venerdì 29 aprile 2011

Matrimoni e propaganda di Stato

Intanto copio il messaggio che ho lasciato su facebook:
Oggi si sono sposati Giorgio e Maria, lui operaio in cassa integrazione, lei da poco disoccupata. Vivono in affitto in zona periferica. Il ricevimento si è tenuto al ristorante 'da Giovanna', dove è stato consumanto un sobrio buffet offerto dai genitori. Sevizio fotografico 'polaroid usa e getta'. Il viaggio di nozze per quest'anno salta. Onore a Giorgio e Maria.
Dopodiché lascio anche il commento:
Veniamo allenati alla gerarchia di Stato (che è ovunque) sin da quando ci raccontano le favole dove ci sono principi azzurri, re e regine, signori ricchi... La propaganda di Stato è continua. Esiste qualcos'altro della gerarchia. E quel qualcos'altro non è proprio male, perciò ve lo nascondono o lo denigrano.

E dulcis infundo questa foto-messaggio (foto di Luciano Sanna)


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mercoledì 27 aprile 2011

Il fascismo trova il suo naturale sfogo nella guerra

La Russa gode come un riccio, solo che a morire non ci manda suo figlio. Per Berlusconi la guerra è solo un'altra occasione per fare soldi in modo losco. Ai leghisti piacerebbe proprio imbracciare finalmente i fucili e sparare su qualche essere umano, ma si parla di aerei, non li sanno pilotare, e comunque non è detto che il leghisti non possano essere usati come kamikaze o come lustra mostrine (sempre popolo è, carne da cannone, feccia da sfruttare). Fini, come gli altri, non si farebbe mai ammazzare per la patria (mica è scemo), ma predica bene, ha già pronto in tasca lo slogan 'armiamoci e partite' e la retorica populista sulla bandiera, sulla patria, sull'unità nazionale, e bla bla. E per tutti questi opacissimi figuri, la guerra è da sempre la migliore espressione dell'essere umano, là dove la Natura elargisce all'uomo il meglio di sé. La donna in cucina, svelta!
Ma là dove si supera l'apogeo della fantasia orrorifica, là dove persino gli arcobaleni sbiadiscono per l'ammirazione, appare lui, sua eccellenza, nel suo anello di nuvole rococò (manco barocche), supremo spirito di garanzia di stanza al colle.

Nel salone degli onori.
Oh signori galanti e dame incipriate, quanto splendore in quell'articolo 11, quanta commozione! Ma voi credete, signore e signori, che l'insulso popolicchio del cacchio si accorga di quella preposizione articolata nel testo? Pensate davvero che i sudici scarafaggi lavoranti si avvedano dell'inganno celato soprattutto dopo le prime 22 parole? Suvvia, nobil consesso, non sarà certamente questo il momento delle sopravvalutazioni. Quando un popolo è coglione lo è sempre, che arrivi da destra o da sinistra. Ma guardateli bene, osservate da queste arditissime vette come si scuotono, or sembra che s'àlterino, laggiù addirittura protestano, ma son soffi di nulla, babbei immondi! Guardateli bene e non temete, ché se oggi fan finta d'inquietarsi, domani saranno docili come agnelli, pronti sempre a difenderci e ad osannar la nostra costituzione.

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martedì 26 aprile 2011

Caro Caparezza, lo Stato sono proprio loro!

Stavo ascoltando credo l'ultimo successo di Caparezza dal titolo 'Non siete Stato voi' e non ho potuto far altro che soffermarmi col pensiero a quanto dirò adesso. Caparezza sbaglia, inconsapevolmente (o consapevolmente?). Se oggi ci troviamo nelle condizioni sociopolitiche denunciate nella canzone, è perchè lo Stato è proprio questo. So che occorre fare un piccolo sforzo per capire, o meglio, per accettare la verità, ma vi esorto a compiere questo sforzo. Pensateci. Fin dalla nostra nascita ci hanno insegnato che certe parole sono belle, proprio come la parola 'Stato', ci hanno insegnato che quelle certe parole racchiudono concetti di libertà, di eguaglianza, di garanzie e diritti per tutti... E noi cresciamo con la convinzione che lo Stato sia una sorta di mamma che ci protegge, non sappiamo pensare a un'esistenza senza lo Stato che, nel corso di tre millenni, è diventato persino una religione.
Ma se andiamo a vedere l'ossatura dello Stato, se ne sveliamo la vera faccia voltando le carte in tavola, alla fine capiremo che tutto quello che caparezza denuncia è causato proprio dallo Stato, qualunque sia la sua gestione, qualunque sia il governo in carica.
E' lo Stato che permette ai delinquenti di governare, ed è normale, è sempre Stato così. Il fatto che adesso ci si indigna per un Berlusconi, non vuole assolutamente dire che con un'altra persona al potere scompaiano disuguaglianze e oppressioni. Il fatto è che con Berlusconi le aberrazioni dello Stato sono tutte svelate, mentre con gli altri governi le stesse aberrazioni vengono tenute nascoste. Quante ingiustizie si sono compiute ai danni dei cittadini da che Stato è Stato?
Lo Stato è un organismo autoritario a struttura gerarchica che, proprio per questo, non può garantire giustizia uguale per tutti. Sarebbe un controsenso. Finché esiste una piramide di poteri che gestisce la politica e la legge, i cittadini saranno sempre posti in basso, costretti a subire e a pagare, imprigionati nei doveri (spacciati persino per diritti). Lo dice la Storia, lo dicono le continue rivolte dei popoli. Uno Stato non potrà mai essere solidale e giusto, democratico nel vero senso della parola, non potrà mai consegnare il potere al popolo, semmai glielo fa credere, e molti ci credono ciecamente perché, come dicevo prima, lo Stato è diventato una religione, un dogma, difficile pensarne male. Ma da questo blog vi esortiamo a guardare meglio le fattezze di questo dio. Come credete che si possa garantire la vita di questo dio-Stato, se non attraverso l'inganno e lo sfruttamento continuo del popolo? Chi è che da sempre paga tutto col sudore e con mille sacrifici? E chi è che da sempre beneficia di questi sacrifici per ottenere ogni privilegio? Un sistema politico basato sulla struttura statale ha in nuce un'aberrante idea di disuguaglianza, è intrinseco, direi logico.
Perciò è proprio questo lo Stato, dove chi regna può fare e disfare le leggi, può opprimere, può dividere il popolo, può rendersi immune, può ordinare e controllare tutti (deve farlo), può schedare e punire... E' sempre Stato così, solo che con Berlusconi queste facoltà non vengono attuate sottobanco, tutto è svolto alla luce del sole, e questo è pericoloso anche perché può far credere che gli altri governi siano formati da stinchi di santo. Errore. Lo Stato è questo, e lo è da 3000 anni. Prima non era così.
Democrazia, costituzione, repubblica, Stato di diritto... sono tutte parole usate come propaganda per nascondere la vera faccia autoritaria dello Stato, sono le belle parole che servono a vendere fumo, sono le belle parole della dottrina dello Stato, quelle che ci insegnano a scuola, quelle che si devono rispettare, quelle a cui si deve credere ciecamente. Credere e obbedire, il dogma fascista è da sempre anche quello dello Stato. Uno Stato che si rispetti non può che aspirare alla concretizzazione del fascismo, perché ogni struttura gerarchica è fascista. Non scordiamoci che gli Stati sono nati dalla cultura guerresca e militare dei kurgan, e che la locuzione romana 'divide et impera' è una regola fondamentale di ogni Stato: il popolo che viene posto alla base della piramide non deve essere unito, ma deve essere diviso, perché la gente deve trovare mille motivi per litigare e farsi la guerra, altrimenti è difficile governare e il popolo potrebbe salire fino alla cima della piramide e distruggere tutto il sistema (rivoluzione).
Ecco, se posso chiosare con un riferimento all'ideale di uguaglianza e di libertà (vera), posso dire che un anarchico si caratterizza anche per la sua capacità di osservare le cose dall'altro punto di vista, quello che viene tenuto nascosto dal sistema-Stato. Ecco perché gli anarchici sono perseguitati e criminalizzati. Essi combattono lo Stato perché hanno visto, hanno capito, non hanno badato alla dottrina. Essi fanno vedere, fanno capire a chi ha il coraggio di voler capire, a chi ha il coraggio di allontanarsi dagli stereotipi dottrinali, mentali. Essi indicano la soluzione, l'altra soluzione. Errico Malatesta diceva 'né dittatura, né democrazia, ma anarchia'. Andiamo avanti, resistenti sempre.

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lunedì 25 aprile 2011

Fino a che punto la costituzione è democratica?

Quante volte abbiamo sentito dire che l'Italia sta perdendo la sua democrazia, che c'è una deriva fascista, che non esiste più lo Stato di diritto, che le libertà fondamentali sono quasi sparite, ecc. Tante volte, vero? Va bene, non stiamo adesso a discutere sul falso concetto di democrazia, sul fascismo che in realà non è mai morto, sullo Stato di diritto che è -quello sì- utopia mai realizzata... No, adesso vogliamo concentrarci su una semplice questione, facendo finta di credere -come voi- nella parola democrazia e a tutto quello che vi viene propinato. Insomma, adesso facciamo finta di essere degli elettori come voi che, in un attimo di intima riflessione, hanno fatto il seguente pensiero.
Dato che è in atto un'evidente perdita di democrazia, dovremmo quantomeno chiederci una cosa: fino a che punto la tanto amata costituzione può permettere l'avanzamento del fascismo? No, bisogna chiedercelo davvero, seriamente! Bisogna che noi lo chiediamo ai nostri segretari di partito. Se un presidente della repubblica è -come ci dicono- garante della costituzione, bisognerà pure che ci dicano fino a che punto è garante! O no? Se l'Italia sta scivolando -e da tempo- nell'autoritarismo, nel razzismo, nel fascismo, per colpa di leggi abrogate da chi dovrebbe tutelare la costituzione 'repubblicana e democratica', noi avremo pure il diritto di chiedere quanto segue:
vogliate scusarci, cari deputati e senatori, cari presidenti, esimi segretari, sono centinaia di anni che diamo credito alle vostre parole e chiudiamo gli occhi sui vostri privilegi, e nonostante non sia mai cambiato niente, ancora oggi voi parlate di costituzione, di democrazia, di repubblica... Ma fino a che punto la democrazia di cui parlate ci sarà garantita? Dateci un punto di riferimento preciso oltre il quale poter dire che la costituzione è solo carta straccia. Diteci fin dove ci è possibile affermare che viviamo in uno Stato di diritto, perché, a questo punto, la costituzione e i suoi articoli non sono per niente chiari. Insomma, quanti articoli della costituzione potranno essere fatti fuori per poter dire ancora di vivere in un Paese democratico? Almeno questo diritto ce lo avremo, o manco quello?
Per chi non ha colto il sottotesto, può cliccare qui.

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Resistenza: noi non abbiamo mai abbassato la guardia

Per quanto riguarda gli anarchici la resistenza non è mai finita. E se nella storia italiana del Novecento la nostra resistenza è cominciata già all'indomani della salita al potere di Mussolini e si è protratta con onore e tenacia durante tutto il ventennio fascista, la disfatta del regime del duce e la conseguente proclamazione della repubblica non sono state in alcun modo motivo di festa. Non abbiamo mai abbassato la guardia, consapevoli del fatto che il fascismo non era affatto sconfitto, ma si era solo trasformato. Oggi tutti osservano le nostre ragioni e il disastro compiuto dall'autorità democratico-repubblicana.

Se il popolo avesse dato ascolto a Malatesta...

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sabato 23 aprile 2011

Fabrizio De Andrè, tra significante e significato

De Andrè anarchico. Di strano non ci sarebbe proprio nulla se non fosse per il fatto che le sue canzoni, generalmente, non vengono decodificate secondo la chiave originaria, quella anarchica appunto. Allora succede che quelle canzoni, quelle poesie, tu puoi intenderle secondo un'accezione comune, leggendo le increspature della loro superficie (più o meno spessa), oppure puoi superare la scorza del significante, oltrepassare la membrana (molte volte metaforica) e capirne il senso più profondo, il vero significato. In quest'ultimo caso, però, è necessaria una conoscenza e una coscienza anarchiche, bisogna possedere gli strumenti propri. Non si potranno mai capire fino in fondo molte canzoni di Faber se dell'anarchia si conosce soltanto quella serie ridicola (passatecelo) di pregiudizi preconfezionati e totalmente falsi. Il meraviglioso mondo anarchico di De Andrè non è poi così nascosto se si conosce davvero l'anarchia, i suoi principi, le sue motivazioni.
Gli elementi significanti che costituiscono il 'concreto evidente' dei testi di De Andrè rispondono certamente anche a un'esigenza di lettura più superficiale, ma non sempre questa lettura è appagante. Ad esempio, di fronte alle parole del testo 'Amico fragile', quando ci si imbatte nel frammento che dice 'potevo barattare la mia chitarra e il suo elmo con una scatola di legno che dicesse perderemo', sembra di leggere parole senza senso, alle quali tutt'al più si potrebbe dare una spiegazione ioneschiana, intesa nel senso della distruzione del lessico borghese e stereotipato), invece la decodifica che passa attraverso il filtro della coscienza anarchica ci indica una precisissima interpretazione, un unico significato possibile.
La poetica di De andrè non contempla, generalmente, messaggi passanti attraverso il simbolo (nel senso più puro del termine), sarebbe un errore crederlo. Semmai si potrebbe parlare di linguaggio metafisico simile a quello di Montale ('... qualche Rom si è fermato, italiano, come un rame a imbrunire su un muro'). E' comprensibile, però, che la non conoscenza dei principi anarchici possa portare a considerare gli elementi significanti come simboli. E' gioco forza. Ma è un gioco scorretto.
Tra le canzoni di De Andrè ve ne sono alcune dove il significato viene distribuito interamente in ognuna delle strofe, originando così una ridondanza del messaggio che si esplica in vari modi ed esempi, strofa dopo strofa (es. 'Via della povertà'). In altre canzoni, invece, il significato emerge soltanto dopo aver preso in considerazione l'analisi di tutto il testo, come ad esempio in 'Amore che vieni, amore che vai'. Riguardo a questa canzone, l'ascoltatore sprovvisto di conoscenza anarchica penserà immediatamente che si tratti di una canzone che parla di amore. Logico, la parola amore è anche nel titolo. Ma questa è la lettura più superficiale. In questo caso la canzone si comporta esattamente come quei quadri dove il vero significato va oltre il titolo. 'Amore che vieni, amore che vai' è una metafora. La canzone parla del legame disgraziato e caduco che si instaura tra i cittadini e i governi da essi stessi scelti, quindi amati. Pensando a De Andrè anarchico, questa canzone è a mio giudizio una tra le sue più esplicative. Il rapporto amoroso tra il cittadino e il suo governo risulta perennemente fallimentare, esattamente come avviene nella realtà, poiché i governi deludono sempre, uno dietro l'altro. Ma il cittadino vuole ogni volta ritornare ad illudersi. E' un continuo andirivieni di tentativi. Governi trovati e perduti, prima amati e dopo odiati. 'Venuto dal sole o da spiagge dorate, perduto in novembre o col vento d'estate, io t'ho amato sempre, non t'ho amato mai, amore che vieni, amore che vai'. Straordinariamente esplicativa la seconda strofa, dove il riferimento è al colore politico, cioè ai vari partiti che seducono l'elettore usando sempre 'le stesse parole d'amore', ma che puntualmente, questione di tempo ('fra un mese o fra un anno'), vengono scordate e disattese. Buon ascolto.



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giovedì 21 aprile 2011

'Habemus Papam' di Moretti? Solo propaganda clericale

Riguardo al nuovo film di Nanni Moretti, 'Habemus Papam', riteniamo che sia un grande favore che il regista abbia fatto al Vaticano e alla chiesa cattolica tutta. Lo diciamo a ragion veduta e non a film veduto. Anzitutto c'è da chiedersi come mai un film che riceve i contributi pubblici (nonostante i tagli in atto) da un governo sedicente filocattolico, sia ritenuto quasi blasfemo. Ma analizziamo bene qualche elemento:

Il sottotesto.
Bastano i pochi frames del trailers per capire il messaggio del sottotesto (il sottotesto va sempre al di là delle immagini). Si vuole mostrare un papa fragile, prigioniero delle emozioni e delle debolezze. Ma signori, questo vuol dire che Moretti vuole restituirci l'immagine di un papa umano, quindi più vicino alla gente comune. Tutto ciò che spera e vuole la chiesa cattolica. Già nel XIII - XIV secolo la pittura fiorentina si poneva come scopo l'umanizzazione dei santi e di Gesù (Cavallini, Cimabue, Giotto), contro l'austerità e l'inumana soavità delle figurazioni senesi, dove neanche durante un martirio il santo appare sofferente. La pittura fiorentina del '300 ci ha mostrato Cristi piegati dalla sofferenza e santi in lacrime. Siamo di fronte a una strategia comunicativa potente e di alta propaganda clericale.

La pubblicità televisiva.

Come non fare caso al fatto che il film sia passato in molti programmi tv? Chi può ancora credere che una tale promozione televisiva sia dovuta senza che non vi sia stato un avallo governativo? Quindi, oltre ai fondi pubblici elargiti dal governo, quest'ultimo ha dato l'ok anche per la promozione televisiva. E sappiamo bene che se il film fosse stato davvero 'blasfemo', in tv non si sarebbe visto neanche un solo frame. Se per Pasolini la censura è stata un atto dovuto da parte di chiesa e governi, con Moretti di censura non se ne vede proprio.

La voce dell'Avvenire.

Anche le supposte critiche al film apparse sul giornale dei vescovi sono state un'abile azione di propaganda. Un vaticanista che dice di non andare a vedere quel film, spinge la gente al cinema come non mai, come api nell'alveare, attratte da una curiosità sfrenata. E la risposta di Moretti alla lettera di critica ('prima andate a vedere il film') sembra davvero una delle battute di un copione ben articolato e congegnato. E lo è.
A noi non interessa sapere se Moretti è un bravo regista, non mettiamo in discussione il piano professionale del regista. Quello che vogliamo denunciare è l'ipocrisia, l'abuso di credulità popolare nel far credere alla gente che sia un film sconveniente e scomodo, al fine di ottenere l'effetto curiosità e fare subdolamente più cassa. Moretti aveva davvero bisogno di tutta questa orchestrazione? Sì? E allora di cosa avrebbero bisogno i mille registi sconosciuti e autonomi per farsi conoscere? Esistono bravissimi registi che non avrebbero nulla da invidiare a Moretti, ma per loro non ci sono santi in paradiso. E forse non li cercano neppure per dignità personale e professionale.

PS. Suggeriamo a Moretti e agli altri registi di regime di pensare un film che parli della pedofilia clericale. Quello no, eh?

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Gli italiani non credono più nello sciopero? Ecco i risultati del sondaggio

Il sondaggio si è chiuso. Avevamo domandato se lo sciopero fosse ancora efficace. La maggior parte di voi ha risposto di no. Semmai, da quanto si evince dal risultato, lo sciopero generale può essere efficace soltanto se si protrae per più giorni consecutivi. Insomma, come si faceva negli anni '70.
Su 195 partecipanti al sondaggio, ben 96 credono nelle azioni più incisive. E questa è stata la risposta più cliccata.
Alleghiamo l'immagine dei risultati, dove si vede come su 195 partecipanti, soltanto 5 di loro credono che lo sciopero di un solo giorno sia utile, ancorché generale. I sindacati, con i loro scioperelli tattici di poche ore, sono avvisati.

Trascriviamo i risultati a beneficio delle persone cieche che possono avvalersi dello strumento di lettura automatica, posto in cima agli articoli:

Domanda: oggi lo sciopero è davvero efficace?
- sì, sempre, 5%
- no, è uno sfogatoio, 14%
- sì, se generale, 2%
- sì, se generale e di più giorni, 27%
no, servono azioni più incisive, 49%

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mercoledì 20 aprile 2011

Talk-show: una sola vetrina, un solo prodotto

La solita caterva di menzogne, ieri sera, a Ballarò. Una Gelmini impazzita e sparafrottole a raffica. Ma chi può ancora crederle? E soprattutto è mai possibile che si debba ancora concedere spazi televisivi a gentaglia ipocrita e criminale come quella? Alla fine, anche ai bambini viene la certezza di trovarsi di fronte a una tv di regime, qualunque sia il canale 'scelto'.
Se avete notato, nei talk show politici non soltanto avviene che la par condicio venga disattesa (ieri sera s'è dato molto più spazio al governo), ma i problemi non vengono discussi andando al cuore degli stessi, ci si gira intorno, si glissa, il presentatore abbozza, lascia correre.
Al di là di questo, facciamo anche notare come tutto (ma proprio tutto) giri in ogni caso sulle questioni di palazzo. Direte: che c'è di strano? Di strano c'è che si discute sempre e soltanto di un argomento: la politica ufficiale. Invece ci sarebbe da discutere di ben altro, ad esempio di ciò che esiste al di fuori dell'ufficialità, al di là di quella politica. Perché, esiste un'altra politica? Se vi state ponendo questa domanda, allora è la prova provata di quanto detto fin qui: siamo prigionieri di un discorso a senso unico, comunque lo si tratti in tv. Ed è tutto voluto. Forse è bene andare ad ammirare le vetrine del marciapiede opposto.

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sabato 16 aprile 2011

Attenzione a quelle parole di Berlusconi: docenti 'a tutto scherno'

E' la seconda volta che Silvio Berlusconi attacca i docenti della scuola pubblica, appellandoli 'comunisti' o 'di sinistra'. Già questo dovrebbe indurre al sospetto, ma dovrebbe anche smuovere la naturale domanda: 'dove vuole arrivare Berlusconi'? I disastri compiuti dal governo (ma anche dagli altri governi) alla scuola pubblica non sono finiti. La scuola è un settore chiave per la gestione delle dittature e per il controllo delle coscienze, ben lo sapeva Calamandrei, ma lo sanno anche tutti coloro che usano un minimo di raziocinio. Sono quindi i docenti il bersaglio di questo settore chiave, coloro che possono ancora riuscire a fornire ai ragazzi strumenti di analisi, di sintesi, di critica, di progresso anche umano.
Allora attenzione alle parole di Berlusconi. Lo diciamo a ragion veduta e per esperienza storica. Le affermazioni del premier non cadono mai nel vuoto, soprattutto perché la tv ne amplifica la potenza e il peso. Per la seconda volta Berlusconi punta il dito sui docenti, è un bersaglio preciso che la tv porta in primissimo piano, a tutto schermo (o scherno). Vediamone i motivi.
Anzitutto Berlusconi vuole portare allo scontro frontale docenti e famiglie, quindi vuole creare una divisione nel popolo (un'altra), in modo tale da spaccare l'unità delle coscienze. In pratica, esattamente come fa la pubblcità, Berlusconi sta creando un falso bisogno, vuol far credere alle famiglie che i figlioli abbiano bisogno di 'insegnanti' che la pensino come i genitori. In realtà il bisogno ce l'ha solo Berlusconi e sappiamo bene che tipo di bisogni egli abbia. Invece ben vengano i docenti capaci di offrire punti di vista differenti, che si allontanano dal pensiero unico (che dilaga per colpa della tv).
Una volta creato il dissidio tra famiglie e docenti, dove le due fazioni in lotta fanno perno sulle uniche due opzioni create ad hoc ('pensiero familiare' vs 'pensiero di sinistra'), il terreno è pronto per il dibattito. I media addestrati proporranno l'argomento: 'possono i docenti insegnare cose diverse da quelle volute dalle famiglie'? Via al televoto. Che squallore, eh? Ma è quello che è già successo, la prassi è già rodata. Che senso avrebbe mandare i figli a scuola se quest'ultima insegnasse le stesse cose che pensano i genitori? Che poi, cosa vorrebbero le famiglie? Le stesse cose che vuole Berlusconi? Cosa vuol dire famiglia? Non esiste un modello culturale unico di famiglia. Berlusconi vuole trasformare una nefasta utopia in realtà. E potrebbe riuscirci con le sue tv. E' solo questione di propaganda. Ma 'il bello' deve ancora arrivare.
L'obiettivo finale è quello di fare una legge che metta con le spalle al muro i docenti. Una legge-ricatto uguale o simile a quella del 1931, quando i docenti dovettero giurare fedeltà al fascismo. All'epoca dei fatti, alcuni docenti rifiutarono l'ignobile diktat, non giurarono fedeltà al fascismo, perciò furono licenziati, ma attraverso la loro eroica ed altissima coscienza civile e morale, salvarono la propria dignità e quella dell'Università.

PS. Ma come cazzo fa un vecchio pedofilo mafioso a parlare in nome delle famiglie? E soprattutto: come cazzo fanno quelle poche famiglie a dargli ancora credito?



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venerdì 15 aprile 2011

E' morto Vittorio Arrigoni. E' stato e sarà sempre un eroe della pace

Il corpo è stato trovato nella notte. Vittorio Arrigoni è stato soffocato prima che scadesse l'ultimatum dei salafiti e prima che Hamas mandasse i suoi uomini per trattare. Ciò è fonte di grande sospetto. Vittorio (Vik Utopia) è l'icona del pacifismo a Gaza, un uomo di cui andare fieri, colui che ha sempre sostenuto la lotta palestinese a difesa di un popolo massacrato da Israele e dalla costellazione di Stati complici, compresa l'Italia.
La Farnesina si era attivata mettendosi in contatto con Israele, mentre il presidente palestinese Abu Mazen aveva lanciato un appello per una liberazione immediata. Ieri gli amici e i bloggers avevano inviato al ministero degli esteri numerosissime mail, ma è stato tutto vano, purtroppo.
Il gruppo estremista islamico salafita è presente a Gaza da pochi anni e si nutrono dubbi circa il ruolo e l'identità di questa setta, così come strano è apparso, fin da subito, il rapimento di Arrigoni, proprio a ridosso della spedizione navale degli aiuti per Gaza (Freedom Flotilla), aiuti umanitari che sono stati sempre ostacolati da Israele (e non solo). Nessun palestinese avrebbe mai fatto del male a Vittorio. C'è chi avanza l'ipotesi -peraltro molto fondata- che la setta dei salafiti sia stata costituita proprio dai servizi segreti israeliani e che tale setta 'lavori' per il governo di Israele. Insomma, una congrega di mercenari istituzionalizzati. Non abbiamo alcuna difficoltà a crederlo.
Vittorio Arrigoni non è stato un attivista qualsiasi, la sua presenza in Medioriente ha avuto un'importanza enorme, sia per l'aiuto offerto ai palestinesi oppressi da Israele, sia per le sue corrispondenze da Gaza, sia per il suo modo-di-essere in quel territorio. Vittorio non portava armi, né divise e mostrine, Vittorio era un vero pacifista, sarà per questo motivo che il TG2 di ieri sera aveva dedicato solo pochissimi secondi alla notizia del rapimento (spendendo invece più tempo per la notizia dell'onda perfetta dei surfisti. Vergogna!). Vittorio non era un militare, non era gerarchizzato, non doveva dire signorsì, non scattava sull'attenti, non concepiva confini, non è mai caduto nella trappola mediatica della paura, era un modello di libertà, di pace e di emancipazione, per questo lottava. Per noi Vittorio è stato e sarà sempre un eroe, una fiaccola accesa. Pace e onore a Vittorio. Vicini alla famiglia. Restiamo umani.



Oggi presidi e manifestazioni in molte città.

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giovedì 14 aprile 2011

Rapito a Gaza Vittorio Arrigoni. Si teme per la sua vita. Scriviamo al ministero

I salafiti (setta ultra radicale islamica) hanno scelto il pacifista-attivista più famoso a Gaza e nel mondo, Vittorio Arrigoni, da molti anni a difesa del popolo palestinese contro l'oppressione israeliana. I salafiti promettono di ucciderlo se entro 30 ore (a partire dalle ore 10 italiane di oggi) Hamas non libererà i salafiti prigionieri. Non rimane molto tempo, scriviamo tutti al ministero degli esteri:
ministero.affariesteri@cert.esteri.it




Ore 20:50, il TG2 spende più tempo a parlare dell'onda perfetta dei surfisti che del rapimento di Vic. Vergogna!

La risposta di Arrigoni rivolta a Saviano (val la pena ascoltarla)

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Avviso ai docenti: rifiutate le prove Invalsi finché avete tempo e modo di farlo!

Nel corso degli ultimi due/tre anni abbiamo scritto talmente tanto sull'Invalsi (o su ciò che gli gira intorno) che ci è sembrato persino opportuno creare un'etichetta specifica per archiviare il materiale. Eh già... in tempi non sospetti ci eravamo addentrati negli oscuri meandri dell'Invalsi per andare a stanare le pericolosissime fiere assatanate di sangue docente. E abbiamo avuto buon intuito, soprattutto in questo post e anche in questo. E vi avevamo messi in guardia.
Quindi eccoci qui, l'Invalsi si è praticamente rivelato un'arma letale nel già cospicuo arsenale militare del MIUR. I docenti sono avvisati anche in questo post e vogliamo ripeterlo ancora una volta e a chiarissime lettere: l'Invalsi serve a valutare i docenti, non gli studenti! E se ancora non riuscite a comprendere la gravità della cosa, a questo punto peggio per voi.
Se invece avete capito qual brutto destino vi stiano preparando (ancora!), potete seguire il consiglio che vi abbiamo dato nel titolo o leggere quanto è pubblicato da Scuola Magazine che, tra le altre cose, vuole ricordare che le prove Invalsi non sono obbligatorie e che già molti istituti scolastici hanno saggiamente rifiutato di somministrarle.

Etichetta: INVALSI

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