giovedì 23 agosto 2012

La società è costruita su esigenze militari

Non fatevi ingannare, non può mai esistere uno Stato di diritto, sempre che la parola 'diritto' non si rifaccia al diritto romano, guerresco e coercitivo, anziché ai bisogni delle persone, come nei fatti è. Lo Stato è invece un organismo militare che agisce militarmente (sia per nascere sia per mantenersi) e che soltanto nel militarismo può riconoscersi, non ha altri linguaggi all'infuori di quelli utilizzati dai codici guerreschi e gerarchici. Ciò che noi chiamiamo impropriamente 'civiltà' (perché così ci hanno insegnato a chiamare l'età statale, ma è sbagliato poiché è solo prima degli Stati che eravamo davvero popoli raffinati e colti, nonché pacifici e umani), non è altro che l'applicazione di strategie gerarchico-militari in ogni settore sociale, la messa in opera di esigenze guerresche camuffate da elargizioni di pseudo servizi sociali, normalizzanti. Non so quanti di voi possano avere il coraggio di associare la guerra e le armi alla parola 'civiltà', di certo noi no.

Cosa dice a tal proposito Ivan Illich? (frammento)
'Non c'è dubbio che l'odierno tipo di organizzazione industriale può essere fatto risalire ad antecedenti militari dell'epoca napoleonica. Non c'è dubbio che l'istruzione obbligatoria per i figli dei contadini avviata negli anni '50 del secolo scorso, l'assistenza sanitaria per il proletariato industriale che inizia negli anni '50 dello stesso secolo, lo sviluppo delle reti di comunicazione che si ha dal 1860 in poi, non diversamente dalla maggior parte delle forme di standardizzazione industriale, sono tutte strategie originariamente introdotte nelle società moderne per esigenze militari'. (1)
La questione è stata analizzata e spiegata anche da Colin Ward (frammento):
'Potrebbe sembrare paradossale che lo Stato, i cui simboli sono il poliziotto, il secondino e il soldato, possa essere diventato l'organizzatore dell'assistenza sociale. in realtà la connessione tra assistenza pubblica e necessità belliche è molto stretta. Ancora nella seconda metà del diciannovesimo secolo lo Stato si avvaleva, nelle sue guerre, di soldati di professione e di mercenari, ma allargandosi il campo d'azione e le dimensioni delle guerre, gli Stati si videro costretti a dedicare sempre maggior attenzione alle doti fisiche delle reclute, fossero volontari o coscritti. La scoperta che gran parte della potenziale carne da cannone era fisicamente inadatta a quel ruolo (scoperta rinnovata in occasione di ogni guerra negli ultimi cento anni) spinse lo Stato a prendere misure che contribuissero a migliorare la salute fisica della nazione. Richard Titmuss, nel suo saggio War and Social Policy (Guerra e politica sociale), sottolinea che ''fu in occasione della guerra sudafricana, una guerra non certo tale da cambiare i destini dell'umanità, come altre che la storia ricorda, che s'avviò quel movimento a favore della tutela della salute individuale che conseguì alla fine i suoi obiettivi, nel 1948, con l'istituzione del servizio sanitario nazionale''. (2)
E visto che Colin Ward cita Richard Titmuss, concludiamo proprio con quest'ultimo (frammento):
'Obiettivi e contenuti della politica sociale, sia in pace sia in guerra, risultano così determinati -almeno in considerevole misura- dalla necessità di garantire la collaborazione di massa indispensabile a un efficace esercizio della guerra'. (3)
Testi di riferimento:
(1) Ivan Illich, 'Disoccupazione creativa'.
(2) Colin Ward, 'Anarchia come organizzazione'.
(3) Richard Titmuss, 'War and Social Policy'
La civiltà prima dello Stato

Ivan Illich: filosofo, teologo, storico, pedagogista.
Colin Ward: docente, giornalista, architetto, scrittore.
Richard Titmuss: docente e ricercatore di scienze sociali e amministrative alla London School of Economics

PS.
Indovinate perché lo Stato non divulga questi grandi pensatori e studiosi, come invece fa con gli inutili autori che si devono studiare obbligatoriamente a scuola, o con i sedicenti economisti e sociologi che appaiono in tv? Qui ne riportiamo solo tre, su un universo di conoscenza tenuto abilmente nascosto.

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