mercoledì 16 marzo 2011

Ogni bandiera nazionale contiene un'idea di razzismo

Come si fa a non capire che il concetto di unità nazionale non è altro che l'idea di un recinto costruito appositamente per contenervi sudditi e schiavi? Le nazioni, queste regioni artificiali del mondo, volute da despoti ma difese soltanto dal popolo, il quale viene mandato a morire per difendere confini e separazioni che la Natura non ha creato... Le nazioni -dicevamo- rappresentano, in scala più grande, il deleterio concetto da sempre combattuto di proprietà privata terriera. La nazione è un latifondo, una contea appartenente a 'signori' arroganti e sempre fascisti, sfruttatori del popolo, beneficiari di ogni ricchezza e di ogni privilegio. E se questi 'signori' sono i proprietari terrieri, ecco dunque cos'è il popolo: uno stuolo di contadini sudditi, schiavi imboniti che regalano al padrone i frutti del loro immenso sacrificio, talmente convinti di fare la cosa giusta da difendere persino sia il padrone, sia il recinto, sia la bandiera posta sul confine. Il popolo è felice di servire, l'importante è che il padrone si mostri ogni tanto in abito bianco e che sul suo bastone sia leggibile la parola 'democrazia'. Il popolo ci casca sempre.
Immaginate le lotte del popolo contro i latifondisti, immaginate ad esempio la strage di Portella della Ginestra, avvenuta un 1° maggio, non una festa, ma la giornata internazionale contro i padroni, immaginate tutti quei contadini che per secoli hanno coraggiosamente alzato la testa contro il ricco latifondista... oggi quei contadini si chiamano anche operai, insegnanti, impiegati, casalinghe, migranti, negozianti, artigiani, insomma... siamo tutti noi. Ma c'è una differenza: se i contadini hanno anche saputo lottare (e morire) per emanciparsi dalla schiavitù, per un ideale di libertà, oggi il popolo difende il suo padrone, lo elegge, si lascia ammansire dalla propaganda nazionalista. La bandiera è il vessillo della prigione del popolo (cara, adorata prigione). Ed è in nome di quella bandiera (e non della propria emancipazione) che il popolo soffre e muore, ma lo fa sventolando orgoglioso la bandiera! Vuoi mettere, morire per la patria? In palio c'è anche la medaglietta. Meraviglioso. In fondo è giusto, dite, al di là del confine ci sono altri popoli che adorano un'altra bandiera. Quelli sono popoli che, dite, in nome di quella loro bandiera sarebbero pronti a uccidere se solo il loro sovrano -uguale al vostro- glielo ordinasse. Voi pensate di essere nel giusto (ma anche loro), voi pensate di essere migliori (ma anche loro), noi siamo noi e loro non sono un cazzo: questo è quello che intimamente vi insegna lo Stato e la sua bandiera! Bisogna essere imboniti a dovere per non capire questo. Poi ci sono anche quelli che dicono persino 'è così, non ci si può fare niente', e lo dicono sempre sventolando la bandiera. No comment.
Così il popolo festeggia la propria schiavitù. Anziché ribellarsi e progredire, il popolo garrisce la bandierina, come fosse in adorazione mistica delle proprie catene. E infatti lo Stato è diventato una religione, un dogma. E' come vedere quei contadini di Portella della Ginestra che, anziché marciare contro i latifondisti, stendono un tappeto dorato ai piedi dei loro sfruttatori. Peggio, è come vederli adagiati per terra, a quella terra a cui sono stati incatenati, stesi a mo' di tappeto per pulire le suole merdose dei loro padroni e ringraziare al loro passaggio, sempre con la bandierina in mano.
No, signori miei, queste non sono parole di un blogger, questi sono concetti che da sempre l'ideale anarchico diffonde per far prendere coscienza dello Stato di schiavitù in cui siamo costretti. Non è propaganda, ma realismo. E l'ideale anarchico è talmente grande da non poter proprio considerare concetti piccoli come le vostre singole nazioni, l'anarchia è in campo per l'unità di tutti i popoli del mondo, liberi dai confini e dagli Stati, dalle bandiere e dai padroni. E se qualcuno di voi non è in grado di pensare in grande, quantomeno, per favore, non siate tanto ipocriti da abbracciare cause internazionali di fratellanza e di solidarietà (tanto per sembrare impegnati e fratelli. Fratelli di chi?). Se non siete capaci di immaginare un mondo con un unico grande popolo, non dite mai di odiare il razzismo, perché con le vostre catene e con le vostre piccole bandiere, siete voi i primi razzisti. Prima di ogni guerra, sappiatelo, gli Stati preparano sempre il popolo fomentando il razzismo, alimentando l'odio, adducendo giustificazioni tese a condannare l'altro, usando mirabilmente la propaganda nazionalista e populista ('Quando lo Stato si prepara ad assassinare si fa chiamare patria' - F.Durrematt). Ora rispondete onestamente solo alla vostra coscienza: quando scoppia una guerra, pensate che la colpa sia davvero dei popoli che non aspettano altro di morire o uccidere?



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