ha detto...

Bellissimo articolo.
Sono ormai diversi anni che mi sono accorto di questo meccanismo perverso e ho lasciato cadere moltissimi bisogni indotti.
Ho la moto e la bicicletta ma non la macchina e nemmeno il cellulare che per la maggioranza ormai è peggio di una malattia.
Quando mi chiedono il numero e rispondo che non ho più il cellulare da ormai 15 anni mi guardano stupiti e increduli.
Alcuni pensano addirittura che li stia prendendo in giro.
Quelli più svegli capiscono al volo e mi invidiano un po'.

Anonimo ha detto...

Beh..concordo in pieno su tutto...pero' per la macchina..che io detesto...devo fare un piccolo appunto..dipende dal lavoro che svolgi...non so tu..ma a me e' necessaria...come si fa a farne a meno quand'anche per gli spostamenti....una curiosita' davvero..come fai?



lucio

coscienza critica ha detto...

E' una questione di mentalità e di principio. Quando uno crede nelle proprie decisioni non ci sono grossi problemi che possano fermarlo. Io poi ho vissuto in zone in cui erano poche le persone che potevano permettersi una macchina, ma si viveva lo stesso. Ci sono i bus, le bici, i carretti, i piedi (che non sappiamo più usare), ma soprattutto la negazione della falsa convinzione della 'comodità' che spesso vuol dire falsa necessità di star dietro ai tempi frenetici che il sistema impone. La vita è slow, io seguo la vita. Ma ciò che critico non è l'auto in sé, me la comprerei se non inquinasse, se la benzina avesse un prezzo umano, se non ci fosse un bollo, l'assicurazione e tutto il resto. Allora ho fatto un patto con tutte le fabbriche di auto: 'vuoi che io compri la tua auto? Bene, allora pagami 4 anni di assicurazione e dammi 1 pieno ogni 3 dei miei. Non stai a questi patti? Fanculo la tua auto'. Perché è così che si fa, perché siamo noi che abbiamo il potere. Facciamoglielo assaggiare!

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