lunedì 11 giugno 2012

Il senso dello schiavo per la prigionia (sua e altrui)

I cittadini che anelano a un altro governo sono la copia conforme di quegli schiavi che, venduti al mercato, speravano che il nuovo padrone fosse più buono del precedente. Ma c'è un aggravante per i cittadini deleganti: non sanno di essere schiavi, per giunta autovenduti con una X sulla scheda elettorale, o se lo sanno fanno finta di niente. Credono davvero di essere liberi, perché non sanno più cosa voglia dire libertà, o ne hanno una fottuta paura.
Ad elezioni avvenute, i cittadini che speravano in un governo più buono, dopo aver constatato che quello nuovo è peggio del precedente, rimpiangono il vecchio governo, o uno dei vecchi. Questi cittadini sono la copia conforme di quegli schiavi che, dopo essere stati venduti a un padrone più cattivo, rimpiangevano la vecchia frusta di cui comunque si lamentavano. Altra aggravante per i cittadini deleganti: non solo non sanno di essere schiavi autovenduti (trascinatori autoritari di chi si oppone al sistema), ma non imparano mai nulla dalla Storia, vivono nella perenne illusione di incontrare chi gli metterà le catene con più dolcezza. Dove sei, dignità?
Mi fanno pena e rabbia quelli che, poi, trovano una dimensione quasi poetica nell'adorazione di un'icona istituzionale del passato, evocandola come s'invoca un super eroe a fumetti, dimentichi del fatto che al tempo in cui quell'icona rivestiva un ruolo di potere le persone non erano affatto libere, lo sfruttamento non era stato debellato, così come i crimini conseguenti, i problemi sociali erano sempre la linfa vitale della macchina statale, non v'era né pace, né giustizia sociale. Briciole ieri e briciole oggi, catene ieri e catene oggi, violenza ieri e violenza oggi, caos ieri e caos oggi.
La libertà è un'altra cosa, conoscerla o reimpararla non è da tutti.

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