giovedì 28 febbraio 2013

Anarchia in Egitto. Port Said autogestita dal popolo!

 Cosa sta succedendo a Port Said? Qualcuno la chiama già 'la Comune di Parigi egiziana'. Vediamo e -semmai- impariamo.
A Port Said, molto di ciò che era in mano allo Stato adesso viene autogestito dal popolo. Il popolo egiziano di quella città ha detto basta, ma veramente basta! Tutte le istituzioni sono state respinte dalle persone e hanno fatto fagotto, anche la polizia, che è stata sostituita da una sorta di check-point popolare composta da cittadini. L'esercito non ha più potere di intervento. I vigili urbani non esistono più, al loro posto ci sono giovani studenti e lavoratori che dirigono il traffico. La sicurezza in città è aumentata come non si era mai visto prima. Il presidente Morsi, a Port Said, è ormai totalmente impotente, inizialmente aveva creduto che una città non si sarebbe potuta autogestire (quante persone pensano, anche da noi, una cosa tanto idiota?), e invece eccola qui Port Said in autogestione, più sicura, più serena, amabilmente anarchica. Può ricordare anche Barcellona del 1936-37.
Tutto ciò che è autorità e gerarchia è stato messo al bando, le persone non pagano più le tasse governative e le bollette, vengono rifiutate tutte le richieste di colloquio col governo. E' un nuovo modo di vivere che adesso arriva anche in Egitto e che le persone stanno sperimentando con gioia e soddisfazione. Le fabbriche sono chiuse perché si è deciso di produrre solo quello che serve, rimangono aperti gli alimentari, gli ospedali e le farmacie. Ricordiamo che si è ancora in stato di rivoluzione, cioè di emergenza. Nelle fabbriche aperte sono adesso i lavoratori che decidono tutto, decidono anche se devono o non devono produrre, a seconda delle loro esigenze ('le loro' non vuol dire 'degli operai', ma di tutta la città).
Le scuole sono aperte, ma i genitori non vogliono più mandare i figli in quelle strutture statali, perciò i docenti e il comitato popolare stanno decidendo di istituire scuole popolari in piazza (rinominata per l'occasione 'la piazza Tahrir di Port Said'), dove verranno insegnati ai giovani -oltre alle materie tradizionali- i valori e i princìpi della rivoluzione egiziana di questi ultimi anni. Coscienza, creare coscienza anarchica.
E' una svolta epocale, l'anarchia non è utopia, oggi lo dimostrano anche gli egiziani. Le persone di Port Said chiedono giustizia per tutte le vittime della rivoluzione, e non la chiedono certo allo Stato (che è il mandante del genocidio e gli egiziani lo hanno capito) la chiedono a loro stessi. Le persone mirano semmai alla caduta totale del regime. Altre città stanno sperimentando grandi scioperi, a Mahalla, Mansoura, Suez gli operai di molte fabbriche hanno incrociato le braccia per intere settimane. Si annuncia uno sciopero generale in tutta la nazione.
Il governo egiziano avrebbe anche la possibilità di utilizzare mezzi per contrastare l'auto-organizzazione di Port Said, ad esempio potrebbe tagliare le fonti di energia, ma in verità non può farlo -almeno per ora- perché teme l'inasprirsi della rivoluzione. Anche se il governo riuscisse a rubare nuovamente la libertà del popolo, da questa esperienza gli egiziani traggono quantomeno la consapevolezza che un altro modello di gestione sociale è possibile, un modello umano e libero, quello che i popoli ottusi e imbevuti di retorica statale non vogliono vedere come possibilità assolutamente realizzabile.

Solidarietà al popolo di Port Said!

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1 commento:

Alessandra veg Campo ha detto...

Splendida notizia! Di quelle che non si sentono mai attraverso gli organi governativi ...naturalmente!

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