domenica 22 aprile 2012

L'inganno del 25 aprile

Serviva una data simbolo. Bisognava segnare con un paletto ben piantato nel terreno la fine della lotta al fascismo, un paletto istituzionale, calendarizzato. Si scelse il 25 aprile per fare la festa alla Liberazione. Questa è la storia di un inganno, uno dei tanti offuscati dalla propaganda di Stato, uno dei tanti con cui il popolo è stato ammansito. Il fascismo non è mai morto. Il fascismo è sempre là dove esiste lo Stato, e dove esistono partiti a sua difesa (tutti), come il PCI che di questo inganno si è fatto promotore alla fine della guerra, con il 'compagno' guardasigilli Togliatti, firmatario di quell'amnistia (22 giugno 1946), che ha reintegrato tutti i fascisti ai loro posti.
L'inganno sta anche nell'operazione di censura di questa storia e che oggi vogliamo riassumere a beneficio della dignità umana, della verità storica, delle masse popolari che sono state vittime dell'imbroglio del 25 aprile, e che continuano ad esserlo. E vogliamo essere sintetici il più possibile.
C'è stata una rivoluzione mancata verso il finire della guerra. Una vera rivoluzione. La storiografia chiude il capitolo del 25 aprile troppo in fretta e, volontariamente, non dice che il popolo non aveva nessuna intenzione di ricreare i meccanismi istituzionali e statali, gli stessi che avevano portato al fascismo e alle guerre, gli stessi che nel '45-'46 spacciavano la 'repubblica' e la 'democrazia' come salvezza e cambiamento. Il popolo voleva invece la rivoluzione, ed ogni volta che questo si organizzava (anche dopo il 1946) in gruppi compatti e determinati, tale rivoluzione di natura socialista veniva stroncata proprio da quelli che, solo a parole, l'avevano promessa. Storia infame quella del 25 aprile. I partiti che all'epoca si dicevano sulla carta rivoluzionari e antifascisti, furono proprio quelli che vollero sancire il ritorno dei fascisti nei luoghi di potere e mettere la parola 'fine' alla lotta contro il fascismo su quella data del 25 aprile. Chi ha recitato la parte del partito più infame è stato il PCI, con tutti i suoi servi gerarchizzati e gli inconsapevoli tesserati ingannati, il PCI, che è riuscito a frenare ogni impulso di rivoluzione (vera). Il PCI si è reso responsabile di cose che neanche il più feroce partito di destra avrebbe saputo fare.
Una data decisa per interesse politico, dunque, un puntello per far iniziare e concludere lì l'insurrezione contro il fascismo. Ma noi abbiamo ancora in mente la profezia di Errico Malatesta, il quale prospettava già in epoca fascista un 'dopo' tutt'altro che scevro dal fascismo, anzi, rigonfio e florido di fascismo, oggi ne vediamo gli amari frutti. Malatesta era già morto quando la sua profezia cominciava purtroppo a realizzarsi proprio nel reintegro di quasi tutti i prefetti fascisti nei loro uffici. Sono stati anni, quelli dell'immediato dopoguerra, in cui lo Stato si è spogliato dei suoi vecchi stracci e ne ha indossati di 'nuovi', 'democratici', ma il cui corpo al di sotto dei vestiti è rimasto putrido e fascista. Ovvio, è il sistema.
S'era parlato di 'pacificazione nazionale', e sotto questa formula indultiva, sotto la bandiera grondante di sangue innocente ma ben lavata, stava ricomponendosi la società statalizzata, classista, capitalista, la stessa che aveva portato alla guerra. Il popolo voleva altro, non questo, in molti non si accontentavano certo del 'cessate il fuoco' con una data rossa sul calendario e con una dichiarazione di 'pacificazione nazionale'. Ma ogni brillante favilla di rivoluzione socialista-libertaria venne soffocata. Migliaia di partigiani tornarono sui monti e si riorganizzarono per la vera rivoluzione liberatrice ('per rifiuto di abitare nella Repubblica che mitraglia i contadini, libera i fascisti e mette gli operai alla disoccupazione'). Era il 1946 e la macchinazione dello Stato, il suo travestimento, erano già palesi, ma tutto doveva essere oscurato, annientato dalla storiografia e dalla propaganda democratica. E questi gruppi di partigiani non erano certo sparuti, tanto è vero che il regime, compreso il PCI, fece fatica a gestire l'operazione di insabbiamento e di repressione. Già nel 1944, a Salerno, il PCI aveva mostrato il suo gradimento nei confronti della monarchia 'in nome dell'unità nazionale' e ancora prima aveva intitolato i suoi gruppi partigiani a Garibaldi. La lotta partigiana, per il PCI, non doveva assolutamente concretizzarsi in lotta di classe.
Naturalmente il PCI non perse tempo ad etichettare i nuovi partigiani 'elementi provocatori', e chiese contestualmente al CLN e a tutti i partiti di riconoscere soltanto l'ANPI (controllato dal partito) come unica organizzazione di rappresentanza partigiana. Ma neppure le calunnie della sinistra contro i partigiani servirono a molto, segno evidente che la coscienza popolare era più forte delle accuse e non era d'accordo con l'impianto statale che stava per essere rimesso in piedi dal sistema partitico, anche perché i provvedimenti riservati ai fascisti dopo 'la liberazione' -sbandierati dai partiti di sinistra- rimasero in un numero talmente basso da posizionare l'Italia all'ultimo posto nella lista dei Paesi che, invece, quei provvedimenti li presero. Andò molto bene ai fascisti, in Italia, e con il 25 aprile si volle chiudere il capitolo della lotta, la Costituzione fece tutto il resto, fino ai nostri giorni.
Intanto, mentre i fascisti venivano reintegrati nei gangli di comando della società (anche nella rete sotterranea dello Stato, complice la polizia di Mario Scelba), i partigiani rimanevano in carcere e il progetto capitalista degli USA andava avanti, a tutto svantaggio del popolo al quale ogni governo ha regalato solo promesse e illusioni, speranze vane di pace, di giustizia e di libertà. L'utopia di Stato è perpetua. Ma al popolo, quell'amnistia di Togliatti (ministro di grazia e giustizia del governo Parri) non era andato giù proprio per niente, anche perché, sempre la sinistra, in vista del referendum del '46 e in nome della 'pacificazione nazionale', si sarebbe guadagnata anche i voti di quella destra favorevole alla repubblica. Ciò venne interpretato dal popolo come un provvedimento anti-popolare che puzzava troppo di interessi economici e che sanciva il ripristino del sistema, in toto, ma sotto mentite spoglie e nome. Come se non bastasse, quell'amnistia non permise invece il reintegro degli antifascisti e dei partigiani 'processati e condannati anche a lunghe pene detentive per presunti reati commessi prima, durante e immediatamente dopo la Resistenza', condanne che vennero per giunta emesse da giudici fascisti, subito dopo reintegrati.
Istituire una data sul calendario che sancisce la fine della lotta al nazifascismo è un'operazione meschina di propaganda di Stato. Gli anarchici non hanno mai smesso di fare la resistenza al fascismo italiano fin dal 1920, resistenza a tutti i fascismi e regimi, e non hanno alcuna intenzione di smettere. Non c'è nessun 25 aprile da festeggiare. Nel 1953, se ancora non fosse sufficiente, il presidente della repubblica, senza nominare la parola 'fascisti', pose un indulto ufficiale su tutti quelli che commisero 'reati inerenti a fatti bellici commessi da chi fosse appartenuto a formazioni armate dall'8 settembre 1943 al 18 giugno 1946', equiparando di fatto le brigate nere ai partigiani. A seguito di ciò, nel popolo nacquero formazioni di rivolta come la 'Volante Rossa', con lo scopo di ridare la caccia ai fascisti tornati in libertà. A contrastare queste formazioni furono tutti i partiti, con l'aiuto degli USA, che riuscirono a rimettere al loro posto anche i banchieri e gli industriali (tutti pro-fascismo, sia prima che dopo il 1945).
Anche la CGIL partecipò all'infamia. Come? Firmando con i padroni accordi che permettevano il licenziamento e la cosiddetta 'tregua salariale', in nome di una presunta 'necessità di risanare i bilanci aziendali e non aggravare l'inflazione'. La Costituzione dell'Italia padronale, del resto, aveva già riconosciuto giuridicamente diritti civili e libertà formale anche ai fascisti, e in questo modo aveva determinato tutto quello che sarebbe avvenuto fino ad oggi, cioè una inutile quanto ipocrita èra di pseudo-lotta contro il fascismo e per i diritti del popolo, fatta di scioperi e manifestazioni che, come diceva Errico Malatesta, non sono altro che sfogatoi, arbitrati e controllati dai sindacati di Stato.
Immediatamente dopo l'amnistia di Togliatti i gruppi fascisti si ricomposero, dando vita ai gruppi che oggi vegetano protetti dallo Stato, che si rendono manovalanza attiva nelle stragi di Stato, che si infiltrano nelle proteste col 'metodo Cossiga', che onorano la guerra e il razzismo nascondendo i loro lugubri progetti criminali dietro false istanze sociali (Mussolini docet), che si arruolano nelle forze dell'ordine per il gusto di agitare armi e manganelli con una divisa assassina. Poi fanno carriera, aprono le finestre al 4° piano, e da lì buttano giù gli innocenti. La Resistenza non ha data di congedo! E non c'è mai stata liberazione!

La sintesi storica è tratta dal libro di Marco Rossi 'Ribelli senza congedo', zeroincondotta edizioni - 7 euro.

'Noi partigiani non siamo in congedo, siamo ancora mobilitati. Il nemico che avevamo ieri l'abbiamo ancora oggi' (un partigiano veneto citato nel libro).

Nella sezione 'documentari' del blog troverete i video 'Gli anarchici nella resistenza'.
Non esistono partiti contro il fascismo, perché il fascismo è tutto il sistema di cui i partiti fanno parte. Solo l'anarchia combatte il fascismo dei partiti e del sistema.


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12 commenti:

ventopiumoso ha detto...

articolo molto bello e convincente, peraltro. ti ho linkato più che volentieri. saluti

coscienza critica ha detto...

Grazie ventopiumoso. Complimenti anche a te.

barbaranotav ha detto...

come mai l'Anpi non ha mai chiesto alle 113 basi Nato di andarsene?

Come mai non si è mai posta di traverso alle guerre di aggressione imperialista in piena violazione dell'art 11?

Certo che se si accettano le 113 basi nato per combattere contro un nemico di volta in volta creato ad arte poco ci si può poi lamentare dell'islamofobia o quant'altro.

Liberazione o occupazione?
Cmq non mi pare assolutamente, soprattutto alla luce di oggi ossia il golpe MONTI (non proprio un operaio) che tolto il fascismo siano stati spazzati via i poteri forti, tutt'altro.

Inoltre sarebbe da approfondire a meno che non sia un dogma, il rapporto tra mafia ed alleati visti i documenti desecretati emersi.

Siamo seri, siamo occupati e la finanza da tempo immemore fa quel che vuole.

Non è facile certo ragionare oggi pensando ad allora, di sicuro c'è stata una guerra civile ed i morti son stati fatti da entrambe le parti e personalmente non gradisco gli assassini indipendentemente dal colore politico e nemmeno discrimino le vittime a seconda dell'appartenenza politica.

blackblogger ha detto...

"25 Aprile, festa della Liberazione d'Italia? Semmai "festa della resistenza", visto e considerato che una vera liberazione non é mai avvenuta! Ma come, c'é qualcuno che pensa che il fascismo sia morto il 25 Aprile 1945? Spiegatemi allora da dove vengono la strage di Portella delle Ginestre, il massacro degli operai a Reggio Emilia nel 1960, gli studenti ed i lavoratori massacrati dai celerini ancora nei decenni successivi, investiti dalle camionette, uccisi da pallottole e lacrimogeni sparati ad altezza d'uomo; di chi é la responsabilità della strategia della tensione e delle stragi di Stato, da Piazza Fontana in poi, chi ha messo in galera o ammazzato persone innocenti, chi ha dichiarato guerre "perché é un nostro dovere nei confronti dei nostri alleati internazionali, é una missione di pace/umanitaria", chi ha fatto ( e in alcuni di questi casi fa tuttora ) strage di civili in Somalia, Serbia, Afghanistan, Iraq, Libia? Chi sono i pochi che decidono per tutti, che pur di seguire il corso della Storia impoveriscono e gettano nella precarietà milioni di persone? Io non vedo nessuna liberazione, così come non la videro quei/lle partigiani/e che rimasero in montagna anche dopo la fine della seconda guerra mondiale, che non accettarono il compromesso di una Costituzione tanto conciliante da non mettere in discussione i fondamenti dell'ingiustizia, dello sfruttamento e dell'autorità. Chi si arroga il diritto di mettere nello stesso calderone chiunque abbia partecipato alla resistenza o é un mistificatore oppure non conosce i fatti storici, ma nemmeno un pò: i "miei" partigiani non sono morti perché io potessi avere il diritto ( dovere, secondo qualche zelante difensore del totalitarismo di mercato in salsa parlamentarista ) di scegliere tra due o tre sfruttatori di partiti diversi andando a votare ogni cinque anni, non hanno combattuto contro l'invasione nazista per barattarla con l'invasione atlantista, non volevano cambiare il colore ad una dittatura nel nome di un ossimorico Stato socialista. I/le partigiani/e di cui parlo non si schierarono contro il fascismo quando ormai il vento aveva cambiato direzione, ma combatterono in Italia ed in esilio, braccati in Francia o schiacciati fra due fronti fascisti ( franchisti da una parte, stalinisti dall'altra ) durante la guerra civile spagnola, erano le stesse persone che avevano resistito al fascismo prima che questo salisse al potere, erano gli stessi che anche in galera o al confino o nei campi di concentramento continuavano a mantener salda la loro integritá, gli stessi che spesso venivano colpiti alle spalle dai falsi amici, nel Nord Italia come a Barcellona, nelle cittá occupate dagli invasori nazisti e dai repubblichini cosí come era già accaduto a Kronstadt o in Ucraina. La liberazione non é mai avvenuta, la resistenza non é mai finita: cambiano i tempi, le forme di lotta, il nome e il volto dei tiranni, ma non cambiano la necessità e la volontà di lottare. Questo é il miglior modo nel presente e nel futuro per ricordare chi combatté in passato, non per governare sugli altri, non per essere declamato nei discorsi retorici di qualche potente, non per venire strumentalizzato dai partiti, non per diventare cenere, ma per essere la fiamma della rivolta che é nostro dovere tenere accesa"
Parole che ho scritto un anno fa e che ho riportato ieri sul mio blog.

coscienza critica ha detto...

A Blackblogger
Sono perfettamente d'accordo con quanto hai scritto. Non trovi il tuo commento perché sento la necessità di tutelare il tuo blog. Se pubblico il tuo commento (che è il tuo stesso articolo, pari pari) il tuo bel blog ne risentirebbe nell'indicizzazione.
Invito i lettori a visitare il tuo blog:
http://blackblogger.altervista.org/25-aprile-troppo-presto-per-festeggiare/

blackblogger ha detto...

Ti ringrazio. Non ho pubblicato il link al mio articolo su questo spazio proprio perchè chiedete esplicitamente di evitarlo e rispetto la vostra decisione. Vi segnalo anche un articolo datato 24 aprile sul blog "liberi eretici maledetti" (anche qui non pubblico il link, ma basta cercare su un motore di ricerca), per farvi notare come, pur avendo ognuno di noi scritto il proprio articolo in modo autonomo, i contenuti siano simili-un fatto a mio parere molto positivo, fa piacere sapere che non tutti sono caduti nella trappola della falsa celebrazione istituzionalizzata.

coscienza critica ha detto...

C'è una presa di coscienza maggiore in giro, questo è gioco-forza, più lo Stato stringe le tenaglie, più il popolo si ravvede e capisce. Ma se questa generazione non farà in tempo a fare una rivoluzione, i nostri nipoti troveranno normali tutte le restrizioni.

Anonimo ha detto...

Buonasera! Seguo questo blog da un po' di tempo e condivido il pensiero anarchico da molto...ma quando parliamo di soluzioni e' li' che mi perdo un po'...si parla di rivoluzione..ok..ma come ben sapete le rivoluzioni e la storia insegna non hanno modificato granche' l'assetto attuale..i ricchi dai primi del 900 ad oggi sono diventati sempre piu' ricchi...questo perche' le rivoluzioni pare siano sempre state manipolate dall'alto per incanalare il dissenso e riportate sempre le cose com'erano prima..ovvero il cambio del padrone...cosa in realta' voi do concreto consigliereste oltre al non voto che non sia qualcosa in cui la gente illusa poi ci caschi ancora una volta? non e' una provocazione ma davvero una domanda..




tony

coscienza critica ha detto...

Ciao tony, le rivoluzioni che tu conosci, quelle che vengono reclamizzate in tutti i libri di scuola, non sono state vere rivoluzioni, esse hanno rimesso in piedi sia lo Stato, sia tutti i suoi capi e presidenti. Perciò l'anarchia ha sempre criticato quelle rivoluzioni (borghesi). In questo blog, ma anche altrove, potrai invece trovare le soluzioni proposte dall'anarchia, a cominciare da quella di Carlo Pisacane, cioè il federalismo libertario, quello adottato anche nella gestione anarchica di Barcellona del 1936. E ce ne sono state di rivoluzioni anarchiche, ma queste non vengono mai divulgate nei libri (domandati il perché), ad esempio quella di Kronstadt. Il principio rivouzionario anarchico prevede una società orizzontale, senza gerarchie e padroni. Il modello esiste ed è l'unico che funziona, a dispetto dello Stato che non ha MAI funzionato. Fai una ricerca su anarcopedia sulle rivoluzioni o sul federalismo libertario, oppure leggi Kropotkin, informati e vedrai che molte realtà anarchiche non solo esistono (e sono esistite per centinaia di migliaia di anni), ma hanno un'organizzazione che garantisce pace, giustizia, libertà a tutti. Intanto, un tipo di rivoluzione è anche quella culturale, queste mie poche parole e tu che le leggi sono già rivoluzione (e lo Stato la teme moltissimo).

coscienza critica ha detto...

Spazzolone, trovi il link nel testo, alla fine del post.

Spazzolone ha detto...

Grazie l'ho trovato da anomalia.
scusa anzi se ti ho rotto il cazzo e non ci ho pensato prima.

Anonimo ha detto...

Viva l'Anarchia. Grazie per l'articolo!

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