mercoledì 31 marzo 2010

La quarta fase del monologo satirico di Daniele Luttazzi

Nel testo originale di Luttazzi non era prevista una quarta fase, logico, normalmente la satira si ispira a fatti già accaduti. Ma adesso ci siamo, oggi possiamo aggiornare quel testo alla luce degli ultimi accadimenti politici. Certo, le cose precipitano con una velocità... ma in certe brutte esperienze è forse meglio darsi una mossa e finirla lì, anche se noi sappiamo che in quella terza fase gli italiani preferiscono crogiolarsi e indugiare nel loro passivo godimento.
Dopo la sconfitta della sinistra alle regionali, Berlusconi ha chiesto a Bersani di unirsi a lui per attuare le riforme. Avete già capito. E Bersani, naturalmente, non si lascia scappare un'occasione così ghiotta.
Entra in scena il tritagonista, con ruolo attivo e inizia la quarta fase. Ora, non si sa bene quale sia la posizione preferita da Bersani, ma la scelta è ampia; per un politico di professione il kamasuthra è un breviario tascabile già ben assimilato e testato. L'unica cosa certa è che anche Bersani si divertirà. In realtà, tutti si divertiranno in questo amplesso triangolare, anche gli italiani, che sono stati proprio loro a chiamare il terzo, perché la sola sodomia dopo un po' annoia.
Questa è la fase più divertente, dove la sperimentazione e il godimento possono raggiungere vette impensabili. Vai a sapere, magari gli italiani nel bel mezzo dell'amplesso esprimono anche il desiderio di essere legati, ammanettati, appesi su una croce di chiodi, frustati. In questi casi non si va per il sottile e non si fanno complimenti, colui che si trova più vicino al sadico strumento lo usa, mentre l'altro continua nelle operazioni politiche, attuando ogni punto del programma.
Uno studio scientifico dimostra che la reiterata partecipazione a performances di questo tipo induce a una sorta di dipendenza psicologica e questo ci dà conferma della millenaria predisposizione italica alla sottomissione. Chi prova certe ebrezze, poi non ne può più fare a meno e lo sapeva bene Giambattista Vico che, invano, cercò di avvisare gli italiani.
Quanto durerà questo rapporto? E chi può saperlo? Anche le forme di cessazione del rapporto possono essere tante: eiaculazione precoce, i vicini di casa battono contro il muro e gridano 'basta, vogliamo dormire', un'importante partita di calcio alla tv, il tacchino che brucia nel formo... fino all'infarto di uno dei partecipanti. Riguardo all'infarto, c'è da dire che è molto raro che accada, ma non lo si può escludere a priori. Ecco, almeno quello non auspichiamolo agli italiani, almeno quello evitiamoglielo!

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martedì 30 marzo 2010

Il governo del fare












E tante altre cose di cui vergognarsi


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Voto di protesta: il PD è il fantasma di se stesso

Illustriamo brevissimamente la nostra analisi sui risultati delle elezioni regionali. Saremo estremamente freddi e distaccati. Abbiamo rilevato due grandi linee sulle quali è maturata la scelta di voto degli italiani.
L'astensionismo è stato il vero protagonista di queste elezioni, ma non se ne parla mai con la dovuta attenzione. Se analizziamo bene, il non-voto è stata l'azione con più significato tra tutte le altre scelte possibili. Alla luce di una politica di opposizione assolutamente inutile e debole dal punto di vista delle azioni, il non-voto è stato pensato come atto di protesta. Si è preferito non votare questo PD piuttosto che preferire Pdl o altre forze in campo.
Ma facciamo una riflessiona anche su coloro che hanno votato. La perdita dei voti da parte dei partiti di sinistra è dovuta anch'essa a un voto di protesta, quella dei comunisti, i quali hanno preferito distribuire i loro voti a Di Pietro e a Grillo, piuttosto che astenersi completamente (anche se il merito è pure loro). Così si spiega in larga parte il successo dell'Idv e del Movimento 5 stelle. Da troppo tempo la gente si aspetta una vera opposizione di sinistra che mai arriva e, per conseguenza, le soluzioni decise nelle urne elettorali sono state quelle appena descritte: il non-voto e il voto alternativo.
Ambedue le scelte hanno un forte carattere di protesta. Grillo e Di Pietro sono stati gli unici a fare opposizione a questo governo e sono stati premiati. Evidentemente il PD dovrà riflettere, ma temiamo che il tempo per riflettere sia finito da un bel un pezzo e la gente non è più disposta ad aspettare ancora. Il PD è divenuto ormai il fantasma di se stesso. Forse non se n'è accorto, ma la gente sì!

Coda del post:
(**Ora Berlusconi chiederà a Bersani di fare le riforme (fasciste). Se Bersani accetterà il dialogo proposto, dovrà anche staccarsi da Di Pietro. Quale sarà la decisione di Bersani? Accetterà di fare le riforme (fasciste)? O rafforzerà l'opposizione accogliendo Di Pietro? Io penso di sapere la risposta. E voi?**)

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domenica 28 marzo 2010

Pedofilia e celibato non sono correlati

Il cardinale Martini apre la questione del celibato dei preti in relazione agli scandali di pedofilia clericale. Dice Martini: 'l'obbligo del celibato per i preti dovrebbe essere ripensato'. Noi crediamo che questa affermazione sia pericolosa, poiché discrimina la società in due categorie (celibi e sposati), addossando ai celibi la colpa o semplicemente il sospetto di pedofilia.
Noi crediamo che il celibato non sia la causa scatenante della pedofilia. Invece pensiamo che il problema sia da ricercare nell'àmbito del protezionismo corporativo del clero, con il quale tutto viene da sempre insabbiato, protetto, nascosto. E' questo protezionismo che bisogna colpire. Finché preti e vescovi continueranno a essere impuniti, questi atti ignobili verranno sistematicamente compiuti in maniera reiterata, anche se il prete pedofilo dovesse risultare sposato.
Consideriamo i segreti vaticani come un'alta forma di sopruso clericale contro la nostra società. Potessimo aprire i forzieri che contengono i documenti e le testimonianze del clero, probabilmente verrebbe fuori molto del marciume che ammorba l'Italia ormai da duemila anni.
Perciò pensiamo che quella del cardinale Martini sia una dichiarazione stupida, pericolosa e molto probabilmente strumentale e opportunista. Se esistono esigenze di relazioni affettivo-sessuali nel clero, queste non devono essere associate ad un problema che riguarda tutta la società (discriminandola), ma devono essere poste sotto la luce particolare del bisogno naturale e biologico di quella parte di uomini e donne che vestono abiti talari.
In conclusione: il celibato dei preti è un fatto non associato alla pedofilia. Anche risolvendo la questione del celibato clericale, fintanto che ci sarà sempre una copertura del reato, gli stupri sui minori continuerebbero purtroppo a verificarsi.

Il segreto imposto da Ratzinger nel 2001

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I cavalli di Troia del bavaglio alla rete

Dopo l'enorme successo della trasmissione online raiperunanotte e dopo tutti gli scandali di pedofilia, è legittimo pensare a una ritorsione sul popolo di internet da parte del governo Così alla mente ritorna Gabriella Carlucci che tempo fa si era data da fare per pubblicare sul suo blog la proposta di legge per il bavaglio alla rete, contro la libertà di informazione online.
Naturalmente, come per tutte le leggi proposte da questo scellerato governo, si fa credere di mirare a una cosa apparentemente giusta da colpire, ma l'intento finale è sempre fortemente vessatorio per le nostre libertà e i nostri diritti (ricordate il grembiulino della Gelmini? Si è trasformato in migliaia di licenziamenti). Così la Carlucci sostiene di voler combattere la pedofilia online, nonché il diritto d'autore, ma questi sono solo pretesti, cavalli di Troia per poter controllare la rete.
Bisognerà ricordare alla Carlucci che la pedofilia online viene già tenuta sotto stretto controllo dalla Polizia Postale e con incoraggianti risultati. Semmai, sarebbe opportuno presentare un ddl per tenere sotto controllo e punire la pedofilia clericale! Come mai il governo tace su questo scandalo vaticano? Perché non si affretta quantomeno a trattare questo tema? Forse perché il Vaticano è uno Stato estero, ma allora perché il nostro 8 per mille va al Vaticano? E perché il Vaticano interviene nel nostro dibattito politico. La Carlucci farebbe meglio a presentare una proposta di legge contro gli abusi sessuali sui minori commessi da preti e consimili, questa è la vera urgenza in questo settore totalmente scoperto da controlli istituzionali.
Riguardo al diritto d'autore, questo non si combatte obbligando gli autori a identificarsi ogni volta che postano qualcosa. Chi si sente defraudato di un proprio prodotto intellettuale, può benissimo avvalersi degli articoli di legge già esistenti e farlo in maniera assolutamente autonoma, senza dover spifferare a tutti il proprio nome, soprattutto al ministero. Google stesso ha introdotto un servizio apposito per la tutela dei diritti delle opere intellettuali. E c'è anche la licenza Creative Commons che ci protegge dal plagio. Esiste anche un diritto inviolabile della privacy, ma prima di tutto esiste la libertà individuale di scegliersi un nick o di rimanere anonimi.
Se Berlusconi è contrario alle intercettazioni (perché ne ha paura) e inneggia al diritto di privacy, non vediamo il motivo per cui questo diritto non possa essere rivendicato anche dagli internauti. La questione è semplice e si riassume così: questo governo ha enormemente paura e chi ha paura è fondamentalmente debole.
Abbiamo constatato che anche la rete possiede la qualità di essere il controllore delle azioni del governo. Questo dà fastidio, ma proprio per questo il popolo di internet deve essere tutelato, anche nelle sue forme anonime, purché gli internauti rispettino le civili regole già esistenti (netiquette). Libertà a tutti (quella vera)!

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sabato 27 marzo 2010

θέατρον

Il verbo greco 'teaomai' indica la funzione più elementare e primaria del teatro: vedere. Ma questo verbo definisce anche i ruoli del teatro e stabilisce che il principale elemento del Teatro è colui che guarda, mentre colui che agisce gli si pone in rapporto complementare. Ancora una volta bisogna constatare che l'attenzione degli antichi greci nei riguardi del popolo è prioritaria. E' il pubblico che fa il teatro? Diciamo che senza un originario pubblico non ci sarebbe stato il rito religioso, quindi neppure il teatro con le sue liturgie applicate.
Vogliamo scrivere questo articolo proprio oggi, giornata mondiale del Teatro (che in Italia è ricca di doverose proteste), poiché val la pena soffermarsi sul significato profondo della parola 'Teatro' e del suo verbo genitore (vedere). Di fatto, non dobbiamo pensare al verbo 'vedere' soltanto come azione meccanica dell'occhio. I greci sapevano bene che la conoscenza delle cose passa attraverso l'esperienza visiva. Da ciò si ricava l'assunto 'conoscere per vedere, vedere per conoscere'. Il Teatro diventa conoscenza delle cose e sappiamo tutti come nell'antica Grecia il fatto teatrale fosse considerato fortemente didattico e pedagogico, oltre che religioso. I drammaturghi greci (sia comici, sia tragici) erano caricati di una grande responsabilità civile, politica e religiosa e le loro opere erano illuminanti lezioni di civiltà, dove gli avvenimenti scritti venivano trasmessi al pubblico attraverso una via emotiva, coinvolgente. L'attore era solo uno degli strumenti di veicolo del messaggio, un medium, come gli altri presenti nel Teatro.
Quello che noi abbiamo chiamato progresso della civiltà, ci ha restituito distorsioni sia delle parole, sia del loro significato. Oggi non si pensa più al Teatro come una comunione di pubblico che 'vede' e partecipa a un rito collettivo, ma come un fatto gestito da attori che agiscono in una scatola illuminata. Pessimo è, per inciso, il concetto di pubblico televisivo, praticamente inesistente. Ma rimaniamo in àmbito teatrale. Chi è oggi il pubblico teatrale? Ci sarebbe da scrivere molto e non lo faremo. Nel rispetto del carattere di questo blog, vogliamo soltanto denunciare il fatto che oggi il pubblico accoglie supinamente ogni tipo di recita, si applaude per qualsiasi sciocchezza e persino là dove non si dovrebbe, soltanto perché la pausa teatrale (a volte logicamente più lunga di quella televisiva) innesca l'istinto acquisito dell'applauso. L'importanza del fatto teatrale, da parte del pubblico, non risiede più nella sua funzione pedagogica, ma nell'autografo 'rubato' all'attore famoso. Perciò molti personaggi televisivi finiscono per essere inseriti nei pacchetti preconfezionati del management teatrale nazionale.
Non ci dilunghiamo, ma vogliamo terminare il post con una nota di speranza e di positività che risiede negli spettacoli creati da compagnie libere e di ricerca, quelle compagnie mosse soltanto da una vera, autentica e bruciante passione, dove spesso lavorano i veri professionisti sconosciuti perché non hanno santi in paradiso. Si chiama teatro d'essai, cioè 'di prova', di ricerca continua. Magari ne parleremo, un giorno. O forse no.
E.d.G.
Oggi il Teatro protesta
I tagli al FUS imposti da questo governo.

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venerdì 26 marzo 2010

Il Carro di Tespi, ma certo!

La trasmissione 'Raiperunanotte' è stata definita da Berlusconi un 'lugubre carro di Tespi', naturalmente per non smentire mai la sua gentilezza nei confronti dell'avversario politico (leggasi nemico acerrimo).
Si vede proprio che il premier deve ancora imparare molte cose (forse si sarà abbeverato alla fonte di Wikipedia o ha pessimi tutor).
Chi era Tespi? E il carro che c'entra?
Tespi era un poeta, figlio di Temone, che per le 'Grandi Dionisiache' di Atene compose la prima tragedia (534 a.C.). Tespi fu l'inventore del dialogo tra l'attore e il coro. L'attore, essendo unico, doveva interpretare molti ruoli e anche questa fu una grande e fulgida novità, a tal punto che Solone se ne scandalizzò, non comprendendo il valore della 'mimesis di azione elevata' (poi decantata da Aristotele). E' accertato il fatto che Tespi usasse un carro per girovagare e per poter presentare gli spettacoli nelle piazze delle varie città. Questo è ciò che normalmente si sa intorno alla figura di Tespi e che Berlusconi ha voluto utilizzare per denigrare Raiperunanotte (partito dell'amore). Ma scarse sono invece le notizie circa il motivo per cui Tespi usasse un carro, proprio lui che era famosissimo e che avrebbe avuto una buona vita, stabile e ricca, ad Atene.
La città di Atene, a quel tempo, era governata da un tiranno di nome Pisistrato che, con l'inganno, riuscì a instaurare una feroce dittatura. Ma sì, proprio Pisistrato! Quello a cui Berlusconi si è ispirato per il trucco dell'attentato a Milano e che noi denunciammo (vedi post). La dittatura di Pisistrato non ammetteva troppe libertà, infatti gli attori liberi erano malvisti dal governo perché avrebbero potuto fare satira e smascherare le menzogne di Pisistrato e della sua tirannia. Quindi Tespi si fece costruire un palcoscenico su ruote e, con quello, si allontanò da Atene e da quel despota ipocrita di Pisistrato.
Ci sembra quindi che la citazione del Carro di Tespi calzi a pennello, non perché la trasmissione di Santoro sia stata lugubre (anzi), ma perché in un'Italia governata da un tiranno fascista che limita la libertà di stampa e che censura gli spettacoli, il minimo che si possa fare è trasmigrare verso altri canali di trasmissione. Viva il web e che nessuno osi toccarlo!

PS. Berlusconi, semmai il lugubre è lei, come il suo governo! E poi, perché si lagna? Ottimismo, cribbio!

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giovedì 25 marzo 2010

Tutto quel che di fascista può essere fatto, lo si faccia subito!

Il governo è alla frutta. Lo sa ma non lo ammette, anzi tenta goffamente di mostrarsi pimpante ed energico, quando invece il Paese sta crollando. Il dato relativo alla contrazione della spesa degli italiani sui beni di prima necessità è allarmante: gli italiani non spendono più come prima neanche per mangiare.
Sì, il paese sta crollando e crollerà addosso al governo. Loro lo sanno. E' un governo che non ha mai governato, ma ha pensato soltanto a fare propaganda, a censurare, a vessare, a licenziare, a elargire favori agli amici, a proteggere i mafiosi (quelli veri, quelli che stanno in Parlamento, mica le mezze cartucce), ad aumentare le tasse, a condonare, a bistrattare le minoranze, ad accusare i giudici, a proteggere Berlusconi dai suoi guai giudiziari (continua).
Il crollo definitivo ci sarà. Allora dobbiamo chiederci: in che modo reagisce uno che sta subendo un terremoto? Naturalmente scappa fuori, alla larga dai palazzi del quartiere. Già, ma quando un terremotato è ancora in casa, cosa fa? Se può, racimola i suoi oggetti più cari, i soldi, i documenti... e poi scappa. E' esattamente quello che sta facendo il governo, poiché sa di essere nel bel mezzo di terribili onde sussultorie. Ma sta ancora in casa, schivando gli architravi che vengono giù e racimolando ricchezze e proponendo leggi ad personam. Prendiamo ad esempio Tremonti, uno che ha dichiarato al fisco 39 mila euro all'anno (l'anno prima erano 4,5 milioni): non è forse (anche questo) un furto del bottino con cui scappare? E chissà quanti altri soldi si sarà intascato con la sua 'economia creativa' (vedi anche tagli alla scuola o i 50 milioni spariti per la bonifica del territorio tarantino).
Ma non è tanto di furto di soldi che vogliamo parlare, quanto del tentativo (ultimi colpi di coda) di fare le cosiddette 'riforme', in corsa e di corsa. Presto, presto, che qui abbiamo poco tempo! E quali riforme? Ma quelle ad personam, naturalmente, come la modifica della Costituzione con l'introduzione del premierato o la modifica della giustizia. Ma ci rendiamo conto? Anche Schifani sta scalpitando per queste riforme. Presto, presto, prima che crolli tutto! Attento alla libreria che viene giù! Fa niente, a quella ci pensa Calderoli!
Ora, un fascista al governo, plurinquisito, relazionato alla mafia, che vuole cambiare la Costituzione... non è certo una cosa di cui il Paese dovrebbe vantarsi e di cui ha bisogno. Se poi ci aggiungiamo il premierato, anche i bambini capiscono che serve solo a due cose:
1) proteggere Berlusconi (è lui che chiede il premierato) dai suoi guai giudiziari.
2) istituire la figura di un nuovo duce.
E' talmente lampante che ci vergognamo persino di scriverlo, per non offendere la vostra intelligenza.
Ma loro devono fare in fretta. Tutto quel che di fascista può essere fatto, dev'essere fatto e subito! Ci auguriamo che il PD (lato B del governo) non faccia i suoi soliti 'bla bla' televisivi per dimostrare contrarietà, per poi inchinarsi al duce.

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mercoledì 24 marzo 2010

Quell'aborto al 7° mese in casa Berlusconi-Lario

Berlusconi era ancora sposato con Carla Dall'Oglio, ma già intesseva un rapporto con Veronica Lario, la quale si ritrovò incinta di un figlio che, attraverso un'analisi, risultò 'non normale'. Veronica era già al 5° mese di gravidanza e ce ne vollero altri due per maturare la decisione -presa insieme a Silvio- di abortire quel figlio.
I lettori possono naturalmente fare tutte le loro considerazioni circa quella decisione e possono anche non farne. Ma c'è un'indignazione che va al di là della vicenda clinica e familiare.
Silvio Berlusconi ha sempre difeso la Chiesa e i suoi principi, ha difeso Bagnasco e la CEI dei vescovi, si ritiene cattolico e seguace dei precetti della Chiesa. In virtù di ciò, Berlusconi ha combattuto battaglie in nome del non-aborto, in nome della morale cattolica, ha fondato un partito utilizzando anche i precetti della Chiesa come valori per acquisire consensi e ha persino mosso istituzioni dello Stato per sostenere la causa della Chiesa circa il caso di Eluana Englaro, sostenendo il valore della vita, comunque. Tutto il Pdl ha gridato 'assassino' al padre di Eluana e il codazzo dei cattolici pidiellini, a sua volta, non ha risparmiato accuse a coloro che abortiscono.
Intanto facciamo notare come il tema del non-aborto sia uno dei cavalli di battaglia della Chiesa e anche dei media asserviti al governo; e il tema viene proposto (imposto con ingerenze inaccettabili) anche sotto elezioni perché tocca le corde emotive del popolo e serve alla causa di una coalizione che, ipocritamente, parla di aborto come atto criminale, ma poi lo pratica, se ne avvale di nascosto. E non conta il fatto che Veronica Lario ne abbia parlato in una intervista per dire che in questa faccenda non vi sia ipocrisia, perché se qualcuno predica il non-aborto, non deve neppure compierlo! E' un fatto di coerenza che, evidentemente, non esiste in casa Berlusconi.
Dov'erano i vescovi e Ratzinger con i loro anatemi al tempo di questo aborto in casa Berlusconi? Dov'erano le tv? Dov'erano le accuse di assassinio da parte di Quagliariello e di tutto il codazzo dei sedicenti cattolici?
E oggi? Oggi dove sono le indignazioni? Dov'è l'opposizione a ricordare questa ipocrisia del premier? Dove sono le tv a stigmatizzare? Come si può dare fiducia a un tizio che predica solo per opportunismo politico? Come si può consegnare l'Italia nella mani di uno che non sa cosa sia la dignità, l'onestà e la coerenza? Veronica Lario, tra l'altro, aveva definito suo marito 'malato': c'è da riflettere.
Dovremmo essere noi, adesso, a dire che quell'aborto è un omicidio? E che dice la legge di un aborto eseguito al settimo mese?

PS: alle ore 14:05 di oggi, il Parlamento Europeo fa ingresso nel blog e prende visione di questo post. Ora sanno.

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martedì 23 marzo 2010

Rai per una notte: quello che ci aspettiamo da Santoro

Santoro ha detto che questo avvenimento costituirà il primo sciopero degli abbonati della rai. Allora perché chiamare la trasmissione 'rai per una notte'? Ma tant'è, l'avvenimento non è più tale, perché è già diventato un evento, considerati anche gli ospiti che interverranno, fra i quali Daniele Luttazzi; e l'evento è importante sotto molti punti di vista. In rete il tam tam è partito da tempo e numerosissimi maxischermi su molte piazze d'Italia sono già quasi montati. Anche molti siti trasmetteranno la puntata, come rainews24.
Cosa aspettarci da questo evento del 25 marzo 2010? Beh, a questo punto vorremmo pensare a una puntata senza troppi peli sulla lingua. Vorremmo vedere un Santoro davvero libero e combattivo e soprattutto senza tanti sottintesi e sguardi ammiccanti, occhiolini e spallucce varie. Diretta, deve essere una trasmissione diretta, chiara, risoluta! Se Santoro si è davvero accorto di essere in trincea per combattere una guerra di libertà, allora che sia una guerra combattuta fino in fondo, senza esclusione di colpi, senza risparmio di cartucce. Che Santoro si sfoghi fino in fondo!
Normalmente le puntate di Annozero riuscivano a dare fastidio a Berlusconi. Ebbene, questa trasmissione online deve fare tremare i polsi a tutti i cittadini, non solo a Berlusconi! Lo speriamo per la libertà di informazione e di espressione, per questo nostro Paese in rovina e, a questo punto, lo speriamo anche per Santoro, perché dopo annunci così forti sarebbe avvilente vedere una puntata di Annozero come tante (ancorché fastidiosa per Berlusconi) e capiremmo anche il motivo per cui viene chiamata 'rai per una notte'.
In bocca al lupo, Michele!


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I lavoratori di Agile - Eutelia chiedono 50 mila firme da consegnare al governo

Sapete cosa c'è scritto nella cosiddetta 'carta dei valori' del Pdl? Citiamo testualmente: 'noi vogliamo un'Italia di persone libere e responsabili, in grado di prendere in mano il loro futuro, di potersi scegliere un buon lavoro'. E ancora: 'Vogliamo una società nella quale i giovani abbiano un lavoro, che permetta loro di essere subito indipendenti e di formarsi una famiglia'.
Ma l'Italia di Berlusconi è fatta di licenziamenti e di soprusi, di continui attacchi alla libertà. Le parole espresse dalla 'carta dei valori' sono solo propaganda e demagogia, populismo e sterili 'bla bla'. A leggerla verrebbe da ridere, se non fossimo nel bel mezzo di una tragedia. Prova ne è -tra gli altri- il caso di Agila/Eutelia, con i lavoratori che non percepiscono stipendio da mesi e che rischiano (anche loro) di essere licenziati.
Altro che 'scegliersi un buon lavoro', qui si tratta di scegliersi un buon posto sotto un ponte! altro che 'formarsi una famiglia', questi lavoratori una famiglia ce l'hanno già e i componenti di questa famiglia rischiano di andare a finire anche loro sotto il ponte, insieme al lavoratore. Governo di ladri, di manigoldi e di bugiardi! Cosa fa il governo per i lavoratori italiani? Niente! Il governo pensa a proteggere Berlusconi dai suoi processi, mentre l'Italia va a rotoli.
Allora i lavoratori di Agile-Eutelia chiedono una nostra firma, al fine di far intervenire urgentemente il governo per porre la società in amministrazione straordinaria, quindi per riattivare la produzione e salvare migliaia di lavoratori e lavoratrici dal sicuro licenziamento. C'è da preoccuparsi, dal momento che questo governo ha ordinato il più grande licenziamento di massa della nostra Storia (lavoratori della scuola) e non è ancora sazio.
Governo ipocrita e mafioso! Governo dei privilegi e delle false promesse! Governo che ha sempre preso in giro i cittadini! Governo e basta!



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domenica 21 marzo 2010

La televisione allunga la vita (al governo)


Cos'è che fa rimanere in vita (politica) Berlusconi? La televisione! Se è vero -come è vero- che i contatti di Berlusconi con la mafia, con Gelli e con Craxi hanno rivelato che l'utilizzo della televisione in mano al premier avrebbe potuto garantire la realizzazione del piano criminale della P2, non rimane altro da fare che constatare la verità di tale rivelazione. Così come possiamo affermare che davvero la televisione è servita a Berlusconi per buttarsi in politica, propagandare 'Forza Italia', vincere le elezioni ed evitargli la galera.
Di fatto, se provassimo a condurre un breve esperimento di riflessione su noi stessi e ci concentrassimo su una nostra possibile vita senza tv, ci renderemmo conto che il governo non esiste o, se esiste, non ha per niente migliorato la nostra condizione, semmai l'ha peggiorata. Avanti, proviamo a pensare di non possedere la tv, guardiamoci intorno, guardiamo i nostri conti corrente, guardiamo la scuola, la sanità, la giustizia, il lavoro, il nostro grado di libertà, di evoluzione civile e di convivenza con il prossimo. Scommetto che i più ottimisti di voi direbbero che nulla è cambiato, ma moltissimi denuncerebbero invece un peggioramento delle condizioni personali.
Allora dobbiamo chiederci: come è potuto accadere che un governo bugiardo di sole promesse e di sola propaganda sia arrivato a tanto, senza subire alcuna reazione da parte della gente? Semplice, la televisione è stata (ed è) colei che ha allungato la vita del governo, lo ha supportato meschinamente, subdolamente, gli ha dato visibilità. La televisione non è un semplice elettrodomestico: chi non appare non esiste, quindi anche le numerose proteste dei cittadini sono state sistematicamente oscurate dalla tv, sicché a Trento nessuno poteva sapere delle proteste svolte a Catania (e viceversa). Ergo, la televisione ha diviso il popolo, lo ha reso innocuo e addomesticato, ha modificato le coscienze e continua a farlo, giorno dopo giorno, inesorabilmente. Al contempo, la tv ha rafforzato il governo nella sua nullità e nella sua azione nefasta per il Paese.
Una persona abituata a informarsi unicamente attraverso la tv, non ha potuto far altro che constatare -quando l'ha saputo fare- la propria condizione per nulla migliorata al chiuso della propria sfera privata o solitudine familiare, ignorando l'esistenza di una indignazione comune, largamente condivisa; e così ha preferito soffocare la propria indignazione e la voglia di reagire. 'Reagire da soli è da pazzi', si saranno chiesti gli italiani teleimboniti. Però tutti facevano lo stesso ragionamento. (Il tempo all'imperfetto denuncia una nostra speranza).
Noi crediamo che se la televisione avesse informato in modo corretto e obiettivo, questo governo sarebbe caduto entro poco tempo e molto probabilmente Berlusconi non avrebbe vinto le elezioni una seconda volta. Di più, se la televisione non fosse stata manipolata fin dall'inizio, probabilmente Berlusconi sarebbe già in galera o, al massimo, sarebbe ancora là a cercare finanziamenti dalla mafia per costruire palazzi e noi avremmo potuto evitarci il disastro che stiamo sopportando da molto tempo.
Quindi è tutta colpa della tv? Sì, lo abbiamo sempre detto e lo diremo fino alla nausea: è la tv il male assoluto della nostra società.
Che fare? Non guardare più la tv? Intanto è cosa buona aver letto sin qui il post, per una presa di coscienza più forte. Poi fate come volete, noi la tv la guardiamo, ma sempre con occhio critico (avere dubbi rafforza il senso critico: abbiatene).

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Barcellona - Genova: lo sbarco solidale del 25 giugno 2010

E' arrivato un bastimento carico di... amore, si potrebbe dire.
Partirà il 25 giugno 2010, da Bercellona di Spagna, la nave della fratellanza e della solidarietà. Il giorno successivo raggiungerà il porto di Genova. Si tratta di un nutrito gruppo di italiani residenti a Barcellona che, utilizzando una nave, ha deciso di solcare il mare e venire in Italia per dimostrare la preoccupazione circa la triste situazione politica e sociale italiana, quindi manifestare la speranza di una rinascita civile del nostro Paese.
L'evento dello sbarco (ma anche tutto il viaggio) sarà accompagnato da numerose iniziative, sia a bordo, sia a terra. L'obiettivo è anche quello di difendere la Costituzione e i diritti dei cittadini (italiani e stranieri), la legalità, la giustizia, la democrazia, la Libertà, tutto ciò che questo governo sta smantellando a colpi di autoritarismi e leggi ad personam. All'estero guardano con preoccupazione questo sfacelo italiano e gli italiani di Spagna non hanno potuto far altro che organizzarsi per dimostrare la loro presenza attiva e propositiva. Potete prendere parte all'iniziativa, se volete, anche proponendo idee per le attività o partecipando alla partenza da Barcellona. Molti italiani e stranieri hanno già aderito e si ritroveranno a Barcellona per intraprendere il viaggio. A Genova si è già formato un comitato di accoglienza che darà ospitalità per la prima notte e che sta organizzando le attività al momento dello sbarco e della giornata successiva, domenica 27 giugno, in una piazza, con eventi, incontri, ecc.
All'iniziativa partecipa anche Dario Fo (video)
Per maggiori informazioni e per contatti diretti, potete recarvi sul sito Lo sbarco.

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sabato 20 marzo 2010

20 marzo 2010. La manifestazione e il referendum

E' il giorno della manifestazione per dire un forte NO alla privatizzazione dell'acqua.
L'acqua è un bene comune, un bene naturale, come l'aria. Nessuno può impossessarsene per ricavarne soldi attraverso la sua vendita. Nessuno ha il diritto di dichiararsi proprietario di un bene naturale, comune, primario, indispensabile, vitale. L'acqua deve rimanere comunale, di tutti i cittadini. Invece il governo ha deciso che anche l'acqua dev'essere posseduta dai privati, i quali potranno imporre le loro tariffe, formare dei cartelli, introdurre cinici regolamenti e convenzioni, come avviene in tutti gli altri settori privatizzati. La scusa della liberalizzazione e della 'sana concorrenza' tra le aziende è ormai vecchia, falsa e non regge più, poiché NON SI E' MAI VISTA UNA SANA CONCORRENZA. Semmai è sempre stato vero il contrario e cioè che le aziende impongano i LORO prezzi esosi, senza che vi sia un controllo e senza che i governi possano intervenire su questi furti legalizzati. E non possono intervenire a causa delle regole del libero mercato, dove per 'libero' si intende il fatto che le aziende possono fare liberamente quel che vogliono, scrivere le proprie leggi e imporle, punire chi non le osserva. Questo non può accadere per la vendita di un bene comune e naturale come l'acqua.
Perciò è necessario che si ponga rimedio alle norme criminali proposte dal governo, rispondendo energicamente con un referendum abrogativo. La campagna per la raccolta delle firme partirà ad aprile. Ci saranno numerosi banchetti nelle piazze d'Italia.
Entro il 2015, il governo ha previsto una privatizzazione dell'intero patrimonio acquifero pari al 70%. Questo è un disegno criminale che deve essere abolito, cassato, impedito. Nessuno si faccia abbindolare dai discorsi che verranno propinati dalla tv, anche perché abbiamo visto che la televisione non è altro che la voce del regime. La tv non vi dirà che dove è già in atto la privatizzazione dell'acqua, l'importo delle bollette è notevolmente aumentato e i cittadini protestano a gran voce. Le trasmissioni di denuncia sociale non sono gradite a Berlusconi, perciò, semmai, vi diranno che l'acqua privatizzata è più buona, più economica, più controllata, quasi miracolosa. Le solite bugie di regime. Non bevetevela, è il caso di dire.
I nostri acquedotti comunali sono sicuri, semmai bisognerebbe manutenerli meglio per non far disperdere l'acqua in mille rivoli, ma la bontà dell'acqua dei nostri acquedotti comunali è stata ampiamente dimostrata, poiché i controlli e le analisi vengono eseguiti frequentemente. Con i privati, i controlli e la salubrità non possono essere garantiti, se non attraverso una serie di 'bla bla' propagandistici e ipocriti. Non facciamo i soliti italiani boccaloni e facciamoci furbi PRIMA!
L'acqua non è nostra, ma neanche loro! L'acqua è di tutti e tale deve rimanere.
Forum italiano dei movimenti per l'acqua

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venerdì 19 marzo 2010

Ricercatori universitari in protesta a Torino (e non solo)

C'è poco da fare, il governo va da una parte, l'Italia dall'altra. Ogni settore della nostra società è distante anni luce da quel che viene propagandato dal governo (complici le tv).
Il settore dell'istruzione è fondamentale per un Paese civile e, a fronte delle menzogne della Gelmini (ormai tutte smascherate), anche i ricercatori delle Università sono oggi sul piede di guerra. A Torino, i ricercatori della Facoltà di Scienze hanno firmato un documento per annunciare un'astensione dal lavoro a partire dal prossimo anno accademico. La Gelmini blatera di miglioramenti, ma in realtà si tratta di tagli e ancora tagli che mettono in ginocchio sia la ricerca, sia la figura del ricercatore, quindi la cultura. Di fatto, con la 'riforma' Gelmini, ogni ricercatore sarà equiparato a un volontario e costretto a un perenne precariato. Inoltre i ricercatori a tempo determinato (così li vuole la Gelmini) saranno esclusi dalle commissioni di concorso e avranno contratti di massimo sei anni, i quali non garantiscono alcuna certezza di assunzione.
Alla protesta si aggiungono i ricercatori della Facoltà di Matematica, di Psicologia e di Agraria. Ma anche altre Facoltà (Fisica, Medicina e Politecnico) sono in procinto di seguire la protesta lanciata dai colleghi di Scienze e a tal proposito sono già in programma assemblee. Ai ricercatori si uniscono anche molti professori (associati e ordinari) e c'è da credere che le voci di protesta non verranno lasciate cadere nel vuoto (ma vista l'arroganza di questo governo, è possibile un feroce silenzio mediatico e una cronica e criminale indifferenza al problema, simile a quella ostentata nei riguardi di TUTTE le proteste precedenti organizzate da ogni tipo di scuola).
Si tratta della prima protesta di questo genere nella città della Mole, ma non la prima e l'unica in Italia. Già l'Università di Napoli aveva intrapreso la stessa protesta, l'8 marzo scorso, quando 110 ricercatori avevano deciso di astenersi dalle attività didattiche. A Cagliari i ricercatori sono già sulla stessa linea e stanno protestando. A Bologna un documento ufficiale chiede al Rettore di trovare soluzioni per evitare lo 'sciopero bianco'.
Insomma, anche l'Università è nel mirino del governo, dove i tagli alle risorse sono associati allo svilimento delle figure docenti, quindi a un impoverimento programmato delle conoscenze. Siamo di fronte (anzi, già dentro) a un maligno disegno che vuole smantellare l'intero sistema dell'istruzione pubblica italiana, in favore di una futura ed enorme classe sociale di ignoranti da fascistizzare e sottomettere.

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mercoledì 17 marzo 2010

Il TG1 attacca facebook e fa terrorismo psicologico

Chi sa di essere nel torto e non ha argomenti per difendersi, cosa fa? Denigra, infanga, calunnia. E' il caso del TG1 che ha la colpa di non essere un vero telegiornale e di essere diretto da quel Minzolini falso e arrogante che nasconde o distorce la verità a noi italiani (che gli paghiamo pure lo stipendio).
Non avendo argomenti seri ed essendo la voce di Berlusconi, Minzolini procede alla denigrazione di internet e in particolar modo di facebook, sapendo che la rete è l'unico vero strumento di informazione completa esistente in Italia. Internet è il luogo del libero scambio di notizie e questo dà fastidio al regime, a Berlusconi e ai suoi servi come Minzolini.
Così il TG1 monta un servizio su una presunta malattia legata all'uso di facebook e, più in generale, sull'uso della rete, definendo il social networking una 'droga'. Lo scandaloso servizio del TG1 delle ore 13,30 di oggi, rivela che esiste persino un ambulatorio all'ospedale 'Molinette' di Torino capace di guarire chi si droga con facebook. Peccato che quando il giornalista chiede al medico quali siano i sintomi della malattia, il dottor Donato Munnu (nella foto) risponde che è sufficiente essere svogliati ad andare a scuola o al lavoro. Per fortuna che tali sintomi esistono da molto prima che nascesse internet, altrimenti avremmo dovuto credere di essere drogati anche noi. Vorremmo chiedere a quel dottor Donato Munnu qual è il nome di questa presunta malattia e se sia stata riconosciuta dall'OMS. Tutto lascia credere, invece, che questo medico si sia offerto (liberamente?) a questo giochetto di mera propaganda diffamatoria. La faccenda è grave sotto molti punti di vista.
1) la notizia è falsa
2) la notizia viene resa in un TG nazionale pagato da noi
3) la notizia viene fornita con un sottotesto
4) la notizia infanga un servizio di social networking
5) la notizia procura falso allarme
6) la notizia calunnia gli utenti di facebook
7) la notizia ha un intento subdolo
8) l'intervista al medico (e alla presunta utente di facebook) è stata probabilmente costruita ad hoc, secondo un copione prestabilito.
Vergogna al TG1 e a Minzolini! La vostra falsità vi porta a questo tipo di bassezze e di strategie meschine. Vorremmo poter essere noi a portare in galera il 'direttorissimo' per diffusione di notizie false a mezzo video e anche per diffamazione e calunnia, nonché per procurato allarme.

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lunedì 15 marzo 2010

Il Bignami della dittatura

(post sintetico e didattico, per nulla esaustivo)
La dittatura è una disposizione autoritaria dello Stato che si alimenta di azioni di stampo mafioso come la corruzione, l'estorsione, il nepotismo, le secretazioni, le censure, l'omertà, la falsità, le vessazioni, le limitazioni della libertà individuali e collettive, i divieti, le privatizzazioni, gli sporchi commerci, i favoritismi, l'opportunismo, l'arroganza...
La dittatura non può prescindere da una struttura gerarchica come quella mafiosa, al cui vertice si pone un solo uomo che comanda con la forza su tutti gli altri e non risponde a nessuno delle proprie decisioni e delle proprie azioni. Alla base della piramide gerarchica ci sono i cittadini che, invece, sono obbligati a rispondere delle decisioni del dittatore, anche quelle più nefaste. Se un dittatore decide di fare una guerra, saranno i cittadini a morire in quella guerra, non il dittatore o i suoi figli.
Per giungere al potere ed ottenere il consenso popolare, la dittatura adotta una serie di strategie, fra le quali:
1) La creazione di una crisi economica.
2) La presentazione di un progetto ottimista di rinascita, da realizzarsi attraverso l'ausilio di un cosiddetto 'uomo forte'.
3) La demagogia e il populismo (promesse e slogan che hanno una facile presa sul popolo).
4) La propaganda mediatica
5) La censura sistematica, cioè integrata al sistema.
La dittatura si innesta in un Paese con fare subdolo e ipocrita, utilizzando gli strumenti democratici, per poi cambiare la funzione di questi strumenti e il loro carattere. Come un virus, la dittatura si impossessa delle cellule sane e libere di un Paese e le infetta. Molte di quelle cellule, pur infettate, non si accorgono di essere state assediate e prese, infatti nelle dittature molti cittadini sono persino convinti di essere nel giusto, pur essendo stati schiavizzati. Ciò a causa dell'ignoranza e della debolezza mentale. Costoro finiranno per aiutare la dittatura stessa, anche per aleatorio opportunismo.
La propaganda è intimamente legata alla censura. Qualsiasi notizia in contrasto con il pensiero del dittatore viene tenuta nascosta. Qualsiasi voce di dissenso viene soppressa sistematicamente, anche attraverso l'uso della forza. Gli organi di informazione diventano di disinformazione, le redazioni si trasformano in uffici dove lo scopo principale è quello di discriminare le notizie, fornendo quelle in linea col pensiero del dittatore. In dittatura, i media non allineati possono avere tre tipi di trattamento:
1) Vengono acquistati dal regime attraverso atti di corruzione o concussione.
2) Vengono espropriati con la forza.
3) Vengono chiusi.
Le azioni della dittatura si compiono in forza di leggi rivedute, riscritte o scritte ex novo. Queste leggi vengono approvate per decreto, scavalcando l'azione democratica del Parlamento. Le leggi proposte dalla dittatura possono ottenere il consenso popolare attraverso una mirata campagna mediatica di convincimento, di propaganda. Ad esempio, una serie di reati commessi da una certa categoria di persone, mostrati ripetutamente in tv, porta i cittadini a volere una legge contro quella categoria di persone, anche se i reati mostrati sono costruiti o non esiste nessuna categoria di persone da colpire. Per convincere la gente della bontà di una legge ingiusta, la dittatura crea artificialmente quel bisogno di legge.
La dittatura si muove anche attraverso l'ausilio di moti d'animo, ovvero emozioni creati all'uopo. I sentimenti comuni e condivisi vengono associati alle azioni del regime. A questo scopo viene utilizzata l'arte retorica, cioè quella capacità di comunicare, andando a toccare le corde emotive della gente, sì da far esaltare il cittadino, convincerlo e fidelizzarlo al regime. Come un bambino con la sua mamma, il cittadino deve sentirsi protetto dalle braccia forti e amorose del dittatore. La parola 'amore', nelle dittature, è largamente usata, anche in associazione agli atti più barbari (l'amore per la Patria è il solo vibrante motore che condurrà l'Italia all'eterno ricordo. Gli eroi della guerra, in partenza per la sacra missione, rimangono davanti alla foto del duce per riceverne la forza e l'amore necessari).
Ma la dittatura è un fuoco fatuo. La dittatura, seppur violenta, profondamente ingiusta e protratta negli anni, non ha alcuna consistenza dal punto di vista della sostanza. E' solo forma, imposta con la bugia e la forza. Prova ne è l'uso sistematico della censura.
La censura non è soltanto vigliaccheria. La censura è fondamentalmente paura e debolezza. Un governo che attua la censura denuncia apertamente di aver paura, dimostra chiaramente che le idee del dittatore sono nel torto. La dittatura teme sempre di essere scoperta. Colui che scopre gli inganni della dittatura è, normalmente, una persona colta, intelligente, forte di coscienza. Ecco perché i dittatori temono l'istruzione del popolo e tagliano le risorse alla scuola pubblica. I sudditi non devono pensare, devono solo agire sulla base di ciò che viene loro detto e imposto. Perciò la forza dell'intelligenza viene sostituita da quella fisica che si alimenta -anch'essa- attraverso regole, leggi e propagande mirate (un corpo sano e fiero, rende sana e fiera la Patria).
La dittatura si riconosce nei partiti di destra (e viceversa). Le destre sono conservatrici e imperialiste, nazionaliste, alimentano l'odio razziale e inneggiano alla guerra. Le destre sono antidemocratiche e gerarchiche, si basano sui concetti di 'ordine' (imposto da una figura prevalente) e 'disciplina' (regolata e controllata da istituti di tipo marziale). Le destre costruiscono miti sulle razze, adottano teorie, metodi e stili desunti dal passato imperiale, sono antiprogressiste, considerano la donna come genitrice di figli da consegnare alla Patria. Le destre concepiscono il lavoro e i lavoratori come mero strumento di arricchimento delle alte sfere gerarchiche, disprezzano operai e contadini, esaltano gli industriali (e i loro soldi) fino a farli sedere sugli scranni del potere. Le destre disprezzano il sindacato, la libera associazione, la libera stampa, la libera opinione, la Libertà. Le destre sono dittature istituzionalizzate, parlamentarizzate, entità pericolose per ogni democrazia. Le destre conservano il gusto del complotto, della coercizione e della delazione, usati come mezzi di abbrutimento della società civile.
La dittatura è subdola e tende all'omologazione degli individui. E' la parte oscura e orribile dell'Uomo. La dittatura a volte parla d'amore, ma solo per costruire il male.
Per saperne di più, basta aprire un libro di Storia.

Immagine: manifesto di propaganda per la costruzione dell'autarchia fascista, quando il 18 novembre 1935 entrarono in vigore le 'sanzioni' all'Italia, da parte della 'Società delle Nazioni', rea di aver aggredito l'Etiopia. (link)

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domenica 14 marzo 2010

Nani a Trani

Il post apre con un auspicio: che i nani vengano interrogati dalla Procura di Trani! E par nani s'intendono tutti coloro che hanno penalmente a che fare con le intercettazioni, Berlusconi anzitutti. Si parla di una ventina di politici, tra parlamentari e ministri, più un componente del CSM, sul quale Berlusconi avrebbe fatto pressione. Ma per Nani qui intendiamo anche, più genericamente, tutti i disonesti e i mafiosi. Trani è ora un simbolo di legalità.
Detto ciò, auspichiamo anche le dimissioni immediate di Augusto Minzolini, cioè colui che, pagato da noi, dà sostegno alla propaganda fascista e mafiosa del governo, utilizzando i soldi del canone Rai per disinformare i cittadini e creare un telegiornale ad personam. Inaccettabile!
In questi giorni sta passando il messaggio secondo cui sarebbe normale che un direttore di Tg Rai parli con un capo di governo su questioni relative ai palinsesti e al modus operandi della televisione. Questo è asolutamente aberrante in una democrazia. La Rai non può -per definizione- dipendere da un governo. E non dovrebbe dipendere neppure dalle aziende che la finanziano (pubblicità). La Rai appartiene allo Stato italiano (che è cosa diversa dal governo) e tutti i cittadini italiani sono tenuti a pagare un canone, anche coloro che non hanno votato per il governo in carica. Vogliamo ricordare che la nascita dell'azienda pubblica radiotelevisiva è sancita dal Regio Decreto n. 1067/1923 che affida allo Stato l'esclusiva delle trasmissioni. Allo Stato, non al governo.
Se riuscissimo tutti a osservare il 'sistema Italia' dall'alto, senza invischiarci nei vari particolari delle vicende nostrane, ci accorgeremmo immediatamente che l'Italia ha già cambiato il suo volto, deturpato da questo governo. E ci accorgeremmo anche che l'unica forza di opposizione a questo sfacelo non sono i cittadini e neppure i partiti di sinistra, ma è il terzo potere dello Stato (perciò Berlusconi attacca la Giustizia per impossessarsene). Auspichiamo che la Giustizia faccia il suo corso, senza timori. In questo momento storico critico per l'Italia, da questo blog riusciamo anche a sostenere il terzo potere dello Stato. Perciò diciamo: tutti i nani vadano a Trani!

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sabato 13 marzo 2010

Politicizzato e comunista

Dite la verià, già alla lettura del titolo di questo post avete avuto la sensazione -più o meno vaga- di leggere due insulti, vero? E' normale, anche se non lo deve essere. E' normale perché le strategie mediatiche di Berlusconi stanno riuscendo a cambiare il vero significato delle parole (e dei concetti ad esse legate), nonché il loro valore. Si tratta della solita tecnica, secondo cui una bugia, se ripetuta, viene alla fine percepita dagli altri come verità. Oggi, chi ripete le cose è la tv, cioè quello strumento di persuasione di massa in mano a Berlusconi e che gli serve anche per modificare le coscienze (ad esempio infondendo germi di razzismo).
Non c'è niente di meglio, per i regimi totalitari, fascisti e despoti, che usufruire della tv per tessere una fitta tela di propaganda diffamatoria, cambiando il significato dei termini e dei concetti che appartengono -in nuce- all'avversario. Se ad esempio noi possedessimo le tv nazionali e continuassimo a usare come insulto il termine 'passerotto', nel giro di pochi anni sentiremmo i ragazzini per strada o a scuola insultarsi tra loro definendosi 'passerotti'. E' chiaro che il termine 'passerotto', adesso, non farebbe indignare nessuno, ma era così anche per 'comunista' e 'politicizzato'. Semmai i due termini erano (e sono) motivo di orgoglio: un ragazzo politicizzato era un giovane studente attento alla politica, inserito nel dibattito sociale, attivo. Comunista era (in estrema sintesi) un cittadino particolarmente attento ai diritti civili e sociali, difensore dei lavoratori, antifascista, avente connotazioni filosofiche progressiste. Ben inteso, il valore intrinseco e il vero significato di queste parole rimangono, ma sono tenuti nascosti da una cortina fatta di continue bugie mediatiche.
Così ecco 'apparire immagini' che nella realtà non esistono, non sono mai esistite, ma che vengono percepite come reali. E' il caso, ad esempio, dei giudici politicizzati. Ma che vuol dire 'politicizzati'? In realtà vuol dire semplicemente che i giudici hanno coscienza dell'esistenza della politica e che si occupano di vicende che riguardano anche i politici; ma poiché a Berlusconi non fa comodo che i giudici si interessino dei suoi reati, allora 'politicizzato' diventa aggettivo dispregiativo.
Ma il neoinsulto 'politicizzato' non è un aggettivo che questo governo ha voluto appioppare solo ai giudici. Perché la strategia possa avere efficacia, occorre appiccicare questo 'insulto' anche su altre realtà, naturalmente sgradite a Berlusconi: manifestazioni politicizzate, scioperi politicizzati, sentenze politicizzate, trasmissioni politicizzate...
E che dire delle Toghe rosse? Ahhh, questo è un tocco sopraffino! Rosso = comunista! Peccato che le toghe diventano rosse nel momento in cui questi giudici si occupano dei reati di Berlusconi.
Tutto questo ci riporta alla mente la propaganda diffamatoria e continua operata anche nei confronti degli anarchici. Allorché gli anarchici mossero decisi contro il sistema, inneggiando alla libertà e all'uguaglianza, proponendo e costruendo alternative risolutrici, aiutando concretamente la società bisognosa e ferita, la denigrazione nei loro confronti si fece acutissima, fino a diventare letteratura e stereotipo imposto, luogo comune, disordine da reprimere (nella mente della gente, prima che nelle strade). 'Eppur la nostra idea è solo idea d'amor', recitano i versi di 'Addio Lugano bella', ma questa canzone (come tante altre anarchiche) non la conosce più nessuno.
Tenetevi forte! Di questo passo finirà paradossalmente che anche certi politici finiranno per essere 'politicizzati'. Chi? Ma tutti i parlamentari di sinistra, è ovvio!

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venerdì 12 marzo 2010

Lo sciopero come mezzo e non come fine

Si è concluso lo sciopero della scuola. Uno sciopero che si è voluto miscelare ad un altro, quello contro la crisi proclamato dalla CGIL, stemperando così la forza unidirezionale di un'intera categoria che rappresenta l'istruzione di un Paese. Ma nonostante la catalizzazione dei media sulla crisi, anziché sulla scuola, lo sciopero è andato bene.
Ma lo sciopero è andato bene in quanto fine e non in quanto mezzo. Ora, infatti, si dirà: 'a cosa è servito'? Tutto ritornerà come prima, con una Gelmini che se ne frega altamente delle proteste ed un governo mafioso che pensa solo a salvare Berlusconi dai suoi processi.
Probabilmente dovremo cominciare a concepire diversamente il concetto di sciopero. Se qualche decennio fa uno sciopero poteva anche mettere in crisi un governo, oggi non è più così. I tempi cambiano e cambia anche il modus operandi delle proteste. I sindacati non cercano la crisi di governo, altrimenti organizzarebbero scioperi generali di svariati giorni, anziché di quattro ore. E comunque, con un siffatto governo, non basterebbe neppure un mese di sciopero continuato (se le noci sono dure, non serve schiacciarle con due guanciali).
Lo sciopero come mezzo è l'unico sistema per far valere i diritti dei cittadini. Cosa vuol dire sciopero come mezzo? Vuol dire usufruire dello sciopero per progettare azioni successive ad esso. Azioni che avrebbero bisogno di forza: la forza della collettività, del numero, oltreché dell'idea. E' sulla parola 'azione' che deve essere posto l'accento. Utilizzare lo sciopero, quindi, non solo per fare il défilé nelle strade, ma per concentrare dibattiti pubblici nei quali progettare e coordinare iniziative a venire, concomitanti.
Questa non è un'idea nostra, se ne parlava già quasi 100 anni fa. L'idea dello sciopero come 'sfogatoio' ha fatto comodo ai politici, anche a quelli di sinistra (anzi, è stata proprio la sinistra a introdurre lo sciopero come fine). Su facebook si può raggiungere un gruppo che spiega in maniera diretta l'utilità relativa dello sciopero generale.
I temi scottanti di questo Paese potrebbero essere risolti attraverso un'iniziativa popolare forte e staccata da vincoli di partito. Temi come la scuola pubblica, la crisi economica, la disoccupazione non dovrebbero avere colore politico, perchè riguardano tutti, mentre la disgregazione della società in colori politici, squadre, campanili o in altri modi, conduce a lotte interne alla forza reattiva. Queste lotte risultano improduttive, di più, controproducenti. Anche questo concetto di 'divide et impera' dovrebbe essere messo al bando attraverso una presa di coscienza della società. Purtroppo, questa presa di coscienza collettiva viene fortemente contrastata dall'azione dei media.

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