giovedì 14 aprile 2011

Come imparare qualcosa anche dal processo breve

A proposito della votazione di ieri, quella sul processo breve, sin da subito nella gente si sono levate voci di protesta contro l'ennesima vergogna e l'ennesimo imbroglio del governo. Come non unirsi allo sdegno? Anche noi siamo profondamente indignati, amareggiati, incazzati. Ma noi lo siamo da parecchio tempo, praticamente da quando siamo nati.
Molte persone di fronte a questo ennesimo colpo di mano della mafia inveiscono e fanno benissimo. Ma inveire contro chi? Contro cosa? Sempre queste persone si lasciano andare anche in certe affermazioni come 'questa non è più democrazia' oppure 'la legge non è uguale per tutti'. Comprensibile, certamente, ma di fronte a queste affermazioni noi pensiamo che si debbano mettere i puntini sulle 'i' e cercare di spiegare, con apollinea serenità, i motivi per cui queste persone sbagliano, seppur inconsapevolmente. Spieghiamo allora punto per punto e, soprattutto, senza avanzare alcuna presunzione, anzi, riponendo assoluto rispetto nei confronti di chi ci legge (che non è certo meno incazzato di noi).

1) Inveire contro chi?
Certamente contro Berlusconi -si dirà- il primo della lista dei criminali. Ora, inveire contro Berlusconi è assolutamente umano, persino doveroso se le imprecazioni sono istintive, cioè prive di altrettanta umana ponderazione. Se imprecare e inveire contro Berlusconi serve a sfogare la nostra rabbia, va benissimo, ma se dobbiamo usare la ragione non possiamo fare a meno di zittirci oppure di rivolgere le invettive altrove, precisamente su quanti hanno fatto in modo che Berlusconi andasse al potere. E non ci riferiamo soltanto a chi ha votato la coalizione di destra, ma a tutti quelli che, con il loro voto, seppur di segno diverso, sorreggono l'intero squallido sistema, secondo cui, come disse Winston Churchill, 'ogni popolo ha il governo che si merita'. E' una fatale ingenuità credere che, avendo un orientamento politico diverso dalla destra, ci si possa chiamare fuori dal gioco. Tutti sono responsabili, votanti di destra e di sinistra. Come dimenticare, ad esempio, le mille concessioni che la coalizione di sinistra ha fatto alla destra per far rimanere a galla Berlusconi? La più nefasta la trovate QUI. 'Per quanto voi vi crediate assolti, siete lo stesso coinvolti' (De Andrè).

2) Questa non è più democrazia!
Invece è proprio questa la democrazia, che vi piaccia o no. E' il caso di mettersi d'accordo sul termine greco. 'Governo del popolo': c'è mai stato? No, a meno che non ci si riferisca a quella pseudo democrazia definita 'rappresentativa' che di per sé è già una contraddizione in termini. Ma anche dando per buona la contraddizione, cosa vuol dire in termini pratici e concreti? Vuol dire che qualsiasi esito di voto scaturito dalla risultanza di una maggioranza, sia esso parlamentare o popolare, debba essere considerato inappellabile, insindacabile. Berlusconi prende forza proprio da questo, dalla 'volontà popolare'. E che gli volete dire a questo punto? In altri termini, in democrazia una maggioranza impone sempre le proprie decisioni ad una minoranza. E questa si chiama dittatura, la dittatura della maggioranza. Per conseguenza, se a Montecitorio la maggioranza dei presenti ha votato democraticamente a favore del processo breve, non si può assolutamente dire che non esista più la democrazia, perché, anzi, essa è stata applicata in maniera minuziosa: quei 18 voti in più della maggioranza hanno posto democraticamente un diktat alla minoranza, che adesso dovrà subire tutte le conseguenze del caso. E noi ci stringiamo con affetto alle famiglie di quei morti che, per colpa della tanto osannata democrazia, pagheranno le conseguenze più care, più dure, più ignobili.

PS. La vera democrazia è paragonabile all'ideale anarchico. Guardate cos'è avvenuto quando il popolo ha provato ad organizzarsi nell'autogestione del potere (QUI). E i politici osano anche predicare la democrazia. Ipocriti!

3) La legge non è uguale per tutti!
Cari lettori, la legge non è mai stata uguale per tutti, non facciamo finta di non saperlo. Anche in questo caso noi possiamo usare questa frase per sfogarci, ma razionalmente non possiamo nascondere l'evidenza. Se la legge fosse davvero uguale per tutti, per prima cosa non esisterebbe una casta di privilegiati che ci comanda. E se quei privilegiati ci comandano, lo fanno proprio in 'virtù' delle leggi che essi stessi scrivono. Con le loro leggi ci tengono a bada, impongono mille e mille divieti che essi per primi non rispettano (e per cui non pagano mai), si aumentano i loro stipendi in maniera vergognosa e decidono quelli nostri che sono, guarda caso, enormemente inferiori ai loro. E' una legge equa e giusta, questa? Lo è mai stata? Con le loro leggi decidono modi e tempi per controllarci, per opprimerci, per impedirci persino di protestare (perché una legge impone di avvertire in anticipo la questura). Dicono però che lo fanno per il nostro bene, che come scusa la riteniamo quantomeno offensiva. Essi hanno tutto per legge, ma le loro leggi decidono le nostre miserevoli sorti; ben lo sanno i 140 mila lavoratori della scuola che una legge ha voluto far rimanere a casa, mentre in parlamento pasce beato l'assenteismo, e i sedicenti 'onorevoli' rimangono immuni da ogni azione legale. Volete voi provare a denunciare un parlamentare? Volete condurlo al licenziamento anche sulla base delle loro leggi? Provateci e poi fateci sapere se la legge sia stata davvero equa. Potremmo continuare con gli esempi fino a domani mattina, ma non vogliamo offendere la vostra intelligenza.

E allora che si fa?
Intanto ci auguriamo che quanto scritto fin qui serva a far prendere coscienza di certa terminologia, troppo spesso usata a sproposito dal popolo e astutamente dai politici. E questo è già molto. Adesso, ad esempio, sapete che chi urla nelle piazze 'voglio democrazia', non sta facendo altro che inneggiare a quello stesso sistema politico che lo ha portato in piazza a protestare. Per il resto, sul da farsi ci sarebbe molto da dire, ad esempio che le forme di gestione della società possono essere diverse da quelle che vi hanno fatto conoscere, cioè dalla dittatura e dalla democrazia (che sono la stessa cosa), esiste una vera alternativa, ma quelli che detengono il controllo del potere hanno fatto sparire questa alternativa dall'orizzonte ottico dell'ignaro suddito o l'hanno criminalizzata attribuendole ogni sorta di negatività per mezzo di una propaganda tanto bugiarda quanto costante. Per conseguenza, tutto ciò che il popolino conosce in merito all'anarchia è il frutto di menzogne e di denigrazioni che hanno generato una montagna di assurdi pregiudizi. Liberarsi dei pregiudizi comporta un atto di conoscenza diretta. E la conoscenza non può essere un obbligo, una costrizione o un'imposizione venuta dall'esterno, ma dev'essere un atto libero, volontario e individuale, un'intima esigenza che può essere dettata anche da una umana curiosità. Sono stati i curiosi a far progredire l'essere umano, ma anche quelli che hanno inseguito un sogno e sono stati presi per utopisti o matti. Non pensate sia tempo di progredire e di emanciparsi?

'Né dittatura, né democrazia, ma anarchia' (Errico Malatesta)

Disegno di Jossot: 'giustizia uguale per tutti..! Non dubitano proprio di niente questi utopisti'!


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4 commenti:

Anonimo ha detto...

Beh scusate, non è vero che "dittatura della maggioranza" voglia dire che se si hanno 14 voti in più alla camera allora si possa imporre qualunque cosa agli altri. Dittatura della maggioranza si ha quando la maggioranza DELLA POPOLAZIONE costringe la minoranza a seguirla (in proposito consiglio La Democrazia in America di Tocqueville). In Italia siamo in presenza di una "democrazia autoritaria" di tipo russo (Plutocrazia?), oppure meno prosaicamente di una dittatura piduista. Dove, finché lui paga avrà sempre ragione per 2 ragioni, sia perchè i senatori/parlamentari sono al suo soldo, sia perchè i valori tradizionali (uguaglianza libertà, fratellanza) sono stati soppiantati da nuovi valori inculcati con 30 anni di TV culo e tette. In tutti i sensi ha egemonizzato (in senso gramsciano) la cultura. Gli ultimi intellettuali rimasti sono disorientati, Pasolini non troverebbe neanche un giornale disposto ad ospitarlo. Sebastiano

coscienza critica ha detto...

Forse ti sfugge il concetto di maggioranza, cioè del 50 più uno (uno come cittadino, non come percentuale). E non hai collegato il fatto che la maggioranza popolare è quella che forma una maggioranza in parlamento. In qualsiasi caso è una dittatura della maggioranza. Anche per un solo voto (popolare o parlamentare, ma lo avevamo detto nel post) la minoranza soccombe e subisce i diktat. E quella che voi in Italia chiamate con tanta illusione 'democrazia', altro non è che oligarchia. Mi dispiace per te, ma 14 voti, o 100, oppure uno solo in più, decidono le sorti di tutti i cittadini. Ma non te ne sei ancora accorto?

egill-larosabianca. ha detto...

Sò bene e sulla mia pelle.Sono un eroe per caso.Sono daccordo sopratutto sull'ultima parte dello
scritto.I rompicoglioni hanno permesso al mondo di progredire-Ma è
possibile contare sempre su Loro,
perchè è cosi impossibile prendere
coscienza e agire.Il popolo è una
forza e senza muovere un dito,non più
partecipando alla vita publica es:-
astensione al lavoro potrebbe capovolgere lo stato delle cose.Manca l'unione Perchè?
Egill

coscienza critica ha detto...

Il popolo è stato abituato alla disunione. Il popolo ama stare nelle squadrette, nei club, nei propri orticelli, negli antagonismi. Il popolo è fascista. Il popolo è addestrato al 'divide et impera'. Se un rompicoglioni grida all'unità o propone un vero cambiamento, gli altri pensano che troppa libertà faccia male.

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