martedì 30 giugno 2009

L'Italia delle proteste, contro Berlusconi

Monta la protesta in Italia. La tv di regime fa il suo squallido lavoro per disinformare e mistificare la realtà dei fatti. Berlusconi è in ostaggio di se stesso. Non può uscire di casa senza ricevere la sua buona dose di proteste, legittime, sacrosante.
In una vera democrazia (non certo quella di cui blatera il cavaliere), la protesta è un diritto inviolabile del cittadino. Chi nasconde le proteste attraverso i media non può parlare di democrazia, nè di Libertà.
Ecco una teoria di immagini e di voci che dànno la misura esatta della rabbia degli italiani. Con buona pace delle televisioni di regime (fascista).



Casalinga



Firenze

L'Aquila

Napoli

Napoli (bis)

Prato

Viareggio

Messina

Il sondino mediatico

A fronte della raffica di menzogne pronunciate da Tremonti in tv, ospite dell'Annunziata e secondo cui il governo è forte, è buono, è bello, è santo e durerà tutta la legislatura, la popolarità di Silvio Berlusconi è in calo. L'agenzia reuters parla di due punti percentuali perduti da gennaio a oggi, dal 51% al 49%. Non è difficile crederlo. Anzi, siamo pronti a scommettere che la percentuale sia ancora più bassa.
A dispetto dell'aggettivazione 'virtuale', il popolo della rete è più vicino alla realtà di quanto si possa immaginare. Tutta l'informazione presente sui siti, sui blog, sui canali di video-sharing, tracciano una realtà ben diversa da quanto appare in tv, una realtà cruda per il premier.
Una ricerca in rete, digitando ad esempio le parole 'protesta Berlusconi', offre una varietà imbarazzante di testimonianze che si contrappongono alla sbandierata e propagandata popolarità di don silviuzzo.
Sul versante scandali a luci rosse, abbiamo assistito all'ignobile comportamento censoreo del tg1 di Minzolini, quando invece tutto il mondo civile parla del caso barese, delle escort, delle feste a Palazzo Grazioli, delle Noemi... Ciò non ha giovato alla popolarità di Berlusconi e, probabilmente, qualche neurone sano gli italiani sembrano ancora possederlo e hanno capito che una condotta simile, da parte di un presidente del Consiglio, non può non coinvolgere anche il suo ruolo pubblico e istituzionale.
Insomma, il malcontento è evidente. Se la tv di regime facesse davvero vedere e sentire le sonore proteste dei cittadini in ogni uscita pubblica di Berlusconi, quest'ultimo avrebbe già da tempo rassegnato le proprie dimissioni. Invece, come da manuale del provetto manipolatore, la tv preferisce nascondere la realtà, allungando artificialmente la vita di questa farsa governativa (sondino mediatico).
Il G8 dell'Aquila sarà un banco di prova micidiale per il governo e per la sua tenuta. Già la censura è in atto a livello locale (fonte Miss Kappa), chissà cosa farà -o meglio, cosa non farà- la tv di regime nazionale a L'Aquila! Al G8 ci saranno i rappresentanti di quelle Nazioni che sicuramente esigeranno spiegazioni circa il comportamento di Berlusconi, perché, diciamolo, all'estero i cittadini sono più informati di noi, anche riguardo ai risvolti negativi che il nostro premier produce sulla politica, a livello europeo e mondiale. I cittadini del mondo attendono spiegazioni da Berlusconi. Cosa farà Silvio a L'Aquila? Parlerà con i giornalisti esteri? E se sì, la nostra tv ce ne darà conto? Oppure Minzolini & C. continueranno a lavorare di sondino, allungando la vita al sultano, ma accorciando a noi la visione sulla realtà? In tal caso, ci vedremo tutti su internet.
Clicca sul bannerino qui in basso per vedere l'ultima, vibrante e appassionata protesta nei riguardi di Berlusconi, in visita a Viareggio, in occasione del disastro ferroviario. Berlusconi afferma che la protesta sia stata organizzata dalla sinistra. Noi, al contrario, crediamo che gli sparuti, vergognosi applausi, siano stati organizzati da lui.



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lunedì 29 giugno 2009

Il nuovo sondaggio di 'Italiani Imbecilli'

Ci occupiamo di quello che dovrebbe essere il prossimo leader del PD. Sarà un sondaggio che prevede tempi lunghi, anche al fine di raccogliere un maggior numero possibile di adesioni. Infatti, a stabilire chi dovrà essere il leader del PD sarà l'appuntamento delle primarie, fissato per il 25 ottobre prossimo! Un termine lungo, quindi, durante il quale l'attenzione sarà concentrata su alcuni possibili candidati che verranno decisi nel congresso di luglio.
Due, per adesso, sono i candidati ufficiali: Franceschini e Bersani (quest'ultimo presenterà il suo discorso ufficiale di candidatura il 1° luglio, al Teatro Ambra Jovinelli di Roma). Sapete certamente che una terza candidatura potrebbe essere quella del sindaco di Torino, Chiamparino, il quale non ha ancora sciolto la sua riserva *.
Come predisporre, quindi, il nostro sondaggio?
E' molto semplice, addirittura molto più democratico. Al di là di quelle che sono -o saranno- le candidature ufficiali, noi vorremmo testare il vostro gradimento circa un'ipotetica, possibile (o impossibile) candidatura di Debora Serracchiani. Il sondaggio, in questo modo, diventerà oltremodo interessante.
Troverete il sondaggio sotto il banner 'Io mi informo su internet', ma prima di votare vi facciamo vedere il risultato del sondaggio precedente.

Preferiamo non commentare. Semmai, i commenti, fateli voi.
Il sondaggio si chiuderà il 26 ottobre prossimo.
Buon voto a tutti.
* Aggiornamento del 30 giugno 2009: Chiamparino non si candiderà per le primarie. La notizia non fa comunque testo al fine del nostro sondaggio. Chi vuole votarlo, può farlo lo stesso.

domenica 28 giugno 2009

Si teme per la vita di Saeed Valadbaygi. Appello ai giornali nazionali

Saeed Valadbaygi (nella foto) è un blogger iraniano, probabilmente il più attivo in Iran ed è colui che gestisce due profili su facebook, uno su twitter e un altro su blog. In questi giorni è stato lui a fornirci le informazioni, i video e tutte le vibrazioni riguardanti gli accadimenti in Iran, in tempo reale.
Qualche giorno fa, Saeed ci informava che i miliziani paramilitari stavano rastrellando anche nei pressi della sua abitazione, che si sentiva in pericolo e che sarebbe dovuto uscire di casa per salvarsi. Tuttavia, sulla sua pagina di facebook continuavano ad esserci informazioni e video (ma con uno stile diverso e, via via, sempre meno 'fresche').
Alcune fonti, tra le quali quelle del noto reporter Pino Scaccia, informano che il vero Saeed potrebbe essere stato preso e che adesso a gestire i suoi profili sia un'altra persona, probabilmente un collaboratore del governo e dei miliziani.
E in effetti anche a noi di ITALIANI IMBECILLI è successo qualcosa che ci ha fatto venire seri dubbi circa l'identità di questo misterioso Saeed. Considerato che circolava già voce di questa impostura, abbiamo voluto scrivere un commento su uno dei post di questo 'nuovo Saeed', dicendogli che noi eravamo a conoscenza della verità, che sapevamo che il vero Saeed non era più a casa sua. Subito dopo, quel nostro commento, insieme a tutto il post, venne cancellato, per poi riapparire dopo la nostra rimostranza scritta in un altro suo post.
Ma, al di là di questo episodio, vi sono altre prove più concrete che dimostrano che Saeed Valadbaygi non è più seduto davanti al suo pc. Pino Scaccia fornisce dati che troverete QUI.
E' importante il fatto che la notizia della scomparsa di Saeed venga fuori dalla rete, poiché soltanto uscendo da internet e andando sui giornali, la notizia potrà avere la forza necessaria a salvare Saeed. Ricordiamo che il governo iraniano ha già 'fatto sparire' molti bloggers. Saeed è sicuramente il più ricercato.
Pertanto invitiamo le redazioni dei giornali a darne tempestiva comunicazione (sui TG non ci contiamo più).
AGGIORNAMENTO (ore 10,30 del 28 giugno) Saeed è scappato, quindi è riuscito a sfuggire ai raid. Lo comunica Lara Cardella (l'autrice del libro 'Volevo i pantaloni') dalla sua pagina di facebook. Questa informazione ci fa sperare e anche credere che egli continui (in qualche maniera, con qualche mezzo) a postare i suoi articoli, come questo di oggi.
L'AGI (Agenzia Giornalistica Italia) accoglie l'appello e riporta la notizia [QUI]
L'Unità (29 giugno) dedica un articolo [QUI]
Intanto, ci giunge una notizia riservata (ma non del tutto verificata): Saeed sta bene, ma non ci è dato di sapere -per il momento- dove si trovi esattamente. Se anche avessimo notizie a riguardo, non le pubblicheremmo per ovvii motivi di sicurezza. Voi potete comprendere.

sabato 27 giugno 2009

Con la morte di Neda









Con la morte di Neda abbiamo imparato il canto degli uomini innocenti che, ad ogni loro sconfitta, si fa più alto e sonoro.
Con la morte di Neda abbiamo imparato che i valori della pace e della giustizia non hanno confini e che nessuna idea di terrore potrà mai soffocarli, neppure nel sangue.
Con la morte di Neda abbiamo imparato che è giusto sperare, è giusto lottare, se il nostro nemico è una cinica e criminale ambizione di potere.
Con la morte di Neda abbiamo imparato che un solo respiro interrotto può alimentare l'afflato fraterno del mondo.
Con la morte di Neda abbiamo imparato che gli occhi dei buoni sanno guardare alle semplici cose, come si guarda a un ideale di armonia.
Con la morte di Neda abbiamo imparato che, su questa Terra, ogni Neda porta il nostro nome.

Monaco di Baviera - Germany



Palermo - Sicily - Italy

giovedì 25 giugno 2009

15 luglio 2009: Sit-in nazionale sotto Montecitorio. Raccolta fondi a Milano il 1° luglio

Le iniziative di questo governo contro la scuola pubblica hanno già prodotto i loro nefasti risultati (42000 cittadini senza più lavoro, aule stracolme di studenti, maestri unici, smembramenti di cattedre, abolizione del tempo prolungato, ecc). Ma il peggio deve ancora arrivare con la PDL Aprea che trasformerà gli istituti scolastici in vere e proprie aziende, con tutte le dinamiche delle SpA. Sappiate soltanto che la proposta Aprea prevede, tra l'altro, l'assunzione diretta dei docenti da parte del dirigente scolastico e il licenziamento degli stessi, ma regolamentato su giudizi del tutto arbitrari e soggettivi. Tutto questo alimenterà ancora di più il clientelismo e le relazioni mafiose nella scuola pubblica.
La scuola deve poter essere lo specchio di una società democratica e libera, sganciata da logiche di marketing.
Il 1° luglio, a Milano (largo Corsia dei Servi), si terrà una festa per raccogliere i fondi che serviranno a finanziare il viaggio a Montecitorio, previsto per giorno 15, dove ci sarà un grande sit-in per dire NO a tutti i provvedimenti di questo governo.
Il sit-in non riguarda soltanto i lavoratori della scuola, bensì tutta la società civile, poiché la scuola rappresenta il futuro della nostra Nazione.
Per ulteriori informazioni e per prendere visione del volantino: Coordinamento 3 ottobre
Invitiamo tutti i partecipanti a indossare la maglietta con il logo io mi informo su internet.
Clicca sul banner per leggere il metodo di realizzazione del logo



ATTENZIONE (sconto comitiva)
Il Coordinamento 3 ottobre si sta organizzando per andare da Milano al sit-in di Roma con il treno che partirà alle 23.20 di martedì 14 luglio.
Chiunque volesse fare il viaggio in compagnia ce lo faccia sapere al più presto. Se riusciamo ad organizzare un gruppo di almeno 10 persone forse riusciamo ad avere lo sconto comitiva che dovrebbe essere pari al 20 % del biglietto. Contattate il Coordinamento 3 ottobre al 338/16410839 oppure scrivete una mail a coordinamento3ottobre[at]gmail.com
Per tutti l'appuntamento martedì prossimo alle 22.50 all'inizio del binario del treno per Roma.

martedì 23 giugno 2009

Minzolini, la tv di regime e le penose giustificazioni

Quando non si può più negare l'evidenza, allora si getta la maschera e, in un primo momento, si cerca una giustificazione, per tentare -goffamente- di salvarsi la faccia.
Augusto Minzolini, direttore del tg1, non ha potuto sottrarsi al suo messaggio alla nazione, dopo che tutti i giornali del mondo (non è un'iperbole) hanno evidenziato la censura reiterata della Rai sulla vicenda di Bari. Come dire: volevo giocare a nascondino, ma mi hanno scoperto, meglio dire perché mi sono nascosto.
Un atteggiamento che fa pena! E' un'ammissione di colpa, qualunque sia la giustificazione. Minzolini dimettiti!

Il videomessaggio di Giulietto Chiesa al presidente della Rai, Paolo Garimberti

La dignità della donna ritorni nelle piazze!

Ci sono state varie occasioni in cui questo blog ha fatto appello al mondo femminile, esortandolo a prendere severe posizioni nei confronti di questo governo che, come nessun altro, ha svilito -e continua a svilire- la figura della donna, in tutti i sensi.
Il 30 aprile scorso, infatti, scrivevamo una lettera aperta alla donna italiana e, soltanto qualche giorno fa, anche un appello a tutte quelle donne che hanno avuto a che fare con il cavaliere e che si sono sentite usate come un oggetto, invitandole a parlare. Forse non sarà stato merito di quell'appello, ma alcune di quelle donne oggi stanno parlando e, per conseguenza, salvando la propria dignità.
E su quest'onda di indignazione -non solo femminile- per le vicende che vedono il premier coinvolto in operazioni degradanti per 'l'altra parte del cielo', entra in scena anche un gruppo di donne che chiede ufficialmente a tutte le first ladies dei Paesi coinvolti nel prossimo G8 dell'Aquila di disertare l'appuntamento.
E' una iniziativa importante, poiché se le first ladies dovessero disertare il G8, il loro messaggio di solidarietà alle donne italiane sarebbe esposto a livello mondiale e l'attenzione sarebbe giustamente rivolta a questo grave problema di sessismo che le donne stanno subendo.
Le firme raccolte sono già molte. Ci auguriamo che l'appello venga accolto. Comunque sia, aderire vuol dire anche esprimere il proprio dissenso verso un sistema degradante per tutte le donne.
Tutto questo, sempre in attesa di una manifestazione nazionale dell'orgoglio femminile che, speriamo, si organizzi presto.

domenica 21 giugno 2009

Siamo tutti iraniani

Pace e Libertà per il popolo iraniano


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L'Iran, la carneficina e l'ONU (Organizzazione Notoriamente Ultrafallimentare)

Noi di ITALIANI IMBECILLI non siamo molto informati su tutte le attività dell'ONU, non sappiamo quanti uffici ci siano in giro per il mondo e neppure la loro originaria funzione. Però oggi siamo qui a constatare che questa organizzazione sovrannazionale è totalmente assente proprio là dove sarebbe più necessaria, ad esempio in questa crisi iraniana che ha tutta l'aria di configurarsi come un vero e proprio golpe, con tanto di brogli elettorali e vittime civili.
Da tempo immemore, infatti, la diplomazia sembra aver ceduto il passo ad ogni tipo di guerra e le risoluzioni dell'ONU sono state quasi tutte disattese. Nel 2003, Bush figlio, diede inizio alla seconda guerra in Iraq infischiandosene serenamente dell'ONU che aveva dimostrato, già allora, di non contare nulla sul piano diplomatico internazionale. E che dire di tutte quelle risoluzioni che non sono state minimamente prese in considerazione dallo Stato di Israele, nel suo folle e criminale progetto di colonizzazione dei territori palestinesi?
Quando sentiamo parlare di Consiglio di Sicurezza dell'ONU, allora, che cosa si intende? Di cosa si occupano quei 15 Paesi che lo compongono? Da quel che sta accadendo in Iran, oggi, sembrerebbe che quel Consiglio sia stato messo a tacere. Da chi?
C'è di più: nel 2007, proprio nei confronti dell'Iran, l'ONU emanava delle sanzioni (quelle sì tutte rispettate) volte a mettere in ginocchio il Paese (impossibilità di interscambi commerciali con l'estero), a causa del suo progetto nucleare.
La Corte internazionale di giustizia dell'Aja che costituisce il braccio giudiziario dell'Onu, dovrebbe occuparsi, quanto mai adesso, di garantire la pace, anche se la questione sembra -solo apparentemente- riguardare l'Iran. Invece... tutto tace, fuorché le armi dell'esercito iraniano.
Iniziative di carattere associativo-umanitario, come l'istruzione, la sanità, il commercio internazionale, sono già tra gli interessi dell'Oms, della Fao, dell'Unicef, dell'Unesco... L'ONU ha dedicato il triennio 2007-2009 alla salvaguardia del nostro pianeta e ha già raccolto dati sulle condizioni igienico-sanitarie degli Stati del mondo nel 2008. Beh, non c'è che dire, come banca dati l'ONU è davvero efficiente. Ma che se ne fanno di questi dati, oggi, gli iraniani?

L'ambasciator che porta pene

Per Berlusconi il vero terrore arriva dall'estero, non certo dall'Italia. Se qui da noi gran parte dei media e dei giornalisti sono ormai ridotti a larve, all'estero invece la libertà di informazione e di espressione è orgogliosamente viva e attiva. Diononvoglia che quei media si occupino anche dell'Italia di Berlusconi, diffondendo la verità! Bisogna fare qualcosa -avrà pensato Silvio- per arginare questo enorme problema.
Perciò la soluzione è stata quella di ordinare agli ambasciatori italiani all'estero di esercitare pressioni sui giornalisti stranieri, affinché non pubblichino mai più notizie vere riguardanti Berlusconi, senza la sua approvazione (fonte: L'Economist).
Insomma, una 'censura di sponda', dove la sponda è rappresentata dagli ambasciatori che, per definizione, non porterebbero pena, ma in questo caso sì. Anzi, più di una pena.
La pena che riguarda lo stato in cui Berlusconi ha ridotto il nostro Bel Paese e che tutti devono sottacere. La pena che riassume il sentimento di vergogna di un'Italia governata da un animatore turistico piduista e puttaniere. La pena degli italiani onesti che si sono visti scippare la Libertà e la Democrazia. La pena di vedere un capo del Governo che non ha neppure il coraggio di parlare direttamente ai giornalisti stranieri e pone i loro telefoni sotto controllo, minacciandoli e ricattandoli. La pena del ridicolo in cui siamo caduti di fronte al mondo. Ecco cosa porteranno gli ambasciatori italiani all'estero, con quel diktat di Berlusconi.
Povera Italia, quanta pena mi fai!
Nota
Le intercettazioni telefoniche tra la D'Addario e Berlusconi le trovate QUI

sabato 20 giugno 2009

Gole profonde nel Pdl. Marcello Vernola attacca ancora e si chiede: 'il Pdl è un fallimento, dove andremo a finire'?

Dopo il suo primo attacco, Marcello Vernola, europarlamentare uscente del Pdl, ritorna a testa bassa contro il governo e contro il sistema di reclutamento dei candidati.
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venerdì 19 giugno 2009

Ipocrisia: modello esemplificativo per dizionari


Suggeriamo agli editori di tutti i dizionari di inserire quanto segue, a modello esemplificativo della parola 'ipocrisia'.

Dallo Statuto di Forza Italia
'Noi pensiamo che la famiglia sia il nucleo fondamentale della nostra società. Oggi le famiglie e la società sono sempre più frammentate.
Noi pensiamo che sia invece necessario riconoscere chiaramente il ruolo attivo della famiglia, nella consapevolezza che questa non può essere sostituita da altre figure sociali.
In una situazione difficile come quella attuale, le famiglie sono anche un prezioso elemento di stabilità sociale ed economica perché si affiancano alle strutture pubbliche compensandone i limiti nell’attuazione delle politiche sociali.
Non possiamo ignorare che molte famiglie non riescono più ad avere "una tranquilla e quieta vita, in piena dignità".
La famiglia va dunque difesa, anche perché è fondamentale per le persone più deboli, per gli anziani, per i diversamente abili, per i giovani senza lavoro.
Non solo. Noi crediamo che la famiglia abbia il dovere ed il compito insostituibile di educare i bambini e gli adolescenti.
In questa prospettiva noi pensiamo che buoni risultati possano essere conseguiti riducendo il carico fiscale per le famiglie in rapporto al numero dei familiari, a partire dai bambini'.

Una lettera a Rosi Bindi

Egregia signora Bindi
Lei ha recentemente affermato: 'Il nostro peccato più grande è stato aver sottovalutato Berlusconi'.
Con Sua buona pace, ci sembra invece che la vera colpa del PD sia stata quella di accorgersi solo adesso di questa sottovalutazione. Sono anni che noi, popolo distante anni luce dai palazzi di rappresentanza, ci siamo accorti della pericolosità di Berlusconi. Un minimo di coscienza acquisita, farebbe sussultare chiunque nel sapere che un tizio, imprenditore, piduista, che possiede reti televisive, amico di Craxi, di Dell'Utri e di Gelli, se mandato al potere, il minimo che possa fare è instaurare una nuova dittatura, attuando il famigerato piano di rinascita di quella massoneria che fu già condannata, ancor prima che Berlusconi andasse a Roma.
Sì, cara signora Bindi, il vostro errore è stato quello di accorgervi solo adesso. Avete, tutte le volte, accondisceso alle richieste del cavaliere, difendendovi dietro una sorta di inquietante nochalance o di un 'che vuoi che sia'. Intanto Berlusconi, grazie alle vostre sottovalutazioni, ha rovinato la democrazia e le coscienze degli italiani.
Noi ricordiamo quel giorno in cui qualcuno chiese a Berlusconi -prima che questi abbracciasse la politica- se la sua linea politica sarebbe stata di destra o di sinistra. Già allora, molti si stupirono di questa domanda, la cui risposta sarebbe stata -come è stata- ovvia. Uno di destra, ci perdoni la semplificazione, non ha mai avuto niente a che fare con la democrazia, se non per servirsene al fine di cancellarla, ucciderla. Questo lo sanno anche i bambini, egregia signora.
Quando Sartori afferma che 'la dittatura è una cosa possibile ma forse non accadrà perchè il premier non ha il senso di progettualità del dittatore', sbaglia anche lui, per due motivi: un popolo come quello italiano, ridotto com'è ridotto oggi, con una fievole coscienza del sè in quanto popolo, non ha bisogno di illuminati strateghi e menti eccelse della filosofia autocratica per essere governato da un novello duce. Chi governa gli italiani ha soltanto bisogno di un mezzo come la televisione. Questa è la realtà, Berlusconi lo sa. Il secondo motivo sta nel fatto che Berlusconi non è certo da solo nel concepire i suoi progetti, dietro di lui ci sono altre persone che lo guidano nella seppur minima strategia di autogoverno.
E che dire di quanti si ostinano, ancora oggi, a non voler chiamare le cose con il loro nome, definendo questa dittatura in mille altri modi diversi, ma non pronunziando mai la parola dittatura? Forse questi vedono la dittatura soltanto se alla finestra di Palazzo Venezia si affaccia un tizio in divisa militare. Sappiamo che 'dittatura' è una parola brutta, ma proprio per questo bisognerebbe saper guardare in faccia il male per poterlo combattere. Voi, quel male, lo avete sempre evitato, se non addirittura favorito (accordo sul conflitto di interessi).
Se esiste un popolo della Libertà, quello siamo noi, cioè il popolo della democrazia. Noi sapevamo anzitempo del pericolo, ve lo abbiamo ricordato più volte, in varie occasioni, nei girotondi e nelle altre proteste, nei nostri post e negli appelli. Abbiamo voluto darvi fiducia, per 15 anni, votando anche alle primarie del PD. Quelle primarie, con quella affluenza, rappresentavano già un chiaro messaggio che andava al di là della mera incoronazione democratica di un rappresentante. Quelle primarie indicavano un grido di allarme -il nostro- che non è stato mai ascoltato. Ora quella fiducia è già venuta meno, com'è normale che sia. Prendetene atto, se ne avete il coraggio.
Tutto ciò, egregia signora Bindi, dimostra soltanto l'enorme distanza che esiste tra noi e voi. E quando si configura una distanza come questa, signora Bindi, ogni democrazia è falsa e le dittature hanno la strada spianata. Ossequi.

giovedì 18 giugno 2009

Marcello Vernola senza futuro nel Pdl: non ha le poppe!

Una persona dello stampo di Berlusconi, abituato da sempre agli intrallazzi, ai rapporti clientelari, ai favoritismi, finisce presto per avere una lunghissima lista di altre persone da soddisfare, per ricambiare i favori ricevuti.
Ma cosa succede quando una persona dello stampo di Berlusconi non riesce a star dietro ai suoi veri impegni (che sono, appunto, il contraccambio di favori)? Succede che i 'debitori' si incazzano e -come nel caso di Patrizia D'Addario- parlano.
Chissà quanto costa pagare il silenzio di una persona? E quanto costa corrompere? Tutto dipende dalla 'gravità' del contesto. Per Mills occorsero 600 mila dollaroni che Berlusconi gli bonificò.
Marcello Vernola, del Pdl, forse è sfuggito all'attenzione di Berlusconi. O forse Marcello Vernola non è stato inserito nel libro paga di don silviuzzo. Una cosa è certa: il Vernola non ha fatto carriera nel Pdl perché non ha le poppe. Avete capito bene, questo è il requisito fondamentale per avere un riconoscimento e una carriera all'interno del Popolo delle libertà (perdute). Ascoltiamolo.
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Le numerose visite attestano l'interesse per questo argomento.
Ringraziamo chi ha postato questo articolo su OK notizie.

Patrizia D'Addario, gli italiani e i motori di ricerca infuocati


Dopo che ieri, da questo blog, è passato il mondo per merito dell'articolo su Patrizia D'addario, oggi quell'articolo sembra sparito dalle pagine di Google. Oltre 5000 visite in poche ore, del resto, possono dar fastidio, ce ne rendiamo conto, soprattutto se l'articolo riguarda la pseudo-moralità di Berlusconi che, necessariamente, si riflette sulla sua condotta politica.
Non fraintendete, per favore: questo post non vuol essere autocelebrativo. Dobbiamo per forza partire da questi dati per svolgere correttamente la nostra analisi. Infatti, proprio il gran numero di visitatori ci ha fatto interrogare sull'indole degli italiani e sul motivo di tale interesse verso il caso D'Addario. Qual è stata la molla che ha spinto così tante persone a digitare quel nome sui motori di ricerca, tutti insieme? La risposta potrebbe sembrare banale. Molti risponderebbero per curiosità. Già, ma andiamo oltre, cos'è che smuove questa curiosità? E qui le risposte potrebbero essere molteplici. Perché si voleva vedere la foto di questa ragazza? Perché l'istinto voyeristico ha prevalso sulla morigeratezza? Per mero bisogno di informazione ? Per cercare di capire meglio i fatti (dati i pessimi servizi offerti dai Tg di regime)? Si potrebbe proporre un sondaggio, ma escludiamo che tutti i visitatori di ieri tornino qui. Ad ogni modo... ci penseremo.
L'attenzione si sposta necessariamente verso la seguente considerazione: una tale attenzione verso l'argomento -qualunque motivo l'abbia indotta- potrebbe significare che l'opinione pubblica, finalmente, abbia preso coscienza del genere di premier che l'Italia ha posto al soglio ducale. Se così fosse, ma veramente, a poco servirebbero ormai gli insulsi tentativi di insabbiamento della vicenda (e di depistaggio della verità) da parte dei media di regime. Possiamo crederlo? Possiamo davvero credere che, finalmente, questa vicenda, dopo quella di Noemi, possa aver sbloccato quella rotellina che, arruginita da tempo, aveva mandato in panne il meccanismo cognitivo degli italiani? Vogliamo sperarlo.
D'altra parte, questa mattina, un amico, a proposito di Berlusconi ci diceva: 'se non lo fanno fuori adesso, allora gli italiani son proprio degli imbecilli'. Non ce lo ha detto proprio un comunista. In quel momento, ho ripensato alle numerose visite di ieri e un barlume di speranza si era acceso nei miei occhi. Poi ho riflettuto: e se quelle visite, invece, sono state l'espressione di una semplice curiosità o dell'innato gusto italico e provinciale per il voyerismo? Da qui è nata l'idea di questo post. Noi non sappiamo darci una risposta precisa, però contiamo sul fatto che, comunque sia, conoscere sia più utile del non sapere, per la nostra coscienza che deve, lo auspichiamo, divenire collettiva. Quanto prima.

PS. Per colmare un possibile e umano bisogno voyeristico, inseriamo due foto di Patrizia D'Addario. Se avete considerazioni da condividere, sapete dove commentare.


No alla rettifica per tutti i 'siti informatici'. Firma anche tu

Internet, 16 giugno 2009
Ai Presidenti dei Gruppi Parlamentari
Senato della Repubblica
ROMA

Egregio Presidente,
il ddl 1415A approvato alla Camera dei Deputati l’11 giugno u.s. ha, da più parti, sollevato numerosi dubbi e perplessità in ordine alla sua legittimità costituzionale e, più in generale, all’opportunità degli interventi normativi che, attraverso esso, si intendono realizzare.
Vi è, tuttavia, un profilo, sin qui, rimasto nell’ombra e poco approfondito nei dibattiti di questi giorni: si tratta del contenuto del comma 28 dell’art. 1, la cui infelice formulazione – ammesso anche che tale non fosse l’effettiva volontà del suo estensore – rischia di determinare un’inammissibile limitazione della libertà di manifestazione del pensiero in Rete che spingerebbe, rapidamente, l’Italia in una posizione ancor più arretrata di quella che attualmente occupa (è quarantaquattresima) nelle classifiche internazionali sulla libertà di informazione.
La citata previsione, infatti, sembrerebbe assoggettare il responsabile di qualsiasi “sito informatico” allo stesso obbligo di rettifica che la Legge sulla stampa (n. 47 dell’8 febbraio 1948) pone a carico del direttore responsabile delle testate giornalistiche.
L’omesso adempimento a detto obbligo entro 48 ore – esattamente come accade nel caso di una testata giornalistica – comporterebbe per il responsabile del sito informatico la condanna ad una sanzione pecuniaria fino a 25 milioni di vecchie lire.
Come comprenderà, tuttavia, non si può esigere da chi fa informazione on-line in modo non professionistico l’adempimento ad un obbligo tanto stringente quale quello di provvedere alla rettifica di ogni inesattezza eventualmente pubblicata sul proprio sito informatico e, egualmente, non si può pretendere che a ciò provvedano i responsabili di siti informatici che ospitano contenuti pubblicati da soggetti terzi.
Difficoltà facilmente intuibili di ordine tecnico, organizzativo ed economico, infatti, ostano al puntuale adempimento ad un simile obbligo ed esporrebbero, pertanto, in modo pressoché automatico, i responsabili dei “siti informatici” al rischio di vedersi irrogare sanzioni pecuniarie che, nella più parte dei casi, appaiono idonee a determinare l’immediata cessazione di ogni attività di informazione on-line.
La Rete costituisce il primo mezzo di comunicazione di massa nella storia dell’uomo capace di dare concreta attuazione alla libertà di manifestazione del pensiero e la possibilità di utilizzarla è stata di recente definita dal Parlamento Europeo e dal Consiglio Costituzionale francese – sebbene sotto profili diversi - un diritto fondamentale dell’uomo e del cittadino.
A quanto precede deve essere aggiunto che l’istituto della rettifica – già anacronistico ed inefficace nel mondo dei media tradizionali – risulta privo di ogni utilità nel contesto telematico nell’ambito dei quale ciascuno è – salvo casi eccezionali – sempre libero di contrapporre ad un’informazione, un’altra informazione di segno opposto ed idonea, come tale, a rettificare quella originaria senza l’esigenza di alcuna collaborazione da parte dell’autore di quest’ultima.
Alla luce delle brevi considerazioni che precedono, pertanto, Le chiediamo di presentare e votare – non appena il ddl 1415A approderà al Senato – un emendamento idoneo a chiarire che l’obbligo di rettifica di cui al comma 28 dell’art. 1 del DDL c.d. Intercettazioni deve applicarsi esclusivamente ai siti informatici di testate telematiche soggette all’obbligo di registrazione alla stregua di quanto disposto dalla Legge n. 47 dell’8 febbraio 1948 ovvero ai soli siti internet attraverso i quali vengono diffuse informazioni prodotte nell’ambito di un processo professionale realizzato nell’ambito di una struttura imprenditoriale e redazionale.
In assenza di tale intervento, il Senato della Repubblica, si assumerà la responsabilità – da condividere con il Governo e con quanti alla Camera dei Deputati hanno votato a favore del ddl in questione – di aver contribuito a scrivere una delle pagine più buie della storia moderna di un Paese che, come il nostro, ambisce a considerarsi democratico: quella attraverso cui si saranno privati i cittadini italiani dell’utilizzo di uno strumento che avrebbe, invece, loro potuto restituire l’esercizio effettivo di quella libertà di manifestazione del pensiero che la nostra Corte Costituzionale ha già definito “pietra miliare di ogni ordinamento democratico”.
Augurandoci che vorrà sottrarre il Senato della Repubblica a tale responsabilità e che pertanto darà seguito alla nostra richiesta, Le porgiamo i nostri più cordiali saluti,

Istituto per le Politiche dell’Innovazione

mercoledì 17 giugno 2009

'E l'Italia giocava alle carte e parlava di calcio nei bar' (G. Gaber)

Noemi, Patrizia (manca la terza 'grazia' al Grazioli... attendiamo), le feste, i nudist-party, le schitarrate, le raccomandazioni per le fanciulle, i voli di Stato pagati da noi per questioni non di Stato, i regalini, le false promesse, i book consegnati da Emilio Fede, le telefonate del papi, quelle alle redazioni dei TG per la censura... Non si può certo dire che Berlusconi non si dia da fare da quando è al governo. Allegria, tutto va ben, madama la marchesa! Possiamo continuare a parlare di calcio nei bar.

Referendum legge elettorale. Pillole per l'astensionismo

NOI NON VOTIAMO perché anche il 'non voto' è un legittimo diritto-dovere del cittadino, anche se nessuno ha il coraggio di dirlo.
NOI NON VOTIAMO perché, di fronte a due schieramenti insostenibili, il non voto è l'espressione più alta della protesta civile.
NOI NON VOTIAMO per non cadere nel tranello-farsa del 'se non voti sei antidemocratico'.
NOI NON VOTIAMO perché riponiamo la speranza nei veri e forti cambiamenti, quelli di cui abbiamo bisogno oggi.
NOI NON VOTIAMO perché sappiamo che questo referendum (sottolineo questo) è un prestar la mano ad una truffa ben architettata nei confronti della società civile.
NOI NON VOTIAMO perché si capisca forte e chiaro che nessuno, allo stato attuale, ci rappresenta: nè i singoli, nè i partiti, nè le liste.
NOI NON VOTIAMO perché sappiamo che il nostro Paese, più che di un nuovo sistema elettorale, ha bisogno di una nuova classe politica (forse anche di una classe non politica).
NOI NON VOTIAMO anche se non c'è peggior cieco/sordo di chi non vuol vedere/sentire e se ne infischia delle motivazioni di cui sopra.
NOI NON VOTIAMO nel pieno rispetto dell'altrui pensiero in merito.

Ragazze usa e getta. Patrizia D'Addario alle feste di Palazzo Grazioli. Urge un appello

E così, dopo Noemi Letizia, anche Patrizia D'Addario è una di quelle ragazze usate da Berlusconi. L'intervista del CORRIERE DELLA SERA alla ragazza candidata a Bari nella lista Pdl dimostra come l'hobby principale di Berlusconi sia l'ingaggio di fanciulle per i suoi diletti. Dalla testimonianza della D'Addario emerge anche una vera contrattazione con tanto di danaro (2000 euro). Tutti i particolari possono essere letti nell'intervista.
La D'Addario afferma che la sua volontà di far emergere questa storia è dovuta al fatto che si è sentita usata.
A questo punto, ITALIANI IMBECILLI fa un appello a tutte le ragazze di Silvio, in quanto donne.
Cara amica, non sei un oggetto, sei una donna. Se anche tu ti sei sentita usata da Silvio Berlusconi, se sei rimasta delusa, se qualcosa è andato storto, non lasciare che rancori e rimorsi ti lacerino l'anima e tira fuori il tuo orgoglio di donna. Fai come Patrizia D'Addario. Il tuo silenzio non fa altro che avallare e perpetuare un comportamento alquanto discutibile e pone in disonore la tua personalità, il tuo orgoglio e il tuo essere donna. Pensaci.

PS. L'argomento 'tira'. State entrando in questo post a centinaia, tutti digitando 'Patrizia D'Addario' su google.

Io non ho paura di essere intercettato

Poche chiacchiere, chi non vuole essere intercettato ha sempre qualcosa da nascondere. La 'questione sicurezza' che Berlusconi ha messo in campo -e soprattutto quel decreto che neutralizza le intercettazioni telefoniche- rappresenta una vergogna per il nostro Paese. Una vergogna anche di fronte al mondo intero. Questo perché, a nostro giudizio, tutte le motivazioni addotte dal governo, a difesa del decreto, sono ridicole, senza senso, stupide e dimostrano soltanto l'incapacità di un governo di dimostrare la propria trasparenza e correttezza. Ma quando mai è stato trasparente e corretto questo governo? Certo, anche la sinistra ha le sue colpe e le sue responsabilità e, in fatto di trasparenza, anche Prodi e D'Alema non brillano. Ma un siffatto decreto è soltanto il frutto di una grande paura in seno all'attuale 'maggioranza' fatta di corruttori, piduisti, mafiosi, condannati e anche drogati. L'equazione è elementare, anche un bimbo la intuisce: un criminale non vuole essere intercettato, una persona onesta sì. Il governo ha paura. Berlusconi ha paura. La politica ha paura. NOI NO!
Tutto ciò dimostra anche l'enorme distanza, nonché l'abissale differenza tra il popolo e questa politica.


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A proposito, grazie a tutti i Ministeri che passano da qui (silenziosi), alla Presidenza del Consiglio, al Vaticano, all'esercito USA, alla RAI, agli operatori occulti della disinformazione che ci cancellano i post (Google & C.) e che, di quando in quando, utilizzano il nostro browser da remoto. Siete tutti i benvenuti. Se ci lasciaste anche un saluto lo apprezzeremmo volentieri.

martedì 16 giugno 2009

Abbiamo trovato la sosia di Debora Serracchiani

Debora Serracchiani la conosciamo, è uno dei volti nuovi e promettenti del PD. Fin dalla sua prima 'uscita pubblica', all'assemblea nazionale del PD, la mia attenzione fu catturata dal suo massetere. Strano -mi dicevo- somiglia a qualcuno. Ma non riuscivo a focalizzare quella persona a me familiare e che le somigliava. Finché non ho rivisto, poi, la giovane Debora con i capelli sciolti, senza coda. Ma sì! E' tale e quale a Linda Ronstadt! Ora io so che molti di voi staranno dicendo 'chi è Linda Ronstadt'?
Linda Ronstadt è una cantante statunitense di origine messicana che ha esordito negli anni '60 interpretando il country, ma che si è distinta anche in altri generi, anche molto sofisticati. Forse qualcuno la ricorderà per l'unico singolo edito nel nostro Paese (It's so easy). Negli USA è una celebrità ed ha una voce, a mio parere, straordinaria (mai vista cantare in playback). Cominciai a comprare i suoi vinili nel 1981, quando facevo il dj, occupandomi quasi esclusivamente di 'cantanti in gonnella'.
Una curiosità. Linda Ronstadt aveva un proprio gruppo chiamato 'Stone Ponys', formato da musicisti che sarebbero poi diventati gli Eagles.


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Aggiornamento:
Debora Serracchiani, con un messaggio privato, ci comunica che approva il post, riconoscendo la propria somiglianza con Linda Ronstadt



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Scuola: 15 luglio 2009, sit-in nazionale davanti al Parlamento. Ora basta!

Il massacro della scuola pubblica e la scellerata 'riforma' Gelmini. Ecco cosa sta succedendo.

Ora si tocca con mano il problema. Ora si sente davvero l'acqua alla gola. Non c'è più spazio ai 'forse'. La tragedia è arrivata puntuale, non la si può ignorare. Il veleno del governo, iniettato nella scuola pubblica, sta già facendo effetto. E che effetto!
Tutti i settori della società civile sono vivamente invitati a partecipare INCAZZATI al sit-in nazionale di protesta, organizzato da un consistente Comitato Organizzatore, formato da altrettanti comitati, movimenti e reti (elenco e recapiti).
Quando si mobilita una massa enorme di docenti, studenti, genitori, c'è poco da scherzare dicendo 'non capisco i motivi di queste proteste'.
Avevamo già parlato, lungamente, degli effetti nefasti di questa 'riforma' che serve esclusivamente a far cassa e a smantellare la scuola pubblica: il futuro del nostro Paese. Chi vuole, può farsi un giretto cliccando sulla linguetta 'scuola', sotto il titolo del blog.
Ora è tempo di verificare gli effetti di questo piano diabolico e criminale, firmato Gelmini-Tremonti-Brunetta (e anche Aprea) e di capire i motivi di questo sit-in che riteniamo, a questo punto, sacro! Diciamo subito che ci piacerebbe davvero, adesso, incontrare un docente colpito dalla 'riforma', capace di vantarsi di aver votato per Berlusconi. Da un nostro sondaggio locale, pare che nessuno lo abbia votato!
In due parole, spieghiamo in che modo 42000 operatori della scuola (probabilmente molti di più) perderanno il posto.
Anzitutto bisogna partire dal fatto che, per legge, ogni insegnante deve coprire 18 ore di lezione settimanali. Questa è la base da cui partire. 18 ore equivalgono, in gergo, a una cattedra.
La 'riforma' ha previsto (tra l'altro) un taglio delle ore di compresenza; per conseguenza, un docente che aveva solo 15 ore, poteva arrivare a 18 utilizzando la compresenza, cioè insegnando di concerto con altri docenti nella stessa classe, come avviene nelle scuole più avanzate e nei Paesi più civili. Eliminando per legge queste ore di compresenza, il docente perde l'intera cattedra (18 ore), quindi il docente di ruolo andrà in un'altra scuola a completare la cattedra, utilizzando le ore che gli servono. Ma a chi le toglie queste ore? A un altro docente, è chiaro! Chi ci rimette di più? Ma i precari, è evidente, cioè quelli che sovente hanno 'spezzoni' di cattedra (cioè poche ore, magari sparse su più scuole).
Risultato: Il docente precario non ha più possibilità di lavorare; quello di ruolo potrebbe essere costretto a insegnare in varie scuole, magari distanti molti chilometri tra loro o, addirittura, essere obbligato a produrre una domanda di trasferimento.
Questo è ciò che sta avvenendo già adesso, con l'uscita dei documenti sulla formazione delle cattedre. Senza contare che in questo abisso criminale ci stanno cascando anche gli studenti e il personale ATA (bidelli, segretari, tecnici). Un vero massacro!
Tutti al sit-in!

Per adesioni: precariscuola@gmail.com

La foto è presa da coordinamento 3 ottobre

Ma la rete è salva, sì o no? E la democrazia?

Va bene, ci sono cascati in molti, anche le voci più autorevoli del web, in primis giornalettismo.com che aveva pubblicato l'appello del frate cappuccino (padre Giorgio Butterini), secondo cui, cito, 'si stanno dotando delle armi per bloccare in Italia Facebook, Youtube, il blog di Beppe Grillo e tutta l’informazione libera che viaggia in rete e che nel nostro Paese e’ ormai l’unica fonte informativa non censurata.
Invece l'emendamento D'Alia, il 59bis (diventato 60), è stato abrogato, anzi, soppresso. La rete è dunque salva?
Mentre in rete, anche in vari gruppi facebook, c'è ancora lo spauracchio dell'emendamento D'Alia, altri, i più accorti e aggiornati, esultano per la sua avvenuta soppressione.
Ma la rete non è per niente salva. La democrazia neppure!
Qui entra in ballo il testo del Maxi-emendamento in materia di intercettazioni, approvato alla Camera il 10 giugno scorso. A sostituire i vari Cassinelli, D'Alia, Carlucci... ora c'è il testo di una legge antidemocratica, anticostituzionale, approvata con il metodo della fiducia.

Art. 15.
(Modifiche alla legge 8 febbraio 1948, n. 47).
1. All’articolo 8 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) dopo il terzo comma è inserito il seguente:
«Per le trasmissioni radiofoniche o televisive, le dichiarazioni o le rettifiche sono effettuate ai sensi dell’articolo 32 del testo unico della radiotelevisione, di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177. Per i siti informatici, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono»;

omissis

e) dopo il quinto comma è inserito il seguente:
«Della stessa procedura può avvalersi l’autore dell’offesa, qualora il direttore responsabile del giornale o del periodico, il responsabile della trasmissione radiofonica, televisiva o delle trasmissioni informatiche o telematiche non pubblichino la smentita o la rettifica richiesta».

Tutti gli articoli del disegno di legge
Per maggiori chiarimenti: guidoscorza.it

lunedì 15 giugno 2009

Campagna 100% per la ricostruzione dopo il terremoto. Sit-in il 16 giugno

Si è aperta la campagna per la ricostruzione, il cui obiettivo principale è quello di chiedere che i fondi stanziati vadano spesi al 100% per la ricostruzione.
Ogni centesimo che passa deve essere reso pubblico! Le spese e i finanziamenti, tutto deve essere rendicontato e reso pubblico in internet, entrate e uscite fino alla singola fattura cominciando proprio dalla gestione della Protezione Civile, da ora fino alla fine della ricostruzione.
Si terrà un sit-in il 16 giugno, a Roma Piazza Montecitorio, alle ore 12.

Sul sito della campagna troverete le motivazioni su:
100% RICOSTRUZIONE
100% PARTECIPAZIONE
100% TRASPARENZA
100% DIGNITA'
100% DI AQUILANI A L'AQUILA
100% RICONOSCENZAPer aderire alla campagna, cliccate sul banner qui in basso


Buffone o giullare?

Striminzita storia (troppo striminzita) del giullare e del buffone.
Per tutto il medioevo ed oltre, la figura del giullare, insieme a quella del buffone, è stata molto importante per la diffusione di notizie, poesie, novelle, canzoni, giochi di abilità manuale, invenzioni. Questi personaggi erano dei veri e propri mezzi di comunicazione di massa, molto spesso considerati meno importanti di un cavallo e sepolti in terra sconsacrata.
Sia i buffoni, sia i giullari erravano di corte in corte, in tutta europa e oltre, soprattutto seguendo il famoso Camino de Santiago, cioè il percorso dei pellegrini diretti a Santiago de Compostela, in Spagna. A volte partivano da Gerusalemme, altre volte vi ritornavano, passando per Roma e per la Provenza e in questo lungo percorso allietavano i banchetti dei sovrani, quando non si esibivano nelle piazze.
Erano attori professionisti, ma esiste un'enorme differenza tra buffone e giullare e questa differenza è stata fortemente voluta da un giullare, un certo Gerardo Riquier, spagnolo, il quale ottenne dal re di Spagna una patente che attestava questa differenza. Gerardo Riquier ritenne corretto distinguersi dai buffoni, poiché questi ultimi non erano trovatori, cioè non creavano le loro composizioni, ma le copiavano da altri. Invece i giullari trovavano da soli i versi, scrivevano opere originali, inventavano la musica. Insomma, il giullare era un vero cantautore ante-litteram, mentre il buffone soltanto un interprete, se non un plagiatore.
Benchè derisi, umiliati, percossi, i giullari e i buffoni sono stati coloro da cui è nato il volgare scritto, mischiando lingue diverse, adattando il linguaggio a seconda del territorio visitato. Da questo volgare, nacque poi una forma più nobile di linguaggio scritto che, in Italia, Dante elevò a lingua nazionale.

domenica 14 giugno 2009

I tagli al FUS: l'altra censura, utile alle casse del regime e al licenziamento

Le politiche di destra odiano la diffusione della cultura, poiché questa serve a far ragionare autonomamente le persone, a creare strumenti di difesa intellettuale, a sviluppare un senso critico per le cose. Perciò le dittature censurano libri, spettacoli, giornali, voci... Hitler arrivò a censurare persino le esposizioni degli astrattisti (troppo rivoluzionari, troppo liberi, di una libertà contagiosa).
La censura, di per sè, è un atto violento, repentino, che espone chi la promuove. Esiste però una censura più subdola, ma non meno efficace che equivale ad una morte lenta, sotterranea, silenziosa. Si tratta dei tagli alle risorse, una misura vile, capace di far agonizzare qualsiasi settore della nostra società. Un esempio sono i decreti Gelmini-Tremonti-Aprea che stanno uccidendo la scuola pubblica e che da settembre prossimo lasceranno a casa migliaia di lavoratori (42000).
Poiché ci riguarda direttamente (in realtà riguarda tutti), denunciamo anche noi, qui, il taglio del 30% al FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo) e che, fin dal dicembre 2008, sta sortendo i suoi malefici effetti. Il Maggio Musicale Fiorentino rischia di chiudere il sipario a settembre e i suoi operatori, il 12 giugno scorso, hanno occupato pacificamente la Soprintendenza. E' solo uno dei numerosi esempi.
A legiferare su questo argomento, demandando alle regioni la gestione economica, sono due personaggi dello spettacolo, collusi con il governo Berlusconi: Gabriella Carlucci e Luca Barbareschi. Sembra un paradosso, vero? In realtà a questi due (e al Ministro Bondi) non importa niente del taglio al FUS, poiché il decreto va a uccidere maggiormente i pesci piccoli, cioè quella miriade di compagnie di spettacolo che trapuntano il nostro Paese e che ne sono anche lo specchio. Compagnie di teatro in cui non vedremo mai Carlucci e Barbareschi. A lungo andare, rimarranno soltanto gli spettacoli ufficiali di regime, soprattutto gli insulsi spettacoli televisivi che offrono modelli culturali dannosi e beceri. D'altra parte, cosa dobbiamo aspettarci da un governo che, anziché promuovere l'intelligenza e darle opportunità, suggerisce ai laureati di fare gli imbianchini? Cala la tela.


Il video con la denuncia dei tagli
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sabato 13 giugno 2009

Piano segreto francese per un vaccino di massa contro l'A/H1N1. Plan secret français de vaccination contre la grippe porcine

Un miliardo di euro è la cifra che il governo Sarkozy ha stanziato per l'acquisto del vaccino, ma se questa informazione è pubblica, la stessa cosa non si può dire di un piano, del tutto segreto, di vaccinazione collettiva preordinata e indotta. Lo denuncia il quotidiano Le Journal du Dimanche.
Qual è il problema? Il problema è che questo virus non è mai stato isolato, nè mai fotografato al microscopio elettronico, neppure classificato chimicamente (è stato solo archiviato con il nome di A/H1N1). Rendere obbligatoria l'assunzione di vaccini e medicine per combattere un'ipotetica malattia che non è stata neppure caratterizzata, lascia molto spazio ai dubbi.
C'è di più: non è neppure certo che i decessi, ad oggi, siano stati causati da questo virus, non esiste alcuna prova medico-legale che lo confermi. E ancora: avete fatto caso ai sintomi che ci vengono riferiti dai media? Temperatura alta, tosse, mal di testa, naso che gocciola. Ognuno di noi porta questi sintomi in una normale influenza stagionale e, guarda caso, spariscono nel giro di pochi giorni, proprio come se si assumesse un bel vaccino miracoloso (capisci a me).
E allora... quelle morti? Gli epidemiologi europei pensano piuttosto che, a tutt'oggi, quei decessi siano frutto del caso o di ciò che viene definita infezione opportunista.
Quel che si sa per certo, riferendoci ai decessi, è che le vittime hanno prima avuto delle complicazioni respiratorie, poco divulgate dai media. Ma sono molte le persone che, ogni giorno, muoiono per problemi respiratori. E negli USA, di semplice influenza, muoiono circa 36000 persone all'anno, senza per questo destare alcun clamore o panico.
Ora che la Francia si appresta a porre l'obbligo di vaccinazione militarizzata per più di 100 milioni di dosi, in maniera stranamente coincidente appare un altro colosso farmaceutico statunitense, la Novavax, che promette miracoli contro la H1N1. Sicuramente, come per il Tamiflu, ci saranno seri problemi per la salute, in considerazione del fatto che questo nuovo vaccino è stato realizzato grazie tecniche di modificazione genetica di alcuni organsmi.

Sulla presunta costruzione in laboratorio del virus [QUI]
Sull'utilizzo dei virus per il decremento demografico mondiale [QUI]

Fonte (Mondialisation.ca)

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