domenica 31 luglio 2011

Leucemia infantile: scoperta cura efficace al 'Gaslini' di Genova

Buone notizie sul fronte della lotta alla leucemia linfoblastica acuta che è il tumore del sangue più diffuso in età pediatrica. I ricercatori dell'ospedale Gaslini di Genova hanno scoperto un procedimento clinico in grado di contrastare la crescita delle cellule leucemiche in modelli pre-clinici. L'interleuchina-27, già conosciuta per le proprietà stimolanti sul sistema immunitario, è stata quindi oggetto di nuovi studi che hanno portato l'équipe medica genovese a individuare nuove funzioni in grado di contrastare la diffusione leucemica. Le cellule che rigenerano il tumore (eukemia initiating cells) e che si dimostrano particolarmente insensibili alla chemioterapia vengono così inibite, e tale inibizione riguarda anche la formazione di quei vasi sanguigni che nutrono il tumore. Ma non è tutto, tra i meccanismi dell'interleuchina-27 c'è anche quello di smorzare il funzionamento di una molecola responsabile del progresso tumorale (miR155).
E' stata Irma Airoldi a fare la scoperta. La dottoressa, responsabile del Laboratorio Immunologia e Tumori e coordinatrice del gruppo di ricerca, ha pubblicato lo studio sulla rivista scientifica 'Leukemia'.
In sostanza, la proteina interleuchina-27 stimola il sistema immunitario, inibisce l'azione delle cellule tumorali della leucemia linfoblastica acuta, riduce la capacità riproduttiva e rigeneratrice di tali cellule. La ricerca non rimarrà sulla carta, ma sarà oggetto di vera pratica clinica. Felicitazioni e complimenti a Irma e al gruppo di ricerca (foto).

Caro ******,
grazie mille per la sua mail e lo spazio che avete dedicato al mio gruppo
ed al nostro lavoro sul vostro sito.
Inoltre grazie per le parole di stima e di incoraggiamento!
Un abbraccio anche a voi
Irma



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sabato 30 luglio 2011

Le guerre si fanno in silenzio. Tutt'al più sono umanitarie

Gli Stati del mondo producono guerre e sperequazioni. Questa è l'unica verità che bisogna opporre alle menzogne sistematiche dei media, i quali nulla dicono dei veri progetti criminali di NATO, USA, UE, Vaticano. Così, là dove i territori sono ricchi di risorse da sfruttare, come l'Africa o il Medioriente, si accanisce l'establishment mafioso dei potenti di cui sopra per impossessarsene, con le buone ma soprattutto con le cattive, a scapito delle rispettive popolazioni che avrebbero il diritto naturale di godere di quelle stesse risorse. Invece vengono ammazzate senza pietà. La cosa altrettanto ignobile è constatare quanto l'arma micidiale degli Stati autoritari (i media) sia sempre in perfetta forma e in funzione permanente, al fine di nascondere ogni verità sui delitti commessi dai signori delle guerre che siedono nei parlamenti con tutti i privilegi che il popolo, ingenuamente, concede loro. Governi di destra e di sinistra, facce della stessa medaglia, detengono il controllo totale dell'informazione, della conoscenza, decidono cosa e come divulgare, cosa e come nascondere le notizie. E in tutto questo, la cosa peggiore, oltre la morte di migliaia di innocenti, è vedere l'inconscia sottomissione dei popoli nei riguardi dei media, che vengono stupidamente percepiti come voci autorevoli e oneste. Non v'è nulla di onesto e giusto là dove esiste lo Stato, sappiatelo. I media ci hanno fatto credere che la NATO sia andata in Libia per sostenere i manifestanti, per proteggerli. E' completamente falso. La NATO non è uno strumento di pace, non lo è mai stato.
C'era un milione di persone, venerdì 1° luglio, come tutti i venerdì, nella piazza verde di Tripoli per rivendicare giustizia e libertà e, udite udite, per rifiutare la presenza della NATO che a Tripoli, come altrove, ha ben altri scopi, altro che proteggere i cittadini! Ma questo non viene divulgato dai media tradizionali. E allora lo diciamo noi. E vi informiamo anche che giorno 13 agosto, ad Harlem, ci sarà una grande manifestazione contro la guerra in Libia e in altre zone dell'Africa, ma anche contro la censura sistematica dell'informazione.


The truth behind the U.S./NATO war on Libya from ANSWER Coalition on Vimeo.


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giovedì 28 luglio 2011

L'essere umano e la morale anarchica

L'anarchia, gli anarchici, i principi libertari ed egualitari, non potrebbero esistere se non in ragione di una morale suprema che li governa e che li pone in relazione armoniosa con la Natura e con tutto ciò che in essa vive. La morale anarchica non è un elenco di azioni vergate da chissà quale dio, divulgate da chissà quale Mosé, vendute al popolo da chissà quale pontefice. La morale anarchica è l'essenza stessa dell'individuo (e come tale orientato dalla Natura nella ricerca del vitale) che non ha alcun bisogno di decaloghi imposti per sapere che il motivo della propria esistenza è la vita stessa. Se lo scopo è dunque vivere (anarchia è cultura della vita contro quella della morte), va da sé che ogni anarchico, ogni libertario, ogni individuo dotato di buon senso, sa bene che la qualità della vita si misura dal grado di cooperazione sociale che porta inevitabilmente al vero progresso, quello umano, con tutte le implicazione che il termine 'umano' porta con sé. E ne vedremo alcune.
Gli intellettuali al tempo della Seconda Rivoluzione Industriale sapevano che il positivismo, l'industria capitalista, l'economia dei potenti, la finanza delle banche, ecc. non rappresentavano il vero progresso, poiché i fantasmi dell'alienazione e dell'autoritarismo legalizzato dovuti proprio a questo falso mito di progresso si erano già da tempo materializzati e avevano prodotto i loro danni: popolo sempre più diviso, alienato e imbonito, tenuto in 'Stato' di sudditanza, sempre più controllato e offeso col pretesto di un illusorio 'ordine sociale'. Ma se la menzogna di Stato fondata esclusivamente sul progresso tecnico-economico continua a dare risultati nefasti e sperequativi, qual è, di contro, quel progresso umano veicolato dalla morale anarchica?
Per rispondere a questa domanda è indispensabile definire anzitutto l'essere umano, in quanto unità vivente, irripetibile e libera. Ardua impresa, certo, e non siamo qui a scrivere trattati. Diciamo però che alcuni punti-chiave possono essere evidenziati, ad esempio il fatto che l'essere umano, per essere tale, deve avere la possibilità di meditare serenamente su se stesso ogni volta che lo ritiene opportuno; deve sempre avere la possibilità di rapportarsi con qualsiasi elemento del contesto, senza coercizioni dall'una e dall'altra parte; deve poter utilizzare la fantasia per creare in libertà ogni volta che ne avverte la necessità; deve poter alimentare e accrescere la propria dignità; deve avere la possibilità di vivere con la Natura; deve potersi esprimere nelle forme che ritiene utili a se stesso e agli altri, ecc.
Va da sé che questi concetti, che sono esigenze naturali e vitali, portano l'individuo a sganciarsi autonomamente e naturalmente dai meccanismi perversi e artificiali del rigido sistema attuale, per indirizzarlo verso un rapporto più solidale e cooperativo con gli altri individui. Questo nuovo essere umano si renderà conto in maniera naturale che la propria autonomia, la propria esistenza indirizzata al bello e alla vita, non potrà mai essere costretta in quell'organismo artificiale chiamato Stato, inventato per soggiogare i popoli e tenerli in quel costante e terribile inganno che ogni tiranno chiama impropriamente 'ordine'. Non c'è che un solo ordine al quale tutti siamo chiamati con gioia ad obbedire, quello naturale, quello della vita, quello della libertà.

PS. Per la complessità dell'argomento, questo articolo non può essere esaustivo, ma è proposto come spunto di riflessione. La trattazione qui riportata è il frutto dell'elaborazione di vari testi. Si raccomanda, a tal proposito, anche la lettura di Henry David Thoreau ('Walden, ovvero la vita nei boschi'), di Pëtr Alekseevič Kropotkin ('La morale anarchica') e di Erich Fromm ('L'amore per la vita').

Immagine: Gustave Courbet, 'Gli amanti in campagna'.

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martedì 26 luglio 2011

Solo due righe

Per ricordarvi che potete esprimere la vostra opinione nel nostro sondaggio che si trova come sempre sotto il blogroll. La domanda è 'come ti consideri rispetto agli eletti'? Naturalmente per 'eletti' si intendono i politici. Cinque le opzioni fornite. A presto.

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domenica 24 luglio 2011

Anarchico fin dalle elementari, ma non lo sapevo

L'imprinting lo riceviamo dai vari ambienti culturali in cui abbiamo vissuto. E l'imprinting, come dice la parola, ti si stampa addosso e non va più via. Così ricordo il mio maestro delle elementari, severissimo, autoritario, terribile. Al mattino, in classe, tutti in piedi, saluto, preghiera, tutti con lo sgurado rivolto al crocifisso. Poi tutti seduti senza strisciare le seggiole. Lui no, il maestro raggiungeva la cattedra sopraelevata dopo un po', si rassicurava anzitutto che fossimo tutti seduti e zitti, poi si sedeva anche lui. E noi sapevamo quello che avrebbe detto e fatto da lì a qualche secondo. Apriva con cautela il suo cassetto e ne traeva una bacchetta a sezione rettangolare, liscia, di legno, sarà stata lunga 60 cm. Poi diceva sempre con un certo orgoglio: 'vedete? Questa è di faggio'! E la poneva sulla cattedra, pronta all'uso. E la usava ogni giorno.
Ora, come tutti i despoti, anche il maestro era forte con i deboli e debole con i forti (ammesso che i bambini possano essere considerati fisicamente e psicologicamente forti rispetto a lui) ed aveva la sua vittima preferita. Era una bambina, Carmela V. Povera Carmela, quanta pena per lei...
Carmela era poverissima, talmente povera che non poteva permettersi il grembiulino, veniva a scuola con i soliti panni sporchi, una gonna sotto le ginocchia che pareva beige, i sandali rotti, il viso anche lui sporco e abbrutito dall'indigenza familiare, i capelli irti, pieni di nodi, aggrovigliati, quando Carmela tentava di pettinarsi i capelli prendevano la sagoma di una scopa di saggina. Ero andato qualche volta a casa sua, una specie di garage adattato, l'interno buio, in uno dei quartieri più abbandonati della città. Credo che una volta le comprai una gazosa, all'epoca le gazose mi pare costassero 20 lire.
Carmela a scuola non parlava mai e il maestro sembrava lo facesse apposta a istigarla, a spronarla con delle domande alle quali lei, poverina, non sapeva rispondere o rispondeva balbettando. E allora iniziava la triste liturgia quotidiana. Il maestro le ordinava di alzarsi e di andare alla cattedra e noi tutti, zitti e intimoriti, sapevamo perché. Giunta davanti alla cattedra il maestro le ordinava di tendere le braccia e di preparare le mani. 'Le braccia ben tese'! esclamava il maestro. Carmela tremava e obbediva. Quando il maestro prendeva la bacchetta dalla cattedra, Carmela a stento riusciva a tenere tese le braccia. 'Ben tese ho detto'! urlava il maestro. E pam! Pam! Pam! Pam! Pam!... 'Apri bene quella mano che non ho fnito'! E pam! Pam! Pam!... Carmela in lacrime, noi tutti terrorizzati, io... una pena infinita e una rabbia addosso che dovevo riuscire a controllare. Durante il supplizio Carmela allargava sempre le gambe, perché la pipì non le bagnasse le gambe, ma finiva per bagnarsi lo stesso, sempre. Poi tornava al posto singhiozzando, ma avrebbe dovuto smettere in fretta di piangere perché il maestro autoritario non le consentiva di disturbare le lezioni con i singhiozzi di una stupida e sporca bambina. E se non stava zitta in fretta, la triste liturgia si ripeteva.
Anche per questo sono anarchico. Ho sempre voluto bene a Carmela.

Nota: la foto è presa dalla rete e non ha alcun riferimento con i fatti raccontati



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sabato 23 luglio 2011

Il 'fondamentalista cristiano' ci ha insegnato qualcosa

Con la strage di Oslo per mano di un 'fondamentalista cristiano' (così lo hanno definito), oggi tutti quanti abbiamo imparato una cosa molto importante, anzi due.

1) Il cristianesimo e la bibbia, se seguiti alla lettera, insegnano ad ammazzare, a odiare, e a fare di queste azioni e predisposizioni il fondamento della propria esistenza.
2) In mezzo a noi ci sono cristiani praticanti, fors'anche fondamentalisti, vivono tra di noi, quindi essi sono dei potenziali assassini e razzisti. Meglio stare alla larga da loro.

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Propagandare il terrore? Ormai solo i bambini piangono

La guerra santa contro 'l'infedele islamico' dura da sempre. In gioco non c'è soltanto la partita cristianesimo-islamismo, ma anche quella tra l'ideologia razzista fascista e le politiche di accoglienza che trovano larghissimo consenso nelle masse oneste, le quali evidentemente sanno bene che il pericolo non parla propriamente l'arabo. E proprio in virtù di queste masse che guardano preoccupate più al proprio portafoglio vuoto piuttosto che all'ipotetico pericolo levantino, i media di regime si prodigano nella più becera e stupida propaganda razzista. A Oslo l'attentatore non era musulmano, ma un occidentale assertore dei vomitevoli principii di destra, che naturalmente vengono conditi in salsa cristiana. Come dire: in una mano il fucile, nell'altra il rosario, in cuore tanto odio e nella testa monnezza. E senza neppure attendere la verità sull'identità dell'attentatore, pseudogiornalisti prezzolati avevano già messo in piedi il castello accusatorio contro il solito ed illusorio terrorismo islamico. Questi avvoltoi, assatanati di lugubri vendette razziste, vivono nelle redazioni aspettando qualsiasi tipo di notizia che possa prestarsi alla manipolazione per il tornaconto dei miserabili intenti fascisti. Sono loro il vero pericolo della società, è la propaganda di Stato che coincide con quella vaticana.
Non esiste nessun pericolo islamico. I vari governi ci hanno ormai abituati a questo genere di invenzione, ma hanno fatto anche di peggio. Infatti non dobbiamo scordare che le stragi di Stato, inizialmente attribuite ad anarchici e/o a brigatisti di sinistra, sono state compiute da quel fascismo strisciante che ha sempre operato con le istituzioni dello Stato e con i servizi segreti. Lo Stato è fascista per indole e per costituzione, non potrebbe essere diversamente. E ogni informazione che passa attraverso i canali ufficiali è sempre stata controllata, manipolata, censurata, distorta. Non è vero che l'informazione controllata sia prerogativa di questi ultimi anni. C'è sempre stata.
Ora, onestamente, tutto ciò ha del patetico. Se è vero che il popolo si lascia imbonire facilmente, è anche vero che la propaganda di Stato bisogna anche saperla fare. Esistono tecniche raffinate che toccano con grande abilità la psiche delle persone: la scelta precisa di una parola piuttosto che un'altra potrebbe richiedere anche molto tempo, anteporre una proposizione ad un'altra sì che cambi la percezione di un fatto è anche questa un'operazione di finissima strategia mediatico-letteraria... Ma questi fantocci nelle redazioni hanno davvero toccato il fondo della banalità e della mediocrità, la loro è diventata propaganda per bambini di sei anni, non se li fila più nessuno, se non i fedelissimi cittadini-servi che pensano e agiscono solo in base a ciò che viene loro raccontato. Ma quanti ancora possono davvero credere ai racconti del terrore diffusi a mezzo tv e giornali? C'è qualche adulto che ha ancora paura del babau?
Se da un lato la politica del terrore è quella che sostiene l'impalcatura (fragile) degli Stati, dall'altro lato è la propaganda che mantiene vivo il sentimento di terrore e che induce la gente a credere che esistono chissà quali pericoli. 'Ci difenderà lo Stato', dicono i più ingenui. Ma come fa uno Stato a difenderci, se è proprio lui il fautore di ogni imbroglio e crimine? Se c'è una cosa di cui il popolo deve difendersi, semmai, è proprio lo Stato, con i suoi governi, le polizie, i giornalisti venduti, le caste politiche e sacerdotali. La verità? E' lo Stato ad avere costantemente paura del popolo.

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giovedì 21 luglio 2011

Vivere senza Stato e senza governo? Il Belgio dovrebbe far riflettere alcune persone

Questo blog ha già fornito ben più di una prova del fatto che l'anarchia non sia utopia. L'abolizione degli Stati e di qualsiasi altra autorità non soltanto si configura come soluzione consonante all'essere umano, ma è l'unica possibile per ottenere un vero benessere, sia in termini umani, sia in termini economici. L'esempio concreto ce lo fornisce oggi il Belgio, dove 14 mesi senza un esecutivo hanno prodotto un aumento del PIL pari al 2,4%.
Così, anche questa notizia sostiene a suo modo la concretissima politica anarchica e il pensiero libertario. Buon pro' vi faccia.

Fonte

Immagine: James Ensor, 'I cattivi dottori'

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Piazza Carlo Giuliani


Inutile tentare di cancellarlo

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mercoledì 20 luglio 2011

Un torta in faccia a Murdoch? Parliamone davvero

E' il minimo che il vegliardo potesse aspettarsi. Ma da parte di chi?

Analizziamo alcuni elementi:
1) Alcuni giornali parlano della faccenda in questi termini: 'Un uomo ha tentato di aggredire Rupert Murdoch mentre era in corso la sua audizione. La moglie del tycoon australiano è intervenuta per bloccare l'aggressore' (il Giornale).
2) Altri parlano di attacco da parte di un anarchico, altri ancora definiscono il lanciatore 'comico anarchico', ma altrove si legge anche soltanto 'comico'.

Analizziamo il caso 1
C'è una sostanziale differenza tra un'aggressione e un lancio di torta. Con che diritto e presunta professionalità 'il Giornale' parla di aggressione e di aggressore? Se il lancio di una torta rappresentasse davvero un'aggressione, come dovremmo definire le azioni brutali della polizia o le stesse operazioni finanziarie dei mille Murdoch sparsi in tutto il mondo ai danni dei cittadini? La moglie di Murdoch, poi, non ha bloccato proprio nessuno. Bloccare significa impedire un'azione, inibire un movimento. Ma tutte queste differenze al Giornale non importano, perché ciò che conta è far percepire al lettore medio che un cittadino si è reso 'colpevole' di essersi avvicinato a un ricco, per giunta in un consesso ufficiale e pubblico, per umiliarlo, per sbeffeggiare tutto il sistema. Insomma, la solita questione di propaganda: quando sono i ricchi a colpire violentemente i cittadini va tutto benissimo, quando è il cittadino che riesce miracolosamente a raggiungere un ricco con innocue azioni che non arrecano danni fisici, allora quel cittadino diventa un criminale e un pericoloso aggressore.

Caso 2
Abbiamo potuto ascoltare, stamattina presto, Rai1. Ovviamente la criminalizzazione degli anarchici è uno dei temi base del sistema-Stato, da reiterare ad ogni occasione sia in tv che altrove. Infatti il giornalista non ha perso l'occasione di porre l'accento sulla parola 'anarchico', come se questa parola fosse un insulto, sì da indurre gli ascoltatori a prendere le distanze dagli anarchici. Anche in questo caso, siamo di fronte alla becera e vecchia propaganda denigratoria contro chi invece lotta per portare diritti, pace, giustizia sociale, libertà vera. Se poi ci soffermassimo sulle due parole 'comico anarchico', si potrebbe fare una lunga analisi (non la facciamo), perché... quale delle due parole sarebbe un aggettivo secondo i giornalisti? In ogni caso ci viene in mente una domanda: da quando, secondo la propaganda di Stato, gli anarchici sarebbero comici, o i comici anarchici? Ma gli anarchici, secondo l'esclusiva visione propagandistica dei giornalisti, non erano quei terribili mostri, pericolosissimi e violenti? Si mettano d'accordo nelle redazioni, perché altrimenti non si capisce più se gli anarchici vadano in giro normalmente con le bombe in tasca o con le torte di schiuma da barba. Ridicoli i giornalisti!

La verità che i media non dicono
La verità è che quell'uomo che ha lanciato la torta non importa se sia anarchico, un comico o chissà che, egli rappresenta tutti i cittadini, tutti quelli che sono vittime di un sistema economico criminale e di cui murdoch è uno dei massimi epigoni. L'atto della torta in faccia al ricco e al potente vive nell'immaginario collettivo di tutti, sta nei desideri di tutti gli uomini onesti. Ma la stampa e le tv, servitrici di Stato, hanno voluto anzitutto etichettare quell'uomo, quindi isolarlo dal resto della gente, farlo percepire come un elemento estraneo.
Ci dispiace per i giornalisti prezzolati (ma anche no), ma i veri elementi estranei al popolo sono proprio coloro che maneggiano l'economia in maniera criminale e fraudolenta. L'uomo con la torta non sarà mai un aggressore, ma un vero benefattore, il liberatore dei nostri impulsi più reconditi, il concretizzatore dei nostri desideri più profondi e urgenti. Onore a lui.




Se un ricco privilegiato avesse tirato una torta in faccia a un cittadino qualunque, e se dietro il cittadino qualunque ci fosse stata la sua anonima moglie a proteggerlo, pensate che i media avrebbero esaltato l'eroico gesto della moglie del cittadino qualunque? O non avrebbero, invece, osannato le qualità atletiche del ricco, definendolo eroe del tiro alla torta? Vomitiamo sui media!

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martedì 19 luglio 2011

L'opera omnia di Errico Malatesta in dieci volumi. Finalmente!

Perché è importante questa raccolta? Anzitutto perché crediamo fortemente che, soprattutto oggi, ci sia bisogno di far riemergere questo colosso anarchico dalla censura di Stato e dall'oblìo dovuto all'abbrutimento culturale. In secondo luogo, perché Errico Malatesta non ci ha lasciato compendi o saggi che riguardano la sua visione a 360° dell'anarchismo (a parte il programma anarchico del 1919); Malatesta si è espresso sempre attraverso interventi, articoli, azioni, pensieri circoscritti, comizi... un mondo variegato di valorosi impulsi che da molto tempo necessitavano di essere raccolti in un'analisi critica completa, in una logica discorsiva e organica. Va da sé che il lavoro è stato titanico, e grande onore va perciò alle due case editrici libertarie ('Zero in Condotta' e 'La Fiaccola), nonché agli studiosi che si occuperanno di tracciare il profilo teorico e la poetica libertaria di Malatesta in ognuno dei dieci volumi. Il primo è già uscito a giugno e gli altri avranno cadenza annuale.
Noi che abbiamo dedicato l'intero blog a Errico Malatesta non possiamo far altro che plaudire all'iniziativa e naturalmente non ci faremo scappare l'occasione di acquistare i volumi.
Errico Malatesta è stato, tra gli intellettuali anarchici italiani, il più attivo sia sul piano speculativo, sia su quello dell'azione. E' stato anche un profeta, giacché i suoi presagi circa la rigenerazione del fascismo si sono puntualmente avverati (vedi). I suoi comizi erano sempre gremitissimi e seguitissimi dal popolo. Nel 1920 ha fondato e ha diretto l'attualissimo e glorioso giornale anarchico 'Umanità Nova'.

Per informazioni in merito al piano editoriale in oggetto (CLICCA QUI).

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sabato 16 luglio 2011

Chi si lamenta della manovra economica?

Tutti i ceti medio-bassi sono colpiti duramente dalla manovra. E la manovra economica, di per sé già una condanna, produce sempre ulteriori aberrazioni, perché i vertici delle numerose gerarchie di cui si compone la società fanno a gara per rivalersi sulla base, sulla povera gente. Se un settore viene ultratassato, non paga mai chi di quel settore è a capo, ma tutti i sottoposti, gli schiavi che reggono la piramide gerarchica. La stretta del governo sui Comuni, ad esempio, non farà mai diventare povero un sindaco, ma saranno i cittadini che subiranno l'attacco di nuove e severe norme comunali, concepite per ammortizzare il colpo dello Stato e per far sì che i gerarchi eletti non ne subiscano le conseguenze. La goccia cade sempre dall'alto e, cadendo, rimbalza su tutto ciò che trova, ma alla fine si ferma sempre al suolo; e al suolo c'è il popolo che annega. Poi, con 'grande senso di responsabilità', il popolo riconsegna tutte le gocce al vertice per farsi nuovamente annegare. Questo è il sistema-Stato.
In questo atroce e aberrante sistema di gestione politica, il popolo non fa altro che subire e subire. Il popolo subisce e soffre, si lamenta da sempre. Ma i burattinai dello Stato raccontano sempre la favoletta che i sacrifici servono al Paese, servono alla crescita, servono al benessere, alla stabilità... Qualcuno dovrebbe informarci, per favore, quando mai un Paese sia stato stabile e cosa si intenda davvero per stabilità. Stabilità di chi? Non certo del popolo! E quando mai, poi, c'è stato un reale benessere ben distribuito tra tutti?
Ma il popolo è un bravo suddito, si lamenta, soffre, muore persino, ma alla fine osanna lo Stato, gli crede, lo vota. E allora perché lamentarsi? Se è così che deve andare, se è così che va, perché lamentarsi? Che senso ha indignarsi? Zitti e buoni. Lo Stato è un dio ineluttabile? Non ci puoi far nulla? Bene. Allora il popolo dovrebbe essere coerente: se crede davvero che il sistema non può essere cambiato, allora deve stare zitto, subire in silenzio, sopportare senza lagna, perché la lagna non cambia le cose. Neppure manifestare in 10 milioni con il palloncino colorato in mano cambia le cose.
D'altra parte, il popolo è quello che con estremo orgoglio rivendica la 'propria' bandiera, che muore per la patria, che canta 'dov'è la vittoria?' (su chi bisognerebbe vincere?), che crede nella costituzione... Il popolo è quello che crede che la legge sia davvero uguale per tutti, quello che pensa che la democrazia sia un sistema decisionale equo, quello che, andando a votare il proprio padrone (quello che gli infliggerà le manovre economiche), pensa di fare una cosa 'altamente responsabile'. E nonostante siamo tutti costretti a pagarci i diritti naturali che ci hanno rubato, e nonostante il regime di proprietà privata in cui ci hanno costretti a 'vivere', il popolo pensa che la parola 'repubblica' voglia dire davvero 'cosa pubblica'. Il popolo si beve tutta la propaganda di Stato ed è sereno, si crede nel giusto.
E allora, se il popolo è convinto di tutto questo, a maggior ragione non dovrebbe lagnarsi. E' il popolo che sceglie questo tipo di gestione politica. E' il popolo che ha scelto di farsi governare, anziché autogovernarsi. Peggio per lui, che stia almeno zitto per coerenza e per coscienza (se ne ha una). E soprattutto, che non accusi chi propone una vera giustizia sociale e un vero benessere! Anarchia unica via! E se la parola anarchia fa paura e ribrezzo a causa della propaganda denigratoria di Stato, allora il popolo merita davvero di essere eminentemente schiavo e ignorante per sempre.

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