sabato 31 luglio 2010

Lo Stato non siamo noi

Le forze e le azioni vanno commisurate e adeguate a seconda delle necessità. Non si usa un cucchiaio per svuotare il mare. Non si è usato un trapano a punta 8 per forare il Frejus. E non si può neppure usare una forza spropositata per sollevare una piuma d'oca. Voi credete che noi stiamo dicendo delle ovvietà? Avete ragione, fino a un certo punto.
Esistono situazioni in cui il rapporto tra azione e reazione è sperequativo, ad esempio la gestualità cognitiva dei neonati che non hanno ancora imparato a dosare le proprie forze, poiché non conoscono il mondo e gli oggetti che li circondano; oppure le azioni esasperate dei cosiddetti 'matti'. Ma anche le parole possono essere smisurate. Insomma, ci sono vari esempi di questo genere che mettono in serio pericolo l'equilibrio delle cose.
L'esempio più eclatante di sperequazione di forze lo vediamo tutti i giorni, perché tutti conviviamo con esso. Si tratta del dispotismo e della forza anche brutale dello Stato che si avvale del suo braccio armato (istituzionalizzato e in divisa, ma anche no) per reprimere ogni nostro tentativo di portare equilibrio e giustizia (vera) nella società. Ognuno di noi ha almeno un esempio di lesione dei diritti da parte di qualche istituzione, una lesione che ha compromesso un equilibrio e che, nonostante le nostre proteste, è rimasto tale.
Il rapporto di forze tra Stato e cittadino è sproporzionato. E allora ritorniamo all'incipit del post e poniamo una domanda: che tipo di forza occorre per elidere la forza dello Stato? Quali accorgimenti e strategie dobbiamo usare? Alcuni si affidano alla legge, ma questa serve allo Stato, non è uguale per tutti (non lo è mai stata) e potrà difendervi dalle cause condominiali, non certo da chi vi ha rubato il diritto al lavoro o alla casa. Avete provato a far causa a un alto papavero? La legge è un potere dello Stato e lo Stato non siamo noi, checché se ne dica (e si dice solo quando conviene dirlo). Altri sperano e credono ancora nelle forze dell'ordine, non conoscendo il vero significato di 'ordine'. Già, perché 'ordine' vuol dire mantenimento della sperequazione di forze tra Stato e suddito: chi osa protestare per ottenere giustizia è spacciato. Le forze dell'ordine arresteranno anche dei mafiosi, ma non debelleranno mai la mafia! Il condannato per mafia Dell'Utri è senatore della repubblica, ad esempio, la polizia si guarda bene dal mettergli le manette ai polsi, possibilmente gli fa anche la scorta.
In sostanza, il funzionamento dello Stato è questo: l'esecutivo fa le leggi e il parlamento (quando esiste) le approva, i magistrati le applicano, la polizia le fa rispettare con sanzioni e manganelli (quando non arriva a uccidere). Il problema è che l'esecutivo fa le leggi a favore dello Stato, affinché il rapporto di forze tra Stato e cittadino rimanga sempre disequilibrato. Ti hanno messo in cassa intergazione e tu pretendi il lavoro perché è un tuo diritto sancito dalla Costituzione? Rassègnati, la legge tutela prima la libera impresa e il libero mercato. Prima del tuo Statuto dei Lavoratori, bisogna tutelare gli Statuti delle aziende. Ma lo Stato, nella sua infinita bontà, ti lascia libero di cercarti un altro lavoro. Ti hanno sfrattato? Cosa importa se la casa è un diritto inviolabile dell'Uomo sancito dalla Costituzione? Prima di tutto pensiamo a salvaguardare i bisogni del proprietario, anche se il proprietario teneva la sua casa sfitta. Salvaguardiamo il Comune che di quella casa vuol farne uffici o una casermetta. Salvaguardiamo il clero che di quella casa voleva farne una nuova sede per l'azione cattolica, con tavoli da ping pong e madonne ad ogni angolo. Ma tu rimani sempre libero di cercarti un altro alloggio, soprattutto se sei italiano, se invece non hai documenti l'alloggio te lo dà lo Stato, un bel cie non te lo toglie nessuno!
Allora che fare? Come affrontare il problema con la giusta forza? Come creare un equilibrio? Come possiamo ottenere tutti i nostri umani diritti? Possiamo usare il trapano a punta 8 contro questa montagna?
Ecco come lo Stato fa valere le proprie leggi e ripristina il disequilibrio di forze tra lui e noi (il filmato recente è francese ma gli Stati sono tutti uguali):




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giovedì 29 luglio 2010

Con Silvio la democrazia è garantita

Domanda: lo sapete che Berlusconi sta attuando il famigerato 'Piano di rinascita democratica' della Loggia massonica P2? Sì, vero? Lo sapete tutti ormai, vero?
Ma se la domanda potrà sembrarvi banale (e lo è), adesso vi preghiamo di riflettere sul motivo per cui Licio Gelli, autore del 'Piano di rinascita democratica', abbia usato proprio la parola 'democratica'. Trovate elementi di democrazia nella politica di Berlusconi? I bavagli, le censure, le leggi ad personam, la smania di potere, la negazione delle minoranze, l'imperialismo, il neoliberismo, il consociativismo di frode, gli atti di corruzione e di speculazione finanziaria, il militarismo, il razzismo, l'annullamento del pubblico servizio, quindi la gestione privata della 'cosa pubblica'... vi sembrano prerogative della democrazia? Dite di no? Invece sì e ci dispiace molto deludervi.
Il fatto è che la parola democrazia ha un bellissimo senso soltanto leggendolo sul dizionario, di fatto questa parola è stata sempre utilizzata per mascherare politiche antidemocratiche. Solo che con Berlusconi questa politica antidemocratica si è esasperata ed oggi emerge con più vigore la falsità di questa parola: 'democrazia'. In un certo senso siamo grati a Berlusconi e a Gelli per aver fatto emergere questa falsità, oggi ci sono molte più persone che pongono dubbi sulla parola 'democrazia', o meglio, sul suo vero significato e sulla sua autentica attuazione. Ma c'è mai stata una vera democrazia?
Il 'Piano di rinascita democratica' di Gelli inizia testualmente: 'L' aggettivo democratico sta a significare che sono esclusi dal presente piano ogni movente od intenzione anche occulta di rovesciamento del sistema'. Proviamo a riflettere su questo? Non c'è alcuna intenzione di rovesciare il sistema -dice il massone Gelli- da ciò si evince che dal dopoguerra si è instaurato in Italia un tipo di regime politico dittatoriale, solo che viene ancora chiamato 'democrazia' e non si indossano più divise militari in Parlamento. Il popolo è stato ingannato, sissignore! Badiamo bene: il fatto che si vada a votare non è assolutamente indice e garanzia di autentica democrazia. I cittadini votano quelli che diventeranno a tutti gli effetti i loro padroni, la delega è un atto di sottomissione che affida il potere del popolo in mano ad altri, cioè a chi non farà mai gli interessi dei cittadini. Oggi, grazie a Berlusconi, ce ne stiamo accorgendo in maniera più concreta.
Non la facciamo lunga, ci viene solo in mente quel nome di partito che ha governato l'Italia per decenni, la Democrazia Cristiana che avrebbe potuto tradursi benissimo in dittatura del cristianesimo. Oggi c'è Berlusconi e la sua 'democrazia'. Una 'democrazia' più... 'democratica', più evidente, più tossica! La rinascita democratica di Gelli vuol dire proprio questo: restituire e ricostituire un potere più forte in mano a un solo uomo eletto 'democraticamente' (vedi foto).

PS: Se davvero volete votare, fatelo soltanto per esprimere le vostre opinioni, ad esempio nel nostro sondaggio (sotto il blogroll).

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lunedì 26 luglio 2010

In Islanda bloggers tutelati e premiati. In Italia bavagli per tutti

E mentre in Italia il governo Berlusconi non fa altro che cercare in tutti i modi di vietare la libertà di espressione e di informazione, in Islanda (Paese civile) il Parlamento è tutto impegnato a realizzare strumenti di garanzia per l'informazione in rete e per tutti gli internauti, fino ad istituire un 'Premio islandese per la libertà di espressione'. Una meraviglia per noi costretti in questa dittatura che viene chiamata democrazia, tz tz!
La notizia ci è stata data dal caro amico Angelo Saracini che ringraziamo di cuore, come sempre.
Si tratta di un'iniziativa che ha già qualche mese di vita, ma che è stata promossa da The Icelandic Modern Media, approvata all'unanimità dal Parlamento islandese il 16 giugno scorso. La parlamentare europea Eva Joly sottolinea la necessità globale di avviare riforme legislative in tale senso, vista l'èra digitale in cui tutto il mondo vive e in risposta all'aumento di casi di corruzione a livello mondiale. Infatti, dice Eva Joly, 'occorre creare un paradiso globale di sicurezza per il giornalismo investigativo. Ritengo che questa proposta sia uno strumento incisivo e forte per incoraggiare l'integrità e la trasparenza delle azioni dei governi di tutto il mondo. Nel mio lavoro investigativo contro la corruzione, ho capito quanto sia importante disporre di meccanismi robusti per offrire la verità all'opinione pubblica. I cittadini indipendenti sembrano i più adeguati per garantire trasparenza e giustizia in tutto il mondo '.
Così l'Islanda si appresta a diventare un paradiso di libertà, altro che 'Magic Italy'! Il Parlamento islandese non si occuperà di leggi ad personam e di bavagli, ma opererà per rafforzare la libertà di espressione e il libero flusso delle informazioni anche in tutto il mondo. L'Italia di Berlusconi non seguirà l'Islanda in questo progetto di libertà, possiamo giurarci, ma occorre che tutti sappiano in quale prigione siamo finiti e quali garanzie hanno invece altri Paesi.
E il paradiso di cui si parla non è certo quello fiscale, dice Birgitta Jonsdottir, parlamentare e promotrice principale di questa proposta, la quale incalza: 'i paradisi fiscali hanno come obiettivo l'opacità, mentre il nostro è quello di rendere tutto trasparente'.
Per attuare pienamente questa proposta occorre un anno di lavoro, poichè i punti di libertà e di garanzie per i bloggers sono parecchi, dall'istituzione del suddetto premio, alla protezione dei providers, all'istituzione di una Srl per gli internauti e ancora altre forme di tutela per chi naviga e fa informazione in rete. Si contempla anche la tutela della fonte (ad esempio, nessuno potrà obbligare un blogger a dire come ha ottenuto quell'intercettazione o quella foto in cui si vede il deputato che sniffa cocaina). Insomma, niente più molestie legali o distruzione dei documenti. Il progetto è stato concepito con la collaborazione di giuristi internazionali e di organizzazioni come Wikileaks, la stessa che ha scoperto gli archivi segreti della guerra in Afghanistan (la Repubblica).

In conclusione, l'Islanda si appresta a codificare un pacchetto di leggi (IMMI) che devono rappresentare una roccaforte per tutti coloro che intendono la rete come veicolo per una informazione libera. Altro che legge-bavaglio!
Fonte
Fonte

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Basta con questo teatro, è ora di bruciare il copione

Nei canovacci della Commedia dell'Arte arriva sempre il momento della scaramuccia, dove due amici litigano per qualche affare andato male o per chissà quale tradimento. A noi poco importa delle liti dentro il Pdl, perché noi osserviamo il problema politico da un'angolazione più ampia e questa nostra posizione ci permette di valutare quanto il sistema di potere oppressivo sia destinato a rimanere incrostato sulla pelle dei cittadini, come un tumore che alla fine li ucciderà definitivamente. Non cambia nulla, in sostanza. Lo status quo rimane e si perpetua anche in virtù di queste scaramucce. Di fatto, sembra che i problemi reali del Paese siano quelli relativi ai dissensi interni dei partiti. Le tv ci sguazzano dentro alla grande: 'Colombina ha litigato col fidanzato e Zanni fa il suo lazzo per conquistarla, ma il capitano non ci sta e pretende da lui sei monete d'oro'. Questa è la politica italiana! Intanto gli spettatori di questa tragicommedia stringono la cinghia e anche i denti.
Ma signori, sveglia diamine! Ma guardate ad esempio la storiella del federalismo! Ci fanno intendere che sarà da approvare, ma intanto è già applicato nel taglio delle risorse agli enti locali, i quali si rifaranno ben presto sulle spalle dei cittadini con vari tagli ai servizi e aumenti delle tariffe locali. Apriamo gli occhi, orsù! Che poi questo federalismo... a cosa serve se non a piazzare nei posti di comando locali amici e parenti? L'Italia sarà una confederazione di amici al potere, facenti capo a un unico potere mafioso centrale. Bella roba! Piuttosto, cerchiamo di mettere a fuoco il vero scopo della Lega che è la secessione (con inevitabile guerra civile), obiettivo che la Lega può raggiungere solo a piccoli passi, uno dei quali è proprio il federalismo che si nutre anche di una buona dose di razzismo.
Quella che ci viene proposta non è politica, ma autoreferenza continua! Propaganda! Se non ci fossero le televisioni a perpetuare il vacuum, questi 'signori' del Parlamento non sarebbero altro che inutili e anonime maschere di un teatrino in disuso per comparse dilettanti!
Cosa ci importa se Berlusconi e Bossi litigano con Fini? Era evidente che, prima o poi, si sarebbe aperta la questione 'federalismo contro unità nazionale', un ossimoro che vive da sempre in seno a questo governo e che è stato tenuto soffocato fino ad oggi. Non è che la prima parte di uno scontro più grande, ahinoi popolare. E' il preludio e la prefigurazione di quello che potrebbe succedere tra futuri nazionalisti e secessionisti. Bella prospettiva, davvero tragica! E allora perché questo non ci interessa più di tanto?
Noi pensiamo che per raggiungere l'obiettivo del vero cambiamento sia necessario andare oltre a queste fasi di passaggio e tenere sotto osservazione il fine ultimo, ciò per cui val la pena lottare. Perciò la questione non è soffermarsi sulle liti, ma su quello che dai litigi nascerà (o potrebbe nascere) e non è nulla di buono. Se vogliamo un cambiamento radicale, non possiamo perdere tempo a ragionare sui 'passaggi intermedi', occorre attivarsi subito affinché la commedia non si trasformi in tragedia, bisogna anticipare il finale per cambiarlo, saper leggere l'ultima pagina del copione e apportare le modifiche necessarie al testo o, meglio ancora, bruciare tutto il copione! Stop! Fine dei giochi! La commedia è finita! Attori a casa!
Ma se nonostante tutti i problemi gli italiani continuano ad assistere ai lazzi dei protagonisti in questo squallido teatrino, senza neanche intuire come sarà il finale (come la Storia ci ha insegnato), pagando caro il biglietto, allora è tutto inutile, nessuno fermerà il gioco e il potere costituito si autorigenererà in mille altre repliche.
Qui è tutto da sbaraccare, prendiamone coscienza! E facciamolo adesso, prima del finale tragico, prima che sia troppo tardi. Cosa pensate che faccia la mafia al potere? Beneficenza? Cosa pensate che faccia il potere politico costituito? Filantropia? Il potere, con i suoi apparati, è per sua stessa natura oppressione. Liberiamoci!

PS: date uno sguardo al nostro sondaggio, sotto il blogroll

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sabato 24 luglio 2010

La misura è colma

Il Paese è stanco e dice basta a questo governo. Un governo che il Paese non ha voluto. Un governo salito al potere grazie ai brogli elettorali e che si mantiene in vita attraverso una propaganda continua, martellante, ignobile. L'Italia brucia, l'Italia affonda, ma va tutto bene, la cruda realtà viene tenuta nascosta dal suono suadente dei violini di regime. Informatevi su internet, non sulle televisioni (finché è ancora possibile, perché la legge sulle intercettazioni ammazzerà l'informazione in rete).
Cricche e mafie hanno preso totalmente il potere, sono esse stesse il potere. I cittadini? Carne da macello, terreno di scontro politico, schiavi da sfruttare. Obiettivo finale del governo: arricchirsi a dismisura e controllare e opprimere tutto e tutti per mezzo di una dittatura.
Rimangono ancora pochi giorni per votare nel nostro sondaggio. Si trova sotto il blogroll. Buon voto a tutti.

giovedì 22 luglio 2010

L'indole violenta dello sbirro

Cosa spinge un uomo a commettere crudeltà contro un suo simile? E' evidente che per rispondere esaustivamente a questa domanda non sarebbero sufficienti tutti gli studi di psicologia e di sociologia, anche se, a dire il vero, la risposta potrebbe essere desunta facilmente da un altro nostro articolo (QUI). Ma se ci concentriamo su una sola categoria di persone, il campo d'indagine si restringe e si può quantomeno trarre qualche elemento di riflessione.
Il 20 luglio scorso abbiamo tutti ricordato il povero Carlo Giuliani, ucciso al G8 di Genova nel 2001 per mano del carabiniere Mario Placanica, ora serenamente in congedo, prosciolto per legittima difesa e uso legittimo delle armi (no comment) e abbiamo tutti ricordato anche il brutale comportamento di tutte le 'forze dell'ordine', la 'macelleria messicana' nella scuola Diaz, le violenze nella caserma di Bolzaneto, le cariche in via Tolemaide con armi improprie. Cosa ha spinto questi uomini a commettere tali atroci e violentissime azioni nei confronti di altri esseri umani? A Genova c'è stata una guerra. Ed è stata una guerra promossa soltanto dagli agenti, dietro ordini superiori precisi, infatti la popolazione non voleva e non gridava che 'pace'. E se ci sono stati dei facinorosi tra la gente, questo fatto non avrebbe mai potuto giustificare il dispiego di tutte quelle divise antisommossa, tutte quelle violenze indiscriminate, tutta quella sproporzione, tutta quella violenza. Senza considerare che i facinorosi (identificati come black bloc) non sono stati affrontati dagli agenti che, anzi, li hanno lasciati fare (erano agenti infiltrati? Non ci stupirebbe).
Agenti tutti pagati, certo, ma può un miserevole stipendio far commettere gli stessi crimini che sono avvenuti a Genova? Possono 1200 euro trasformare un essere umano -non in stato di disperazione personale- in un assassino? Quando questi agenti hanno ricevuto l'ordine di attuare tattiche di vera guerra, di usare armi improprie, di massacrare indiscriminatamente, financo a uccidere, hanno forse pensato che per 1200 euro ne valesse la pena? Se sì, dobbiamo quindi constatare quanto poco valore abbia la vita, l'onore e la coscienza di questi agenti, venduti per un pugno di euro. Se invece non è stato il danaro ad animarli, che cosa li ha spinti? Il senso del dovere? Di quale dovere si tratta? Quello nei confronti del rispetto degli ordini superiori? In questo caso siamo propensi a credere che gli agenti non siano neppure degli esseri umani, ma gente plagiata che accetta supinamente ogni tipo di ordine superiore, senza porsi la benché minima domanda o farsi alcuno scrupolo. La sicurezza dei cittadini è stata completamente disattesa, anzi, attentata violentemente proprio da chi avrebbe dovuto tutelarla. E allora come si spiega questa violenza (sempre più consueta, purtroppo)?
E' forse il caso di riflettere sull'indole di questi agenti. Un'indole malvagia, propria, innata, ma anche innestata, conseguenza e prodotto della metabolizzazione di un contesto culturale specifico e voluto. E quale sarebbe questo contesto culturale? Cosa hanno respirato, in questi anni, questi agenti, da portarli ad accettare benevolmente ordini di quel tipo e ad azionarsi di conseguenza? Non sarà che l'ideologia fascista -di cui è intrisa l'attuale società e a maggior ragione ogni tipo di corpo armato- abbia fatto da motore trainante? Forse per 1200 euro non si uccide, ma se a questi soldi si aggiunge anche l'ideologia malvagia del fascismo (con tutto quello che comporta essere fascisti), allora la spiegazione diventa plausibile.
E la denuncia va anzitutto ai media che in questi decenni non hanno fatto altro che innestare nei giovani germi di violenza, offrendo modelli educativi sbagliati, a cominciare dai cartoni animati, fino ai telefilm dove l'azione (violenta) è l'ingrediente principe, passando per i videogiochi, i fumetti, le figurine, le riviste che sponsorizzano nazismo e fascismo, soldatini da colorare, guerrieri da collezionare. Oggi i ragazzini si identificano nell'eroe più violento, parteggiano per il malvagio. Li avete mai visti due ragazzini che si salutano? Non si dicono soltanto ciao (se se lo dicono), ma si scambiano colpi di pseudo karate, facendosi anche male, ma ridendo.
Sappiamo che alcuni di voi diranno che anche la favola di Cappuccetto rosso è violenta, ebbene, è molto vero, ma chi ce lo dice che queste favole non siano state pubblicate per un subdolo scopo propagandistico? Pensate davvero che le case editrici ufficiali non siano mai state collegate al potere costituito, anche loro? Ad ogni modo, ai tempi di Cappuccetto rosso quasi nessuno parteggiava per il lupo (ingiustamente criminalizzato... e se questo non è un altro tipo di violenza...), mentre oggi in molti vorrebbero essere quel lupo o, peggio, il cacciatore che risolve con le armi tutta la faccenda.
E' questo l'ambito culturale in cui i giovani crescono e sono cresciuti negli ultimi decenni e sarebbe da approfondire l'argomento. E dove poter trovare, allora, un lavoro che soddisfi questa indole violenta, se non nelle forze armate? Appare chiaro che l'esecuzione di un ordine superiore, ancorché inumano e posto su questa base culturale, porta l'agente a compiacersi persino dei suoi atti violenti, oseremmo dire che non aspetti altro che ricevere quegli ordini. Quando non ne riceve, trova comunque il modo di dar sfogo a questi impulsi, come nei casi di pestaggi arbitrari o di omicidi in cella.
Si obietterà che stiamo generalizzando, alcuni di voi potranno dire che non tutti gli agenti sono così, che ovunque ci sono le mele marce, e bla bla bla... Noi però non abbiamo ancora visto o conosciuto un solo sbirro che si sia rifiutato di fare violenza, soprattutto dietro ordine superiore, soprattutto al G8 di Genova del 2001. Ed erano tanti, troppi. Se avete un familiare, un amico in divisa, ponetegli questa domanda: se tu ricevessi l'ordine di usare violenza, con tutto quello che questa violenza può comportare, anche la morte di un cittadino, saresti disposto ad eseguirlo?
Dato che il video postato qui sotto è stato censurato (non avevamo dubbi che ciò accadesse) perché mostrava le inaudite violenze compiute dalla polizia al G8 di Genova, allora vi facciamo leggere ciò che dice un carabiniere in merito al loro sistema di agire (e di pensare), e questo ci dà la risposta tecnica e addirittura scientifica alla domanda iniziale. Inquietante. LEGGI QUI.



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mercoledì 21 luglio 2010

Le emergenze che non vi raccontano

Da alcuni giorni c'è un ragazzo sul tetto del cie di Corso Brunelleschi. E' un prigioniero. E' un condannato a morte da questo Stato. E' uno dei tanti, uno dei troppi condannati che ha deciso di lottare e lo fa in questo modo per opporsi alla deportazione forzata in Tunisia, voluta dal nostro governo, dopo mesi di torture nel cie.
Si chiama Habib-Sabri, una persona come noi, un ragazzo come tanti, con l'unica colpa di essere stato definito 'clandestino' da una legge italiana razzista. E' emergenza al cie di Torino, ma anche in tutti gli altri lager di Stato. Questi lager vanno abbattuti! E' già stato appiccato il fuoco, ci sono rivolte e scontri praticamente ogni giorno e tempo fa abbiamo anche denunciato la distribuzione di farmaci scaduti da parte della Croce Rossa. Sono queste le emergenze che non vi raccontano. E quando in tv se ne parla, non si dice mai la verità, non si dice che queste persone sono perseguitate, che hanno bisogno di protezione e di asilo politico, che nei loro Paesi rischiano di finire impiccati per colpa di leggi barbare, inumane. Si pone invece l'accento sempre sulla loro condizione di 'clandestini' e sulla loro presunta colpevolezza per qualcosa. Ma quel 'qualcosa' è solo una legittima voglia di libertà e di convivenza civile. Niente da fare, chi si ribella all'oppressione di Stato viene arrestato. Occorre creare le condizioni per una vita migliore, per un'integrazione proficua e pacifica, anziché risolvere la questione con le prigioni e le condanne a morte. Ma gli Stati si guardano bene dal creare società solidali e libere; se lo facessero, gli Stati e i governi non avrebbero motivo di esistere, così come tutte le polizie. Perciò è meglio creare divisioni e guerre, propagandare l'odio, far credere che queste persone sono dei criminali. Criminali sono invece tutti i governi del mondo. E sanno di esserlo.
Habib ha ricevuto tre lettere dai reclusi del cie di Gradisca, tre testimonianze di solidarietà e di incoraggiamento:

Caro Habib,

siamo tutti con te e facciamo tutto il possibile da Gradisca. Stiamo lottando per combattere questa legge che non deve esistere, e facciamo il possibile. Molti di noi siamo in sciopero della fame, non vogliamo avere niente a che fare col direttore e le guardie, noi non vogliamo niente da loro.
In tanti ci tagliamo ogni giorno come forma di protesta perché i Cie devono essere rasi al suolo. Sappiamo che sei li da più di trenta ore; non ti preoccupare, tieni duro perché siamo molto vicino a te e sappiamo che la tua lotta è anche la nostra lotta. Sappiamo che il Cie di Brunelleschi è un Cie che fa schifo. Il tuo gesto è molto coraggioso, tieni duro, stiamo tutti lottando e pregando per te, speriamo che non ti succeda niente, non sei da solo. Vogliamo anche ringraziare tutti quelli che da fuori ci stanno sostenendo per distruggere questi campi di concentramento.
È molto importante sentirvi vicini. Ci aiutiamo a vicenda dando una mano a questo ragazzo.

I reclusi di Gradisca - Sezione rossa

Ti auguriamo di resistere
Libertà per tutti e siamo tutti con te Habib e contiamo su di te. Grazie mille per questo tuo gesto ti auguriamo al più presto la libertà, a te e a tutti noi.

I reclusi di Gradisca - Sezione blu


Caro fratello tunisino,

ti chiediamo di resistere e non mollare finché ottieni la libertà. Quello che stai facendo tu lo stai facendo anche per tutti noi extracomunitari, sopratutto x gli algerini e i tunisini che stanno subendo questo nuovo decreto per facilitare le deportazione. Siamo sicuri che puoi resistere ancora, solo così potrai ottenere la libertà. Siamo tutti con te nel bene e nel male. Anche noi abbiamo lottato e stiamo lottando per te e per tutti noi. Sabato abbiamo fatto la protesta e tre di noi sono già in libertà. Noi non ci fermeremo qua finché non otterremo i nostri diritti di esseri umani e finché non distruggeremo questi lager. Ringraziamo tutti i solidali che li sotto stanno lottando per lui e per tutti noi. Libertà per tutti.

I reclusi di via Corelli - sezione C maschile e settore femminile

Il presidio permanente continua. Giovedì, 22 luglio 2010, ci sarà un corteo che partirà alle ore 21 dal centro di Torino e arriverà al cie di Corso Brunelleschi. Andiamo in tanti.

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martedì 20 luglio 2010

lunedì 19 luglio 2010

Il 'Martirio di San Lorenzo' non è di Caravaggio!

E' stata una delle principali notizie di ieri, 18 luglio 2010, urlata a gran voce dalle pagine dell''Osservatore Romano' e ancor di più dalle televisioni: 'scoperto nel quarto centenario un nuovo Caravaggio'. Salvo poi inserire nel testo qualche 'forse' a titolo cautelativo, ma che non ha smorzato gli entusiasmi di Lydia Salviucci Insolera (docente di Storia dell'Arte presso la Pontificia Università Gregoriana) che osa persino accostare quest'immagine (chiamarlo quadro ci è impossibile) alla 'Conversione di San Paolo' o a 'Giuditta e Oloferne', ambedue realmente di Michelangelo Merisi da Caravaggio.

Attribuire a Caravaggio quella specie di crosta è un'eresia, un insulto all'Arte e al genio della pittura seicentesca, una palese dichiarazione di incompetenza. Si vede chiarissimamente che non appartiene al Maestro lombardo e neppure al Seicento. Forse si è voluto forzare la mano, offrire al pubblico una notizia eclatante proprio nel giorno del IV centenario della morte di Caravaggio, incoraggiare le celebrazioni... ma allora il clero avrebbe potuto pagare un artista migliore per eseguire un falso più decente e credibile.
Fare un'indagine iconografica e iconologica della crosta in questione ci sembra troppo, ma visto che viviamo in un'epoca di scarsa cultura del bello artistico, è il caso di far notare alcuni segni che testimoniano la falsità di questo 'Martirio di San Lorenzo'.
Partiamo dal generale, dalle masse corporee. La sproporzione dell'avambraccio destro è evidente, ma è ancora più evidente l'errore di inserzione al corpo di quel braccio; tra il deltoide e il collo non c'è spazio, sembra che tutto il braccio sia un elemento estraneo e appiccicato al corpo, a mo' di collage. Quel deltoide, poi, si allunga troppo verso il basso procurando al braccio una torsione innaturale, come innaturale è l'incontro tra il bicipite e il deltoide. La mano è troppo scarna per quel tipo di corporatura e il pollice è troppo lungo rispetto alle altre dita. L'altra mano, quella sinistra, dovrebbe essere più grande rispetto all'altra per effetto prospettico, invece è palesemente più piccola. Anche il torso presenta errori grossolani, uno fra tutti: la linea del petto non gira naturalmente verso il costato, non si attacca alla zona addominale, se non ci fosse il braccio a coprire il petto, si vedrebbe più chiaramente l'errore del muscolo pettorale penzolante. Il volto non ha nulla di Caravaggio, è appiattito sul davanti, la mascella non ha massetere, la bocca è un foro irregolare incorniciato da labbra storte (effetto dolore? Ma l'angolo del labbro superiore ride!). Le sopracciglia non hanno alcun movimento espressivo, neppure una ruga, nonostante il momento lo richieda, a prescindere dall'età dell'uomo. All'orecchio manca una parte di padiglione (l'elice non prosegue verso il lobo, in natura potrebbe anche esistere, ma non si è mai visto in Caravaggio). Tutta la testa, collo compreso, sembra anch'essa un elemento a sé, un corpo estraneo incollato al tronco e incassato a forza nella zona clavicolare.
Osserviamo quella specie di panneggio. Dire che appartenga a Caravaggio è un'offesa difficilmente perdonabile. E' un vero pasticcio, un agglomerato di budelli, un insieme di pieghe malfatte e senza alcun senso che tentano invano di dare corpo al tessuto (non dovrebbero essere le pieghe a fare il tessuto, ma quest'ultimo a fare le pieghe!).
Se ci soffermiamo sullo stile, notiamo davvero un'ingenuità che non fa certo onore a Caravaggio. Gli elementi caratteristici del Maestro lombardo, cioè la luce e le ombre, qui sono trattati con una superficialità disarmante. L'ombra è diventata uno stereotipo. In Caravaggio, luce e ombra costruiscono i volumi, qui invece sono elementi applicati. Osserviamo l'incidenza della luce sulla coscia, precisamente sul muscolo 'retto femorale', notiamo che questo muscolo sparisce, lasciando il posto a una sorta di carena di barca! Dov'è la perfezione di Caravaggio? Dov'è il suo realismo?
L'Osservatore Romano dice che si tratta di 'un dipinto stilisticamente impeccabile'. E' mai possibile che l'immenso patrimonio artistico in mano al clero non abbia contribuito a formare un minimo di competenza e amore per l'Arte a preti , vescovi e insegnanti al loro servizio? Davvero siamo diventati un popolo imbarbarito fino a questo punto? O il 'dover di propaganda' è riuscito persino a disonorare l'Arte e i suoi autentici geni? Per fortuna di quest'immagine non si parlerà mai più. Ne siamo certi.

AGGIORNAMENTO DEL 27 LUGLIO 2010
Alla buon'ora! 'Accademici ed esperti' ammettono che la crosta non è un Caravaggio.

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venerdì 16 luglio 2010

Addio Internazionale

Il sistema capitalistico non ammette l'umanizzazione del lavoro e neppure l'applicazione del 'progresso' per migliorare le condizioni dei lavoratori e delle classi medie e basse. Questo dev'essere detto a chiare lettere, perché è da qui che parte il filo che conduce alla comprensione del panorama che si sta dischiudendo sotto i nostri occhi, in Italia e non solo, sul versante dei diritti del lavoratore. Ancora di più si dovrà dire che proprio l'esistenza del capitalismo ha causato la divisione della società in classi. E riguardo al concetto di 'progresso' qui dovrà essere inteso come potenzialità di sviluppo in termini umani, uno sviluppo che il capitalismo non ha mai voluto considerare, non a caso.
Stiamo assistendo a una involuzione culturale e di coscienza che sta concedendo ai capitalisti ogni sorta di privilegio e promuovendo il ritorno allo stato di schiavitù per tutti i lavoratori. Segnali allarmanti e precisi (istat) ci informano che la classe media sta già confluendo in quella più povera. E' la conseguenza logica di una politica volta al dominio e allo sfruttamento della massa lavoratrice.
E' anche capitato, in certi periodi storici, che questo tipo di politica abbia offerto al lavoratore l'occasione di elevarsi economicamente (boom economico), ma questi brevi passaggi si sono rivelati indispensabili per il capitalismo stesso, non nascono dal caso, è stato il capitalismo stesso a concepirli, a volerli, per un proprio tornaconto. Il lavoratore ha finito sempre col vedere la curva del proprio benessere economico (e dei propri diritti) ridiscendere inesorabilmente. Noi stiamo attraversando questa curva, ci siamo dentro.
La questione di Pomigliano è esemplare. Il ricatto di Marchionne ai lavoratori della Fiat è quanto di più lucido si possa trovare per illustrare la parabola discendente dei diritti dei lavoratori. Diritti ottenuti per merito di lunghe e sanguinose lotte. Oggi, buona parte di questi diritti sono stati distrutti nel breve volgere di una votazione, di un ricatto. Ma non è l'unico caso, oggi. Le conseguenze di quel ricatto stanno facendo scuola e già altri imprenditori chiedono (obbligano) ai lavoratori sacrifici, in cambio di salari più bassi, pena il licenziamento. Chi ha votato 'sì' al ricatto di Marchionne ha deposto la pietra tombale sui diritti di tutti i lavoratori italiani. Ma non diamo direttamente la colpa a quella parte di lavoratori che ha votato 'sì', perché era solo questione di tempo e lo stesso ricatto sarebbe ricomparso, altrove. Non è un mistero il fatto che Berlusconi, da sempre, voglia mettere mano allo Statuto dei Lavoratori, segnatamente sull'Articolo 18, quello relativo al licenziamento senza giusta causa. Da ciò si intuisce il disegno nefasto di trasformare gli attuali lavoratori in una sottospecie di categoria ricattabile, lavoratori indifesi, alla stregua di quelli che ancora nel 1866 scioperavano per le otto ore lavorative. Ecco, siamo ritornati indietro nel tempo, alla Prima Internazionale, cancellati 150 anni di lotte per i diritti!
I lavoratori che oggi credono di possedere dei diritti, devono pensare che questi ultimi sono davvero pochi se posti in relazione alle loro vere e umane esigenze. Nessun imprenditore e nessun regolamento aziendale può ancora dimostrare di aver reso il lavoratore una Persona, soprattutto libera. Semmai è vero il contrario: l'industria, l'economia, il capitale, l'imprenditoria, la finanza... hanno allontanato il lavoratore dalla sua dimensione più umana. Non basta respirare e mangiare per dire di essere vivi e liberi. Ma c'è di più. Se da un lato il sistema capitalistico e neoliberista vuole ottenere un'unica classe lavoratrice priva di diritti e a salari da fame, questa classe deve anche essere divisa sul piano ideologico, altrimenti potrebbe rivelarsi dannosa per il sistema (l'unione fa la forza). A questo scopo vengono create le condizioni per far nascere dissidi tra i lavoratori, tra le loro categorie: la guerra fra poveri. Tali dissidi comportano la disgregazione della forza collegiale, la disunione nelle lotte che dovrebbero essere comuni, l'annullamento della coscienza di classe. Questo piano diabolico della classe dominante è già una realtà.
Ricostituire una coscienza di classe, oggi, sarebbe auspicabile, ma la curva dei diritti è ancora in piena fase discendente e non si arresterà. Quello che è necessario fare, adesso, è conoscere, non dimenticare, parlare di cosa sono state le lotte dei lavoratori, di come sono stati conquistati i loro diritti. Non si può ignorare, ad esempio, che quando si parla di Internazionale, si vuol intendere anzitutto 'Associazione Internazionale dei Lavoratori' e già questo ci fa capire quanto siamo lontani oggi da quella presa di coscienza globale, da quelle lotte comuni. Oggi troviamo piuttosto associazioni locali di lavoratori che, quando va bene, si riconoscono in albi nazionali che rappresentano, ognuno, una sola categoria di lavoratori. Albi e associazioni che non producono tutele effettive, non promuovono lotte, sono semplicemente registri, testimoni di una frantumazione della coscienza di classe. E il sindacato?
Il sindacato non c'è più, nell'accezione originaria del termine. Se un tempo il sindacato era davvero l'anima dei lavoratori, oggi anche il sindacato si è diviso in decine di sigle spesso in lotta e in competizione fra loro. In molti casi i sindacati hanno preso accordi con i governi e siglato intese con questi ultimi, a danno dei lavoratori. E non è raro vedere ex sindacalisti seduti in Parlamento o addirittura al governo. Noi abbiamo assistito, soprattutto negli ultimi tempi, a scioperi assolutamente inutili sotto il profilo dell'efficacia, scioperi opportunistici e anche lesivi per certe categorie di lavoratori. Se un tempo chi lavorava faceva anche il sindacato e lo difendeva dagli attacchi del potere, oggi esistono lavoratori iscritti che strappano la loro tessera sindacale. Anche questo è segno distintivo di un'epoca in declino per i diritti di tutti i lavoratori.
Quindi prepariamoci a una discesa sempre più ripida. E a questo punto non possiamo far altro che augurarci due cose: che sia una discesa veloce oppure che la caduta di questo governo possa quantomeno arrestare il processo di schiavizzazione della classe lavoratrice.

PS. mettetevi il cuore in pace, siamo schiavi, solo che esserne consapevoli ci rende potenzialmente abili per una qualche reazione. Notizia di adesso: si andrà in pensione a 70 anni (QUI)

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giovedì 15 luglio 2010

Il popolo Mapuche si lascerà morire di fame per i propri diritti

I Mapuche stanno subendo da molti anni una ferocissima repressione da parte dello Stato cileno e dei suoi apparati politici, amministrativi, giudiziari, militari. L'obiettivo dello Stato cileno è quello di estinguere questo antico e nobile 'popolo della terra' (trad. da Mapuche). A questo popolo è già stato sottratto gran parte del loro territorio, della loro terra, il loro sostentamento. Evidentemente al Cile questo ancora non basta. Il regime di Pinochet è ancora presente in Cile, nei fatti.A fronte di anni di torture, di ingiustizie continue, di assassinii da parte dei carabinieri, di sparizioni, di rapimenti, di espropriazione del territorio e di soppressione dei loro diritti, il popolo Mapuche ha deciso, tragicamente, di lasciarsi morire di fame, se non verranno esaudite le loro legittime richieste:
1) Fine dell'applicazione della legge antiterrorismo (con la quale il governo autorizza se stesso a compiere abusi di ogni sorta sui Mapuche).
2) Fine dei processi nei tribunali militari, nelle cause che li riguardano.
3) Liberazione di tutti i prigionieri politici Mapuche, rinchiusi nelle carceri cilene.
4) Smilitarizzazione dei territori ove i Mapuche rivendicano proprietà e diritti politici.
Facciamo notare, per inciso, che il popolo Mapuche è stato vittima di una depredazione del territorio anche da parte di Luciano Benetton, il quale, strappando le terre a questo popolo, ha potuto impiantarvi le sue aziende di allevamento di ovini e bovini. Noi non vestiamo Benetton e non compriamo nei suoi autogrill, e se ci troveremo su un'autostrada con un buco allo stomaco, penseremo allo sciopero della fame intrapreso oggi dai Mapuche.
Il governo cileno non ammette neppure riprese video che riguardano le proteste dei Mapuche, anche due italiani sono stati arrestati per questo motivo.
I Mapuche esortano il loro popolo a mobilitarsi e a lottare per la loro giusta causa, per i loro sacrosanti diritti, per la loro stessa sopravvivenza. L'ONU e le organizzazioni umanitarie sono, da sempre, al corrente di tutto. Adesso saranno responsabili anche dell'estinzione di un popolo intero. Noi speriamo di no.

Per saperne di più sulle modalità di sterminio programmato dei Mapuche clicca qui
Vedi anche 'rete di solidarietà internazionale con il popolo Mapuche (QUI)

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mercoledì 14 luglio 2010

Respingimenti: il video che sbugiarda Maroni e tutto il governo

Cos'è che diceva Maroni circa i respingimenti? Ah, sì: 'non è dimostrabile che i reclusi di Braq sono stati respinti dall'Italia'. Beh, adesso è tutto dimostrabile, grazie al video qui in basso.
Una nave della Marina Militare italiana a 30 miglia da Lampedusa soccorre 82 migranti. Che fare? Portarli in Italia e aiutarli? Figuriamoci! Meglio portarli in Libia, là sì che staranno benone, nella prigione di Brak. Ma che nessuno lo sappia!
Così le 82 persone sono state 'gentilmente accompagnate' in Libia. Già, ma facendo credere loro che stavano andando in Italia! Undici di loro sono già nella terribile prigione di Brak. Si conoscono i nomi di coloro che hanno effettuato il... chiamiamolo così, salvataggio e anche quelli degli 11 prigionieri a Brak. Le loro facce sono visibili nel filmato. Buona visione.



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G8 di Genova: condannati quattro poliziotti

Gli agenti di Polizia Luciano Beretti, Marco Neri, Simone Volpini e Antonio Cecere sono stati condannati in Appello per aver arrestato illegalmente due pacifisti spagnoli che, in piazza Manin, manifestavano al G8 di Genova del 2001. Quattro anni di reclusione per i primi tre agenti, mentre per Antonio Cecere la condanna è di 4 anni e 8 mesi, perché recidivo. La sentenza ribalta quella del primo grado.
Intanto si avvicina il 20 luglio e la comunità civile ricorda Carlo Giuliani (22 anni, ucciso dallo Stato in Piazza Alimonda) attraverso varie manifestazioni promosse da numerose associazioni.
La condanna di questi agenti, sommate a quelle relative alle torture avvenute nella caserma di Bolzaneto e alla scuola Diaz, dimostra chiaramente che in quel G8 vi fu un'intenzione assolutamente repressiva e premeditata delle forze dell'ordine contro i manifestanti. Ma noi che siamo popolo, non avevamo bisogno di queste sentenze per affermare che a Genova è stata compiuta un'azione di guerra efferata contro i pacifisti. E a organizzare i massacri furono Claudio Scajola, Gianfranco Fini, Roberto Castelli, Spartaco Mortola, Gianni De Gennaro, Vincenzo Canterini, Marco Minniti , Francesco Colucci, Francesco Gratteri, Giovanni Luperi. Queste sono le persone che hanno guidato le operazioni criminali degli agenti, ma che adesso occupano le posizioni più rilevanti nelle istituzioni per colpa di promozioni loro offerte dai partiti di destra e di sinistra, subito dopo il G8.
Nove anni sono passati da allora, ma per noi che siamo popolo, l'azione del tempo non basta a farci dimenticare.

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martedì 13 luglio 2010

Se questo è un governo

Ora ditemi voi se questo è un governo! Ma ci rendiamo conto che qui siamo al delirio di una classe dirigente che fa quel che gli pare e che pretende pure di avere ragione? Quanti di voi, ad esempio, si sentirebbero di affermare che il governo sta occupandosi dei bisogni reali dei cittadini? Un governo che si è insediato (non sappiamo bene come) per sfuggire alle manette, premier in testa, non può certo pensare ai problemi della gente. La gente? E che cos'è la gente se non carne da macello e mero strumento di arricchimento dei politici?
Ditemi voi se questo è un governo, dove gli inciuci con il mondo dell'imprenditoria, dell'economia e dell'industria rivelano esattamente quanto detto sopra. La manovra economica che chiamano anche 'correttiva' è l'ennesima dimostrazione dell'arroganza del governo nei confronti delle classi medie e basse e... fosse 'solo' la manovra economica! Miliardi di euro, tutti nostri, non servono certo per risanare o potenziare i servizi, bensì per acquistare cacciabombardieri, ad esempio. Miliardi di euro, tutti nostri, regalati a una cricca di ****** che osano anche insultare chi da sempre paga regolarmente le tasse, ad esempio i lavoratori ('fannulloni') del pubblico impiego. E' ovvio, gli schiavi vanno anche insultati e i veri schiavi sono anche contenti di essere sviliti.
Dite se questo è un governo, che sopravvive soltanto grazie alla propaganda televisiva, che vuole impossessarsi dell'unico potere che gli manca (giudiziario), che imbavaglia le voci di verità, che emana editti bulgari, che non discute le leggi in Parlamento e le affida ai 'decreti urgenti' o ai voti di fiducia, che va a puttane con i nostri soldi! Il governo del fare soldi è in piena rotta, sono stati affidati incarichi di prestigio ad amici e parenti, perché tutto in famiglia rende di più, assicura buoni stipendi e offre garanzie di omertà assoluta. Sono tutti ricattabili e perciò sono solidali tra loro. La gente? Cos'è la gente? Com'è lontana la gente!
Ditelo chiaramente se questo è un governo, dite se nella vostra vita avete mai visto niente di simile. L'Aquila geme ancora, ma non si deve sapere, chi protesta viene picchiato e denunciato, 30 mila terremotati sono ancora fuori, ma nessuno deve saperlo, la ricostruzione non c'è, ma ci sono in previsione le tasse da far pagare a tutti i terremotati. Le case già distribuite, insufficienti, sono servite per la propaganda di regime. Spenti i riflettori, il nulla! E che ne è degli alluvionati di Giampilieri? Sono ancora là, aspettano in un territorio ancora distrutto, in attesa di quell'aiuto che non arriverà, anche se ne hanno il diritto. Ma c'è il ponte sullo stretto a cui pensare, una grande priorità, senza la quale gli abitanti di Giampilieri non potrebbero davvero vivere. Quelli sì che sono soldi pubblici spesi bene! Tutto alla mafia.
Se questo è un governo secondo il quale il pensiero per il futuro del Paese è prioritario, allora bisognerà comprendere la ragione del taglio di 8 miliardi alla scuola pubblica e il contestuale licenziamento di 150 mila lavoratori (il più grande licenziamento di massa, taciuto per benino) che tutti i giorni svolgono un lavoro nobile per il futuro del Paese. Ma anche i docenti sono stati presi a maleparole da questo governo, oltre che essere stati licenziati e, i rimanenti in cattedra, depredati del potere d'acquisto (stipendi da fame, vergogna dell'Europa) e della dignità. Ma ci consoliamo tutti, perché ci fanno sapere che noi stiamo meno peggio degli altri Paesi d'Europa. Falso anche questo.
Agevolare il precariato, il licenziamento, la privatizzazione, infischiarsene dei nostri referenda (contro il nucleare, ad esempio) e degli articoli della Costituzione, ordire trame corruttive per accaparrarsi la fiducia di tizio o di caio, sfuggire ai processi con leggi ad personam e avere le mani in pasta negli affari più loschi della Nazione, promuoverli persino, e dopo offrirsi alle telecamere con l'animo ipocritamente candido di colui che 'non era a conoscenza' (Scajola, ad esempio) e sostenere di essere uno stinco di santo... ditemi se questo è un governo!
E se per voi questo è un governo, almeno, per favore, non chiamatela più democrazia!

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Qual è il destino degli italiani?

Nell'agenda degli obiettivi di questo governo non sono contemplati i diritti del cittadino, se non per eliminarli del tutto. Ogni settore della società sta subendo un'aggressione continua da parte di questi politici che, presi tutti insieme, formano una banda per delinquere di eccezionale malvagità; presi uno ad uno, risultano, nel migliore dei casi, individui con turbe mentali e manie di grandezza.
Quest'agenda degli obiettivi non è altro che l'espressione dei principii delle destre.
Cari lettori, quando qualcuno vi domanderà cosa voglia dire 'destra', basta pensare a quello che sta accadendo in Italia e rispondere a colpo sicuro. E dovrebbe essere compito della Scuola quello di insegnare, con estrema chiarezza, quali sono i principii fondamentali di ogni parte politica.
Quindi, dicevamo, questo governo sta attaccando ogni settore della società e, contestualmente, sta distruggendo i diritti dei cittadini, anche quelli fondamentali, come il diritto di essere informato o quello di avere una giustizia uguale per tutti. Ma anche il diritto di essere 'persona', secondo i principii della destra, deve essere ucciso, perché il cittadino non deve possedere una coscienza critica, sarebbe deleterio per qualunque tipo di regime autoritario. Il cittadino cosciente è infatti un potenziale cittadino ribelle, capace di dar fastidio alla politica e di far riflettere anche gli altri cittadini, meglio mantenerlo nell'ignoranza e dimostrargli che c'è qualcun altro che si prende cura di lui, che pensa per lui (vita comoda per gli italiani imbecilli, che abboccano facilmente).
Ma allora, dopo che questo regime di destra avrà modificato tutto, dopo aver annullato tutti i diritti dei cittadini, dopo che la propaganda avrà finito l'azione di convincimento e passerà all'azione di mantenimento, dopo che il Paese sarà stato deturpato completamente e lasciato nelle mani delle mafie, dopo che anche gli ultimi bastioni di resistenza saranno stati conquistati (con la forza, è ovvio), dopo che polizia ed esercito saranno diventati persino elementi dell'intima moralità, dopo che la Chiesa avrà imposto il crocifisso in ogni sgabuzzino delle scope, dopo che ogni posto di dirigenza sarà stato occupato dagli amici e dai parenti dei mafiosi (complice il federalismo), dopo che ogni strada che conduce nel giusto sarà stata sbarrata ad ogni singolo cittadino onesto, ci chiediamo: cosa succederà all'Italia e agli italiani?
La domanda è lecita, dal momento che il popolo italiano non è in grado di fare una Rivoluzione. E la Rivoluzione sarebbe l'unica soluzione, già adesso, perché nessuno ci tirerà fuori dal baratro, nè l'Europa, nè altri. Oggi ci sono tutte le condizioni per far tuonare le istituzioni sovrannazionali, ma tutti dormono. D'altra parte, dovrebbe toccare a noi muoverci per cambiare questo stato di cose, ora! Ma adesso è il tempo della propaganda, è il tempo dei Minzolini, il cittadino è concentrato a seguire le menzogne e le idiozie della tv, non chiedetegli di reagire, non sa farlo e non vuole neanche provarci. E quelli che provano a scendere in piazza ricevono puntualmente trattamenti ignobili, vengono oscurati dalla tv, vengono manganellati dalla polizia, accusati dalle procure e persino arrestati. I numerosi esempi di protesta (che ci sono) rimangono isolati, non v'è coesione tra le categorie di lavoratori, i sindacati si sono venduti da molto tempo e il governo non ha orecchie che per se stesso. In questo quadro desolante, ogni italiano pensa al proprio orticello ed è ben lungi dal pensare a una Rivoluzione. L'Italia è ancora più divisa di quanto non lo fosse ai tempi degli staterelli in mano alle mafie istituzionalizzate. Bisogna ancora fare gli italiani, non c'è dubbio, ma non attraverso la tv (televisivamente parlando gli italiani sono unitissimi, 'da Trieste in giù', appunto), ma per mezzo di un percorso pedagogico di coscienza e di conoscenza del sè in rapporto agli altri e individuando gli obiettivi comuni da raggiungere, primo fra i quali, l'individuo come essere autonomo e solidale, nel tessuto della società di cui fa parte.
Ci auguriamo che gli italiani si organizzino al più presto per ribaltare questo regime. Occorre un moto d'orgoglio, ma soprattutto pensare che la lotta di un singolo è la lotta di tutti, perché riguarda il futuro della società, cioè quella dei nostri figli. Ma se lottare vuol dire desiderare un altro governo, beh... allora è sempre tutto inutile. Non votare è l'unica vera rivoluzione (leggi)

PS. Vi ricordiamo di esprimere un giudizio nel sondaggio che trovate sotto il blogroll

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lunedì 12 luglio 2010

Appello ai registi italiani

Quello dell'intercultura, almeno nel cinema italiano, non è mai stato un tema di spicco, ben altri temi fanno la parte del leone, soprattutto in televisione. In questa società che si appresta a divenire multiculturale, dove già esistono segni di sincretismi evidenti, ma anche contrasti, non si possono ignorare certi argomenti relativi ai problemi di quelle persone che tentano di giungere in Italia dai Paesi più poveri. Per la maggior parte dei casi, si tratta di vicende dolorose che rimangono nascoste, storie di viaggi della speranza, di fughe dall'orrore, di torture, di persecuzioni, di ingiustizie... E non si possono ignorare neppure certi atteggiamenti dei governi o certe leggi che agiscono su più fronti contro i diritti dei migranti e che innestano nelle coscienze degli italiani germi di ignobile razzismo.
L'Italia è sempre stata considerata una terra accogliente, ma da molti anni stiamo subendo una propaganda che non mira certo alla formazione di coscienze rispettose e civili. I mezzi di comunicazione di massa, compreso il cinema, sembrano restii a far emergere certe realtà che, alla fine, sono storie di uomini e di donne in cerca di una migliore condizione di vita, storie appassionanti perché appassionate, cariche di amore, ma anche di sopportazioni estreme, dove l'unico filo che tiene queste persone legate strette allo scoglio della vita è la speranza.
Fra le tante, troppe storie tormentate di migranti in cerca di libertà e serenità, ne ho letta una che mi ha particolarmente colpito, è la storia di Yonis Abdi Hassan, 26 anni, giornalista del quotidiano 'Al Fari Jadiid', sposato e con una piccola figlia. Leggendo la storia del suo tragico viaggio verso l'Italia (una storia raccontata in prima persona), non ho potuto far altro che rimarcare la colpevole assenza di questi temi nel nostro cinema. Se la gente conoscesse la storia di Yonis, come quella di molti altri rimasti anonimi, maturerebbe un altro tipo di coscienza, certamente più incline alla comprensione. La storia di Yonis è di per sé un soggetto cinematografico realista, il suo racconto è stato ripreso dal quotidiano 'la Repubblica', stampato in un articolo di Carlo Ciavoni dal titolo 'L'Odissea dei profughi somali, le botte in Libia, la miseria in Italia' . E' una storia che merita di essere presa come esempio per un cinema che auspico più attento a questi temi.
Esorto gli sceneggiatori e i miei colleghi registi, ma anche i soggettisti e i produttori, a farsi promotori di un cinema capace di contrastare la deriva xenofoba imposta da questo governo, innestata per lo più a colpi di propaganda televisiva. Se -come diceva qualcuno- 'il cinema è l'arma più forte', facciamo che lo sia, al di là della potenza moderna della TV, per uno scopo più nobile e umano.

Leggi la storia di Yonis
'Come un uomo sulla terra' (uno dei pochissimi film sul tema)

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domenica 11 luglio 2010

Scandalo Cie: la Croce Rossa, i suoi farmaci scaduti e i messaggi dei reclusi

C'era stata una manifestazione, ieri, 10 luglio 2010, davanti al cie di Corso Brunelleschi a Torino. Una delle tante manifestazioni per dire NO a questi lager di Stato, dove avvengono torture quotidiane. E ieri, i manifestanti al di fuori delle gabbie hanno ricevuto vari messaggi scritti dai reclusi, messaggi inseriti dentro palle da tennis e poi lanciate al di fuori. Ve li facciamo vedere. Il primo messaggio è scandaloso e dimostra come almeno in questo cie di Torino, la Croce Rossa utilizzi medicinali scaduti da due anni!

('Io sono il ragazo con il problema del asma. Questa è l'itichetta del medicina scaduta. Chiamami subito')


('Ciao ragazzi. Vi prego di poter andare al Console. Pregatelo di non venire al CIA. Grazie tanto.')
('Desolato, non parliamo italiano, arriviamo adesso da Lampedusa. Un grandissimo grazie, fratelli miei')
('Grazie per il vostro sostegno morale. Viva l'umanità. Libertà')fonte

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sabato 10 luglio 2010

ddl c.3493, ovvero, come equiparare un diploma alla laurea

Pdl vuol dire davvero 'popolo della libertà'. Bisogna solo intendersi su cosa voglia dire quel tipo di 'libertà'. E' su questo punto che la destra al governo rivela la sua vera feccia... pardon... faccia. Libertà di fare quel che ci pare? Esatto! come la libertà di fare una legge che possa permettere ai geometri e ai periti industriali (diplomati) di fare gli architetti (laureati).
Parliamo del disegno di legge che Daniele Toto (foto) ha presentato alla Camera il 20 maggio 2010 e che recita:
'Disposizioni in materia di competenze professionali dei geometri, dei geometri laureati, dei periti industriali con specializzazione in edilizia e dei periti industriali laureati nelle classi di laurea L-7, L-17, L-21 e L-23, nonché di pratica professionale e accesso all'albo dei geometri'
Potete ben immaginare da soli cosa potrebbe succedere se questo ddl venisse approvato (immaginate un'infermiera autorizzata per legge a trapiantare cuori), quanti manufatti architettonici, in futuro, potrebbero resistere al primo colpo di vento? Ma al di là dell'aspetto tecnico, relativamente al quale anche i bambini capiscono che non v'è paragone che tenga tra un geometra e un architetto (o un ingegnere), è il lato morale di tutta la faccenda che ci indigna. Qui stiamo parlando di un tizio che milita nel Pdl e che, con disinvoltura estrema, vuole equiparare per legge un diploma a una laurea! Va bene che alla destra non è mai importato nulla dello studio e della cultura, ma questo ci sembra davvero troppo, anche se non ci stupisce (se pensiamo a una Gelmini ministro dell'Istruzione Pubblica, ad esempio, o a una Carfagna...).
I dubbi e le domande si fanno strada da soli: a chi gioverà questa legge, in particolare? E diciamo 'in particolare' non a caso, perché di fronte a un governo di leggi ad personam, non vorremmo che anche questo ddl fosse stato pensato per favorire qualcuno in particolare, diciamo... un parente? Un amico? Oppure un gruppo di amici o parenti geometri che hanno fiutato grossi affari per la ricostruzione in Abruzzo? Cosa c'entra L'Abruzzo adesso? Scusate, ci eravamo dimenticati di dirvi che tale Daniele Toto è stato eletto nella circoscrizione XVII (Abruzzo). Riuscite anche voi a completare il puzzle? O forse questo ddl serve a se stesso? Risulta infatti una certa TOTO SpA, a Roma, che si occupa di edilizia. Inoltre dalla sua biografia si legge: 'La carriera imprenditoriale la inizia nella prefabbricazione pesante e lo vede protagonista nei settori dei [...] edilizia residenziale...' Ma se vogliamo andare più a fondo, troviamo anche sei TOTO SpA, tutte a Chieti (vedi pagine gialle), operanti nel settore edilizio. Insomma, siamo verosimilmente di fronte a un colossale conflitto d'interessi e alla solita sporca politica del Pdl: pur di favorire qualcuno, si rovina il Paese!
Inutile dire che sono già in corso le proteste, esiste un gruppo su facebook molto agguerrito e ben organizzato, dal quale abbiamo tratto qualche dato qui presente. E le proteste si svolgono anche sulla pagina facebook del deputato (deputato alla rovina del territorio e all'arricchimento personale), ma come insegna il buon gusto e l'educazione propri del Pdl, le voci di protesta e le domande non hanno mai ricevuto una risposta da parte del Toto. Il nome di questo blog è dedicato a tutti coloro che hanno votato Daniele Toto (avrete modo di rimediare).

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venerdì 9 luglio 2010

L'opinione di le Monde sulla giornata contro la legge bavaglio

Dal corrispondente a Roma per 'le Monde', Salvatore Aloïse
Traduzione di ITALIANI IMBECILLI

In Italia spettacolare giornata senza informazioni.
Niente quotidiani in edicola, niente notizie alla radio e alla televisione, niente aggiornamenti nei siti d'informazione online. E' la 'Giornata del Silenzio', oggi, contro la legge bavaglio, il testo voluto dal governo Berlusconi per limitare le intercettazioni telefoniche e la loro pubblicazione.
Uno sciopero indispensabile, secondo il Sindacato nazionale dei giornalisti (FNSI) per allertare l'opinione pubblica sulla gravità delle disposizioni della legge in discussione che mina la libertà stessa di espressione. Il testo mette in effetti un freno all'uso delle intercettazioni per la magistratura nelle sue inchieste e prevede pesanti sanzioni e anche la prigione per giornalisti ed editori in caso di pubblicazione delle stesse, ma è vietato soprattutto ai giornalisti di pubblicare, prima del processo, tutte le notizie riguardanti gli affari giudiziari.
Di fronte a tale pericolo, per certe associazioni che si battono contro la legge bavaglio e molti giornali, il silenzio forzato di oggi appare come una contraddizione. Invece di tacere, molti avrebbero preferito piuttosto la pubblicazione di editoriali sulla libertà di stampa o ancora degli articoli riguardanti il caso in questione.
Quotidiani come 'la Stampa' di Torino o 'il Fatto', aderiscono allo sciopero anche se si dichiarano perplessi sulla sua modalità. Altri, come 'il Riformista' sono presenti in edicola insieme a 'Libero', 'Il Giornale', 'Il Foglio' e 'Il Tempo', vicini a Berlusconi. 'La repubblica' che conduce la battaglia con dei post-it gialli -divenuti il simbolo della lotta- che segnalano gli articoli che non potranno essere pubblicati, ha scelto il silenzio. In un editoriale pubblicato alla vigilia e disponibile sul suo sito, il quotidiano spiega che lo sciopero è il solo mezzo per sensibilizzare l'opinione pubblica.

PRIMI RISULTATI
In un Paese dove la maggior parte della gente viene informata attraverso i telegiornali, spesso vicini al potere, i giornalisti si sforzano di far comprendere che non si tratta di uno sciopero corporativo, ma che si battono prima d'ogni cosa per la libertà d'informazione dei cittadini.
Se la legge bavaglio denunciata dall'opposizione e da un vasto movimento in seno all'opinione pubblica fosse stata in vigore, i recenti casi di corruzione che sono scoppiati facendo dimettere un ministro (Scajola ndt) non si sarebbero conosciuti.
La mobilizzazione di questi giorni, nonchè questa giornata di sciopero, cominciano però a portare dei risultati. La maggioranza che esigeva l'adozione definitiva della legge, senza colpo ferire, da parte dei parlamentari prima che iniziasse la pausa estiva, sembra aver accantonato il suo progetto. La legge non sarebbe passata facilmente in un tale clima. Adesso la maggioranza sarebbe pronta a delle modifiche e dovrà probabilmente aspettare il rinvio al Parlamento.

Fonte

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