mercoledì 2 novembre 2011

Scuola: 17 novembre 2011 sciopero degli studenti

In ogni piazza d'Italia scendono gli studenti per protestare contro il sistema. Una sorta di occupy-italy per dire no a tutte le ingiustizie causate dai vari governi, ricadute soprattutto sugli studenti perché a loro (quindi alla società) è stato rubato il futuro. Nessuna prospettiva di lavoro attende questi giovani, se non in nero, sfruttato, malpagato, ricattato, precarizzato. E' tempo di licenziare i governi. Tutti.
Le forme di protesta saranno assolutamente autonome e variegate, lontane da qualsiasi sindacato o partito. La libertà non ha padroni, non ne vuole. Quelle istituzioni che tenteranno di cavalcare la protesta, ergendosi anche a organizzatrici/tori, saranno allontanate dagli stessi studenti che, in linea con gli indignados di tutto il mondo, non vogliono assolutamente essere rappresentati dai partiti. Nessuna bandiera. Ripetiamo, la libertà non si delega. E' probabile che le proteste avranno la forma 'acampada', come sta accadendo in questi giorni a Trieste (occupytrieste).
Ma la protesta non pone in risalto soltanto i temi della scuola, è tutto il sistema che gli studenti respingono con forza. Le scriteriate manovre economiche di tutti i governi, le loro leggi, hanno fatto il gioco di sempre: il topo è sempre il popolo e il gatto è sempre lo Stato. E' tempo di invertire i ruoli, anzi, è tempo che non ci siano più ruoli, ma un'unica grande forza di popolo in autogestione e non delegante. Si può. Si deve. Il nuovo ministro dell'Istruzione, Francesco Profumo, oltre a lavorare al MIUR dal 2005, è stato nominato presidente del cnr proprio dalla Gelmini. E' tutto dire, nel segno della super continuità.

PS. Il 17 novembre del 1973 avvenne la strage del Politecnico di Atene, dove molti studenti vennero uccisi dai carri armati di Stato. Chiedevano Cultura, pane e libertà. E' giusto commemorare e onorare questi studenti che con il loro sacrificio fecero cadere una dittatura. Erano però inconsapevoli che di dittatura ce ne sarebbe stata un'altra molto più subdola, perché chiamata democrazia.




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