lunedì 29 novembre 2010

Wikileaks? Parliamo di cose serie che è meglio

Cosa volete che ce ne importi di cose che già sappiamo e che, comunque, non sposteranno di un millimetro i culi dei sovrani dalle loro poltrone? Tantopiù che tra quei file pubblicati da Wikileaks ve ne sono di secretati. Ci prendono in giro. E' anche ovvio che il sig. Assange e il suo sito sono ben coperti e protetti dal sistema (servizi segreti?) e che tutta questa storia serve soltanto ad Assange per ricattare i governi e assicurarsi un bel futuro per sé e per i suoi eredi (COME VOLEVASI DIMOSTRARE, aggiornamento del 26 dicembre 2010. Ahahahah).
A noi, semmai, interessa sapere se tra quei file secretati ci siano informazioni circa le stragi di Stato, Ustica ad esempio. Ma non ce lo diranno mai, men che meno Assange. Chiuso qui con Wikileaks.
La cosa che duole e rode, invece, è assistere a un'informazione televisiva completamente manipolata circa l'urgenza del momento che non è Wikileaks, né l'omicidio di Sara. Una vera informazione parlerebbe per ore delle numerosissime proteste della Scuola e dell'Università, aprirebbe dibattiti e talk-show, un Vespa libero e onesto farebbe vedere i modellini degli Atenei occupati. Già, ma in questo modo la Gelmini non sarebbe rimasta sulla poltrona per più di una settimana. Meglio tacere e farla ingrassare con i nostri soldi, mentre distrugge l'istruzione e licenzia tutto il licenziabile.
Una TV schifosa che neanche a Kabul! Parlare delle proteste di questi giorni, esattamente come si potrebbe parlare dell'influenza di stagione, è un assassinio! Vogliamo ricordare che proprio la TV (non importa di che colore) aveva disertato la notizia dell'abominio che si stava compiendo (e che si è compiuto) ai danni di ben 150 mila lavoratori della scuola, tre anni fa. Tutti licenziati. Non è successo niente. E due trafiletti in cronaca non hanno mai reso giustizia ai fatti. Vergogna!
Così l'Università, che si vede privare della cultura, è andata ad appropriarsi dei luoghi della cultura, salendo simbolicamente sui monumenti d'Italia. Una notizia che in un Paese normale farebbe crollare qualsiasi governo e smuovere i culi da ogni sedia, domestica e di palazzo. Niente! La TV ne parla come un fatto di folklore, come fossero gesta di un abile acrobata che quel giorno ha deciso di scalare la cupola del Brunelleschi o la Torre di Pisa o la Mole Antonelliana, ecc.
Oggi i ricercatori, insieme a cantanti e attori sono saliti sul tetto della Facoltà di Architettura a Roma per protestare contro il ddl Gelmini e per cambiare simbolicamente nome alla piazza che, da 'Borghese', diventa 'dell'Università libera, pubblica e aperta'. Un gesto altamente simbolico ed eclatante. Ce ne sarebbe da parlare per un mese. Invece niente. I ricercatori sono persino andati sul tetto del Cern di Ginevra per protestare (vedi foto). Atenei e Licei sono occupati in tutt'Italia, ma tutto va bene, madama la marchesa! Se la TV osa parlare di queste proteste, lo fa semmai per opportunismo e interesse economico. Stasera, infatti, i ricercatori saranno ospiti di Fabio Fazio a 'Vieni via con me'. Già, ma poi? E poi nulla, cala il sipario del teatrino di parrocchia e si torna a protestare.
Le proteste sono talmente forti e diffuse che i media, tuttavia, sono costretti a parlarne, sì ma poco, e sinceramente pensiamo che questi media ne avrebbero anche fatto volentieri a meno. Ciò che conta per i TG, nel migliore dei casi, sono le case a Montecarlo e gli omicidi come tanti ce ne sono sfogliando 'Cronaca Nera'. Da quest'estate non si parla d'altro! Vogliamo un'informazione seria, non gossip e propaganda! Inutile sbraitare, meglio forse agire.
Auspichiamo l'occupazione non solo dei monumenti, ma anche delle sedi televisive. Cacciare i conduttori e i giornalisti, spodestare i registi e poi salire ai piani alti, fino a dichiarare illegale questo Stato!

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Una speranza per i precari della scuola

Il Tribunale di Siena ha accolto l'istanza di una insegnante precaria che, a fronte dei suoi numerosi contratti a termine già conclusi, si vede adesso inserita come insegnante di ruolo e risarcita del danno. Probabilmente il MIUR farà a sua volta ricorso, ma la sentenza si configura come un precedente importante destinato a fare giurisprudenza. D'altro canto, si fa notare che già da tempo la legge riconosce come anomalia il fatto che, dopo tre anni di precariato nel settore pubblico, non si venga automaticamente immessi in ruolo (come avviene nel privato, direttiva UE 1999/70/CE). Pertanto la sentenza del Tribunale di Siena risulta essere più che una speranza per 20 mila precari!
I docenti precari abilitati e il personale ATA con più di tre anni di precariato alle spalle, licenziati dalla Gelmini, sono pertanto invitati a prendere contatti con i sindacati, al fine di istruire al più presto la pratica per il loro ricorso, ferma restando la presenza del posto vacante. Bonne chance!

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domenica 28 novembre 2010

Addio alle otto ore? Proviamo invece a dire addio a Marchionne?

Le lunghe lotte per la conquista delle otto ore lavorative stanno per essere derise, e con esse stanno per essere vilipesi anche i nostri padri che hanno dato la vita per questo diritto inalienabile. Marchionne, con la sua proposta delle 10 ore di lavoro e con la sua carta bianca, sta portando l'Italia indietro di cento anni. Ma in tv si parla d'altro, ovvio.
Dalla Prima Rivoluzione Industriale ci volle oltre un secolo di lotte per giungere al 1866, quando dalla Prima Internazionale emerse la proposta concreta delle otto ore. E quando le otto ore arrivarono anche in Italia, nel 1919, cominciarono sin da subito ad essere attaccate, prima dalla monarchia, poi dal fascismo e dalla repubblica. Insomma, dal capitalismo (che ha molte facce). Facciamo notare che nella Costituzione italiana non c'è alcun riferimento alla difesa di questo diritto, tutto viene deciso sulla base della contrattazione collettiva e nazionale. Va da sè che un prossimo accordo tra Confindustria e sindacati potrebbe facilmente cancellare persino la Storia. Cisl e Uil sono già pronti, Marchionne, Marcegaglia e Montezemolo pure. La Fiom tratta.
Sì, sono tutti pronti a cancellare la Storia, a portarci indietro di 150 anni, a quando nelle fabbriche ci si alienava e si moriva (più di adesso), lo sciopero era inammissibile e il padrone teneva in mano il simbolo del suo dominio, il bastone, come un faraone. Oggi il bastone si chiama ricatto, stile Pomigliano. E se lavori per 10 ore dovrai pure ringraziare! Marchionne, tra l'altro, si lamenta oggi dell'assenteismo degli operai, figuriamoci quando le ore di sfruttamento saranno 10. Ma il rimedio capitalista, anche per l'assenteismo, è sempre quello: una bella punizione, un abbassamento dello stipendio (sì ma proporzionale al danno, quanta umanità!). Vedete come uno schiavo non possa neppure avere il diritto di riposarsi, se lo fa viene fustigato, soprattutto quando si inasprisce la sua schiavitù! Ma non ci si domanda mai PERCHE' un operaio si assenta dal lavoro? Non è che forse il suo corpo e il suo spirito non ce la fanno più ed hanno bisogno di un po' di riposo in più? E che, solo i padroni e i politici hanno questo diritto? E vogliamo paragonare, poi, la fatica di un operaio con quello dei padroni? O vogliamo confrontare anche i loro stipendi? Chi è il vero schiavo? Chi è lo sfruttato? E vogliono anche proporre due ore di lavoro in più? Ma con che faccia?! E non basta ancora.
Marchionne vuole anche 120 ore di straordinario all'anno, la riduzione delle pause a soli 30 minuti, la mensa soltanto a fine turno. Già che c'è, il faraone potrebbe ritornare a quando l'operaio non poteva neppure andare a pisciare (ops, gli abbiamo dato un'idea), naturalmente per il bene della Fiat, del Paese, quindi di tutti! E infatti, niente paura, ogni sorta di sopruso verrà abilissimamente mascherato da una propaganda volta a far capire che il capitalismo è cosa buona, verranno veicolate parole e formule ad hoc, capaci di far dire 'sì, è giusto, lo fanno per il nostro bene'.
D'altra parte, nei discorsi di Marchionne non esistono mai riferimenti all'operaio, le sue argomentazioni affrontano soltanto il tema azienda e il suo lustro, l'orgoglio per la Fiat, le soluzioni e i piani industriali di cui il Paese ha bisogno. NO! Il Paese ha bisogno di Persone, non di schiavi! Ci sono stati esempi in cui gli operai si sono organizzati e hanno preso pieno possesso delle fabbriche e le hanno fatte funzionare benissimo, senza padroni, per il bene della collettività. Di questo non se ne parla mai, certo.
A fronte di un capitalismo ormai in fase fallimentare, in tutto il mondo, vengono proposte soluzioni sempre a danno dei lavoratori. Come dire: spremiamo il limone fino in fondo, finché si può e anche di più. Finirà che spacceranno il succo di scorza per gustosa limonata, ne sono capaci e in parte lo fanno già. Naturalmente sempre per il nostro bene. Ahh, quanto ci vogliono bene!

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In una libera comunità

Dopo aver esaurito tutte le definizioni del dizionario specifico, in una libera comunità l'imprecazione verbale nei confronti del governo dovrebbe sublimarsi e passare a un livello superiore, quello della rivoluzione. Ma là dove c'è un governo autoritario e centrale, non può esistere una libera comunità, e la rivoluzione può compiersi soltanto quando lo stomaco prevale su tutto il resto.

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sabato 27 novembre 2010

Ai fratelli anarchici

In molti casi i nostri fratelli parlano per assunti o per slogan, e finiscono inevitabilmente per non essere capiti o, peggio, scherniti. E' logico. Facciamo un esempio: se io d'amblé esclamassi 'non votare'! O se dicessi 'la tessera elettorale è una prigione', o ancora 'lo Stato va eliminato', quale reazione dovrei aspettarmi da colui che per tutta la vita è stato abituato a considerare gli anarchici dei violenti? E' evidente che slogan di questo tipo generino, oggi, sensi di repulsione nell'interlocutore, il quale è naturalmente spinto nella seguente e distorta associazione di pensiero:
  • anarchico => violento
  • proposta anarchica => proposta scellerata => slogan inaccettabile
Non c'è niente di più elementare in questo processo di comunicazione, perché l'individuo agisce in base a ciò che egli conosce, pensa e valuta di conseguenza. Perciò, chi conosce gli anarchici sotto la falsa veste propagandata dai media e dallo Stato (che hanno tutto l'interesse di disinformare sull'argomento), reagirà di conseguenza e prenderà tutte le distanze possibili dall'anarchia e dal suo nobilissimo ideale.
Attraverso slogan del genere, gli anarchici possono parlare soltanto agli anarchici: nulla di più inutile, oggi. Noi sappiamo bene che il voto è il lasciapassare per la schiavitù e che il nemico della libertà dei cittadini è lo Stato con ogni sua forma di oppressione e di violenza.
Allora è una questione di conoscenza, quindi di coscienza dei cittadini. Far conoscere i veri principii dell'anarchia, oggi, risulta essere la priorità. Cento anni fa c'era molta più coscienza libertaria fra i lavoratori, fra i vari componenti della 'massa', l'anarchismo era capito e difeso da operai e contadini, da donne e oppressi di vario genere, il sindacalismo anarchico aveva una grande forza: anarchismo quale filosofia, quale politica egualitaria, quale ideale di libertà per tutti. Allora si poteva parlare per slogan, oggi non più. Oggi occorre ripartire da capo, far conoscere Malatesta e Bakunin, Goldman e Stirner, Godwin e Tolstoj... ('vecchi' per noi, ma vivida e felice novità per molti), spiegare con pazienza e dimostrare con le azioni quotidiane cos'è davvero l'anarchia.
Da troppo tempo i padroni dei cittadini, mascherati da filantropi e da loro amorevoli rappresentanti, forgiano coscienze distorte. Noi dobbiamo contrastare le propagande denigratorie nei nostri confronti. Non è facile, il potere costituito possiede l'arma potente dei media, culto totemico della 'moderna civiltà', attraverso cui viene infusa un'idea di schiavitù che a troppi appare invece libertà. Appare ma non è, noi lo sappiamo.
E' l'ora di adoperarsi per una nostra e nuova propaganda. Non abbiamo nulla da nascondere e abbiamo tutto da rivelare. Non c'è nulla da distorcere, l'ideale è puro e umano, il nostro fine è il più nobile che l'essere umano possa concepire. Molti cittadini, nella loro ineccepibile idea di fratellanza, compiono quotidianamente azioni anarchiche e non lo sanno neppure. Qualcuno dovrà pur dirglielo, ma non attraverso gli slogan.
Consigliare letture specifiche è auspicabile, certo, come sapete esiste una miriade di filosofi e di intellettuali anarchici (un universo parallelo e autorevole, ce ne sarebbe da riscrivere la Storia) ma quasi nessuno si prenderà la briga di leggere libri, viviamo in un'epoca di pessimi lettori, invece è molto meglio sintetizzare l'ideale anarchico parlando con la gente, creando anche siti e blog, operando nel concreto. Chi vi scrive sperimenta tutti i giorni questa forma di comunicazione, cercando di spiegare, di tradurre... in una parola, di mediare. Non sempre è facile, in alcuni casi la coscienza dell'interlocutore è talmente incrostata di luoghi comuni circa l'anarchismo che risulta davvero impossibile scalfire quella corazza. In quei frangenti penso che lo Stato abbia fatto davvero un 'buon lavoro' su quella persona. Ma per ogni persona ostinata, penso sempre che ce ne sia un'altra più incline alla volontà di comprensione.
Dobbiamo fare in modo che la collettività reimpari l'anarchia, che torni a possedere il lume della verità sociale con la quale rischiarava e riempiva le piazze a difesa dei diritti di tutti. Solo allora potranno riecheggiare i nostri amati -e finalmente capiti- slogan.
EDG

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venerdì 26 novembre 2010

Ricercatori e professori minacciano le dimissioni. La loro lettera e la petizione

Una lettera dai toni severi, autorevoli e perentori è stata scritta dai professori universitari italiani e dai ricercatori all'indirizzo dei Rettori, Presidi, Direttori e Presidenti di CCS, sollecitandoli a prendere le distanze dal ddl Gelmini sulla riforma universitaria. Pena le dimissioni immediate e irrevocabili dei firmatari.
Questa azione esprime una dignità al di sopra di ogni aspettativa, in un Paese dominato dagli opportunismi. Da questo blog auspichiamo la medesima dignità da parte dei destinatari della lettera e invitiamo gli alri professori e ricercatori a unirsi alla protesta dei loro colleghi. Nella lettera vengono elencate anche alcune precisissime richieste.
Per leggere la lettera e firmare l'appello, cliccare qui.

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mercoledì 24 novembre 2010

Tutti a Roma!

La lotta degli studenti si è posta il giusto obiettivo: il palazzo. E questi non badano alla forma, quanto alla sostanza. La Gelmini lo sa ed è in preda al terrore, ha appena annunciato che i soldi per i ricercatori ci sono. Ma nessuno le crede più. Facciamo in modo di non lasciare soli nella lotta gli studenti.
Precari, disoccupati, immigrati, vessati di ogni sorta, donne non a disposizione, uniamo le forze e diamo man forte ai ragazzi.



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Rispondendo ad Antonio Cardella su un anarchismo concreto

L'articolo di Antonio Cardella apparso su A-Rivista Anarchica di questo mese stimola quantomeno una riflessione. La considerazione finale di Antonio, secondo cui -oggi più di ieri- l'anarchismo debba trovare risalto e concretezza nelle azioni visibili, è largamente condivisibile, diremmo auspicabile e necessaria. Antonio parte da un ragionamento che, tuttavia, può essere un motivo di confronto. Perciò gli rispondiamo. Egli denuncia il fatto che la proposta anarchica moderna si appoggia ancora sui vecchi personaggi (autorevolissimi) che hanno fatto la storia dell'anarchismo, additando la trasmissione televisiva di Giovanni Minoli 'Quando l'anarchia verrà' che illustra l'anarchismo (con tutti i limiti di un medium di regime), soffermandosi sui soliti Bresci, Sacco e Vanzetti, gli anarchici spagnoli della guerra civile. Allora partiamo da questo punto.
Intanto ci è sembrato un avvenimento eccezionale (e lo è stato) il fatto che una puntata de 'La Storia siamo noi' si sia occupata di anarchia, con tutti i suoi limiti -come dicevamo- e le sue omissioni. Di questo bisogna proprio prenderne atto, non capita tutti i giorni e nemmeno tutti gli anni che una tv nazionale parli di anarchia in termini storici e lungi dai luoghi comuni. Proprio in virtù di ciò, noi pensiamo che sia grasso che cola già solo il fatto che gli italiani contemporanei conoscano Bresci, Malatesta, Lucetti... cioè quelli che Antonio pone ingiustamente 'nel paesaggio lunare di una civiltà sepolta'. Se va bene, ma deve proprio andare bene, gli italiani di oggi conoscono a malapena Bakunin, forse solo per sentito dire, figuriamoci i Failla.
D'altra parte, comprendiamo Antonio Cardella. Chi da una vita si occupa di anarchia, proverà certamente nausea ad ascoltare le solite 'vecchie' informazioni. Bisogna però considerare che per la maggior parte degli italiani, quei 'vecchi' anarchici sono una vera novità. E dato che l'ideale anarchico non ha età, per moltissime persone sarebbe una scoperta illuminante leggere ad esempio il Programma anarchico del 1919.
Ecco, da questo blog pensiamo sia necessario parlare anche dei padri dell'anarchismo, cominciare dalle basi, per foggiare coscienze più consapevoli. Dobbiamo renderci conto che la lotta anarchica, oggi, deve svolgersi sul piano della conoscenza dei temi libertari. E' già una fortuna far comprendere agli italiani che l'anarchia non è caos e violenza.
Detto ciò, siamo assolutamente d'accordo con Antonio Cardella in merito alla necessità di mostrare l'anarchia. Occorre uscire fuori dall'élite, aprire le sedi, fondarne di nuove, occorre fare una corretta propaganda (come facevano 'i vecchi anarchici'), illustrare i principii dell'anarchia. E bisogna farlo adesso, perché sentiamo questa urgenza dettata dal bisogno di solidarietà e di giustizia sociale, elementi vitali che da troppo tempo vengono soffocati. C'è anche l'esigenza di contrastare la propaganda denigratoria (anarchici sempre buoni come capro espiatorio di ogni violenza di Stato). La società deve ritornare a conoscere, quindi a riconsiderare l'ideale anarchico. Se quasi cento anni fa il quotidiano 'Umanità Nova' tirava decine di migliaia di copie, gareggiando testa a testa con i giornali più blasonati, oggi 'UN', seppur autorevole, è diventato un settimanale presente solo in qualche edicola di alcune città (fermo restando l'abbonamento). Che fare allora?
Ben vengano i convegni e i dibattiti pubblici, i siti e i blog, ma occorre soprattutto progettare una severa presenza sul territorio da tradurre in termini di aiuto concreto, visibile, palpabile. Pensiamo ad esempio a chi soffre negli ospedali o nelle carceri, ai disoccupati, ai senzatetto, a chi è stato bollato come 'clandestino' ed è costretto a sopravvivere nascondendosi. Andiamo nei quartieri di periferia a parlare, a discutere, andiamoci ogni giorno. C'è molto da fare, l'elenco è lungo.

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En passant

A nostra memoria, non si erano mai registrati così tanti scioperi, manifestazioni e proteste in due anni e mezzo di legislatura. Segno di un'Italia stanca di false promesse, di povertà e di violenze di Stato. A fronte di tutto ciò, e alla luce di tutti i misfatti compiuti da chi governa gli italiani, i media nazionali continuano a dare voce al mostro e a descrivere un Paese che non c'è. Inoltre, proprio colui che è causa di tutti i mali odierni, e che dovrebbe evaporare con le buone (dubitiamo) o con le cattive (più verosimile), non soltanto continua a fregarsene e a farsi i fatti suoi, a godere di tutti i privilegi del potere, a sperperare i nostri soldi in puttane e festini, a rubarci tutti i diritti, ma pretende persino di riformare il suo partito, come se nulla fosse, e di ripresentarsi agli italiani.
Lo Stato è questo, guardatelo bene in faccia, non vi ricapiterà più. Lo Stato compie quotidianamente soprusi, a volte li maschera come in passato, in questo caso no, le arroganze sono tutte palesi. Lo Stato è violento, sempre, prendetene atto. Dall'altra parte ci sono i cittadini che soffrono, sempre, prendete atto anche di questo, se ne siete capaci. Ma pare che alcuni siano contenti di essere in schiavitù. Sono quelli che, pur lamentandosi, hanno bisogno del bastone per 'vivere'. E per colpa loro, ci vanno di mezzo tutti gli altri. Non votate.

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domenica 21 novembre 2010

Alunni portatori di handicap, addio sostegno e aiuti dallo Stato

La legge di stabilità (ex finanziaria) voluta da Tremonti conduce al patibolo anche quelle poche risorse rimaste all'istruzione pubblica per far fronte ai problemi di handicap degli alunni.
Se da un lato la mannaia cade sulla testa dei falsi invalidi (corretto, ma non è il problema dell'Italia, spesso i falsi invalidi sono portati a ingannare lo Stato, per necessità, non sempre per opportunismo), dall'altro lato si va ad uccidere lo studente in difficoltà.
Intanto diciamo che la soglia di percentuale minima di invalidità, che prima era del 74%, adesso sale all'85% (e arriva al 99%), e rimangono invariati i requisiti di età e di reddito. Quindi si assottiglia l'area di distribuzione della dovuta e civile assistenza (ricordiamo Berlusconi: 'noi non lasceremo mai nessuno indietro' e palle di questo tipo). Quindi meno soldi ai disabili in genere. I medici saranno perseguiti penalmente qualora verranno scoperte false certificazioni. Per carità, può anche essere giusto, ma solo quando si vive in una società giusta, cioè laddove non si debba essere costretti a ricorrere a falsi documenti per riuscire a sopravvivere. E poi... da che pulpito arriva la predica! Si capisce bene che questa manovra serve solo a intascare soldi e non a risolvere alla base il problema (bisogna creare le condizioni affinché nessuno possa essere indotto a truffare la comunità).
Ma è nella scuola che la violenza dello Stato si esprime in tutta la sua brutalità. Ora alle scuole viene chiesto di accertare se l'invalidità dello studente sia di tipo irreversibile o, comunque, progressiva; solo così lo Stato si assume la 'responsabilità' di salvaguardare la già compianta e grave situazione di un alunno 'H'. E l'aiuto di Stato (chiamiamolo così) riguarda soltanto l'ambito scolastico, come se fuori dalla scuola l'alunno diventi immediatamente superman.
Se l'handicap dell'alunno dovesse essere causato da altri fattori che non siano però irreversibili, cioè se l'alunno ha gravi difficoltà anche solo per disagio sociale o familiare, non avrà diritto ad alcun insegnante di sostegno. Ecco come tagliare (anche) altri insegnanti! Due piccioni con una fava! Poveri alunni e poveri insegnanti!
Degli alunni non più considerati dallo Stato necessitanti di sostegno, se ne dovranno occupare gli enti locali (a riprova che il disagio per gli alunni esiste, ma lo Stato se ne lava le mani, e quella dei falsi invalidi è solo una scusa).
Questa è un'altra prova del fatto che lo Stato e la sua bandiera ci vogliono molto bene (ne parlavamo qui).

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Una citazione da Alexandre Harzen che ci fotografa

Quando il 27 aprile 1894 l'anarchico Emile Henry venne condotto in carcere dopo aver vendicato la morte di Auguste Vaillant, ebbe anche modo di leggere un libro del filosofo russo Alexandre Harzen, anche questi anarchico (nella foto), che ha lasciato un'impronta assai profonda negli animi impegnati nella lotta socialista per l'eguaglianza sociale di fine Ottocento. Il libro di Harzen che ha come titolo 'Dall'altra sponda' è stato quindi oggetto di spunto per Henry, per i suoi aforismi, prima di essere condotto sulla ghigliottina. Fra questi aforismi e pensieri ne prendiamo uno che ci sembra la fotografia esatta dell'indole degli italiani, Henry quindi cita Harzen, il quale si riferiva ai francesi. Citiamo testualmente:
'I francesi non possono liberarsi dall’idea dell’organizzazione monarchica; hanno la passione della polizia e dell’autorità; ogni francese è nell’intimo un commissario di polizia; egli ama l’allineamento e la disciplina; tutto ciò che è indipendente, individuale, lo irrita; comprende l’uguaglianza solamente come livellamento e si sottomette volentieri all’arbitrio della polizia purché tutti vi si sottomettano. Mettete un gallone sul cappello di un francese ed egli diventa un oppressore, comincia ad opprimere chiunque non porti quel grado: egli esige il rispetto nei confronti dell’autorità'.
Ci sembra una fotografia perfetta. Ma se Harzen si riferiva agli uomini francesi di fine Ottocento, cioè a quell'agglomerato di anime che, tra le altre cose, aveva fatto la Rivoluzione, la Comune di Parigi e quella di Marsiglia, figuriamoci cosa avrebbe detto nei riguardi dei bradipi italiani contemporanei?

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Lo Stato ha gettato la maschera

Quanta gente ormai si è resa conto dei disastri compiuti dal governo Berlusconi, delle false promesse, degli abominii sui più deboli, della bassezza morale, della corruzione assurta a sistema, delle connivenze, dei ricatti...
Domandiamoci allora perché tutto questo squallore e tutta questa violenza compiuta nei confronti dei cittadini sia potuta accadere. Attenzione, non è una domanda retorica e banale, infatti si potrebbe immediatamente rispondere affermando che tutto questo si è compiuto perché il personaggio Berlusconi possiede questo tipo di indole. Ma questo è vero solo in parte. Un personaggio dello stampo di Berlusconi non sarebbe mai stato in grado di resistere un solo giorno se le istituzioni non l'avessero accolto. Proprio così, cari signori, le istituzioni dello Stato accolgono questo tipo di gente e questo tipo di 'politica'. E non ce ne stupiamo. E non stupitevi neanche voi, cari lettori, perché è proprio questo lo Stato. Anzi, diremo di più, questo è il vero e unico volto dello Stato che oggi è emerso in tutto il suo squallore. Con Berlusconi lo Stato si è svelato. E ci voleva un Berlusconi a far capire anche ai meno attenti che il vero volto dello Stato è un mostro che vive di corruzioni e di soprusi ai danni dei cittadini. Siamo di fronte a una verità svelata e chi non se ne rende ancora conto è spacciato per sempre (e fa male agli altri).
Se per alcune persone era ancora lecito nutrire dubbi circa la presunta bontà dello Stato, oggi quelle persone possono rendersi conto che il loro 'buono Stato' è stato in grado di accogliere e pascere una simile mostruosità. Ciò è avvenuto proprio perché Berlusconi è stato riconosciuto dallo Stato, poiché composto della stessa orribile materia. Berlusconi è il frutto dello Stato, ma anche il fruitore massimo dello stesso. E se le istituzioni statali hanno garantito la già troppo lunga vita politica di un simile personaggio, allora è certo che non esiste differenza alcuna tra il governo e lo Stato (e non importa se quest'ultimo sia regolato secondo una repubblica o secondo una monarchia, sono facce della stessa medaglia).
Il capo dello Stato è stato coerente nel firmare le leggi ad personam. Il ruolo dello Stato, infatti, non è proteggere il cittadino, ma le sue stesse istituzioni! E questa coerenza si è espressa varie volte, in mille altre occasioni.
Ci è possibile osservare il volto brutale dello Stato: la polizia non difende i cittadini, ma li massacra, i ministeri hanno distrutto -a volto finalmente scoperto- la scuola, la ricerca, il diritto al lavoro, il diritto di espressione, l'associazionismo solidale, la tutela degli anziani e tutti quegli strumenti che potevano dare una parvenza (sottolineiamo parvenza) di garanzia sociale, quella che lo Stato chiama 'democrazia'. Ma che democrazia?! Lo Stato è sempre un'oligarchia!
Prima di Berlusconi, lo Stato poteva ancora mascherarsi e far finta di dimostrare di essere dalla parte del cittadino, in molti sono caduti nella trappola, ma oggi quella trappola è ben visibile e chi ci mette il piede dentro è uno stolto. Queste persone che governano non hanno mai saputo camuffare gli orrori e le violenze, al contrario, senza alcun ritegno, hanno inferto colpi violentissimi al cittadino, dichiarandogli palesemente guerra. E quei goffi tentativi di giustificare le loro malvagità sono sempre state maschere posticce indossate a sipario aperto, sul proscenio e ben illuminate, dove il pubblico pagante e votante vede tutto, ogni trucco. Questa gente al governo non ha neppure saputo utilizzare le astuzie dei predecessori, perché forti dell'azione mediatica che essi controllano, hanno confidato nell'opera di convincimento televisivo usando scopertamente tutta l'arroganza che è loro propria, che è quella dello Stato. E lo Stato si compiace di questi suoi figli.
Come si fa ancora a credere in uno Stato patrigno? Nelle istituzioni putrefatte di corruzione? Nei governi che sono -per loro stessa natura- violenza e oppressione? Mentre prima di Berlusconi qualcuno poteva ancora credere che lo Stato facesse davvero la lotta alla mafia, oggi è chiarissimo che la vera mafia è lo Stato. Guardateli, hanno tutti il volto scoperto, sono lì, sono le istituzioni.
E nella sua brutalità, è più coerente e sincero uno Stato rivelato come questo, rispetto a uno Stato che si inzuppa la lingua nella parola democrazia e con questa inganna i cittadini. Ogni Stato è dittatura. Oggi tutti se ne sono accorti. Ci sarebbe da ringraziare Berlusconi. Ora non resta altro da fare che scegliere:
  1. Votare per le destre, quindi per uno Stato dittatoriale palese (lato A della medaglia).
  2. Votare per le sinistre, quindi per uno Stato dittatoriale mascherato (lato B della medaglia).
  3. Non votare e optare per una vera politica del cittadino per il cittadino. (Libertà).

PS. Prima di dire che la terza ipotesi è utopia (i soliti 'bla bla' recitati a memoria senza neanche conoscere), è opportuno studiare davvero l'anarchismo. Nella colonna a destra trovate un banner dal titolo 'Ti spiego l'anarchia'. Buono studio, anche se sappiamo che non lo leggerete mai. Ma almeno il capitolo tre...

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venerdì 19 novembre 2010

Il popolo: la nostra lista per il programma di Fazio

In TV vanno tutti quanti, salvo la parte più importante della società: il popolo. Allora, dal momento che paghiamo il canone Rai, preghiamo Fabio Fazio di invitare una persona qualsiasi a leggere questa nostra lista. O è chiedere troppo?

Il popolo è, per sua stessa natura, l'anima umana del mondo. Senza la laboriosità del popolo nessun progresso sociale ed economico può mai avverarsi. Ma il popolo è anche la parte di umanità più vessata e sottoposta alle violenze dei poteri costituiti che, con estrema ingratitudine, dispongono il popolo, con l'astuzia e con la forza, nella fascia più bassa della scala gerarchica, un'ignobile scala edificata espressamente da chi vuole essere soltanto il padrone del popolo.
Il popolo è quello che paga di più e guadagna di meno, fatte le dovute proporzioni con chi si è posto al di sopra di lui.
Il popolo è quello sottoposto a perenne menzogna da parte dei media, tenuto costantemente sotto controllo e inquadrato secondo rigidi regolamenti che lo rendono vieppiù schiavo: quanto più alto è il numero di leggi, tanto meno sarà libero il popolo. Ogni legge una prigione. E la legge non è mai stata uguale per tutti.
Il popolo non ha maschere, il popolo vive del suo e, quando non ci riesce per i troppi affanni e per i troppi guai, non riceve mai aiuto dal suo rappresentante al governo. Ma il popolo è quello che vota, perché conserva nell'animo l'ingenuità disarmante di chi s'illude ogni volta come la prima volta, come un bambino, e in questa ingenuità c'è una purezza che esalta e onora la Natura, ma che sempre lo costringe in prigioni.
Il popolo ha le mani nobili e sporche di chi lavora duro e suda. Il popolo non ha gradi e mostrine, ha costruito case e strade, ponti e scuole, dighe e macchine, coltiva e produce... e per questo muore ogni giorno nell'indifferenza dei media.
Il popolo è quello della solidarietà sottaciuta, gratuita, di uomini e donne che si sbracciano e s'abbracciano, che piegano il capo e ricominciano il duro mestiere di vivere, con onore, ogni giorno, senza sosta. Miliardi di mani e di gambe che s'incrociano e si scansano nelle vie delle metropoli e dei borghi del mondo, correre, correre, fare e disfare, l'ufficio, la pinza, il biberon e la porta da riverniciare, i panni da stendere, la fattura da pagare. E attenti a non sgarrare!
Il popolo ha troppi padroni da servire, ma non se ne cura, riceve gli scarti gettati sotto il tavolo e ringrazia. E sulla tavola imbandita di soavi primizie, al di là degli sguardi del popolo, gli opulenti obesi ridono di lui, che quella tavola gliel'ha anche imbandita.
Il popolo è quello che annaspa e che sgomita, diviso in mille parti, in mille sciocchezze, per essere governato meglio, senza rischi: il grande e potente fiume ridotto a fragili rivoli.
Il popolo paga sempre, ma viene punito, imprigionato, licenziato, precarizzato, umiliato, dimenticato, deriso, costretto, beffato, emarginato, imbavagliato... pur credendo di essere libero, pur eleggendo a suo rappresentante chi più lo tratta male per proprio interesse.
Il popolo è, ma non sa di esserlo, una straordinaria forza di libertà.

(lista inviata alla redazione di 'Vieni via con me'. Hai visto mai...)

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Gianfranco Fini abbraccia l'ideale anarchico (anche)

L'ipocrisia al tempo della propaganda non ha con(fini)! Della serie le mille maschere di Gianfranco, il fascista Fini, che per ottenere un ampio consenso popolare lavora da anni per appropriarsi pretestuosamente dei temi di sinistra (cadendo in profondissime ed evidenti contraddizioni), adesso attinge direttamente dal buon senso anarchico e si lascia trasportare dai pensieri più libertari e saggi. La dichiarazione di oggi, 'non fidatevi dei politici che dicono ci penso io', enunciata da Fini, è uno dei massimi assunti dell'anarchismo, ne è l'essenza!
Cosa vuol dire quella frase? Non c'è bisogno di spiegarla, è già tutta lì nella sua semplice purezza che illumina la coscienza di ogni individuo. Allora due cose:
1) Ricordiamo a Fini che il suo nome campeggia gigantesco nel simbolo del suo partito e quindi lo connota, lo qualifica come il partito di Gianfranco Fini. Esattamente come il Pdl, anche F&L fa riferimento al suo unico e solo capo. Chi vota Futuro e Libertà, vota Gianfranco Fini.
2) L'esercizio del voto, che è una pericolosa delega del potere, è eminentemente una concessione popolare regalata a qualcuno che dice di voler fare gli interessi dei cittadini. Quindi con il voto siamo di fronte a un esercizio di fiducia che il cittadino compie nei confronti di un politico che dice proprio 'ci penso io'. Dopo il voto, ognil vittorioso dice sempre 'grazie della fiducia' (poi pensa a tutto, tranne che ai cittadini).
Esortare a non dare fiducia a chi dice 'ci penso io', vuol dire sostanzialmente suggerire di non votare, per nessuno! Molto saggio. Noi anarchici siamo completamente d'accordo, da sempre però, e senza MAI indossare maschere.

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Il gruppo Unilever entra all'Università col suo carico di... fallimenti!

Ricaviamo la notizia da Indymedia e ne diamo ulteriore diffusione (naturalmente cambiando il titolo e rielaborando il testo per non danneggiare l'indicizzazione di nessuno. A buon intenditor...).
Il gruppo multinazionale anglo-olandese Unilever, un colosso del settore chimico alimentare, sta per sbrigliare i suoi tentacoli sull'Università più grande d'Europa: la Sapienza di Roma.
Giorno 26 novembre 2010, infatti, si terrà la presentazione di un programma definito 'SOUL' (sistema Orientamento Università Lavoro) che ha come slogan 'Dalla Laurea al lavoro, SOUL accorda il tuo futuro'. Converranno all'incontro una stretta cerchia di studenti scelti (scelti come?) che avranno la 'fortuna' di presentare, alla fine, i loro curricula.
L'azienda che mette le grinfie sull'Università non è certo quella gran bella cosa che ci viene spesso detta dai media ufficiali (se poi a dircelo è la Gelmini... è tutto dire), si tratta di un'opportunità soltanto per l'azienda, la quale può decidere piani di studio e valutazioni, intervenire cioè nelle decisioni della formazione di una persona. Le opportunità di lavoro sono soltanto specchietti per le allodole che, anche se poi effettivamente ci sono, di certo non dovrebbero mai essere un'esca per i giovani, quanto invece un dovere dell'azienda di cercare i cervelli migliori. Come dire: non dobbiamo essere noi a sottometterci ai ricatti per avere quel lavoro, ma è l'azienda che deve farsi carico di ricercare i migliori cervelli prodotti dalle Università.
Ora, veniamo allo specifico: cosa succede quando un colosso come Unilever non è proprio un'azienda di specchiata onorabilità? Succede che non soltanto pretende i migliori cervelli, ma finisce per offrire seri rischi a questi nostri giovani. diciamo questo a ragion veduta, poiché alla Unilever continuano a licenziare. E' da 20 anni che il numero dei dipendenti diminuisce, compici i vari 'progetti di ristrutturazione' (li chiamano così, per non dire 'progetti di licenziamento'). Nonostante le numerose proteste, sindacali e non, in molti Paesi del mondo in cui è presente la Unilever, il colosso continua la sua politica neoliberista e schiavista. E' che non se ne dà mai notizia, ma le proteste sono state numerosissime, con azioni di forza da parte di movimenti sociali di ambientalisti e animalisti. Per il quadriennio 2007-2010 sono previste fino a 60 fabbriche chiuse, equivalenti a 25000 dipendenti sulla strada! Unilever, solo in Italia, ha già chiuso nove fabbriche, su 14 che ne aveva. Il bilancio sociale è crollato spaventosamente. La Unilever di Casalpusterlengo ha già deciso di licenziare 209 dipendenti (oltre il 50%, complici i rappresentanti sindacali) e la sede romana ha messo in mobilità 76 lavoratori, causa vendita della Findus per 800 milioni di euro. Cosa viene a fare alla Sapienza? Noi non vogliamo società fallimentari e schiaviste per i nostri lavoratori! L'Unilever verrà a produrre precarietà e disoccupazione, ruberà cervelli per ridurli a schiavi ricattabili (se va bene). No grazie! Vogliamo gente seria, noi!
Allora urge dire una cosa, e che sia chiara: non devono essere le aziende a pretendere professionalità e onestà da noi, ma siamo noi che, visto come vanno le cose, dobbiamo pretendere i curricula delle aziende!

Alcuni dati italiani allarmanti (ancora)
Milano - Arden, profumi, 1995, CHIUSA
Crema - VAN den BERG, alimentari, 1998, VENDUTA
Gaggiano - dentifrici, 2003, CHIUSA
Milano - sedee Best Food, alimentari, 2005, CHIUSA
Bagnolo Cremasco - detergenti, 2005, VENDUTA
Milano - sede Unilever, chimici, 2007, CHIUSA
Pozzilli - detergenti, 2007, CASSA INTEGRAZIONE
Cagliari - gelati, 2007, CHIUSA
Inveruno - olii, 2008, VENDUTA
Caivano - gelati, 2008, RISTRUTTURATA
Sanguinetto - alimentari, 2008, RISTRUTTURATA
Cisterna - surgelati, 2008, RISTRUTTURATA

La Unilever 'controlla':
ALGIDA, FINDUS, KNORR, MENTADENT, SVELTO, CIF, COCCOLINO, LYSOFORM, CALVE', DOVE, SUNSILK, AXE, REXONA, LIPTON, MAYA, LUX, TE'ATI

Facciamo che a controllare la Unilever e le altre siamo noi!

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giovedì 18 novembre 2010

L'ignoranza al potere e il mondo ci sfotte

Nel Paese dove, a detta di qualche ministro, l'Arte non si mangia e con la Divina Commedia non ci si può fare un panino, dove si taglia su tutti i campi della cultura e crollano edifici romani, dove il ministro Bondi assume a 'super-ispettore' di tutte le Soprintendenze un ex manager della Mac Donald's, e il ministro Gelmini taglia anche le ore di Storia dell'Arte, cosa ci si poteva aspettare se non aborti mentali, errori e diffusione dell'ignoranza? Oggi il mondo ha un motivo in più per deridere questi ignoranti al potere che dicono di governare l'Italia, ma che in realtà pensano a farsi i fatti loro e a devastare ciò che rimane dell'ex Belpaese, gente compresa. E parliamo ancora di Arte, ahinoi!
L'articolo di Repubblica informa che è stato completato il restauro di un gruppo scultoreo del 175 d.C. che rappresenta Marco Aurelio e la moglie Faustina, ritratti in sembianze divine (qui sotto). Un gruppo scultoreo destinato a Palazzo Chigi, cioè l'ufficio dei primi ministri.

Cosa c'è di strano? Di strano c'è (anche) la concezione del restauro, anzi, la non concezione, dal momento che alle statue sono state aggiunte le parti mancanti, utilizzando peraltro lo stesso tipo di marmo. E non ci sarebbe niente di strano se vivessimo nel 1870 o giù di lì. Già, perché nel frattempo si è anche pensato di scrivere -proprio in Italia- precise norme riguardanti il restauro (che all'estero conoscono bene), basate su quella che viene definita giustamente morale del restauro. Ma sapete bene che parlare di morale legata al governo è come parlare di onestà riferendosi alle banche.
Intanto diciamo che l'intervento è stato dettato da Berlusconi, il dittatore, il che la dice lunga sull'incompetenza artistica di uno che di arte ha solo quella della bugia. In secondo luogo, le statue sono state spostate dalla loro sede originaria (Museo delle Terme di Diocleziano) e portate a Palazzo Chigi sotto la pressione dell'architetto personale del duce Berlusconi, Mario Catalano, e questo aveva già generato forti polemiche. Ma perché non si può ri-fare le parti mancati alle opere d'arte? Semplice, perché non si può più spacciare per antico quello che non lo è! Non si possono più realizzare falsi storici, com'era di moda fare alla fine dell'Ottocento. E' un inganno ai danni dell'umanità! Se ad esempio andate a Firenze a vedere il duomo e i suoi decori marmorei della facciata, vi viene subito da pensare che quello sia il marmo gotico di Arnolfo di Cambio. Quante generazioni sono cadute in questo errore? Ebbene, quella facciata non è del XIV, ma del XIX secolo! Questo è solo uno dei moltissimi esempi di falso storico, di cui il governo pare avvezzo e incline.
Così, da che la moda dell'imitazione ha cessato di esistere con la morte di Viollet-Le-Duc (1879), si giunge al 1972, quando esperti e studiosi hanno scritto la Carta del restauro, dove si codificano finalmente i metodi moralmente corretti per restaurare e conservare le opere d'arte. L'articolo 6 della Carta del restauro elenca una serie di appositi e sacrosanti diveti. Citiamo il divieto che concerne l'oggetto del post:
...sono proibiti indistintamente, per tutte le opere d'arte di cui agli artt. 1, 2 e 3:
1) completamenti in stile o analogici, anche in forme semplificate e pur se vi siano documenti grafici o plastici che possano indicare quale fosse stato o dovesse apparire l'aspetto dell'opera finita;
Perciò, attaccare il pene e la mano destra a Marco Aurelio ed entrambe le mani a Faustina (tra l'altro, inventandosi tutto) è stata un'operazione che denuncia una grandissima, profondissima ignoranza culturale e artistica, soprattutto se il marmo usato è dello stesso tipo di quello dell'opera originale. Se esiste ancora oggi un restauro integrativo, anche questo è saggiamente normato: bisogna fare in modo che ogni nuovo intervento sia distinguibile dall'opera originale e/o dagli interventi passati. Perciò non scandalizzatevi mai (come fa Sgarbi, altro ignorante) quando vedete strutture di acciaio -o di altro materiale diverso dall'originale- che reggono o integrano parti di monumenti. Non dite mai che sarebbe stato meglio usare materiali simili. Certo, un altro conto è quando, ad esempio, crolla un edificio durante un terremoto e allora, in quel caso, si riutilizzano le stesse pietre, quelle originali, componendole come un puzzle (con tanta pazienza), come è stato per la basilica superiore di Assisi. Ma nel caso di questo gruppo scultoreo, le parti mancanti erano davvero mancanti, cioè perdute per sempre.
Che figura abbiamo fatto all'estero con questo colpo magistrale di alta ignoranza! Ma del resto, come dicevamo all'inizio, cosa ci si poteva aspettare da questo governo e dagli italiani che lo hanno votato? Non ci stupirebbe se Berlusconi, un domani, avesse anche intenzione di ri-fare le lance ai Bronzi di Riace e di portarseli anche a villa Certosa.
Che vergogna!
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mercoledì 17 novembre 2010

A tutti gli imbecilli specializzati nel copia-incolla

A parte il fatto che dimostrate soltanto di avere una creatività degna di una larva, vi invitiamo a leggere QUESTO POST, se riuscite ad attivare anche solo due sinapsi.

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lunedì 15 novembre 2010

La paura di scoprirsi anarchici e non volerlo ammettere

Nei vari luoghi dove esiste la presenza di persone, si trova sempre qualcuno capace di rinnegare persino la propria coscienza pur di non ammettere a se stesso che l'ideale anarchico è aderente al proprio pensiero, all'io più sincero. Lo diciamo con cognizione di causa e per esperienza. La cosa ci sembra grave, dal momento che proprio in questo autorifiuto si identifica una limitazione della libertà personale. Si tratta di un'autocensura che fa male sia a chi la esercita, sia a tutta la collettività.
Esiste davvero questa paura, in verità falsa, che rende le persone refrattarie a qualsiasi speculazione di natura libertaria. Si tratta di persone che hanno ricevuto informazioni distorte in merito all'anarchia e queste informazioni (imposte da chi non vuole che l'individuo prenda coscienza) formano una capsula coriacea che riveste la loro coscienza.
Scoprire la straordinaria efficacia dell'anarchismo rispetto ai problemi dell'umanità è davvero facile, è sufficiente documentarsi direttamente alle fonti originali -e non attraverso ciò che viene detto- per capire dove sta la verità, quindi anche dove sta la menzogna. Frasi come 'nessun uomo ha ricevuto dalla natura il diritto di comandare gli altri', di Denis Diderot, è davvero difficile da non condividere. Infatti, intimamente tutti la condividono, ma alcuni provano un senso di repulsione sapendo che ricalca l'ideale anarchico.
Si arriva ad assistere ad una contraddizione di coscienza, dove l'amore universale nei riguardi della fratellanza, predicato anche dalle persone paurose dell'anarchia, viene cortocircuitato o ignorato se quella stessa fratellanza viene predicata dagli anarchici. Sembra si voglia far finta di nulla e, in effetti, è proprio così, la reazione di queste persone, nel migliore dei casi, è quella dell'indifferenza. Di fronte alla scoperta del vero anarchismo (che non è caos e assenza di regole, non è neanche violenza), queste persone si scherniscono, adottano un atteggiamento di finta indifferenza. Perché finta? Perché la conoscenza non si può nascondere o ignorare. La conoscenza parla direttamente alle coscienze e allora possiamo affermare che queste persone hanno paura della loro stessa coscienza. Hanno paura di scoprirsi anarchici (l'uomo nasce anarchico, ma non lo sa, lo ignora o lo vuole ignorare).
Pur di non ammettere a se stessi la bontà dell'anarchia, un'altra reazione tipica di queste persone è quella di cercare disperatamente i pretesti più assurdi, i cavilli più nascosti e inesistenti o tentano -riuscendoci- di disseminare il percorso logico di improbabili 'se' o 'ma'. Come dire: se il muro è bianco e lo si afferma, queste persone cercano argomenti che rinneghino quel colore. Assurdo, ma è così. Nello stesso modo, quando noi anarchici spieghiamo con una logica lineare e trasparente il meccanismo violento dello Stato nei confronti del cittadino, l'interlocutore pauroso comincia a cercare motivi o prove per dimostrare che noi abbiamo torto (e ce la mette davvero tutta). Ma questi tentativi, spesso goffi, insensati, contraddittori, non servono a convincere noi di avere torto, piuttosto servono a convincere loro stessi di aver ragione per non cadere nelle fauci terribili della loro stessa coscienza. E' un metodo di auto-dissuasione, una maniera per difendersi da chissà quale maleficio o sortilegio. Come se ammettere la validità della filosofia anarchica significasse condannarsi al sempiterno foco degl'inferi.
Questo è il risultato o l'effetto di una propaganda di Stato che da almeno cento anni denigra gli anarchici proprio per la loro carica contagiosa di verità e di libertà, una propaganda continua che accusa gli anarchici in ogni frangente, li insulta, li condanna in ogni modo possibile, sì da far apparire l'anarchia qualcosa di pericoloso, di terribile. In effetti l'anarchia è sì pericolosa, ma non certo per i cittadini che sono l'essenza dell'umanità, quell'umanità che gli anarchici vogliono difendere e liberare da ogni oppressore.
Così al bambino viene insegnato che l'anarchia è violenza (quando invece l'anarchia odia la violenza), che senza regole non si vive (quando invece l'anarchia vive di regole-altre), che è disordine (semmai è dis-ordine, inteso come sovvertimento dell'ordine costituito, statale, oppressivo). Allora il bambino cresce con l'idea che lo Stato è buono e guai, un domani, fargli scoprire la verità, le reazioni potrebbero essere anche violente o come quelle descritte fin ora. Canzoni sanguinarie e di rivolta? Benvengano, ma solo quelle dello Stato (inni nazionali), chi invece osa urlare in piazza 'alle armi' viene additato, se non addirittura condannato. Al di là della digressione che vale come esempio, c'è da riflettere davvero sulla paura indotta nei riguardi dell'anarchia.
Il problema è che questa paura nei confronti della propria coscienza tende ad alienare l'individuo, il quale non si sente libero di esplorare altri orizzonti (anche se egli sostiene di essere liberissimo), si sente intimorito e si autolesiona nello spirito. Queste persone, pur lamentandosi di molte cose storte e di vari soprusi subiti, sono quelle che dicono a se stesse: 'è vero, ma non voglio crederci', senza con questo concludere nulla, anzi ostacolando il processo di liberazione per tutta l'umanità.
Cosa succede quando il pauroso si convince lì per lì, anche parzialmente, della bontà dell'ideale anarchico? Pur di continuare a difendersi e a non accettare tale bontà, il pauroso si aggrappa a ciò che ha, a ciò che egli ritiene una 'sicurezza' e vuole da noi anarchici una dimostrazione scientifica, provata, testata dell'anarchia. Tra parentesi, sarebbe molto bello se tutti questi sistemi di autodifesa venissero applicati davvero contro lo Stato, allora sì non ci sarebbe bisogno di spiegare l'anarchia (tu, pauroso, prova a fare le pulci a chi ti opprime e anche a te stesso, fai domande, richiedi prove). Fine parentesi. Ebbene, esigere una prova dell'anarchia applicata è come pretendere dallo Stato la prova provata che la legge è uguale per tutti o che vi sia una vera giustizia sociale. Chi si aggrappa a queste sfide, sperando di mettere in difficoltà gli anarchici, cade male. Sono molti quelli che dicono: 'ma l'anarchia è un'utopia, non si può realizzare', illudendosi di aver trovato in questi due luoghi comuni una propria salvezza, un salvacondotto per rimanere nella propria prigione. Ma dobbiamo disilluderli. Anzitutto diciamo che l'anarchia si è compiuta in varie parti del mondo (Danimarca), (Italia), (Barcellona), (Parigi), (Kronstadt) ..ecc.. quindi la prova c'è, l'anarchia si può fare, ma, a prescindere da queste prove, bisogna dire che l'anarchia è una condotta, una filosofia che nasce dall'uomo per sua stessa esigenza, e per il solo fatto che l'uomo riesca a pensarla, essa è realizzabile. 'Quando è una sola persona a sognare, non è altro che un sogno. Ma quando molte persone sognano insieme, è l'inizio di una realtà'. (F. Hundertwasser)

Alcune citazioni di anarchici illustri
Se il governo fosse davvero fondato sul consenso del popolo, questo governo non avrebbe alcun potere sull'individuo che rifiutasse tale consenso (W. Godwin)

I governi vivono, per la maggior parte, sull'ubriachezza dei popoli, come fingono di proteggere l'istruzione, mentre la loro forza è basata sull'ignoranza: simulano di proteggere la libertà e la costituzione, allorché il potere si mantiene per la mancanza di libertà. (L. Tolstoj)

La legge non ha reso l'uomo nemmeno un tantino più giusto. (D. Thoreau)

Se veramente la parola delitto avesse un significato, nessun delitto sarebbe maggiore di quello che la società compie col lasciar sussistere la miseria. (L. Molinari)

La democrazia è menzogna, è oppressione, è in realtà oligarchia, cioè governo di pochi a benefizio di una classe privilegiata (E. Malatesta)

Il governo, la legge, la forza armata, mantengono il povero nella soggezione del ricco, l'operaio nella dipendenza del padrone (M. Bakunin)

Altri aforismi
A chi non ha paura della propria coscienza e/o vuole scrollarsi di dosso un po' di luoghi comuni, consigliamo la lettura 'Ti spiego l'anarchia' (pdf). Nella colonna di destra ci sono altri banners informativi, tra cui anche il programma anarchico di Errico Malatesta. Buona libertà a tutti.

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sabato 13 novembre 2010

Bersani e Fini a 'Vieni via con me'? Mi prendete per demente?

No, sinceramente, diciamoci la verità: ma cosa volete che dicano questi due ospiti in quella trasmissione? Sarebbe questo un confronto? Un confronto tra chi? Tra cosa? O non è invece un'abile mossa di propaganda? Ma pensiamoci bene, porca miseria! Facciamo il quadro della situazione e chiariamo punto per punto.
Partiamo dal pretesto dell'invito: chiarire i valori della destra e della sinistra. Che faccio, devo ridere o devo piangere? Ma come si fa a parlare di destra e di sinistra invitando i loro diretti rappresentanti? Voi penserete che non c'è niente di meglio che invitare i diretti interessati. Vi sbagliate. Cosa volete che vi dicano quei due? Ognuno di loro avrà in serbo bellissime parole da sciorinare con l'abilità del propagandista incallito, del venditore teleambulante, e tutti lì davanti allo schermo a pendere dalle labbra di questi due. Ma vi rendete conto, o no? E' come far parlare un mafioso dei valori della mafia! In più si rischia anche una banalizzazione estrema dei concetti, ridotti a poco più che slogan. Tutt'al più, sarei d'accordo se a parlare di destra e di sinistra, anziché i segretari di partito, fosse una persona o al massimo due, superpartes, intellettuali, professori (ma neanche così sarebbe un discorso obiettivo, più avanti spiegherò il perché). Insomma, assisteremo a un salotto dove ognuno è pronto a dire 'quant'è buona la mia ricotta'! Vuoi la mia? Sei libero... Oh, sì, quanto sei libero! Vedi? Ti diamo anche la possibilità di scegliere da quale parte della gabbia stare.

Conoscere i valori della destra e della sinistra?
E fino ad ora come hanno fatto gli italiani? Hanno forse sempre votato non capendo nulla di destra e di sinistra? Pare proprio di sì, se qualche miliardo di euro viene speso per realizzare una trasmissione televisiva a questo scopo. Ma non è la destra a governare questo Paese da molti anni? Un'idea di destra se la saranno fatta gli italiani. O no? Per contrapposizione o per la legge degli opposti (semmai ce ne fossero di opposti), gli italiani potrebbero anche aver capito cos'è la sinistra. O no? Per carità, a molti giovani serve sapere cosa voglia dire essere di destra e disinistra, ma pensate davvero che Fini parlerà -ad esempio- delle leggi razziali? Pensate davvero che Bersani parlerà dei massacri compiuti dal comunismo e del capitalismo in giubba rossa?

Il teatrino Masi.
Questo è un altro grande colpo assestato sul piano psicologico: il teatrino del litigio preventivo non fa altro che accentuare l'interesse dello spettatore nei riguardi della trasmissione. In questo modo è garantito un altro record di ascolti per la Endemol. Bravo Masi!

A che serve tutto ciò?
A far propaganda a Fini, ma non solo a lui, certo. Cominciamo intanto con Fini. Non vi siete accorti che la cosiddetta 'opposizione' da troppo tempo ha nascosto le sue armi per far cadere il governo? E non vi siete accorti che solo adesso qualcuno del PD sembra tirar fuori le unghie? Perché proprio adesso e non prima, quando ad esempio Fini cominciò a incazzarsi con Berlusconi e non c'era già più la maggioranza o, se c'era, scricchiolava di brutto? Semplice: bisognava dare a Fini il tempo di fondare il suo partito. Non si può andare alle urne senza un partito e una doverosa propaganda. Questa trasmissione di Fazio è un salotto propagandistico per Fini, è peggio di 'Porta a porta', perché più subdola! La propaganda, dicevo, non è solo nei riguardi di Fini, ma anche di Bersani, è ovvio. Ma pensiamoci bene, santi signori! E' tutta qui la vostra vita? Suvvia, in trasmissione vi venderanno quella che per voi apparirà come l'unica possibilità di vita: destra e sinistra. Non ci posso credere, non siete così limitati. O sì?

Un vero confronto.
Se si deve parlare di confronto politico, completo, allora mi sembra che manchi qualcosa, anzi tantissimo. Ma è mai possibile concepire un'esistenza civile divisa tra la scelta destra e sinistra imposta mediaticamente? Ma si meritano questo i cittadini? Davvero non c'è altro? Mi rifiuto di credere che un cittadino cosciente e colto si senta realizzato in questo dualismo. Chi si accontenta di questo schema ha tutta l'aria del canarino che salta felice da un lato all'altro della gabbia, ignorando che esiste qualcos'altro, magari la libertà, se solo imparasse a forzare l'apertura (che c'è sempre). Ma pare che molti non sappiano neppure dell'esistenza di quell'apertura.

La trappola.
Lo spettatore, quindi, posto sempre in una condizione di subordine rispetto ai dettami della tv (Pasolini docet, ma non solo lui), rimane intrappolato in questa unica scelta spiattellata in trasmissione e, proprio come nella cabina elettorale, è 'costretto' ad accettare questa scelta come l'unica soluzione, l'unica possibilità, l'unica vita! Ma stiamo scherzando?

E l'anarchismo?
Perché non parlare anche di anarchismo, quello vero, in tv? Magari in un bel confronto con i politici parlamentari? Ohhhhh, ma perché no!? Leggo nei vostri cuori già un senso di paura, di terrore e pare di ascoltare la vostra coscienza distorta che dice 'ma è impazzito'? Vi sembra un'eresia, vero? Sorrido. Ma, coraggio, fate un respiro e riflettete: un anarchico in una trasmissione televisiva a parlare di politica... ma non vi sembra già così una gran bella novità? Quantomeno un qualcosa di diverso rispetto a destra-sinistra? Davvero la vostra coscienza è così incrostata di luoghi comuni che non vi permette di concepire un simile confronto? Avete paura di scoprire orizzonti più vasti, onesti e giusti? O avete forse paura della vostra stessa coscienza che vi tira la giacchetta? Dev'essere così. Magari finisce che vi riconosciate in pieno nell'anarchismo (ne sono sicurissimo), che non è come lo dipingono i canali ufficiali, che anarchia non vuol dire caos, ma fratellanza, libertà (quella vera), uguaglianza, cooperazione, giustizia (quella vera)... Magari finisce che gli stereotipi che vi hanno messo in testa svaniscano di colpo o che un tarlo di vera libertà cominci a rodere il vostro cervello. No, troppo pericoloso per il potere costituito. Meglio tacere questo anarchismo (anzi, continuare a diffamarlo) e far finta che esista solo destra-sinistra, un'atroce gabbia dipinta d'oro con le parole democrazia, repubblica, stato, costituzione, famiglia, dio... Parole che sono soltanto specchietti per le allodole, e voi lo sapete bene. A proposito, fate attenzione a quante volte vengono pronunciate queste parole sia da Fini, sia da Bersani, vi renderete conto che ambedue giocano la stessa partita demagogica e retorica, peccato che il pallone preso a calci siamo sempre noi! Sveglia!
EDG
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martedì 9 novembre 2010

Quando Berlusconi cadrà...

...Che potrebbe essere il titolo di una canzone, scritta sulla metrica e sulla musica di 'Quando l'anarchia verrà' (se fate una parodia, mettetela su Youtube e mandateci il link, mi raccomando). Invece il titolo del post vuole essere una speranza, un augurio e una prefigurazione satirica. Come sarebbe a dire satirica? E' molto semplice: rivedendo il film 'Nuovo cinema Paradiso', ci è sembrato naturale fare due accostamenti. Seguiteci.
Il primo accostamento è una metafora. La demolizione del cinema, nel film di Tornatore, potrebbe rappresentare il dissolvimento, lo sgretolamento della 'maggioranza' alla quale stiamo assistendo da troppo tempo, giorno dopo giorno, come un processo di dissolvimento caotico inesorabile. Questa metafora, tra l'altro, fa il paio con il crollo (vero) dell'edificio pompeiano, avvenuto qualche giorno fa, simbolo di un'Italia governata male, ormai ridotta in macerie, come il centro storico dell'Aquila, ma anche come tutto il tessuto civico di un popolo che chiede lavoro e diritti, ma riceve solo mazzate.
Il secondo accostamento è un pensiero riferito alla malattia mentale di Berlusconi, o meglio, alle malattie, poiché Berlusconi è certamente malato di protagonismo e di un deleterio senso del possesso. Ossessionato da queste due componenti psico-patologiche, ci immaginiamo (e ci auguriamo) un Berlusconi caduto in disgrazia, esattamente come il poveraccio demente che, nel film, crede addirittura che la piazza sia sua e ne rivendica la proprietà. Il poveraccio del film è sicuramente più umano di Berlusconi, perciò il nostro è davvero un augurio, affinché Silvio possa rinsavire e umanizzarsi, impoverendo. Buona visione.



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mercoledì 3 novembre 2010

Presidio contro l'acquisto di 131 cacciabombardieri F-35

Il Comitato Precari Novara organizza un presidio contro l'acquisto di ben 131 cacciabombardieri F-35 dal costo incredibile di 13.000.000.000 (tredici miliardi)!
Al di là dell'aspetto meramente militaresco, guerrafondaio e fascista del governo, di cui ogni cittadino dovrebbe indignarsi, l'affronto nei riguardi di un Paese che affonda nella povertà, che ha subìto tagli per 8 miliardi (scuola pubblica), ma che spende ingenti risorse pubbliche per le armi, è gravissimo! E' evidente che il governo tiene di più alle bombe che alla cultura. Questo è un governo che se ne infischia dei licenziati, dei cassintegrati, dei precari d'ogni sorta, dei pensionati, del futuro dei giovani, della sicurezza sul lavoro, dei servizi... Nulla di nulla, ciò che conta è spendere il denaro pubblico per mignotte, festini e... armi! Fascisti!
NO ALLA GUERRA, SI' ALLA CULTURA!
Il presidio si svolgerà giorno 6 novembre davanti la prefettura di Novara, con ritrovo alla biglietteria della stazione ferroviaria centrale, alle ore 14. E' doveroso partecipare al fine di far tuonare lo sdegno e il dissenso nei confronti di questo scandalo. Un paese in ginocchio, ma che non bada a spese per le armi, è una vergogna suprema! Uno smacco alla nostra dignità!
La scuola è ormai agonizzante, i bambini costretti in aule sovraffollate, 130 mila lavoratori licenziati, il 90% delle borse di studio eliminato, i ricercatori non hanno più futuro, gli studenti neppure, gli edifici scolastici cadono a pezzi... e La Russa spende soldi in aerei militari, come fossero caramelle, sputando e ridendo addosso ai cittadini che si fanno il mazzo per cercare di tirare avanti. Questo è quello che ci regala (anche) questo governo. E tante grazie a chi ha votato!

il manifesto (clicca per ingrandire)

PS. Perché Novara? Perché gli aerei verranno acquistati a pezzi e poi assemblati presso l'aeroporto di Cameri (NO)
PS2. Al presidio parteciperà anche il Coord. Lavoratori della scuola "3ottobre" - Milano

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