mercoledì 31 agosto 2011

Nessun taglio alle spese militari. Perché stupirsene?

Ignazio Marino è un ingenuo, oppure un pessimo demagogo come tutti gli altri politici (optiamo per la seconda). Ignazio Marino è quello che oggi, di fronte alla manovra economica che taglia le già poche risorse dei poveri, si pone l'intelligentissima domanda: 'perché non si toccano le spese per gli armamenti militari'?
E' evidente che in questa domanda c'è soltanto la voglia di conquistare le simpatie della gente. Intanto diciamo subito che il compito di un parlamentare, ancorché d'opposizione, non è tanto quello di porre domande, ma quello di FARE, agire, adoprarsi. Queste domande retoriche divulgate a mezzo stampa sono solo fumo autopropagandistico (caro Marino, per le tue domande c'è un question time a Palazzo Madama, lo sai vero?). Siamo noi del popolo, semmai, a dover chiedere conto ai parlamentari delle loro malefatte, ma è impossibile che le nostre domande vengano pubblicate dai media nazionali (la chiamano libertà di espressione e di opinione). Ma veniamo a noi e rispondiamo al demagogo Marino.
Ma come potrebbe uno Stato tagliare le spese militari? Lo Stato, di qualunque tipo, è un organismo burocratico amministrativo che si fonda sulla guerra e sulla gerarchia. Ogni Stato nasce da una guerra. Ogni Stato propaganda la difesa armata dei propri confini. Ogni Stato innesta sentimenti di paura nei confronti di un ipotetico straniero invasore. Ogni Stato, attraverso un'abile propaganda continua, inocula germi di orgoglio patriottico per preparare il popolo alle guerre. Ogni Stato si riconosce nelle armi, lo Stato stesso è un'arma micidiale.
Le istituzioni armate sono la quintessenza dello Stato. Come potrebbe lo Stato privarsene o decurtarne il potenziale? L'arma è l'anima di un ordinamento basato sulla forza fisica, e uno Stato è fisicamente tanto più forte quanto più grande e potente è il suo esercito. Si dirà che oggi la forza degli Stati si misura in base alla loro economia. Vero, ma anzitutto non scordiamoci che anche l'economia è un'arma, non procura dolore fisico immediato, ma i suoi effetti sulla società sono dirompenti più di un missile atomico, e poi non dovrebbe sfuggirvi il motivo economico che sta alla base di tutte le guerre. Quando un sovrano ha mire espansionistiche e dichiara guerra a un altro Stato, lo fa per acquisire le risorse dell'altro Stato, quindi esclusivamente per un vantaggio economico dell'oligarchia al potere.
Marino dovrebbe semmai porsi un'altra domanda: come mai il 2 giugno, festa della repubblica, cioè la festa dello Stato repubblicano, per la strada sfilano soltanto soldati, carri armati, polizie varie, colonne d'artiglieria e tutto l'ambaradan bellico a disposizione, compresi gli aerei militari? Non dovrebbero invece sfilare i lavoratori, le persone comuni con il simbolo del loro operato, i disoccupati, ecc? Come poter credere alla favoletta de 'lo Stato siamo noi', quando invece lo Stato sono soltanto loro con le loro armi?
Insomma, lo Stato si riconosce nelle armi perché ogni Stato è -in nuce- fascista. Essere fascista non vuol dire necessariamente indossare una camicia nera, ma possedere una forma mentis volta alla gerarchia, alla supremazia fisica, al dominio dell'uomo sull'uomo, alla cultura guerresca. Ogni Stato è fascista non solo perché è fondato sull'ordine gerarchico di ogni cosa, ma anche perché è un sistema che genera gerarchie e guerre fra poveri, i suoi modelli sono tesi alla sperequazione, insegnano la disuguaglianza. Soprattutto la scuola insegna che esiste l'ordine gerarchico da rispettare, e se non lo si rispetta scatta la punizione, i ragazzi imparano attraverso i voti che esiste qualcuno inferiore o superiore a loro. Come in una caserma, i ragazzi a scuola imparano a stare in un posto preciso e non in un altro, vengono obbligati a fare determinate cose solo in quel determinato momento e non in un altro. Tutte cose che lo studente non ha deciso, ma che altri (superiori) hanno deciso per lui e in cui si deve credere. 'Credere e obbedire' è il refrain del cittadino fascistizzato, statalizzato. Alleviamo bravi soldatini e volenterosi sudditi votanti, niente di più deleterio per l'individuo e la collettività, ma niente di più efficace per lo Stato.
Quindi uno Stato senza esercito non sarebbe più uno Stato, ma un territorio di pace e di solidarietà, e questo è impossibile da attuare nelle condizioni politico-democratiche in cui ci troviamo. Poi è chiaro che lo Stato, essendo un mentitore di professione, spaccia sempre per operazioni di pace anche le guerre più atroci e rifinanzia alla grande le missioni estere. Ma la gente comincia a credergli sempre di meno.

PS. esprimete la vostra opinione nel nostro sondaggio, sotto il blogroll.


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lunedì 29 agosto 2011

Ecco il nuovo sondaggio per voi

La domanda che vi facciamo è la logica conseguenza del risultato ottenuto nel sondaggio precedente, la più ovvia associazione di pensiero. Dato che nel precedente sondaggio ben l'87% di voi non si ritiene moralmente inferiore ai politici eletti (e lo crediamo bene!), spiegateci adesso perché allora continuate a votarli. Abbiamo fornito 5 risposte per voi. Naturalmente manca l'opzione 'perchè non credo all'anarchia' per almeno tre motivi.
1) Sarebbe una risposta troppo comoda e salvaculo.
2) Chi risponde così è acclarato che non sa nulla di anarchia, se non le solite fesserie messe in circolo dalla propaganda di Stato.
3) Non si può credere o non credere a qualcosa senza mai averla provata o vissuta o studiata a fondo.
Quindi bando alle scuse, armatevi di coraggio, orsù! La vostra risposta è sempre anonima e il sondaggio si trova sempre sotto il blogroll. Ne riparleremo nel giorno del Sol Invictus. Go!

PS. Solo in questo post abbiamo disattivato la funzione commento, questo perché alcuni dei vostri pensieri potrebbero influenzare la scelta degli altri lettori. I commenti già pubblicati li lasciamo. Per comunicare con noi riguardo a questo post, cliccate su Email the author che si trova sotto ogni post. Grazie della comprensione.

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domenica 28 agosto 2011

Tu chiamale se vuoi equazioni


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sabato 27 agosto 2011

Quelo è lo Stato

Tanta venerazione, tanta idolatria nei confronti di questa parola, lo Stato, che nessuno si accorge della sua vera identità. Come ogni religione, anche lo Stato ha i suoi precetti, i suoi codici, i suoi altari e le sue liturgie. Tutto l'ambaradan necessario a imbonire le persone e a modificarne coscienza e morale naturale. Eppure ogni giorno tutti sbattono il muso sulle sbarre della gabbia, ma non c'è verso, c'è ancora qualcuno che crede ancora al totem e pensa che i suoi malèfici sortilegi siano addirittura necessari. Così il popolo somiglia ai fustigati, ai penitenti che si percuotono a sangue perché essere puniti -pensano- è necessario. Solo che con lo Stato non è direttamente il corpo della gente ad essere umiliato, ma la loro libertà, la loro dignità, la loro morale umana che è universale e che dovrebbe sovrintendere alle luride e ipocriti morali appiccicate al popolo per convenienza dei pochi privilegiati che gestiscono i vari totem della società.
Nella realtà lo Stato è ben poca cosa, lo Stato ha anche il suo volto ridicolo. Ma guardiamoli bene quelli che stanno dietro il totem e lo muovono come per dargli un certo respiro vitale, guardiamo la loro profonda incoerenza, immoralità, arroganza, presunzione... Se non facessero continuamente del male per trarne profitto ci sarebbe da riderne a crepapelle di fronte alla loro inutilità e in confronto alla superba onestà dell'unica autorità che dovremmo tutti riconoscere: la Natura, con i suoi equilibri e il suo nobile scopo, l'unico, quello di espandere la vita. Diceva Shakespeare: 'Che epoca terribile quella in cui degli idioti governano dei ciechi'.
Quelli che difendono lo Stato sono come i bigotti che difendono le malefatte della chiesa, perché sono in malafede anche loro, ipocriti anche loro come i preti che difendono. Chi adora lo Stato, però, ha dalla sua il fatto che non sa di difendere una religione con tutti i suoi sacerdoti, chi difende lo Stato non si rende conto di essere al cospetto di un totem con i piedi d'argilla, fragile e impaurito, talmente impaurito che non può fare a meno di mentire ogni istante per poter sopravvivere.
La chiesa ogni tanto ha bisogno di costruire miracoli, lo Stato no, lo Stato costruisce miracoli in continuazione, da 3000 anni, e li divulga con tutti i suoi mezzi.
Buon pro' vi faccia.

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giovedì 25 agosto 2011

Stefano Esposito (PD) contestato. Esplode il popolo NoTav (video)

Le persone non credono più alle idiozie proferite dai politici in merito all'anarchia. I politici sono in mala fede, oppure dei grandissimi ignoranti. Non c'è altra opzione. Gli eletti privilegiati credono ancora che la gente si beva la storiella de 'cattivo anarchico'. Beh, gli è andata malissimo a Stefano Esposito (PD) che nel corso di un dibattito organizzato da Rifondazione comunista, di fronte all'evidente difficoltà di giustificare le azioni violente degli sbirri in Val di Susa, ha sciorinato il peggio del repertorio dei luoghi comuni circa l'anarchia.
'Se invece tu confondi malavita con un'alleanza con gli anarcoinsurrezionalisti che passano le giornate a tirare le pietre e poi voi vi lamentate che la polizia tira i lacrimogeni...' (minuto 2:23)
Immediata e fortissima la reazione del popolo NoTav che evidentemente sa dove sta la verità, sa da che parte spira il vento della violenza fascista. Difeso e accompagnato dagli sbirri (anche in borghese), questo personaggio si è poi dileguato nella notte con la coda tra le gambe. Speriamo un giorno possa anche lui aprire un libro di Bakunin o di Kropotkin (due a caso) e di non vederlo più così chiuso di mente e profondamente ignorante.



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Come educare i nostri figli?

Le favole ufficiali sono zeppe di riferimenti deleteri per ogni bambino, suggeriscono modelli sbagliati. Predisporre alla pace e alla fratellanza è un compito che le favole ufficiali non possono assolvere. I re, le regine, i prìncipi e i poveri, i cavalieri armati, gli orchi e le streghe cattive... inoculano nell'infante germi di odio, di vendetta, e lo abituano ad adorare le armi, le autorità, i loro bastoni; lo abituano alla delega e alla gerarchia, origine fascista di ogni male sociale. Proviamo invece con quest'altra favola.
C'era una volta uno Stato che aveva deciso di fare la guerra a un altro Stato. Il primo Stato cominciò la sua propaganda per convincere il popolo ad armarsi e partire in guerra. Anche il secondo Stato cominciò a fare la sua propaganda. Ambedue gli Stati dicevano ai loro rispettivi popoli che la bandiera è sacra, che la patria è sacra, che i cittadini dell'altro Stato sono brutti, cattivi e pericolosi. Ogni Stato esaltava le proprie qualità e denigrava quelle dell'altro Stato. Così, alla lunga, ognuno dei due popoli si convinse di essere migliore e superiore dell'altro, che bisognasse davvero difendersi dall'altro popolo, che ammazzare lo straniero fosse davvero un atto di libertà.
Quando i capi dei due Stati ritennero i loro popoli abbastanza indottrinati e pronti per la guerra, i generali formarono gli eserciti e prepararono le strategie d'attacco. Fu deciso persino chi dovesse attaccare per primo e in quale modo i capi dovessero essere salvati ed eventualmente risarciti alla fine della guerra, naturalmente tutte le spese erano a carico del popolo, ma quest'ultimo era troppo imbonito dalla propaganda per considerarle un vero problema dopo la guerra.
Intanto, nelle città del primo Stato, da qualche tempo, potevano vedersi affissi dei manifesti che esortavano alla pace, alla fratellanza, alla solidarietà. Dicevano che l'altro popolo non era diverso, che l'idea che fosse cattivo era solo propaganda di Stato, una menzogna che avrebbe fatto arricchire la casta e condotto alla morte tanti fratelli e sorelle. Una 'A cerchiata', simbolo della libertà, della pace e della giustizia sociale, era alla fine posta in calce ad ogni manifesto. Anche se quello Stato si autodefiniva 'democratico' e diceva che i suoi cittadini erano liberi, c'era una legge che obbligava ogni persona a pagare dei soldi anche per poter pubblicare un proprio pensiero, perciò quei manifesti venivano affissi di notte, clandestinamente. Molti di quei manifesti venivano strappati al mattino dai vigili, ma quelli che sfuggivano al controllo dell'autorità locale contenevano una tale forza di pace che i cittadini che li leggevano non potevano fare a meno di pensare che la guerra, in fin dei conti, era un male e che la libertà non consisteva nel difendere la patria, bensì nel capire che tutti gli individui sono uguali, che non c'era nessun nemico oltre frontiera. Curiosamente, anche nelle città dell'altro Stato c'erano affissi manifesti clandestini con una 'A cerchiata' in calce, e che dicevano le stesse cose.
Le truppe schierate attesero l'ordine, che non tardò. Ci fu un grande parapiglia iniziale dal momento che i generali dei due eserciti non si capirono sulle modalità di inizio. Poi l'ordine fu di posizionare i soldati nelle trincee, si prospettava una carneficina di fratelli. La prima linea rimase per due giorni a studiare 'il nemico' di fronte, questo era l'ordine, poi sparare alla prima occasione favorevole. Così avvenne, e un soldato fu colpito gravemente alla testa. I suoi compagni lo trassero dal fuoco nemico, lo videro in condizioni pietose, rantolava, il sangue gli sgorgava come una fontana e nella trincea non v'erano bende a sufficienza, tanto che il suo amico, in lacrime, si strappò la divisa per farne strisce emostatiche. Gli morì tra le braccia mentre nell'ultimo suo afflato pronunciava la parola 'fratelli'. E quando venne aperto il suo zaino, i compagni di trincea trovarono, ben piegato, uno di quei manifesti con la 'A cerchiata'. Lo lessero tutti, piansero e capirono. Poi i soldati presero una decisione in autonomia.
Col sangue del soldato morto scrissero un cartello che diceva: 'ieri eravamo fratelli, perché non esserlo oggi e per sempre'? Di nascosto del comandante alzarono quel cartello con un bastone per farlo leggere alla linea opposta. Passarono alcuni minuti, poi anche dalla linea opposta si scorse un bastone con qualcosa appeso, sembrava uno straccio con delle scritte sopra, ma non si riusciva a leggere. Allora l'amico del soldato morto si prese coraggio e uscì dalla trincea. Ad ogni passo si aspettava una pallottola. Nessuno gli sparò. E quando fu a qualche metro da quello straccio, si accorse che in un angolo c'era stampata un 'A cerchiata', la stessa del manifesto che aveva il suo amico nello zaino. Si stupì profondamente, poi nei suoi occhi si potè leggere una gioia da tempo dimenticata. Allora urlò: 'fratello'! L'altro uscì dalla trincea. Si sorrisero e si scambiarono le sigarette. Tutti i soldati, da una parte e dall'altra, urlarono di gioia e uscirono dalle rispettive trincee, infischiandosene degli ordini dei comandanti.

La storia venne poi scritta in un libro affinché tutti potessero trarne insegnamento, ma le autorità degli Stati ne vietarono come al solito la pubblicazione. Buon pro' vi faccia.

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martedì 23 agosto 2011

Nicola e Bartolomeo

Non hanno mai rubato, non hanno mai ucciso, da buoni anarchici hanno sempre aiutato e difeso i più deboli. Emigranti sognanti e pacifici, uomini nel senso più naturale del termine, sono ancora oggi simboli di quella libertà che ogni Stato nega ai cittadini. La dignità di Nicola e di Bartolomeo era troppo alta perché lo Stato vile e assassino potesse accettarla. Ogni istituzione, ogni autorità, evapora al cospetto di cotanta umanità.
Innocenti assassinati da quella che tutti (scimmiottando la propaganda) chiamano 'giustizia' e 'democrazia', Sacco e Vanzetti rimangono luci d'approdo per la verità e per la nostra nave chiamata libertà. Continuiamo a navigare.



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lunedì 22 agosto 2011

Vade retro, lex!

Dicono: 'la legge è giusta, perché se non ci fosse la legge e qualcuno che la faccia rispettare, ci sarebbero crimini ogni minuto e si vivrebbe nel caos'. Ne siamo davvero così sicuri?
Al di là del fatto inconfutabile che i crimini, nonstante 2000 anni di diritto romano, sono attualmente all'ordine del giorno e che 'La legge non ha reso l'uomo nemmeno un tantino più giusto' (D. Thoreau), vi facciamo riflettere su un'equazione estremamente logica ed elementare, secondo cui proprio là dove esiste una legge, una coercizione, un divieto, prolifera il crimine. Come si spiega?
Chiunque abbia una minima infarinatura di psicologia (ma anche solo buon senso) sa che quanto detto è ovvio, naturale, logico. Facciamo un esempio? Dato che scrivo dalla spiaggia, l'esempio posso farlo guardando quello sta accadendo sotto i miei occhi. C'è un tizio che col motoscafo sta passando e ripassando vicino alla costa, mostrando con orgoglio i suoi 40 cavalli carenati. La legge dice che è vietato agli scafisti avvicinarsi alla spiaggia col motore acceso, e tutti sono pronti a esclamare: 'che buona questa legge', ma nessuno tiene conto invece di queste due cose:

1) A meno che non sia un malato di mente, quello scafista sa benissimo il danno che può arrecare ai bagnanti, senza bisogno della legge.
2) proprio perché esiste un divieto, la psiche umana è portata a infrangerlo. E' molto probabile che il tizio qui davanti non voglia mostrare il suo orgoglio natante, quanto invece la sua sfacciata superbia nei confronti della legge, con tutti i rischi che questo comporta e che egli conosce.

L'esempio più classico.
Il bambino a cui viene imposto il divieto di salire sulla sedia per prendere la marmellata, non farà altro che pensare tutto il giorno al modo in cui poter sovvertire l'ordine ricevuto dalla mamma, anche se il bambino, della marmellata, non ha alcuna voglia o non gli piace quel gusto. La sovversione della regola, che è un bisogno naturale anche dell'Uomo di cui si serve astutamente l'autorità per punirlo e controllarlo, diventa un gioco più gustoso della stessa marmellata.
Ma cosa succede se al bambino non gli si vieta la marmellata? Se non gli viene imposta alcuna legge?

1) Il bambino penserà alla marmellata solo quando ne avrà veramente voglia, magari raramente, forse anche mai.
2) La natura del bambino sa benissimo che salire sulla sedia o arrampicarsi sulla credenza può rappresentare un rischio per lui. Spetta a lui decidere se correre questo rischio, in che modo aggirarlo, o se desistere del tutto dall'impresa.
Le osservazioni dimostrano peraltro che nella maggior parte dei casi, il bambino riesce a non cadere e a prendere la marmellata, mangiandola perché ne aveva davvero voglia. Nei casi in cui il bambino è sotto la coercizione del divieto, solitamente dopo aver mangiato la marmellata (per dispetto) egli non dice niente alla mamma per timore di una sua punizione.
Entra in gioco anche un altro fattore molto importante: il punto di vista del bambino. La mente del bambino non riesce davvero a comprendere per quale motivo egli non possa salire sulla sedia, quando invece la mamma sì. Il bambino pensa subito che 'questo non è giusto' e piange perché correttamente ritiene che la legge non sia uguale per tutti. Ma piange anche perché pensa al motivo molto strano per cui la mamma, l'altro giorno, gli aveva persino ordinato di salire sulla sedia per farsi inquadrare meglio nella foto del compleanno della sorellina, o quando l'altra volta, sempre la mamma, intenta a impastare la pizza, gli ha detto: 'per favore, monta su una sedia e prendimi il sale, ma stai attento'.

Quindi la legge a cosa serve?
1) A tenere controllato il cittadino, a punirlo e ad abbrutirlo.
2) A togliere al cittadino l'autostima e l'autocoscienza responsabile.
3) A favorire e a compiere altri crimini (nel caso del bambino a mentire alla mamma).
4) A favorire il gioco psicologico della sovversione delle regole, sì da infrangerne altre (lo Stato lo sa e ne approfitta).
5) Ad alimentare la stategia statale del 'divide et impera' (chi difende la libertà del bambino, chi le leggi della mamma).
6) Ad accettare il fatto che la legge non è mai uguale per tutti. Chi fa le leggi può infrangerle senza rischi. Chi fa le leggi, le fa sempre contro il popolo.
Tornando allo scafista irresponsabile, qualcuno dovrebbe fornirci il numero degli incidenti cagionati ai bagnanti dagli scafisti prima della legge specifica, e il numero degli incidenti dopo l'emanazione della stessa legge. Non ci stupirebbe constatare che questi incidenti siano anche aumentati. Buon pro' vi faccia.

PS. Precisiamo che le regole imposte da ogni mamma ai loro figli sono sì espressione di un senso di protezione (tutti gli animali hanno questo senso), ma quanto è autentico e naturale questo senso protettivo oggi? Troppo spesso queste regole sono invece dettate da una morale artificiale, non naturale, borghese, o sono dettate da nevrosi (manie) più o meno grandi e personali. Gli animali dànno sempre fiducia ai loro cuccioli per farli crescere liberi e forti, gli esseri umani contemporanei no. Questi ragionano ormai con la testa dello Stato, il quale gode come un riccio.

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Pericolo secessione. Primo avviso.

Attenzione, C'è un gran lavorìo negli oscuri meandri della propaganda politica. La Lega Nord sta preparando il terreno per la secessione. Lo fa di nascosto, come si fa sempre nei casi in cui si deve fa accettare al popolo un cambiamento importante. E paradossalmente sarà il popolo stesso a volerla giacché Bossi & C. stanno preparando emotivamente le genti a farsi la guerra. Non lasciamo che ciò accada.
Secondo alcune analisi, la Lega starebbe finanziando segretamente i gruppi separatisti del Sud come i neoborbonici, la Lega del Sud, i vari 'indipendentisti'. I finanziamenti servono chiaramente a dare una spinta propagandistica a questi gruppi che, in questo modo, avranno più visibilità, quindi anche un maggiore sèguito. Ci informano che già qualche giorno fa, sulla tv nazionale, è andato in onda un lungo servizio (davvero servile) sui neoborbonici. Chi ha pagato questo servizio? E perché? E con quali soldi?
L'intento primario della Lega Nord è quello di favorire la divisione pseudo-spontanea del popolo attraverso la presentazione-divulgazione di schieramenti (Nord-Sud) entro cui il popolo, stupidamente, ama stare. L'amor di patria che ogni Stato fascista innesta come un virus fin da quando l'individuo è in fasce, farà in modo che gli schieramenti propagandati siano 'naturalmente' accettati e difesi anche con le armi.
E' necessario non dare alcun credito a questo tipo di propaganda. E' necessario che nessuno cada nel tranello dell'orgoglio campanilistico e territoriale. Anche se questo è difficile, è necessario non dare ascolto ai vari capi e capetti che si ergeranno a tutori dei 'diritti di', della 'salvaguardia di'. Occorre dimostrare che la propaganda del terrore è solo una grande e ormai vecchia menzogna.

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domenica 21 agosto 2011

La Chiesa non tirerà fuori un solo centesimo

Siamo sicuri che molti di voi, leggendo il titolo, avranno pensato: 'ma che scoperta'! Bene, allora che fate? Vi indignate, certo, lo facciamo anche noi, è umano. E poi?
Dice: 'il Vaticano non paga tasse, non paga nulla, vive nell'oro, facciamo pagare la crisi al papa'. Suvvia! Ma come può un organismo nato espressamente per truffare la gente e per arraffare danari, mettersi le mani in tasca e tirar fuori il portafogli? Siamo realisti, per favore! La stessa cosa vale per lo Stato, cioè per quell'organizzazione piramidale che da 3000 anni inganna la gente in tutti i modi e la salassa senza pietà, rubandole anche la libertà.
Va bene lamentarsi (ma voi che votate non dovreste neanche, per coerenza), va bene scendere in strada a protestare, ma poi? A cosa serve fare il diavolo a quattro, se poi si continua a dar credito e fiducia a questi vampiri? A cosa serve indignarsi, se il manto di 'autorevolezza' che date a Stato e Chiesa vi fanno chinare il capo e rimanere incantati di fronte alle loro prediche e promesse? Lo diciamo noi a cosa vi serve: a sentirvi in qualche modo e in qualche misura assolti, a dare un alibi alla vostra coscienza, a dire 'la mia parte l'ho fatta'. Ma questo modo di reagire ha da sempre perpetuato sia lo Stato, sia la Chiesa. Provate invece a trovare altre soluzioni, persino meno impegnative e meno cruente dal punto di vista fisico, se avete davvero coraggio di cambiare le cose, e sempre che riusciate a non pensare con la testa della propaganda. Non ce la farete mai (?).



PS. Sono 55 i milioni di euro spesi per l'accoglienza madrilena di un papa che predica ipocritamente la povertà e la carità.

Disegno di Gabriele Galantara (1867-1937), artista e giornalista anarchico

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sabato 20 agosto 2011

Qual è la morale dell'Uomo? E perché viene soffocata da chiesa e Stato?

Alla luce (cattiva) degli ininterrotti scandali della chiesa e della malagestione della società da parte dello Stato, è ancora giusto dar credito alle loro morali? Noi pensiamo di no, noi pensiamo che si debba invece far riferimento all'unica e pura morale, quella non imposta da nessuno se non dalla Natura, il cui unico interesse è far espandere la vita. Qual è questa morale? Ce ne parla molto bene Kropotkin. Vi riassumiamo un suo libro, adesso.
Ancorché minuto, il libro di Kropotkin dal titolo 'La morale anarchica' è un'opera colossale dal punto di vista dell'analisi svolta. Il testo è uno di quelli ghiotti, che fa sempre bene rileggere anche sotto l'ombrellone (perché no?).
Ineccepibilmente, l'anarchico Kropotkin suggerisce, non impone mai nulla, illustra con esempi lampanti, cita intellettuali, e chiude il cerchio con un grandioso finale composto da queste semplici tre parole: 'a te decidere'. Magnifico, coerente, superbo!
Il contenuto del libro è formato da una teoria di capitoli che, dall'inizio alla fine, accompagnano il lettore in un percorso assolutamente logico, dove il senso della morale anarchica emerge con tutta la sua potenza e freschezza, anche e soprattutto mettendola in rapporto a quella artificiale, ingannevole e pretestuosa della Chiesa, dello Stato, delle leggi. Essendo la morale anarchica assolutamente naturale (e non artificiale), cioè espressione dei veri bisogni dell'essere vivente, Kropotkin scarnifica l'essere umano ritrovando la sua vera essenza e la sua vera morale che non è dissimile, per finalità, a quella degli animali.
Partendo dai due opposti 'bene/male', sempre che siano veramente opposti e sempre che il bene e il male non siano frutto di altre morali appiccicate all'Uomo da qualche autorità per un proprio vantaggio, Kropotkin giunge al concetto di soldarietà anarchica; egli sostiene -prove alla mano- che il bene e il male non c'entrano proprio nulla con la religione.
Scopo degli esseri viventi, proprio perché tali, è vivere in cooperazione. Scevro da ogni sovrastruttura imposta (dottrine e propagande), l'essere umano possiede una morale superiore, di genere, che non gli consente di nuocere agli altri suoi simili. Esattamente come gli animali, l'Uomo sa che il vero progresso si concretizza soltanto nell'atto solidale, nel sostegno dato alla comunità di cui fa parte.
Kropotkin risponde anche alla questione egoismo/solidarietà e ci porta a capire -in maniera diremmo persino interattiva col lettore- la linea di una morale anarchica, umana, fortemente intrisa di solidarietà (come potrebbe essere altrimenti? Ma Kropotkin ha inteso rispondere a quelli che accusano gli anarchici di egoismo negativo). Anche l'aspetto della violenza viene qui trattato. E anche in questo caso Kropotkin ne parla interagendo con il lettore, facendolo entrare in certi angoli tenuti abilmente nascosti dal sistema educativo ufficiale e che dimostrano quanto la morale, quella vera, la primigenia, sia suprema e connaturata all'essere umano che è sempre anarchico, dentro.
Possiamo facilmente riportare qui alcuni passi, ma non vorremmo togliervi il gusto di scoprirli da soli leggendo il libro. Tuttavia, a noi piace riportare la seguente:
'La felicità di ciascuno è intimamente collegata alla felicità di tutti coloro che ci circondano', che tanto ha ispirato Bakunin (basta cambiare la parola 'felicità' con 'libertà' e avrete Bakunin).
A differenza della dottrina ecclesiastica che profitta dei sentimenti altrui per innestare una morale ipocrita (come quella dello Stato) per trarne profitti, Kropotkin insiste nel considerare la seguente differenza:
La chiesa suole dire 'non fare agli altri ciò che non vuoi che si faccia a te' (la chiesa aggiunge anche, 'altrimenti sarai mandato all'inferno'), mentre la morale anarchica e naturale si riassume così (copiamo esattamente le parole di Kropotkin): 'fai agli altri ciò che tu vorresti che gli altri ti facessero nelle stesse circostanze'. La differenza, se ci pensate bene e se notate i grassetti, è logicamente enorme, come la libertà di cui tutti devono poter godere.

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giovedì 18 agosto 2011

Pessimi i risultati del nostro sondaggio

La libertà comporta scelte dal valore altamente morale, e questo impegna troppo e preoccupa. Così le persone delegano il loro potere e la loro vita a qualcun altro solo perché non vogliono assumersi alcuna responsabilità. Nello stesso tempo, le persone vogliono assicurarsi di avere qualcuno a cui addossare le colpe dei mali sociali.
Questo che avete appena letto è, in sintesi, uno dei ragionamenti di Erich Fromm sulla società dei votanti. Ma stando così le cose, allora c'è qualcosa che non quadra nel risultato del nostro sondaggio appena chiuso, dove è emerso che ben l'87% di voi non si ritiene moralmente inferiore ai politici eletti.

Qualcosa stride. Infatti, normalmente il potere viene delegato perché i cittadini riconoscono nei politici un'autorevolezza che è anche garanzia di moralità e responsabilità. Se noi andiamo tra la gente e chiediamo ai passanti per quale motivo un parlamentare percepisca uno stipendio così alto, le persone prima ci pensano un po' (quando non inveiscono), dopo rispondono: 'perché loro hannno più responsabilità'. E anche se facciamo la stessa domanda ai parlamentari, la risposta è sempre e soprattutto: 'il ruolo che ricopro mi investe di un'alta responsabilità'.
Ma se l'87% di voi non si ritiene moralmente inferiore rispetto agli eletti, ma allora perchè li votate? Fateci capire, voi non volete assumervi responsabilità e pur di non assumervela preferite delegare il potere a individui immorali come i politici? Se è così, allora su di voi ricade invece la responsabilità più grande: essere la prima causa dei mali sociali. La pensa così anche Etienne de la Boétie.
Dovreste avere quantomeno il buon senso di non addossare le colpe dei mali sociali ai vostri beniamini, ma a voi stessi. Dovreste avere la coerenza di non lamentarvi e di accettare in silenzio ogni angheria. E non dovreste neppure lontanamente criticare quelli che invece credono nella vera libertà, quella che chiama ogni individuo alle proprie responsabilità, senza deleghe.



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mercoledì 17 agosto 2011

NoTav, gli sbirri tagliano i copertoni alle auto dei manifestanti

La notte tra il 16 e il 17 agosto 2011, all'ennesima manifestazione pacifica contro il TAV, i manifestanti non hanno avuto solo gas 'CS' (altamente cancerogeno) e manganelli, ma al loro ritorno hanno trovato le loro automobili impossibilitate a camminare, dato che la sbirraglia si è tolta anche il piacere di tagliare le gomme. Il lancio di lacrimogeni aveva fatto allontanare le persone dalla baita, e così, senza che nessuno li vedesse e col favore delle tenebre... zac zac! Chi sarebbero i vandali criminali?
Al presidio permanente gli abitanti della valle hanno una loro TV libera, si chiama TV Maddalena. Ecco il reportage.



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