Ignazio Marino è un ingenuo, oppure un pessimo demagogo come tutti gli altri politici (optiamo per la seconda). Ignazio Marino è quello che oggi, di fronte alla manovra economica che taglia le già poche risorse dei poveri, si pone l'intelligentissima domanda: 'perché non si toccano le spese per gli armamenti militari'?
E' evidente che in questa domanda c'è soltanto la voglia di conquistare le simpatie della gente. Intanto diciamo subito che il compito di un parlamentare, ancorché d'opposizione, non è tanto quello di porre domande, ma quello di FARE, agire, adoprarsi. Queste domande retoriche divulgate a mezzo stampa sono solo fumo autopropagandistico (caro Marino, per le tue domande c'è un question time a Palazzo Madama, lo sai vero?). Siamo noi del popolo, semmai, a dover chiedere conto ai parlamentari delle loro malefatte, ma è impossibile che le nostre domande vengano pubblicate dai media nazionali (la chiamano libertà di espressione e di opinione). Ma veniamo a noi e rispondiamo al demagogo Marino.
Ma come potrebbe uno Stato tagliare le spese militari? Lo Stato, di qualunque tipo, è un organismo burocratico amministrativo che si fonda sulla guerra e sulla gerarchia. Ogni Stato nasce da una guerra. Ogni Stato propaganda la difesa armata dei propri confini. Ogni Stato innesta sentimenti di paura nei confronti di un ipotetico straniero invasore. Ogni Stato, attraverso un'abile propaganda continua, inocula germi di orgoglio patriottico per preparare il popolo alle guerre. Ogni Stato si riconosce nelle armi, lo Stato stesso è un'arma micidiale.
Le istituzioni armate sono la quintessenza dello Stato. Come potrebbe lo Stato privarsene o decurtarne il potenziale? L'arma è l'anima di un ordinamento basato sulla forza fisica, e uno Stato è fisicamente tanto più forte quanto più grande e potente è il suo esercito. Si dirà che oggi la forza degli Stati si misura in base alla loro economia. Vero, ma anzitutto non scordiamoci che anche l'economia è un'arma, non procura dolore fisico immediato, ma i suoi effetti sulla società sono dirompenti più di un missile atomico, e poi non dovrebbe sfuggirvi il motivo economico che sta alla base di tutte le guerre. Quando un sovrano ha mire espansionistiche e dichiara guerra a un altro Stato, lo fa per acquisire le risorse dell'altro Stato, quindi esclusivamente per un vantaggio economico dell'oligarchia al potere.
Marino dovrebbe semmai porsi un'altra domanda: come mai il 2 giugno, festa della repubblica, cioè la festa dello Stato repubblicano, per la strada sfilano soltanto soldati, carri armati, polizie varie, colonne d'artiglieria e tutto l'ambaradan bellico a disposizione, compresi gli aerei militari? Non dovrebbero invece sfilare i lavoratori, le persone comuni con il simbolo del loro operato, i disoccupati, ecc? Come poter credere alla favoletta de 'lo Stato siamo noi', quando invece lo Stato sono soltanto loro con le loro armi?
Insomma, lo Stato si riconosce nelle armi perché ogni Stato è -in nuce- fascista. Essere fascista non vuol dire necessariamente indossare una camicia nera, ma possedere una forma mentis volta alla gerarchia, alla supremazia fisica, al dominio dell'uomo sull'uomo, alla cultura guerresca. Ogni Stato è fascista non solo perché è fondato sull'ordine gerarchico di ogni cosa, ma anche perché è un sistema che genera gerarchie e guerre fra poveri, i suoi modelli sono tesi alla sperequazione, insegnano la disuguaglianza. Soprattutto la scuola insegna che esiste l'ordine gerarchico da rispettare, e se non lo si rispetta scatta la punizione, i ragazzi imparano attraverso i voti che esiste qualcuno inferiore o superiore a loro. Come in una caserma, i ragazzi a scuola imparano a stare in un posto preciso e non in un altro, vengono obbligati a fare determinate cose solo in quel determinato momento e non in un altro. Tutte cose che lo studente non ha deciso, ma che altri (superiori) hanno deciso per lui e in cui si deve credere. 'Credere e obbedire' è il refrain del cittadino fascistizzato, statalizzato. Alleviamo bravi soldatini e volenterosi sudditi votanti, niente di più deleterio per l'individuo e la collettività, ma niente di più efficace per lo Stato.
Quindi uno Stato senza esercito non sarebbe più uno Stato, ma un territorio di pace e di solidarietà, e questo è impossibile da attuare nelle condizioni politico-democratiche in cui ci troviamo. Poi è chiaro che lo Stato, essendo un mentitore di professione, spaccia sempre per operazioni di pace anche le guerre più atroci e rifinanzia alla grande le missioni estere. Ma la gente comincia a credergli sempre di meno.
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