sabato 31 gennaio 2009

E' morto stamattina Giuseppe Gatì, il coraggioso ragazzo che ha gridato 'viva Caselli' e contestato Sgarbi

Aveva vent'anni e con il suo grido rivolto al sindaco di Salemi (AG) aveva mostrato il suo orgoglio di cittadino libero di fronte alle istituzioni arroganti. Ne avevamo parlato, qui, ne aveva parlato tutta la rete. Ora Giuseppe Gatì non c'è più, ma ci lascia in eredità il suo coraggio e la fermezza, la voglia di essere liberi cittadini in un'Italia di corrotti e corruttori, di ignoranti e mafiosi al potere. Che sia un faro per tutti, uno sprone, un esempio.
Ciao, Giusè.

Ora andate QUI per capire perché la TV non si occupa di Giuseppe Gatì

venerdì 30 gennaio 2009

Ilva di Taranto: spariti i soldi per la bonifica. Il governo è complice delle morti da diossina

Il 9 dicembre 2008 avevamo parlato del caso diossina nell'area tarantina. E' straordinario vedere come, in un sol colpo, il ministro dell'economia Tremonti abbia cancellato anni e anni di lotte e di trattative servite per regolamentare gli scarichi dell'Ilva.
Dovevano essere stanziati 50 miloni di Euro per iniziare a bonificare l'area (a Taranto si produce il 92% della diossina italiana e l' 8,8% di quella europea), ma Tremonti ha detto no, niente stanziamento. E i 50 milioni sono spariti, volatilizzati, evaporati come la diossina sprigionata dalle ciminiere.
E così si deve ripartire da zero, come se 14 anni di proteste, richiami, trattative, analisi, pubblicazioni... non siano serviti a niente.
A taranto si muore per inquinamento. Ora si continuerà a morire per colpa di Tremonti!
Questo amaro caso, come altri che riguardano il Sud, fa sempre parte del corollario di bugie dette da Silvio Berlusconi, circa gli stanziamenti di risorse promesse al Mezzogiorno. Dice Michele Losappio, assessore all´ecologia della Regione Puglia: 'qualcuno faccia ricordare al premier la promessa che ha appena infranto'.
Diciamo noi: qualcuno processi Berlusconi e Tremonti per omicidio volontario!

giovedì 29 gennaio 2009

Un mese e mezzo di intercettazioni. Poi finalmente liberi di delinquere

Un mese e mezzo è il tempo concesso agli inquirenti preposti alle intercettazioni. Oltre i 45 giorni, se sei un criminale e non ti hanno intercettato, la fai franca. Questa è la scandalosa rivisitazione della legge sulle intercettazioni, voluta da Berlusconi e Veltroni (Pdl-PD).
Quale può essere il movente che ha fatto maturare questa rivisitazione? Le possibili motivazioni possono essere diverse. Ne proponiamo due e voi saprete indicare quale delle due è più plausibile.
La prima che viene in mente è certamente quella legata alla tutela (ulteriore) dei mafiosi e dei parlamentari (come dite? E' uguale?) che, dopo il 45° giorno, avranno finalmente la libertà di organizzare persino un attentato (come dite? A un giudice?), senza essere condannati.
La seconda motivazione è relativa ai costi delle intercettazioni (apparecchiature sempre accese, fatture Telecom, costi di gestione e manutenzione, computers, revox, cancelleria, varie ed eventuali).

No, we can't! Immagini trovate su facebook, riecheggiano lo stile 'pop-obama'


Abbiamo trovato queste immagini su facebook, appartenenti a Ludovico Spagnolo
Se avete un profilo su facebook, potete andare a vedere anche l'immagine di Vespa, della Gelmini, della Carfagna...

martedì 27 gennaio 2009

Roma, 28 gennaio, ore 9 in Piazza Farnese. Tutti contro il regime di Berlusconi, per una Giustizia libera

E' consolatorio vedere come tutte le tv nazionali facciano pubblicità a cose inutili, film, programmi demenziali... e non pubblicizzano, invece, le manifestazioni popolari e democratiche. E' consolatorio, sì, perché in questo modo le tv ci dànno la misura della loro connivenza con la dittatura in atto, scoprono le carte, ci mostrano la loro linea di trincea e, quindi, la loro vulnerabilità. Da qualche anno le tv ci hanno abituato persino ai banner animati pubblicitari... Ne avessimo visto uno dedicato a un appuntamento di protesta popolare! Allora dobbiamo pensarci noi della rete, come sempre.
Domani alle 9, a Roma, in Piazza Farnese, si svolgerà una grande manifestazione, civile e democratica, contro la repressione di giudici, contro l'informazione di regime, contro l'assenza della politica nei riguardi dell'autonomia dei magistrati (sempre più a rischio), contro la sospensione del procuratore Luigi Apicella, contro questo regime ed in favore della vera Libertà. Siamo tutti invitati a partecipare.
Saranno presenti l'Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia, Sonia Alfano, l'amico Carlo Vulpio, Salvatore Borsellino, Beppe Grillo, Benny Calasanzio, Serenetta Monti, Antonio Di Pietro, Francesco Saverio Alessio, Marco Travaglio, Emiliano Morrone.
Altri noti giornalisti, associazioni, comitati hanno già aderito.
E' una grande manifestazione di legittima protesta (forse una delle ultime concesseci), in cui si ribadisce l'assoluta necessità di ristabilire un equilibrio democratico, di contro a un regime che punisce chi rispetta le leggi e vuole farle rispettare anche ai politici.

Domani le tv saranno obbligate a dare la notizia. Vedremo allora, probabilmente, il solito gioco delle cifre al ribasso (da parte della questura, certo) e un montaggio delle immagini che escluderà certamente i passaggi più importanti e caustici della manifestazione. Per fortuna c'è la rete e YouTube.

Sign for No agli errori del CSM

Giorno della memoria: sono andato a Mauthausen

Io sono andato a Mauthausen. Ci sono andato due volte. La prima volta nel 2003, la seconda nel 2006. Tre soli anni di differenza, ma un abisso in termini di cambiamento.
Mauthausen è un pezzo di campagna austriaca dove l'orrore e il razzismo nazista trovò sfogo nel campo di concentramento che prese il nome dal luogo stesso.
Ma perché parlo di cambiamento? Cos'è cambiato a Mauthausen, oggi, rispetto a qualche anno fa?
IL PRIMO VIAGGIO:
Prima di arrivare al campo, nessun cartello ben visibile dalla strada nazionale, se non una piccola insegna bianca. Facile perdere la strada. Forse un segno della vergogna degli austriaci. Scorto il piccolo cartello, si entra per la stretta via che conduce alle campagne, ancora ridenti quando c'è il sole, con i cervi che brucano l'erba. Dopo qualche chilometro si arriva al campo di sterminio.
L'ingresso non ha più l'aquila imperiale in cima, ma l'aspetto è comunque lugubre, le due torri di guardia a lato del grande portone, sono immutate sentinelle severe e opprimenti. Mi aprono il portone e la mia telecamera comincia a registrare immagini di morte. Due file lunghissime di baracche di legno si estendono verso l'orizzonte, una fila a destra, una a sinistra e, in mezzo ad esse, il viale centrale. Procedo e mi avvicino alla prima baracca di sinistra, tocco quel legno e mi accorgo che quel poco spessore non avrebbe mai potuto riparare dal freddo, neanche se i nazisti avessero messo stufe a legna potentissime. Entro nella baracca, ci sono, ricostruiti, alcuni letti e armadietti. Non sono certamente dei letti, ma cassoni per macerie e gli armadietti sono stretti e alti, buoni solo per metterci dentro la scodella di alluminio e due scope. Visito le altre baracche, ce n'è una deputata alla toilette collettiva, con un grande lavabo in cemento, circolare.
Fuori, a destra del viale, scorgo il lugubre comignolo e sotto di esso un groviglio di stanze, tra le quali la camera a gas con i tubi ancora visibili. Rimango sottoterra e procedo nel percorso che mi conduce ai forni crematori, proprio quelli nella foto. Mio Dio! Un tuffo al cuore! Si trovano in una stanza di medio-grandi dimensioni, ma i due forni occupano quasi tutto lo spazio e le pareti sono tappezzate con i ritratti di molti defunti, cremati in quei forni. E' una tomba. Sembra di vedere in faccia la morte. Non so se provo più pena o rabbia o tristezza. Mi gira la testa, ma continuo a filmare. Alcuni visitatori hanno i miei stessi occhi, i miei stessi sentimenti. Nessuno di noi parla. C'è silenzio. Si sentono soltanto i nostri passi sul cemento. Rimango a osservare alcuni disegni appesi, sono immagini di quella morte, di quell'orrore vissuto dai bambini deportati. Rimango sgomento. Una ragazza italiana piange sommessamente, la testa china e le mani sulla pancia. Nell'uscire da quella stanza, mi accorgo che devo salire qualche gradino. E sì -mi dico- ero giù... all'inferno dei nazisti! Visito il museo con le vetrine piene di reperti che smuovono la rabbia e una profonda inquietudine.
Il campo possiede un'uscita opposta all'ingresso, preceduta dal cimitero e da uno stuolo di monumenti commemorativi, uno per ogni nazione vittima della soluzione finale. E giù, si scorge la triste e macabra 'scalinata della morte', dove i prigionieri salivano per portare in cima al campo le pietre dalla cava e, una volta lassù, essi stessi venivano obbligati a buttar di sotto i loro compagni.

IL SECONDO VIAGGIO
Non fanno più entrare dall'ingresso principale, ma dal retro, almeno in questo mio secondo viaggio, oggi non so. Ma so che tutto è cambiato. Mauthausen l'ho trovato più simile a un ritrovo turistico che a un campo di concentramento. Le baracche sono state recintate e non vi si può accedere. Il fabbricato a destra del viale è diventato un centro congressi ultramoderno e vi sono anche dei bar. L'ingresso è a pagamento.
Non ho provato le stesse inquietanti emozioni e, a vedere gli occhi dei turisti, sembra che neanche loro, visitatori per la prima volta, abbiano lo stesso tipo di emozione che ho avuto nel primo viaggio. C'è quasi aria di festa, oserei dire, rasentando la blasfemia. Non c'è più silenzio, nè quel senso di rispetto che si deve. Ma di fronte ai forni crematori no: lì -ma solo lì- si può vedere ancora in faccia la morte e tutto l'odio nazista, il cinismo umano, la bestialità della dittatura con la svastica!

Celebro così, in questi miei pensieri, ogni anno, il giorno della memoria

lunedì 26 gennaio 2009

Creare le condizioni per la dittatura è l'imperativo di Berlusconi. Ma come nasce una dittatura?

Le dittature si insinuano in una società in maniera subdola, mistificando sempre le loro ipocriti e nefaste intenzioni, mascherandole con un velo di falsa democrazia. L'ascesa di una dittatura ha bisogno di alcuni presupposti, di alcuni ingredienti che hanno la caratteristica di far crescere nel popolo una voglia di cambiamento. Quali sono questi presupposti?
Prendiamo in considerazione il fascismo di Mussolini, giusto per rimanere in Italia e confrontiamo la sua ascesa con quanto sta accadendo nel nostro Paese con l'attuale governo.
Già prima della Grande Guerra, il territorio nazionale aveva vissuto lunghi periodi di occupazione straniera e la Prima Guerra Mondiale spinse gli italiani a combattere sotto un'unica bandiera, in nome del patriottismo. Ma la guerra provocò una grave crisi economica che costrinse gli italiani alla fame e a curarsi le ossa frantumate. Dopo il 1918 si raccoglievano i brandelli di un'Italia distrutta che a stento galleggiava in una palude fatta di enorme povertà. Il popolo aveva bisogno di un cambiamento, di lavoro, di stabilità economica e sociale, di un benessere che non aveva mai conosciuto prima.
Il primo presupposto è perciò l'esistenza di una crisi economica e la povertà diffusa. Mi pare che oggi siamo sulla buona strada.
Ma cosa fare se questo bisogno non c'è? Lo si costruisce, lo si inventa, lo si produce. Allora prima si devono creare le condizioni per una crisi e poi si dovrà salutare colui che, astutamente, farà credere al popolo che quella crisi la risolverà. E' stato così per il fascismo di Mussolini. L'Italia aveva bisogno di un uomo forte? Ecco che, dai ranghi del socialismo (e sottolineo socialismo) spunta fuori un duce dittatore. Il fatto che Mussolini sia venuto fuori dal socialismo la dice lunga sul possibile e aderente parallelismo che si può fare con Craxi che ha generato Berlusconi.
Nel 1920 il brodo di coltura era già pronto: c'era la crisi, il popolo chiamava il suo salvatore e allora venne in suo soccorso un maestrino socialista che, a poco a poco, con la scusa di stare dalla parte del popolo e di credere nei valori sociali, creò la dittatura, impose con le armi le famigerate leggi razziali e mille divieti, condusse l'Italia al massacro, censurò i giornali a lui avversi, utilizzò tutti i media dell'epoca per una propaganda massiccia, mascherò col sorriso le atrocità del suo operato, ecc. E non ci ricorda qualcuno, oggi? Coloro che -a sostegno del duce- portano argomentazioni come 'sì, ma Mussolini ha fatto anche buone riforme e ha bonificato varie aree del Paese, ecc', non sanno che queste azioni erano stati atti dovuti, studiati allo scopo di illudere gli italiani e a propagandare il fascismo, allungandone la vita. Insomma, il bastone e la carota, sennò il ciuco non cammina.
E' la storia del nostro odierno fascismo che si sta compiendo, giorno dopo giorno. Berlusconi sta portando l'Italia a una condizione di tale crisi che il popolo, prima o poi, sarà costretto a eleggerlo loro salvatore. Ci sembra di veder concretizzata la metafora del vetraio che, per creare più lavoro per sè, manda il proprio figlio a rompere i vetri delle finestre.
Creare le giuste condizioni, questo è l'imperativo di Berlusconi, il quale può contare su mass-media più potenti per la sua propaganda e dell'appoggio delle varie mafie che tessono di continuo oscure trame, nonché di un ingente capitale. Egli ha già conquistato due dei tre poteri dello Stato, gli manca quello giudiziario, ma ci sta lavorando, mentre Tremonti lavora sodo per creare povertà, la Gelmini ignoranza (utile per generare schiavi), La Russa orgoglio militare, Gasparri imbecillità e faziosità, Calderoli... porcate! Eccetera.
Italiani, non ci cascate un'altra volta!

PS. In quest'analisi, l'assenza della sinistra NON è casuale

domenica 25 gennaio 2009

All'armi siam fascisti! «Noi vogliamo glorificare la guerra - sola igiene del mondo - il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore» *

E così, Berlusconi intende decuplicare il numero dei militari nelle nostre città. Ma che bravo, anzichè pensare a decuplicare il valore degli stipendi o il numero degli ospedali pubblici, pensa ad armare le vie delle città. Ma cosa pensa di ottenere? Berlusconi afferma che occorre infondere sicurezza nel cittadino, ma il vero scopo del provvedimento è quello di generare ansia e paura. La presenza dei militari nelle città crea la falsa idea che le città italiane siano in pericolo da chissà quale nemico. Ma il nostro nemico è proprio Berlusconi! E' Berlusconi che genera terrore e ansie inesistenti. Qui l'unico vero terrore è quello di non riuscire ad arrivare vivi alla fine del mese, l'unica ansia è quella relativa alla disoccupazione, al precariato, alla sicurezza sul lavoro!
Il Paese non ha bisogno di mimetiche e di fucili, ma di salari dignitosi, di servizi efficienti, di sicurezza nei cantieri e nelle fabbriche, di una magistratura libera e serena, di una informazione altrettanto libera e serena. Qui l'unico nemico che dobbiamo combattere è questo governo fascista, terrorista che non sa far altro che autodepenalizzare i propri reati, svilire e smantellare lo Stato di diritto, tagliare fondi alla scuola e alla ricerca, imporre veti e censure con l'arroganza e l'ignoranza di chi pensa che usare le armi sia la soluzione a tutti i problemi.
Il fascismo lavora anche subdolamente, attraverso una propaganda che non è più ingenua come nel ventennio, ma s'è fatta intelligente e fraudolenta. Ieri sera, al TG2 della rai, s'è dato ampio spazio a un personaggio che ha pubblicizzato il proprio libro. Il titolo del libro è 'futurismo' e la presentazione in un tg nazionale è stata giustificata -implicitamente- dal fatto che il movimento artistico-letterario del futurismo compie 100 anni.
Il futurismo, tra tutti i movimenti di avanguardia, è stato l'unico a favore della guerra (e del fascismo successivamente), composto da interventisti invasati e deliranti che avrebbero dato 1000 giorni della loro vita per un solo giorno di guerra. Ma guarda un po'... pubblicizzare oggi il futurismo con la scusa del centenario della nascita... che coincidenza meravigliosa! E allora perché nei TG non si è mai parlato dei 100 anni dell'Espressionismo (2005) o del Cubismo (2007)? L'anno prossimo ricorrerà il centenario dell'Astrattismo, se lo ricorderà il TG2?

* (asterisco nel titolo) Il punto numero 9 del primo manifesto del futurismo (1909) , firmato da F.T. Marinetti

sabato 24 gennaio 2009

Lampedusa: un comportamento civile non genera violenza. Maroni e il governo sì!

Ci accodiamo al post precedente, quasi senza soluzione di continuità, per parlare ancora della Sicilia e della sua encomiabile umanità. Lo facciamo alla luce di quello che sta accadendo a Lampedusa in questi giorni. I fatti li conoscete: all'alba di oggi, 24 gennaio 2009, un centinaio di tunisini escono dal Centro di Permanenza Temporanea (cpt) in sèguito alle nuove direttive ministeriali che vogliono trasformare il centro in un campo di 'impacchettamento e rispedizione al mittente' degli ospiti stranieri. A mezzogiorno, dallo stesso centro, tutti i 1300 ospiti uscivano dal centro, raggiungevano i primi e, insieme, si riversavano nella piazza e per le vie della città. Là dove un episodio del genere avrebbe causato attriti e scontri con la popolazione, a Lampedusa, invece, ha soltanto amplificato la solidarietà dei residenti che si sono schierati con i tunisini, contro le direttive di Maroni. In testa il sindaco, Bernardino De Rubeis.
E' evidente che una situazione del genere possa facilmente sfociare in atti di nervosismo, ma, al momento, i residenti stanno dimostrando tutta la loro proverbiale accoglienza, solidarietà e umanità nei confronti degli stranieri, i quali ricambiano con altrettanto rispetto, pur in un contesto di nervosismo. Tanto di cappello a tutti!
Questo dimostra solo una cosa: un comportamento civile non genera mai violenza, semmai la placa. Ma quello che Maroni vuole attuare ha dell'incredibile e i lampedusani non ci stanno, giustamente. Questi ospiti vogliono solo transitare nell'isola, per poi raggiungere i loro cari al nord; ma questo non può essere digerito da un leghista razzista al governo. Non sia mai che qualche 'lurido clandestino' possa sporcare il sacro suolo della Padania! (Maroni, ricòrdati che se hai un cesso a casa lo devi ai turchi)!
Maroni vuol far diventare tutta l'isola un centro di raccolta differenziata di nordafricani da rispedire in nord Africa. Vergogna!
E andiamo avanti anche con le lezioni di etimologia. Ce n'è per tutti, tv e giornali in testa, a cui rivolgiamo il nostro sonoro 'IGNORANTI'! Citiamo dal 'Devoto-Oli': clandestino - che si trova od opera oppure si svolge in una situazione irregolare, senza l'approvazione dell'autorità o contro il divieto delle leggi vigenti. Ne consegue, quindi, che queste persone non sono clandestine, ma lo sono diventate per colpa e a causa delle leggi imposte. In natura non esiste la clandestinità. Ma i media hanno 'lavorato bene' sotto dettatura, fino a qualificare gli emigranti (non immigrati) in maniera negativa con la parola 'clandestino' che, oggi, sembra faccia parte del loro dna.
Questo governo fascista e razzista deve imparare molto, anzitutto il rispetto e la civiltà, ma non c'è peggior ignorante di chi non vuol imparare!

giovedì 22 gennaio 2009

Mazara del Vallo (TP): lezione di intercultura

E così, in un rilancio reciproco di post sul tema 'intercultura', l'amico Riverinflood tiene fede alla promessa e richiama nuovamente il tema. Lo fa attraverso un post scritto da un suo amico (ninni) e che testimonia il valore di una comunità che ha saputo e sa interagire con la cultura tunisina e nordafricana in genere. E' la comunità di Mazara del Vallo, Sicilia occidentale, provincia di Trapani.
L'esempio di Mazara è straordinario e dovrebbe far riflettere molte persone, soprattutto quelle che vivono di luoghi comuni, con i luoghi comuni, per i luoghi comuni.
L'integrazione culturale tra Mazaresi e nordafricani è giunta a un tale stadio di maturazione -anzi, di maturità- che non si può neanche più parlare di 'integrazione', ma di vero e compiuto sincretismo culturale. Miracolo? No, semplicemente capacità di accoglienza senza pregiudizi. In generale posso dire che tutta la Sicilia possiede il dono della pacifica convivenza (complice la sua storia) e, guarda caso, rarissimamente, oserei dire mai, si sentono storie di crimini legati ad una 'malavita tunisina' (che non esiste neanche). A Mazara questo dono, questa capacità di accoglienza è assai più forte, dovuta certamente anche al bisogno di braccia nel settore ittico (straordinaria anche la flotta di pescherecci mazaresi che, senza i tunisini, sarebbe ridotta a un misero grumo di barchette, quasi in disarmo).
La testimonianza di ninni è intrigante, procede paratatticamente per capitoletti e ci introduce fin dentro il cuore cittadino di Mazara, passando attraverso le differenze tra gelido nord e caloroso sud, tra i sapori delle rane delle risaie delle paludi padane e gli aromi del 'kuzbara' venduto nella via principale di Mazara, fino a farci sentire lo stridìo delle voci dei bambini che, per le vie assolate, riescono a giocare e a capirsi parlando tre lingue diverse. C'è da imparare.
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grazie a ninni e a Riverinflood

Festa doppia per 'Italiani Imbecilli'

Questo è il nostro 100° post che coincide -per un caso- al sesto mese di vita di questo blog, giorno più, giorno meno.
Era nato con finalità di denuncia sociale, questo blog, il 24 agosto 2008. Continua ad avere le stesse finalità, purtroppo. Sì, perché avremmo voluto vivere in un'Italia più sana e libera, sotto le ali protettrici di una vera democrazia, garantiti dagli articoli della nostra bella Costituzione, governati da menti illuminate e colte. Invece...
Ma siamo sempre qui a combattere, insieme a voi, cari lettori, e non abbasseremo di certo la guardia. Anzi, se avete letto la seconda edizione del nostro editoriale, vi sarete accorti che viene evidenziata la necessità di aggiungere elmenti di denuncia in più, facendo ricorso a un sano realismo, anche di tipo storico-artistico.
In virtù di quanto detto sin qui, ci sarebbe poco da festeggiare. Ma esistono margini, consistenti, per esprimere la nostra gioia. Grazie a voi, infatti, il nostro giovane blog sta crescendo e il trend per il 2009 è sempre in crescita. Continuiamo così, voi e noi, per un'informazione più giusta e rigorosamente libera.
Ringraziamo perciò tutti i lettori, gli amici bloggers, le personalità di vario genere che hanno voluto aiutarci e, a volte, onorarci. E un grazie anche alle voci contrarie che, seppur in forma anonima, hanno contribuito, loro malgrado, alla crescita del nostro blog.

L'équipe di

mercoledì 21 gennaio 2009

Crisi economica? Quale crisi? Berlusconi ha ragione, non c'è nessuna crisi, non c'è mai stata e mai ci sarà

Quando Berlusconi afferma che la crisi in Italia non esiste, credetemi, ha ragione. Probabilmente Berlusconi non ha fatto caso all'etimo della parola CRISI e, senza volerlo, dice il vero! Se consideriamo la parola 'crisi' nel suo originario significato, ci accorgiamo che davvero non esiste un punto di svolta nella nostra situazione socio-economica. Già, perché 'crisi' proviene dal greco antico e vuol proprio dire 'punto di svolta' oppure 'punto di rottura'.
Qui in Italia non c'è nessun punto di svolta, magari ci fosse! Tutti i disoccupati, i precari, i poveri, i neopoveri, i cassintegrati... non aspetterebbero altro che un bel punto di svolta, una grande crisi, soprattutto di governo.
Si parla di crisi economica... anche qui il termine non è corretto. Oggi, in Italia, non esiste una crisi economica, non c'è un punto di svolta in questo senso. Magari ci fosse! Io intendo la crisi economica quel momento in cui si cambia totalmente metodo di gestione delle finanze, magari distribuendo equamente le ricchezze, senza più dover sottostare a regole finanziarie e di mercato dove chi è più ricco vince e chi è povero... fatti suoi.
Tutto è rimasto inalterato, secondo i piani diabolici di questo governo: i poveri (sempre più poveri) non sono diventati ricchi e i ricchi (sempre più ricchi) continuano a prendere per fessi i poveri.
In realtà è dal medioevo che funziona così, dal primo nucleo di borghesia nascente, dalla nascita dei Comuni. La Storia non è cambiata, semmai cambia il metodo, ma la sostanza resta. Ed è una sostanza fatta di soprusi di 'pauper et divas', di ricatti e ingiustizie ai danni del popolo che è sempre stato il principale artefice della propria disperazione e della ricchezza dei potenti. E da mille anni non è cambiato niente. Ancora oggi il popolino addomesticato, anziche organizzarsi in una protesta sociale, scende in piazza e sfida il gelo per supplicare la non cessione di un calciatore (miliardario) a un'altra squadra. Poi quel popolino torna a casa, magari in un monolocale, a far di conto per arrivare vivo a fine mese e a farsi svuotare il cervello dalla tv. E a proposito di svuotamenti di cervello e abbindolamenti mediatici, se vado più indietro nel tempo mi ritrovo persino nell'impero romano, al tempo del 'panem et circenses'. E' il caso di dire porca miseria, non è cambiato nulla e Berlusconi ha ragione.

martedì 20 gennaio 2009

Barack Obama: l'eletto

E adesso lo spazio alla speranza

I raid di Israele su Gaza? Una vendetta personale di Bush su Obama!


Le ultime azioni di guerra, a Gaza, sono maturate nel corso dell'ascesa del neopresidente Barak Obama; questo dovrà pur far riflettere. Far scoppiare una guerra in Medioriente proprio quando Si elegge un presidente democratico e pacifista è come sparare su una colomba bianca, prima che questa possa covare l'uovo della pace.
Diciamolo francamente, Israele non può armarsi e partire senza l'appoggio degli USA. Tutte le motivazioni addotte fin ora per giustificare la guerra non ci hanno pienamente convinto. Ufficialmente Hamas invia i missili su Israele perché lo Stato ebraico, oltreché imporre l'embargo, non concede alcun transito a quei poveri cristi palestinesi, rinchiusi nella striscia come bestie in cattività. Ne consegue l'operazione 'piombo fuso'. Ma questa è una storia vecchia, i confini della striscia sono stati, nel corso della sua disgraziata storia, da 60 anni in qua, periodicamente chiusi e riaperti. Israele ha aspettato il momento propizio per scatenare l'inferno, complici USA e Europa che, anzi, sono i mandanti dell'eccidio in corso; guarda caso, il momento è arrivato proprio quando alla Casa Bianca stava per entrare un signore probabilmente capace di risolvere la questione mediorientale. Ma ora c'è la guerra e questa guerra non fa altro che inasprire le due parti e allontanarle da un possibile accordo di pace, definitivo. Questo è un vile sgambetto a Obama, da parte dell'amministrazione Bush, sullo scadere del suo mandato. Come si dice: uno sporco goal in zona Cesarini!
Tutti gli inadempimenti di Israele e le violazioni del diritto internazionale ci dimostrano che questa guerra è stata concepita per Barack Obama, contro Barack Obama.
Scrive la giornalista Phyllis Bennis: «...i bombardamenti sono strumentali alla politica interna israeliana e hanno il significato di respingere ogni chanche di negoziati seri tra le parti che potrebbero avere luogo grazie ai piani dell’amministrazione Obama».

domenica 18 gennaio 2009

«Hamas e' un "partito" che il popolo Palestinese ha votato con grande forza. In elezioni democratiche e libere»

Amici, ha preso contatti diretti con la delegazione greca, presente nella striscia di Gaza (nella foto). La delegazione, composta da una parlamentare socialista, il famoso scrittore, storico e studioso Nikos Klitsikas, l'atleta Sofia Sakorafa e alcuni medici, ci hanno comunicato che la situazione a Gaza, oltreché essere terribile per le vittime civili che ad oggi sono 1200, viene puntualmente distorta dai media europei e statunitensi. Esiste una politica congiunta tra USA, Europa ed Israele che tende a smantellare il governo di Hamas e questo perché Hamas non vuole allinearsi ai diktat statunitensi ed europei. I nostri media voltano la questione sostenendo che Hamas è un governo composto da ribelli e terroristi, ma non è così. Un membro della delegazione greca ci dice infatti che «Hamas e' un "partito" che il popolo Palestinese ha votato con grande forza. In elezioni democratiche e libere».
Scalzare il governo di Hamas significa, perciò, annullare la libera volontà dei palestinesi, a costo di uccidere -come sta avvenendo- migliaia di civili, i quali non possono neanche fuggire a causa dei confini chiusi della striscia.
Possiamo soltanto sperare che una vera diplomazia, una vera politica, possa prendere il posto della guerra e al più presto. Ma ci chiediamo se questa tregua momentanea non serva invece a garantire un comodo e tranquillo rifornimento di armamenti.

Per seguire i lavori dalla delegazione greca: Sibilla

sabato 17 gennaio 2009

Giulio Andreotti sei un mafioso! Fuori dalla TV, fuori dal Parlamento, fuori dalla nostra vita!

Negli anni in cui mi divertivo ancora a giocare a nascondino c'era la tv in bianco e nero, c'era Mario Pastore e il primo sbarco sulla luna, le 'notizie dal Viet-nam' e Calimero. Ahimè, c'era già da tempo Andreotti!
Negli anni di piombo nessuno diceva apertamente che Giulio Andreotti fosse un mafioso, ma tutti lo pensavano, in qualche modo si percepiva, come si dice: era nell'aria. E mentre la tv di allora si prodigava a dar notizie sull'ultimo volantino delle BR, il nostro Giulio stava beatamente intrecciando rapporti di amicizia con i mafiosi siciliani, infischiandosene del rapimento Moro (come del resto fecero Cossiga e gli altri DC al potere). Sì, rapporti di amicizia con Stefano Bontate e Gaetano Badalamenti, un'amicizia favorita dall'on. Salvo Lima ed i cugini Antonino ed Ignazio Salvo. Una bella cricca di farabutti!
Negli anni di 'tangentopoli' il sistema politico italiano barcollava sotto le spallate del pool di 'Mani Pulite' a Milano, di cui faceva parte Antonio Di Pietro, insieme a Piercamillo Davigo, Francesco Greco, Gherardo Colombo, Ilda Boccassini, Francesco Saverio Borrelli e Gerardo D'Ambrosio. Quel sistema barcollò, certo, ma non cadde, si trasformò nell'attuale sistema (che non può far altro che odiare la magistratura e nutrirne un sentimento di vendetta). Ma il nostro Giulio cosa faceva nei primi anni '90? Era sempre lì (e lo è tutt'ora), ma gli crollò addosso il peso di un processo per concorso esterno in associazione mafiosa, accusa poi trasformata 'solo' in associazione mafiosa. 246 pagine di accuse che si aggiungono alle deposizioni di pentiti di mafia come Antonino Giuffrè che lo addita dicendo: 'Era punto di riferimento per Cosa nostra'.
Poi, dopo varie tappe processuali, ecco il verdetto della Corte che scagiona Andreotti, ma solo perché il reato è andato in prescrizione. Quindi, fino al 1980, Giulio Andreotti è stato colluso con la mafia e chi è colluso è anche un mafioso!
E in questi anni, cosa fa il Giulio? Dopo anni di silenzio mediatico, riappare sempre in tutto il suo gobbuto splendore nelle trasmissioni televisive, a farsi lodare e beatificare. Come l'altra sera, a Porta a Porta' (e dove sennò?), dove è stata inscenata l'ipocrita liturgia, quella riservata alle beatificazioni dei delinquenti con il sacerdote (Bruno Vespa) che sparge l'incenso purificatore davanti all'obiettivo delle telecamere, mischiandolo col miele, in un'estasi di aureole e, contestualmente, di accuse nei confronti dei giudici (Caselli in primis) che avevano osato portare alla sbarra cotanto santo!
Nessun contraddittorio a 'Porta a Porta', tutti fedeli devoti, pronti alla lode e alla gloria per San Giulio; gli stessi fedeli devoti che, però, lamentano l'assenza di contraddittorio nei programmi in cui si parla di argomenti a loro sconvenienti.
Reati come quello di omicidio o di associazione mafiosa non si estinguono e non si cancellano mai. Mafiosi o si è o non lo si è. Anche se mafiosi lo si è stati fino al 1980 -secondo la sentenza- si continua ad esserlo per sempre! Perciò, come negli anni Settanta, oggi dico ancora: Andreotti, sei un mafioso! Fuori dalla TV, fuori dal Parlamento, fuori dalla nostra vita!

Alcune righe della sentenza:
la Corte ritiene che una autentica, stabile ed amichevole disponibilità dell'imputato verso i mafiosi si sia protratta... (fino alla) primavera del 1980 (...)

venerdì 16 gennaio 2009

La basilica, il Teatro Olimpico e 'Dal Molin': i contrasti (anche) esistenziali di Vicenza

Ci sono luoghi in Italia che raccontano storie di straordinarie incongruenze culturali e la Storia vi lascia tracce di incompresnsibili contrasti di varia natura. Uno di questi luoghi è Vicenza. Cosa poter dire, oggi, di Vicenza, se non che sia una città affascinante per le sue testimonianze artistiche, ma anche inquietante per gli insediamenti militari USA? Non si riesce a stabilire più un giudizio univoco. Vicenza, città del Palladio, certo, ma anche dei comandanti dell'aviazione statunitense!
Chi giunge a Vicenza (e dintorni) sa di trovare gioielli di architettura rinascimentale, come la famosa basilica nella piazza dei Signori (nella foto). Tanti sono i turisti che vengono ad ammirare quest'opera del Palladio, fin dal lontano Giappone. E naturalmente, questi turisti, completano il tour con le ville palladiane affrescate da Paolo Caliari (Il Veronese). Ma il gioiello dei gioielli è il Teatro Olimpico. Ora, potrei parlare di questo teatro fino a domani, in un vortice crescente di aggettivi positivi, data la sua unicità e bellezza. Ma rischierei di portarvi su altre logiche. Mi limito a dire che non si può visitare Vicenza senza entrare al Teatro Olimpico. L'edificio ligneo (dipinto a finto marmo) fu edificato all'interno dell'Accademia Olimpica per rappresentare un solo spettacolo, l'Edipo Re, nel 1580. Palladio non ebbe modo di vedere la propria opera finita, il suo progetto venne però concluso da Vincenzo Scamozzi. Un teatro straordinario per un solo spettacolo, capite?
La questione è che oggi a Vicenza il presidio permanente 'No Dal Molin' compie un anno di vita (complimenti) e da qualche mese si vedono movimenti di automezzi delle ditte appaltatrici che caricano e scaricano materiali e macerie. L'aeroporto militare è in continuo divenire, presidiato con tenacia, con i cittadini giustamente preoccupati: due basi USA nella città del Palladio? Non ne bastava una per un 'equo' contrasto?
Così, da un lato abbiamo il Teatro Olimpico, costruito quasi mezzo secolo fa, mai rimaneggiato e ancora fulgido e vivo; dall'altro lato abbiamo il 'capolavoro' bellico che non cessa di inquietare e di trasformarsi.
Ora avanzo la speranza che Barak Obama riveda gli accordi stipulati con la locale amministrazione, che Il teatro palladiano rimanga per altri 500 anni e l'aeroporto 'Dal Molin' vada 'in mona' senza lasciare alcuna traccia di sè, per sempre!

Il grido, il pianto e la rabbia di una bambina a Gaza: ogni traduzione letteraria è superflua



giovedì 15 gennaio 2009

Israele merita richiami decisi? Ecco un esempio da Theodoros Pangalos

Non è un mistero che in Italia viviamo sotto il dominio di un governo arrogante e nefasto e di un'opposizione inesistente. Di quale pasta siano fatti i nostri parlamentari lo sappiamo tutti, ma l'Italia li ha votati (omissis). E tutti conoscono il livello di inutilità delle loro parole in riferimento agli avvenimenti bellici che stanno insanguinando l'area di Gaza per mano israeliana. Cosa fanno i nostri parlamentari? Li vediamo in tv che sembrano davvero sdegnati (attori consumati) e lanciano i loro vuoti e inutili bla bla. 'Siamo dispiaciuti per quanto sta accadendo...' oppure 'Bisogna porre rimedio a questa guerra...' Non c'è nessun bisogno di essere parlamentare per dire simili banalità. Vergogna!
Ma allora, direte voi, cosa dovrebbero dire? O cosa dovrebbero fare?
Ecco cosa ha detto (e fatto) Theodoros Pangalos, parlamentare socialista greco, quando si è visto recapitare per Natale tre bottiglie di vino dall'ambasciatore israeliano ad Atene. Pangalos scrive il seguente biglietto, rispedendo il vino al mittente:
"Ho notato che questo vino e' stato prodotto sulle alture del Golan. Sin da piccolo mi è stato insegnato a non rubare e a non accettare prodotti rubati. Lei sa bene che il suo paese occupa illegalmente le alture del Golan, che in base al diritto internazionale e a numerose risoluzioni Onu appartengono alla Siria. (...) Spero che Israele trovi sicurezza all'interno dei suoi confini internazionalmente riconosciuti, e al tempo stesso mi auguro che il vostro governo cessi di praticare la politica della punizione collettiva, gia' applicata su scala di massa da Hitler e dal suo esercito".

«(l'umanità) la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà...»
(Leonardo Sciascia da 'Il giorno della civetta')

mercoledì 14 gennaio 2009

'Italiani Imbecilli' e le attività di spionaggio dei ministeri: lasciateci almeno un saluto!

Il post precedente spiegava l'azione di spionaggio occulto da parte di facebook. Ma anche le istituzioni sono solite spiare l'operato dei bloggers. Fra queste istituzioni ci sono i ministeri.
ITALIANI IMBECILLI ringrazia il Ministero dell'Interno (che si aggiunge agli altri) per questa sua ennesima visita al nostro blog. Questa volta lo fa per sbirciare i post relativi alle proteste contro la 'riforma' Gelmini. Infatti le parole digitate su google sono state proprio 'critiche riforma gelmini'.
C'è da pensare che tale interesse da parte del Ministero nasca dalla curiosità di sapere cosa si dice in rete, a proposito della promozione del decreto di riforma universitaria, di qualche giorno fa. Ad avvalorare questa ipotesi è la lettura del post 'Cosa fare concretamente contro la riforma Gelmini: idee a confronto' che il nostro ospite romano ha trovato via google.
Ora, cari navigatori ministeriali, la rete ha sicuramente carattere democratico e, per definizione, conserva la prerogativa di essere una connessione e uno scambio di dati; siete certamente liberi di navigare e vorremmo che questa libertà rimanga tale, per voi e anche per noi. Se ritenete utile informarvi in rete, fatelo pure, noi non abbiamo niente da nascondere, ma voi? Sarebbe bello, infatti, potere anche noi rovistare nei vostri archivi... chissà... magari salta fuori qualche verità su Ustica o sulla strage di Bologna o su certe convenzioni con gli USA... chissà quant'altro ci sarebbe da sapere. Perché non aprite anche voi un bel blog? Promettiamo che ITALIANI IMBECILLI sarà il primo blog a fare uno scambio di link con voi.

martedì 13 gennaio 2009

facebook: come spiare e controllare una società, sempre a danno del cittadino ignaro

Ora che sei giunto qui digitando 'spiare su facebook', devi sapere che:
S
i fa un gran parlare di questo social network. Proprio perchè se ne parla tanto la cosa ci è sembrata fin da sùbito sospetta. Siamo ormai consapevoli del fatto che quando un argomento viene trattato anche dalla televisione (non importa in che termini), allora siamo di fronte a un vero mega-spot. Ci siamo chiesti: perché in tv fanno pubblicità a facebook? Partendo da qui, la risposta non può che essere perchè qualcuno ha necessità di far iscrivere quanta più gente possibile. E a che scopo?
Facebook ha la caratteristica di raccogliere utenti che vengono invitati a dichiarare i proprii dati personali. Nella maggior parte dei casi, l'ingenuo utente, oltre a dichiarare il proprio nome e cognome, inserisce altre informazioni come la propria città, la propria mail, lo stato civile, l'orientamento religioso, ecc. In questo modo egli entra a far parte di una enorme banca dati che, al contrario di quanto fa un'anagrafe comunale, raccoglie anche le cose più private e intime, fino a schedare i tuoi gusti in fatto di musica, politica, tendenze sessuali, vizi... e questo, anche con l'ausilio dei vari 'gruppi' a cui ci si può iscrivere, apparentemente divertenti o interessanti.
Le due domande chiave sono: chi c'è dietro il banco di controllo di facebook? E che intenzioni ha?
Molti sbagliano a pensare che facebook sia come una piazza, dove si spettegola, si ride, si litiga , all'ombra di qualche monumento o fontana. No. In una piazza reale non c'è nessuno che, in maniera occulta, gestisce le informazioni personali per un uso commerciale. Sì perché lo scopo di facebook è anche quello di fornire 'ad altri' notizie e informazioni riservate per conoscere chi è quell'utente, come vive, come si muove, cosa legge, come mangia, di che umore è prevalentemente o in quel preciso momento (!!!).
Un altro scopo è quello di saggiare e misurare il clima sociale, registrarne le variazioni e le tendenze. Se i fan di Che Guevara superano quelli di Benito (o viceversa) è un dato che ha la sua importanza, soprattutto quando il numero di iscritti è notevole. Questi sono tutti dati che interessano alla politica. Qualsiasi società che si occupa di indagini di mercato pagherebbe oro per avere queste informazioni. Con facebook sono accontentate, sia la politica, sia le società di statistica. Aggratis!
E' la gestione di facebook, qui, ad essere sotto esame, non lo strumento in sè. Sì, perché il fatto di essere aggregati, uniti, compatti, in linea di principio sarebbe un'azione auspicabile e nobile sotto molti aspetti, perché possedere un unico canale faciliterebbe di molto anche noi bloggers, con le nostre difficoltà di trovare e di aggregare duecento altri 'colleghi' con la stessa ideologia e di fare davvero rete per un'azione comune. Invece, su facebook, tutti gli iscritti di un gruppo possono persino essere contattati tutti allo stesso momento, con una sola mail da parte dell'amministratore del gruppo (colui che ha creato quel gruppo). Insomma, l'unione di ideali fa la forza, soltanto che in facebook questa forza è passiva, è controllata e serve ai progetti occulti di ignote figure che stanno dietro le quinte.
Anche i politici hanno creato i loro gruppi su facebook, ma anche questo fatto genera molti sospetti: davvero ai politici interessa interagire con la gente? Ne siamo davvero così convinti? Se sì, ci domandiamo come mai hanno aspettato proprio facebook, prima dov'erano? In realtà, l'inclusione dei politici serve a misurare non soltanto la loro popolarità in maniera concreta e istantanea (senza spendere una lira in indagini statistiche), ma soprattutto a tenere sotto controllo i flussi e i riflussi delle ideologie che si muovono nel nostro Paese.
Allora vorremmo lanciare da qui un invito al signor Mark Zuckerberg, ideatore di facebook e -pare- adepto dei servizi segreti, che utilizzare informazioni personali, estorte subdolamente a scopi commerciali e politici è reato.
Un consiglio a tutti gli iscritti: utilizzate il servizio di 'suicidio virtuale' seppukoo per cancellare le informazioni che arricchiscono le aziende, quindi fatevi un nuovo profilo. Ne ha parlato anche la Gabanelli a 'reporter' (GUARDA LA PUNTATA). (Info su seppukoo).

AGGIORNAMENTO: il ministro dell'interno Maroni ha preso contatti con facebook Italia. I gruppi che inneggiano al fascismo sono tutti lì, mentre quelli che criticano l'operato del governo Berlusconi vengono chiusi in gran numero (chiusi anche molti profili personali per motivi politici). I fascisti creano falsi gruppi a tema solidale e pacifista per acquisire molti iscritti, ma poi cambiano il nome al gruppo che diventa un gruppo violento e razzista (e vi ci trovate dentro senza volerlo). Meditate.

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lunedì 12 gennaio 2009

La convivenza civile tra le culture: analisi ed esempi per un'Italia di ignoranti al potere

Un post di Riverinflood ci ha spronato a scrivere questa analisi, in merito al significato e al valore della convivenza civile tra i popoli, un tema a noi caro e al quale i media, in questi ultimi anni, dànno una piega negativa.
Coloro che hanno imparato qualcosa dalla Storia e dalle discipline umanistiche in generale sanno bene che ogni civiltà possiede un proprio sistema culturale, cioè un insieme di conoscenze che fungono da binario e sul quale corre il processo evolutivo. Una comunità che rimane ancorata ai propri codici, ai propri convincimenti, senza aprirsi a nuove ipotesi di convivenza, rappresenta soltanto un insieme di gente con limitate conoscenze, sempre più vetuste. La fine di quella comunità avviene normalmente per autoestinzione o perchè altri popoli si sovrappongono ad essa. E' gioco forza.
Nel corso della storia dell'umanità sono avvenuti dei cambiamenti epocali, testimoni di un vero progresso, soltanto quando si è verificato un sincretismo culturale, cioè quando due o più civiltà si sono aperte in maniera reciproca e, scambiando informazioni, hanno saputo accogliere le nuove conoscenze. Ogni sincretismo porta con sè il germe del progresso. Ma sincretismo non vuol dire soltanto aggregazione di culture, questo è solo un primo passo; sincretismo vuol dire più propriamente creazione di una cultura altra. Un po' come avviene in cucina -permetteteci la metafora- quando si prepara la maionese: si aggiungono vari elementi (uovo, limone, sale, olio) e si mescolano fino a far emergere un unico altro nuovo elemento, completamente diverso dagli originari.
Coloro che ancora credono all'esistenza di civiltà incontaminate, devono riferirsi agli aborigeni australiani o a qualche tribù sperduta dell'Amazzonia, non certo all'Italia. Non esiste un italiano, un europeo, uno statunitense, un asiatico puro. Il nostro Paese è un esempio concreto e straordinario di sincretismo, ma qui riporteremo quello della Spagna, anche per collegarci a un discorso di grande attualità. La Spagna è la qualità emergente di tre culture, quella latino-cristiana, quella ebraica e quella musulmana. Tutto, in Spagna, ricorda e richiama queste tre culture.
Quando gli invasori musulmani cominciarono a entrare in territorio iberico nell'VIII secolo dC. trovarono il popolo latino, cristiano, ma anche una cultura ebraica. Naturalmente il processo di assimilazione non fu repentino, occorsero centinaia di anni, anche di lotte feroci, per vedere una Spagna nuova, sfolgorante (quella del Siglo de Oro e che arriva sino a noi).
Fu Alfonso X el Sabio (il saggio), nel XIII secolo, a fare da geniale 'collante' tra queste tre culture. Il sovrano saggio, volendo alfine creare una nazione e sapendo che questa deve potersi riconoscere in una lingua comune, decise astutamente di raccogliere tutte le conoscenze (musulmane, ebraiche e cristiane) e di divulgarle sottoforma di testi che comprendevano anche canti e proverbi e che hanno dato vita alla lingua spagnola (castigliano) e alla letteratura mozarabica. E' opportuno affermare che se Alfonso X fosse nato prima, si sarebbero evitate molte guerre e molti attriti. In sèguito arrivarono i cosiddetti 're cattolici' che imposero col sangue la nostra religione. L'ultimo baluardo musulmano (Granada - Alhambra) fu espugnato dai cristiani nello stesso anno della 'scoperta' dell'America (1492). Ma ormai la cultura spagnola si era formata, il sincretismo si era concretizzato negli usi, nei costumi, oltreché nella lingua.
Oggi la Spagna ci ha superato in molti àmbiti, grazie a quell'incontro tra culture. Non scordiamo che gran parte della cultura occidentale proviene dalle conoscenze islamiche. Furono infatti quelli che oggi chiamiamo brutalmente 'clandestini' a trascrivere nel medioevo i testi greci di filosofia (e non solo quelli) e a trasmetterceli, come anche le conoscenze relative all'agricoltura, all'ingegneria, all'oreficeria, all'astronomia. Noi scriviamo i numeri con i caratteri arabi perché 'gli infedeli' ci hanno insegnato a far di conto.
In conclusione possiamo dire che, anzichè optare per uno stupido e distruttivo rifiuto delle altre civiltà, bisognerebbe adottare l'esempio di Alfonso X. Già, ma la saggezza non abita certo nel nostro Parlamento!

Carrellata di artisti cantano De André a 'Che tempo che fa' di Fabio Fazio

Ieri sera, a 'Che tempo che fa', è andato in onda lo speciale su Fabrizio De André. Vari artisti si sono succeduti per omaggiare il poeta-cantautore genovese, presentando, ognuno, una canzone. ITALIANI IMBECILLI vorrebbe poter esprimere un giudizio in merito alle interpretazioni e stilare anche una classifica.
In una serata celebrativa potrebbe risultare poco opportuna una classifica, ma in questo particolare caso, in cui il confronto con Fabrizio è inevitabile, ci sembra plausibile esprimere un nostro parere.
In base a soggettivi criteri di valutazione, riferiti ad aspetti tecnici ed emotivi, ecco la nostra classifica.

1 Cristiano De André e Mauro Pagani (Crêuza de mä)
2 Ivano Fossati (Smisurata preghiera)
3 Antonella Ruggiero (Ave Maria)
4 PFM (Bocca di rosa)
5 Tiziano Ferro (Le passanti)
6 Franco Battiato (Inverno)
7 Eugenio Finardi e Nicola Piovani (Verranno a chiederti del nostro amore)
8 Andrea Bocelli (Canzone dell'amore perduto)
9 Vinicio Capossela (La città vecchia)
10 Roberto Vecchioni (Guerra di Piero - Girotondo)
11 Edoardo Bennato e Massimo Bubola (Quello che non ho)
12 Piero Pelù (Il pescatore)
13 Jovanotti (Il suonatore Jones)
14 Gianna Nannini (Via del Campo)
15 Samuele Bersani (Il bombarolo)
16 Nicola Piovani Quintet (Suite di momenti tratti da Storia di un impiegato)
17 Lucio Dalla (Don Raffaè)

PS Le rispettive posizioni in questa classifica sono correlate da motivazioni che forniremo pubblicamente a coloro che intendono conoscerle

domenica 11 gennaio 2009

Fabrizio De André: il nostro pensiero a 10 anni dalla scomparsa

Ciao, Fabrizio


sabato 10 gennaio 2009

A Gaza, come altrove, le armi non convenzionali giungono dal cielo

Come tutte le guerre, anche quella che si sta combattendo a Gaza è legata principalmente a motivi economici. La stragrande maggioranza degli israeliani e dei palestinesi non si riconosce nelle armi, le popolazioni desiderano vivere in pace, ma questo non è loro permesso. Il sitema politico -che maschera il suo orribile intento dietro false istanze religiose- infonde nelle menti più deboli e facilmente plasmabili un senso di paura e di odio verso «l'altro», sì da ottenere una sorta di consenso popolare nell'attuazione di piani criminali. Ogni guerra è sporca e non soltanto perché implica la morte come argomento e come mezzo (spesso come fine), ma anche perché i metodi utilizzati per uccidere possono essere di tipo 'non convenzionale'. Al di là di questa ridicola definizione che lascia intendere che esistono armi buone, quindi legittime, le armi non convenzionali, di fatto, vengono normalmente usate. Da molti anni le guerre non si combattono più attraverso trincee e combattimenti corpo a corpo; chi ci rimette sono soprattutto le popolazioni civili. Oggi le guerre sono pensate per non sporcare di sangue le divise (semmai le coscienze, ma nessuno se ne cura). I colpi sono inferti a distanza.
Anche l'attività bellica aerea può essere di tipo non convenzionale. Avete osservato, qui in alto, la foto che riguarda la guerra nella striscia di Gaza? Nel primo riquadro (in alto a sinistra) si vede il lancio di una bomba devastante, al fosforo, che scende a grappolo sui civili. Negli altri riquadri si vedono scie persistenti di aerei che, procedendo nella rotta stabilita, lo fanno però compiendo giri regolari. In un teatro di guerra è strano che un aereo disegni simili evoluzioni; dovrebbe semmai seguire una rotta ben lineare e piuttosto veloce, a meno che l'intento non sia quello di rilasciare, nel modo più efficace, sostanze nocive sulla popolazione, come è già successo in Vietnam. Le scie, come vedete, persistono e si allargano, esattamente come avviene per le scie chimiche che si vedono nei nostri cieli. Lo trovo inquietante, per i palestinesi e anche per noi.
Per saperne di più clicca QUI
Foto da la Repubblica.it

giovedì 8 gennaio 2009

'Italiani Imbecilli' e l'effetto serra: ne siamo davvero sicuri?

Sono giorni di grande freddo. Temperature sottozero, neve, ghiaccio, ci sono stati dei morti per cause collegate al maltempo. A Torino una neve così non si vedeva da 20 anni. Alla frontiera di Ventimiglia i tir sono bloccati. La Francia è KO e molti voli sono stati soppressi. Le isole Eolie non hanno più collegamenti con la Sicilia. In Polonia si arriva a -25°C. Anche nel resto d'Europa si soffre un gelo anomalo.
Però è strano... Se facciamo un paragone con quanto viene detto dai media durante l'estate, ci si accorge che per due soli giorni di caldo afoso scatta l'allarme e si grida alla catastrofe: effetto serra di qua, surriscaldamento di là, tropicalizzazione del Mediterraneo, inviti 'ministeriali' a refrigerarsi nei supermercati, innalzamento del livello del mare, scioglimento dei ghiacciai... per due soli giorni di afa! Quando invece si tratta di freddo prolungato, come adesso, sembra tutto normale. Normale? Va beh che c'è Berlusconi che ci invita all'ottimismo, ma mi pare assurdo pensare che sia normale. I media ci dicono che, in fondo, siamo in inverno e nessuno urla 'si salvi chi può'. C'è qualcosa che non torna. Questo surriscaldamento del pianeta dov'è?
Faccio appello anche alla mia età e alla mia memoria e penso a come un tempo le estati erano davvero calde e lunghe, mentre adesso iniziano a metà giugno (se va bene) e si concludono sùbito dopo ferragosto. Gli inverni erano freddi, ma senza eccessi... si viveva.
Mi pare che oggi tutto questo allarmismo sull'effetto serra sia esagerato, se non addirittura 'studiato a tavolino' (non mi stupirebbe). Ci sono climatologi che affermano che il pianeta si stia raffreddando, anziché surriscaldando. Sarebbe il caso di capirci un po' di più.

martedì 6 gennaio 2009

'Italiani Imbecilli' e l'Arte: metafore, coincidenze, parallelismi con il nostro quotidiano

Amici, ITALIANI IMBECILLI decide di occuparsi di arte e questo per alcuni motivi. Il primo è quello relativo al fatto che, in un'Italia sempre più lisa da eventi nefasti, forse l'unica cosa bella che ci rimane è il patrimonio artistico. Un patrimonio che val la pena tutelare e da tenere sotto controllo. Sì perché c'è anche il rischio di non veder più neanche la torre di Pisa, visto l'andazzo rubaiolo dei nostri governi che, pur di far cassa, sarebbero capaci di vendersi il marmo della torre, un tot al quintale. Per conseguenza, ci sembra anche salutare proporre temi che aiutino a stemperare le nevrosi. Tuttavia, nel corso della nostra Storia, l'arte ha anche assunto ruoli scomodi per il potere e perciò vi accorgerete che, a volte, ricorreremo alle opere anche per avanzare le nostre denunce. Infatti, un altro motivo è quello del legame indissolubile tra ogni opera e il suo contesto storico e sarebbe il caso di andare a vedere come gli artisti abbiano saputo reagire, di volta in volta, alle distorsioni e alle ingiustizie; in questo modo noi possiamo trovare spunti di riflessione, nel continuo rapporto tra noi stessi e il nostro contesto.
L'opera che proponiamo adesso è la famosa 'Tempesta' di Giorgione da Castelfranco, realizzata nel 1507 e che attualmente si trova a Venezia (Galleria dell'Accademia). Non faremo un'analisi critica dell'opera, ma vogliamo semplicemente usarla come metafora della situazione italiana. Nell'opera si prepara una tempesta e... in Italia? Le basi per un 2009 tempestoso ci sono tutte e, ancorché non si conoscano le identità dei due personaggi inseriti nell'opera, noi cittadini possiamo sicuramente identificarci con loro, sperduti (forse), isolati, quindi un po' distanti, inerti e apatici e sotto un cielo che non promette niente di buono. Il lampo -che tanto ha ispirato gli impressionisti- può essere considerato in vari modi. Lasciamo però a voi il còmpito di decidere che cosa possa rappresentare.

domenica 4 gennaio 2009

'Italiani Imbecilli' e i gatekeepers: la parola a Paolo Barnard

Ieri, sùbito dopo aver pubblicato il post relativo ai gatekeepers, abbiamo ricontattato il giornalista e scrittore Paolo Barnard per invitarlo a prendere visione del post e, eventualmente, a intervenire. Come avete forse notato, oggi tra i commenti di quel post c'è anche quello di Paolo Barnard che, a nostro avviso, fa una precisazione importante e corretta circa l'attività più o meno consapevole dei gatekeepers. Il giornalista -che ringraziamo, a dispetto delle voci circa il suo essere fascista- ci invita a pubblicare la sua risposta ad una nostra domanda. Dato che questa risposta ci è stata data in forma privata, aspettavamo proprio il suo consenso per renderla pubblica. Così è stato.

«In quali altri modi, se non attraverso giornalisti come Travaglio o Gabanelli o Grillo, l'opinione pubblica può venire a conoscenza di certi malaffari italiani»? Quale altra fonte, oggi, hanno gli italiani per sapere certe notizie»?

«Se stessi. Dovete capire che l'informazione che conta, quella cruciale e sufficiente a smuovere, a infiammare, a sdegnare gli italiani è davanti agli occhi di tutti. Basta camminare per strada, o leggere anche un solo giornale, ma soprattutto basta aver vissuto in Italia da adulti. Di cosa altro abbiamo bisogno? Cosa vi cambia venire a sapere il dettaglio nascosto numero 236.547? Dopo che ve ne hanno raccontati 236.546. Sono 60 anni che in Italia assistiamo agli scempi del potere. Ce n'è a sufficienza per vomitare gli intestini. Cosa vi cambia che Travaglio vi racconti la porcheria numero 3.456.281? Il dramma, la tragedia, è che quando i nostri nonni vennero a sapere la porcheria numero 120 non scesero in piazza a non diedero l'assalto ai palazzi del potere. Né lo fecero i nostri padri alla porcheria numero 340.000. Né lo fanno gli italiani oggi alla porcheria numero 3.456.281.
Chissenefrega di tutto il lavoro inutile di sti nuovi paladini/falsari dell'antipolitica. Qui il dramma è solo uno: siamo immersi nella merda che galleggia da 60 anni e non tiriamo mai lo sciacquone... noi, gli italiani, che già sapevano di essere nella merda quando Travaglio non era ancora nato. E allora? Di quale altra informazione hai bisogno? Hai bisogno di cambiare gli italiani, non di sapere il dettaglio numero un miliardo».

Non ci pare il caso di interpretare la risposta. E' già chiara. Ma cogliamo un sottotesto altrettanto importante. L'invito di Paolo Barnard è quello di una AZIONE che deve contrapporsi alla MEDITAZIONE. La Storia ci insegna che le azioni civili, a volte, generano le Rivoluzioni. Forse è di questo che abbiamo bisogno? Certo è che l'Italia necessita di un ritorno al grado zero, di un'inversione di marcia, di un mutamento quasi genetico. E l'invito di Paolo Barnard è quello di prendere di petto i problemi del nostro quotidiano e di risolverli attivamente. Per chi ha letto il nostro editoriale, è anche la nostra filosofia. Insomma, italiani, vogliamo cambiare anche il nome a questo blog?

PS. L'azione più intelligente e utile da fare per cambiare veramente è quella di non andare più a votare (non c'è niente di più umiliante che dimostrare di volere un padrone). Basta deleghe!

sabato 3 gennaio 2009

Travaglio, Grillo, Gabanelli, Santoro... onesti informatori o abili mistificatori?

In rete, si sa, gira l'informazione più varia. La cosa è positiva, teniamo a precisarlo e ognuno deve poter essere libero di scegliere le proprie fonti d'informazione; quindi più voci ci sono, meglio è. Certo, in rete il rischio maggiore è quello di cadere nelle informazioni sbagliate. Ma in TV no? E poi dove sta davvero la verità? Esiste, poi, una verità? Diciamo questo perché ci siamo imbattuti in alcune informazioni che lasciano quantomeno sgomenti tutti coloro che ripongono piena fiducia in giornalisti e informatori come Travaglio, Gabanelli, Grillo... Cosa succede? Perché sgomento? In rete (e solo in rete) esiste una fortissima critica nei confronti dei cosiddetti 'gate-keepers', di cui farebbero parte i succitati. L'argomento è vastissimo e non sarà un post a far luce sulla questione. Cosa sono i gate-keepers? Sono controllori del sistema che operano seguendo i dettami di una 'censura legalizzata'. I gate-keepers sarebbero perciò persone assoldate e assorbite dal sistema per indurre l'opinione pubblica ad una catarsi. Ogni società ha bisogno di qualche valvola di sfogo, altrimenti i sistemi relativi a quelle società non reggerebbero e sarebbero irrimediabilmente sovvertiti. Ecco che i vari Grillo, Travaglio, Gabanelli, Santoro risulterebbero essere dei gate-keepers, capaci di fornire elementi di indignazione popolare e, contestualmente, di garantire la sopravvivenza del sistema: disinformatori mascherati da paladini del popolo. Un piano diabolico.
Chi ha fatto emergere la questione è Paolo Barnard, giornalista che ha lavorato con la Gabanelli per Report. Ma di questi insospettabili gatekeepers se ne parla già fin dagli anni '50 ed esistono molti studi in proposito. Ripeto, l'argomento è talmente vasto che noi possiamo soltanto trasmetterne l'esistenza. A fine post lasceremo dei link per chi volesse approfondire (ne val la pena). ITALIANI IMBECILLI ha ovviamente contattato Barnard, chiedendogli in quali altri modi, se non attraverso giornalisti come Travaglio o Gabanelli o Grillo, l'opinione pubblica possa venire a conoscenza di certi malaffari italiani. Ci riserviamo di pubblicare la risposta se -e quando- se ne presenterà l'occasione. Di certo è che alcune dichiarazioni di Travaglio lasciano molto spazio al dubbio circa la sua presenza nel sistema televisivo e dell'informazione.

Paolo Barnard
insospettabili gatekeepers (come don chisciotte)
censura legale (video intervista)
i falsi paladini antagonisti (video intervista)

giovedì 1 gennaio 2009

'Italiani Imbecilli' e il primo post del 2009: contestare Sgarbi è un dovere civile; esaltare il pool antimafia di Caselli un imperativo.

Eppure, qualcuno non la pensa così. Chi? Molti cittadini, le forze dell'ordine e i politicanti del Comune di Agrigento, i quali hanno fatto tacere (e poi lo hanno rinchiuso in biblioteca) un ragazzo che ha saputo contestare allo pseudo-critico d'arte i suoi reati di truffa allo Stato e di diffamazione nei confronti del giudice Caselli e dell'intero pool antimafia. La notizia è tratta dal blog di Pebbe Grillo.

Alla fine del video compare un link che diligentemente ho poi digitato nel browser, incuriosito di sapere il sèguito della vicenda; ma pare che qualcosa non funzioni.

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