venerdì 30 aprile 2010

1° Maggio: '8 ore: decisamente, pacificamente, senza dubbio'

Epoca dura per i lavoratori, tra Ottocento e Novecento, soprattutto per quelli che si indignavano e provavano ad alzare la testa, per quelli che credevano nell'anarchismo come unicio mezzo per liberarsi dall'oppressore. Il lavoratore non poteva più sopportare lo sfruttamento nelle fabbriche, nelle miniere e nei campi. Il lavoratore non doveva più essere lo strumento di arricchimento della borghesia capitalista, la stessa che per secoli aveva condotto le comunità in guerra (ed un'altra guerra stava preparandosi). In tutto il mondo, già a metà '800, si respirava un'aria di forte denuncia dei soprusi ad opera delle classi dirigenti sul popolo; e gli intellettuali davano forma e voce a queste denunce contro la borghesia. C'era un fermento vitale generalizzato, popolare, attivo e concreto. La coscienza di ogni singolo cittadino era davvero coscienza di classe, lotta comune, condivisa.
Fu così che nel 1866, dalla Prima Internazionale, si diede il via alle lotte per la rivendicazione delle otto ore lavorative ('otto ore di lavoro, otto di svago, otto per dormire'). Ma questa richiesta non arrivò 'soltanto' dalla Russia, poiché l'istanza nasceva da un bisogno dei lavoratori di tutto il mondo. La città di Chicago fu la protagonista di almeno due scioperi memorabili, quello del 1° Maggio 1867 e quello del 1886, quest'ultimo con circa 80 mila persone in protesta. Si è calcolato che soltanto negli USA i cittadini scioperanti furono 400 mila! E lo scioperò durò tre giorni, con violenti scontri tra polizia e manifestanti e conseguenti vittime tra i lavoratori. Una bomba uccise un poliziotto e per questo furono accusati sette anarchici, ma la sentenza di assoluzione arrivò in ritardo (i martiri di Chicago).
Intanto, con il pretesto della bomba (lanciata da chissà chi) si diede avvio a una campagna di forte denigrazione nei confronti degli anarchici, e per contrastare questa vile campagna, venne coniato lo slogan '8 ore: decisamente, pacificamente, senza dubbio'.
La protesta giunse in Europa e, per conseguenza, anche in Italia. Tra il 1888 e il 1891 ci furono scontri nelle principali città italiane, con arresti e morti. Ma nel 1898 ci fu una maggiore repressione da parte delle forze dell'ordine, con decine di morti e centinaia di feriti a Milano. Il massacro fu ordinato del generale Bava Beccaris che ricevette un premio da Umberto I per aver saputo 'ripristinare l'ordine' (a causa di ciò, il re fu assassinato da Gaetano Bresci).
Le 'otto ore' tanto agognate arrivarono in Italia nel 1919, anno in cui Errico Malatesta scrisse il programma anarchico. Ma il fascismo di Mussolini abolirà presto la ricorrenza del 1° Maggio, così come fece Hitler in Germania. Bisognerà aspettare la fine della guerra per rivedere il 1° Maggio tinto di rosso sul calendario, ma non solo sul calendario, giacché in questo giorno ci fu ulteriore spargimento di sangue. Infatti, in un'Italia 'repubblicana e democratica', il 1° Maggio 1947 si compì la strage di Portella della Ginestra: contadini in protesta contro il latifondismo furono barbaramente uccisi, a tradimento, con lunghe raffiche di mitra. La vera colpevole fu l'ipocrita 'repubblica democratica fondata sul lavoro'!
La storia del 1° Maggio è la storia dei diritti dei lavoratori e della loro dignità. Oggi, per molte persone, il 1° Maggio è la data di un bel concerto a Roma. Anche questo è sintomo di una coscienza di classe ormai evaporata, come quel senso di dignità personale che ci induce al totale menefreghismo di fronte ai soprusi. Intanto si continua a morire di lavoro (per chi ce l'ha) e a queste migliaia di morti ogni anno e a tutte le loro famiglie va il nostro accorato e solidale pensiero.

Origini anarchiche del 1° maggio

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Sei fascista e non hai ancora un lavoro?

Puoi arruolarti nelle forze dell'ordine, lì starai benissimo. Nelle forze dell'ordine troverai una calda accoglienza e potrai dare sfogo a tutto il tuo odio represso che è sintomo di una tua grande debolezza (ma tu non lo sai). Pensa che bello, puoi liberamente intervenire col manganello ogni volta che lo riterrai giusto e nobile, perché spaccare la testa alla gente ti fa sentire meno stolto. Non temere, nessuno ti licenzierà mai, neppure se... 'ops... è partito un colpo dalla beretta'. Anzi, è sicuro che l'accusa di omicidio poi svanisca dagli eventualissimi e remoti capi d'imputazione a tuo carico. Ti promuoveranno pure, quale riconoscimento per il tuo coraggio. In caserma ti faranno un mucchio di feste e tu ti sentirai coccolato e protetto come un neonato tra le tette della mamma. Se ti va proprio male, continuerai a startene in divisa, come prima, col tuo manganello e la tua beretta, uniche estensioni del tuo microcervello.
Nelle forze dell'ordine non devi far altro che proteggere il governo di turno e obbedire agli ordini. A noi raccontano sempre la favoletta che le forze dell'ordine servono a proteggere la gente. Sai che non è così, ma tu da buon fascista te ne freghi, tu devi solo proteggere il governo di turno, le istituzioni, lo Stato (ma non eravamo noi, lo Stato?).
Vedrai che bello... potrai finalmente condividere i tuoi malèfici pensieri con quelli che hanno più esperienza di te. Avrai molto da imparare: come si arma una pistola, come usarla senza fartene accorgere durante le manifestazioni, imparerai a lucidare il manganello, a usarlo al contrario, tutte cose molto interessanti, istruttive e civili, che aiutano molto nella vita di tutti i giorni. Al poligono di tiro ti sentirai un gigante, sette centri su dieci, niente male. Imparerai le strategie d'attacco da attuare alle manifestazioni e come ci si accorda con i gruppi di fascisti infiltrati nei cortei: tu aspetta che l'amico X lanci una pietra sul tuo scudo (perché avrai anche uno scudo, certo) e poi reagisci ferocemente sulla folla. Che goduria per te. Se proprio vuoi esagerare nella cultura, puoi sempre imparare la differenza che passa tra la detonazione e la deflagrazione. Utilissimo.
Sei fascista e non hai ancora un lavoro? Soprattutto un lavoro che ti soddisfi pienamente? Puoi fare l'agente penitenziario. E' bellissimo. Puoi passare il tempo a massacrare di botte i detenuti, magari innocenti, fino a ucciderli con una scusa qualsiasi (chessò... una canna in tasca?). A te serve per allenamento, altrimenti come faresti a mettere in pratica la lezione della sera prima sulle percosse e l'immobilizzazione del nemico? Guarda, anche in questo caso nessuno ti torcerà un capello. L'unico rischio è quello di rimanere ancora lì al tuo posto, col tuo veleno in luogo del sangue e la segatura nella testa, pronto a difendere i diritti dei cittadini.

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mercoledì 28 aprile 2010

La profezia di Errico Malatesta sulla rinascita del fascismo

Erano passati solo due giorni dalla firma dell'armistizio e il giornale anarchico 'Umanità Nova' riportava una frase di Errico Malatesta che dimostra quanto egli la sapesse lunga sul fascismo e su come questa infamia per l'umanità non sarebbe morta se allora non ci fossimo subito uniti (tutti) in una Resistenza continua, senza scadere nei litigi interni. Più che un'unione di intenti, in questi decenni abbiamo assistito a una disgregazione delle forze antifasciste, fino a trovare oggi il PD, cioè il lato B del governo.
Riteniamo quelle sue parole davvero profetiche, poiché dopo Salò e dopo la proclamazione della Repubblica il fascismo non ha fatto altro che rigenerarsi di nascosto, lavorando in maniera sotterranea, coperto dalla maschera di un sistema apparentemente democratico, in realtà imperialista. Quel lavoro sotterraneo oggi sta dando i suoi amari frutti e non solo in Italia.
Che siano di monito le parole di Malatesta, per tutte le forze antifasciste di oggi, ingabbiate nei protagonismi, nei solipsismi, nei separatismi, affinché nessun fascismo possa trovare luce nei secoli a venire. Resistenza sempre.
«E' urgente che cessiate le discussioni e le sterili accademie; il nemico che ritenete già vinto osserva le nostre discordie, che sono la sua unica forza, ne trae profitto e si prepara alla sua riscossa, ha i mezzi per farlo. Se noi non dimenticheremo i nostri dissenzi e non ci uniremo subito per batterlo in pieno e definitivamente, dopo sarà troppo tardi». (Errico Malatesta - 10 settembre 1943)

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lunedì 26 aprile 2010

Bluff Europa?

Ci dicono che l'Europa rappresenti uno scudo contro le crisi economiche nazionali, ma a vedere la situazione greca non sembra di percepire tutta questa protezione da parte dell'UE. Le Nazioni europee hanno promesso aiuti alla Grecia, ma la Germania frena, la crisi ellenica continua inesorabile e i cittadini sono ogni giorno più esasperati. Gli scioperi e le proteste sono all'ordine del giorno. Quale scudo europeo?
Ora giunge questa notizia: se la Grecia vuole degli aiuti economici, dovrà attuare una politica di austerity. Ancora? Così il governo greco è stato gentilmente invitato a operare ulteriori tagli, praticamente su tutto. Che senso ha distruggere ulteriormente una cosa per poi ricevere quel tanto di soldi per rimetterla nelle condizioni attuali?
Noi siamo piuttosto pratici, perciò non ci addentriamo nei meandri dei calcoli e delle strategie di settore, ma se possiamo fare un esempio banale su quel che sta avvenendo tra Grecia e UE, allora ci viene in mente una metafora, un bimbo (Grecia) al quale occorre un certo budget per riparare i freni della sua bicicletta; il papà del bimbo (Europa) dice che i soldi per riparare i freni arriveranno soltanto dopo che il figlio sarà caduto altre 100 volte e dopo che la bici avrà anche le gomme bucate. Bene -dice il figlio- allora buco le gomme e vado a frantumarmi le ossa, così dopo avrò i soldi per i freni. E le gomme bucate? E le ferite? Quelle rimangono, ma vuoi mettere che freni!
Perciò non riusciamo davvero a comprendere questo celeberrimo ruolo protettivo dell'Europa. Ma è certo colpa della nostra ignoranza in materia economica, non c'è dubbio. Fattostà che da troppo tempo in Grecia si respira aria di rivolta civile, ogni mese la tensione si acuisce e nei prossimi giorni non si sa bene con quanta rabbia i cittadini scenderanno in strada. Intanto i sindacati greci occupano persino il Ministero del Lavoro (i nostri sindacati, invece...).
Molti potrebbero dire che è colpa del governo greco che non sa gestire l'economia interna, in tal caso, a maggior ragione, l'Europa dovrebbe spingere verso un cambio della guardia, anziché proteggere Papandreu e la sua scriteriata politica. Ma fino a che punto l'Europa può intromettersi negli affari dei governi nazionali? Alla fine, osservando la Grecia, è più che lecito chiedersi a cosa davvero possa servire l'Europa.
A proposito di questioni estere, ci sono segnali estremamente interessanti (nel bene o nel male) che giungono da varie parti: in Ungheria vince la destra e per quanto riguarda le prossime elezioni d'oltre Manica, potete leggere questo articolo. Anche la Germania è prossima alle elezioni regionali, i cittadini della Renania settentrionale-Vestfalia non vogliono aiutare molto la Grecia ed è forse questo il motivo per cui la Merkel frena sugli aiuti. Tutta strategia politica, altro che soliderietà e filantropia europea!

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sabato 24 aprile 2010

25 aprile, noi r-esistiamo

Il nostro 25 aprile vuole avere la forza di una Resistenza continua e che si rinnova proprio quando deleteri neofascismi sollevano la loro orribile testa per sopprimere libertà personali e collettive.
Il nostro 25 aprile ha la sete di coloro che viaggiano nei deserti dell'oppressione e che anelano ad un'oasi di pace, di ristoro e di giustizia.
Il nostro 25 aprile vive nel presente e ci tiene svegli, come il perenne oscillare del pendolo, a ricordo costante della lotta contro l'abominio fascista. E noi non dimentichiamo. Non cancelliamo il tempo e la Storia.
Noi siamo gli anarchici, i liberatori della Libertà, i guardiani della giustizia sociale, quelli dimenticati solo da chi ha voluto escluderci dalla memoria. Le nostre gesta non sono mai state scritte sulle pagine dei libri di scuola, ma noi c'eravamo, ci siamo e ci saremo.
Il nostro ruolo nella Resistenza è stato tutt'altro che marginale, però molti non conoscono (o hanno dimenticato) questo capitolo di lotta anarchica antifascista, compiuta per lo più in autonomia, ma in mirabile sinergia con le forze partigiane di liberazione e di Resistenza. Anche a causa di questa autonomia, la lotta di Resistenza anarchica fu repentinamente archiviata e ingiustamente dimenticata.
L'Italia fascista era una sorta di orgia accondiscendente al regime, un tripudio di alalà e di saluti romani, una ciurma di vigliacchi che si schernivano di fronte alle atrocità fasciste, che ammutolivano pavidi al primo 'lei non sa chi sono io', ma che ingrossavano il petto di fronte ai più deboli. Ci chiediamo cosa sia cambiato da allora. Dopo l'8 settembre, però, gli italiani si scoprirono di colpo antifascisti e abbandonarono il carrozzone del vincitore, ma non senza esitazione, poiché essi non intravvedevano ancora all'orizzonte altri padroni ai quali affidare stoltamente il proprio destino. Alcuni andarono a Salò a compiere altri crimini, altri si spacciarono per partigiani anarchici (combattenti solitari), finché non arrivò la Repubblica e tutti saltarono su quest'altro carrozzone.
L'azione di Resistenza compiuta dagli anarchici iniziò ben prima del canonico 8 settembre 1943. L'ascesa del fascismo nel 1922 e la sua propaganda non scalfirono mai le coscienze anarchiche. A testimoniare l'azione libertaria contro il nascente partito fascista furono vari episodi, non ultimo l'intervento diretto di Errico Malatesta durante i seguitissimi comizi, ma anche l'azione eroica di quei partigiani anarchici che non volevano essere inghiottiti da alcuna struttura di partito, perché la priorità non era quella di identificarsi in un gruppo a base gerarchica, bensì di combattere il nazifascismo. Sulle montagne, poi, non v'era necessità di appartenenza partitica, quanto un'urgenza da condividere con chi aveva deciso di liberare l'Italia. Cosa avevano di diverso una staffetta anarchica e una socialista? Non avevano niente di diverso. Il rischio era uguale per tutti. Ma fu equamente ripartito il merito della vittoria?
Con il governo Badoglio ci furono tante scarcerazioni: socialisti, demo-cristiani e liberali detenuti dal fascismo furono tutti liberati. Gli anarchici no, essi dovettero rimanere rinchiusi nelle galere e, loro malgrado, confinati a Ventotene. Ma anche questo accanimento non fece altro che accentuare la forza della rivolta anarchica liberatrice.
Il 25 aprile 1945 gli anarchici dell'eroica Brigata 'Bruzzi-Malatesta', di cui fece parte Giuseppe Pinelli, occuparono l'EIAR di Milano ( infliggendo contestualmente una pesante sconfitta alle truppe naziste fuggitive) e da lì garantirono un servizio di diffusione delle notizie di lotta. Non è che uno dei tanti esempi di azione anarchica.
Oggi, per convenienza di sistema e per opportunismo autoritario, veniamo ancora accusati e mostrati come nemici del popolo, quando invece la Storia dimostra chiaramente da qual parte stia il terrore e l'oppressione. Noi andiamo avanti, come sempre, denunciando anche le antiche connivenze di palazzo, divenute ormai tanto palesi da far comprendere anche ai più sprovveduti che 'non esistono governi buoni'. Noi r-esistiamo.
E.D.G.

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venerdì 23 aprile 2010

Niente mensa anche per i bambini di Savona

Non è possibile che le tristi vicende di Adro e di Montecchio Maggiore debbano riguardare soltanto il centrodestra. Occorre dare una possibilità di difesa ai sindaci di questi paesini. E come? Semplice, basta dimostrare che anche il PD sta adottando lo stesso criterio per gli studenti: non paghi, non mangi.
E l'occasione è arrivata. L’assessore ai servizi scolastici di Savona, Isabella Sorgini (nella foto), ha fatto sapere quanto segue: 'Si informa che, come da delibera della giunta comunale, gli utenti che presentano dei bollettini insoluti (da settembre 2007 ad oggi) non potranno essere ammessi alla mensa dell’anno scolastico 2010/2011'.
Adesso sì che il sindaco di Adro potrà difendersi e dire a testa alta: 'vedete? Anche il PD ha capito e sta facendo la stessa cosa a Savona'.
Certo, l'assessore lo aveva annunciato tempo fa, ma che tempismo lanciare questo ultimatum, proprio in questi giorni di polemica su questi atti di feroce ingiustizia. Perché possiamo parlare quanto vogliamo, ma sempre di ingiustizia si tratta nei confronti dei bambini e di quei genitori che non possono mettere insieme il pranzo con la cena.
La logica del pagamento per avere un servizio, rientra nel quadro più ampio di quell'ingiustizia sociale che si chiama in tanti modi: liberismo, capitalismo, imperialismo... cioè forme di economia sociale che creano sperequazioni nella società, divisioni, ingiustizie. Ma lasciando da parte questi discorsi, bisognerà pur far capire che, di fronte all'impossibilità di un cittadino a pagare, dovrebbe intervenire la collettività tutta, dovrebbe esistere una politica sociale capace di tutelare chi si trova in difficoltà. Altrimenti dovremo presto prepararci a pagare anche un ricovero al pronto soccorso.
Allora proponiamo un Servizio sociale nazionale (come il Sevizio sanitario nazionale), in grado di affrontare questi casi e di risolverli alla base. Un servizio nazionale a tutela dei più deboli. Ma questa, ovviamente, è una proposta da pazzi anarchici. Si preferisce propagandare la legalità, facendo credere che questa si ottiene solo se paghi. Ma la legalità dovrebbe essere ben altra cosa, non dovrebbe essere legata al denaro, bensì al senso umano di uguaglianza di ogni cittadino in rapporto agli altri cittadini. Non è legale essere discriminati per una condizione economica.
Invece no, l'assessore Sorgini dice: 'a Savona non succederà mai come in altri comuni che i bambini vengano umiliati con pane e acqua, non vogliamo colpire i bambini ma soltanto quei genitori che pensano di fare i furbi. Abbiamo solo messo delle regole, e intendiamo farle rispettare, ripristinando la legalità'.
Che differenza c'è tra questa politica savonese e quelle liberiste e razziste di Adro e di Montecchio Maggiore? Si parla di regole, ma sono regole economiche, non umane e civili! Quando torneremo ad occuparci di umanità? Vergogna, Sorgini! Vergogna, PD! Vergogna tutto il sistema!

PS - L'assessore Sorgini dice di sè:
'Candidarmi al centro (centro città - ndr) è stata una sfida importante, perchè ci vivo e mi permetterà di conoscere meglio chi vive accanto a me tutti i giorni e spero di poter cogliere le loro preoccupazioni e le loro speranze'.
(fonte)

E ancora:
'credo che gli uomini abbiano la capacità di risollevarsi dopo una crisi economica come dopo una catastrofe naturale e che il volontariato faccia grandi cose, ma credo anche che tutto questo non basti, credo occorra una pubblica amministrazione veramente al servizio del cittadino. ' (fonte)

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mercoledì 21 aprile 2010

Il senso critico degli italiani

Esiste un senso critico presso gli italiani? Ma certo che esiste! Il problema è che questo senso critico emerge sempre là dove non dovrebbe, o meglio, va a colpire là dove non dovrebbe. Gli italiani sono grandi amanti della critica, negli ultimi anni siamo diventati opinionisti sopraffini. Opinionisti di tutto, ma il più delle volte senza averne competenza. Così giungono le opinioni più disparate intorno a temi complessi, magari basandosi su una serie di luoghi comuni, sul sentito dire, sul 'secondo me'. Showgirls che parlano di pari opportunità, tronisti interrogati sulla questione morale, operai comunisti che parlano di anarchia, segretarie che illustrano la genesi del capitalismo... Noi italiani siamo fatti così, che c'è di tanto strano? Di strano c'è che queste opinioni, che spesso si trasformano in critiche acerrime, sono dirette a chi proprio non se le merita, mentre vengono soffocate e sottaciute nei riguardi di coloro che ne avrebbero davvero bisogno.
Un tipico esempio è il rapporto degli italiani con la politica, anzi, per meglio dire, con l'autorità. Esiste un rapporto di sudditanza più o meno latente, più o meno cosciente, che non permette al cittadino di esternare ciò che davvero pensa al cospetto di qualcuno percepito come 'potente'. Fracchia di fronte al suo capo è la figura esemplificativa di noi italiani. E' vero, potrebbe anche essere un 'male comune', non solo italiano. La vera questione però si apre quando si tratta di condurre una critica ai partiti, al sistema, al potere costituito, all'autorità. Allora succede che la nostra indignazione non ha più quella forza capace, ad esempio, di farci scendere in strada a protestare e preferiamo piuttosto criticare il vicino di casa per le sue idee politiche. Troppo facile. Succede anche che, anziché tempestare di mail la Rai e Mediaset, ogni giorno, ci limitiamo a scrivere commenti al vetriolo nei blog, nei social network, nei forum. Insomma, ci bastoniamo da soli, noi che non facciamo il potere, noi che non siamo il potere. E quanto siamo bravi a dire la nostra, con forza, sembra di assistere al bivacco dei guerriglieri incursori prima dell'incursione. Ma nei fatti, invece...
Nei fatti siamo tanti Fracchia, forse anche peggio, perché di fronte a un grave errore del partito a cui apparteniamo, continuiamo a sostenerlo imperterriti. Forse perché criticare il partito a cui apparteniamo, sarebbe come ammettere un nostro intimo errore, un guardare in cagnesco nella nostra coscienza (e sappiamo quanto fa paura guardare nella propria coscienza). Ma proprio questa paura di ammettere una propria colpa (quando invece la colpa è di un partito), segnala un attaccamento genetico degli italiani al sistema. Da qui la sudditanza psicologica all'autorità. Questo è molto grave. Finché gli italiani non percepiranno come distinte le due fazioni (potere-cittadini), non ci sarà alcun cambiamento radicale e reale, proveniente dal basso. Ma gli italiani non criticano direttamente il potere, semmai si limitano a sbuffare, a lagnarsi, ma nulla di più. Nei cortei non c'è più rabbia, si balla con i palloncini colorati. Invece gli italiani, tra di loro, vanno giù pesante, son capaci persino di tirare fuori i coltelli e di litigare a sangue. Potessimo invece concentrare tutto questo potenziale di critica nella direzione giusta! Questa sì è utopia. Naturalmente esistono le eccezioni, ma che confermano la regola.

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lunedì 19 aprile 2010

Avanguardie artistiche: linee generali e motivazioni

Anzitutto, un benvenuto a tutti gli studenti maturandi che passano da qui, soprattutto in questi giorni di esami. Approfittate anche degli altri post etichettati 'arte'. E partiamo.
Di norma, i movimenti culturali nascono da una maturazione dei precedenti, da un bisogno di evoluzione degli stessi. Ad esempio, da Carlo Magno al Rinascimento, tutte le correnti artistiche dell'Europa centro meridionale (specialmente dell'Italia) hanno inseguito le auliche vette degli stilemi classici. Anche il Barocco, successivo al Rinascimento, non ha escluso il classico, ne è stato una conseguenza, esasperatosi poi nel Rococò, il quale non poteva non generare il Neoclassicismo di fine '700.
Ma per le avanguardie del '900 non è stato così. Le avanguardie nascono espressamente per tagliare definitivamente i rapporti con tutto ciò che era precedente. Le avanguardie non muovono da un bisogno evolutivo del Romanticismo, anzi lo escludono, rigettandone le tesi positiviste, criticandone le istanze borghesi ree di aver portato l'umanità ad uno stadio di intollerabile diseguaglianza sociale. Diseguaglianza, ingiustizia e nazionalismi che avrebbero condotto alla Grande Guerra. Ecco perché quasi tutti gli artisti e gli intellettuali erano anarchici, soprattutto tra '800 e '900, e combattevano fortemente lo Stato. Solo alcune figure dell'Ottocento vennero considerate meritevoli di attenzione da parte delle Avanguardie: Cézanne, Munch, Van Gogh, Gauguin e i realisti francesi come l'anarchico Courbet. Figure isolate, altissime, capaci di trasportare il loro pensiero sin dentro il Novecento, aiutando le ricerche linguistiche degli artisti.
Perché questa rottura impetuosa con le precedenti culture? Come dicevamo, le Avanguardie imputavano alla borghesia la distruzione della società e delle coscienze, promuovendo l'alienazione degli individui attraverso lo sfruttamento sistematico dell'essere umano, costretto in lavori logoranti, deleteri anche per la dignità personale. Il mito della macchina, del motore, della scienza, dell'industria, dell'economia, era risultato un falso mito di progresso, ripreso solo dai futuristi guerrafondai e, successivamente, fascisti. La società era spaccata, divisa in classi, con due caste dominanti (Chiesa e politica, quest'ultima costituita per lo più da banchieri e industriali), mentre ogni nazione gareggiava in nazionalismi, patriottismi e potenza industriale. Lo sfruttamento nelle fabbriche e nei campi era insopportabile, ma questo sfruttamento era considerato dalla borghesia il giusto sacrificio per una presunta 'causa nazionale'. Operai senza alcuna tutela potevano essere licenziati in qualsiasi momento, ingiustamente, e molte mogli furono costrette a prostituirsi per far mangiare i propri figli. Questi figli non possedevano agi, nè studi, poiché venivano mandati a lavorare molto presto. Le malattie sociali erano una piaga e la mortalità nel proletariato era altissima. Insomma, quel che veniva nascosto dal potere con una buona dose di propaganda ottimistica, stava lentamente distruggendo dal di dentro tutta la società. La classe governante, quella dei borghesi conservatori, era complice di tutto questo, anzi artefice. Bisognava reagire anarchicamente.
Dal punto di vista artistico la reazione non tardò, anzi fu contemporanea allo sfacelo, per merito dei realisti francesi (1850 circa). Come reagirono le avanguardie del '900? Sostanzialmente abolendo le regole, anch'esse viste come un'istituzione della borghesia. Quindi occorreva eliminare le regole accademiche, quelle della 'bella pittura': la prospettiva, lo sfumato, le proporzioni. Queste regole di 'belle arti' vennero messe al bando e ci vollero un po' di anni prima di riuscirvi totalmente. Iniziarono gli espressionisti ad eliminare lo sfumato leonardesco, a non badare alle proporzioni e a voler disarmonizzare i colori. Nel 1907 il Cubismo tolse di mezzo la prospettiva tradizionale e nel 1910 gli astrattisti eliminarono completamente il dato reale dal quadro. Nel 1916/18 i dadaisti denunciarono la realtà usando i pezzi stessi della realtà (oggetti trovati - 'ready made') e nel 1924 i surrealisti si occuparono di tutto ciò che l'inconscio e l'attività onirica potessero offrire in alternativa alla vita reale. Non parliamo del Futurismo, poiché fu l'unica Avanguardia a esaltare le stesse istanze della borghesia (guerra, motori, industria...) e la Metafisica di De Chirico meriterebbe davvero un capitolo a parte.
Si aprirono strade assolutamente nuove e che ancora oggi influenzano gli artisti Quella delle Avanguardie fu una stagione di intense e appassionanti collaborazioni tra artisti e letterati, tra poeti registi e musicisti, danzatori russi, attori e filosofi anarchici. L'idea comune era quella di scardinare tutte le regole che il sistema borghese aveva imposto all'umanità nei secoli precedenti. Ma i nazionalismi crescevano, le ambizioni dei potenti pure e la profetizzata guerra non tardò a giungere con tutta la sua crudeltà, facendo arricchire esclusivamente la nuova classe dirigente che avrebbe portato il mondo verso un'altra guerra, motivo di ulteriore arricchimento per i potenti e i despoti.
Oggi, a ben vedere, salvo qualche eccezione, l'eredità delle Avanguardie è soltanto un metodo applicato senza nessuna consapevolezza nè impegno politico, una sorta di manierismo moderno fine a se stesso. Ma le ragioni delle Avanguardie rimangono ancora un esempio da seguire, per la costruzione di una società migliore, giusta e libera. Davvero libera e anarchica.

Agli studenti: la nostra bibliografia è di tutto rispetto, principalmente Argan e De Micheli. Tuttavia, anche su questi autorevoli testi è intervenuto il vaglio dello Stato, quindi non troverete mai scritto che gli artisti e gli intellettuali erano anarchici. Ora lo sapete. E se volete conoscere un intero periodo di Storia anarchica (durato millenni), censurato completamente, CLICCATE QUI.

(Ci scusiamo per l'estrema sintesi e per la consapevole omissione di elementi importanti).


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sabato 17 aprile 2010

O con Emergency o con il governo

Associare l'attività umanitaria di Emergency ad una parte politica si può, anzi si deve, perché una società può essere divisa tra pacifisti e guerrafondai. Emergency porta la pace. E quella parte di società schierata a favore del pacifismo si riconosce in una ideologia politica ben precisa (che non è certo quella di questo governo). Pacifisti e guerrafondai, dunque. E a legittimare queste due parti distinte è stato proprio un membro di questo governo che si è schierato energicamente e ignobilmente contro Emergency.
L'atteggiamento di La Russa ad Annozero contro Emergency non lascia spazio ad altri tipi di interpretazioni: da un lato c'è Emergency, dall'altro il governo, in mezzo i cittadini che devono scegliere da che parte stare. A voi la scelta.
L'ignobile attacco di La Russa a Emergency è quanto di più chiaro possa emergere dal quadro politico e sociale italiano contemporaneo: l'odio di La Russa si pone contro l'amore di Emergency. Di conseguenza, chi si schiera con il governo sta dalla parte della guerra e dell'odio, mentre chi si oppone al governo vuole la pace, l'amore e la giustizia. E' chiarissimo, anche se la propaganda insiste a far credere che il governo sia colmo d'amore per il prossimo (ma chi ci ha mai creduto?). Di primo acchito potrebbe sembrare un'esposizione semplicistica, in realtà siamo andati all'essenza della questione e quando si analizzano dei fatti, nella loro complessità, si giunge sempre a un assunto finale. Il titolo di questo post è l'assunto finale di tutta la vicenda e ringraziamo La Russa per aver chiarito la questione e facilitato il nostro compito.
Chi ha visto la puntata di Annozero del 15 aprile 2010, ha anche potuto ascoltare le parole di La Russa quando ha esordito dicendo di non voler essere polemico (strano, eh?). La Russa aveva fatto bene i suoi calcoli, sapeva molto bene che se avesse dimostrato tutta la sua rabbia nei confronti di Emergency avrebbe dichiarato apertamente l'esistenza dei due fronti contrapposti e scoperto le carte. Ma La Russa non ha potuto tenere a bada il suo temperamento fascista e guerrafondaio, non ce l'ha fatta e ha rovinato tutto. E lo ha persino detto a Gino Strada: 'per fortuna abbiamo opinioni diverse'. E l'opinione di La Russa -rappresentante del governo- l'abbiamo ascoltata e capita: una vergogna, un'ignobile vergogna per l'Italia.
Adesso nessuno può davvero credere che questo governo sia quello del 'partito dell'amore', perché La Russa ha dimostrato di essere contro l'operato di Emergency, cioè contro chi porta cure e solidarietà nei teatri di guerra, infischiandosene delle bandiere. Non ce l'ha fatta, La Russa, neppure ad ammettere ipocritamente le cose buone di Emergency... e pensare che si era ripromesso di parlarne bene (sempre ipocritamente e strategicamente)... ma non ce l'ha fatta, alla fine è emersa tutta la verità, 'i burattini hanno gettato la maschera'.
I collaboratori di Emergency che sono stati sequestrati rapresentano lo strumento in mano a dei criminali, al fine di screditare Emergency. Quel che è successo, è stato come quando un ladro infila la refurtiva nella valigia di un ignaro e innocente cittadino per incolparlo. Entrare in un ospedale di Emergency per introdurvi armi dev'essere stato un gioco da ragazzi (certi signori della guerra che La Russa difende sono abituati a ben altre difficoltà). La questione del rapimento dei tre collaboratori, a nostro avviso, non è stata solo quella di evitare che Emergency venisse a conoscenza dei crimini di guerra in quella zona, ma anche quella di screditare l'operato di Emergency e denigrare il suo valore morale e politico. Politico, sì! Perché la morale non è avulsa dalla politica (e viceversa), non può esserlo, tanto è vero che si parla di 'questione morale' soprattutto in àmbito politico. E la morale di Emergency è eminentemente pacifista, quella di questo governo è criminale.
Allora siamo noi che diciamo a testa alta e orgogliosamente di avere opinioni molto diverse da quelle di questo governo. Noi stiamo con Emergency, noi stiamo dalla parte del vero amore incondizionato e totale, stiamo dalla parte di chi aiuta la gente, stiamo dalla parte dell'onestà e della pace. E voi da che parte state?

L'attacco di La Russa a Emergency

AGGIORNAMENTO DEL 18 aprile 2010, ore 16:10

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giovedì 15 aprile 2010

Questo governo è clandestino!

Abbiamo preso il vocabolario 'Devoto-Oli' e siamo andati alla voce 'clandestino'.
Clandestino: che si trova od opera oppure si svolge in una situazione irregolare, senza l'approvazione dell'autorità o contro il divieto delle leggi vigenti, con particolare riferimento all'attività politica dei partiti antifascisti culminata nella Resistenza.
Cominciamo col dire che una persona non nasce clandestina. Ci diventa. E una persona diventa clandestina non certo perché la condizione di clandestinità sia la sua massima aspirazione (salvo eccezioni), ma si diventa clandestini solo se un governo cambia le regole del gioco. Chiunque potrebbe diventare clandestino, dall'oggi al domani. Se ad esempio, con una scusa qualsiasi, un governo decide di nominare clandestini tutti quelli che indossano jeans, allora anche noi diventiamo clandestini. Troppo facile cambiare le regole a proprio vantaggio e questo governo lo ha fatto. Le regole valide in materia di civile convivenza e di intercultura c'erano e -volendo- ci sono ancora, sono quelle garantite dalla Costituzione. Se il governo non segue queste regole è un irregolare, quindi un clandestino.
I migranti si trovano in una situazione irregolare solo perché il governo ha creato una situazione irregolare per loro. Un migrante non andrebbe mai contro la legge se non ci fosse qualcuno che gli impedisce di seguirla. Infatti, se il governo non offre opportunità di lavoro, il migrante è costretto a commettere reati per poter sopravvivere. E ancora: se il governo nega il permesso di soggiorno (per chissà quale opportunistica scusa), il migrante è costretto a vivere senza garanzie, nè dignità, a volte rimettendoci la vita. Un migrante vuole solo vivere dignitosamente, vuole un proprio lavoro, ha bisogno di quei diritti che gli sono dovuti, cioè quelli sanciti dalla Costituzione. Se un governo se ne infischia della Costituzione e non crea le condizioni affinché anche i migranti possano avere una vita dignitosa, quel governo è fuorilegge non sa governare e deve andare a casa.
Come conferma il 'Devoto-Oli', la 'patente di clandestino' veniva data da Mussolini a tutti quelli che svolgevano attività politica antifascista. Quindi, oggi, siamo di fronte a un governo di chiarissima ispirazione fascista che non ammette dissidenza alcuna.
In conclusione, vogliamo anche noi utilizzare i termini populisti e volgari di cui il governo fa sfoggio e propaganda, al fine di dimostrare ai berluscominidi il loro stesso livello di retorica, perciò diremo che questo governo è sporco, non rispetta le leggi, delinque e stupra i nostri diritti. Questo governo è l'unico vero clandestino e va cacciato a pedate in culo! Questo governo è pericoloso e porta malattie. Questo governo porta sfiga e rappresenta la feccia dell'umanità. Fuori dai coglioni, governo clandestino!

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mercoledì 14 aprile 2010

Il teatrino delle riforme

Solo poche righe per parlarvi dell'ennesimo teatrino che è già stato messo in piedi dai politicanti e di come gli italiani stanno assistendo, passivamente, a quella che sarà la loro tragedia.
Ma è mai possibile che nessuno si accorga del giochino? Ma insomma, qui i politicanti parlano di riforme (che saranno tutte di stampo fascista e razzista) dando già per scontato che si faranno. Uno dice: sì ma il voto delle regionali basta, è una delega al governo per fare e disfare. Sbagliato! Intanto le riforme riguardano tutti, anche coloro che nelle elezioni si sono espressi contro questo governo. La Costituzione non obbliga le minoranze a subire tutto ciò che viene decretato dal governo, specialmente se fascista. Già, forse è anche per questo che le riforme prevedono il cambiamento della Costituzione: le minoranze devono essere messe a tacere, non possono avere diritti. L'istituto del voto (men che meno quello regionale) non può dare il potere assoluto per modificare l'assetto democratico del Paese e la sua forma di Stato. Neppure le elezioni politiche nazionali servono a dare una corona imperiale al vincitore. Esistono garanzie che servono a tutelare i diritti di tutti. Ancora per poco.
Così si dà per scontato che la Costituzione verrà cambiata in senso fascista. Si fanno i conti senza l'oste perché, tanto, il PD è d'accordo. E siccome il PD è d'accordo, si dà per scontato che anche l'altra parte del popolo lo sia. Si parla di superpoteri in mano al premier, di modifica della giustizia togliendole potere e senso, di istituzione di senati regionali. Insomma, tutto cambia in virtù di un voto regionale, con il consenso di tutti. Assurdo.
Ma la cosa più assurda è vedere in che modo gli italiani siano tenuti a bada, nascondendo l'abominio in atto. Infatti si parte dal dato scontato (le riforme si faranno), senza mai informare gli italiani sul contenuto delle riforme. La tv illustra la parola 'riforme' attraverso gli unici commenti dei protagonisti: Fini sostiene che le riforme si possono fare anche a maggioranza, Schifani dice che non si possono fare le riforme a colpi di maggioranza, ma che serve una larga intesa, Bossi risponde a Schifani dicendo che è solo in Parlamento che si deve discutere. Un bel teatrino, non c'è che dire: si è già messa in moto la macchina scenica a prescindere. E agli italiani chi glielo spiega in cosa consistono, nel particolare, le riforme? Chi glielo spiega, ad esempio, cosa vuol dire davvero semipresidenzialismo? Chi glielo spiega cosa potrebbe fare (ulteriormente) Berlusconi con più poteri in mano? Chi glielo spiega agli italiani cosa vuol dire vivere in un territorio federale voluto dalla Lega razzista? Nessuno glielo spiega!
E allora vanti così, cosa importa dell'informazione? Anzi, meno ce n'è, meglio è. Gli italiani disinformati abboccano sempre. Poi dice che in Italia il teatro è in crisi!

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martedì 13 aprile 2010

'I clandestini vengono qui e ci rubano il lavoro'

'...Stuprano le nostre donne, sono sporchi, delinquono e poi finiscono tutti in galera, sono il 23%, vengono tutti qui e sono i peggiori, al loro Paese non ci fanno costruire le nostre chiese, lavorano in nero, si curano a nostre spese, sono favoriti nelle graduatorie per la casa, ci vogliono classi per soli stranieri, viva la Lega, non si vogliono integrare, aiutiamoli a casa loro'.
Sono questi i luoghi comuni più diffusi in merito alla presenza degli stranieri in Italia. Luoghi comuni che nascono da una ignoranza diffusa, innestata a forza di propaganda televisiva, a forza di retoriche fasciste e populiste, degne della più deleteria arroganza e cattiveria (partito dell'amore).
Però è sufficiente conoscere la verità per smantellare questi luoghi comuni. Ora, non pretendiamo certo che gli ignobili razzisti leggano il resto del post (troppa grazia sarebbe) e non ci sogneremo mai di convincerli che il vero progresso dell'umanità è dovuto a un continuo sincretismo culturale, ma auspichiamo che in molti prendano visione del file pdf, dove ci sono scritte tutte le risposte da dare a chi procede per luoghi comuni. Ben inteso, è molto probabile che le menti distorte dei razzisti siano talmente coriacee che, anche di fronte all'evidenza, non sappiano guardare oltre a quello che viene imposto loro dalla tv. In tal caso, portate pazienza, l'ignoranza è una brutta bestia e fa comodo soltanto ai fascismi.
Il pdf è un vero prontuario (dedicato alla 'sciura' Maria) ed è stato ideato da Andrea Civati, in collaborazione con Ilda Curti, Ernesto Ruffini, Roberto Tricarico, per un’iniziativa de La «banda» larga

CLICCA QUI e buona lettura

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domenica 11 aprile 2010

Giullari dei diritti: idea per una marcia dei disoccupati

Come vedete nell'immagine, lo Stivale è tristemente trapuntato di aziende in crisi. I punti blu sono soltanto le province, ma le aziende sono più numerose, poiché ogni provincia può avere decine di aziende coinvolte nello sfacelo italiano.
Da questo blog vogliamo lanciare un'iniziativa: portare nelle strade di tutt'Italia la crisi, attraverso la marcia di tutti i lavoratori licenziati e cassintegrati. Facciamo vedere a tutti qual è la realtà del Paese, non nascondiamo la verità! Siamo giullari dei nostri diritti!
Dalla Sicilia e dal Trentino potrebbero partire contemporaneamente le prime colonne di lavoratori che, durante il percorso, aggregheranno tutti gli altri disoccupati e cassintegrati, a formare due grandi fiumi di protesta civile che si incontreranno in una zona del centro Italia che non sia Roma (spiegheremo perché). Si può procedere anche a staffetta, provincia per provincia.
Percorrere le strade delle varie città con striscioni e cartelli (magari indossando questa maglietta) vuol dire svelare la realtà ai tanti cittadini abituati a non vederla (troppo impegnati a guardare la tv), obbligare la gente a prendere coscienza dello sfacelo, irrompere direttamente e fisicamente nella vita locale, quella di provincia, là dove vivere vuol dire spesso far spallucce e tirare a campare. E' sicuramente questo il senso della marcia. L'obiettivo finale sarà tutto ciò che dalla marcia stessa emergerà, anche estemporaneamente, come idee e propositi. Quindi una protesta in divenire, variegata, ma con un unico intento.
Roma non è l'obiettivo. Roma è la capitale politica del Paese e, come tale, è responsabile delle scelte politiche che ci hanno portato a questa situazione. Roma non ha mai garantito diritti, non ha saputo attutire i colpi della crisi, semmai li ha acuiti. E' giusto snobbarla, darle uno schiaffo morale. Evitare Roma vuol dire anche dimostrare di non volere autorità siffatte, capaci soltanto di arraffare potere sottraendolo ai cittadini, insieme ai loro diritti. Berlusconi vuole sempre più poteri, ma occorre fargli capire che il vero potere è nelle mani del popolo, già troppo sfruttato. Utilizziamo questo potere.
La nostra non è che un'idea. Andrebbe organizzata secondo un piano e un percorso precisi, indicando il periodo di svolgimento, magari dopo l'iniziativa del 25 giugno ('Lo Sbarco'). Potrebbero essere necessari dei comitati di accoglienza per offrire ai disoccupati in marcia un posto dove dormire per una notte. Perciò invitiamo i licenziati e i cassintegrati d'Italia a prendere contatto con noi, al fine di costruire insieme la nostra marcia dei diritti. Per scriverci, utilizzate questo form.

Per conoscere il numero delle aziende in crisi presenti in Italia cliccare qui

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sabato 10 aprile 2010

'Quando l'Anarchia verrà' condotto da Minoli a 'La Storia siamo noi'

Il 15 marzo 2010 andava in onda su Raitre questo documentario sul pensiero anarchico. Lo avevamo perso, ma oggi lo abbiamo acciuffato dal sito di 'La Storia siamo noi'. Avevamo atteso pazientemente l'inserimento di questo video nel sito della Rai, tanto che avevamo quasi perso le speranze.
Il tratteggio storico che emerge è chiaro, lineare e cancella finalmente una serie di luoghi comuni intorno all'Anarchia. Luoghi comuni che nel corso dei decenni sono stati creati per opportunismo, per paura o per screditare il più alto pensiero di Libertà mai esistito. Sin dal prologo di Minoli si chiarisce infatti che Anarchia 'non vuol dir bombe', nè caos. L'uso dell'azione anarchica non è mai stata più violenta di quella perpetrata dai governi nei confronti dei cittadini. L'azione anarchica, anche violenta, corrisponde a una necessità di reazione alla violenza costituita e istituzionalizzata, ne è perciò conseguenza e non costituisce assolutamente la base del pensiero anarchico (pacifista e antimilitarista). D'altra parte, anche l'Articolo 35 della 'Dichiarazione dei diritti dell'Uomo e del Cittadino' recita: 'Quando il governo viola i diritti del popolo, l'insurrezione è per il popolo e per ciascuna parte del popolo, il più sacro dei diritti e il più indispensabile dei doveri'. E l'insurrezione non si fa con le piume. Esistono gruppi estremisti che sogliono porre la violenza a fondamento della loro azione, ma questi gruppi non costituiscono nè la maggioranza degli anarchici, nè la base dell'ideale anarchico puro.
Il documentario è stato realizzato anche in collaborazione con la FAI (Federazione Anarchica Italiana) e con il contributo di storici e di testimonianze dirette. Se possiamo fare un solo piccolo appunto, diciamo che l'escursus storico è carente in alcune parti fondamentali. A nostro giudizio, sarebbe stato opportuno fare un breve cenno anche alla 'Comune di Parigi' e alla 'Colonia Cecilia'. Ma tant'è, rimane sempre un buon prodotto (visti, poi, i tempi che corrono).
Vi lasciamo alla visione del documentario ricordandovi che, qualora in futuro doveste avere voglia o bisogno di rivederlo, potete trovarlo sempre qui, tra i banner della colonna del blog, nella sezione 'Documentari'. Buona visione.

clicca sul banner per vedere


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giovedì 8 aprile 2010

La Costituzione a sua immagine

Nella normalità delle cose, una Carta Costituzionale dovrebbe servire a regolare e controllare l'azione di un governo sul Paese. La Costituzione italiana, nata in seguito alle lotte di Resistenza contro il nazifascismo, dovrebbe perciò tutelare l'Italia da azioni politiche che mirano a cambiarne la stabilità democratica. Ma così non è. Oggi, per un assurdo storico, anzichè essere il Paese a conformarsi agli articoli della Costituzione, è quest'ultima che sta regolandosi sulle esigenze del governo (fascista). Perciò Berlusconi, dopo aver già violato più volte la Costituzione con il tacito consenso di tutti (le 'lamentazioni' dell'oppositore di turno sono ridicole, a parte eccezioni che confermano la regola), non esita a dichiarare apertamente di volerla cambiare. Su quali necessità? Non certo su quelle dei cittadini (anche se la propaganda riesce a convincere la gente anche di questa falsa necessità), i quali vorrebbero invece un governo capace di creare posti di lavoro (anziché licenziare), sostenere un'economia solida (anziché truffare), tutelare la cultura e l'educazione (anziché distruggere la scuola pubblica), proteggere le fasce deboli (anziché martoriarle con una pensione da fame), attuare politiche di integrazione solidale (anziché aggredire e vessare gli stranieri), ecc.
Le priorità del Paese non sono le intercettazioni, è evidente. Non è neppure il riordino della giustizia (ancorchè necessiti di migliorie, ma non in senso fascista) e men che meno il cambio della Costituzione. Soltanto i più ingenui o i più ignoranti non hanno capito il gioco pericoloso di questo governo e si lasciano abbindolare dalla propaganda televisiva. Due anni di governo Berlusconi sono serviti esclusivamente a tutelare Berlusconi stesso, non i cittadini. Ora si prospettano altri tre anni di governo e, se tanto mi dà tanto, dovremo prepararci al peggio (perché col fascismo non c'è mai fine al peggio). A meno che non si dia avvio a una Rivoluzione, ma questa non si progetta, si fa (e per farla bisogna sentirne il bisogno profondo, capire che è giunto il momento di sovvertire ogni cosa).
Non vogliamo dilungarci, non è nostra abitudine farlo in questo blog, ma vogliamo evidenziare quanta incoerenza c'è nel rapporto Costituzione-Italia. E altrettanta incoerenza si manifesta nel ruolo del Presidente della Repubblica che promulga leggi palesemente incostituzionali. Qui il governo vuole modellare la Costituzione sulla forma delle proprie esigenze (che sono quelle di Berlusconi), mentre dovrebbe essere la Costituzione a modellare le leggi sulla forma dell'antifascismo. Ed è esattamente in questo senso che fu concepita la Costituzione: un senso eminentemente antifascista. Ma le riforme che si prospettano sono tutte fasciste o, per bene che può andare oggi, prefasciste.
Nessun cittadino ha mai richiesto riforme, se non per migliorare il proprio benessere. Avete avuto voi un benessere in questi due anni? No? eppure Berlusconi non ha fatto altro che vantarsi: ho fatto questo e ho fatto quello... La verità è che Berlusconi si è fatto i fatti suoi (leggasi leggi ad personam) per non finire in galera, i poveri d'Italia (sempre più poveri) sono aumentati, i licenziamenti sono aumentati, le limitazioni alla libertà di stampa e di espressione sono aumentate, le tasse sono aumentate, le leggi ad personam sono aumentate, i dispotismi sono aumentati, il debito pubblico è aumentato, la propaganda fascista è aumentata... Altro che benessere, caro votante!

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mercoledì 7 aprile 2010

A Milano abbiamo una grande piaga. Ora lei avrà già capito di cosa si tratta...

Penserete sicuramente al traffico tentacolare, quello che ti fa impazzire, ti snerva, ti inquina all'inverosimile. Macché!
Sarà forse la mafia? Figuriamoci! La mafia in Lombardia non esiste, secondo alcuni e anche secondo i media (che non ne parlano mai, quindi non esiste).
Pare invece che la Lombardia abbia un triste primato: quello delle leggi razziste. Letizia Moratti ha persino chiesto a Maroni un decreto per procedere alla perquisizione coatta delle case, al fine di scovare i 'clandestini'. Roba da terzo reich!
Ma l'elenco è lungo, ecco alcuni esempi di 'buon governo' sponsorizzati dal 'partito dell'amore':
- Le rivendite di kebab non possono essere aperte nei centri storici.
- Le rivendite di kebab devono essere chiuse alle ore 22.
- I call center devono chiudere alle ore 20 (quando gli stranieri sono soliti telefonare ai propri cari).
- Le discoteche devono chiudere alle 2
- I ristoranti devono chiudere alle 24
- Gli autisti dell'ATM devono essere italiani (forse tra un po' solo milanesi... a trovarli)
- Gli stranieri devono accomodarsi in vagoni riservati del metrò.
- Grate alle finestre dei bus per segregare i migranti senza documenti.
- Istituita taglia di 500 euro (ad Adro, provincia di Brescia) ad ogni 'ghisa' che catturerà un 'clandestino'.
- A Voghera divieto di assembramento: non ci si può sedere sulle panchine se si è più di tre.
Ma a Milano, come nel resto dei comuni lombardi guidati dalla destra, si ignora totalmente il vero problema: la mafia! In Lombardia la mafia si è insediata ovunque, le cosche hanno messo radici da decenni e non c'è nessuno che le contrasti, nè le istituzioni, nè i cittadini. Nessuno propone soluzioni in grado di far fronte a questa piaga. No, la preoccupazione maggiore per le istituzioni locali è il kebab. A Quarto Oggiaro, la mafia inserita nel giro dello spaccio di droga fa affari per 800 mila euro al mese (al mese!) e tutto si svolge alla luce del giorno. Nessuno propone decreti legge per questo, anzi, si procede chiudendo gli occhi anche in merito alle infiltrazioni mafiose nel mega-affare dell'expo. Neppure la presenza della mafia nello sciagurato progetto TAV è riuscita a far indignare le istituzioni e i cittadini. L'importante è che non si vedano migranti in giro, tutto il resto va bene. Al sindaco di sinistra Maurizio Carbonera, la mafia ha bruciato l'automobile per ben tre volte. Chi se ne frega? L'importante è non sentir parlare 'lingue strane'.
Durante il governo Prodi, Francesco Forgione (commissione antimafia) aveva individuato le famiglie mafiose presenti in Lombardia:
De Stefano, Morabito-Bruzzaniti-Palamara, Farao-Marincola, Sergi, Mancuso, Iamonte, Falzea, Arena, Mazzafferro, Facchineri, Bellocco, Mammoliti, Imerti-Condello-Fontana, Paviglianiti, Piromalli, Ursini-Macrì, Papalia-Barbaro, Trovato, Latella, Versace, Morabito-Mollica.
Oggi cosa fa la commissione antimafia? Individua le famiglie dei vucumprà?

Articolo ispirato da terrelibere.org




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Dalla Germania di fine '800 alla Lega Nord

Alla fine dell'Ottocento, tutti i Paesi europei stavano chiudendosi in pericolosi nazionalismi, anche la Germania, la quale aveva addotto ragioni di unità nazionale. Le popolazioni dell'antica confederazione germanica, prima ancora di pensare a un proprio territorio nazionale, erano alla ricerca di radici comuni in cui potersi riconoscere. E' logico: una Nazione si riconosce anzitutto in una lingua. La Germania nutrì allora un forte gusto per la ricerca storica, etnologica, antropologica e linguistica della propria evoluzione filogenetica, ritrovando nel medioevo gotico l'èra ideale dalla quale tirar fuori le proprie radici.
Gli intellettuali tedeschi ebbero un gran da fare per propagandare le 'nuove' conoscenze e per portarle sin dentro la coscienza della gente. Si trattò di una vasta operazione moralizzatrice e pedagogica. Nessuno poteva evitare la propaganda, innestata a colpi di 'piacevoli mode del momento' e diffusa attraverso tutti i media dell'epoca. In architettura si diede il via alle costruzioni in stile neogotico. In pittura, Friedrich propose visioni romantiche dove non era difficile trovare ruderi di antiche cattedrali nordiche, gotiche appunto. In letteratura venne la moda dei racconti popolari, storici, di fantasia e delle fiabe dei fratelli Grimm, ricchi di quelle antiche usanze locali che nell'impero romano sarebbero state definite 'barbare usanze'. Anche in teatro la propaganda nazionalista era fortemente divulgata, si riscoprì la maschera di Hanswurst (Gianni Salsiccia), non propriamente medievale (XVI sec.), ma tipicamente nordica. Richard Wagner, attraverso la sua 'opera d'arte totale' (Gesamtkunstwerk), ripropose in musica e in versi le saghe legate al ciclo dei cavalieri della Tavola Rotonda e della mitologia nordica, propagandando anche il Reno, come fiume sacro dei popoli nordici. Insomma, un apparato davvero imponente di persuasione e di catechizzazione del futuro popolo tedesco, unito anzitutto linguisticamente e moralmente.
Nel 1871 la Germania fu dichiarata Nazione, ma la propaganda non cessò, anzi proseguì fino allo scoppio della Prima Guerra: un'atrocità inevitabile, viste tutte le premesse fatte di nazionalismi crescenti, di difesa del territorio e del popolo, rivendicazione di tradizioni, di lingue e di sicurezza (con conseguenti odii e razzismi), manie di grandezza nazionale e di espansione territoriale. Anche Hitler si servì del ripescaggio delle antiche tradizioni, al fine di fortificare l'idea assurda della purezza della razza ariana. Mussolini non fu da meno, con le riproposizioni dei miti classici, gli stilemi dell'impero romano e le eroiche gesta dei cesari.
Come si nota, tutto sta nell'abituare il popolo ad una certa condotta attraverso l'innesto di conoscenze mirate. La conoscenza delle cose, infatti, porta ad agire di conseguenza. Se un popolo viene indottrinato in senso razzista, allora quel popolo sarà razzista. Perciò è meglio conoscere quante più cose possibile, magari attingendo da fonti diverse.
Oggi, la propaganda politica utilizza la potentissima televisione (unica fonte di conoscenza per la maggior parte delle persone). Per raggiungere un risultato politico, occorre creare l'humus cognitivo ove far sguazzare il popolo e farlo agire di conseguenza, portandolo naturalmente all'accettazione di quel bisogno politico. Se ad esempio al governo servono leggi razziste, bisogna creare le condizioni necessarie perché queste vengano accettate e richieste dal popolo, anche attraverso la menzogna, ad esempio facendo credere che la Nazione sia in pericolo da qualcosa o da qualcuno, che il popolo necessiti di più sicurezza, che una certa etnia possa nuocere al popolo, ecc. Le tecniche di persuasione televisiva sono utilizzate attraverso una retorica populista che fa molta presa sui deboli cervelli e sulle coscienze più malleabili.
La Lega Nord adotta queste tecniche, fa presa sulla gente perché usa l'espediente della creazione di un bisogno, che in realtà non è tale. Attraverso la propaganda televisiva del governo, la gente crede che sia davvero necessaria un'Italia divisa e razzista. A colpi di demagogia, la gente è condotta a credere che la 'padania' sia una regione avulsa dall'Italia, anche se compresa nel territorio nazionale. Se la tv continua a ripetere che esiste un problema di sicurezza, di razze e di religioni, vuol dire che la tv sta creando un falso bisogno di sicurezza e sta formando una coscienza razzista di cui l'Italia non ha proprio bisogno. Il Vaticano, dal canto suo, appoggia colpevolmente questo tipo di propaganda e, tacendo sulle politiche discriminatorie, si rende complice del governo e lascia che i fedeli accettino supinamente queste leggi criminali.
La propaganda è molto pericolosa perché è sempre subdola e riesce a far percepire come 'normali' le cose più assurde e nefaste. Oggi ci stupiamo nel vedere come interi popoli abbiano seguito ciecamente dittatori come Hitler, accettando idee e comportamenti deplorevoli. Ma quei popoli erano stati ben indottrinati, a tal punto che ritenevano normali quelle ideologie. Così oggi sembra normale ascoltare le ideologie razziste della Lega o certi proclami indecenti del governo. Allora vi chiediamo: se nell'Ottocento vi era un preciso disegno (bisogno) dietro la propaganda nazionalistica, non pensate che debba essercene uno anche oggi, dietro quella televisiva? Provate a chiedervi quale sia questo disegno (bisogno) e se ne avvertiate davvero la necessità.

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lunedì 5 aprile 2010

3:32

* Perché a fronte di un'elevata probabilità di evento sismico distruttivo nel territorio aquilano i cittadini sono stati rassicurati che nulla sarebbe accaduto?

* Perché a tutt'oggi non esiste un piano di evacuazione della città?

* Perché la notte del 5 aprile erano in servizio soltanto 15 vigili del fuoco?

* Perché non è stata preallertata la macchina dei soccorsi locale?

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domenica 4 aprile 2010

Come controllare il traffico aereo, quindi gli aerei chimici

Quella spruzzata di petali di ginestra sulla mappa è invece la concentrazione del traffico aereo sul nostro continente. Se vi sembra una concentrazione esagerata, vi informiamo che si tratta addirittura della metà di quella che realmente passa sopra le nostre teste. Infatti, gli aerei segnalati dalla mappa sono 'soltanto' quelli che possiedono a bordo un trasponder acceso di tipo ADS-B.
Un nostro amico lettore ci ha segnalato un servizio online di rilevazione del traffico aereo in 'presa diretta' (ogni 20 secondi gli aerei si spostano in base alla loro rotta). Ringraziamo perciò Dario che, in questo modo, ci dà anche la possibilità di fornirvi alcune indicazioni preziose circa la rilevazione dei tanker che rilasciano scie chimiche in tutto il mondo. Sarebbe meglio dire la NON rilevazione. Certo, perché in questa mappa i tanker venefici non si vedono mai, eppure... se guardo al cielo... in questo momento ci sono almeno quattro aerei con tanto di scia bianca, ma su questa mappa non si vedono. Come mai? Forse perché la mappa registra solo gli aerei che hanno a bordo il trasponder ADS-B? Non ci convince. Se la matematica non è un'opinione e dato che alcuni sostengono che i tanker sono in realtà voli normali di linea, ci dovrebbe essere almeno una parte di quei tanker visibile, cioè quelli con a bordo il trasponder. Niente da fare, non v'è traccia alcuna di tanker. Cosa dobbiamo evincere da ciò? Semplice: esistono aeromobili militari camuffati da aerei civili, che viaggiano col trasponder spento e che rilasciano scie chimiche (chemtrails).
Questo servizio online è perciò un ulteriore strumento per affermare (ancora una volta) che le 'innocue' scie di condensa sono in realtà chemtrails cariche di metalli pesanti e polimeri. Ora provate anche voi, affacciatevi alla finestra: se ci sono aerei che rilasciano una scia dovrebbero vedersi nella mappa. Se non le vedete, può darsi che in cielo abbiate visto normali aerei senza quel tipo di trasponder, ma può anche darsi che siano tanker. Allora, per essere più sicuri, usate un metodo più scientifico: osservate per più giorni questi voli sopra la vostra testa e controllatene ogni volta l'esistenza su questo radar online.
Comunque, quando parliamo di 'ulteriore strumento', vuol dire che ormai molti segreti sono venuti a galla in merito alle scie chimiche e questo grazie ad abili ricercatori, i quali possiedono -tra l'altro- vari sistemi di rilevazione. Il fenomeno è ormai globale e sono ormai moltissime le persone che seguono direttamente questo problema ma, come si sa, i poteri forti tendono sempre a negare l'evidenza, soprattutto se questa nuoce all'umanità e se i responsabili di questi crimini sono proprio loro. Poteri forti che si avvalgono anche di numerosi disinformatori, pronti a denigrare e a screditare chiunque parli di questo problema.

Na ha parlato anche: La scienza marcia

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sabato 3 aprile 2010

La 'Saeta': testimonianze pagane nella Pasqua cristiana

Anche la Pasqua è una festività che il cristianesimo ha rubato al paganesimo. Duemila anni di Storia hanno poi contribuito all'oblio e all'innesto del nuovo dogma.
Presso i popoli pagani (pagano non è una parolaccia), da dicembre ad aprile si svolgevano feste rituali per preparare i campi e propiziare la fertilità della terra. Il 25 dicembre era la festa del Sol Invictus ed i riti erano legati alla rinascita del dio Sole, quando le giornate cominciano ad allungarsi e le popolazioni si apprestavano a salutare il risveglio della terra e a prepararla per la semina. La nostra Pasqua coincide con le antiche feste pagane di primavera, quando dalla terra comincia a nascere il germoglio, fonte di sostentamento per tutta la comunità. Il cristianesimo, appropriandosi di queste feste, cambiò le immagini e le liturgie, la Madre Terra diventò Madonna, il vino di Diòniso diventò sangue di Cristo, la croce assunse un altro significato e così via.
Tra i rituali pagani collegati alla 'rigenerazione', c'erano molti canti e azioni teatrali, danze, musiche e processioni, simbologie di ringraziamento e di esorcismo affinché il germoglio potesse crescere e resistere fino alla sua raccolta (altro momento sacro).
Cosa rimane ancora di quegli antichissimi rituali? A ben vedere più di quanto si possa credere. Forando l'involucro di apparenza cristiana, la struttura dei riti è ancora pagana. Spogliare queste festività degli orpelli cristiani, vuol dire andare a trovare le vere radici della nostra antica civiltà. Così succede che a Siviglia, ad esempio, la Sacra Rappresentazione della via crucis che si svolge in strada è accompagnata da canti spontanei di un singolo che emerge, con la sua voce, dal caos della processione. In quel momento, la liturgia vuole che tutti si fermino e ascoltino in silenzio questo canto appassionato. Si tratta della 'Saeta', un canto improvvisato e molto accorato, dove il cantante esprime il proprio ringraziamento che, seppur personalissimo, è condiviso da tutti: siamo di fronte a un atto fortemente catartico e teatrale. Il canto è rivolto direttamente a Cristo o alla Madonna, ma anticamente questo ringraziamento era diretto ai simboli divini della rigenerazione e della rinascita. Chi canta una 'Saeta' sta realmente parlando alla divinità, è assolutamente immedesimato nella parte, è in contatto diretto col divino.
Se ascoltiamo una di queste 'Saetas', è facile riscontrare una fortissima influenza arabica, dovuta alla lunghissima permanenza dell'islam in quella terra. Ma non v'era soltanto l'islam, infatti anche la 'Saeta' testimonia il perfetto sincretismo tra le quattro religioni presenti nell'antica penisola iberica: paganesimo, ebraismo, islamismo e cattolicesimo. Questa cultura popolare è preziosa e assolutamente da preservare. Scegliamo per voi due esempi di 'Saeta', uno femminile e uno maschile, quest'ultimo particolarmente emozionante (a nostro giudizio).




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venerdì 2 aprile 2010

Brevetto sul genoma umano: scongiurato il pericolo

Qualcuno voleva applicare il copyright al DNA, cioè brevettare il genoma umano. Fortunatamente, una sentenza della Corte federale di New York ha detto no, accogliendo la causa intentata dall'American Civil Liberties Union. Chi voleva impossessarsi del DNA sono due soggetti: Myriad Genetics e l'Ufficio Brevetti americano, i quali erano già riusciti a brevettare le attività di ricerca correlate ai geni BRCA1 e BRCA2.
Perché si chiedono brevetti di questo genere? Lo scopo di questi brevetti è sostanzialmente quello di fare grossi affari attraverso l'industria genetica, quindi impossessarsi dei diritti sulla ricerca che, in questo modo, sarebbe veicolata su settori specifici voluti dalle industrie farmaceutiche, più che da un bisogno reale di cure. L'esempio è recente: il vaccino contro il virus H1N1 ha creato più danni che benefici, ma le industrie farmaceutiche hanno fatto grandi affari sulla pelle dei cittadini, complici i media.
Ma al di là del lato economico e industriale, è stupefacente constatare come si possa giocare tranquillamente con l'essere umano. Chissà cosa succede davvero nei laboratori dei genetisti, dietro a quelle solite provette che ci fanno vedere in tv, le stesse immagini riciclate (ormai conosciamo tutti il contagocce multiplo, ma niente di più), nessuno riesce a scalfire quel muro di omertà, nessuna tv fa un servizio approfondito. Il mondo della medicina, come quello militare, sembra essere top secret.
Dal punto di vista etico, va da sè che l'idea di essere posseduti economicamente (e non solo) da qualche azienda è quantomeno abominevole. Dagli schiavi negri delle piantagioni di cotone, potremmo giungere a una schiavitù più subdola, ma non meno oppressiva, legata alla proprietà privata del codice genetico, cioè dell'identità umana. Siamo carne da macello.

L'articolo giunto via mail da un nostro lettore (Dario Lesca).


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