giovedì 30 settembre 2010

Docenti di serie A e di serie B. La pratica corruttiva assurge a metodo, anche nella scuola

Tagliamo corto. La notizia secca è la seguente: il governo vuole dividere il personale della scuola pubblica, inserendolo entro fasce di merito. Ciò vuol dire che dovranno esistere necessariamente fasce di demerito, anche là dove queste non necessitano. Ci saranno docenti di serie A, di serie B e di serie C. Giudicati in base a cosa? Secondo quali parametri? E chi dovrà giudicare? E' da più di un anno che ne parliamo in questo blog, adesso è arrivato il momento per i docenti, per il personale ATA, per i collaboratori, di prendere finalmente coscienza di questo abominio e di reagire.
I meno attenti o i più ingenui si lasceranno sviare dal falso obiettivo individuato dal governo e diranno 'ma sì, è giusto', invece i più scaltri avranno già intuito la gravità di questa operazione. Noi qui spiegheremo la strategia e i veri scopi di questo piano ignobile. Per fare ciò occorre una breve premessa.
I regimi utilizzano paroline magiche, ben accolte da tutti, al fine di nascondere i loro progetti criminali, portarli a compimento e farli digerire dall'opinione pubblica. E' sempre stato così: si impacchetta il mostro con la carta più lucida e bella. Ed è sempre avvenuto che solo dopo qualche tempo l'opinione pubblica si sia resa conto dell'errore, quando ormai il disastro è compiuto (davvero qui non s'impara nulla dalla Storia). Parole come 'sicurezza', ad esempio, riescono a spalancare le porte più varie, soprattutto quelle della militarizzazione di un territorio. Altro esempio è la bella formuletta 'risparmio di energia', con la quale il governo intende adottare quel mostro che si chiama nucleare. La capacità di far digerire certe scriteriate argomentazioni, indorate come si deve, viene affidata alla propaganda, principalmente quella televisiva, controllata da Berlusconi. Fin qui ci siamo?
Se la Gelmini comincia a parlare di 'qualità della scuola' e di 'merito' allora siamo certi che è ricominciata la fase propagandistica per far digerire il solito prodotto avvelenato. Ed è proprio attraverso le belle parole 'qualità' e 'merito' che si cela forse la più grande azione ignobile mai escogitata da questo governo e destinata al mondo dell'istruzione. Con la scusa della 'qualità' e del 'merito' i docenti verranno presi e marchiati, spogliati di ogni dignità, indotti alla corruzione e al litigio. Cosa vuol dire concretamente essere inseriti dentro fasce di (de)merito? Per il governo vuol dire sostanzialmente tre cose molto importanti:
1) fare cassa (ancora), dal momento che i docenti ritenuti poco produttivi avranno una busta paga più leggera (potranno anche essere licenziati).
2) creare una divisione interna alle scuole, per indebolire la classe docente, spaccarla, renderla inoffensiva (la cultura è un'arma di offesa puntata contro i regimi autoritari). Un corpo docente spaccato ha più difficoltà nel superare gli ostacoli, nel decidere, nell'organizzare, nel lavorare con la dovuta serenità.
3) promuovere più studenti, per dimostrare la bontà della 'riforma', promuovere perciò anche i non meritevoli (ma chi lo sarà più in una scuola così?), perché un docente verrà probabilmente valutato anche in base alla sua più o meno alta produttività (il docente è considerato come una vacca da latte e lo studente come un pollo da batteria).
Questi sono solo gli effetti più evidenti, ma entriamo nel merito della faccenda e prefiguriamoci la scuola di domani. Una nostra amica che lavora in un liceo, proprio oggi ci ha detto: 'immagino già quelli pronti a ruffianarsi il dirigente per ottenere il marchio di serie A'. E' bene che si sappia che l'indole italica alla ruffianaggine è attestata quasi geneticamente e che esistono già queste forme di 'asservimento spontaneo', ma ciò non può mai giustificare una codifica legale del comportamento corruttivo. Quindi da una parte si avranno i cocchi dei dirigenti, cioè quelli più servili e vigliacchi, forse i più pericolosi, mentre dall'altra parte ci saranno gli intransigenti, quelli attenti all'etica, ma che saranno malvisti da tutti, assoggettati, vessati, ricattati, sviliti nella loro dignità di persone e di professionisti, mortificati da una busta paga miserevole (perciò malvisti anche dagli studenti e dai genitori). Molti di loro finiranno per non credere più nella scuola e non insegneranno con la stessa intraprendenza di prima. Ma tra questi potrebbe nascere anche una volontà di rampantismo e, come durante il fascismo, ci saranno quelli che faranno gli spioni per accaparrarsi un posto d'onore agli occhi del dirigente scolastico. Nasceranno odii profondissimi. Tutto questo per volere di un ignobile governo!
Nessuno dovrà cadere nell'errore di credere che i parametri di giudizio saranno obiettivi. Ci saranno griglie di valutazione? Sì, ci saranno. Pensate che una griglia possa valutare una persona? Un insegnante? Tutti gli insegnanti? Anche se un docente dovesse essere giudicato 'tecnicamente', cioè per la sua efficienza e per come insegna (o peggio per cosa insegna), quali sarebbero questi parametri? Chi li stabilisce? E pensate che siano davvero questi i problemi della Scuola? O non siano, piuttosto, i tagli alle risorse e l'ammanco di docenti, di materie e di laboratori? Capita, è vero, che alcuni docenti siano meno tecnici di altri nel trasferire i saperi, ma capita anche di vedere questi stessi docenti che riescono a trasmettere molto di più e meglio degli altri colleghi, per umanità, per capacità innate espressive, per empatia, per metodo psicologico personale e spontaneo. Chi adotterà mai questi parametri? Chi li prenderà mai in considerazione?
Un docente non è una lavatrice. E la scuola non è un'azienda (perché la questione vera è di tipo produttivo-economico). La cultura non è un prodotto commerciale! Un docente comunica con tutta la sua stessa persona, anche con il corpo, con il suono della voce, con gli sguardi, con i 'non detto'. Credete che vengano presi in considerazione questi parametri di valutazione?
Le persone sono uniche e diverse allo stesso tempo, non possono essere giudicate da nessun'altra persona, è un controsenso, soprattutto quando si prospettano criteri di valutazione obiettivi (altro controsenso). A detta di molti docenti, è già difficile giudicare e valutare le conoscenze degli studenti, figuriamoci le personalità dei docenti (solo le personalità, perché le loro conoscenze sono già state valutate con una serie infinita di esami e concorsi. Già, ma non per niente la Gelmini vuole abolire anche il valore legale dei titoli di studio).
Il piano ignobile del governo è già in fase attuativa da quest'anno per il personale ATA (gli ATA fanno da cavia), mentre l'anno prossimo toccherà ai docenti. L'altro guaio: anche là dove il personale lavora egregiamente e in affiatamento, si deve procedere alla classificazione, alla divisione. Insomma, la pratica corruttiva assurge a metodo proprio in un àmbito in cui, da sempre, si insegna l'uguaglianza, l'onestà e il rispetto reciproco.
Ah... dimenticavamo... non ci risulta che qualche dirigente scolastico si sia opposto al 'progetto svilimento docenti' (schiavetti garantiti per lui).

PS. Scommettiamo che i docenti di religione non verranno inseriti nella fascia più bassa?
PPS. Non ci stupirebbe se un domani i docenti venissero valutati anche per ciò che hanno fatto o detto nel loro passato, attraverso operazioni di dossieraggio (questo governo li sa fare bene).

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martedì 28 settembre 2010

31 materie spariranno dall'Università di Firenze

Le cause sono sempre le stesse: i tagli della 'riforma' Gelmini. Sono ben 31 le materie che spariranno dalla Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Firenze. Si tratta di tagli alla cultura che s'impongono per garantire una tentennante sopravvivenza dell'Ateneo toscano. Ma anche le altre Università non stanno bene.
Le materie verranno abolite in due tempi. Entro il 2013 saranno 13 le discipline che evaporeranno:
  1. Etruscologia,
  2. Metodologia della ricerca archeologica,
  3. Civiltà bizantina,
  4. Letteratura latina medioevale,
  5. Filologia germanica,
  6. Letteratura angloamericana,
  7. Letteratura portoghese,
  8. Storia del vicino oriente antico,
  9. Filosofia antica,
  10. Psicologia generale,
  11. Storia della scienza,
  12. Teorie e tecniche di comunicazione di massa,
  13. Letteratura araba.
Entro il 2015 il rimanente:
  1. Letteratura inglese,
  2. Letteratura francese,
  3. Letteratura italiana,
  4. Letteratura latina,
  5. Letteratura greca,
  6. Storia greca,
  7. Storia romana,
  8. Storia contemporanea,
  9. Storia dell'arte moderna,
  10. Linguistica italiana,
  11. Filologia medievale,
  12. Musicologia e critica dell'arte,
  13. Antropologia,
  14. Filosofia morale,
  15. Filosofia politica,
  16. Filosofia teoretica,
  17. Storia della filosofia,
  18. Geografia.
Questi sono gli effetti disgraziati del blocco del turn over e dei tagli. Cosa dovrà succedere ancora prima di cominciare a ribellarci sul serio? Quand'è che impareremo a unire le forze di tutti coloro che stanno subendo l'oppressione del governo?

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15 ottobre 2010: sciopero nazionale della scuola

Sì, c'è sciopero giorno 15 ottobre e i motivi di questo sciopero sono sempre quelli: lo smantellamento della scuola pubblica da parte della Gelmini, lo svuotamento dei saperi, il taglio dei fondi e del personale, il blocco degli scatti, l'abolizione del turn over, l'eliminazione dei laboratori e del tempo prolungato, l'inserimento dei privati nelle decisioni della scuola, l'edilizia scolastica scadente, la sicurezza a rischio nelle aule stracolme, lo svilimento degli studenti e dei docenti, ecc. Lo hanno proclamato i Cobas-scuola e per fortuna questo sciopero non va ad accavallarsi con quello degli studenti (vedi), come fa la cgil e Unicobas/scuola. Già, perché quella di accaparrarsi tutti un unico giorno per protestare sembra essere il trend del momento, sicuramente lo strumento meno proficuo per un'azione incisiva e prolungata. Una volta finito il giorno di sciopero, avanti con l'operazione oblìo. E chi si è visto si è visto! Invece sarebbe auspicabile una protesta di vari giorni consecutivi. Esempio: giorno 8 sciopero degli studenti, giorno 9 la cgil, il 10 partirebbe Unicobas e via così. Invece no, non si può fare e la protesta viene così indebolita, anche se il numero di partecipanti potrebbe essere più cospicuo in un solo giorno. Che sia tutta una strategia di regime?
Il sospetto viene anche dal fatto che il governo, fino ad oggi, non ha dimostrato particolare insofferenza nei confronti dei sindacati che, anzi, sembrano stati graziati dagli abituali attacchi isterici del governo (come fa nei confronti della stampa e dei giudici). E se Berlusconi fino ad ora non si è lamentato moltissimo degli scioperi (qualche mugugno c'era stato, allorché aveva proposto lo 'sciopero virtuale', ricordate?), vuol dire che tutto sommato i sindacati stanno lavorando bene per lui, anche per lui. Vediamo di far luce in maniera più precisa e di capire il motivo di questa debolezza sindacale.
Negli anni in cui i governi potevano cadere anche per l'insofferenza del popolo, per le loro legittime proteste, i sindacati erano quelli che proclamavano scioperi di una o più settimane consecutive. Oggi nulla, si fa il solletico al governo. Spieghiamone il motivo 'tecnico'. Un accordo del 1990 tra i sindacati (cgil, cisl, uil, snals) e lo Stato prevede severe restrizioni in fatto di sciopero del settore scuola, poiché la scuola, con un'astuzia lessicale, è stata equiparata a un 'servizio pubblico essenziale', come tale i suoi scioperi sono stati regolamentati secondo un modello di legge ad hoc. Se leggiamo quella legge 146/90, ci accorgiamo che gli accordi sottoscritti tra i suddetti sindacati e l'ARAN (Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni) sono a dir poco inqualificabili dal punto di vista della tutela del diritto di sciopero e della sua efficacia. Sono accordi che lasciano molto tranquilli i governi. Come si legge dall'accordo (ulteriore) del 2001, occorre che i sindacati attuino 'procedure di raffreddamento e conciliazione in caso di sciopero del comparto scuola'. Capite bene che l'interesse e il ruolo dei sindacati adesso non è più quello di scaldare la piazza, ma al contrario di raffreddarla, lo dicono chiaramente. Tale 'procedura di raffreddamento' deve essere intrapresa evidentemente prima dello sciopero. Ma cosa succede se scoppia lo stesso la protesta e lo sciopero è già in atto? Niente paura, l'accordo sottoscritto dai sindacati ha pensato anche a questo. Citiamo: 'devono intercorrere almeno 7 gg. tra l’effettuazione di uno sciopero e la “proclamazione” del successivo. Non possono essere effettuati scioperi a tempo indeterminato; non più di due giorni consecutivi'.
Tutto chiaro adesso? Ecco perché gli scioperi della scuola non hanno alcuna efficacia, il loro potenziale è stato disinnescato dai sindacati nel 1990 e nel 2001. Non rimane altro da fare che superare l'ostacolo dei sindacati e agire autonomamente, esattamente come fanno gli studenti, salvo poi oscurazione della visibilità di questi ultimi da parte dei sindacati, come sta avvenendo già da tempo.
Non ci sono più i sindacati di una volta, questo è chiaro. E anche i Cobas e tutti gli altri devono sottostare agli accordi dei confederati. Ragazzi, pensateci voi perché ai docenti è stata tappata la bocca. Coraggio!

Prossimo sciopero generale: 3 novembre 2010

Appello Cobas scuola
Normativa sciopero, legge 146/90

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lunedì 27 settembre 2010

Docenti di ruolo attesi alla sbarra

Dopo la mannaia caduta sulla testa dei docenti precari, adesso tocca a quelli di ruolo. Pensavate che fosse finita qui? Pensavate che al governo interessasse 'solo' far cassa licenziando 150 mila precari? Errato. Lo scopo del governo è quello di allevare generazioni di ignoranti, facilmente condizionabili. E per fare questo i docenti rimasti, cioè quelli di ruolo, non possono continuare a dare voti obiettivi, col rischio di denunciare che lo studente 'X' è impreparato. Occorre che TUTTI gli studenti (somari compresi) abbiano buoni voti, sì da dimostrare la bontà di ogni singolo istituto. I dirigenti scolastici saranno garanti di questo nuovo andazzo, ci mettono la faccia (intascano soldi per questo), dovranno rendere conto dei risultati ottenuti, meglio se ottimi, altrimenti quel singolo Istituto non rientrerà nei parametri per l'ottenimento dei fondi statali. E' evidente che in questo quadro saranno gli insegnanti ad essere quelli ricattati, anche attraverso il paventato licenziamento dopo due anni di reiterata etica professionale applicata (ostinati, questi docenti!). Vediamo meglio?
A dire il vero, già l'anno scorso ne avevamo parlato, più volte, ma non ci stancheremo mai di chiarire gli obiettivi dissennati del governo che si celano SEMPRE dentro cavalli di Troia e che hanno, di volta in volta, nomi diversi (grembiulino, riqualificazione, restauro edilizio, qualità...); e lo faremo anche alla luce delle ultime dichiarazioni di Roger Abravanel, un collaboratore del ministro Gelmini, secondo il quale se la scuola va male è colpa dei docenti (certe dichiarazioni pubbliche non arrivano mai per caso). Per ottenere consenso, non c'è niente di meglio che piegare il discorso sulla linea populista e demagogica. I meno attenti e i meno preparati abboccano sempre all'amo. Accollare la colpa dei mali della scuola sui docenti non solo è facile, ma soprattutto nasconde le vere cause del processo distruttivo dell'istruzione. Per utilizzare una metafora, è come se un contadino che deve arare un campo con un trattore senza gasolio -perché nottetempo il gasolio è stato succhiato dal serbatoio- venisse incolpato per inefficienza. Allora occorre stare bene attenti.
Un passaggio della dichiarazione di Abravanel: la qualità degli insegnanti è l’unica variabile che determina il rendimento degli studenti. L'unica variabile? E i fondi tagliati alle scuole, alla ricerca? E il blocco degli scatti stipendiali? non sono variabili? Dove sono finiti i laboratori? Dove sono spariti i programmi? Chi l'ha eliminata la Geografia, la Storia dell'Arte e il Diritto? Non certo i docenti che, anzi, vorrebbero ampliare l'offerta formativa, non chiedono altro. E come fanno gli insegnanti a garantire efficienza insegnando in classi sovraffollate, dove il rischio infortuni si moltiplica esponenzialmente?
E' evidente che dietro la dichiarazione di Abravanel c'è l'intenzione - già collaudata - di preparare l'opinione pubblica ad assimilare bene quello che sarà il colpo mortale sulla scuola pubblica. Una dichiarazione del genere, populista e demagogica, crea discussione (e già ne ha creata), prepara il terreno, e soprattutto divide l'opinione pubblica su un tema dove questa benedetta opinione pubblica dovrebbe invece essere ben compatta nel sostenere gli insegnanti e il loro nobile lavoro. Tecniche di regime, di tutti i regimi, di qualsiasi colore.
Allora occorre stare attenti sul vero ruolo dell'invalsi che non sarà più uno strumento per la valutazione degli studenti, ma dei docenti. La forma e lo scopo attuale delle prove invalsi cambierà e, di concerto con la proposta di legge Aprea, funzionerà per inserire i docenti dentro fasce di demerito (loro le chiamano di merito, ma creando un merito si genera automaticamente il demerito). Il docente sarà valutato secondo parametri che diremo più giù, posto alla sbarra anche dal dirigente scolastico. Perché? Perché ogni Istituto verrà inserito in un ranking (graduatoria) di natura provinciale, regionale e nazionale. Per entrare in queste graduatorie e ottenere finanziamenti occorre possedere un punteggio alto che si ottiene sulla base del profitto di quell'Istituto. Il profitto viene calcolato in base ai voti dati agli studenti, più sono alti, più il punteggio della scuola è alto, quindi più finanziamenti avrà l'Istituto. E' chiaro che un dirigente scolastico imporrà voti alti e i docenti saranno assoggettati e ricattati. Infatti, se il docente continua a voler essere ligio, eticamente coerente, ha solo due anni di tempo per esserlo, dopodiché o si adegua o viene licenziato. Ecco perché avevamo scritto quel post dal titolo 'i vostri figli avranno tutti 10 in pagella...' In quel post è spiegato tutto, ci sono anche gli stralci del testo che l'invalsi ha 'reso noto' (a chi?) in merito al suo cambiamento di missione. Vi preghiamo di leggere quel post.
Non è un caso che l'ing. Abravanel dimentichi il fatto che l'insegnamento richiede serenità nel suo svolgimento. Di questa serenità non ne parla mai nessuno, ma è indispensabile in un mestiere come l'insegnante. Come si fa a lavorare serenamente sapendo di avere un dirigente scolastico col fiato sul collo?
Si può fare qualcosa? Sì, anzitutto abolire le prove invalsi, adesso. Non espettare di essere già dentro la tragedia. Uscirne ora, in tempo. Qui è in ballo anche la libertà di insegnamento sancita dal contratto nazionale. O volete aspettare che vi cambino prima anche il contratto? L'esperienza dimostra che i mali vanno curati per tempo, sin dai loro sintomi. Questo è il caso.
Per quanto riguarda il cavallo di Troia, cioè il pretesto di quest'azione criminale, è ovvio che si parlerà di qualità della scuola. Non cascateci. E lo diciamo soprattutto all'opinione pubblica.

PS. Voci di corridoio (da confermare) dicono che già adesso i dirigenti scolastici sono stati ricompensati dal governo con 300 euro in più nella busta paga, per dimostrarsi... diciamo così... benevoli con i diktat del governo. Un ulteriore, sostanzioso bonus lo avranno a fine anno scolastico. E' tutto dire. (chi ne sa di più su questo fatto, è pregato di farcelo sapere. Grazie)

La dichiarazione di Abravanel
Come cambierà la scuola
Docenti e collegi docenti addio


Primi effetti sui docenti



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51^ pena capitale eseguita in Italia

La pena di morte in Italia? C'è! Avviene in carcere. Si tratta di una tecnica collaudata, sofisticata, attuata attraverso metodi psicologici e, alla fine, mascherata da suicidio.
Oggi, 27 settembre 2010, è stato trovato impiccato Mirco Sacchet, 27 anni, era in cella di isolamento nel carcere di Baldenich, Belluno. Ieri è morto Ayoub Ghaz, 26 anni, morto per aver ingerito un mix di farmaci nel carcere di Ancona. E con la morte di Mirco siamo al 51° suicidio solo nel 2010, roba da far impallidire qualsiasi Stato dove vige la pena di morte. La media è di 4 morti al mese.
Siamo di fronte a omicidi di Stato, vere e proprie esecuzioni capitali. Sì perché cosa cambia se una vita viene tolta con la sedia elettrica o attraverso tecniche di induzione? Le condizioni in cui sopravvivono i detenuti in Italia sono a dir poco sconcertanti. Non è 'soltanto' il sovraffollamento delle carceri a causare disagi e scoramenti presso i detenuti, ma la condizione generale opprimente, dove ogni respiro, ogni azione, ogni pensiero è controllato, vessato, privato della libertà, oppresso. Quando si parla di reintegro dei detenuti, di programmi riabilitativi, magari citando casi rarissimi (e facendoli vedere in tv, solo quelli), bisogna tenere in considerazione che la realtà generale è invece un'altra. Ed è tragica. Nei contesti carcerari si alimenta una condizione di violenza psicologica costante, ogni legittima e umana intimità è volutamente abolita, vietata, la convivenza forzata (ma anche l'isolamento) amplifica il disagio e la violenza, incattivisce anche i più tolleranti. Ne conseguono atti estremi che il detenuto considera 'di salvezza' che si chiamano suicidi, ma che in realtà sono operazioni di omicidio previste, calcolate da chi ha in gestione le carceri, cioè lo Stato. Uno Stato assassino e ipocrita che, come tutti gli altri, esiste in misura e in funzione della propria forza oppressiva e violenta sui cittadini. Non può esistere, infatti, uno Stato senza strumenti oppressivi, non avrebbe alcun senso. Là dove esistono gerarchie, ci sono sempre ingiustizie, quindi violenze, questo è fisiologico. Chi parla di pace e di giustizia, chi anela all'uguaglianza fra i popoli, non dovrebbe permettere che esistano gerarchie, non dovrebbe alimentarle ponendo a capo 'rappresentanti del popolo'. Non è difficile capirlo. Chi sono i rappresentanti di questi morti? Dove sono? Dov'erano? Cosa dicono adesso? Cos'hanno fatto per loro?

Sacchet Mirco 27 anni 27-set-10 Impiccagione Baldenich-Belluno

Ghaz Ajoub 26 anni 25-set-10 Avvelenamento farmaci Ancona

Minniti Bruno 23 anni 23-set-10 Impiccagione Reggio Calabria

Marocchino Detenuto 22 anni 22-set-10 Impiccagione Venezia

Maggi Ivan 22 anni 08-set-10 Impiccagione La Spezia

Consolo Francesco 32 anni 08-set-10 Inalazione gas Napoli Poggioreale

Ajadi Moez 33 anni 05-set-10 Avvelenamento farmaci Pisa

Algerino Detenuto 27 anni 26-ago-10 Impiccagione Siracusa

Panariello Raffaele 31 anni 24-ago-10 Impiccagione Sulmona (AQ)

Carbogani Matteo 34 anni 22-ago-10 Impiccagione Parma C.C.

Greco Riccardo 50 anni 11-ago-10 Impiccagione Roma Rebibbia

Hattabi Mohamed 43 anni 05-ago-10 Impiccagione Brindisi

Ramon Berloso 35 anni 04-ago-10 Impiccagione Udine

Liotta Corrado 44 anni 27-lug-10 Impiccagione Siracusa

Corallo Andrea 39 anni 23-lug-10 Taglio vene Catania Bicocca

Manfrè Rocco 65 anni 18-lug-10 Impiccagione Caltanissetta

Saba Italo 53 anni 18-lug-10 Impiccagione Sassari

Spada Antimo 35 anni 14-lug-10 Impiccagione Torino

Mantice Santino 25 anni 30-giu-10 Impiccagione Padova Reclusione

Mento Marcello 37 anni 28-giu-10 Impiccagione Giarre (Ct)

Di Marco Antonio 43 anni 15-giu-10 Inalazione gas Catania Bicocca

Coluccello Luigi 55 anni 12-giu-10 Impiccagione Lecce

Caneo Francisco 44 anni 12-giu-10 Impiccagione Opera (Mi)

Lomagna Alessandro 34 anni 06-giu-10 Impiccagione Salerno

Straniero Detenuto 30 anni 28-mag-10 Impiccagione Lecce

Caselli Aldo 44 anni 19-mag-10 Impiccagione Reggio Emilia

Franzese Domenico 45 anni 15-mag-10 Impiccagione Siracusa

Ivanov Kirilov Vasiline 33 anni 08-mag-10 Impiccagione San Vittore (Mi)

De Magro Eraldo 56 anni 06-mag-10 Impiccagione Como

Protino Gianluca 34 anni 27-apr-10 Impiccagione Teramo

Palumbo Giuseppe 34 anni 23-apr-10 Impiccagione Firenze

Bellante Daniele 31 anni 13-apr-10 Impiccagione Roma Rebibbia

Italiano Detenuto 39 anni 11-apr-10 Inalazione gas Santa Maria C.V. (Ce)

B. Carmine 39 anni 07-apr-10 Impiccagione Benevento

Iaria Romano 54 anni 03-apr-10 Impiccagione Sulmona (AQ)

Italiano Detenuto 47 anni 28-mar-10 Inalazione gas Reggio Emilia

Russo Angelo 31 anni 10-mar-10 Impiccagione Napoli Poggioreale

Sorrentino Giuseppe 35 anni 07-mar-10 Impiccagione Padova Reclusione

Giuliani Roberto 47 anni 25-feb-10 Impiccagione Roma Rebibbia

Furuli Alessandro 42 anni 24-feb-10 Impiccagione Vibo Valentia

Balsamo Vincenzo 40 anni 23-feb-10 Impiccagione Fermo

Aloui Walid 28 anni 23-feb-10 Impiccagione Padova Reclusione

Tunisino Detenuto 26 anni 22-feb-10 Impiccagione Brescia

Ben Massoud Adel 57 anni 12-feb-10 Inalazione gas Livorno

Volpi Ivano 29 anni 19-gen-10 Impiccagione Spoleto (PG)

Mohamed El Abbouby 25 anni 15-gen-10 Inalazione gas Milano San Vittore

Abellativ Eddine 27 anni 13-gen-10 Impiccagione Massa Carrara

Tammaro Antonio 28 anni 07-gen-10 Impiccagione Sulmona (AQ)

Attolini Giacomo 49 anni 07-gen-10 Impiccagione Verona

Frau Celeste 62 anni 05-gen-10 Impiccagione Cagliari

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domenica 26 settembre 2010

La Comune di Marsiglia

Nel corso della Storia, la ricerca di autonomia da parte del popolo ha prodotto numerosi tentativi di insurrezione. L'affrancarsi dai governi nazionali, dall'autoritarismo, dal despotismo, è stato lo scopo principale di coloro che hanno capito la menzogna dello Stato, quale sedicente depositario degli strumenti per la tutela dei cittadini, in realtà prigione per gli stessi.
Ecco allora il fiorire di aggregazioni popolari che hanno dato vita a grandi slanci di coscienza civile e, di conseguenza, anche a governi popolari, locali, ove regnava la giustizia sociale e la libertà. Si tratta di episodi soffocati poi nel sangue da parte dei governi, dalle fazioni reggimentate e istituzionalizzate e di cui i libri di Storia non parlano, perché censurati dal sistema, perché si tratta di autogestione anarchica. E se della Comune di Parigi si possono ancora forse trovare informazioni molto vaghe, pressoché nulla viene detto invece riguardo alla Comune di Marsiglia.
Non dobbiamo pensare che queste due Comuni (Parigi e Marsiglia) siano state le sole a credere nell'autogestione anarchica, infatti sempre in Francia altre città seguirono il primo esempio parigino: Limoges, Tulle, Saint-Junien, Solignac, Aubusson, La Souterraine, Saint-Léonard-de-Noblat, Le Creusot, Narbonne, Saint-Etienne e Toulouse. Rivoluzioni cancellate dai libri di Storia. La gente non deve sapere. Noi invece divulghiamo, anche se questo post non potrà mai essere esaustivo.
La Comune di Marsiglia (23 marzo - 4 aprile 1871), muove i suoi passi dal contrasto iniziale tra governo della difesa nazionale e la Lega del Mezzogiorno (Ligue du Midi), quest'ultima a favore della repubblica (in Francia si prospettava una nuova monarchia), quando la 'repubblica' era ancora considerata una sorta di liberazione dalla monarchia. La Lega del Mezzogiorno non aveva però mire separatiste, anzi, cercava l'unione delle altre regioni (federalismo anarchico) e, nel corso di un summit all'Alhambra (Granada - Spagna) del 19 ottobre 1870, l'avvocato Gaston Crémieux pronunciò quella che possiamo definire la 'piattaforma' della Comune di Marsiglia.
Tra gli obiettivi fissati in quel summit possiamo citare l'abolizione della tassa di 30 milioni a favore dei ricchi, la requisizione di armi e cavalli, la confisca dei beni appartenenti ai traditori e al clero, la separazione tra Stato e Chiesa, l'iscrizione dei sacerdoti nell'esercito, l'epurazione dei funzionari dell'impero, la libertà di stampa (senza più vincolo), l'elezione dei giudici da parte del popolo, la soppressione delle scuole religiose e la cessione di tutti i loro immobili, destinandoli alle scuole laiche.
Il 22 marzo 1871 l'avvocato Crémieux fu alla testa dei rivoluzionari marsigliesi, insieme a Clovis Hugues, un giornalista di 20 anni. I due proclamarono la repubblica sociale con la bandiera rossa nel pugno, ma tutto durò fino al 4 aprile, quando l'esercito regolare (i 'versaillais') intervenne con i cannoni, sparando 300 colpi micidiali e distruggendo così la Prefettura comunale (il prefetto Alphonse Esquiros aveva abbracciato l'istanza rivoluzionaria). Crémieux fu fatto fucilare e il giovane giornalista venne rinchiuso in prigione per quattro anni, subendo anche la multa di 4000 franchi.
Occorre dire che la Comune di Marsiglia nacque da un contesto favorevole, fu preceduta da eventi importanti come la nascita della sezione marsigliese dell'AIT (Associazione Internazionale dei Lavoratori, meglio conosciuta come 'Internazionale', era il 1867) che contò fino a 4500 membri, unitamente a quella della città di Lione, ispirata da Bakunin.
Noi ci scusiamo per l'estrema sintesi degli avvenimenti fin qui citati, sarebbe interessante andare a scoprire tutti i fatti di piccola cronaca vissuti in quei mesi. Intanto abbiamo trovato un canto che ha fatto da colonna sonora agli eventi della Comune di Marsiglia. E' un canto appassionato, molto bello, in lingua occitana e si intitola 'La Libertat'. Sotto il video riportiamo una nostra traduzione.


Link al video

Traduzione:
Tu che sei ardente e nuda, tu che hai i pugni sui fianchi, tu che hai una voce di tromba... suona, suona oggi a pieni polmoni, oh musa. Tu sei la musa dei poveri mendicanti, la tua faccia è nera di fumo, i tuoi occhi percepiscono la fucilata, sei un fiore di barricata, sei Venere. Sei la signora dei morti di fame, di quelli che non hanno camicia, dei mendicanti che vanno senza scarpe, dei senza pane, dei senza letto. Essi hanno le tue carezze, ma gli altri, i ricchi e le loro famiglie ti fanno ruttare, poiché sono i nemici del popolo, perché il tuo nome, oh figlia santa, è Libertà. Oh Libertà, come sei bella, i tuoi occhi brillano come fulmini e tu incroci, libera da ogni male, le braccia forti come asce sui tuoi seni. Ma poi pronunci parole dure, tu... che sei più dolce delle stelle ci inquieti, oh mia bella, quando baciamo con gli occhi chiusi i tuoi piedi nudi. Tu che sei forte e dura, tu che brilli raggiante, tu che hai una voce squillante di tromba, chiama... chiama oggi a pieni polmoni. L'ora è arrivata.

Immagine: i bombardamenti sulla Comune del 4 aprile 1871
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Tagli alla cultura: musei alla canna del gas

Dopo i teatri, gli enti lirico-sinfonici, le scuole pubbliche, è la volta dei musei italiani a patire il taglio delle risorse destinate alla cultura. Ormai la cultura del bello e delle arti, qui in Italia, è destinata a sparire progressivamente e siamo già a buon punto in fatto di degrado culturale. I tagli sistematici che il governo Berlusconi ha progettato per il nostro Paese passano sempre in sordina (se passano, quando passano), ma gli effetti dirompenti stanno già assumendo dimensioni apocalittiche.
Come da screanzato sogno futurista *, i musei devono soccombere. Molte strutture accusano problemi amministrativi e persino l'impossibilità di far fronte alle spese per l'elettricità. Naturalmente c'è la propaganda di regime che, attraverso la tv, sbandiera le rare iniziative pregevoli (come i musei ad ingresso gratuito o serale) che servono soprattutto a gettare fumo negli occhi, a nascondere il disastro provocato da questo governo fascista e guerrafondaio. Già, perché i fondi destinati alla cultura confluiscono nei progetti militari, nell'acquisto di cacciabombardieri, negli investimenti sul potenziamento delle strutture casermali, nei rifinanziamenti delle missioni di guerra e così via. Non c'è che dire, nel governo Berlusconi c'è una grande intesa tra Bondi e La Russa.
Ma non basta. I soldi che erano destinati alla cultura adesso servono anche per implementare il progetto del TAV. Così un gruppo di docenti del Dipartimento di materie artistiche dell'Istituto Superiore regina Margherita di Torino, lancia un appello per denunciare 'la gravissima situazione che si viene a delineare con la pubblicazione del progetto preliminare del percorso del TAV'. Un progetto teso a massacrare il sito dove, oltre all'aspetto paesaggistico e naturalistico, si conserva uno degli edifici religiosi più belli d'Italia: la Sacra di San Michele, abazia romanico-gotica (qui).
E' recente la notizia del Museo Madre di Napoli, dove i dipendenti rischiano il licenziamento e l'Enel è in procinto di tagliare l'elettricità, a causa della mancanza di soldi. E anche il museo della Resistenza di via Tasso a Roma è in pericolo (finanziamenti tagliati del 50%). Ma questa è la classica punta dell'iceberg in un'Italia ormai in mano a chi sa che la cultura può essere pericolosa per chi governa. Quelli che hanno votato questa destra forse non hanno mai saputo che i regimi autoritari hanno una profonda avversione nei confronti dell'Arte e della cultura di dominio pubblico. I governi (di ogni colore) non vogliono che il popolo maturi un pensiero davvero creativo, libero e critico. I governi vogliono solo sudditi.
Arrivano segnali di dissenso da ogni parte d'Italia e, solo per darvi un'idea di come agli italiani stia a cuore il problema della cultura, la notizia del ridimensionamento e dell'abolizione delle ore di Storia dell'Arte nelle scuole ha letteralmente spopolato nel web. E' un dissenso che, nonostante non venga mostrato in tv, esiste! La coscienza critica, almeno in questo settore, ha un respiro generale, una vasta condivisione (seppur virtuale). Questo dimostra come e quanto il popolo sappia benissimo da solo cosa è giusto e cosa è sbagliato. Il buon senso e il buon governo sono del popolo, nel popolo. Nessuno può sostituirsi ad esso, decidere per esso.
I musei sono anche i luoghi della conservazione della memoria e della civiltà. Evidentemente a qualcuno questo dà molto fastidio.

* punto 10 del primo manifesto futurista (1909): 'Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d'ogni specie e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica o utilitaria'.

immagine: Masaccio - 'Cacciata di Adamo ed Eva' (particolare), 1424 circa. Chiesa del Carmine, Cappella Brancacci, Firenze.

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sabato 25 settembre 2010

Il video della notte dei ricercatori di Bologna

Ieri sera la rete dei ricercatori precari di Bologna ha messo in piedi l'happening in Piazza Verdi per rendere quantomeno visibile lo scempio che il ministro Gelmini ha prodotto nei confronti di tutto il comparto istruzione pubblica italiana, compresa la ricerca, cioè quella branca dell'istruzione che, per sua natura, pone come obiettivo la valorizzazione e la concentrazione dei saperi con i quali si raggiungono le avanguardie dello sviluppo del sistema culturale in ogni sua componente. Precarizzazione e denigrazione del personale e tagli alle risorse hanno già declassato la Scuola e l'Università italiane, già predisposte d'ufficio -loro malgrado- ad accogliere il progetto ministeriale della privatizzazione di fatto, attraverso l'ingresso di figure terze, esterne, in ragione e in misura dei loro rispettivi portafogli e interessi.
La morte della ricerca è stata perciò messa in scena pubblicamente. Il raduno dei ricercatori è stato bruscamente interrotto e ucciso dal rumore di una mitragliatrice.


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venerdì 24 settembre 2010

Quando il popolo è cosciente. Ricordando Maria Occhipinti e Franco Leggio



Dopo la caduta della dittatura fascista, il regime autoritario successivo si sarebbe dovuto fornire di un nuovo esercito. E così fu. Infatti, dopo i fisiologici colpi di assestamento di una Nazione sprofondata nel baratro, i governi che accompagnarono l'autoritarismo sino alla proclamazione della repubblica (che di quell'autoritarismo si servì e si serve tutt'oggi) cominciarono l'opera capillare di rastrellamento, al fine di rintracciare e arruolare le nuove leve che sarebbero presto diventate il nuovo braccio armato dello Stato, il suo apparato di difesa personale. Chi non si presentava, chi strappava la cartolina precetto, era considerato un disertore, quindi punito col carcere. Questo vale anche nella cosiddetta e amata 'democrazia'.
L'esercito venne ricostituito, ma a caro prezzo e senza una parte di siciliani, perché a Ragusa il popolo si ribellò. Le reazioni a queste chiamate e ai rastrellamenti furono violentissime, la gente non voleva eserciti (forieri di altre guerre e oppressioni), le mamme, le fidanzate, le mogli siciliane fecero resistenza per non far partire i loro uomini, i loro ragazzi. Fu una resistenza cruenta: i militari incaricati dei rastrellamenti, casa per casa, sparavano sul popolo che protestava nelle strade e nelle piazze perché non voleva tornare a indossare una divisa. A Palma di Montechiaro (AG) reparti militari sventagliarono colpi di mitra che uccisero un uomo e una donna. Il popolo era deciso a disertare e l'imperativo era stato suggellato dal motto 'non si parte'!
Ma se è vero -come è vero- che la Storia è scritta dai vincitori, allora va da sè che sui libri ufficiali queste lotte di resistenza le troviamo tutte deformate, lette al contrario, fino ad accusare il popolo di fascismo e di fomentare il separatismo. Ma oggi, attraverso attente ricostruzioni, sappiamo che quei disertori non erano fascisti e per niente separatisti. Oggi quell'insurrezione antimilitarista viene però sistematicamente censurata, dimenticata, ignorata, come l'eroico episodio della compagna comunista Maria Occhipinti e dell'anarchico Franco Leggio, ambedue siciliani, ragusani. Maria Occhipinti agevolò la diserzione dei ragazzi gettandosi a terra davanti alle ruote del camion militare che avrebbe dovuto caricare, deportare le nuove leve. Lei, incinta di cinque mesi, non ci pensò due volte, fermò quel camion e i ragazzi fuggirono. Franco Leggio fu a capo della rivolta e per questo venne preso dalla polizia e incarcerato per un anno e mezzo.
Nel video sono loro due a parlare, Maria e Franco. Pace e onore a loro, nel segno della verità storica.


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mercoledì 22 settembre 2010

Un governo tenuto ostinatamente in vita

Non sappiamo a quanti di voi sia chiaro il motivo per cui questo governo non sia già caduto, ma crediamo che moltissimi di voi lo abbiano almeno intuito, senza forse dirlo apertamente. Quando Berlusconi dichiara che il suo governo durerà tutta la legislatura, ha ben ragione. Ci dispiace dirlo, ma probabilmente è davvero così, salvo Rivoluzione popolare. Di fatto, questo governo avrebbe dovuto fare i bagagli da tempo. I numerosi colpi che l'esecutivo ha ricevuto in questi due anni erano e sono tali da far cadere tre governi, ma non succede nulla. Perché? Semplicemente perché NESSUNO vuole realmente che questo governo cada. I proclami incazzati di Di Pietro che anelano alla sconfitta definitiva del governo si stemperano di fronte a un disegno preordinato che non ammette la caduta del re. E l'opposizione (o pseudo tale) tace o fa finta di indignarsi. E' chiaro a tutti che i soldi e il potere di Berlusconi fanno comodo anche alla 'sinistra'. Cosa sta succedendo? Sono tutti intorno al moribondo a praticargli il massaggio cardiaco, qualcuno insiste con la respirazione bocca a bocca.
Qui siamo di fronte a un gioco molto sporco che si gioca, come sempre, sulla pelle dei cittadini. Siamo di fronte a un sistema che permette a uno sconfitto di cercarsi (comprarsi) 316 uomini per salvarsi il culo. E' come se a un ladro, beccato in flagrante, venisse concesso il privilegio della fuga e del ritorno a delinquere.
Polizia: ti abbiamo beccato, non puoi scappare, sei circondato.
Ladro: non ho voglia di venire in questura ed ho bisogno di scappare.
Polizia: va bene, faccia pure.
Lo scisma finiano, dopo le dimissioni dei ministri, aveva prodotto le condizioni per una resa. La crisi di governo c'era di fatto, ma tutti hanno concesso a Berlusconi di continuare nella sua opera di distruzione dei diritti civili. Di più, anziché ammettere la sua sconfitta, il premier cosa fa? Rilancia il programma sintetizzato in cinque punti e tutti gli altri, anziché dirgli 'guarda che non puoi proporre nulla perché sei già fuori', hanno accettato di discutere quel programma. Il condannato, già sulla forca, detta le condizioni al boia e chiede tavoli di discussione. Mai visto!
Intanto gli italiani sonnecchiano beati davanti alla tv, mentre qualcuno scava la fossa sotto il loro deretano, probabilmente ancora troppo pasciuto. Italiani addomesticati, narcotizzati, che guardano il tragicomico spettacolo dal balcone sfiorito della loro esistenza. E rimangono lì, sospesi sul ballatoio, senza che il pensiero delle scale per scendere in strada possa sfiorarli.

PS. ricordiamo di esprimere la vostra opinione nel nostro sondaggio, sotto il blogroll

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27 settembre 2010, sciopero della scuola indetto dal SISA

Il documento ufficiale proveniente dal gabinetto del MIUR recita (citiamo la prima parte): 'Si comunica che l'organizzazione sindacale SISA -Sindacato Indipendente Scuola e Ambiente - ha proclamato una giornata intera di sciopero per il 27 settembre 2010 per tutto il personale a tempo indeterminato e determinato o con contratti atipici, anche di co co co, docente ed ata, impiegati presso il MIUR, nelle scuole e istituti o nei servizi esternalizzati. Dall'azione di sciopero sono escluse le zone colpite da calamità naturali o interessate da consultazioni elettorali.
La circolare è firmata dal vice capo di gabinetto del MIUR, dott.ssa Sabrina Bono.
Questo sciopero precederà quello degli studenti del giorno 8 ottobre 2010.

Sit-in sotto il MIUR, viale Trastevere, ore 10.

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martedì 21 settembre 2010

Educazione militare a scuola: alienàti per la vita

La scuola si svuota della sua funzione e si allinea al diseducativo pensiero fascista. Il progetto scriteriato (a firma Gelmini-La Russa) di far imparare agli studenti la disciplina militare, risponde esattamente agli intendimenti più pericolosi e concreti del fascismo: istruire il popolo alla guerra, renderlo alienato e incapace di pensare autonomamente. Il progetto si chiama 'allenati per la vita', come se ci si dovesse allenare a risolvere i problemi della vita con le armi, con le lotte, con la forza fisica.
Naturalmente, proprio come avvenne durante la propaganda fascista, una parte di italiani imbecilli si lascerà abbindolare e, ad esempio, crederà davvero che per risolvere il problema del bullismo sia assolutamente necessaria un'azione di forza, una prevaricazione fisica, una punizione corporale che si manifesta nell'àmbito di un saggio obiettivo di 'autostima individuale' che stimola il 'senso di appartenenza a un gruppo' (cit). E come la mettiamo con le denunce quotidiane di gruppi di bulli, dove i ragazzi, con grande autostima, vanno in giro a disseminare violenza? Se tanto mi dà tanto, secondo il piano Gelmini-La Russa, bisognerebbe dar loro un premio, magari il diploma honoris causa per aver saputo promuovere e attuare il 'benessere personale' (cit).
Bene, sapete cosa diciamo noi? Che questo non ci sorprende in alcun modo. Era prevedibile. E ben altre mostruosità possono essere ancora previste, perché... ad esempio... voi pensate davvero che l'introduzione del nucleare in Italia serva al fabbisogno energetico? O piuttosto non serva ad alimentare gli interessi personali di qualcuno e/o per l'elaborazione di ordigni nucleari (anche da vendere al Medioriente)? Fantasie? Fino a ieri era fantasia anche questo progetto Gelmini-La Russa. Per noi non era fantasia, e neppure per la moltitudine di persone ancora coscienti che sanno bene che al peggio non c'è mai fine, specialmente con questo governo. Di questi tempi, infatti, pensare al peggio ci si azzecca sempre. Fate la prova.
E' assolutamente evidente il piano diabolico del governo, la realtà è sotto gli occhi di tutti, ma c'è una parte di popolazione che ha paura di guardare in faccia la realtà e preferisce evadere il problema abbracciando le tesi pseudo utilitaristiche del governo, dietro le quali si celano sempre mostri e atrocità, ingiustizie e oppressioni. Così, quando il governo propone qualcosa, offre sempre una giustificazione che sembra plausibile, ma che non è MAI il fine originario e principale (ricorderete le prime dichiarazioni della Gelmini e oggi sapete cosa nascondeva, invece, quel grembiulino) . Come dire, in ogni lucida castagna si nasconde la magagna.
La proposta di eliminare il bullismo attraverso l'esercizio militare sa tanto di grembiulino, è un cavallo di troia, un pretesto. La verità è che qui non può esistere neppure una pseudo giustificazione, per tanti motivi, anzitutto perché il progetto viene proposto nella scuola, luogo da sempre deputato alla convivenza civile, alla promozione della pace, alla costruzione del pensiero (e non dei muscoli) per la risoluzione dei problemi che la vita può riservarci. Saper prendere bene la mira sarà presto più importante che saper leggere e far di conto. E se esiste ancora qualche giornalista in grado di fare delle buone domande, potrebbe provocatoriamente chiedere alla Gelmini (sempre che si faccia viva, al di là dei suoi miserevoli proclami propagandistici) se non sia meglio sostituire tutti i libri di natura umanistica con i testi sulle arti marziali e i manuali militari, magari dal titolo 'credo e obbedisco' (per gli studenti più selezionati e adulti andrebbero bene i trattati di strategia militare e di balistica). Si potrebbe quindi chiedere se l'obiettivo del governo sia quello di avere un popolo pronto a servire ciecamente lo Stato con le armi. Infine chiedere se il governo abbia intenzione di trascinare il popolo in qualche guerra, così... tanto per mettere a frutto e in pratica la teoria studiata a scuola. Non ci stupirebbe se la risposta fosse affermativa.
E' assai probabile che a questo infame progetto venga posto un dietrofront e che la Gelmini e La Russa dichiarino, poi, di essere stati fraintesi (capo docet), quindi che l'idea venga ritirata, ma intanto quell'idea c'è stata e tanto basta per capire quanta mostruosità si celi nelle intenzioni più profonde e incrostate di questo governo.

L'articolo di Famiglia Cristiana

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sabato 18 settembre 2010

Confini

Nell'essere umano, il numero di neuroni passivi è direttamente proporzionale al numero di territori concepiti entro confini (o che si vogliono confinare).

(nostra patria è il mondo intero)

PS. La foto è bellissima, trovata in rete, firmata Zan 2006.

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Decreto salva Ilva: milioni di italiani ora rischiano il cancro

Il benzo(a)pirene è uno dei più pericolosi agenti chimici cancerogeni esistenti, lo IARC (Agenzia Internazionale Ricerca sul Cancro) pone questo agente chimico al vertice, in categoria 1, per pericolosità. Ci si poteva difendere, fino ad oggi, attraverso una normativa specifica sulle emissioni. Oggi non più.
Mentre noi in agosto eravamo al mare, il governo ha deciso di abrogare il decreto legislativo 152/2007 (da notare il 2007, roba recente) pubblicandolo il 15 settembre scorso. Quindi, anche col parere favorevole del PD, nella persona di Roberto Della Seta (ex presidente di Legambiente), si dà attuazione a quello che viene già definito decreto salva Ilva. Sì, perché il 98% di quel cancerogeno proviene dalla cokeria Ilva di Taranto.
Ci si chiede -e a ragione- chi vuole salvare il governo? Chi sarà il beneficiario di questa legge ad personam? Non certo i cittadini! Milioni di cittadini (perché comunque non riguarda solo Taranto e, anche se così fosse, ci riguarderebbe tutti lo stesso).
Se abiti in una città con 150 mila abitanti ora non hai più le norme che ti potevano tutelare in caso di sforamento del benzo(a)pirene. Ma tu fai finta di niente, non devi arrabbiarti col governo, perché sei stato tu a mettergli in mano la tua vita. Quindi non ti indignare, sopporta in silenzio, hai già sbattuto il naso mille volte, ormai hai il callo e non sentirai neppure questo colpo mortale. Probabilmente ringrazierai pure, come hai fatto sempre. Oppure dirai che tanto il cancro lo si prende comunque, in altri modi.
Per quanto ci riguarda, oltre a biasimarti (che è il minimo), lasciamo anche due link per saperne di più, se proprio vuoi farti del male e godere.
Link 1
Link 2
Poi vai a votare.

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venerdì 17 settembre 2010

Il governo vuole chiudere il museo storico della Liberazione

Sissignore, lo scopo è quello di cancellare la memoria storica della Resistenza, attraverso tagli sistematici alle risorse (-50%). Il taglio dei fondi è lo sport principale del governo, lo pratica ovunque, ma mai a casa sua.
Da tempo il governo vuole mettere le mani sul museo di via Tasso a Roma, ci prova in tutti i modi da almeno due anni. Adesso il museo lancia l'ennesimo appello, insieme a una richiesta di contributi. Tutto ciò appare quantomai grottesco e privo di senso, se si pensa che il sindaco Alemanno aveva dichiarato che il museo non merita la chiusura (la Repubblica) e che si sarebbe fatto di tutto pur di non farlo chiudere. Ma noi conosciamo il grado di sincerità di certe fazioni politiche.
Il fatto è, dice la direzione del museo, che dopo Tremonti la questione dei tagli è passata a Calderoli, quindi successivamente a Bondi. Ciò significa che un taglio dei fondi che va dal 30 al 50% porterebbe al collasso l'intera gestione del museo. E se la gestione non può essere garantita (anche a causa del conseguente disavanzo di bilancio), vuol dire che il museo sarà commissariato, cioè espropriato. Dopodiché... il nulla, o la trasformazione in qualcosa che assomiglierebbe forse a un Mac Donald's o a un salone per parrucchiere.
Nel luglio del 2008 ci fu una mobilitazione di massa per salvare il museo, una valanga di mail furono recapitate al ministero dei BB.CC. e oggi il governo ci riprova, mentre in tv si discute ancora di case a MonteCarlo. E' il caso di riproporre la valanga di mail e, per chi può, anche un piccolo versamento. Il 15% del ricavato andrà all'associazione italo-greca per il museo di Cefalonia, che non sta messo proprio bene, neanche lui.
Potete inviare un messaggio informale, ad esempio: 'no al taglio dei fondi, non si distrugge la memoria'. Sbizzaritevi nella fantasia comunicativa. Grazie a tutti.

gabinetto@beniculturali.it
ufficiolegislativo@beniculturali.it
ministro.segreteria@beniculturali.it
segreteria.giro@beniculturali.it

Per il versamento inviare un ccp 51520005 intestato a: Museo storico della Liberazione, via Tasso 145 – 00185 Roma. Causale: contributo di solidarietà.

Il museo
(comunque ci vuol ben altro per cancellare la memoria)

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giovedì 16 settembre 2010

Antonio Razzi e i brogli elettorali

Come forse già sapete, Antonio Razzi (Idv) ha fatto delle dichiarazioni che riguardano la compravendita di deputati e senatori da parte di Berlusconi. Ora, al di là del rifiuto di Razzi, al di là della prova provata che Berlusconi è un corruttore (ma la sentenza Mills già parla chiaro), nel video il parlamentare ha detto una cosa che getta luce anche sulla questione dei brogli elettorali. Infatti, come si spiega che tra le promesse fatte a Razzi c'è anche quella di una sua rielezione sicura? Da quando un candidato sa in anticipo che verrà eletto o rieletto? Ormai... anche se in molti stentano ancora a credere ai brogli, questa è una realtà sempre più inconfutabile. Bisognerà prenderne atto, prima o poi, forse meglio prima. E badate bene, quando si parla di brogli elettorali, non si intende soltanto la manomissione fisica delle schede, perché l'inganno sta anche quando il voto viene manipolato attraverso altre promesse, come quelle che intercorrono tra mafiosi (che controllano il territorio) e politici. In ogni caso occorre davvero domandarsi, e con coraggio: ma allora a cosa serve il voto? (il video).
AGGIORNAMENTO DEL 9 DICEMBRE 2010
Ad appena 3 mesi da queste dichiarazioni (quelle nel video proposto nel link), Razzi lascia l'Idv per passare con quelli che voteranno la fiducia al governo. Ogni commento da parte nostra offenderebbe la vostra intelligenza.

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mercoledì 15 settembre 2010

Aggressione fascista a Imperia ai danni di un 'talpino'. Presidio antifascista il 18 settembre

Imperia, la città di Scajola, la 'provincia più bianca d'Italia' (DC) da anni ormai lugubremente nera. E in questa provincia, così densa e varia di profumi, che vanno dal soave garofano al nauseabondo liquame fascista, resiste da anni e con orgoglio un Centro Sociale Autogestito, 'La Talpa e l'Orologio' (ex CSOA), centro culturale e ricreativo di area anarco-comunista.
Il 5 settembre scorso, uno storico frequentatore del suddetto CSA (lo chiameremo 'Gino') è stato aggredito da alcuni fascisti, allorché 'Gino' era tranquillamente a passeggio col suo cane, in pieno giorno e con nessuna intenzione di attaccare briga. 'Sei della Talpa'? 'Sei antifascista'? Queste le pretestuose domande che 'Gino' si è sentito rivolgere dalla squadraccia infame e alle quali, evidentemente, 'Gino' ha risposto affermativamente con l'orgoglio di chi sa di essere nel giusto. Antifascista, certo! Antifascista come lo fu tutta Imperia (medaglia d'oro per la Resistenza), antifascista come i mille partigiani che sui monti del Ponente Ligure hanno combattuto per liberare l'Italia dalla dittatura nazifascista, antifascista come Felice Cascione, partigiano imperiese autore della canzone 'Fischia il vento'. C'è di che esserne davvero fieri!
Ma la città da anni è tormentata da quello che fu (ed è tornato ad essere) il male d'Italia: il cancro fascista. E' un male nato dalla metamorfosi politica che dai governi DC è diventata amministrazione Pdl, è un cancro che in quella città ha radici profonde, ma che si possono estirpare, si devono estirpare! E tantissimi giovani stanno reagendo. Sabato 18 settembre 2010, in via San Giovanni a Imperia Oneglia, ore 17, ci sarà un presidio antifascista al quale aderirà la città che si vuole bene e che si compiace di essere stata una gloriosa roccaforte di libertà (e tale vuole rimanere).
I messaggi di solidarietà nei confronti dell'aggredito sono numerosi, a cominciare da quello del Comitato provinciale dell'ANPI. E anche noi uniamo la nostra voce solidale e ferma di chi ha ben chiaro il meccanismo perverso di propaganda fascista attuato da questo governo. Questi sono fatti che non devono essere ignorati, vanno denunciati con la forza dovuta e repressi. L'ignobiltà fascista è figlia dell'ignoranza; e questa ignoranza è una condizione sociale a cui il governo ci sta conducendo e che noi, anarchici in testa, non possiamo accettare!
E con l'espressione della nostra solidarietà a 'Gino', lanciamo un appello alla società civile, alla gente comune e onesta, e la esortiamo a denunciare pubblicamente qualsiasi atto ignobile contro l'essere umano, qualsiasi aggressione fascista, qualsiasi sopruso ricevuto o che ha visto commettere. (come in quest'altro caso, sempre in provincia di Imperia). Nel nome della libertà, quella vera!
(EDG)

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La scure della Gelmini esibita anche al question time

Cominciamo col dire che al question time di oggi, 15 settembre 2010, la Gelmini non ha perso occasione per rivelarsi per quella che è: una bugiarda. Glielo ha ricordato anche Di Pietro: 'lei mente, sapendo di mentire'.
Come si può affermare di aver già parlato con i precari quando i precari sono proprio davanti Montecitorio in attesa di parlare col ministro?
La Gelmini ha detto di aver parlato con i precari già all'inizio del suo mandato. E' come dire a un paziente sofferente che la visita c'era già stata all'inizio della carriera del medico, ormai basta! Che muoia pure!
La Gelmini dice inoltre che occorre risolvere il problema del precariato e aggiunge che i precari non possono stare in graduatoria per anni. Benissimo, risolviamo il problema, ma assumendo e non licenziando! I precari non sono in graduatoria da anni per proprio divertimento. Quelli non si divertono mica! Quelli non aspettano altro che lavorare! Ma la Gelmini risolve la faccenda licenziando chi per anni ha fatto scrifici per studiare e per ottenere anche solo poche ore di insegnamento, scalando faticosamente le graduatorie, anno dopo anno. Molti sono andati in pensione da precari e devono pure ringraziare di aver evitato la scure della Gelmini. Questa è l'Italia! Questo è il governo! Questo è lo Stato!
E' evidente che il precariato è un problema, ma criminale è il modo del governo di risolverlo! Secondo la Gelmini il precariato è un problema ereditato dagli anni '80 e va eliminato tagliando le gambe, affamando le famiglie, mettendo sotto lo zerbino la questione, come i rifiuti di Napoli o le macerie dell'Aquila e tutte le altre cose che la tv e gli archivi di Stato ci nascondono. A proposito di problemi ereditati: anche il referendum contro il nucleare del 1987 è, per questo governo, un problema da cancellare, tuttavia i problemi lasciati da Mussolini sono invece alibi per far fruttare accordi criminali (Italia-Libia). E anche l'eredità massonica di Licio Gelli pare non debba essere cancellata, quella no, anzi, va resa operativa e fruttuosa! Come la mettiamo? Quand'è che un problema ereditato va eliminato? E quando deve essere invece sfruttato a proprio vantaggio?
Gelmini dice che è stata data a tutti i precari l'opportunità di lavorare, eppure -dannata la miseria- 'sti precari coriacei continuano ed esistere, come mai? Vuoi vedere che questi ex lavoratori (loro malgrado) hanno rifiutato in massa il lavoro generosamente offerto perché si divertono a fare la fame? Gente strana, questi precari!
Riguardo alla dichiarazione (sempre della Gelmini) secondo cui il precariato della scuola è stato concepito come ammortizzatore sociale, ci viene da rispondere:
1) La dichiarazione è demagogica, propagandistica e di stampo populista (del resto... cosa aspettarci?).
2) E anche se fosse (e non lo è mai stato), che fai? Elimini un'utilità sociale? Perché non abolire anche la cassa integrazione o la cassa malattia? (vi piacerebbe eh?).
3) Non può essere considerato un ammortizzatore sociale, perché, come dicevamo sopra, il precariato scolastico si basa su graduatorie, chi sta indietro non lavora (altro che ammortizzatore!), chi sta avanti è perché ha sudato sangue, per anni e anni, ha avuto pazienza, costanza, temperanza, forza, autonomia, ha accumulato punti, ed è quantomeno giusto che meriti il lavoro tanto atteso e sospirato. E comunque, dato che di graduatorie ce ne sono tre (tre fasce), non tutti quelli che stanno in alto hanno la sicurezza di insegnare (se questo è un ammortizzatore...). Quindi arriva una come la Gelmini e tronca in un sol colpo le vite, le speranze, le attitudini, gli anni di sacrifici. Ma sì, basta soffrire, stacchiamo il sondino! ci pensa la Gelmini. Et hop! Fuori dalle balle tutti i precacri, feccia umana!
Per ultimo, riguardo alla dichiarazione secondo cui i precari licenziati non sarebbero oltre 100 mila, ma 'solo' 15 mila, beh... è tutto da vedere, questo governo con i numeri è molto abile a barare (è abile finché la gente crede alle menzogne). Intanto ci sembra che le innumerevoli proteste che si svolgono ormai da oltre due anni non possono essere portate avanti dai soliti 15 mila, pronti a spalmarsi sul territorio, un po' qua un po' là, per fare scena. Noi siamo pronti a scommettere che se la cgil, anziché coprire le proteste della scuola con altre piattaforme, organizzasse una giornata di sciopero generale SOLO per i precari (meglio due giorni), allora se ne vedrebbe la loro tangibile consistenza numerica. Ma questo non succederà, non vogliono che succeda. Non rimane che la lotta autonoma e una richiesta forte e chiara: Gelmini dimettiti!

PS. Non scordate di esprimere il vostro parere nel nostro sondaggio, sotto il blogroll.

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