venerdì 30 settembre 2011

15 ottobre 2011: non violenza anarchica? Dipende

Aggiornamento
Dato che il sistema statele e mediatico è riuscito nell'intento di criminalizzare gli anarchici e di non divulgare i motivi della protesta, vogliamo dirvi che esiste un comunicato ufficiale da parte degli anarchici del gruppo Malatesta di Ancona in merito agli scontri avvenuti a Roma. Per leggerlo cliccate qui.

Il post
Ecco che giunge finalmente il giorno della mobilitazione internazionale di tutte le voci dissidenti di questo sistema capitalistico che ha finito per succhiare il sangue ai cittadini del mondo per trarne ignobili profitti e privilegi da nababbi. Le cose stanno cambiando e gli Stati stanno barcollando sotto il peso della loro stessa arroganza. Gli indignados di tutto il mondo hanno deciso la data del 15 ottobre 2011 per ribadire sia la loro unione, sia lo slogan 'noi la VOSTRA crisi non la paghiamo'!
Per quanto riguarda l'Italia, sarà Roma la città che ospiterà la protesta, ma probabilmente ci saranno altre città aggregate. La concentrazione romana si prospetta particolarmente efficace dal punto di vista anche emotivo, giacché da tempo si auspicava questo filo ideale tra tutti gli indignati del mondo.
In ogni città del mondo l'anarchia sarà a fianco del popolo (è il popolo), a difesa dei diritti da riconquistare, come sempre de resto, anche giorno 15. La forza vitale degli anarchici si affiancherà alle voci di chi non ha più voce, di chi non l'ha mai avuta, per dare coraggio e dignità ai lavoratori, ai disoccupati, ai precari, ai più deboli, ai migranti, alle minoranze oppresse, a tutta la massa popolare di uomini e donne che a suon di sacrifici, sangue e sudore, regge i troni degli Stati e fa gozzovigliare la classe sempre più agiata. Ma mentre nel resto del mondo NON SI VOGLIONO PIU' PARTITI E GOVERNI, in Italia si dimostra ancora di non essere all'altezza degli indignati di tutto il mondo mondo (vedi perché).
A fronte della presenza degli anarchici, i media di regime -come sempre fanno, subdolamente- stanno già preparando il terreno emotivo dell'opinione pubblica, facendola impaurire con annunci che prefigurano scontri, violenze, danneggiamenti... Allora ci corre l'obbligo di dire che gli anarchici difendono sempre il popolo. Non ci sarà mai alcuna violenza ad indirizzo del popolo (è un principio fondamentale). Gli anarchici non cercano la violenza, sono contro la violenza, ma sono obbligati a servirsene per difendere se stessi e gli altri dall'autorità, dalla superviolenza del sistema. Pertanto, dato che l'abnorme violenza viene utilizzata ogni giorno dallo Stato, metodologicamente e preventivamente, non sappiamo quel che potrà accadere il 15 ottobre, tutto dipende dalle forze di polizia, dalle azioni dei loro infiltrati, dal comportamento aggressivo dei 'servizi d'ordine' dei vari partiti (di destra e di sinistra) e da tutti quelli che costringono alla reazione. (Poi la tv -fabbrica di menzogne- darà la colpa agli anarchici, come sempre, ma questa scusa ormai è vecchia e non regge più, dovranno inventare qualcos'altro).
Quando un mostro attacca, non ci si può difendere con i palloncini colorati. Quando si ha una catena al collo, non la si può aprire con lo stuzzicadenti. Quando uno schiavo si ribella, vuol trovare libertà per sé e per gli altri.

Indignati? No, incazzati (da 'Umanità Nova')
Munirsi di videocamere. Documentare ogni violenza di Stato, degli sbirri infiltrati, dei servizi d'ordine dei partiti. Chi avesse necessità di aiuto legale (speriamo di no), il Legal Team Italia è a disposizione al numero 06491563. Risponderà la 'Casa dei diritti sociali' (Associazione nazionale Giuristi Democratici).
Il post del giorno dopo la manifestazione
Il gioco sporco

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giovedì 29 settembre 2011

Atene - il popolo occupa i ministeri!

In vista dell'arrivo oggi ad atene del Fondo monetario internazionale a supervisionare quello che è già stato ampiamente supervisionato, i lavoratori dei ministeri delle Finanze, degli Affari Interni, della Giustizia, dello Sviluppo industriale, del Lavoro, della Sanità e dell'Agricoltura, della Salute, dell'Ambiente e dello Sviluppo regionale, hanno occupato le sedi ministeriali per protestare contro i tagli del governo e per dire no agli artigli del Fmi, della BCE e compagnia brutta.

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martedì 27 settembre 2011

Dal 'siamo tutti uguali', al 'qui comando io'. J'accuse!

Denunciamo l'ipocrisia delle istituzioni che infangano l'alto ideale di libertà dell'anarchia, per poi utilizzarlo a scopo demagogico, ricevendone profitto in termini di consenso popolare (quindi anche di privilegi personali). E ci riferiamo in particolare a tutti quei casi in cui pseudo e sedicenti autorità dello Stato (ma anche della scuola, della tv, e di qualsiasi altro settore della società) utilizzano formule e slogan anarchici.
'Qui siamo tutti uguali', chi non l'ha mai sentita pronunciare nei contesti in cui una sempre presunta autorità -o aspirante tale- vuol fare presa sulla massa? E quest'altra frase: 'per me non esistono differenze, io non giudico, io non discrimino'? Bella vero? E ancora: 'io amo la libertà e non vorrei mai toglierla agli altri'. O anche le celeberrime: 'vivi e lascia vivere', 'siamo tutti fratelli e sorelle', 'non vogliamoci del male', 'la donna è uguale all'uomo ed ha gli stessi diritti'.
Basta, non se ne può più di questa ipocrisia! Vampiri travestiti da farfalle per ottenere consenso, non fanno altro che attingere dall'anarchia, salvo poi denigrarla in tutti i modi. Anche Lenin (e la cosa non ci stupisce), riconoscendo intimamente la verità di Bakunin, si è fatto strada utilizzando spesso pensieri e temi anarchici, e grazie a quelli si è poi seduto sul trono. Vergogna!
Allora, come sempre, ci tocca mettere i puntini sulle i. La differenza tra noi e coloro che usano l'anarchia a scopo autopropagandistico e pre-autoritario è abissale, sostanziale. Mentre gli anarchici non aspirano all'autorità, genitrice dei mali sociali, tutti gli altri impiegano un nanosecondo per passare dal 'siamo tutti uguali', al 'qui comando io'.
Il fatto è che l'ideale anarchico è riconosciuto da tutti come il valore più alto di solidarietà e di fratellanza, ma utilizzare la scorza degli slogan, sfruttarla a fini autoritari, è una cosa ignobile, ipocrita al massimo grado. Dobbiamo metterci d'accordo, tutti: o si dànno per buoni i princìpi anarchici oppure no. Se si dànno per buoni, allora, per cortesia, non denigrate l'anarchia, informatevi su cosa veramente essa sia, approfondite il concetto di 'qui siamo tutti uguali', scoprite da quali istanze esso proviene e dove vuole andare. Ma se l'anarchia vi fa davvero così schifo, terrore, ribrezzo, non usate i suoi slogan, non usatela in nessuna forma! State lontani da lei!

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lunedì 26 settembre 2011

Christiania, città anarchica, compie 40 anni. Auguri!

Era il 26 settembre 1971 quando a Copenaghen, nel distretto di Christianshavn, nasceva Christiania, 34 ettari di terra autogestita da una comunità indipendente. L'occasione arrivò allorquando il reparto militare di stanza a Christianshavn lasciò la caserma. Anarchici, squatters, artisti, non persero tempo. Ancora una volta, l'ennesima, il mondo potè assistere alla realizzazione di quella che, erroneamente, molti chiamano ancora utopia.
E infatti, ancora oggi, nonostante tutte le realtà anarchiche (storiche e attuali) alcune persone pensano che l'anarchia sia utopia (non-luogo), che l'anarchia non si possa realizzare, che sia sinonimo di caos e di violenza, che l'anarchia non ammetta regole, e via discorrendo. Tutte sciocchezze diffuse dal sistema! Aprite gli occhi. Christiana è lì, presente come voi stessi davanti al vostro specchio. Christiania, come le altre realtà anarchiche, è lo specchio della vostra coscienza. L'anarchia non solo è possibile, ma doverosa e urgente!
Gli abitanti di Christiania iniziarono fin da subito a costruire case, laboratori, negozi, saune, vivai, ristoranti, teatri, gallerie d'arte, opere di utilità collettiva. Tutto viene gestito autonomamente, senza alcuna gerarchia, senza sindaci, senza sbirri, senza direttori, senza presidenti, senza alcuna autorità. E grazie alla mancanza di qualsiasi tipo di autorità, anche a Christiania non esiste alcun crimine (riflettete su questo). Un esempio fra i tanti, di cui -guarda caso- nessun medium di regime parla.

E lo Stato danese?
Inizialmente lo Stato ha lasciato fare, ma dopo aver constatato che Christiania stava prosperando nella sua 'libertà degli eguali', tentò il colpaccio e ordinò lo sfratto delle famiglie. Ma fu inutile, gli abitanti ebbero la meglio e lo Stato dovette riconoscere la libertà di questo esperimento sociale, ormai divenuto più che un semplice esperimento. In vari periodi, e a più riprese, lo Stato ha tentato di attaccare Christiania, lo ha fatto e lo fa ancora nei modi che gli sono propri e consoni: introducendo clandestinamente droghe pesanti, introducendo clandestinamente criminalità, istituendo un corpo speciale di polizia con 'incarico Christiania' (una pattuglia di 70 energumeni), ma gli abitanti sono sempre riusciti a mantenere la loro indipendenza, la loro pace, la loro libertà.

Tasse e servizi.
A Christiania non esistono tasse, perché non esiste uno Stato, non c'è una piramide di caste da mantenere, i servizi sono efficientissimi ed esemplari. Christiania ha deciso di pagare alla Danimarca soltanto l'acqua e l'elettricità. Tutte le decisioni riguardanti la gestione sociale vengono prese in assemblee, non esiste quindi nessuna democrazia rappresentativa e nessuna dittatura (che sono la stessa cosa). E' un errore credere che l'essere umano non sia in grado di prendere decisioni all'unanimità e in autonomia, poiché Christiania con il suo metodo anarchico basato sulla 'sintesi' e la non-delega, dimostrano il contrario. Infatti, è sufficiente vivere in un contesto non gerarchizzato per essere tutti d'accordo sui vari metodi di mantenimento della libertà (bisogno naturale). Le decisioni che per molti 'democratici' sembrano inarrivabili, assurde, utopiche, per le persone libere sono invece logiche e naturali, sovente di facile attuazione. Perciò la città funziona in modo eccellente, c'è un servizio sanitario impeccabile, scuole, nettezza urbana con riciclaggio dei rifiuti, giornali, biblioteca, casa editrice, radio e televisione, giardini, frutteti, servizio di manutenzione edifici, la posta, il forno, moneta propria ed emissione di francobolli, eccetera. Esiste anche un vero e proprio distretto culturale, il più completo di Copenaghen, con teatro, musica, film, video sperimentali, sport, ecc.

Quali regole?
Come anarchia insegna, le leggi esistono, e sono quelle umane e naturali, variabili, poiché variabili sono le necessità, vengono fatte e disfatte nell'interesse comune di portare reale beneficio alla collettività. Ma le leggi dell'anarchia non calano mai dall'alto e non sono coercitive, assolute, imposte da un'autorità, e dato che le regole le decidono e le approvano tutti, non c'è alcun bisogno di commettere crimini, non esistono di conseguenza sbirri e galere. Perciò non è assolutamente vero che normalissime persone, in un contesto anarchico, producano disordine e violenza. Semmai è esattamente il contrario. L'essere umano è teso naturalmente alla cooperazione, pena l'autodistruzione della specie, e noi sappiamo che lo scopo degli esseri viventi è quello di conservare la specie. Sulla base di questo principio naturale, le regole e le leggi non possono essere imposte coercitivamente da qualcuno, da una casta di giudici, da una casta di deputati, da una minoranza su una maggioranza (ma neanche da una maggioranza su una minoranza). A Christiania, come nelle altre realtà anarchiche, ci sono perciò regole fondamentali adattate a quella specifica comunità e agli specifici bisogni del singolo (in quanto elemento costitutivo della comunità). Una delle regole presenti a Christiania, decisa all'unanimità sulla base della sua effettiva utilità collettiva, è quella di vivere la propria casa per almeno sei mesi. Altre regole volute da tutti e per il bene di tutti sono: niente droghe pesanti, niente armi, niente automobili. Sarebbe questo il disordine di cui si blatera circa l'anarchia?

Quale futuro?
Naturalmente roseo, se non fosse per i nuovi attacchi da parte dello Stato, il quale ha già fatto ripartire la sua nuova ondata malefica e violenta di 'sedicente legalità'. Infatti la Danimarca ha già tolto a Christiania lo status speciale di Città Libera. E con la scusa degli scontri del 2007 tra black bloc e polizia, il primo edificio del quartiere è stato demolito dalle ruspe di Stato. L'obiettivo è principalmente la distruzione delle prove che l'anarchia funziona benissimo, e in secondo luogo lo smantellamento della libertà dei cittadini, così come viene smantellata ogni giorno, ogni secondo, là dove esistono Stati e governi.
Resisti ancora, Christiania, e auguri!

PS. Chi si riconosce in questi principii e crede in un partito che li professa, sappia che è ingannato, poiché il vero comunismo non ammette partiti, per sua stessa definizione. Quello a cui invece molti tendono (partito comunista) non è altro che una costruzione autoritaria e di sistema dove, proprio a causa della struttura gerarchica tesa a raggiungere il vertice del comando, questi principii comunisti non possono mai essere attuati. Storia e logica insegnano. Così esistono due tipi di comunismo, vari tipi di socialismo, ma a voi hanno sempre fatto credere che esiste un solo partito comunista, un solo partito socialista. Togliete il 'partito' e avrete la libertà. Informatevi (QUI).

Christiania su facebook
La Comune di Bagnaia
Alcune comunità autogestite ed ecovillaggi
Comunitarie libertarie (blog di raccolta)

Buon pro' vi faccia, anche Urupia.



CHE COSA VOGLIAMO
(dal programma anarchico di Errico Malatesta - 1919)

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domenica 25 settembre 2011

Grecia. Parla una ex 'brava ragazza'

'Prima dei miei 18 anni, (gli sbirri ndr) pensavano che io stessi dalla loro parte. Ottima condotta, ottimi voti, diploma in lingue straniere, e tutte quelle cose che ti fanno considerare una 'brava ragazza'. Vuol dire che andrai in una buona Università, che avrai un buon lavoro, che avrai una bella famiglia e sarai una persona pacifica, vuol dire sabato al supermercato e domenica gita in campagna. Si sono scavati la fossa. Ci voleva un bel ceffone per svegliarmi. Ed eccolo!


Mi dispiace miei cari, ma mi troverete sempre contro di voi. Sono alta un metro e settanta e peso solo 55 chili. Ma non avete la minima idea di cosa sono capace'.
(una 'brava ragazza')

E tu che leggi, di quanti ceffoni hai ancora bisogno per svegliarti?

La dichiarazione è registrata in viva voce (sottotitolata) e si trova in questo video.

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Marcegaglia e il canovaccio di Stato

Ci vuol tanto a capire che un esponente di Confindustria non potrà mai stare dalla parte del popolo?
Una delle funzioni principali della politica di Stato è quella di ingannare il popolo, facendogli credere che all'interno delle istituzioni e delle ufficialità vi siano voci discordanti, opposizioni, dissidenze. In realtà non esiste nessuna voce discordante, nessuna opposizione, nessuna dissidenza. E' evidente che un sistema il cui scopo è quello di perpetuarsi, non può ammettere all'interno dei suoi stessi apparati di comando elementi di contrasto. Lo Stato è una macchina che va sempre oliata per permetterne l'atroce funzionamento. E l'olio più adatto è la menzogna.
Ciò che il sistema produce in termini di propaganda destinata al popolo è una ininterrotta sequenza di escamotages teatrali. Per conseguenza, quando i tempi teatrali e le contingenze lo richiedono, l'intera compagnia stabile pone in atto quella che si può ben definire la strategia dell'illusione scenica. Come funziona?
Posto che il popolo votante deve essere guidato in una sola direzione e che questa unica direzione (lo Stato) non è per nulla agevole, esso necessita spesso di figure istituzionali alle quali delegare anche la propria rabbia. Occorrono maschere in scena capaci di farsi carico delle istanze del popolo, delle loro rabbie, delle loro speranze. Purtroppo per il popolo, queste maschere fanno sempre parte della compagnia stabile, per cui è davvero un'illusione porre fiducia nelle loro battute e nelle loro soluzioni proposte.
Il caso più recente è quello della Marcegaglia, presidente di Confindustria, che attraverso delle sortite solo apparentemente in contrasto con il governo, si è fatta carico delle lamentazioni popolari in merito alla crisi economica e alla manovra finanziaria. La finta opposizione della Marcegaglia fa però parte dello stesso copione, ma non tutti se ne rendono conto. Criticare il governo da parte di queste figure che hanno il favore dei media, dare al governo persino un ultimatum, intimarlo, attaccarlo, è un'attività prevista dalla strategia di Stato ed è linfa vitale per il sistema. Il popolo crede davvero che finalmente qualcuno contrasti l'azione del governo di turno, e ripone tutte le speranze in quella voce illusoriamente dissidente.
Ma l'illusione dura poco. Anche in questo caso l'attrice antagonista del governo non fa altro che appoggiare il governo stesso, il sistema-Stato, la menzogna permanente. L'attrice segue a menadito il canovaccio. Tutto come previsto. I cinque punti proposti dalla Marcegaglia sono infatti un vero abominio per il popolo. Quindi si capisce il motivo per cui sia stata lei ad andare in scena e non direttamente il governo. Se infatti fosse stato il governo a presentare gli stessi cinque punti della Marcegaglia, sarebbe stato un rischio troppo grosso. I punti programmatici dei governi vanno sempre ben ripartiti tra gli attori e le comparse, tra le maschere che recitano il pro e quelle che recitano la parte del contro. Così il canovaccio di Stato ha da sempre la seguente struttura:
1) presentare al pubblico una maschera ritenuta autorevole che si lamenta del governo.
2) attendere che il pubblico si immedesimi in questa maschera.
3) fare in modo che il pubblico riponga speranze in questa maschera, utilizzando demagogia e populismo.
4) la maschera propone la sua soluzione al problema, ma usando lo stesso bastone del governo.

E il sistema-Stato si perpetua.
Buon pro' vi faccia.

PS. esprimete la vostra opinione nel nostro sondaggio, sotto il blogroll.

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venerdì 23 settembre 2011

La verità cercatela altrove

L'energia sprigionata dall'attività cerebrale, in termini di intuizioni, idee, analisi... è infinitamente superiore a quella derivante dalla banale attività muscolare. E' il cervello che lo Stato teme. Il suo utilizzo critico.
Lo Stato, ogni giorno, ogni momento, attraverso le sue categoriche scelte e il suo accurato controllo su ogni attività dell'Uomo, pone argini alla coscienza critica e alla conoscenza di ognuno, censura costantemente tutti gli elementi utili alle persone per smascherare il suo gioco, la sua menzogna programmata. Lo Stato, la Propaganda 1, mette in circolo solo una piccola parte della conoscenza, quella che gli conviene, quella a lui innocua, quella sovente dettata, costruita ad hoc. Lo Stato pone veti, vaglia i contenuti, censura. E' la sua attività basilare. Deve difendersi così per sopravvivere.
TV, film, teatro, giornali, scuola, università, enciclopedie, mass-media in generale, tutto concorre a orientare in una sola e UNICA direzione il pensiero e le azioni dei cittadini.
Lo Stato ha paura degli anarchici, poiché questi hanno libero accesso ad altri materiali e compiono analisi politico-sociali che automaticamente smascherano l'inganno (e che inganno!). Ma tutti possono godere della conoscenza di questi altri materiali (filosofia, sociologia, pedagogia...), conoscendone l'esistenza. Gli anarchici frequentano la conoscenza tenuta espressamente nascosta, e di questa frequentazione lo Stato ne ha una fottutissima paura.
Allora lo Stato, per difendersi dal pericolo 'caduta-maschera e fine dei privilegi', non può far altro che divulgare pretestuosamente un sentimento di rancore nei confronti dell'anarchia e degli anarchici, inventando una serie di frottole che finiscono per costruire e alimentare pregiudizi. E infatti, quelli che circolano intorno agli anarchici sono solo pre-giudizi. Quali elementi hanno le persone per valutare veramente l'anarchismo, se questi elementi (autori, idee, programmi...) vengono tenuti nascosti e si divulgano solo idiozie e bugie al riguardo? Lo Stato ha persino paura di far scrivere sui suoi libri che Orwell, Zola, Tolstoj, Kafka, Garcia Lorca, Prévert, Matisse, Breton... e migliaia di altri intellettuali e artisti erano anarchici. Paura. Fottutissima paura. E chi ha paura è sostanzialmente fragile, e l'unico modo che ha per difendersi è mentire, comunque mentire, nascondere la verità, censurare, demonizzare.
Il cervello è più forte dei muscoli, gli anarchici lo sanno, lo Stato pure. Gli anarchici sanno che è un reato culturale propagandare ad esempio Hegel e nascondere agli studenti (elettorato da allevare) il suo diretto rivale intellettuale. Non cercate questo rivale nei libri di scuola, non lo troverete mai (al massimo qualche riga insignificante), perché le parole di Proudhon vibrano di libertà nella coscienza di ognuno e squarciano il velo della menzogna di Stato, quelle di Hegel assolutamente no.

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mercoledì 21 settembre 2011

Lo Stato spagnolo trema. Come convincere il popolo a votare?

Fra qualche giorno il parlamento spagnolo verrà sciolto, ma non nell'acido. Per lo Stato spagnolo il rischio del non voto, quindi della sua auspicata fine, è altissimo. Molti indignados hanno abbracciato l'ideale anarchico ed è anche ovvio il motivo. Perciò gli strateghi di Stato stanno attuando manovre sottilissime di convincimento popolare per mandare tutti alle urne. Come? Prendiamo l'esempio più recente. Zapatero ha appena ammesso le sue responsabilità in merito alla crisi, ma così facendo vuole dare un volto umano e concreto ai problemi. Cosa succede a livello psicologico? Dando un volto umano e concreto alla crisi e alla disoccupazione dilagante (20%), il popolo viene indotto a credere che dalla parte opposta esista davvero un altro volto altrettanto umano e concreto a cui dare finalmente fiducia per risolvere i problemi. Un volto, quello di Mariano Rajoy, che non a caso sta aumentando gli attacchi nei confronti di Zapatero. Ma è una strategia anche questa, è una partita programmata. Il popolo a questo punto si schiera come fosse un tifoso di calcio davanti a un campo che ospita due sole squadre. La squadra del non voto è bandita dalla competizione. Alla fine il popolo viene invitato a scommettere su una delle due squadre e rimane imbrigliato nel solito sistema statale, iniquo e autoritario.
La politica dello Stato utilizza sempre queste abilissime strategie psicologiche, ma ahinoi sulla pelle dei cittadini che non vedranno mai un cambiamento reale. Non votate! L'unico atto responsabile che potete fare è NON VOTARE!

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martedì 20 settembre 2011

Punti fermi e suggerimenti per una rivoluzione

Dal 1848 circa ad oggi, tutte le caste che hanno gestito i popoli e l'amministrazione degli Stati, hanno inserito tra i loro obiettivi l'insabbiamento sistematico delle informazioni che riguardano le idee anarchiche e le loro esperienze. In sostanza, tutti gli Stati impediscono agli anarchici di dimostrare liberamente che l'autogestione e la cooperazione sono realizzabili e perfettamente aderenti alle esigenze umane.
Là dove nasce e prospera un'autogestione, lo Stato interviene per distruggerla in tre modi:
1) con la censura
2) con la criminalizzazione
3) con la forza

Ciò non impedisce alle realtà anarchiche di esistere. Di fatto, solo in Italia, e senza rifarci agli esempi storici, una trentina di comunità più o meno grandi vivono in autogestione e in cooperazione, senza perciò nessun capo e nessun sottoposto, nessun sindaco e nessuna polizia, nessuna gerarchia e nessun tutore della legge. Per conseguenza, in queste comunità non esistono reati. Il modello della comunità autogestita è una realtà che dimostra energicamente:
1) che il sistema gerarchico statale e le sue leggi producono ingiustizie e crimini.
2) che l'essere umano è in grado di autogestirsi senza bisogno di delegare.
3) che la politica anarchica non è un'utopia.
4) che l'anarchia non è caos e violenza.
5) che in una comunità libera esistono regole, non scritte, mutevoli a seconda delle necessità e dei casi. Tali regole (leggi morali e naturali) nascono spontaneamente e sono tutte volte al benessere collettivo, alla vita, poiché unico scopo della vita è l'espansione della vita stessa; e scopo dell'essere umano non è l'autodistruzione, ma la propria sussistenza, garantita dalla cooperazione.
6) che libertà non vuol dire disordine, licenza, aggressività.

Se oggi siamo giunti a questo grado di aggressività, questo non lo si deve imputare alla natura dell'Uomo, ma al suo carattere che è stato viziato (E. Fromm), deformato da un sistema in cui l'aggressività e la competizione (propagandata in mille modi) si è resa necessaria per scalare le gerarchie e farsi strada anche a costo di ammazzare, per un benessere esclusivamente individuale (egoistico).
Sta a noi decidere se tornare ad essere Uomini liberi o se rimanere prigionieri della violenza. Gli anarchici dimostrano anche che:
1) utopia è credere che questo sistema statale porti giustizia e pace.
2) utopia è illudersi ogni volta che un nuovo governo risolva i problemi.
3) utopia è pensare di essere liberi in una società dove impera la morale borghese e clericale.
4) utopia è credere che uno Stato sedicente democratico sia basato sulla sovranità del popolo.
5) utopia è aspettarsi che la legge sia davvero uguale per tutti e che renda più giusti gli uomini.
6) utopia è credere ai mass-media.
7) utopia è dare fiducia alle supposte autorità di cui siamo circondati.
Eccetera

Gli storici sono colpevoli di non aver trattato in maniera completa e adeguata i capitoli riguardanti le esperienze di autogestione e di autogoverno anarchico (Colin Ward), questo perché tutti gli storici ben conoscono le regole dettate dal sistema: 'tu parli di anarchia? E noi non ti facciamo pubblicare i tuoi studi'.
Esiste un programma anarchico? Sì, lo ha scritto nel 1919 Errico Malatesta, lo potete trovare tra i banners della colonna di destra (o cliccando qui). E' un programma vecchio vista la sua età? L'idea di libertà non è mai vecchia, anzi, proprio in un periodo in cui i popoli del mondo sono assetati di giustizia, l'anarchia si presenta in tutta la sua giovane potenza innovativa. Nel vostro modo di concepire le cose, cioè per gerarchie e autorità, vi aspettate sicuramente dei nomi 'illustri' di anarchici ai quali appendere le vostre eventuali ammirazioni. Potremo stupirvi, e non poco. I 'nomi illustri' sono troppi da elencare, si tratta di un universo parallelo tenuto ben nascosto per i motivi di cui sopra. Nessun libro di scuola vi racconterà, ad esempio, dell'anarchismo di Tolstoj.
La censura si è abbattuta anche in occasione di questi 150 anni di unità d'Italia (150 anni di servitù), dove il primo anarchico italiano, Carlo Pisacane, amico di Mazzini, proponeva un'unità d'Italia diversa da come si è realizzata, un'unità solidale e cooperativa, un federalismo egualitario che apre al prossimo, non propone confini e odii. Stop, non se ne deve parlare, neanche a scuola, neanche leggendo la seppur celebre 'La spigolatrice di Sapri' (dedicata alla sua coraggiosa impresa). E mille altri nomi 'noti'. Vi sono poi un'infinità di nomi che non sono conosciuti (sempre a causa della censura), ma che sono stati -e continuano ad essere- le pietre angolari della cultura filosofica, pedagogica, sociologica, letteraria, artistica, scientifica, politica, ecc. mondiale.
Da dove iniziare per capire l'anarchismo? Più che 'capire' sarebbe meglio dire 'togliere i pregiudizi'. L'anarchismo ce lo abbiamo tutti dentro, lo portiamo come bagaglio morale naturale. Scoprirete da soli che qualsiasi testo sull'anarchia vi rispecchia e riassume perfettamente la vostra coscienza, vi ci ritroverete in pieno. Qualche autore? Va bene. Noi consigliamo il già citato Colin Ward ('Anarchia come organizzazione'). Iniziate con lui, se non volete rifarvi direttamente ai padri dell'anarchismo e se cercate un intellettuale contemporaneo. Il libro si legge molto bene, è scorrevole e vi stupirà alla grande. A titolo informativo, chi vi scrive sta leggendo 'In difesa dell'anarchia' di Robert Paul Wolff, elèuthera editrice.

PS. trovate testi di autori anarchici da scaricare liberamente QUI.

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domenica 18 settembre 2011

Sulla bellezza estetica e sul suo odierno valore

Le terrificanti affermazioni della signorina Terry de Nicolò, trasmesse da Rai2, affermazioni esternate con quell'allarmante disinvoltura che denota anche profonda ignoranza in materia, ci inducono a chiarire il concetto di bellezza e del suo valore, senza però poggiare il piede sul terreno del moralismo, divenuto ormai un'arma (quella sì moralista) di cui i difensori di Berlusconi si servono per attaccare chi li accusa di comportamento immorale. Ma qui il moralismo non c'entra proprio niente. Affrontiamo l'argomento dal punto di vista squisitamente sociologico e anche artistico. L'immagine che abbiamo allegato al post è quella che, alla fine, metterà i puntini sulle i.

Cos'è la bellezza?
La bellezza è un concetto, un'opinione relativa maturata in un preciso momento storico da una specifica comunità. Esiste una bellezza assoluta? Dal punto di vista umano no, il concetto di bellezza si trasforma di pari passo alle trasformazioni dell'essere umano (trasformazioni culturali, di pensiero, di costume). Oggi, nella società che definiamo occidentale (noi preferiamo chiamarla occidentalizzata), la bellezza -nello specifico femminile- ha assunto i canoni e i caratteri che sappiamo, quelli inculcati dai media di regime, non stiamo qui a specificare, avete capito tutti. Ma questo modello di bellezza femminile oggi è associato alla sua vendita al miglior offerente, in modo che, chi ne è fornito, possa trarne profitto economico ritenendo giusto tale mercimonio. E anche questo mercato (soldi in cambio di bellezza fisica) è divenuto un modello culturale da imitare. Sarebbe il caso di fare una lunga analisi sul significato odierno di cultura, tanto per far prendere coscienza del brodo in cui i poteri ci stanno facendo nuotare, ma non lo facciamo. Confidiamo nella vostra intelligenza.

Quale valore oggi?
Ora, posto il fatto che la bellezza esiste, si pone l'altra questione del suo valore. Ma il valore, anche quello, non è assoluto e unico. Esistono vari tipi di valore: quello economico, quello culturale, quello sociale, quello storico, quello religioso, eccetera. Il valore che oggi si associa alla bellezza estetica di una donna, lo abbiamo detto, è quello meramente economico. Più un corpo è bello, più se ne può ricavare danaro. Il corpo è diventato merce. Tutte le altre componenti dell'essere umano non contano nulla in un sistema fondato sui modelli economico-speculativi, aziendali, fascisti. Quando -nello specifico- una bella signorina parla di 'valore' riferendosi alla propria bellezza fisica o in generale, quel valore è esclusivamente economico. A questo punto, basterà domandarsi se il valore economico serva realmente alla società, se sia cioè utile alla crescita culturale e umana di una comunità, per scoprire che... no, una comunità non può basarsi sul valore economico delle cose (e della bellezza), perché ciò conduce a forti sperequazioni e gerarchizzazioni, sfruttamenti e divisioni sociali: una bella donna finisce per essere considerata superiore rispetto a un'altra donna meno bella della prima. Nascono le competizioni, con tutti i problemi, le crisi personali e le sofferenze che ne conseguono. Allora possiamo affermare, come da oltre due secoli denunciano gli intellettuali, che il valore economico, le logiche di mercato, il capitalismo, conducono le società alla sofferenza. Può una società essere sofferente? E' la sofferenza di cui la società ha bisogno e di cui dobbiamo persino vantarci? Secondo le 'signorine arcoriane' sì. La società è stata condotta nel girone dei profittatori senza scrupoli: tutti boia di qualcun altro, in nome del valore economico.

Perché quella 'Monna Lisa'?
L'artista anarchico Marcel Duchamp, protagonista indiscusso e geniale del Dada, realizza nel 1919 quest'opera dal titolo 'L.H.O.O.Q.' ('Lei ha caldo al culo', il titolo emerge dallo spelling veloce in lingua francese delle lettere L-H-O-O-Q, che diventano: elle a chaud au cul). Il poster della Gioconda, scarabocchiato, dove oltre al titolo irriverente appaiono i baffi e il pizzetto, non è una provocazione fine a se stessa. Qual è stata l'intenzione di Duchamp?
L'artista ha denunciato fortemente questo tipo di società basata sul mercato e sull'economia. Egli ha preso l'opera d'arte più famosa e la più costosa (almeno all'epoca). Dopodiché ha provveduto a sbeffeggiarla. La bellezza anche estetica, di cui l'Arte è la testimone più eminente, non può avere un valore economico, non deve averlo. Le opere d'Arte, come la bellezza estetica di un corpo vivo, non possono essere oggetti di mercato, da mercato, perché il loro valore non appartiene ai mercanti, ai puttanieri, al portafoglio di qualcuno. La bellezza dell'arte appartiene al mondo intero, per sua natura non concede diritti esclusivi di proprietà da far rivendicare a chicchessia. Capite bene che il messaggio è importante e edificante per una buona società: Duchamp ci sta anche dicendo che se la società prosegue sul suo cammino di ingiustizia e di violenza è anche per colpa della proprietà privata, delle gerarchie, perché la formula secondo cui chi ha più soldi ha anche il privilegio (e il presunto diritto) di comprare la bellezza, è un modello deleterio che non fa progredire la società nel senso in cui dovrebbe, cioè in senso umano.
Se Monna Lisa rappresentava già nel 1919 l'equazione tanta notorietà = tanti soldi, possiamo dire che Duchamp ha svolto davvero un'operazione di denuncia fortissima rispetto alla sperequazione sociale imposta dal sistema, dove la bellezza dà anche notorietà, e dove più la notorietà è diffusa più viene pagata. Questo oggi appare persino normale, ma il modello è fortemente sperequativo, sbagliato, dannoso per le società dove ogni individuo dovrebbe essere considerato prezioso allo stesso modo, quindi anche bello per ciò che è, e non per come appare. Già, ma questo è un altro tipo di valore, quello umano, che oggi non può essere propagandato e alimentato, pena la distruzione del sistema capitalistico e statal-fascista, un sistema che, salvo gli anarchici, tutti alimentano, legittimando i potenti di ogni colore che hanno l'interesse di mantenere e promuovere i modelli attuali.

Buon pro' vi faccia.

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sabato 17 settembre 2011

Amore

L'esperienza più interessante, più importante e più appagante che mi sia capitata, sul piano del rapporto tra me e il 'me stesso' e anche tra me e il contesto sociale, è quella di essere passato dai partiti di sinistra all'anarchia, scoprendo orizzonti ben più vasti di libertà, di giustizia, di logica e di cultura, che mai al mondo avrei pensato potessero esistere. Così, dopo tanti anni, mi ritrovo innamorato dell'anarchia. Più passa il tempo, più me ne innamoro. Questo mi piace.

EDG

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venerdì 16 settembre 2011

Sbirri e anarchici in tv. Trova le differenze

Prendiamo coscienza su come lo Stato utilizzi la sua propaganda per autodifendersi, facendo deviare il processo logico-associativo del pensiero dei suoi sudditi. Tra l'altro, il fatto che tre alti dirigenti della polizia siano coinvolti nel depistaggio delle stragi del '92, fa proprio al caso nostro.
Ed ecco qui, d'amblé: quando sono i poliziotti o i carabinieri o le forze armate in generale a commettere reati e crimini, si tratta sempre di 'casi isolati', di 'mele marce', di 'schegge impazzite', di 'casi particolari'. Vero che è così? Ve ne siete accorti anche voi, vero? E forse direte che è giusto non accusare tutti. Bene, adesso riflettiamo sul metodo di giudizio sperequativo usato dal sistema (di conseguenza anche dalla maggior parte della gente che si lascia influenzare -deviare- dai media). Domanda: come mai quando si tratta di forze armate i media parlano di 'casi isolati', mentre quando si tratta di un solo NoTav che lancia una pietra, o di un solo antinuclearista che straccia un manifesto, o di un solo anarchico che fronteggia la polizia, i media mettono tutti quanti nel calderone, accusando l'intero gruppo d'appartenenza? Fateci caso, l'azione di un singolo anarchico è sempre riferita in questi termini: 'gli anarchici hanno sferrato un duro colpo a...'. E ancora, se si tratta di un sigolo NoTav: 'I NoTav si sono dimostrati incivili e pericolosi...', eccetera eccetera, avete capito il concetto.
La propaganda di Stato utilizza bene la psicologia nelle sue comunicazioni, quindi ha adottato sapientemente e colpevolmente due pesi e due misure, due metodi di giudizio completamente diversi tra loro. Le persone a casa devono associare gli anarchici (tutti) all'azione di uno solo di essi, mentre non devono associare a tutte le forze armate l'azione criminale di uno sbirro, anche se quest'ultimo è persino un dirigente, anche se -e diciamola tutta- gli sbirri hanno un metodo codificato basato su un regolamento che li caratterizza e, per forza di cose, li coinvolge tutti. Antinuclearisti, NoTav, anarchici, antirazzisti... non hanno nessun 'metodo di categoria', non hanno regolamenti, né protocolli. Allora, semmai, è più facile e corretto dire che l'azione di un solo sbirro corrisponda alla comune logica dell'intera sua categoria.
Nel cervello del telespettatore, quando il giornalista volta al plurale l'azione di un singolo cittadino, isolando invece accuratamente l'azione della 'mela marcia in divisa' (e con mille e mille verbi al condizionale), avviene quindi una deviazione nel processo associativo del pensiero. Il telespettatore, o il lettore di giornali o il radioascoltatore, viene psicologicamente ed emotivamente indotto ad associare tutti gli anarchici all'azione di uno solo di essi. Di converso, lo spettatore viene indotto a credere che il comune metodo sbirresco appartenga sempre alla sola singola divisa. Ricordiamo ai nostri lettori che le direttive date agli sbirri giungono dall'alto e non esonerano alcuno di essi dalla cieca obbedienza (vedi solo G8 Genova).
Per testare quanto abbiamo detto fino ad ora, fate un banale esperimento e provate a comparare tra loro le seguenti frasi e diteci quale delle due suona per voi più consueta (quindi erroneamente, deviatamente e terribilmente logica):

1) 'feriti alcuni poliziotti dai NoTav'.
2) 'ieri notte la polizia ha ucciso un uomo'

La codificazione del messaggio relativo alla prima frase è quella che maggiormente viene usata dalla propaganda di Stato. La seconda frase, invece, ci è totalmente estranea, poiché quel codice non è mai stato usato e mai lo Stato permetterà ai media di usarlo.

Buon pro' vi faccia.

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mercoledì 14 settembre 2011

La cultura borghese nel sangue

Per ogni sistema statale non c'è niente di meglio che avere un popolo intriso di cultura borghese, conservatrice. Poniamoci la domanda: quanto siamo imbevuti di cultura borghese fascista? Moltissimo. Il fatto è che non ce ne accorgiamo (troppo abituati al sistema) e addirittura assecondiamo quella cultura in tutti i modi, anche se ci riteniamo 'progressisti', 'laici o laicisti', 'pacifici o pacifisti', 'antirazzisti' e quant'altro. Persino il nostro linguaggio è stato foggiato sul modello borghese, tanto è vero che tutto il teatro dell'assurdo intendeva -e intende ancora- denunciare il conservatorismo borghese anche lessicale.

Punizioni e premi.
Ma facciamo un esempio concreto, uno di quelli che obbliga ad ammettere: 'è vero, non ci avevo pensato'! Va bene, allora andiamo a scuola, quel luogo in cui i bambini vengono indottrinati e plasmati secondo il modello statale e gerarchico, borghese appunto. Cosa avviene normalmente nella scuola? Tra le altre cose nefaste, avviene che ci sono punizioni e premi. Concentriamoci solo su questo aspetto, le punizioni e i premi. Quand'è che un bimbo, uno studente, viene premiato? Soltanto quando egli dimostra di essere un perfetto scolaro (quando una classe è agitata, gli insegnanti sono soliti dire 'questa classe non è scolarizzata'. Orribile). Ma chi è, normalmente, considerato uno scolaro modello sotto il profilo disciplinare? E' quello che rispetta il più ossequiosamente possibile le leggi della scuola, cioé colui che diventerà presto -molto presto- il perfetto suddito dello Stato.

Il regolamento della scuola. Un esempio.
Quando uno scolaro alza la mano per chiedere il permesso di andare in bagno, normalmente la maestra loda questo atto di subordinazione e dice 'ma com'è bravo e educato questo bimbo, prendete tutti esempio da lui'. Il regolamento della scuola prevede che il fanciullo debba essere educato in quel modo. Allora soffermiamoci meglio su quanto è successo:
1) Lo studente, a seguito di un suo urgente e naturale diritto (e bisogno), deve chiedere il permesso per ottenerlo (anche noi, adulti cittadini, dobbiamo chiedere il permesso prima di ottenere -forse- quello che ci spetta di diritto. E ci sembra normale e giusto).
2) Quello studente chiede il permesso a una figura ritenuta superiore, perché nella cultura borghese solo una figura superiore ha il diritto di accordare o negare i diritti (anche noi, adulti cittadini, siamo circondati da un numero sterminato di superiori, ritenuti a torto tali. E ci sembra normale e giusto).
3) La figura del superiore ha un'arma (suona di caserma, vero?), cioé la penna e il registro delle note (e noi adulti sappiamo chi, nello Stato, possiede armi per punire. E ci sembra normale e giusto).
4) Se lo studente si dimostra corretto, forse riuscirà ad andare in bagno (anche noi, adulti cittadini, dobbiamo saperci controllare, non dobbiamo essere scortesi nelle nostre suppliche all'autorità, allo Stato. E ci sembra normale e giusto).
5) La maestra esorta (ordina) gli altri studenti di fare come il bambino obbediente (anche noi, adulti cittadini, conosciamo quelle figure autoritarie che ci esortano a seguire una morale borghese).

La cecità degli insegnanti e la difesa della cultura borghese.
Normalmente gli insegnanti sono ciechi rispetto a questo insano modello, non sanno intelligere l'imprinting che sortisce dagli atti di sperequazione docente-discente, che è esattamente uguale a quella tra padrone e schiavo, quindi tra lo Stato e il cittadino. Gli insegnanti non hanno alcuna idea del danno che compiono perché, anche loro imborghesiti, ritengono giusto e normale il modello gerarchico e gerarchizzante. Lo hanno assimilato da tempo, come noi. Allora guai a chi osa scalfire la tradizione fascista, nessuno tocchi la regola, la legge, il bon-ton... 'no no no, non si fa, cattivo bambino, guarda che ti punisco'! D'altra parte, se voi provate a parlare con un docente sulla questione disciplina scolastica e provate a indurli al ragionamento, le sole parole che questi docenti riescono a pronunciare sono una serie di stereotipi e di luoghi comuni, del genere 'la legge è legge', 'il regolamento va rispettato', 'la scolarizzazione anzitutto', 'l'educazione anzitutto', 'qui noi siamo educatori e abbiamo il dovere di far rispettare le regole'. STOP! Soffermiamoci su quest'ultima frase: 'qui noi siamo educatori e abbiamo il dovere di far rispettare le regole'. Ecco, normalmente avviene che di fronte a questa frase tutti ostentano espressioni di consenso e di soddisfazione, anche e soprattutto i genitori, come per dire: 'che brava quest'insegnante, complimenti, che giusto senso del dovere e di disciplina che trasmette a mio figlio'. Proprio come al militare!

Il senso dell'universalità della regola borghese.
Facciamo un rewind: 'qui noi siamo educatori e abbiamo il dovere di far rispettare le regole'. Forse non ci sarebbe nulla da ridire, se non fosse per quell'unica domanda che ogni bravo insegnante (o individuo) dovrebbe porsi e che invece mai si pone: quali regole? Perché questo è il punto. Non esiste LA regola in senso assoluto, la legge non è un comandamento divino inciso nella pietra, non siamo al tempo di Hammurabi (anche se nulla è cambiato da allora nel rapporto Stato-cittadino. Lo Stato viene ancora percepito come una super-realtà metafisica). Il fatto di pensare stoltamente, ciecamente, che le regole borghesi, dello Stato, siano le uniche possibili è uno dei peggiori drammi della società. Davvero sembra di assistere all'adunata di Hammurabi o del faraone nella sua liturgia della consegna delle leggi da parte del dio sole. O come vedere l'iconografia tradizionale di Mosè. Assurdo.

Ma allora quali regole bisogna seguire?
Ci sono scuole di altro genere, quelle libertarie (sono tantissime, ma vengono tenute nascoste dal sistema mediatico), queste scuole hanno altre regole, quelle che la comunità si dà o si toglie a seconda delle situazioni per ottenere l'armonia migliore nel gruppo (gruppo-scuola, non gruppo-classe, non esistono divisioni per classi, i bimbi sono liberi). E' infatti completamente sbagliato pensare che in anarchia si viva senza regole (chi lo pensa, ha ancora molto da imparare sull'anarchia). Nelle scuole libertarie, anarchiche, altrimenti dette democratiche (nell'accezione originaria del termine, cioé autogovernate senza delega alcuna), l'individuo cresce nella responsabilità, proprio perché la libertà anarchica non è sinonimo di caos, ma di autocoscienza di sé in rapporto all'armonia del tutto. Si tratta di applicare le regole umane, naturali, quelle che non pregiudicano, che non puniscono e non premiano, quelle che stabiliscono relazioni egualitarie e pacifiche, di costruzione sociale. Sono regole che nessuno scrive, mutano velocemente perchè mutevoli e variegate sono le situazioni, niente è assoluto e sacro, se non l'ideale di giustizia e di libertà. Questa è solo una sintesi in merito a questo tipo di scuole.

Quali risultati?
Gli studenti delle scuole libertarie mostrano una predisposizione all'amore fraterno, all'antirazzismo, alla cooperazione, al vero senso di responsabilità nell'autodeterminazione, nella decisione autonoma di ciò che è giusto fare o non fare in quel dato momento. Osserviamo un bimbo che impara nella scuola libertaria, egli non chiede il permesso per andare in bagno (se gli imponete questa regola forse vi riderà in faccia), egli va in bagno autonomamente e con assoluta responsabilità e solo quando ne ha effettivo bisogno, non vuole sorveglianti (e non ne ha) perché sa di potersi sorvegliare da solo, a meno che, di sua volontà, non ritenga giusto chiedere aiuto, che prontamente arriva dai suoi compagni. Nelle scuole libertarie si impara a essere veri individui, liberi, creativi, cooperativi, attenti all'ambiente e alle necessità di tutti. Nelle scuole libertarie non si allevano sudditi obbedienti, futuri borghesi -inconsapevoli di esserlo- deleganti del loro potere e della loro stessa vita. Le scuole libertarie sono tantissime nel mondo e anche in Italia, e la loro presenza ci sta dicendo solo una cosa: cambiamo sistema.

Nota: la pedagogia anarchica (libertaria) è ritenuta la più corretta, quindi è la più rinomata, come rinomato è stato Marcello Bernardi (scomparso da poco), il più importante pedagogista e pediatra italiano, anarchico, al quale intere generazioni di studiosi si sono rifatti nella stesura della nuova pedagogia. Ma quanti docenti lo conoscono o ne applicano i principii?

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