domenica 29 maggio 2011

Naturalmente anarchia

La pressoché totalità dei cittadini di tutto il mondo accusa problemi di vario genere e di varia gravità relativi al suo rapporto con le piccole e grandi autorità, con i governi, con gli Stati, con le uniformi armate. Se dovessimo fare l'elenco dei soprusi che questi cittadini sono costretti a subire (noi compresi) giorno per giorno, anno dopo anno, non basterebbe la Treccani. La condizione di schiavitù dei popoli ove vige il sistema statale dura da troppo tempo. Questo tempo è diventato talmente lungo che alcuni cittadini stentano a credere che possa esistere un altro modo più giusto di concepire l'esistenza, neppure se glielo si mostra. Come dice il regista Silvano Agosti, i cittadini non sanno più immaginare la libertà. Lo Stato è entrato nel sistema culturale come una religione e abbattere il totem palatino appare un sacrilegio. L'eliminazione degli Stati è certamente la soluzione affinché si possa vivere tutti serenamente, in vera giustizia e in prosperità, e non lo diciamo solo noi.
Se gli intellettuali di tutto il mondo, tra Ottocento e Novecento, hanno cominciato ad aderire all'anarchia, il motivo è da ricercare non soltanto nella convinzione, ma nell'effettiva constatazione che un altro metodo di organizzazione sociale è possibile, auspicabile, urgente. La corrente filosofica artistica e letteraria del Primitivismo, ad esempio, ha avuto una grande influenza nella cultura mondiale, proprio sul finire dell'Ottocento, là dove l'anarchia era diventata il motore propulsivo delle produzioni letterarie, poetiche, artistiche. Paul Gauguin non raggiunse Tahiti per mero divertimento e gli altri artisti non ignorarono certo quell'impulso che diceva 'tornare alla Natura', Pablo Picasso e gli altri guardarono all'Africa quale modello di vero progresso, quello umano. Era apparso evidente già allora che le sovrastrutture imposte dalla borghesia (sistema statale e positivismo compresi) avevano già distrutto l'essere umano. Lo Stato e le leggi, così come la chiesa e i comandamenti, avevano ridotto l'Uomo a una sorta di automa, incapace di autostima, destinato alla sottomissione (più o meno consapevole) e allo sfruttamento da parte del sistema gerarchico-militare degli Stati.
Se l'essere umano appartiene all'armonia della Natura, quest'ultima è la sola che possa dettare legge ad ogni essere vivente, ed è la sola autorità che l'anarchia riconosce come tale. Sulle leggi naturali si regola la morale della convivenza e della pacifica cooperazione sociale. Promuovere il vero progresso, quello umano e naturale, è quindi garanzia anarchica di uguaglianza e di benessere sociale. I piani gerarchici imposti dal sistema-Stato, che sono causa di sperequazioni e crimini, non hanno alcun motivo di esistere, non devono più esistere. L'organizzazione sociale basata sull'anarchia è stata, ed è, oggetto di notevoli attenzioni da parte di studiosi, filosofi, sociologi... ma non è solo teoria, e non è neppure utopia. E' semplicemente e meravigliosamente un altro modo, un'altra opzione di organizzazione sociale, peraltro già attuata.
Se lo Stato detiene il controllo delle informazioni, è inutile cercare notizie obiettive nei media tradizionali o nei libri scolastici circa gli anarchici e l'anarchia e su come questa funzioni. Nessuna tv, ad esempio, nominerà Colin Ward e i suoi studi sull'applicazione dell'anarchia nella società odierna. La censura statale è continua e quel che circola sull'anarchia è ormai una ridicola sequela di pregiudizi atti a denigrare un modo di vita che ci renderebbe alfine tutti liberi e prosperi, lungi dalle mafie, dalle cricche, dai despoti, dalle guerre, dai razzismi e dai crimini che derivano dalle disuguaglianze volute dagli Stati.

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