giovedì 19 luglio 2012

Obbligo di voto, un vecchio disegno di legge. Indovinate perché?

Se è vero -come è vero- che 'la scuola è l'agenzia pubblicitaria che ti fa credere di avere bisogno della società così com'è' (Ivan Illich), allora è ovvio che questa agenzia non può fare a meno di insegnare che il voto è un dovere civile, che è un diritto, e che questo diritto è stato conquistato a forza di lotte e di sangue. I bambini crescono a pane e retorica di Stato, senza neanche un minimo di approfondimento, di senso critico smosso dai docenti (i primi a credere nella retorica statalista). Si ammanta così di nefasta menzogna quello che in realtà il potere capitalista aveva già da tempo non solo previsto (il suffragio universale), ma persino programmato come obbligo per i cittadini. Avete capito bene, obbligo. Allora le lotte, il sangue, le proteste, persino i morti, mentre lo Stato, che stava alla finestra e ridacchiava dei tumulti, aveva già in mente di fare ciò per cui le persone -stoltamente- stavano lottando. Lo Stato ha lasciato fare, certamente, in modo da far ripetere a tutti ancora oggi la vuota formuletta scolastica e nozionistica secondo cui 'il voto è un diritto conquistato col sacrificio, e visto che ce lo siamo conquistati guai a chi ce lo tocca'. Stolti! Ci viene da ridere se non fosse una tragedia. E qui ci viene in mente il pensiero di Mark Twain che dice: 'se votare facesse qualche differenza non ce lo lascerebbero fare'. Come dargli torto alla luce della Storia e della cronaca?
Nella fattispecie ci riferiamo a un preciso fatto storico, naturalmente rimosso a dovere -ma non cassato- avvenuto nel lontano 1904 e riportato nelle pagine di 'Cronaca sovversiva' del 3 settembre dello stesso anno, quando viene trascritto il contenuto di un messaggio telegrafico al giornale romano 'L'Araldo' il 16 agosto 1904:
"Si assicura che tra alcuni ministri sia stata ventilata l'idea di proporre alla Camera (alla sua riapertura) un disegno sul voto obbligatorio. Però si aggiunge che l'on. Giolitti per diverse ragioni non ritiene opportuno che il governo faccia simile proposta. Si sarebbe perciò deciso di far presentare il progetto d'iniziativa parlamentare; si vuole anzi che esso porterebbe la firma di molti deputati di parecchie regioni, ma prevalentemente napoletani.
Il Governo se ne rimetterebbe per ora alla Camera".
Perché un obbligo di voto? Come si spiega, dal momento che proprio lo Stato non aveva fatto altro che punire quelli che lo richiedevano a gran voce? Naturalmente perché lo Stato sapeva che le folle avrebbero potuto intuire l'inganno e non votare più (cosa assai grama per il sistema capitalista), ma lo Stato aveva sopravvalutato la coscienza del popolo, e infatti l'obbligo non ci fu, non fu più necessario, Giolitti aveva visto bene, il grado di sudditanza era già tale che l'obbligo di voto risultava inutile e, diremmo, a quel punto, anche pericoloso per lo Stato.
Tutto questo lo scriviamo in ragione di un'augurata presa di coscienza delle persone in merito al sistema cosiddetto democratico, che altro non è che una dittatura in mano a un'oligarchia di privilegiati, per giunta delegata, concessa a fondo perduto, e financo supplicata e osannata. E anche la data del 1904 dovrebbe far riflettere sul fatto che, col passare degli anni, le generazioni di sudditi ben si scordano del passato ugualmente triste e sofferto dei padri, dei nonni, dei bisnonni... e che non serve proprio a nulla votare facce nuove, Storia insegna. Anche Berlusconi e Andreotti erano facce nuove al loro esordio. Lo Stato non ammette cambiamenti, altrimenti non si chiamerebbe neppure Status. Nessuna sorpresa, dunque, se al soglio monarchico stava frullando l'idea dello sgambetto al popolo già nel 1904. E lo fece nel dopoguerra. E infatti sembra quasi che un duce di nome Mussolini sia stato messo apposta per far sospirare, alla sua caduta, una democrazia che tale non è, e non lo sarà mai, fintanto che esisterà un regime statale. Non votate, per adesso è ancora un diritto, e anche un dovere umano e morale.

PS. per una buona mistificazione e intortatura, nel telegramma si suggerisce che non debba essere il governo a ordinare il disegno di legge, ma i deputati di varie regioni.

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