martedì 2 giugno 2009

La vera storia dello stile Liberty e l'inganno del potere politico

Un esempio di come la politica possa cambiare le istanze democratiche e trasformarle in strumenti di oppressione ce lo forniscono anche alcuni capitoli di Storia dell'Arte. Quella che vi racconto, è la storia del cosiddetto stile Liberty che in Francia si chiamerà Art Nouveau, in Italia Arte Nuova e nella mitteleuropa Jugendstijl. E' una storia che non si trova nei dozzinali libri scolastici, salvo nel celeberrimo Argan, critico e storico benemerito, di cui si celebra, in questi giorni, il centenario della sua nascita.
Anzitutto bisogna partire dalla considerazione che a metà Ottocento molti intellettuali e artisti (soprattutto francesi e inglesi) stavano già cercando di indirizzare la società verso un nuovo rapporto individuo-contesto; un rapporto basato sulla liberazione della persona dall'oppressione dell'industria che l'aveva resa schiava e alienata (Bakunin - Marx). Occorreva, perciò, ritrovare una condizione di vita più pura, incontaminata e libera. Non a caso, in arte, nasce il culto per il primitivismo e per la statuaria africana (di cui si cibò avidamente Picasso per progettare, poi, il suo Cubismo) Un semplice doganiere (Henri Rousseau detto il doganiere) che dipingeva senza alcuna regola accademica (naif) venne addirittura portato in trionfo dagli artisti più famosi e celebrato come un vero profeta del linguaggio pittorico. Insomma, l'Uomo doveva ribellarsi alla macchina, all'industria e alle regole borghesi, antilibertarie che stavano imprigionando il mondo e conducendolo allo sfascio sociale.
E' a questo punto che interviene nel dibattito intellettuale -anzi lo spinge molto avanti- l'anarchico inglese John Ruskin, il più grande intellettuale di fine Ottocento (tra '800 e '900 quasi tutto il mondo della cultura era anarchico). Ruskin elaborò una teoria socialista (nell'accezione più nobile e originaria del termine, ormai perduta), secondo cui -brevemente- l'individuo doveva necessariamente prendere coscienza della propria potenzialità creativa e, attraverso questa, combattere la sua condizione di individuo alienato e reagire allo sfruttamento della sua coscienza, oltre che del suo corpo.
A mettere in pratica le teorie di Ruskin fu William Morris, anch'egli intellettuale, vicino agli artisti, soprattutto ai Preraffaelliti (altro gruppo che guardava al passato per liberarsi dai canoni alienanti di un'arte ormai fatta di regole positiviste che inneggiavano al falso mito di progresso).
Morris considerò il lavoro nelle fabbriche come un'attività creativa, sganciata da ogni automatismo e soprattutto libera, umana. L'operaio doveva diventare, a suo modo, un artista; doveva creare e non eseguire ordini pedissequamente. Fu allora che Morris creò una società (Morris, Marshall, Faulkner & C.), attraverso la quale istituì una fabbrica di tappezzerie (ma non solo) e in cui gli operai-artisti potevano inventare, creare i soggetti da riprodurre. Nasce qui lo stile Liberty. Erano tappezzerie che contemplavano gli elementi della natura, ma interpretati liberamente e in autonomia: intrecci di vegetali, foglie e fiori anche inesistenti, insetti volanti fantastici...
Ma troppa autonomia e creatività fanno male al potere. Il regime vittoriano, astutamente, trasformò lo stile Liberty in uno strumento a suo vantaggio. Vediamo in che modo.
Le industrie presenti nelle grandi città inglesi avevano continuamente bisogno di mano d'opera da sfruttare. Occorreva addirittura convincere i contadini a lasciare le proprie terre per diventare operai. Ma i contadini, legati alla loro terra, difficilmente accettavano di andare a vivere nel caos, ammassati in loculi di palazzi sovraffollati e con la criminalità dilagante. Che fare?
La regina Vittoria fece costruire ex novo delle abitazioni con questo nuovo stile Liberty che dava alla case un'immagine di indubbia eleganza e che attirarono in città molti contadini. Fu uno specchietto per le allodole. Col passare degli anni, il Liberty divenne una moda e uno stile di Stato in mano agli architetti di regime che proposero anche complementi di arredo. E più l'oggettistica liberty s'imponeva e più la grande città industrializzata poteva accogliere nuovi lavoratori da sfruttare e alienare.

target="_blank"

target="_blank"

12 commenti:

Te-Pito-O-Te-Henua ha detto...

Testo fantastico ...
Una volta mi ha mostrato la grandezza del Argan - adesso sono sempre alla ricerca di libri nelle librerie e in rete perchè mi piace la rivoluzione fatta in concetti di arte, estetica e forma.


*La storia dimostra che l'arte è spesso utilizzata come facciata ideologica ...

Riverinflood ha detto...

Qualcosa di molto lontano, ma al contempo simile, ha scopiazzato la Fiat durante il periodo della "fabbrica integrata" nouvelle vague del modo di concepire la creatività in fabbrica mettendo l'uomo a tu per tu con la macchina ed escludendo radicalmente la relazione precedente uomo-macchina-uomo: strutturazioni, colori ai pavimenti, ai pilastri, percorsi soggettivi personalizzati che hanno portato ad aumentare la produttività umana a fronte di una disumanità di fabbrica "rinnovata". Un capolavoro di sfruttamento estetico ai fini di grabde profitto. Buona domenica.

coscienza critica ha detto...

@ Sill
Argan è forse il più grande intellettuale italiano del '900, ma pochi lo conoscono, salvo chi ha studiato DAVVERO arte. La Rivoluzione fatta dagli artisti è molto forte; già prima di molti altri, intuiscono le rotte da seguire, i passi da compiere. L'arte non è solo estetica, ma anche etica e coscienza del proprio io-nel-mondo.

@ River
Il tuo esempio è calzante. Quello che è successo alla fiat -come in altre fabbriche- ricalca esattamente i modelli comportamentali di una politicha che, sostanzialmente, ha paura e sfrutta l'individuo. Se non lo conosci, ti consiglio di vedere un film di Godard dal titolo 'British Sounds'. Non è un film con tutti i crismi del 'film'. Ma è agghiacciante. Se sai l'inglese è ancora meglio. Vedrai, tra l'altro, un lunghissimo piano sequenza di una fabbrica di automobili... la catena di montaggio... gli stridii delle lamiere che sembrano grida accorate di esseri umani (alienati)
Buona fine-domenica anche a te.

Manuel ha detto...

Ciao,
non è che dici una grande novità... da sempre le avanguardie artistiche e creative sono state, prima o poi, asservite al potere dominante per i suoi interessi.
La novità del Liberty era la produzione industriale, ma ci vuole una buona dose di ottimismo (e forse di stupefacenti) per credere che una fabbrica NON avrebbe generato sfruttamento e iperproduzione solo perché l'operaio era lasciato libero di creare.
Comunque non era solamente perché c'erano belle casucce che gli inglesi emigrarono dalla campagna alla città. Diciamo che fu lo stesso motivo per cui noi non riusciamo a liberarci di chi ci sfrutta: il desiderio (indotto) di avere qualcosa di più. Se noi non comprassimo più TV, condizionatori, auto, cellulari e altre cazzate forse chi ci comanda comincerebbe ad avere qualche difficoltà ad accumulare i soldini che usa per sottometterci.
Poi, se non ha soldi, come paga un artista affinché propagandi la sua "merce"?
Il tuo blog è bello, ma manca di mordente, è troppo buonista. Non colpisce dove più nuoce.

Te-Pito-O-Te-Henua ha detto...

Davvero, "l'arte non è solo estetica, ma anche etica e coscienza del proprio io-nel-mondo".
L'arte è il linguaggio che parla più parole, senza avere bisogno di nessuna.

coscienza critica ha detto...

@ Manuel
Attento, commetti qualche errore qua e là. Il Liberty non è un'avanguardia. E non è vero che tutte le avanguardie erano asservite al potere, anzi, lo combattevano ferocemente (altrimenti, che avanguardie sarebbero?). L'unica avanguardia pro-fascismo fu il futurismo, composta da esaltati.
Riguardo alla fabbrica di Morris, era davvero un'isola felice e non è stata inghiottita dal sistema, almeno fino alla morte di Morris.
Mi sembra poi evidente che i contadini lasciarono la campagna non solo per le case belle cittadine; quelle, come dicevo, furono lo specchietto per le allodole; i contadini sapevano di trovare, nelle case, anche stufe di ghisa e qualche comfort... è chiaro! Comunque, se leggi il quarto volume dell'Argan (Storia dell'Arte italiana - Sansoni editore), puoi approfondire bene l'argomento.
Riguardo al carattere narrativo di questo blog, ciò che conta è che il messaggio passi, non importa in quale forma. Se su 100 persone, una sola capisce il messaggio, anche detto in maniera garbata... per noi sta bene (visti anche i risultati di gradimento).

@ Sill
E' vero, il linguaggio visivo sa essere più incisivo di quello verbale. Basta conoscere la 'grammatica del vedere', ma sono molte le persone che NON conoscono le regole dell'arte e giudicano basandosi su stereotipi e luoghi comuni.
Ciao

ALEPH ha detto...

Arte e economia, arte e potere, arte e propaganda...mi piacciono questi post, ci sarebbe da dire all'infinito.
Argan non è poi così sconosciuto : il mio libro di Storia dell'arte al liceo era proprio l'Argan ( come si usava dire) e quando mio figlio si è iscrito allo stesso liceo era ancora in adozione. E' una istituzione.

coscienza critica ha detto...

@ ALEPH
Quel che dici mi fa piacere. In effetti l'Argan è un'istituzione. Anzi... lo era, dal momento che moltissime scuole lo hanno sostituito, perché -dicono i novelli insegnanti architetti- è difficile (??!!!). Penso che farò un post su questi architetti...

Manuel ha detto...

Ciao,
veramente non ho detto che le nuove espressioni artistiche (le ho chiamate avanguardie, forse errando)sono pro-potere, ho detto che prima o poi queste vengono asservite al potere.
Qualunque nuova espressione artistica, vuoi per una certa complicità degli autori, vuoi per una certa ignoranza della gente, o viene inglobata, commercializzata, mitizzata, strumentalizzata dal potere oppure resterà marginale e di nicchia.
Un esempio per tutti: il rock, musica ribelle e di minoranza (Bo Diddley) trasformato in un grande affare dalle major, (Elvis, un grande, con un grande marketing) con la involontaria complicità dei fan, che hanno eletto a dio i loro idoli, dando loro la possibilità di fare quello che vogliono, più o meno (The great rock'n'roll swindle, The filth and the fury storia del gruppo più dissacrante e truffaldino del r'n'r).
Vedo di recuperare l'Argan dalla mia libreria per leggerlo volentieri.

holamotohd ha detto...

Grazie!
Molto interessante, approfondirò di certo l'argomento.

Anche nel mio liceo si usava l'Argan, e nessuno si è mai lamentato per la difficoltà, e sì che non eravamo certo svegli come adesso .... (o forse si???) :-)) Certamente eravamo più curiosi, interessati, perchè gli insegnanti erano stimolanti.

Creatività e progresso scientifico, in se, sarebbero utili all'umanità, purtroppo il potere li strumentalizza per il proprio tornaconto, ed è allora che diventano dannosi.

I vostri post, hanno il pregio di far pensare, fanno venir voglia di approfondire, e non mi sembra poca cosa.

Te-Pito-O-Te-Henua ha detto...

Ciao ... ;)))

Sandra C. ha detto...

Ho studiato sull'Argan....e continuo,serve sempre!

Post in evidenza

Società gilaniche: le floride comunità senza Stato. L'anarchia durata migliaia di anni

Q uesto post, che ha avuto una lunga e doverosa gestazione, vuole una volta per tutte dimostrare come una società possa esistere senza Stat...

I nostri 10 articoli più letti