lunedì 31 agosto 2009

La censura della TV sulle proteste dei docenti

Questo è un post dedicato al governo e vuole semplicemente fare i complimenti alle sue azioni censoree imposte sulla televisione italiana (tutta la televisione). Complimenti perché, come dimostra il video allegato, il governo è riuscito benissimo a nascondere alla massa il più grande licenziamento collettivo mai registrato nella nostra storia: quello di decine di migliaia di docenti e personale ATA.
Complimenti particolari anche a tutti i giornalisti della TV (ma anche di molta carta stampata, anzi, troppa) che, con grande senso del dovere e abnegazione, hanno saputo snobbare la propria coscienza, cancellandola totalmente. Ci vuole forza per certe cose. Bravi a tutti! Viva la dittatura!


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Qualcuno sta tenendo a bada la rivolta civile


'Si lamentano degli zingari? Guardateli come vanno in giro a supplicare l'elemosina di un voto! Ma non ci vanno a piedi, hanno autobus che sembrano astronavi, treni, aerei! E guardateli quando si fermano a pranzo o a cena: sanno mangiare con coltello e forchetta e con coltello e forchetta si mangeranno anche i vostri risparmi. L'Italia appartiene a cento uomini, siamo sicuri che questi cento uomini appartengano all'Italia'?
(Fabrizio De Andrè)

Non è possibile che di fronte a una possente crisi, alle centinaia di migliaia di licenziamenti, alle numerosissime proteste, alla deriva razzista e fascista, l'Italia stia ancora con le mani in mano ad osservare la sua stessa fine.
Qualcuno aveva previsto tutto questo e aveva prestabilito anche un piano per sedare, tenere a bada la Nazione. Non v'è altra spiegazione. Basterebbe un nonnulla, oggi, per far scoccare la scintilla della rivolta nazionale. Ma tutti gli organi di informazione nazionale sono impegnati a nascondere la verità, parlano d'altro. Persino i sindacati sono assenti e non vogliono convocare uno sciopero nazionale. Sono tutti complici! Dalla crisi economica, alle proteste degli aquilani, ai licenziamenti nelle fabbriche, alla dissoluzione della scuola pubblica con decine di migliaia di docenti a spasso, l'Italia è una pentola a pressione già sul punto di scoppiare. Ma qualcuno sta tenendo il coperchio ben serrato. Solo internet riesce a fotografare questo sfacelo, ma gli italiani non si informano su internet, adorano farsi imbonire dalle tv!
Noi immaginiamo le riunioni segrete tra politici, chiesa, sindacati e responsabili dell'informazione nazionale, condotte in qualche salotto e su un unico punto all'ordine del giorno: programmare un severo bavaglio sulle urgenze nazionali per mantenere calmo il Paese.
E allora pensiamo che tutto quello che viene scritto e detto in questi giorni sulla condotta di Berlusconi, sui festini, sui battibecchi con la Chiesa, sulla querelle con la Repubblica, sia davvero solo ciarpame, una distrazione di massa. Le priorità sono altre, ma qualcuno le sta nascondendo a dovere.
L'Italia è davvero il Paese dei cento uomini.

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sabato 29 agosto 2009

Anche il quotidiano l'Unità se ne infischia della scuola e delle proteste dei docenti

Di fronte al massacro della scuola pubblica, di fronte al più grande licenziamento di massa della nostra storia, di fronte alle ormai numerose proteste degli insegnanti e ATA di questi giorni... tutti i media nazionali tacciono. Quando diciamo tutti, intendiamo dire proprio tutti, anche i giornali di sinistra, mentre la Repubblica è l'eccezione che conferma la regola.
Avevamo scritto una mail alla Rai, ma era pacifico il fatto che non ci fosse alcuna reazione da parte di questa azienda (pubblica), ormai ridotta a vile braccio del regime. Ma -ci domandiamo- perché anche il quotidiano l'Unità ignora la nostra mail e le proteste dei docenti? Perché il TG3 tace? Perché il quotidiano di Rifondazione Comunista (Liberazione) sta zitto? E perché anche gli intellettuali di sinistra ignorano questa situazione?
Stiamo parlando di oltre 40 mila licenziamenti, cioè di un'intera comunità come Città di Castello, spazzata via e ignorata da tutti!
Noi denunciamo pubblicamente questa pseudosinistra e i suoi organi di informazione e tendiamo a credere che il silenzio su questo massacro della scuola faccia parte di un disegno preciso, realizzato di comune accordo tra destra e sinistra (c'è chi lo chiama inciucio) e teso allo smantellamento della scuola pubblica, da realizzarsi a spese di 42 mila persone. In ballo c'è anche il futuro dell'Italia, ma evidentemente, anche questo non importa nulla ai giornali di 'sinistra'.

La nostra lettera a l'Unità

AGRIGENTO: OCCUPATO IL PROVVEDITORATO AGLI STUDI (14 agosto 2009)
AREZZO: LA PROTESTA DEI PRECARI IN MUTANDE (24 agosto 2009)
MATERA: PRESIDIO PERMANENTE (24 agosto 2009)
SALERNO: DOCENTI SUL TETTO DEL PROVVEDITORATO (25 agosto 2009)
PALERMO: MANIFESTAZIONE AL PROVVEDITORATO - VIDEO (25 agosto 2009)
TREVISO: DOCENTI IN MUTANDE AL PROVVEDITORATO (25 agosto 2009)
TRAPANI: INSEGNANTI E ATA INCATENATI IN PROVVEDITORATO (26 agosto 2009)
BENEVENTO: LA SCUOLA IN PIAZZA (pdf)
PALERMO: LA PROTESTA CONTINUA (28 agosto 2009)
BENEVENTO: DOCENTI SUL TETTO IN PRESIDIO PERMANENTE (29 agosto 2009)
CASERTA: DOCENTI MINACCIANO DI LANCIARSI DAL TETTO DELL'USP (29 agosto 2009)
CATANIA: PROTESTA IN PROVVEDITORATO (30 agosto 2009)
Per quanto ci riguarda, anche una sola di queste proteste meriterebbe la prima pagina di quotidiani e TG. Per conoscere le proteste di Milano, Torino, Roma e altre... in rete si trovano, basta un clic, ma non del telecomando!

Forum dei precari della scuola

AGGIORNAMENTO
Forse anche a sèguito di questa denuncia, l'Unità, alle 14,53, ha pubblicato qualcosa che riguarda la protesta dei docenti di Benevento. Meglio tardi che mai.

A scanso di equivoci, l'immagine della testata è frutto di una nostra composizione grafica

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venerdì 28 agosto 2009

La velocità del grillo sulle dieci scottanti domande di Bossi a Berlusconi

Chi ci conosce da un po', sa che questo blog si è occupato di postare, periodicamente e progressivamente, una delle dieci domande che Bossi aveva posto a Berlusconi, dalle pagine de la Padania, in merito alle somme di denaro che quest'ultimo era riuscito a far lievitare a dismisura (non si sa ancora come) per le sue aziende e per i suoi affari.
Eravamo partiti con la prima domanda nel marzo 2009 ed eravamo giunti alla sesta, in un post che enumerava anche le precedenti.
Non possiamo più procedere in questa operazione lenta e inesorabile, perché Grillo ci ha preceduti e le ha pubblicate tutte, in una botta sola, in un video che alleghiamo qui sotto.
Certo è che una conclusione bisogna pure trarla. Non ci vuole un super cervello per capire come mai Bossi, oggi, faccia parte del governo Berlusconi, anche un leghista lo capirebbe. Possiamo ipotizzare, ad esempio, che Bossi, prima della pubblicazione di queste domande sul giornale del carroccio, abbia svolto un'accurata indagine su Berlusconi e abbia scoperto le criminali collusioni tra Silvio e la mafia. Forte di questa conoscenza, Bossi cosa fa? Prima sputtana il cavaliere dalle colonne de la Padania e poi lo ricatta: 'o tu fai entrare la Lega nel tuo governo oppure io ti farò portare le arance in galera'.
E' solo un'ipotesi?

Espressionismo (1905) - caratteri generali

Nelle sue due componenti, francese e tedesca, l'Espressionismo si rivela al mondo con una forza dirompente di denuncia sociale e di protesta. L'Espressionismo attinge i suoi temi dal Realismo, ma lo porta alle estreme conseguenze, distruggendo l'inutile positivismo degli impressionisti, accusati di non avere alcun interesse verso i problemi sociali e di nasconderli dietro i fasti della Belle Epoque. Si vuole rompere la cortina della censura di Stato e mostrare chiaramente la pericolosità di un mondo che si prepara alla Grande Guerra, un mondo in cui la realtà vissuta non è così serena come si voleva far credere e dove, dietro tutto lo sfarzo ostentato, si celavano povertà diffusa, malattie sociali, degrado, sfruttamento, oppressione e un forte nazionalismo che cresceva pericolosamente in tutta Europa. L'artista, ora, non può più indugiare sulla delicatezza dei fiori, sulla bella natura e i suoi cieli sereni!
Furono chiamati belve (fauves) tutti gli artisti della corrente francese, con a capo Henri Matisse (di cui si dovrà parlare a parte). Non a caso il colore è violento, perché violento è il contesto sociale; non si rispettano più le proporzioni, nè lo sfumato, nè la prospettiva, poiché queste sono regole accademiche e, come tali, rappresentano una vecchia ideologia borghese da distruggere, la stessa ideologia che, da lì a poco, avrebbe portato il mondo (e l'Uomo) alla sua stessa distruzione. L'accostamento di colori complementari è voluto, sì da imprimere all'opera un forte contrasto cromatico e, se vogliamo, questo è l'unico elemento che viene desunto dalla scuola impressionista, infatti la regola dei colori complementari (scoperta da Chevreul qualche anno prima) aveva fatto breccia nella tecnica impressionista e si era dimostrata valida anche per le finalità dell'Espressionismo francese.
La componente espressionista tedesca si chiama Die Brücke (il ponte), con a capo E. L. Kirchner ed è più tagliente rispetto alla sorella francese, poiché utilizza un metodo di realizzazione più brutale, più vibrante, più veloce, più istintivo. I tedeschi fanno spesso ricorso alle xilografie e questo aumenta l'incisività e la forza del disegno, quindi del messaggio. Il ricorso alla xilografia era dovuto anche per motivi di censura delle esposizioni (attraverso le xilografie, gli artisti potevano scambiarsi le proprie idee via posta, piegando il foglio in una busta).
Con l'Espressionismo è l'artista che crea la sua propria realtà, non copiandola dall'esterno, ma traendola dalla propria coscienza. Se l'operazione artistica degli impressionisti procedeva dall'esterno verso l'interno (dalla natura all'occhio dell'artista), per gli espressionisti l'operazione doveva essere inversa. Un'arte di espressione del sè, in funzione del contesto sociale, delle istanze sociali e del forte dissenso politico: questo è, in sintesi, l'Espressionismo.

Foto: George Grosz 'Funerali dell'anarchico Oskar Panizza' (1917)

Copiare i post altrui, facendo credere di esserne gli autori, è solo una questione di povertà intellettuale.

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martedì 25 agosto 2009

Fronte del porco

Per un momento, possiamo anche girovagare nel mondo della fantasia e dirigerci in un pensiero preciso, forse comune a tutti gli italiani.
Di fronte a tutto quello che è emerso dagli scandali a luce rossa che riguardano Berlusconi a Palazzo Grazioli, a Villa Certosa, a Bari, a Casoria (e chissà in quanti altri luoghi), quale idea si sarà fatta, il popolo italiano, intorno al rapporto showbusiness - sesso?
Sappiamo ormai che avvenenti ragazze con 'spettacolari aspirazioni' sono state -e sono- considerate veri e propri oggetti di scambio, con buona pace della dignità femminile, personale e collettiva. Ottenere una parte in una fiction vuol dire passare attraverso compromessi erotici ed è inutile, ormai, cercare di nasconderlo. Ma ci chiediamo: questa che ormai appare una regola, vale solo per le particine nelle fiction? Possiamo legittimamente pensare che tutte le belle donne del mondo dello spettacolo abbiano accettato tali compromessi? E da quanto tempo va avanti questo mercato? Possiamo legittimamente pensare che sia stato sempre così?
Ricordo un Maurizio Costanzo che difendeva a spada tratta la buona morale nello showbusiness, lanciando strali avvelenati e anatemi a quanti la pensassero diversamente. Ci piacerebbe sapere cosa avrebbe da difendere, adesso.
Non siamo certo qui a fare moralismi sul sesso, ben inteso. Rileviamo soltanto l'ipocrisia nel mondo dello spettacolo e della politica. Di certo, è molto più onorevole e onesto l'atteggiamento di una cicciolina o di una Moana Pozzi, rispetto alle dichiarazioni di showgirls (tutte) che giurano: 'mai fatti compromessi'.
Naturalmente, la chiesa non obbedisce alle sue stesse regole morali e, ipocritamente, preferisce al massimo dare un buffettino di rimprovero al cavaliere, tacendo quelle feroci prediche che normalmente vengono invece riservate a chi usa il profilattico o a chi sostiene la laicità dello Stato, in tutte le sue forme. Non una parola è stata spesa dal signor Ratzinger ad indirizzo del mondo femminile. Ma è chiaro il motivo: le donne dello spettacolo sono già tutte come Maddalena, già redente, persino quelle che a Palazzo Grazioli devono ancora entrarci! Dare un messaggio di ortodossia moralcattolica alle donne dello spettacolo, sarebbe come ammettere l'esistenza del peccato. Giammai, in questo caso!
Fattostà che il mondo dello spettacolo va così, se non addirittura peggio. Sì, perché a noi ci fanno sapere sempre mezze verità, ma se provassimo a portarci più in là con il nostro pensiero, forse ci troveremmo di fronte scenari davvero inquietanti e raccapriccianti. Com'è andata a finire la vicenda processuale delle lolite di 'Non è la Rai'? Tutti assolti? E i bagnetti delle minorenni nella vasca di Boncompagni, con lui che lavava loro la schiena? Invenzioni? E lo showman Valerio Merola che si difese dicendo che le ragazze erano consenzienti? Fantasia?

* Copiare i post altrui, facendo credere di esserne gli autori, è solo una questione di povertà intellettuale *

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sabato 22 agosto 2009

Scuola - Lettera aperta alla Rai

Tra qualche giorno, migliaia di lavoratori della scuola non saranno più nel loro abituale posto di lavoro, per gli effetti prodotti dalla legge finanziaria che ha compreso quella che impropriamente è stata definita 'riforma' della Scuola, a firma del ministro Mariastella Gelmini. E proprio in questi giorni, questi stessi insegnanti e il personale tecnico stanno energicamente protestando per riguadagnare e difendere il diritto al lavoro, sancito dalla nostra Costituzione, ma negato dall'attuale governo. Si tratta di proteste localizzate e organizzate, a Taranto, Salerno, Napoli, Arezzo, Agrigento...
Il silenzio che il servizio pubblico televisivo sta adottando, relativamente a queste proteste, rientra -come sappiamo- nella linea editoriale di marca censorea imposta alla Rai dall'attuale governo. Facciamo presente che la Rai dovrebbe essere un servizio di Stato e non di governo (Radio-Televisione-Italiana e non Radio-Televisione-Governativa)
Le informazioni sul mondo della scuola che la Rai ha fornito in questi giorni hanno riguardato esclusivamente la questione dei docenti di religione e il loro diritto di partecipazione nella formazione del credito dello studente, facendo credere che l'unico intoppo nella scuola pubblica fosse questo. Per inciso, vorremmo ricordare che i docenti di religione vengono pagati dallo Stato italiano, pur non essendo stati nominati dal ministero, bensì dalla curia.
Il vero problema della scuola pubblica italiana, pertanto, non è l'ora di religione, ma il profondo taglio del personale che graverà sulla qualità dell'insegnamento e dell'apprendimento, oltreché sull'aspetto occupazionale.
Come servizio pubblico, la Rai ha il dovere civile e morale di informare i cittadini delle proteste di cui sopra e dei veri problemi della nostra scuola. Un taglio di oltre 40 mila unità non può essere taciuto. Siamo di fronte al più imponente licenziamento di massa mai registrato in Italia.
In qualità di cittadini italiani e abbonati Rai, desideriamo chiamare in causa la Rai, i suoi dirigenti e tutti i redattori pubblicisti, affinché emerga chiaramente la grave situazione della scuola pubblica italiana e venga dato spazio alle proteste che il personale della scuola sta attuando. Chiamiamo in causa la coscienza di tutti i responsabili dell'informazione televisiva, ricordando loro che la scuola è un istituto di educazione e di formazione, anche per i loro figli.
Grazie.

Si invitano i lettori a fare un copia-incolla della lettera e a spedirla QUI
Se volete, potete anche mandare la lettera al TG1 - tg1.live@rai.it

Tabella riassuntiva dei tagli al personale docente, regione per regione


AGRIGENTO: OCCUPATO IL PROVVEDITORATO AGLI STUDI
(14 agosto 2009)
AREZZO: LA PROTESTA DEI PRECARI IN MUTANDE (24 agosto 2009)
MATERA: PRESIDIO PERMANENTE (24 agosto 2009)
SALERNO: DOCENTI SUL TETTO DEL PROVVEDITORATO (25 agosto 2009)
PALERMO: MANIFESTAZIONE AL PROVVEDITORATO - VIDEO (25 agosto 2009)
TREVISO: DOCENTI IN MUTANDE AL PROVVEDITORATO (25 agosto 2009)
TRAPANI: INSEGNANTI E ATA INCATENATI IN PROVVEDITORATO (26 agosto 2009)
BENEVENTO: LA SCUOLA IN PIAZZA (pdf)


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venerdì 21 agosto 2009

Pfizer: 44 lavoratori in mobilità e a rischio licenziamento

Ancora un'azienda che licenzia, ancora lavoratori in subbuglio, ancora diritti calpestati. L'immagine della nostra Italia non è certo quella di un Paese normale e democratico.
La Pfizer è un'azienda biofarmaceutica statunitense, ma con sede anche ad Ascoli Piceno che il 6 aprile scorso aveva deciso, di punto in bianco, di aprire una procedura di mobilità per 46 lavoratori (ridotti a 44 dopo tortuose vicende). Stupisce il fatto che l'azienda non accusi nessun calo di produzione e questi provvedimenti risultano perciò del tutto arbitrari, privi di serie e accertate motivazioni.
Gli enti locali hanno fatto davvero poco per cercare una soluzione, tant'è che il 31 luglio l'azienda si è arrogata il diritto di spedire le prime 13 lettere di licenziamento, annunciando all'Ufficio Provinciale del Lavoro che i licenziamenti sarebbero stati addirittura 44.
Uno di questi lavoratori ci fa sapere che gli interinali, quindi coloro con contratto a termine, in realtà sono figure indispensabili e strutturali all'azienda, non possono essere allontanati dall'organico, poiché tutta l'azienda ne risentirebbe, ma che agli organi ispettivi questo non importa un fico secco.
A questo punto le soluzioni sono due: esigere un esposto in Procura e fare smuovere qualche ispettore oppure sacrificarsi nella lotta dura a oltranza (metodo INNSE).
E' oltremodo curioso notare come molte persone individuate nell'azione di licenziamento facciano parte di quel 20% circa di tesserati sindacali, più un RSU, presenti nell'azienda. Eh già... sono lavoratori impegnati politicamente, coscienti, quindi da eliminare! Perché l'azienda non si affida alle graduatorie, per questa mobilità del personale? Semplice: nelle graduatorie sono presenti lavoratori 'intoccabili', i cocchi dei dirigenti, con loro imparentati e che svolgono funzione di consulenza, benpagata. Storie di ordinario nepotismo.
Naturalmente siamo in Italia e di tutto questo i media non ne parlano. Questi lavoratori, fino ad ora, hanno fatto 20 ore di sciopero, ma senza una dovuta visibilità nazionale rischiano davvero di essere dimenticati e sottomessi alle decisioni arbitrarie dei dirigenti dell'azienda. Sottomessi a questa Italia delle ingiustizie.

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giovedì 20 agosto 2009

INVALSI, Aprea e Gelmini all'attacco degli insegnanti

Il 5 luglio 2009 scrivevamo un post, in cui si denunciava il vero scopo dell'INVALSI, tenuto ben nascosto dietro la scusa della valutazione nazionale dello Studente. Avevamo ragione: la valutazione dello studente era una bufala, una scusa, praticamente un cavallo di troia; all'interno del cavallo si sono tenute nascoste le vere armi per distruggere la scuola pubblica e ora, una volta fatto entrare l'equino in tutte le scuole, la pancia dello stesso sta pericolosamente aprendosi. Vediamo quali armi ci sono al suo interno per distruggere la figura del docente della scuola pubblica italiana.
Il piano scriteriato della Gelmini va considerato nell'àmbito di una strettissima relazione tra la proposta di legge Aprea e il vero ruolo dell'INVALSI. Queste tre entità non vanno mai disgiunte, poiché ognuna di esse potenzia le finalità distruttive delle altre.
Diciamo subito che alcuni punti del testo della legge Aprea, discussa il 16 luglio scorso, sono stati cambiati rispetto alla prima stesura, ma i cambiamenti avvenuti sono tutti di facciata e NON modificano l'intenzione criminale iniziale.

Professore, addio!
Se la 'riforma' Gelmini è stata pensata sostanzialmente per eliminare moltissimi posti di lavoro, quindi per ridurre le spese destinate alla scuola pubblica, adesso l'INVALSI e l'Aprea pongono l'obiettivo di rendere la scuola pubblica un luogo in cui non sarà più la conoscenza degli studenti ad essere valutata, bensì la produttività gli insegnanti, ponendoli in una condizione in cui la sacrosanta libertà all'insegnamento verrà meno, insieme a tutte le altre prerogative proprie dell'insegnante e che hanno reso la nostra scuola una delle migliori al mondo (fino ad almeno dieci anni fa).
Ogni docente sarà ricattabile e licenziabile, poiché verrà posto sotto il giogo di decisioni arbitrarie piovute dall'alto e persino dall'esterno, classificato in fasce di merito (leggasi di demerito) e verrà valutato non in base a un merito proprio e oggettivo (titoli di studio, cultura personale...), ma, come dicevamo, secondo la sua produttività. Questo vuol dire che un docente, per dimostrare la propria produttività e non finire in mezzo a una strada, dovrà necessariamente assegnare voti alti anche agli studenti che non li meritano (gli studenti che non hanno voglia di studiare, possono dormire tranquilli). Ricordiamo che anche gli istituti scolastici verranno classificati in fasce di merito (in base al computo dei voti degli alunni tradotti in media) e saranno inseriti in graduatorie (ranking). La posizione in graduatoria stabilirà la bontà di una scuola e del suo insegnamento. Ciò fa chiaramente presupporre e intuire le posizioni che ogni preside dovrà assumere nei confronti del docente che, legittimamente, valuterà non proprio bene il lavoro di qualche suo alunno (ogni docente sarà monitorato accuratamente, così come ogni singolo voto dato ad ogni singolo alunno, in ogni singola prova).

Collegio Docenti, addio!
Nelle scuole, oggi, esiste uno strumento decisionale in mano ai docenti che si chiama Collegio dei Docenti, in cui vengono votate e deliberate le decisioni preventivamente discusse in un clima democratico. E' in questa sede che una decisione del capo d'istituto può essere promossa o bocciata. Ebbene, il Collegio dei Docenti non esisterà più! Al suo posto ci saranno i Consigli di Dipartimento, quindi organi che frantumeranno l'unità collegiale dei docenti, cioè la loro forza.

Scuola pubblica, addio!
Nella Scuola entreranno i privati, in ragione e in misura dei loro finanziamenti. I docenti non avranno più modo di progettare il POF (Piano dell'Offerta Formativa), poiché saranno le aziende a decidere cosa (e come) insegnare. Da qui si vede come il progetto sia incentrato esclusivamente allo smantellamento dell'elemento docente.
A sostituire il tradizionale Consiglio di Istituto ci sarà un vero e proprio Consiglio di Amministrazione (Che è stato cambiato in Consiglio di Indirizzo, per rendere meno indigesto il nome) composto anche da membri esterni alla scuola -che potranno addirittura presiederlo- e che naturalmente avrà potere decisionale e legislativo.

In sostanza, le principali differenze tra prima e seconda stesura della Proposta di Legge Aprea sono tre:
1) Le scuole non si trasformeranno direttamente in fondazioni, ma potranno 'promuovere o partecipare alla costituzione di fondazioni e consorzi finalizzati al sostegno della loro attività' (art. 2, c. 1).
2) Questa possibilità non riguarderà più tutti gli ordini di scuola, ma solo 'Le istituzioni scolastiche d’istruzione secondaria superiore, singolarmente o in rete' (art. 2, c. 1).
3) Viene abolito il Collegio Docenti e sostituito con i Consigli di Dipartimento (art. 3, c. 1 e art. 7).
Restano sostanzialmente uguali (con leggere modifiche):
1) Il Consiglio di Amministrazione (che cambia nome in Consiglio di Indirizzo) (art. 5).
2) I Nuclei di Valutazione (art. 10)
3) L’espulsione degli ATA dal Consiglio di Indirizzo
4) L’impianto e le finalità generali della legge (tutto il CAPO I).

In tutto questo l'INVALSI gioca un ruolo fondamentale, attraverso un capillare controllo su tutto il territorio nazionale. (Il testo scritto per l'INVALSI dai professori Daniele Checchi, Andrea Ichino e Giorgio Vittadini, illustra chiaramente le modalità di smantellamento della scuola pubblica e lo svilimento del ruolo del docente. Per leggerne alcuni passi andate al nostro post).
Ci chiediamo come mai i docenti, negli anni passati. non si siano mai accorti -o quantomeno insospettiti- del ruolo di questo INVALSI che, candidamente e ipocritamente, prometteva valutazioni degli alunni e statistiche nazionali. Dietro la faccia d'angelo, il mostro!

La PDL N° 953 (Aprea)
Il documento INVALSI (dei professori Daniele Checchi, Andrea Ichino e Giorgio Vittadini)
Il documento riassuntivo dei Cobas (Pdf)

Tabella riassuntiva dei tagli al personale della scuola, regione per regione
(clicca sull'immagine per ingrandire)


Post ripreso e rilanciato anche da:
Gilda Venezia
Territorioscuola


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martedì 18 agosto 2009

Vieni avanti, Gelmini!

Analisi di una frase
'Io sono per l'abolizione del valore legale del titolo di studio'.
Lo dice Mariastella Gelmini, ministro della pubblica istruzione. Scioccati? Non è neppure una notizia fresca, infatti quest'affermazione è contenuta in questa videointervista (al minuto 2,45) realizzata quasi due mesi fa. ATTENZIONE: video censurato, come tutti quelli che dànno fastidio al governo. Viva la libertà!
In queste parole c'è tutta la linea politica del governo riferita al mondo della scuola.
Cosa vuole dire abolire il valore legale dei titoli di studio? Vuol dire sostanzialmente che la scuola non serve a niente e che basta qualche raccomandazione per poter insegnare o trovare lavoro. Anche qui qualcuno potrebbe cadere nel tranello e dire: 'beh, in Italia il lavoro si trova solo per raccomandazione'. Che si traduce in: visto che esiste un crimine, legalizziamolo e non se ne parla più.
In un colpo solo, la Gelmini cancella anni di studio e di sacrifici, di esami, di tasse pagate, di spese sostenute dagli studenti e dai loro genitori. In un istante vengono automaticamente gettati nell'immondizia i libri e i loro autori, la conoscenza millenaria, la preziosità dell'istituzione universitaria di cui l'Italia (Bologna in testa) può vantarsi nel mondo.
Vediamo un po': con quali criteri un aspirante insegnante potrebbe entrare nel mondo della scuola, se non verranno conteggiati i suoi titoli? E con quali criteri un laureato entrerà nel mondo del lavoro, se non conteranno più i titoli di studio? Scatterà, in ambedue i casi, la guerra a chi otterrà la raccomandazione più alta?

Associazioni di pensiero
Secondo la Gelmini, quindi, la scuola non crea merito. Se non crea merito, vuol dire che la scuola non possiede un merito. Se non possiede un merito, vuol dire che gli insegnanti non hanno acquisito la cultura necessaria e sono dei fannulloni (come diceva Brunetta). Se sono dei fannulloni, non si capisce perché i nostri ricercatori vengano ben accolti all'estero, tanto che molti nostri laureati ci rimangono tutta la vita.

In sostanza
La scuola viene considerata dalla Gelmini come una presenza inutile e fastidiosa nella società, più o meno come il chewing gum attaccato sui marciapiedi.

Per non dimenticare
Ricordiamo che Mariastella Gelmini, non avendo avuto nessuna possibilità di superare l'esame a Brescia per diventare avvocato (non hanno saputo valutare il suo merito, dice lei), si è recata a Reggio Calabria per ottenere quella promozione. Perché proprio quella sede? E in che modo ha ottenuto la promozione? La Lega dice che al Sud gli insegnanti sono meno preparati e che i titoli di studio si comprano. Allora le cose sono due: o la Gelmini ha comprato il titolo di studio oppure, di fronte a docenti ignoranti, avrà farfugliato qualcosa ed ha superato l'esame. In ambedue i casi, però, siamo di fronte a una persona ignorante. Un'ignorante come ministro della pubblica istruzione. Bella roba!
Inoltre, ricordiamo che Mariastella Gelmini, in qualità di presidente del consiglio del Comune di Desenzano del Garda, è stata allontanata dall'incarico per inoperosità. Ma che importa? Per governare gli italiani imbecilli non servono i titoli di studio, bastano altre credenziali.

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Francesco Hayez: quando nessuno pensava alla Padania e gli austriaci erano i clandestini

Quando non c'erano la tv e il cinema, la propaganda si faceva anche attraverso le opere d'arte. Perciò queste hanno un valore sociale e, in certi periodi storici, anche politico, con mille altre implicazioni (religiose, filosofiche, antropologiche...)
Oggi va di moda il razzismo, la cui culla è il Veneto con i suoi leghisti che rivendicano ridicole territorialità e primati storico-linguistici. Ma in molte occasioni si sono evidenziate le dissonanze e le incongruenze tra la Storia e le velleità leghiste. Si parla, ad esempio, del fatto che moltissimi meridionali siano andati a combattere sul Carso e in altre zone del Nord-Est (ricordo una poesia che terminava con la frase 'Nuje simme ca pe l'avanzata' che parlava di un soldato napoletano della Prima Guerra, destinato alle trincee del Nord, il quale non sapeva nulla dei motivi della guerra stessa, ma sapeva solo che il suo compito era quello di fare l'avanzata, per unire l'Italia). Ma questo la Lega non lo sa oppure vuole nasconderlo.
Noi vogliamo proporre un altro disaccordo tra Storia e 'pensiero' leghista. Lo facciamo attraverso un'opera d'arte di Francesco Hayez (Venezia, 1791 – Milano, 1882) che ci dimostra come la propaganda veneta fosse tutta incentrata alla concretizzazione dell'Unità d'Italia (altro che secessioni, rivendicazioni territoriali e linguistiche, nonché razzismi di bassa... lega).
L'opera che vedete, si intitola 'I Vespri Siciliani' e ritrae quel famoso episodio storico, in cui il popolo siciliano si liberava finalmente dal dominio francese. Era il 1282 (*).
Cosa c'entrano i Vespri, la Sicilia e quell'antico avvenimento? Sostanzialmente, Hayez ha voluto fare un parallelismo tra la storia Siciliana (sotto il dominio francese) e quella italiana dell'Ottocento (sotto il dominio austriaco). Il messaggio dell'opera, quindi, risultava chiaro ai contemporanei di Hayez: per cacciare gli austriaci e unire l'Italia, bisognava imitare i siciliani del XIII secolo. All'epoca, erano gli austriaci gli 'extracomunitari' da cacciare a pedate nel culo (**).
Ai leghisti non farebbe male prendersi in mano qualche libro e cominciare a studiare. Soprattutto a coloro che si lasciano condizionare da porci e razzisti al governo, vogliamo dire che la Storia si studia e si impara a scuola, non nei comizi. Voi che scimmiottate le frasi che vi vengono dette da un palco e che pensate siano la verità assoluta, dovete sapere che quelli vi stanno maneggiando per i loro sporchi interessi. A far più paura sono i brutti ceffi al potere, nonché un sistema aberrante che schiavizza l'Uomo, non i migranti che cercano il pane. I veri clandestini sono al governo! Aprite occhi e cervello!

(*)
All'ora del vespero, una fanciulla palermitana usciva dalla chiesa, quando un militare francese cominciava a palpeggiarla con la scusa di una perquisizione. Ma il fidanzato intervenne e fu rivolta, prima a Palermo, poi in tutta l'isola.

(**)
Il messaggio del quadro venne ben decodificato dagli italiani, ma non vi fu molto interesse per l'opera, poiché Hayez dipinse l'avvenimento come fosse una scena teatrale in costume d'epoca (quindi tutto suonava falso). Si notano le quinte, il fondale e l'organizzazione delle masse con gesti tipicamente scenici.

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domenica 16 agosto 2009

La protesta dei docenti scalda già i motori e gli animi

Si annuncia un settembre di fuoco nel mondo della scuola, completamente messo fuori gioco dalla criminale 'riforma' Gelmini. 42 mila persone senza lavoro non è uno scherzo. 42000 persone, con figli e mutui da pagare, eliminate con sadico cinismo, come fossero oggetti inutili. Saranno in totale 200 mila (!!!) i lavoratori della scuola disoccupati, entro qualche anno. E tutto per fare cassa, la loro cassa!
In questi ultimi giorni di agosto gli USP (Uffici Scolastici Provinciali, cioè gli ex provveditorati) sono incaricati, come ogni anno, di nominare i supplenti per l'anno scolastico che si aprirà, seguendo il rigoroso ordine delle graduatorie. Avviene tutto in maniera pubblica e trasparente.
Proprio in queste sedi partiranno le proteste degli insegnanti, i quali stanno già decidendo, provincia per provincia, la metodologia più aderente alle loro necessità e ai loro 'costumi territoriali'. Ad esempio, pare che ad Arezzo gli insegnanti prenderanno d'assalto il cornicione di una scuola (stile INNSE) e a Napoli, all'atto delle nomine presso gli USP, gli insegnanti chiamati al tavolo per firmare la nomina esprimeranno pubblicamente il loro dissenso verso la 'riforma' e la loro solidarietà in favore dei colleghi che, pur presenti in quella sede, non verranno chiamati, nè quel giorno, nè mai più.
In questo contesto di reazione e di lotta, tutti gli insegnanti sono quindi invitati a prendere parte attiva alle proteste locali. Le iniziative, sul 'modello INNSE', vengono prese in piena autonomia e sganciate da decisioni sindacali (spesso filogovernative).
A Salerno, la protesta -dice Alessandro D’Auria dei Cobas scuola- sarà durissima e verranno decisi interventi radicali.
MODALITA'
Il docente che vorrà gestire la protesta nel proprio territorio, potrà aprire un gruppo su facebook e raccogliere le adesioni, contattando i colleghi, i genitori, il personale ATA e, perché no, studenti e chiunque desideri aderire (a tal proposito, si rammenta che la scuola rappresenta il futuro di tutta la società).
Per la protesta partenopea si può far riferimento a questo gruppo, già attivo.
Invitiamo anche a leggere i commenti dei docenti alla nostra nota scritta su facebook dal titolo Tutti i disoccupati della scuola, regione per regione


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sabato 15 agosto 2009

Berlusconi e i cattivi presagi. Le parole sfuggite alla conferenza di ferragosto

Forse a molti sarà sfuggito (o forse no) il senso di alcune parole di Berlusconi, pronunciate alla tradizionale conferenza di ferragosto, in merito al piano a lungo termine contro le forze del male (definizione da cartone animato o da fiction, quantomai azzeccata, considerato il personaggio che l'ha concepita). Per inciso, Berlusconi non sarebbe dovuto apparire in quella conferenza, ma poiché l'azione del governo è tesa alla propaganda permanente, il cavaliere non ha voluto perdere l'occasione di dire che 'tutto va bene, madama la marchesa'.
Ma veniamo alla dichiarazione. Berlusconi ha detto testualmente: 'uno Stato, come primo impegno suo, è quello di difendere i propri cittadini, difenderli dagli attacchi esterni (e c'è l'esercito, ci sono le forze armate)'.
Ora, ci stupisce il fatto che molti organi di informazione abbiano sorvolato su queste parole, compreso la Repubblica, riportando al massimo la prima parte del discorso o brandelli dello stesso. Noi ci permettiamo di considerare quest'affermazione molto pericolosa.
Se queste parole hanno un senso, non promettono nulla di buono.
Se la difesa dei cittadini da aggressioni esterne fosse davvero il primo impegno di uno Stato, vorrebbe dire che quello è uno Stato di polizia, vorrebbe dire affidare la cosa pubblica all'esercito, consegnare un Paese ai militari. Praticamente un golpe militare. D'altra parte, non è proprio il governo Berlusconi a delegare all'esercito qualsiasi emergenza nazionale e locale?
Ma c'è di più e ci chiediamo: Berlusconi, con queste parole, ha forse voluto preannunciare la nostra difesa contro qualche prossima aggressione esterna? Sta preparando il terreno per un'ipotetico attacco da parte di qualche Stato, magari l'Afghanistan? Di certo, le dichiarazioni di La Russa hanno già rivelato che il nostro Paese si trova in guerra con l'Afghanistan e, del resto, basta ascoltare questo video risalente all'anno scorso (al minuto 1,17), per capire che l'Italia non è mai stata in una missione di pace. Ma le dichiarazioni di La Russa dimostrano soltanto l'ipocrisia di questo governo e l'atteggiamento arrogante e despota di chi ne è a capo e tende continuamente a mistificare la realtà.
Noi, naturalmente, ci auguriamo che queste affermazioni non siano la prefigurazione di eventi bellici o di qualche golpe dichiarato. Invece ci auguriamo che lo Stato difenda i cittadini dall'attacco interno alla Libertà, ai diritti, al lavoro, all'istruzione, alla sanità, alla democrazia. Ma al Quirinale qualcuno ha la penna facile.

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L'Italia che sale, nelle 'proteste fai da te'

Sale la protesta in vari settori della società italiana. L'esempio della INNSE rappresenta 'il metodo' per dare sfogo a una voglia di protesta diffusa da tempo nel Paese.
Quello che sta avvenendo in Italia è certamente il frutto di anni di politiche scriteriate, acuite -e spesso prodotte- dall'attuale governo, che hanno condotto la nostra società sulla strada di un impoverimento generale (della Libertà, della democrazia, della coscienza critica, del potere d'acquisto e anche del lavoro).
Quanto pensate che possa durare un governo che nasconde alla gente le vere priorità del Paese? E quanto potrà durare la fiducia degli italiani nei confronti dei media nazionali che le nascondono?
Gli scricchiolii che si odono oggi, fanno credere che una certa consapevolezza stia riformandosi presso gli italiani, in merito alla loro condizione di sudditi, se non addirittura di cavie. In Italia si assiste ad un'alzata di testa da parte di quei lavoratori che si vedono negare diritti inviolabili come la libertà di espressione, la casa, il pane e il lavoro.
Se diamo un'identità a queste proteste, una configurazione sociale, notiamo come queste abbiano carattere autonomo, sganciate da tutele sindacali (assenti, così come una vera opposizione parlamentare). Questo è quello che più dovrebbe far riflettere. Si tratta di proteste autogestite, dove ogni singolo operaio è investito di una responsabilità che riguarda anche il destino dei suoi compagni di lotta. E' un grande esempio di solidarietà e di civiltà. E' così che l'Italia sale verso il ripristino della propria dignità civile.
Non sono pochi gli esempi di autoconsapevolezza e di protesta, oggi, credeteci. I media di regime tacciono, ma intanto anche gli insegnanti sono sul piede di guerra, soprattutto adesso che si avvicina il settembre dei disoccupati e stanno pensando a concrete forme di lotta, lungi dai dibattiti, dalle conferenze, dalle riunioni, dai bla bla. Non è più tempo dei bla bla. A dire il vero, non lo era neanche prima. Non possiamo rivelare adesso ciò che gli insegnanti stanno pianificando, ma il Ministero è avvisato (lo diciamo da qui, visto che dai palazzi Romani vengono spesso a farci visita).
Moltissimi settori della società non sono privi di problemi e, in assenza di un'azione sindacale, si programma la 'protesta fai da te' che, come abbiamo visto, paga.
Riguardo all'azione (assente) dei sindacati, da tempo sosteniamo la necessità di uno sciopero generale, protratto per un lungo periodo. Ogni tanto qualche sindacato (sempre in disaccordo con gli altri, concorrenti) osa annunciare uno scioperello di un'ora. Ridicolo. Non fai in tempo a scrivere un cartello che devi ritornare in fabbrica, schiavizzato più di prima e doppiamente frustrato.
Ora è tempo dell'azione concreta e siamo in una fase in cui le isolate realtà in protesta (piccoli focolai, ma energici) possono accendere il grande fuoco. Certo, bisogna fare i conti con un grande ostacolo, cioè la televisione. Tutto ciò che non appare in video non esiste. Perciò invitiamo i giornalisti della carta stampata e della televisione a compiere un sano atto di responsabilità e di dare fondo a tutta la loro dignità professionale, al fine di informare l'Italia di tutte le proteste presenti oggi e di quelle che verranno. Questo anche per evitare di creare un grave buco informativo, proprio mentre l'Italia sale... dal basso: che figura farebbero -ancora- i giornalisti?

Nota
L'ideologia propagandata dall'opera pittorica a corredo di questo post non ha alcuna relazione con il nostro testo, ad esclusione del titolo.

Si invitano gli appassionati del copia-incolla di citare sempre la fonte. Grazie

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venerdì 14 agosto 2009

Sanremo, i divieti di Zoccarato e il video della protesta

Qualcuno ricorderà il post che abbiamo dedicato a Sanremo e ai suoi scellerati divieti che l'amministrazione Zoccarato ha imposto ai suoi cittadini. Sanremo, in questo senso, si configura come un unicum nazionale, cioè come l'unica città italiana a possedere simili restrizioni, quindi una simile amministrazione. Il sindaco della città dei fiori, Maurizio Zoccarato (Pdl), vuole forse dimostrare al suo padrone tutta la sua reverenza nei confronti di un pensiero politico nazionale perverso, liberticida, anticostituzionale. Zoccarato ce la mette tutta.
Ieri però alle 18,30 è partita puntuale la protesta dei cittadini, riunitisi in Piazza Colombo, anch'essa oggetto della discordia, poiché alcune restrizioni riguardano proprio l'utilizzo di quella piazza, la principale della città. Non si può bere una birra, non si può mangiare, non ci si può sedere al di fuori dei tavoli dei dehors, non ci si può aggregare, si promuovono concerti che arrecano molto disturbo ai cittadini che abitano nei dintorni (e chi non abita in centro non coglie questo disagio). Perciò i cittadini hanno deciso di fare un bel pic-nic nella LORO piazza, con tanto di sedie e panche personali.
Nel réportage (ringraziamo i nostri collaboratori per il lavoro) si evidenziano questi divieti e il goffo tentativo da parte dei vigili urbani di impedire la pacifica e civilissima protesta. Ma l'ordinanza del sindaco elenca molte altre restrizioni, tutte lesive dei diritti dei cittadini. Se volete mandare un messaggio al sindaco Zoccarato, potete trovarlo vestito da Zorro nel suo profilo facebook, come da foto.


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Occupato il provveditorato di Agrigento: gli effetti delle bugie della Gelmini.

Centinaia di operatori della scuola, tra insegnanti e personale ATA, non avranno più un lavoro a partire da settembre.
Siamo ad Agrigento, la città di Alfano, una delle province più disastrate d'Italia, dove sarebbe auspicabile potenziare i servizi, anziché distruggerli. L'effetto-Gelmini si è abbattuto con estrema violenza anche qui e il personale ATA si è visto costretto a prendere possesso del provveditorato agli studi, per protestare e chiedere il sacrosanto diritto al lavoro. Sono quasi tutti precari, gli stessi che, nonostante le difficoltà quotidiane per raggiungere scuole lontanissime dalla loro residenza, hanno saputo garantire l'efficienza della scuola pubblica in questa provincia. Sono lavoratori con figli e mutui da pagare. Non è uno scherzo, anche se alla Gelmini, tutto questo, non fa nè caldo, nè freddo. Anzi, secondo la Gelmini il proprio operato è ottimo. Beh, secondo la linea liberticida e fascista del governo lo è senz'altro! Noi dobbiamo sempre tenere presente che quando un ministro di questo governo sostiene la bontà delle proprie idee, sta dicendo la verità, ma è una verità che corrisponde soltanto al loro scriteriato progetto di distruzione dello Stato di diritto.
Noi crediamo che, dopo le proteste dell'Onda, a questo punto, si leveranno quelle più concrete dei lavoratori toccati più direttamente dalla 'riforma' Gelmini. Così come sta avvenendo nel campo metalmeccanico (INNSE, Manuli, NOVICO...), anche la scuola sta avendo i suoi 'eroi fai da te' (visto che i sindacati latitano). L'occupazione del provveditorato di Agrigento è già un segnale chiaro. Si attende l'effetto emulazione nel resto d'Italia.


Clicca sull'immagine per ascoltare le menzogne proferite dal senatore Pdl Giuseppe Valditara (Commissione Istruzione)

Post ripreso e rilanciato da AetnaNet

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mercoledì 12 agosto 2009

Manuli, NOVICO e le altre. La crisi (degli operai) nascosta dai media

Sulla scia del successo ottenuto dagli operai della INNSE, prosegue l'identikit di un Paese in crisi. I vertici aziendali, per aggirare la crisi e mantenere alti i loro profitti, non fanno altro che delocalizzare le aziende e licenziare gli operai. Non dobbiamo scordare che sono aziende che hanno beneficiato di contributi pubblici, statali, soldi nostri e che ora, senza pensarci due volte, vendono macchinari e produttività al miglior offerente (spesso la Cina), infischiandosene di chi quelle aziende le ha fatte andare avanti: i lavoratori. I media di regime tacciono.
Così la Manuli sita nella zona industriale di Ascoli Piceno che vuole mettere in cassa integrazione straordinaria 375 lavoratori, senza neppure passare dalla cassa integrazione ordinaria. Questo, nonostante il calo delle commesse sia basso (il 20% in meno). I lavoratori della Manuli sono adesso in presidio permanente davanti ai cancelli (foto) e chiedono almeno la cassa integrazione ordinaria per avere più tempo a disposizione per trovare un altro impiego. La loro proposta iniziale però è un'altra: utilizzare la spesa della cassa integrazione per riavviare l'azienda e dare continuità al lavoro degli operai.
Anche la NOVICO sta adottando un piano scriteriato e la protesta dei suoi lavoratori sta subendo, dal 2008, una continua censura. L'azienda si trova ad Ascoli Piceno e produce siringhe. Si vuole appaltare l'impresa alla Cina e lasciare a casa circa 70 lavoratori che equivalgono ad altrettante famiglie. Questi operai, per ottenere un minimo di visibilità, sono dovuti andare davanti ai cancelli della suddetta Manuli, a protestare insieme agli altri operai del presidio.
In Italia vi sono altre aziende con la stessa situazione, con le stesse mire, ma secondo Tremonti la crisi non c'è e per Berlusconi la crisi è addirittura psicologica. Ovvio, se la tv non ne parla, il problema non esiste. Parafrasando un certo inno, diremo: per fortuna la rete c'è!

AGGIORNAMENTO DEL 27 AGOSTO 2009
Sei operai della NOVICO si sono appena barricati nel reparto sterilizzazione e hanno cominciato lo sciopero della fame (Fabrizio Valori, Michele Zaini, Piero Grandi, Domenico Agostini, Gabriele Pamelini, Maria Teresa Capriotti). Sono previste riprese di rai3 e canale5

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INNSE, gli operai del Carro Ponte: "Grazie a tutta la stampa. Avete recuperato 14 mesi di silenzio"

Da Articolo 21

“Quello che non avete fatto in quattordici mesi l’avete fatto adesso, in otto giorni di informazione precisa e puntuale. Vi ringraziamo di cuore. Senza di voi giornalisti, senza i compagni di fabbrica che ci hanno vegliato giorno e notte, senza i tanti amici che hanno partecipato al presidio ai cancelli della fabbrica, non avremmo mai raggiunto questa vittoria”.
Massimo Merlo, collaudatore, è uno dei cinque operai che hanno trascorso una settimana in totale isolamento sul carro ponte della INNSE, a dodici metri d’altezza,
in condizioni infernali per il calore e i disagi derivanti dal non poter comunicare neppure con i familiari. Dopo qualche ora di sonno nel proprio letto, ora sta tornando al presidio, per festeggiare ancora, come stanotte, la vittoria che ha ridato un futuro alla INNSE e ai suoi quarantanove lavoratori.
Accoglie con stupore la notizia del conferimento del premio speciale “Giuntella Articolo 21” (“sì, mi ricordo, quello del TG1…”) perché dice “Avete fatto tutto voi, è grazie alla stampa se il silenzio non ha continuato a circondare la nostra lotta. Decisiva da parte nostra, più che l’azione dimostrativa sul carro ponte che ha mobilitato giornali, radio e tv, è stata la scelta di impedire lo smantellamento dei macchinari…”; anzi precisa. “.. dei mezzi di produzione… se ci portavano via quelli eravamo finiti!”
“Dunque esiste ancora, gli ribattiamo, la distinzione fra chi detiene la proprietà dei mezzi di produzione e chi no?” “Certo, è decisiva” insiste Massimo Merlo: una bella lezione anche per i giornalisti ricordare che la libertà di stampa e il dovere della completezza non sono valori astratti ma passano attraverso quel dettaglio decisivo che è appunto la proprietà dei mezzi di produzione dell’informazione: le rotative, le telecamere, gli studi, le sale di montaggio, i ponti di trasmissione… Ce ne eravamo quasi dimenticati, convinti che si trattasse di paleomarxismo ormai superato, caduto in disuso, di cui vergognarsi. E invece… “i mezzi di produzione” esistono ancora e sono decisivi!
Verrebbe da tracciare subito, per stare alla cronaca di questi giorni, la distinzione fra i giornali, le radio e le TV che hanno seguito la vicenda della INNSE e quelli che hanno eseguito l’ordine di black out venuto da molto in alto… E non è inutile neanche ricordare che il servizio pubblico (la Rai) non ha e non dovrebbe avere padroni: i suoi “mezzi di produzione” sono ancora di proprietà pubblica, cioè di tutti i cittadini, se non andiamo errati… Anzi, anche i giornalisti e tutto il personale Rai sono (ancora?) “dipendenti” stipendiati dai cittadini chiamati a servire solo pluralismo e completezza in una stagione un po’ troppo disinvolta, con un informazione troppo addolcita (come ricorda oggi Michele Serra), festosa, allegra e un po’ evanescente ( se non fosse per il TG3 dello scomodo Di Bella che non caso ha vinto con gli operai della INNSE il premio speciale Giuntella)
“Ci vorrà almeno un mese alla nuova proprietà per mettere a posto le cose con il Comune e la Regione” prevede Merlo, riferendosi alle decisioni urbanistiche che dovranno restituire alla produzione industriale aree che fino a pochi giorni fa sembravano destinate a diventare un succulento boccone per la speculazione edilizia. Che stia per ricominciare proprio dalla INNSE un’inversione di tendenza, con il recupero delle potenzialità industriali ancora presenti nella metropoli e nel suo hinterland? “Speriamo di tornare in fabbrica, pienamente produttivi, all’inizio di ottobre… Nessuno è stato licenziato…” E all’inizio di ottobre Articolo 21 sarà lì, alla INNSE per consegnare il premio speciale a questi lavoratori che con la loro determinazione hanno infranto il black out dell’informazione sulla questione sociale.
Grazie a voi, amici della INNSE, che ci avete consentito –anzi costretto – a riscoprire il valore del nostro lavoro di operatori al servizio soltanto dell’informazione e dei cittadini.

Operazione INNSE. Gli operai sono scesi e hanno vinto. Ora l'esempio deve estendersi

Quello che gli operai della INNSE hanno compiuto ha un valore molto particolare. In un'Italia narcotizzata e lassista, l'azione di forza di questi lavoratori si configura come vero atto eroico. In altri tempi, gli italiani erano anche capaci di organizzare scioperi generali di un mese e di riguadagnare così i propri diritti. Oggi gli scioperi vengono centellinati e misurati a ore! I sindacati sono ammuffiti, andati in letargo con la pseudo-opposizione.
Occorre prendere esempio dagli operai della INNSE. In autunno ci saranno molti altri lavoratori che perderanno il posto di lavoro. La scuola pubblica ha già subìto un primo taglio di 42 mila posti, sulla base di una cifra pianificata di 200 mila. Cosa vogliamo fare? Se i sindacati non sanno organizzare una vera lotta, occorre agire da soli, sull'esempio degli eroi della INNSE.
Va da sè che un'operazione INNSE, estesa in tutt'Italia, ad effetto domino, avrebbe certamente una conseguenza devastante per questo governo di mafiosi e criminali. Ma vorremmo porre l'accento anche su un altro aspetto. Unendoci tutti nella protesta, daremmo maggior valore e più senso all'azione dei lavoratori della INNSE. Se invece rimaniamo a guardare le evoluzioni acrobatiche dei quattro operai (più un rappresentante sindacale), senza lasciarci coinvolgere, allora nessun senso potranno avere le nostre lamentele riguardo alla perdita dei nostri diritti fondamentali (pane, casa e lavoro) e dopo poco tempo ricorderemo quelle tute blu come si ricordano i trapezisti al circo.
Le aziende che arbitrariamente portano avanti la politica del licenziamento, vanno rigorosamente attaccate e, se necessario, date in mano agli operai, soprattutto se l'imprenditore vuole dichiarare il fallimento. E chi ce lo dice che il fallimento non sia dovuto proprio all'incapacità manageriale del padrone? Perciò coraggio! Uniti si vince, c'è poco da fare! Riprendiamoci quello che ci è già stato tolto e lottiamo per preservare quel che ci è rimasto.
Gsette operai della Cim di Marcellina hanno emulato i colleghi della INNSE e questo è un buon segno. Facciamo in modo che INNSE e Cim non rimangano due casi isolati.

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martedì 11 agosto 2009

Sanremo: negata la quiete a 53 famiglie. Il sindaco Zoccarato se ne frega!

Pubblichiamo una lettera-denuncia che ci è giunta qualche giorno fa. Ogni commento preliminare offenderebbe la vostra intelligenza. Diciamo solo questo: la musica è bella, ma ci sono anche dei limiti.

Gentili gestori di "italiani imbecilli"
Mi chiamo Michela e abito nel centro di Sanremo, in Liguria. Vorrei denunciare quello che sta succedendo da molti anni nella mia città. Lo faccio tramite voi, spero vogliate scusarmi ma sembra proprio che il sindaco Maurizio Zoccarato non ami ascoltare i veri bisogni dei cittadini. Penso di parlare a nome di molti miei concittadini, gli stessi che hanno firmato una petizione (già 2 anni fa) contro l'insostenibile frastuono causato dai concerti che si svolgono nella piazza centrale della città, fino a tarda notte, con volume altissimo. La nostra piazza è piccola e il suono è talmente forte che si sente fino alla città vecchia, sulla collina. Ormai non possiamo più vivere. I concerti si svolgono in estate su un megapalco montato sulla parte di piazza destinata al passaggio dei cittadini che, così, si vedono anche togliere lo spazio vitale esterno. Ma questo è un problema minimo rispetto al fracasso dovuto ai concerti. Nei centri cittadini, mi sembra, non si può far rumore. Lo dice anche il codice della strada. Le nostre abitazioni, per colpa di questo fastidio, si sono persino svalutate. Con me vive mia madre, anziana e malata. Lei non vuole la musica, vuole riposare e se chiudo le finestre soffochiamo per il caldo. E anche con le finestre chiuse il suono entra lo stesso. Tutti i sindaci se ne sono fregati e questo tormento va avanti da anni. Nel nostro quartiere c'è gente che si sveglia presto per aprire le edicole, per fare il pane, per imballare i fiori da portare al mercato fuori città. C'è gente che va a lavorare e ha bisogno di quiete. C'è anche gente che è costretta in un penoso letto di morte e non può ascoltare musica rock che sovrasta la recita del rosario. Non è civile utilizzare questo luogo (Piazza Colombo) per fare musica in questo modo. Ormai la piazza è diventata "roba loro", intendo del sindaco e di quei 4 bar che hanno subito approfittato per aprire dehors e togliere spazio ai posteggi delle moto e al passeggio. In più, il sindaco adesso ha ordinato che se hai sete e sei stanca, sei costretta a sederti al bar, nel dehor, a spendere soldi.
Abbiamo firmato una petizione, come dicevo, siamo 53 famiglie, ma anche il Prefetto se ne è fregato. Questa è democrazia? Questo è voler dire avere a cuore i problemi della gente? Quando iniziano i concerti, si vedono in piazza anche i carabinieri, i vigili urbani, la polizia che, scoccata la mezzanotte, non fanno niente per fermare la musica e, anzi, se la ascoltano tutta. E quante volte abbiamo telefonato al comando, alla centrale, per fare smettere l'inferno. I carabinieri dicono che non possono fare niente. La polizia dice che non può fare niente. Una volta ho chiamato i vigili urbani verso le due e mezza di notte, mi ha risposto un vigile che mi ha detto che a quell'ora non ha nessuno da mandare. Dico io, ma cosa ci stava a fare quel vigile al telefono?
Io amo la musica, ma a Sanremo esistono altri luoghi per fare i concerti senza creare disturbo. Un tempo c'era anche un bell'auditorium all'aperto, è stato chiuso 10 anni fa per lavori, qualcuno si è intascato i soldi e ora l'auditorium è ancora chiuso. Ma ci sono tanti altri posti. Piazza Colombo non è più una piazza ma è diventata un villaggio musicale!
Divulgate questa lettera, per favore. Chissà che con il vostro aiuto no si possa risolvere questa situazione.

AGGIORNAMENTO 11 AGOSTO ore 17,30
Il sindaco di Sanremo, Maurizio Zoccarato, ci ha mandato un messaggio che riportiamo testualmente:
Grazie a Voi, si conosco bene la situazione perche' la Signora ha scritto un po' a tutti.
Non comprendo perche' questa signora non riechede un incontro in comune.
Detto questo vi ringrazio per la vostra cortesia.
Vorremmo poter dire al sindaco che se davvero egli conosce il problema, non vediamo alcun motivo per cui la signora debba presentarsi in Comune. E non capiamo neppure perché non si ponga rimedio al problema. Contatteremo la signora Michela per informarla di questo aggiornamento e, se è il caso, pubblicheremo anche le parole di risposta di Michela.

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domenica 9 agosto 2009

Sanremo e Maurizio Zoccarato, il sindaco del razzismo applicato e dei divieti

L'Italia fascista dei divieti passa anche attraverso ordinanze comunali che rasentano il ridicolo, il patetico e che ledono la libertà dei cittadini. A Sanremo, il neosindaco Maurizio Zoccarato (Pdl) si è già fatto riconoscere e ha già ordinato una serie di divieti che stanno sconvolgendo la vita dei cittadini, residenti e non. Divieti assurdi, i cui effetti deleteri e razzisti, in linea con l'ipocrisia che connota il governo nazionale, vengono giustificati attraverso la formula 'per la tutela della sicurezza urbana, della convivenza civile e del decoro cittadino'. E' chiaro che, dietro a questa formula, ci puoi nascondere qualsiasi sopruso e/o atto di ignobile discriminazione. E infatti:
- I call center vengono chiusi alle 19,30, proprio quando i maggiori fruitori del servizio telefonico sono soliti utilizzarlo, cioè tutti quei cittadini nordafricani che, finito di lavorare, non vedono l'ora di chiamare le famiglie lontane.
- Divieto di fumo anche nei luoghi verdi, dietro la scusa del fumo passivo per i bambini, poiché -dice testualmente l'ordinanza- 'i fumatori tengono usualmente le sigarette a un’altezza che corrisponde pressoché a quella dei bambini'. (Invece è noto che i gas di scarico delle automobili che sono ad altezza neonato in passeggino, fanno molto bene alla salute, così come le scie chimiche che rilasciano bario, alluminio, quarzo, polimeri...).
- Divieto di trasporto senza giustificato motivo di mercanzia in grandi sacchi, borsoni od altri contenitori (il riferimento è ai cosiddetti 'vu cumprà'), ma solo in determinate zone della città. (Peccato che queste zone sono talmente numerose che sarebbe risultato meno ipocrita scrivere 'in tutta la città' (qui l'elenco infinito delle vie).
- Divieto di bere anche una birra in piazza o sedersi sui bordi delle vasche (originariamente concepite a questo scopo). Chi vuole bere o sedersi, deve necessariamente consumare ai bar, accomodandosi nei dehors (forse Zoccarato è proprietario di qualche bar o forse questi bar appartengono ad amici suoi). Il divieto è esteso anche ad altri luoghi della città, naturalmente sempre per favorire il consumo nei bar.
- Nessuna antenna o parabola potrà essere installata se davanti c'è una piazza (ma come la mettiamo con le antenne e i ripetitori dei cellulari?)
- Divieto di locazione a cittadini senza permesso di soggiorno.
- Divieto di alloggio ai suddetti (e anche agli italiani) nelle abitazioni già locate.
- Divieto di ospitare cittadini senza permesso di soggiorno.
- Divieto di esistenza per i clochards (e, a questo punto, anche per tutti gli altri)
Dietro a questi divieti, è chiaro, esiste una precisa volontà di marca razzista e discriminatoria e che testimonia una profonda ignoranza, oltreché un opportunismo che lede la libertà dei cittadini e conferisce favori soltanto agli esercenti dei locali. E' anche per via di questi favoritismi che, da anni, in barba ad ogni legge sul divieto di emissioni acustiche nei centri cittadini, continuano a svolgersi concerti nella piazza principale, a volume altissimo e che durano ben oltre la mezzanotte, con gravi ripercussioni sulla salute psicofisica degli abitanti del quartiere, esasperati e costituiti in un Comitato.
Allora, visto che il sindaco Zoccarato sembra 'avere a cuore' i problemi dei cittadini, pensi piuttosto a dare sèguito alle lamentele del Comitato Cittadini del Centro, in merito ai fastidi ad essi cagionati dalle rumorose performances canore di Piazza Colombo. Noi non crediamo che a Sanremo non esistano altri luoghi dove fare concerti. Ah, gia... in piazza ci sono i bar da favorire!

Nota.
Ci è giunta una lettera da parte di una sanremese che si lamenta proprio di questi concerti nel cuore della città, fino a notte fonda, a volume altissimo. La pubblicheremo presto.


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