Un cittadino governato è sempre controllato, guardato a vista, inquadrato dentro recinti legislativi e morali. I suoi padroni sono infatti lo Stato e la Chiesa. Questa grama condizione, che non è per nulla naturale, è uguale a quella degli animali tenuti in cattività. E siccome le parole hanno un senso, soffermiamoci proprio sulla parola 'cattività' e domandiamoci il motivo per cui un animale tenuto sotto controllo e costretto a seguire regole che lo privano della libertà, venga definito 'animale in cattività'. La risposta è facile ed ovvia, direte voi. Ma certo, se si prende un animale e lo si pone in un recinto, gli si dà da mangiare a orari prestabiliti, gli si regola tutta la vita... va da sé che quell'animale maturi una predisposizione inconscia alla cattiveria, e prima o poi morderà il collo di chi gli tende il cibo ogni giorno 'con amore', a orari prestabiliti. Lo stesso discorso vale per gli animali nati in cattività. Facile ed ovvia questa risposta? Ne siete sicuri? Come mai allora, spesso, di fronte a un atto violento della bestia tranquilla nei confronti del padrone, quasi tutti si stupiscono e dicono: 'che strano, era così buono, non aveva mai fatto male a nessuno'? Piuttosto non sarebbe più corretto chiedersi se non sia stato il padrone il vero violento-violentatore? E dire che proprio colui che aveva ingabbiato l'animale l'aveva pure definito 'in cattività', doveva anche aspettarselo un bel morso sul collo, prima o poi, come reazione naturale. E' evidente che questa definizione, 'in cattività', è un errore del sistema, una svista che rivela il trucco. Chi ha costituito questa definizione lessicale avrebbe dovuto inventare qualcos'altro di più rassicurante, ad esempio 'animale tenuto in serenità' o 'in ordine'. Ma non importa, pare che il significato della definizione 'in cattività' sia ormai ignorata da troppi. Perciò ne parliamo.Sapete voi, ora, trasportare tutto questo discorso nel rapporto Stato-cittadino? Sì? Ci evitate la fatica di scrivervelo? Bene. Però qualcosa di diverso tra animale e Uomo c'è, ed è ancora più aberrante. La differenza tra la bestia e il cittadino è che la bestia non sceglie di stare in cattività, mentre il cittadino è felice di poter scegliere colui che gli metterà la corda al collo e l'anello al naso. Quando il cittadino non ne può più di un governo, non vede l'ora di andare a votarne un altro. E' felice di illudersi e di offrirsi al nuovo padrone. Questa felicità della schiavitù deriva dall'ignoranza, dalla coscienza distorta, dalla modifica forzata degli equilibri psichici. Un animale, checché se ne dica, ha una psiche molto più forte e meno plasmabile di quella di un essere umano. Sicché il cittadino odierno, tenuto in cattività e nell'illusione, è davvero convinto di vivere in una naturale condizione di libertà, come se la scelta del padrone fosse persino un suo privilegio. Quanto è stupido l'Uomo rispetto alla bestia? Ma le aberrazioni non finiscono qui, c'è di peggio. Quando ai cittadini tenuti in cattività viene mostrata la verità, cioè il cancello del loro recinto, la libertà, essi ne hanno paura, voltano la faccia, non vogliono credere. Infatti siamo assolutamente certi che adesso, leggendo questo post, ci sarà qualcuno che dirà: 'tutte stronzate'. Perciò riformuliamo la domanda: quanto è stupido l'Uomo? Per inciso, le proteste popolari, i cortei, gli scioperi... non servono a liberarsi veramente (voi protestate per avere un altro padrone), non servono a rompere i recinti. Spesso protestare diventa solo un alibi per la propria coscienza. Scalciate quanto volete, ma finché rimanete nel recinto sarete schiavi e condannate anche gli altri ad esserlo. Vergogna!
Ma ad onor del vero, noi biasimiamo questi cittadini fino a un certo punto, perché tra questi esseri umani tenuti in cattività (da circa tre millenni) vi sono donne e uomini che stanno cercando di abbattere il recinto, stanno indicando agli altri la via d'uscita. Sono gli anarchici, quelli che -per il potere statale oppressivo- non devono passare come fari illuminanti, amanti dell'umanità, ma come criminali (distruggere il recinto è reato, mostrare le libertà è reato). Perciò gli anarchici vengono perseguitati dallo Stato e dai suoi feroci apparati. Certo è che finché ci saranno cittadini sordi e ciechi, votanti, felicemente schiavi, sarà dura distruggere quel recinto. Finché ci saranno cittadini che daranno credito allo Stato e alla sua propaganda, ai governi, alle polizie, alle leggi (leggasi orari, modalità e luoghi prestabiliti ove poter mangiare e passeggiare), sarà più difficoltoso conquistare la libertà, la vita naturale, la fuga dalla cattività. Fino a incontrare quelle persone che, non paghe della loro schiavitù, trascinano anche gli altri al centro del recinto e accusano chi tenta di abbatterlo: sono persone che agevolano il lavoro dei governi (di qualsiasi colore), delle polizie e dello Stato; sono le persone che, per prime, intrise fino al midollo di propaganda di Stato, dichiarano gli anarchici violenti.
Allora facciamo doverosa chiarezza. Quando una bestia stanca della cattività aggredisce il padrone, questo è naturale che avvenga. Quando un cittadino stanco della cattività decide di estirpare i chiodi dello steccato, per favore, non accusatelo di essere un criminale e un violento. Egli vuole la libertà per sé e per gli altri, e l'azione che può sembrare cattiva è solo il risultato -ovvio e naturale- della sua grama condizione di cattività. Seguite quel cittadino! A voi non farà MAI del male. Siamo tutti fratelli e sorelle.
('Non esistono animali selvaggi, ma solo animali liberi' - Leon Shenandoah: capo pellerossa)
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