mercoledì 30 giugno 2010

'Stasera le fiaccole, domani i fucili': l'imbecillità manifesta (video)

Qualche giorno fa scrivevamo su facebook un messaggio di stato, il seguente:
Bossi vuole la secessione, anche a costo della violenza. Lo ha detto lui. Bossi non è un pazzo, ha una strategia ben precisa. Forse si rimangerà le parole, magari chiederà scusa... ma è una strategia comunicativa molto forte che fa presa sulle menti fragili e plasmabili, su coloro che non sanno guardare al di là del proprio naso.
Chi grida 'alla guerra' dai piani più alti, non ci va mai. Però inneggiando alla guerra ci manda gli altri, cioè tutti quelli che non hanno mai saputo distinguere il bene dal male e continuano a farsi trasportare al guinzaglio, convinti di possedere senso critico e autonomia di pensiero. E' il caso di questo tizio, qui filmato in tutta la sua intelligentissima logica razzista e autonomo pensiero.



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'Draquila, l'Italia che trema'. Il film in streaming su questo blog

Per bypassare il limite dei 72 minuti imposti da Megavideo, ci sono 5 soluzioni (clicca qui)
Buona visione



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Errico Malatesta: 'ecco la nostra missione'

Si rileggono sempre volentieri gli scritti di Malatesta, uno dei padri dell'anarchismo, le cui teorie hanno dato forte impulso alle lotte sociali, antifasciste e di Resistenza. La ferrea propaganda anti anarchica, protratta per decenni da parte dei governi, non soltanto ha agevolato la nascita di sterili luoghi comuni circa l'anarchismo e gli anarchici, ma ha anche fatto dimenticare autori e filosofi dell'anarchismo, capaci di rischiarare le menti offuscate e indicare l'unica via possibile per il riscatto del popolo, per la sua emancipazione da ogni tipo di potere costituito. Costruire una società libera si può, si deve!
Allora succede che, rileggendo Malatesta, si ha l'impressione di scoprire il profilo nitidissimo di ciò che si intende per Libertà. Le poche parole che seguono (estrapolate e isolate) dovrebbero essere lette nel loro contesto e dopo una serie di altre letture, per non cadere nel tranello teso dai luoghi comuni sempre in agguato nel cervello, ma confidiamo nella vostra capacità di elaborazione.

'Abbattere, o concorrere ad abbattere il potere politico, qualunque esso sia, con tutta la sequela di forze repressive che lo sostengono; impedire, o cercare d’impedire che si costituiscano nuovi governi e nuove forze repressive, e in tutti i casi non riconoscere mai alcun governo e restare sempre in lotta contro di esso e reclamare, e pretendere potendo anche colla forza, il diritto di organizzarci e vivere come ci pare ed esperimentare le forme sociali che ci sembrano migliori, sempre, s’intende, che non ledano l’eguale libertà degli altri: ecco la nostra missione'.

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martedì 29 giugno 2010

Oh mia Patria, sì bella e svenduta

Dal Nabucco alla Lega Nord il passo sarebbe naturalmente lungo e azzardato, solo che i media di regime lo hanno reso breve e persino logico, tanto da far credere che la celebre aria verdiana sia diventata l'inno della fantomatica Padania. I guai e i danni che la TV ha cagionato a questo Paese non si calcolano! E infatti, dar credito e voce alla Lega Nord in tutti questi anni ha formato coscienze razziste come mai si era visto nella storia d'Italia (Paese rinomato anche per la sua proverbiale accoglienza). Ma non basta: al di là della volontà secessionista della Lega, mai abbandonata, con conseguente pericolo di una guerra civile, il federalismo di stampo leghista sta entrando nelle case degli italiani senza colpo ferire, attraverso la televisione, con nochalance e indifferenza, col beneplacito di tutti.
Non ci soffermiamo -per ora- su tutti gli aspetti del federalismo e su tutte le sue forme, perché sarebbe un discorso troppo lungo, ma poniamo l'accento su quello che è stato definito federalismo demaniale (occorre aggiungere di marca leghista), con conseguente cessione del territorio agli enti locali. Anche questa notizia è passata attraverso la TV senza colpo ferire, senza un grido di indignazione da parte di alcuno, quasi fosse una cosa dovuta, logica, innocente. Ma come? Qui si svendono Dolomiti, isole e quant'altro e sarebbe tutto normale? Come dicevamo, la TV ha reso normale persino il razzismo e il 'Va pensiero' come inno leghista, cosa ci aspettavamo?
L'Italia va all'incanto, a chi offre di più. A proposito: ci siamo mai chiesti chi potrebbe offrire di più? Dobbiamo forse credere che le Dolomiti verranno acquistate dal pizzicagnolo? L'isola di Ponza se la aggiudicherà forse il panettiere? E il museo di Villa Giulia (Roma) a chi andrà? Forse all'idraulico? No perché da come la questione è stata posta in TV, sembra davvero che chiunque possa partecipare all'asta. Vero è che questi sono gli anni dell'illusione collettiva (diventare ricchi e potenti come Berlusconi, ballerine e cantanti, veline e calciatori), ma ci sembra incauto tacere sul fatto che queste cessioni di beni nazionali agli enti locali favoriranno soltanto la mafia. Perché è questo quello che succederà. Ed è questo che bisogna dire! Chi potrà permettersi qualche milione di euro da spendere per l'acquisto di un isolotto, se non qualche mafioso? Sì perché una volta che Regioni e Comuni acquisiranno questi beni, non penserete mica di partecipare all'eventuale asta con i vostri 100 euro nel portafoglio, vero?
La realtà è che qui si vuole restituire alla mafia ciò che le è stato tolto, e con gli interessi! Non è bastata la garanzia dell'anonimato per il rientro dei capitali mafiosi, adesso il governo intende fare quest'altro regalo alla mafia. Ma non è che, per caso, si tratta di un regalo del governo a se stesso? C'è da mettere in conto anche questo! Ci risulta che i pezzi grossi della mafia, quelli che possono permettersi di acquistare isole e castelli, laghi e montagne, siedono in Parlamento e al governo. Qualche prestanome si troverà, magari proprio qualche pizzicagnolo al quale verranno date garanzie e privilegi (in questi casi gli italiani accettano sempre, non aspettano altro, sembra che abbiano vissuto in attesa di questa occasione, ecco perchè ci si ritrova con questo governo di imbroglioni e truffatori).
Il meccanismo del federalismo demaniale è molto semplice: il governo cede agli enti locali i beni nazionali; gli enti locali, stretti nella morsa dei debiti e con le casse svuotate dal governo, mettono all'asta questi beni che erano della collettività; qualche mafioso manda un prestanome a firmare l'atto di acquisto e il gioco è fatto. A meno che il governo non abbia già deciso a chi dare questi beni, in questo caso persino la liturgia dell'asta diventerà una farsa.
Ora domandiamoci in che modo i cittadini potranno ancora godere di questi beni. Metti che il signor Rossi abbia (ancora) voglia e possibilità di fare una gita con la famigliola a Monte Cristallo, si ritroverà a pagare una tassa per l'accesso all'area? Pagherà un ticket in base allo spazio occupato dal tavolo da pic-nic? O in base al numero dei componenti della famiglia? E' vero che questo federalismo demaniale ha delle regole secondo cui il ricavato della vendita andrà a beneficio del risanamento del debito locale, ma queste regole appaiono del tutto aleatorie, pretesti, maschere inevitabili, atti teorici e dovuti che devono necessariamente essere stampati su qualche pezzo di carta legale. Nella pratica è diverso, l'esperienza insegna che non c'è limite alla truffa ai danni del cittadino, tantopiù che la cessione diretta ai privati è già prevista nel federalismo demaniale ed è la soluzione che maggiormente sta prendendo piede. Chi è quel privato che, possedendo un bene sfruttabile, ne permetterebbe l'usufrutto gratuito ai cittadini? C'è anche da tenere in considerazione che il privato può aver fatto costruire un albergo (magari alla Impregilo) con parking e piscina: volete non pagare il servizio 'gentilmente offerto'?
Una volta la mafia era quella del pizzo di quartiere, oggi assume il controllo dell'Italia, anche fisicamente. L'Italia fatta a pezzi da Bossi, da Berlusconi, da Bondi, da Tremonti... 'Cosa nostra' al governo. 'Cosa nostra' è il governo.

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domenica 27 giugno 2010

BP e Gheddafi, the untouchables: guai in vista nel Mediterraneo

Immaginate un piromane, uno di quelli che si diverte a incendiare ettari di boschi, beccato in flagranza di reato. Immaginate lo stesso piromane che, dopo essere stato identificato in questura, se ne va tranquillamente a casa, anzi in vacanza. E' possibile?
Immaginate sempre lo stesso piromane, ormai identificato e bollato come criminale, che pianifica escursioni in altri boschi con i fiammiferi in tasca, rendendo nota a tutti questa sua volontà. E' possibile? Se il criminale in oggetto non è un piromane, ma si chiama British Petroleum, questo è possibile.
Gheddafi ha deciso di lasciare trivellare il Mediterraneo alla BP. C'è un accordo sin dal 2007 e la Libia intende rispettarlo, noncurante del disastro ecologico commesso dalla BP nel Golfo del Messico. Tutto di guadagnato per la BP che rimane impunita, anzi premiata. E tutto di guadagnato anche per Gheddafi, l'altro intoccabile, amico di Berlusconi. Le perforazioni nel Mare Nostrum avverranno anche a grande profondità, con tutti i rischi che questo comporta e lo abbiamo visto. Cosa fanno l'Europa e l'ONU? Naturalmente niente, certi criminali non vanno toccati, anzi vanno agevolati, premiati (vedi foto), poiché il petrolio è il vero sostentamento del sistema capitalistico e imperialista. Ed è inutile che Greenpeace dica 'We need to end the oil age'! (bisogna porre fine all'èra del petrolio), sono parole urlate al vento.
Dobbiamo prendere coscienza del fatto che l'opinione pubblica, la società civile, ancorché esausta e indignata, niente può contro questo stato di cose, a meno di una rivoluzione globale capace di sovvertire ogni ordine. Non sarà facile per l'umanità correre verso la sovversione dei poteri costituiti. Intanto i padroni del mondo fanno quello che vogliono e dispongono di noi come meglio credono, siamo carne da macello.
L'industria del petrolio, negli anni, ha dettato legge in tutto il mondo, ha imposto le proprie regole (La BP potrà ancora perforare in profondità, Obama ha ceduto), ha nominato delegati per il controllo dei governi, ha distorto la vita degli individui piegandola ai propri interessi, con azioni di convincimento di massa ha persino fatto credere che il petrolio sia l'unico combustibile buono, ha impiegato qualche anno a convincere tutti che la canapa è roba cattiva (validissima materia prima in grado di sostituire anche il petrolio) e l'ha fatta vietare. Oggi coltivare una piantina di canapa è reato, inquinare l'ambiente no. Tradotto: sono obbligato a intossicarmi con il fumo dei loro petrolchimici, ma non posso fumare una cannetta, magari per conciliare il sonno (sempre che della canapa io voglia fare questo uso, anziché usarla come naturale sostituto della plastica, ad esempio). Non siamo padroni di noi stessi, dobbiamo rendercene conto.
Mettiamocelo bene in testa: il mondo è in mano a criminali. Prenderne coscienza è già qualcosa, ma non basta, considerato il fatto che le nostre vite sono state modellate per funzionare di concerto con i loro perversi ingranaggi. Ma... volendo...
Nel video seguente viene illustrato molto bene il modo in cui l'industria petrolifera ha fatto vietare la canapa in tutto il mondo e perché. Buona visione.



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venerdì 25 giugno 2010

30 giugno, riparte il movimento NO-PONTE. La parola agli abitanti di via Circuito

L'affare del ponte sullo stretto si era fermato in seguito alla farsa dell'attentato a Berlusconi, ma evidentemente il progetto (che in realtà, quello definitivo, ancora non esiste) non vuole essere cancellato. Se ne sono accorti gli abitanti di via Circuito, a Messina, i quali hanno preso d'assalto la trivella che ha cominciato il carotaggio proprio in quella via, senza neppure avvisare i cittadini. La zona di via Circuito non è fatta di baracche -come qualcuno vuol fare intendere- ma di vere case. Esiste un quartiere, gente che ci vive, che ci lavora. La trivella sonda il terreno per un possibile impianto di un pilone, a 200 metri dalle case!
Ma è tutto che non quadra in questo scriteriato progetto. Anzitutto il progetto stesso. Si sono sbandierati ben 40 mila posti di lavoro, ma è una menzogna colossale come il ponte, poiché i posti di lavoro saranno 3.500, di cui la metà assegnati ad operai del nord (lo ammette lo stesso Eurolink, il general contractor). Riguardo al trasporto delle merci che con il ponte -dicono- migliorerebbe, in realtà è già ben dirottato sulle navi, le ferrovie non se ne occupano più, se non marginalmente, ormai.
Il sud, ma anche tutta l'Italia, non ha bisogno di opere faraoniche, ma di risanamento dei servizi già esistenti. Provino piuttosto a risanare le strade e le ferrovie, le condutture idriche, si proceda piuttosto a garantire ai siciliani l'erogazione quotidiana dell'acqua, si provveda a migliorare i servizi, i trasporti urbani. Si costruiscano ospedali, centri sportivi e culturali, si investano soldi per la tutela del patrimonio artistico ed il suo rilancio. Si proceda a risollevare le sorti degli alluvionati di Giampilieri (che sono stati dimenticati dal governo e dai media). Invece no, questi problemi sembra che non esistino. Sembra, appunto.
Ma quale ponte? Rendiamoci conto: se per il G8 della Maddalena si è scoperchiato un pentolone di malaffare enorme, potete immaginare il lerciume che già esiste dietro l'affare ponte? Mafia e governo (che è la stessa cosa) hanno già teso la rete nel mare dello stretto, un mare pescosissimo di soldi sporchi, un mare inquinato dal malaffare. Questo ponte è un regalo alla mafia, oltre che una velleità del tutto berlusconiana, ridicola e nociva.
Giorno 30 giugno 2010 ci sarà una mobilitazione per dire NO al progetto del ponte. Tutti sono invitati all'Università degli Studi di Messina, dalle ore 12 alle 14. Questo ponte non s'ha da fare, sono ben altre le priorità. E poi... lasciamo la parola agli abitanti di via Circuito:





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giovedì 24 giugno 2010

La tassa sulle periferiche di archiviazione

Avete comprato un computer, recentemente? O un cd? O una chiavetta usb? Un hard disk esterno? Una macchina fotografica digitale? Ecc? Allora sappiate che avete acquistato un prodotto a prezzo maggiorato. Il ministro Bondi, il 10 dicembre 2009, ha firmato un decreto ad hoc per imporre una tassa su qualsiasi supporto di archiviazione, sia fisso, sia estraibile. La notizia è vecchiotta, ma a noi era sfuggita e, forse, anche a qualche nostro lettore. Perciò ne parliamo.
Si tratta di una tassa che viene mascherata anzitutto dalle parole usate nel decreto, dove infatti non viene mai citata la parola 'tassa', ma 'compenso per la riproduzione privata di fonogrammi e videogrammi'. Compenso che va nelle tasche di chi, realmente? Questi sono tutti soldi che, alla fine, vanno nelle tasche di chi ci governa o dei loro amici, piazzati qua e là, magari anche alla SIAE. E infatti la scusa addotta dal ministro è quella relativa al diritto d'autore che verrebbe colpito a morte dall'acquisto di chiavette usb et sim. Poverini, bisogna compatirli quelli della SIAE, ultimamente li ho visti bivaccare sotto un ponte. E certamente l'Italia cadrà in malora per colpa dei nostri cd masterizzati in casa.
Un governo che arraffa a destra e a manca, senza ritegno, arrogante, con uno dei ministri alla cultura più ignobili della Storia, il Bondi di cui sopra, il quale non esita a far morire gli enti lirici e la cultura italiana, tagliando il FUS, piazzando amici incompetenti ai veritici del controllo sulle Soprintendenze, bloccando le assunzioni nel settore lirico e sinfonico. E adesso anche questa tassa. Ci domandiamo cosa potrà ancora escogitare la fervida mente di Bondi per rimpinguare le sue già gonfie tasche? Forse una tassa per chi verrà sorpreso a fischiettare 'addio Lugano bella' e 'bella ciao'? Noi, intanto, abbiamo deciso di fare i nostri acquisti all'estero (oltre che boicottare i 'big spender' che investono su mediaset).

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mercoledì 23 giugno 2010

30 anni di mistero Ustica: 'chi sa parli'

'Chi sa parli' è la campagna di informazione che 'Città del Capo Radio Metropolitana' sta portando avanti, al fine di sensibilizzare l'opinione pubblica ed esortare anche il governo francese a fare luce su questo tragico mistero. L'acquisto di banners da porre sui maggiori quotidiani online francesi può aiutare la ricerca di ulteriori testimonianze. Il sito che se ne occupa è 'campagnaustica.rcdc.it'.
Anche se ormai è trapelato ufficialmente il fatto che il DC9 'fu vittima di un’azione militare di intecettamento messa in atto, verosimilmente, nei confronti dell’aereo che si era nascosto sotto di esso' (la sentenza), occorre ancora accertare tutte le responsabilità e individuare chi ha abbattuto l'aereo italiano con 81 persone a bordo. Il governo francese, per bocca di Bernard Valero, fa intanto sapere che è pronto a cooperare con l'Italia per fare piena luce sulla vicenda. Una cooperazione che, tuttavia, attende una rogatoria internazionale emanata dal nostro Paese, cioè una richiesta ufficiale.
I link che avete visto nel testo conducono ai siti che si occupano della campagna 'Chi sa parli', ma vogliamo anche noi esortare a non tacere e a utilizzare questo blog per segnalare qualsiasi informazione utile all'inchiesta. Ricordiamo a tal proposito che i commenti possono essere inviati anche in forma anonima. Noi crediamo sia giunto il momento di squarciare il velo di omertà, in segno di rispetto nei confronti delle vittime e dei loro familiari, ma anche per onorare la dignità collettiva di un Paese che non può più vivere all'ombra dei misteri di Stato. Chi sa parli!



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martedì 22 giugno 2010

Il dopo Maturità: la Gelmini prepara la trappola ai docenti comunisti

Ci lanciamo in una nefasta previsione. Ci improvvisiamo veggenti (l'esame di Maturità è appena iniziato), considerato il fatto che qui si tratta di scuola pubblica e di risultati d'esame, quindi atti tenuti sotto controllo dal Ministero 'competente'. Allora ci siamo chiesti, nell'eventualità: quale tipo di comunicato ministeriale ci verrà imposto dai media, per bocca della Gelmini, dopo questi esami? Di certo la Gelmini non potrà starsene zitta, soprattutto quando il Ministero, con abile manovra propagandistica, snocciolerà i dati ufficiali (ma tutti falsi) relativi all'esito negativo della prova d'esame. Perché esito negativo? Perché è questo quel che conviene al governo. Infatti al governo interessa dire che ci sono stati molti bocciati a dimostrazione di una 'riforma' efficace che bada alla severità, alla solida conoscenza, a una scuola virtuosa.
Allora via, si parte, si comincia col comunicato diramato dalle tv: motore e azione, primo piano della Gelmini, camera avanti in lentissimo zoom.

- Gelmini: sono stati analizzati tutti i risultati degli esami di Stato dai quali è emerso un alto numero di respinti, ciò dimostra la bontà della 'riforma' che non mira alla promozione sicura per tutti, ma che vuole essere un vero strumento di selezione per le nuove generazioni di questo Paese. Generazioni forti di conoscenze e di competenze che, grazie a questo governo, avranno un futuro lavorativo di sicuro successo.
- Giornalista di regime (di spalle): 'come spiega il fatto che i candidati che hanno affrontato la traccia di carattere storico, nella quale vi era anche un riferimento alle foibe e a un discorso di Mussolini (stacco 'casuale' sul tricolore), sono stati così pochi in tutt'Italia?
-Gelmini (campo stretto): 'questo succede quando in una scuola si accolgono docenti di un certo schieramento politico. Non è giusto. I giovani non hanno la possibilità di apprezzare quanto di buono sia stato fatto per l'Italia in passato, anche da Mussolini, che aveva anche a cuore l'istruzione dei giovani.
- Giornalista (fuori campo): il Ministero ha in mente una soluzione?
- Gelmini: stiamo pensando a un possibile... diciamo così 'censimento politico' dei docenti, in modo da capire se gli errori residui della scuola pubblica dipendano da quanto detto prima. In questo caso dovremo pensare a una forma di correzione di questi errori.
Ma certo, amici lettori, fin qui è tutto inventato, ve lo abbiamo detto. Ma è davvero così inverosimile? Ormai ci hanno abituati a tutto e non ci sorprenderebbe neppure il fatto di sapere che in futuro possano avvenire epurazioni anche nella scuola, con una scusa banale, magari proprio quella descritta in questo post.
(prevedere i fascismi è facile)

Tutte le tracce d'esame

AGGIORNAMENTO DEL 6 LUGLIO 2010
Le nostre previsioni erano esatte, con un particolare: la Gelmini sta nascondendo i dati della Maturità. LEGGI QUI

AGGIORNAMENTO DEL 10 LUGLIO 2010
Sono uscite le percentuali dei bocciati. Avevamo ragione. LEGGI QUI


E riguardo alle epurazioni di cui parlavamo in questo post, ci sono i primi passi in questa direzione, l'articolo di Repubblica è del 15 luglio 2010 LEGGI QUI
(con questi governi è facile fare previsioni. Basta pensare al male)

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lunedì 21 giugno 2010

La società industriale getta la maschera a Pomigliano

Le due rivoluzioni industriali dell'età moderna hanno generato sperequazioni gigantesche in campo economico e sociale. La suddivisione della società in classi è sempre esistita, è vero, almeno sin dalla nascita delle prime civiltà organizzate (sumeri, egizi, babilonesi, assiri...), ma il tempo intercorso tra queste antiche civiltà e l'età moderna è grande e ci si sarebbe aspettata un'evoluzione, un vero progresso dell'umanità, un riscatto, più giustizia sociale, più equità. Ciò non è avvenuto. Le classi sociali, da che sono apparse, hanno sempre fatto comodo al potere costituito (divide et impera) e questo concetto di divisione è ormai talmente radicato nella storia dell'Uomo che oggi appare utopica una società priva di classi e di caste.
Nel XVIII e nel XIX secolo, cioè nel periodo dei grandi progressi scientifici, tecnologici e industriali, le economie e le industrie europee hanno cominciato l'opera di sfruttamento sistematico dell'Uomo nelle fabbriche che, con il miraggio di un arricchimento personale, finiva per essere trasferito dai campi all'azienda ed ivi ridotto a schiavo. Prima ancora della nascita dei sindacati, intesi come associazioni di lavoratori e non come organizzazioni paragovernative, e prima che iniziassero le grandi lotte per i diritti, un operaio di una fabbrica non poteva scioperare (se non a proprio rischio), lavorava almeno 12 ore al giorno, non aveva assicurazioni, nè contributi pensionistici, gli straordinari non venivano riconosciuti come tali, quindi non venivano retribuiti. I padroni delle fabbriche -che spesso facevano parte della classe dirigente o che, attraverso lauti finanziamenti, influenzavano la politica- stavano cominciando ad assaporare il gusto del potere, esercitandolo su altri esseri umani in maniera assolutamente arbitraria, arrogante e libera. E d'altra parte, il liberismo e il positivismo erano considerati i due grandi motori senza i quali il mondo sarebbe andato alla rovina. E i lavoratori erano il prezioso combustibile di questi motori. Chi governava le nazioni era ben consapevole, invece, di essere di fronte al più ignobile comportamento che l'essere umano avesse mai compiuto ai danni di se stesso, ma la divisione in classi garantiva la sopravvivenza dei ceti alti, gli altri potevano benissimo soccombere.
Lo stato di schiavitù del proletariato arricchì soltanto i potenti e le nazioni da questi governate, ma ancora prima del 1864, ancorché il popolo accusasse ingiustizie, non vi era un'autentica organizzazione di categoria capace di contrastare questo stato di cose. Gli scioperi comunque avvenivano, non senza rischi, non senza drammi. Al di là della possibilità di essere licenziati, chi scioperava doveva anche sottostare a una serie di soprusi da parte della legge. Chi aveva la 'fortuna' di essere riammesso in fabbrica, era certo di trovarvi ancora più vessazioni e costrizioni, bastonate e decurtamento del salario. A quel tempo scioperare era davvero un atto eroico. Noi tutti dobbiamo moltissimo a questi nostri avi.
In questi giorni, con la vicenda dei lavoratori FIAT di Pomigliano, stiamo assistendo a una quasi totale cassazione di due secoli di lotte per i diritti (diritti soprattutto umani). Badate bene, il ricatto compiuto da Marchionne (in sostanza, o fai come dico io o ti licenzio) non è per niente diverso da quello che facevano i padroni dell'Ottocento. L'eliminazione del diritto di sciopero, oggi, è un atto talmente grave da giustificare una vera rivoluzione. E va detto che il ricatto di Marchionne non si 'limita soltanto' al diritto di sciopero negato.
Marchionne, amministratore delegato della Fiat è, nella sua ignobile posizione, assolutamente e storicamente coerente. Marchionne rappresenta benissimo quella stessa casta che nell'Ottocento si arricchiva con il duro lavoro dei proletari. Marchionne in questi giorni è applaudito nei salotti bene e dalla politica. Marchionne è colui che ha avuto il coraggio di dimostrare che dal XVIII secolo ad oggi nulla è cambiato, almeno nella concezione dei ruoli sociali: c'è il padrone e c'è lo schiavo! Marchionne ha gettato la maschera di un sistema alienante, fondato sull'arroganza e il predominio, sulla gerarchia e lo sfruttamento. Vogliamo ricordare che la maschera che abbellisce questo sistema ha un nome e si chiama democrazia. Con questa parola magica si è voluto dare una mano di bianco al lerciume che a Pomigliano si è svelato in tutto il suo nauseabondo puzzo e che rischia di divenire un precedente pericolosissimo per tutti i settori lavorativi. Democrazia è una parola il cui vero senso non è mai stato applicato, è una dittatura, con l'aggravante di essere subdola, quindi un'illusione ben impacchettata e offerta al popolo, uno specchietto per le allodole incastonato dentro le urne elettorali. Non scordiamoci che il 'piano' di Licio Gelli, quello che Berlusconi sta attuando, è definito -da Gelli stesso- 'di rinascita democratica'.
Dov'è il potere del popolo? Non c'è mai stato! E quando c'è stato non è stato tollerato. E a Pomigliano questo è diventato chiarissimo. Dov'è la Res Publica? Non c'è mai stata! E a Pomigliano si è visto, poichè non esiste un controllo 'publico' sulle cose e sul potere. Invece è vero che sono sempre esistite classi sociali e una casta che privatizza e gestisce ogni cosa, cioè niente che possa assomigliare davvero a una 'cosa pubblica'. Riflettiamo?

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domenica 20 giugno 2010

Obiettivo del governo: bavagli e dittatura

In questo periodo la scuola è chiusa solo apparentemente. Molti studenti sono in ballo per gli esami e i docenti saranno impegnati anche a luglio per l'esame di Stato. Poi tutti liberi dagli impegni? No. La scuola pubblica sta vivendo un periodo difficile ed è quella che, fin ora, ha pagato di più la crisi e i capricci del governo, insieme alla marea di operai licenziati e in cassa integrazione. La scuola va avanti nella protesta, anche d'estate. E poiché i media hanno avuto ordine di non far sapere nulla ai cittadini italiani, noi postiamo questo video.


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mercoledì 16 giugno 2010

I docenti, la finanziaria e l'ipocrisia della Gelmini

Quando si tratta di vessare il popolo italiano (cioè la Nazione Italia) i governanti di turno non si fanno certo scrupoli. A loro basta andare a vedere com'è la situazione negli altri Stati d'Europa, se qualche onere dovesse essere a vantaggio dei cittadini italiani -rispetto ai cittadini degli altri Paesi- non ci mettono un secondo di più ad adeguarsi. Ma i governanti non si adeguano mai se, ad esempio, gli stipendi europei sono più corposi di quelli italiani. E lo sono, almeno quello degli insegnanti.
Ora, non è bastata la 'riforma' Gelmini-Tremonti-Brunetta-Aprea-Invalsi (ancora sciaguratamente in atto) a distruggere l'istruzione pubblica, a licenziare 133 mila padri e madri di famiglia, a denigrare il lavoro dei docenti, a togliere diritti inalienabili persino agli studenti portatori di handicap e agli stranieri... no, non bastava, adesso ci vuole il colpo della finanziaria sui docenti rimasti a insegnare (leggasi arrabattare).
La finanziaria prevede, tra l'altro, il blocco degli stipendi per tre anni che equivale a un vero furto! Mentre il costo della vita -già caro- lievita e gli stipendi dei docenti sono tra i più bassi d'Europa, il blocco della busta paga si configura come un colpo mortale per il potere d'acquisto dei docenti. Siamo pronti a scommettere che in questi tre anni, loro, la classe dirigente, gli 'onorevoli', lo stipendio se lo aumenteranno alla grande.
Qualcuno ha fatto due conti: un insegnante di scuola superiore perderà ogni anno ben 3.236,20 euro; la trattenuta sul TFR sarà di quasi 7.000 euro!
Che dire a questi aguzzini governanti? Anzi, cosa fare loro?
Intanto cominciamo col riportare alcune vecchie dichiarazioni della Gelmini, in modo da far comprendere a tutti la falsità di questo burattino manovrato da Berlusconi. Diceva la Gelmini: 'Questa legislatura deve vedere uno sforzo unanime nel far sì che gli stipendi degli insegnanti siano adeguati alla media Ocse'. Sempre lei, infatti, aggiungeva: La media Ocse è superiore ai 40 mila euro l'anno. Fatto? ASSOLUTAMENTE NO! ANZI!
Non è tutto. Sapete cosa diceva, ancora, la Gelmini? 'Non possiamo ignorare che lo stipendio medio di un professore di scuola secondaria superiore dopo 15 anni di insegnamento è pari a 27.500 euro lordi annui, tredicesima inclusa. Fosse in Germania ne guadagnerebbe 20 mila in più, in Finlandia 16 mila in più.
Ma con quale faccia di bronzo si presenta ancora questa? Perché sta ancora al ministero? Mistero! Con quale faccia il governo, adesso, blocca gli stipendi già miseri dei docenti?
Una manica di ladri bugiardi governa il Paese. Sono quattro gatti. Che vogliamo fare?

AGGIORNAMENTO DEL 27 MARZO 2011
Gelmini condannata dal tribunale di La Spezia per discriminazione disabile (QUI)

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Noi le facce le pubblichiamo lo stesso...

... perché avevano comunque firmato l'emendamento 1707, quello definito da molti il 'salva pedofili'.
Anche se Roberto Centaro (Pdl), dopo le ragionevoli polemiche scaturite dalla presentazione dell'emendamento, ha chiesto di eliminare l'intera questione, rimane una colpa gravissima che pesa sulla testa di questi 'signori' (sulle loro coscienze no, perché bisognerebbe averne una). Come si fa a firmare un emendamento al ddl intercettazioni che permette ai pedofili di rimanere impuniti? 'Lieve entità' non può essere un salvacondotto, nè un attenuante. Sa molto di cavillo interpretabile (secondo una legge che, si sa, qui non è neanche uguale per tutti). Al di là di questo cavillo pretestuoso, ci domandiamo per quale motivo questi 'signori' abbiano presentato un simile emendamento? Volevano coprire qualcuno? O se stessi? (Probabilmente, con la faccia che si ritrovano, sarebbero pure capaci di dire che l'hanno presentato per tutelare i minori. Capacissimi).
Abbiamo pubblicato le loro facce, ad onta e ricordo perenni. Questi sono i nomi corrispondenti ai numeri sulle foto:
1 Maurizio Gasparri (Pdl)
2 Federico Bricolo (Lega Nord)
3 Gaetano Quagliariello (Pdl)
4 Sergio Divina (Lega Nord)
5 Sandro Mazzatorta (Lega Nord)
6 Roberto Centaro (Pdl)
7 Filippo Berselli (Pdl)

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martedì 15 giugno 2010

Intercettazioni: due paroline alla signora Maria

Signora Maria, sì dico a lei, se mentre fa il sugo si concede una telefonatina... stia pure tranquilla: a parte la sua amica con la quale dialoga al telefono, a nessun altro interessa sapere che non è riuscita a trovare il filo adatto per l'uncinetto. A nessun altro interessa sapere che il macellaio ultimamente è ingrassato e si è comprato la moto. A chi vuole che importi se sua figlia si è di nuovo fidanzata? E se per caso non riesce più a trovare i bigodini che le ha regalato sua cugina, beh... neanche quello interessa a qualcuno, a parte la sua amica al telefono.
Signor Luigi, dico anche a lei, se durante la pausa di lavoro le viene in mente di telefonare a Carlo... tranquillo: a parte Carlo, a nessun altro interessa sapere della partita di calcetto di domani sera e quale maglietta indosserà. A nessuno interessa sapere che forse la commessa della Standa ci sta. A chi vuole che importi se suo figlio è andato al cinema con Sabrina, ieri sera? E se per caso dovesse avvisare a casa che ritarderà un'oretta, beh... neanche quello interessa a qualcuno, a parte colui o colei con cui sta telefonando.
Cari Maria e Luigi, l'Italia è fatta di gente semplice e onesta come voi, nessuno dei vostri discorsi finirà mai nei tabulati della questura, men che meno sui giornali. Avete mai visto pubblicate notizie simili? Pensate che professionisti del giornalismo perdano tempo a trascrivere sui giornali i vostri discorsi telefonici? Suvvia, un po' di buon senso e di realismo!
Ma se invece usate il telefono per organizzare uno stupro, un attentato mafioso, un omicidio, una concussione, una rapina o un rapimento... allora sì che importa a qualcuno, importa a tutti! Le intercettazioni telefoniche e la libertà di stampa servono a tutelare tutti i cittadini dai delinquenti, dai mafiosi, dai terroristi, dai corruttori, dai rapinatori. Ma Berlusconi vuole imbavagliare la stampa e pone gravi limiti alle intercettazioni. Dobbiamo ancora spiegarvi il perché? Davvero non ci arrivate da soli?

(ogni riferimento a fatti, cose e persone è puramente casuale)

Intercettazioni: tutto quello che devi sapere e che la tv non dice (video inchiesta)

Cominciamo col dire che non è vero che siamo tutti intercettati (e anche se fosse, noi non temiamo nulla), perché gli intercettati in Italia sono 20 mila.
E poi Marco Travaglio lo dice chiaramente anche in questa inchiesta: il giorno dopo la pubblicazione di questa legge bavaglio sulla Gazzetta Ufficiale, noi pubblicheremo apposta le intercettazioni, proprio per farci processare ('faremo da cavie', dice), perché solo all'interno di un processo, di fronte a un giudice, si può sollevare la questione di incostituzionalità della legge.
Nel video altre importanti informazioni, quelle che la tv nasconde ai cittadini, compresa una dichiarazione della Gabanelli.

(attendi l'incipit pubblicitario)



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lunedì 14 giugno 2010

Da due anni la cgil boicotta le proteste della scuola

Sono ormai centinaia le scuole italiane che stanno attuando lo sciopero degli scrutini per continuare a dire NO alla 'riforma' Gelmini-Tremonti. Migliaia le pagelle non compilate e lo sciopero è ancora in atto. Ad oggi, sono 13 le regioni coinvolte. Una forma di protesta forte e decisa, non senza difficoltà e che gli insegnanti stanno portando avanti a testa alta, insieme ai cobas. E la cgil dov'è?
L'osservazione sul comportamento di questo sindacato, almeno in riferimento al comparto scuola, ha rivelato un boicottaggio continuo e reiterato nei confronti del problema scuola pubblica, tanto da far supporre un accordo con il governo, neppure tanto sottaciuto, a questo punto. Sì, perché da quando è in atto la scellerata 'riforma' della scuola, la politica della cgil è stata quella di tacere (o tutt'al più sussurrare) il problema, a cominciare da quando gli insegnanti erano saliti sui tetti dei provveditorati. E in quell'agosto 2009 anche noi di ITALIANI IMBECILLI avevamo testimoniato il gravissimo silenzio della cgil e dei media, testimoniandolo in questa videointervista. Insomma, 133 mila lavoratori a spasso, in tre anni, cioè il più grande licenziamento di massa, non ha mai smosso la cgil, come avrebbe dovuto. Ma non è tutto.
Il 3 ottobre 2009, uno sciopero dei lavoratori della scuola, indetto da 'RdB scuola' era stato volutamente coperto dalla cgil che, proprio in quello stesso giorno, si era inserita con un'altra piattaforma a sostegno della libertà di stampa. Sarà stato un caso? Ma anche lo sciopero del 12 marzo 2009, proclamato dai cobas, è stato abilmente coperto dalla cgil, inserendovi un'altra manifestazione con un'altra piattaforma. Un comportamento davvero disdicevole e irresponsabile, se poi consideriamo anche che gli scioperelli della cgil (di un'ora o, al massimo, di 4 ore) possono soltanto fare il solletico al governo.
Sapete, esistono anche strategie per indorare la pillola, perché non si può stare sempre zitti e boicottare ad libitum; è quello che forse si saranno detti alle 'alte sfere' del sindacato. Ecco allora lo sciopero dell'11 dicembre 2009, stavolta indetto da 'FLC cgil' (Federazione Lavoratori della Conoscenza). Ma uno sciopero tra tanti non fa rumore, è una voce tra le voci. Da allora tutto tace nel sindacato, mentre i lavoratori della scuola continuano con le proteste, in autonomia, facendo un passaparola attraverso la rete, organizzandosi con i cobas e con altre realtà sindacali, sicuramente più piccole, ma fortemente motivate. Inutile dire che la TV è sempre stata zitta, fedele alla linea dittatoriale (salvo qualche trafiletto su rai 3 e su Rainews24). Sul ruolo della TV italiana è già sceso da tempo un velo nero e pietoso.
Ma andiamo avanti, perché il comportamento deprecabile della cgil nei confronti dei lavoratori della scuola non finisce qui, si è manifestato in tutta la sua recrudescenza il 12 giugno 2010, quando i precari della scuola, pronti ad ascoltare e applaudire la loro rappresentante già sul palco, si sono visti negare la parola, la rappresentante è stata allontanata dal palco ed è successo un parapiglia (ecco la dichiarazione della rappresentante). Complimenti cgil!
Cari lettori, come vedete abbiamo evitato di parlare della cisl, della uil e dello snals, perché la posizione di questi sindacati rispetto al governo si conosce benissimo. Ma sulla cgil non abbiamo potuto tacere. Tirate voi le somme. Noi, sul da farsi, un'idea ce la siamo fatta.

La cgil non fa parlare i precari (FOTO)
Il trattamento 'di cortesia' offerto ai precari (FOTO)
Per giorno 4 ottobre 2010 la FLC CGIL aveva previsto uno sciopero comparto scuola, senonché, visto lo sciopero autonomo degli studenti del giorno 8 ottobre, ha pensato di sovrapporsi a loro (tecnica collaudata per annullare la visibilità degli studenti ed evitare due giorni di protesta ravvicinati. Troppi?). Sicché il sindacato, a fronte della grave situazione (sic), indice lo sciopero dei docenti per la sola PRIMA ORA di lezione. Vergogna!

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domenica 13 giugno 2010

La sinistra: analisi storica di una logica assenza

Spesso ci si lamenta di una sinistra assente, imputando quest'assenza a vari motivi: connivenza, incapacità, convenienza, opportunismo storico. A volte ce la prendiamo direttamente con i politici che rappresentano la sinistra. Questa è la cosa più facile da fare, la più scontata, ma è la più corretta? Il problema s'inquadra in una cornice più grande e complessa. Per capire questo stato di torpore della sinistra occorre analizzare bene il contesto storico e sociale, tralasciando quello politico.
Se il ruolo della sinistra è sempre stato quello di tutelare le fasce proletarie e lavoratrici della società, occorre cominciare a capire davvero che quel tipo di proletariato -cui il comunismo si riferiva- non esiste più. Anche qui bisogna intendersi, non è che non esistano più operai e contadini, il problema è che sono cambiate le loro istanze. La 'morfologia' del proletariato moderno è radicalmente mutata rispetto a quello degli anni gloriosi delle lotte sociali che hanno visto l'ultimo loro àpice nel decennio 1968-1978. Ma cosa è cambiato di preciso?
La concezione di se stessi-nel-mondo varia a seconda della percezione che si ha del mondo stesso. Se fino al 1978 circa le società osservavano il mondo come un contenitore di idee comuni basate sulla tutela dei diritti e in cui ognuno si sentiva parte integrante e attiva, oggi noi percepiamo un mondo che non contiene altro che individui sempre più isolati, allontanati dal sentire comune, refrattari a un vero senso di appartenenza culturale. In poche parole, non esiste più una coscienza di classe. Si parla tanto di globalizzazione, ma questa non è intesa come comunione di pensieri e di idee tese al riscatto e alla tutela delle masse, bensì come standardizzazione di un pensiero ormai alienato, plasmato su ciò che viene imposto dall'esterno. Non esiste più la creatività individuale che incontra la creatività degli altri, ma soltanto mode precostruite e diffuse dai media, mode sulle quali le comunità si sono plasmate, appiattite, omologate.
Va da sè, a questo punto, che il principale fattore di distruzione della coscienza di classe è l'economia. Il sistema economico, infatti, da un lato ha ottenuto la propria globalizzazione, dall'altro ha generato individui isolati e incapaci di gestire la propria creatività. Ogni cosa viene offerta all'individuo già pronta, impacchettata e soprattutto prezzata, si offrono in maniera precotta modelli e regole sociali, regole economiche e di comportamento; non è importante il contenuto, bensì il contenitore; il valore economico delle cose diventa più importante del loro valore funzionale ed essenziale. Siamo giunti in una fase storica in cui l'acquisto di oggetti diventa un atto necessario, anche se spesso inutile all'individuo (ma vitale per il sistema industriale ed economico).
In questo 'individualismo globalizzato' e standardizzato non può esistere una coscienza di classe, ma soltanto una coscienza del sè in rapporto all'economia globale. L'individuo è un automa che guarda ai valori economici come suo proprio obiettivo primario e ultimo. Ed è qui che il proletariato smette di essere tale, nell'accezione originaria e politica del termine, poiché anche l'operaio e il contadino non mirano che a quest'obiettivo, non vedono altro sul loro orizzonte percettivo che il raggiungimento del primato economico, ostentato in forma di status symbol. I media aiutano a creare questa illusione. Avere l'ambizione dell'ultimo modello di cellulare, ad esempio, diventa la priorità, il nuovo diritto da difendere.
La sinistra non può che essere assente. E non è un caso che il declino della sinistra sia iniziato proprio là dove il flusso della globalizzazione economica ha cominciato ad essere più insistente e massificante, cioè negli anni '80. Proprio gli anni '80 del Novecento sono stati quelli che hanno preparato le nuove generazioni al nuovo modello di pensiero, un pensiero esclusivamente economico. Via le lotte di classe, via i cantautori, via le sperimentazioni, via la politica dal territorio e dalla scuola, via la creatività in favore dell'edonismo, del materialismo, del superficialismo. Le coscienze vengono resettate attraverso la musica, attraverso le mode, attraverso le tv commerciali. Contestualmente, i cervelli vengono riempiti di altri valori, di altri modelli, di nuove illusioni, l'apparire conta più dell'essere, lo zainetto Invicta e il piumino Monclair non possono e non devono mancare. La pubblicità s'inventa la 'fidelizzazione' e il 'nag factor'. Ci si sente uniti nel vacuum imposto, nei valori che non sono più sociali, ma economici. La coscienza di classe diventa coscienza economica. Si abbandonano i temi sociali e si sostituiscono con quelli pubblicitari, più facili da recepire, già pronti, non c'è bisogno di pensare. Il proletario diventa consumatore sognante, De Andrè è sostituito con i jingles degli spot pubblicitari e slogan come 'io sono mia' lasciano il posto al velinismo (slogan mediatico permanente).
A cosa serve la sinistra, oggi, senza una coscienza di classe? In questo desolato paesaggio, scevro di introspezioni e di creatività, sganciato dalla capacità riflessiva e di critica, distante dalle relazioni umane, fanno breccia con disinvoltura i populismi e le demagogie, cioè gli involucri lucenti senza contenuti o, peggio, con contenuti nefasti. La politica diventa una vetrina di parole svuotate del loro significato e vendute bene se la confezione è smagliante. Razzismi e fascismi hanno la meglio. Gli individui-automi-consumatori, abituati a ricevere modelli dall'esterno, non possono far altro che accettare di buon cuore e ingenuamente ciò che i media propinano loro ed è sufficiente possedere qualche emittente nazionale per convincerli in massa.
Il compito della sinistra, oggi e anzitutto, dovrebbe essere quello di ricostruire una coscienza di classe, cercando di contrastare il modello economico imposto e incoraggiando il pensiero autonomo e critico. Occorrono tempo e mezzi (mass media), occorre iniziare da un'opera di ri-costruzione della cultura, occorre far comprendere ad ogni individuo che la creatività personale è un valore più alto rispetto ai modelli preconfezionati. I cittadini devono reimparare ad analizzare la società, a collegare tra loro i concetti culturali, a sentirsi individui attivi di e per una società che esiste proprio perché ogni individuo agisce come essere pensante, come essere creativo, come essere unico e originale in mezzo agli altri esseri umani.
Se la sinistra non provvederà per tempo, questo evo nefasto fatto di politica arrogante e di sudditi accondiscendenti sarà molto lungo e terribile. Noi di ITALIANI IMBECILLI, ancorché anarchici, lanciamo un appello alla politica disgregata e assente della sinistra, l'ennesimo e accorato appello, e diciamo che il cambiamento deve cominciare a partire dall'istruzione pubblica, la stessa che -non a caso- questo governo sta neutralizzando. Il disegno del governo è chiarissimo: eliminare gli ultimi strumenti di autodifesa culturale del cittadino, al fine di ottenere sudditanza a basso prezzo, incapace di reazione alcuna. Ma finché la sinistra, oltre che assente per i motivi storici di cui sopra, è anche connivente, allora dobbiamo prepararci tutti alla dissoluzione totale della nostra civiltà. Detto ciò, rimaniamo fermamente convinti che il grado più alto di progresso sociale, inteso davvero come progresso umano, si raggiunga soltanto attraverso una coscienza anarchica e una società libera da ogni potere. L'utopia vive solo nella testa di chi la crede tale.

(immagine: Felice Casorati - L'attesa 1919)

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sabato 12 giugno 2010

Sondaggio: quale strumento per ribaltare questo regime?

Dopo un periodo di assenza, riprendono i nostri sondaggi che sono stati uno degli elementi caratterizzanti di questo blog.
Il sondaggio che proponiamo oggi intende verificare qual sia lo strumento o il mezzo più efficace -secondo voi- per mandare a casa Berlusconi e la sua cricca. Quattro le opzioni offerte:


1 scioperi e manifestazioni
2 opposizione istituzionale
3 azione diretta del popolo
4 informazione non manipolata
Il sondaggio si trova sotto il blogroll (colonna a destra), lì potrete selezionare la vostra risposta. Le operazioni di voto si chiuderanno tra due mesi. Buon voto a tutti.

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venerdì 11 giugno 2010

E' tempo di spodestarlo con la forza

Apriamo il post con una metafora, paragonando il governo a un energumeno che sta di fronte a una porta e non lascia passare la gente. La porta rappresenta l'ingresso per i diritti dei cittadini. Nessuno può accedervi e ogni giorno la porta è sempre più chiusa. Quell'energumeno è stato messo lì, a guardia della porta, proprio dai cittadini che però sono stati ingannati. Infatti l'energumeno aveva promesso loro la libertà, il lavoro, il benessere... invece aveva ben altre intenzioni, voleva salvaguardare solo se stesso e i suoi amici. Ora la gente è fuori dalla porta, a soffrire, a volere libertà, lavoro, benessere...
Cosa fa la gente, di solito, quando qualcuno le ostruisce un ingresso? Prima di tutto prova con le buone: 'mi scusi, mi fa passare per cortesia'? Il più delle volte la cortesia paga. Ma se l'energumeno non vuole proprio far passare la gente? Dopo un po' ci si innervosisce fino a creare una rissa, anche violentissima, si mette da parte l'energumeno e si entra.
Ora ci chiediamo se i diritti negati ai cittadini italiani stiano provocando nervosismi presso la gente o se, invece, la gente è ancora alla prima fase del 'mi scusi, mi fa passare per cortesia'? Quel che sta avvenendo sono le due cose messe insieme. La gente è innervosita, ma continua a chiedere il permesso per entrare. L'azione dei media supporta l'energumeno e nasconde il nervosismo generalizzato, sicché il singolo cittadino incazzato crede che 'gli altri' non siano nervosi quanto lui e si tiene rispettoso, spesso muto.
Badate bene, qui siamo di fronte a un governo talmente arrogante e despota che tutti gli scioperi e le proteste della gente risultano ancora essere un 'mi scusi, mi fa passare per cortesia'? Quanti scioperi ci sono stati? Quanti i sit-in? Quante manifestazioni? L'indignazione è capillare, ma l'energumeno è ancora lì, armato, a guardia delle proprie esclusive libertà e non lascia entrare.
Parliamoci più chiaramente, con questo governo scioperi e proteste non servono a niente, occorre un'azione di forza. I media sono asserviti al regime, i sindacati si sono venduti o sono deboli. La stampa chiede libertà, ma non ha mai dato risalto -ad esempio- alle infinite, grandissime, potenti proteste del mondo della scuola, attualmente in opera in tutta Italia. Notizie che dovrebbero stare in prima pagina tutti i santi giorni, invece... silenzio stampa.
Anche le varie voci istituzionali di opposizione sono volutamente smorzate e qualche segno di indignazione nelle trasmissioni come 'Annozero' o 'Ballarò' non sono altro che un ennesimo 'mi scusi, mi fa passare per cortesia'? Roba insignificante che fa il solletico all'energumeno.
Ma la stampa chiede libertà. L'avrà o non l'avrà, in ultima analisi poco importa, il risultato non cambierà, l'energumeno continuerà a rimanere sulla porta, la gente fuori dai propri diritti. Tutto è diventato ormai un grottesco gioco delle parti recitato a dovere, dove persino tra la gente fuori dalla porta ci sono attori pagati per far la loro parte (la parte dei rappresentanti del popolo). Il buono e il cattivo costruiscono il gioco scenico, ma la pièce è stata scritta da Tomasi di Lampedusa ('quello del Gattopardo'), sicché mai nulla cambierà.
E' tempo di spodestare l'energumeno con la forza. E' tempo di spodestare i finti rappresentanti del popolo, strappar loro la maschera. E' tempo di smascherare anche certi giochi sporchi della stampa ufficiale. E' tempo di risveglio delle coscienze, di sapersi uniti nell'indignazione. E' tempo di lasciar da parte i propri orticelli e le minchiate imbonitrici della tv. E' tempo di Rivoluzione.

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giovedì 10 giugno 2010

Legge bavaglio? Pronte le nostre fantaintercettazioni

Se la legge sulle intercettazioni passerà, noi di ITALIANI IMBECILLI cosa faremo? Cosa farà il popolo della rete che notoriamente divulga le notizie più scomode per il regime? Bene, questo blog inaugurerà un nuovo 'label' chiamato 'fantaintercettazioni'. Se la realtà sarà tenuta nascosta dal regime, tra un post e l'altro noi la ri-costruiremo, navigando sul VEROSIMILE. Non c'è ancora una legge che vieti di formulare ipotesi, perciò lavoreremo di fantasia e... potete giurarci, con i regimi il lavoro fantasioso paga e, molto spesso, ci si azzecca. Facciamo subito un esempio. Quello che leggerete di seguito è una fantaintercettazione telefonica tra un certo 'B' e un altro interlocutore (su quest'altro interlocutore mettecela voi la fantasia, siate liberi, sbizzarritevi).

B - Ah sì ciao, senti ti chiamo per...
X - Sì so tutto.
B - Ma... posso parlare?
X - Ormai puoi parlare liberamente, lo sai.
(risate)
B - Sinceramente, a me non piace che mi si intercetti. Io non voglio che la gente sappia...
X - Ti capisco, ma mi sembra che adesso sia tutto a posto...
B - Insomma che vadano tutti a cagare... Non mi va che i giornali pubblichino... che qualcuno indaghi su di me. Ne ho già abbastanza di telefonate intercettate che mi vedono coinvolto con troie e faccendieri...
X - Tu lo sai che qui è sempre stato tutto sotto controllo, eh... ti ho pur difeso in diretta!
B - Cazzo, mi hanno beccato persino con te, non si può lavorare così!
X- No, no, no... hai ragione.
B - Comunque adesso siamo tranquilli, per fortuna...
(risate)
X - Oh, ci mancava poco e questi...
B - Eh sì, poco davvero. Pensa se scoprivano anche le telefonate con Provenzano...
X - Non ne potevo più neanche io, vedere Marcello in ansia mi faceva stare male.
B - E cosa dovrei dire io?
(risate)
X - A proposito, hai chiamato?
B - Sì, poco fa, ho chiarito anche con la questione dei brogli... le statistiche, queste cose qui. Lui mi ha dato la sua parola.
X - D'onore (ride). Siamo in una botte di ferro.
B - Ormai sì.
(risate)
X - Quando si dice la libertà...
B - Sì, la nostra!
(risate)
X - Allora per domani facciamo al solito orario, da te?
B - Sì, sì, porta quella dell'altra sera che non era malaccio.
X - Matilde o Paola?
B - Paola, mi pare. Quella bionda, la minorenne...
X - Non c'è problema.
B - Ciao.
X - Ciao, a domani.
Possiamo dimostrare che la fantasia è ancora un'arma in mano al popolo. Non sottovalutiamola. Le fantaintercettazioni possono avvicinarsi alla realtà più di quanto possiate pensare. Le useremo ogni tanto. E anche queste servono a smuovere la coscienza. E se questo non basterà ancora... contate su di noi, abbiamo mille risorse.

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mercoledì 9 giugno 2010

La scuola secondo l'esperienza di Emma: ma quali insufficienze?

Ma di che va cianciando la Gelmini? Prima diceva che la scuola italiana diventerà più rigorosa (con un solo 5 si boccia), adesso rassicura (più gli studenti che gli insegnanti) dicendo che con un solo 5 in pagella nessuno verrà bocciato. Ma è sempre stato così, se non peggio! La verità è solo una: a questo governo non importa un fico secco di avere una scuola pubblica che funzioni e che sia rigorosa. Anzi, più si promuove e meglio è. E questa tendenza a promuovere con facilità esiste da parecchi anni, l'esperienza di una nostra amica che ha insegnato in varie scuole di ogni ordine e grado lo testimonia. Ne parlavamo ieri sera, lei era affranta. Non faremo il suo vero nome e non diremo dove insegna. La chiameremo Emma. In sostanza Emma -che insegna da 17 anni, 14 dei quali trascorsi da precaria- ci parlava degli scandali ai quali assiste non soltanto durante l'anno scolastico, ma soprattutto in sede di scrutini e d'esame, dove i voti lievitano come panettoni. Ci ha spiegato il meccanismo perverso, non solo burocratico, secondo cui un 4 diventa automaticamente 6 in pagella.

I dirigenti scolastici (il pesce puzza dalla testa)
La prima cosa che Emma ci ha detto è quella che ha sempre trovato dirigenti scolastici esortanti alla promozione (sarà un caso, in ben 14 scuole diverse?), a volte anche arroganti e che la mettevano in cattiva luce di fronte ai colleghi 'amabili e generosi' (di voti). Uno di questi dirigenti scolastici le ha persino recitato una circolare della Gelmini, secondo cui lo studente deve essere agevolato con i voti affinché questi non rischi di cadere all'esame (quindi l'esame non è più un rischio). Altri dirigenti scolastici le hanno detto che la bocciatura, in ogni caso, non giova allo studente (e dov'è finito il valore educativo e pedagogico della ripetizione dell'anno scolastico, quando questo occorre?). Un altro le ha detto che se si ammette all'esame uno studente, poi bisogna promuoverlo, comunque.

L'aspetto umano (come raggirare gli obiettivi formativi)
E' risaputo che gli insegnanti, a settembre, compilano un 'piano di lavoro' con gli obiettivi per ciascuna classe, in termini di conoscenze e competenze. Su questa base si propone il programma, si fanno le verifiche e se gli obiettivi non sono stati raggiunti il voto conseguente non sarà sufficiente. Questa dovrebbe essere la prassi, la cosa logica. Sulla carta tutto questo c'è, ma alla fine... all'atto pratico lo studente che riporta delle insufficienze viene sezionato in mille pezzi. Pur di far lievitare il 4 si vanno a cercare motivazioni di tipo umano: se in quel periodo particolare lo studente ha avuto 'cattive compagnie', se i genitori sono separati, se ha litigato con il mondo, se è dispiaciuto per qualcosa (la marmitta bucata?). Già, bella cosa l'aspetto umano, ma allora -diceva giustamente Emma- perchè non si scrivono mai, a settembre, queste motivazioni come criteri di valutazione? Si dovrebbe scrivere, ad esempio, dopo la voce 'comprensione del testo' anche 'sofferenza interiore dell'alunno'.

I colleghi (la ciurma del capitano)
Chi vi scrive non sa se riuscirà a ricordare tutte le parole di Emma, ma la nostra amica era estremamente arrabbiata anche con i suoi colleghi. Quando lei insegnava nelle scuole medie, spesso incontrava insegnanti che, in sede di scrutinio finale e addirittura di esame, non si facevano scrupolo di promuovere emerite teste vuote che facevano scena muta. Motivo? C'erano insegnanti che dicevano: 'pur di togliermelo dai piedi lo promuovo''; oppure: 'mandiamolo via, poi ci penseranno alle superiori a bastonarlo'. E cose di questo tipo. Dov'è finita la dignità di questi docenti?

La burocrazia e la legge (un mare di parole per agevolare la promozione)
Questo andazzo -diceva Emma- dura da tanto tempo, c'era già quando lei ha cominciato a insegnare. Ha visto procedure burocratiche sempre diverse, da istituto a istituto, ma sempre con l'unico scopo di agevolare la promozione. Ad esempio, anni fa, sui tabelloni con i voti finali, Emma ha visto sparire il numeretto insufficiente, in favore di uno spazio lasciato in bianco (come se a leggere '5' fosse stato un peccato mortale), oppure tramutato in 6, ma colorato di rosso; altre volte compariva solo un asterisco al posto dell'insufficienza (rarissima). Ma c'è anche tutta una parte burocratica fatta di circolari ministeriali e interne dove non viene mai preso in analisi l'aspetto educativo della bocciatura, in favore di contorti giri di parole per dire semplicemente 'promuovetelo'. Un voto insufficiente viene fatto passare per una serie di ingranaggi burocratici e, alla fine, non sai come, è diventato 6. Ad esempio, per l'esame di scuola media, la Gelmini vuole (sottolineiamo vuole) che i docenti prendano a cuore il rischio che l'alunno non possa arrivare al voto più alto e, per evitare ciò, esorta gli insegnanti ad alzare la media di ogni studente in sede di scrutinio (così gli studenti sono al sicuro, mal che vada sarà un successo). E poi... e poi c'è quello che abbiamo scoperto l'anno scorso, cioè l'inganno dell'INVALSI che gioca sporco con la Gelmini e che obbligherà i docenti (tutti, salvo i raccomandati, gli amici e i parenti del preside) ad essere tante pecorelle al guinzaglio (vedi qui).
Non possiamo dubitare delle parole di Emma. Noi siamo indignati quanto lei. Da questo quadro emerge quello che l'Italia è oggi. E purtroppo anche quello che sarà domani (con il rispetto e la stima dovuti ai docenti che non si piegano a queste logiche. Ma temiamo siano davvero pochi).

PS. E siccome crediamo di più ad Emma che al regime, la questione della 'valanga di insufficienze' diventa per noi solo bugia mediatica, una delle tante (infatti la sinistra aveva contestato i dati forniti dal Ministero).

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Azione anarchica all'aeroporto di Torino contro le espulsioni

Dal momento che sono riprese le espulsioni (deportazioni) ai danni degli stranieri internati nel c.i.e. di Corso Brunelleschi e considerato il fatto che questi fratelli non vogliono tornare da dove sono fuggiti, alcuni anarchici hanno intrapreso ieri un'azione pacifica all'aeroporto di Torino, distribuendo volantini ai turisti e informandoli con il megafono delle torture che avvengono nei c.i.e. e dei motivi per i quali gli stranieri, ivi internati, non vogliono far ritorno nei rispettivi luoghi di provenienza. Dopo un'oretta arriva il braccio armato dello Stato a smorzare l'azione, comunque riuscita. I passeggeri frettolosi e brulicanti hanno dimostrato di gradire l'inform(A)zione.
Per leggere il bellissimo volantino (o l'articolo che qui abbiamo riassunto), cliccate qui.

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