domenica 31 ottobre 2010

La normalità dello squallore politico

Uno sguardo dall'alto sulla nostra storia recente può rivelarci tante cose, ad esempio di come il malaffare politico e la violenza dello Stato prosperino là dove scarseggia la consapevolezza dell'opinione pubblica e la sua coscienza critica. Prendiamo un periodo chiave, cruciale, di profondo cambiamento della nostra società: la seconda metà degli anni '70. Analizziamone gli aspetti socio-morfologici. Ci si rende conto che la massa cosciente di giovani, attivi politicamente e critici ad ogni mossa del palazzo, stava per essere spazzata via da un'operazione di svuotamento culturale, di impoverimento cerebrale voluto dal sistema di potere nazionale. Così fu.
Il potere costituito non poteva accettare la nascita di una generazione che avrebbe potuto, con facilità, fare una rivoluzione, costringere la politica all'onestà, se non addirittura cancellare per sempre il gioco del re e dei sudditi. Una massa immensa di giovani che, almeno fin dal '68, si era formata nelle sezioni di partito, soprattutto del PCI e nelle aree anarchiche, stava costruendo qualcosa di interessante e di inedito nel nostro Paese, qualcosa che mai al mondo avrebbe concesso a un imprenditore proprietario di televisioni di sedersi sugli scranni del potere nazionale. E' stato un periodo storico di piena coscienza da parte dei cittadini, attivi, organizzati, informati, quando necessario ribelli.
Come siamo giunti allo squallore di oggi? E' chiaro che l'attività politica di palazzo, da sempre in contrasto con l'onestà civile, doveva reagire con forza e con molta furbizia se non voleva soccombere. Occorreva un piano di riproposta coattiva dell'ordine gerarchico, dove il popolo doveva continuare a sorreggere la pesantissima piramide, senza che nessuno dei 'porteurs' potesse tornare ad essere cosciente della propria schiavitù. L'operazione strategica di intelligence si basò anzitutto sullo svuotamento dei cervelli. L'attivismo dei giovani svanì progressivamente nel giro di circa 10 anni. Dal 1976 le offerte culturali e formative cominciarono a cambiare, a concentrarsi sul futile, sul banale, sulla canzonetta senza più contenuti, sul vuoto mediatico, sulle stupide sigle degli shows televisivi che i bambini delle elementari potevano già cantare e scimmiottare. L'industria del vacuum si era messa in moto e la nuova generazione stava già forgiandosi per accogliere Berlusconi, il quale, proprio in quegli anni '70, disegnava la sua dittatura e intrecciava legami mafiosi.
Fu proprio la televisione privata di Berlusconi, negli anni '80, a dare il colpo di grazia alle coscienze già abbastanza traviate e svuotate. Si trattava perciò di riempire quei sacchi vuoti con elementi capaci di sorreggere e di accettare l'idea di una nuova dittatura, più pericolosa di quella del duce, mediatica prima, politica dopo. L'insano populismo e la demagogia più becera riempirono facilmente quel vuoto, complice una classe politica accondiscendente anche a sinistra che non seppe dire di no alla mafia mediatica già scesa in campo. Del resto, il discorso di Violante alla Camera sul conflitto di interessi di Berlusconi non ha bisogno di ulteriori spiegazioni (vedi video in fondo al post), riportiamo la frase illuminante: 'l'onorevole Berlusconi sa per certo che gli è stata data la garanzia piena, non adesso, ma nel 1994, che non sarebbero state toccate le televisioni...'
Facciamola breve, quello che sta accadendo oggi all'Italia è assolutamente normale, una logica conseguenza del lavoro di annichilimento cerebrale voluto dal sistema, imposto dall'alto sin dalla metà degli anni '70. Chi oggi ha 40/50 anni e non possiede strumenti di autodifesa culturale, cade facilmente nelle braccia della propaganda televisiva e vota Berlusconi, questo è assolutamente normale, previsto. Per non parlare dei giovani, cresciuti dentro al populismo di destra, allattàti al seno della propaganda televisiva. Chi - senza opportune difese - si è nutrito delle idiozie televisive in questi ultimi 40 anni, non può far altro che accettare e addirittura gradire lo squallore politico fatto di mignotte minorenni, ministri-showgirls, razzisti e fascisti ignoranti, ex o pseudo-comunisti inebetiti e collusi, polizie iperviolente e chiese a carattere medievale.
Se qualcosa di anormale c'è in tutto questo, occorre cercarlo in ciò che da sempre l'anarchismo condanna: lo Stato, inteso come sistema oppressivo e gerarchico, controllore delle coscienze, violento e autoritario, subdolo e furbo quanto basta per dare al cittadino l'illusione di essere lui lo Stato!



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sabato 30 ottobre 2010

Sciopero generale degli immigrati. Il video

Il 29 ottobre 2010 si è svolto lo sciopero generale degli immigrati. Tre le città principali che hanno ospitato i cortei: Milano, Roma, Firenze. Nessuna tv ne ha parlato, ma questo era messo in conto e ne conosciamo il motivo. Chiedere diritti e lavoro, dignità e rispetto, sembra ormai essere un'eresia qui in Italia, figuriamoci dare spazio televisivo alle legittime proteste di questi cittadini.
Il video qui proposto è quello del corteo milanese, al quale hanno aderito anche anarchici, compagni comunisti, cittadini italiani.


link al video

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venerdì 29 ottobre 2010

57mo suicidio in carcere. Basta pena di morte!

Triste e tragico bilancio dei morti in cella. Questa mattina si è impiccato un detenuto sloveno di 32 anni nel carcere di Bologna (Dozza). Lo ha fatto nelle docce, con i lacci delle scarpe. Naturalmente lo Stato se ne frega altamente di questa ecatombe e il governo pensa ai vari lodi per salvare Berlusconi.
Le carceri statali ed i loro detenuti sono una vera emergenza, 57 morti dall'inizio dell'anno dovrebbero far sobbalzare dalle sedie chiunque. Invece nulla, non succede nulla e si continua a far morire la gente in luoghi orribili, dove la carenza di spazio e di libertà conducono l'individuo verso due strade precise: suicidio o violenza. Non c'è altra scelta. La repressione dello Stato nei confronti dei cittadini comuni non conosce pietà alcuna, si veste di bianco quando deve farsi propaganda, ma sotto la candida veste vive un mostro.
Che forma ha lo Stato? La più terribile, quella piramidale. E a sorreggere la piramide di violenza sono gli stessi cittadini che quella violenza la subiscono. E' un'assurdità a cui non si pensa, o se ci si pensa non si fa nulla per cambiare questa situazione. Lo Stato va abolito con tutte le sue gerarchie! Per alcune persone il sistema in cui viviamo è l'unico possibile, ma non è così. Non esiste soltanto la democrazia e la dittatura, queste due forme di governo non sono così dissimili, le gerarchie sono mantenute, gli orrori e le violenze pure.
Cambiare si può, basta prendere coscienza del fatto che esistono altre possibilità e non lasciarsi sedurre dalle stucchevoli propagande di Stato. Insegnamo ai bambini che ogni confine è foriero di violenza, di guerre e di razzismo. Insegnamo ai bambini che l'unica patria è il mondo intero, che la fratellanza e la pace non ce le dànno gli Stati e i governi, perché proprio questi esistono in funzione della sottomissione dei cittadini e delle gerarchie. Troppi morti! Troppe ingiustizie! Basta con queste pene di morte statali!

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G8 Genova: ecco il volto e il nome del poliziotto impunito

Eccolo qui, finalmente, il poliziotto che al G8 di Genova del 2001 ha partecipato ai massacri della Diaz e che non è mai stato identificato. Eppure tutti lo avevano visto entrare in quella scuola, manganellare senza pietà, uscire dal 'mattatoio didattico'. Perché nessuno si è preso la briga di identificarlo e di processarlo? I pubblici ministeri che indagavano sui fatti del G8 avevano anche chiesto a ben 98 questure l'identità di questo 'signore', peccato che alla questura di Genova non sia arrivata alcuna richiesta di quei PM. Già, perché Luigi de Marinis (così si chiama, alias 'Coda di cavallo' per via dell'acconciatura) è un agente digos impiegato alla questura del capoluogo ligure. E' stato lui a portare le molotov a scuola, ma al processo per i fatti del G8 se ne stava beatamente seduto in aula, tra la gente, impunito e tranquillo. Completamente estraneo ai fatti.
Lo stesso de Marinis è stato visto arrestare un tifoso serbo allo stadio di Genova (partita Italia-Serbia del 13 ottobre 2010, vedi foto a lato), ma nessuno lo ha messo (o voluto mettere) in relazione ai fatti del G8.
Nessun PM ormai può torcergli un capello, forse è per questo motivo che il poliziotto ha persino un profilo su facebook. Noi vi facciamo vedere il profilo (prontamente cancellato, guarda caso) e le foto di questo tizio, servitore dello Stato autoritario, un sanguinario pagato anche per commettere violenze su innocenti, una sorta di animale abbrutito da chissà quale agente esterno (o interno?), certamente uno non abituato alla ragione e alla civiltà.





Per leggere notizie nazionali, intercettazioni telefoniche e foto dei pestaggi che riguardano il soggetto, clicca sulla fonte:

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giovedì 28 ottobre 2010

Metodo Marchionne alla Ducati di Bologna, azienda in sciopero

Licenziati quattro lavoratori addetti al controllo qualità, due dirigenti e due impiegati. Il materiale che gli impiegati dovevano controllare proveniva dall'India. Il controllo è avvenuto regolarmente, ma per contratto le verifiche sul materiale non devono superare il 10% dei pezzi. Gli impiegati, in quel 10% di pezzi, non avevano riscontrato alcuna anomalia. Peccato che nel rimanente 90% c'erano dei pezzi difettosi. Quale migliore occasione per applicare il barbaro metodo Marchionne e sbattere in mezzo a una strada i quattro responsabili al controllo? Adesso i lavoratori della Ducati di Bologna hanno proclamato lo sciopero di tre giorni, anche per protestare contro la politica di delocalizzazione che pare essere, oggi, uno dei problemi più gravi per i lavoratori delle aziende italiane, una sorta di virus altamente contagioso e letale, il cui ceppo si chiama Marchionne, isolato in quel di Pomigliano. Ecco alcune interviste in loco.



Link al video

A PROPOSITO: Appello per far partecipare a 'Che tempo che fa' i tre lavoratori della Fiat di Melfi licenziati (Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte, Marco Pignatelli), al fine di controbilanciare le fandonie raccontate liberamente da Marchionne. 'La Repubblica' consegnerà le firme al conduttore Fabio Fazio. FIRMA QUI

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martedì 26 ottobre 2010

Breve avviso sulla metodologia della repressione di Stato P.V.

Il governo sente le piazze che si scaldano e il Ministero dell'Interno è in costante monitoraggio del crescente disagio sociale. Le questure sono tutte allertate e ben armate. Da questo momento, le proteste di piazza (così logiche) potrebbero accogliere, ancora più di prima, infiltrati che lasciano firme e sigle di gruppi antagonisti, inventati e non, sì che lo Stato possa avere i pretesti per:
  • dimostrare che lo Stato protegge il cittadino.
  • smembrare e dissolvere associazionismi di sinistra e anarchici.
  • creare un clima di destabilizzazione, al fine di concentrare la forza repressiva dello Stato sul fronte del presunto terrorismo brigatista.
  • unire le forze politiche (di destra e di sinistra).
  • allungare la vita al governo.
  • avvicinare i cittadini allo Stato.
  • allontanare i cittadini dall'idea di protesta (per i propri diritti).
Scriviamo questo senza avere riferimenti precisi in merito, ma avendo certamente capito il funzionamento della macchina dello Stato e della sua propaganda, alcune volte assassina, soprattutto in certi precisi momenti della Storia. Kossiga docet. Tuttavia, abbiamo trovato un articolo che sosterrebbe questo nostro avviso.

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lunedì 25 ottobre 2010

Studenti e precari insieme. 29 e 30 ottobre 2010, corteo e manifestazione nazionale della scuola

Anche se la tv non ne parla (e sappiamo perché), ogni giorno in Italia ci sono manifestazioni a difesa della scuola pubblica e contro la 'riforma' Gelmini, moltissimi istituti sono attualmente occupati o autogestiti. Questo continuo imbavagliamento sul tema scuola, da parte degli organi ufficiali di informazione, ci induce da tempo a credere che esiste un preciso disegno per far cadere la scuola pubblica in un baratro che si chiama privatizzazione. Ricordiamo brevemente che il meccanismo che permette la privatizazione della scuola non è diverso da quello che serve a instaurare le dittature: prima si crea una profonda crisi, un impoverimento generale, poi arriva l'uomo 'giusto', piazzato al momento giusto, esperto nella pratica illusionistica del 'ghe pensi mi'. Già alcune scuole si sono affidate a sponsor privati per comprare il materiale didattico. Scandaloso! Giù le mani dalla scuola pubblica e dai nostri soldi!

29 ottobre 2010, cortei degli studenti in tutte le città, indetto dall'Unione degli studenti.
30 ottobre 2010 tutti uniti a Napoli, studenti e docenti/ricercatori precari, per una mobilitazione coordinata del mondo della conoscenza contro la precarietà e le politiche di questo Governo.
La decisione degli studenti di aderire anche alla manifestazione nazionale dei precari del giorno 30 ottobre è particolarmente lodevole: quello della precarizzazione della scuola è infatti un problema sentito da tutti. Anche i genitori potrebbero unirsi, e come questi anche le altre categorie, gli altri cittadini colpiti dagli strali infernali di questo governo.
Lo slogan coniato dagli studenti è 'nell'ignoranza la sottomissione, nella conoscenza la ribellione'. Come dar loro torto? Forza, tutti in strada, e non scordiamo neppure lo sciopero generale della scuola del 3 novembre prossimo.

L'appello dell'Unione degli studenti

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domenica 24 ottobre 2010

La violenza dello Stato è sempre buona e giusta

Sono andato in piazza e ho gridato 'alle armi, cittadini'! Sono stato arrestato perché incitavo alla rivolta.
Sono andato in piazza e ho cantato 'alle armi, cittadini'! Mi hanno applaudito perché cantavo la Marsigliese.



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venerdì 22 ottobre 2010

Urge evasione di massa

Fin da piccoli ci insegnano l'amore per la Patria, per la Nazione, per la bandiera. Che quasi quasi ci credevo! Poi si cresce, si prende confidenza con la coscienza, si riflette... Attimi di lucida comprensione. Chi esalta questi simboli di divisione sociale è molto diverso da me, non ama la fratellanza. La Nazione è un pezzo di terra cinto da confini che certi uomini hanno imposto col sangue della povera gente, o con quello di esaltati, o di illusi, o di ingannati. La Patria è un concetto inventato di nazionalismo che induce al sentimento del possesso e della inconscia repulsione nei confronti di altri fratelli. E basta un soffio di propaganda per diventare razzisti. La bandiera nazionale è il vessillo di un subdolo sentimento, profondamente discriminatorio. Quante bugie, quanta dottrina sbagliata insegnata ai piccoli fanciulli! Poi, con la faccia buona e placida, vengono pure a parlarci di amore tra i popoli, di pace, di solidarietà. Quanta ipocrisia, signori! Ma guradiamo in faccia le cose, facciamolo veramente. Come in un imprinting, ci hanno insegnato un'avversione che si cela dietro le parole 'amor di Patria'. Indottrinato all'amore verso i confini grondanti di sangue, ogni popolo sarà ben predisposto a difenderli con le armi. Io no.
Io non ho Patria, se non il mondo; e tutti sono i miei fratelli e le mie sorelle. Io non ho bandiera, se non quella dell'ideale anarchico di fratellanza universale. Le Nazioni sono prigioni. Non amerò e non difenderò mai sbarre e catene! Liberiamoci!
EDG



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mercoledì 20 ottobre 2010

Chiamare federalismo un progetto razzista: altra idiozia per un popolo ignorante

E' che alle parole è stato cambiato subdolamente il significato. E' che il berlusconismo, tra le altre nefandezze, ha prodotto la politica dell'ignoranza, alimentata dalle sue televisioni. Parliamoci chiaramente, da quando in qua la parola 'libertà' ha mai connotato le dittature? Solo in Italia questo può avvenire. E ci limitiamo negli esempi, proprio per dare spazio a questa parola tanto in voga: il federalismo. Non è che hanno stravolto il significato anche di questa parola? Ma certo!
Federalismo, dal latino fœdus vuol dire alleanza, patto, convenzione, accordo. La politica fondata sul federalismo dovrebbe perciò essere l'espressione di quello che noi anarchici chiamiamo 'mutualismo', cioè l'aiuto reciproco tra uomini, tra comunità, tra associazioni, tra territori. Il federalismo si declina in federazioni o confederazioni che hanno come scopo la reciproca alleanza, la concordia, il mutuo soccorso e soprattutto l'organizzazione orizzontale, cioè senza gerarchie. Per offrirvi una metafora desunta dal mondo naturale, il federalismo potrebbe essere rappresentato dalle colonie di animali che formano i coralli, dove ogni polipetto si adopera per il bene collettivo (e per lo sviluppo dello scheletro comune) e tutti hanno eguale importanza.
Ma oggi come viene venduto agli italiani il federalismo? O meglio, come gli italiani lo percepiscono, dato il nostro tipo di politica e di propaganda razzista televisiva? Sostanzialmente come una separazione di territori ben lungi dalle finalità originarie del federalismo. Non è mutuo soccorso, ma una pericolosa e reciproca repulsione! Ve lo immaginate un Bossi o un Calderoli o un Borghezio (e chi più ne ha più ne metta) che inneggiano alla cooperazione benevola tra regioni? La Lega non ha fatto altro che iniettare veleno razzista, gridare alla secessione, voler prendere a 'pedate in culo' i più bisognosi, avvantaggiare i nativi di un'immaginaria e fantasiosa padania... Altro che mutualismo e federalismo! Chiamatelo col suo vero nome: separatismo, con conseguente guerra fra poveri.
Allora occorre essere ben chiari, occorre conoscere per agire: il federalismo è un nobilissimo progetto di cooperazione a cui gli anarchici tendono da sempre, finalizzato al benessere di tutta la società. Scrive Pierre-Joseph Proudhon a proposito del federalismo (o federazione):
'... è una convenzione in virtù della quale uno o più capi di famiglia, uno o più comuni, uno o più gruppi di comuni e Stati si obbligano reciprocamente e su un piede d'uguaglianza gli uni verso gli altri; per uno o più scopi particolari, che diventano da quel momento particolare ed esclusiva incombenza dei delegati della Federazione'. (da 'Il principio federativo', 1863).
Oggi va di moda dire (ma solo quando conviene) che certe teorie, certe ideologie, essendo state concepite da personaggi storici - ancorchè illustri - sono vetuste, non valgono, come se le idee di libertà abbiano una data di scadenza come lo yogurt. Possiamo anche accontentare questi stolti: se Proudhon vi sembra vecchio (sempre che lo conosciate), possiamo certamente dirvi che un grande pensatore contemporaneo come Murray Bookchin si è occupato di federalismo (quello vero, anarchico), sostenendo la tesi del municipalismo libertario, cioè, in sintesi, un'organizzazione di municipi federati all'interno di una bioregione.
Se avete voglia di esplorare davvero e senza pregiudizi l'universo anarchico, scoprirete che un'infinità di eminenti pensatori (non necessariamente anarchici) hanno illustrato teorie politiche alternative alle attuali. Il fatto che nessuno le conosca deve quantomeno smuovere certi dubbi, non sulla loro validità, ma sull'operato censoreo e continuo del 'sistema' che cancella nomi, teorie, pratiche, capitoli interi di Storia, pur di non far sapere che una valida alternativa a questo schifo di gestione gerarchica della poleis esiste (e da un bel po' di tempo).
Per coloro che ancora credono che queste teorie (anche quelle sul federalismo anarchico) siano irragiungibili, inattuabili, utopiche, suggeriamo di dare quantomeno uno sguardo alla foto a corredo del post. Siete di fronte a un'operazione di federalismo anarchico applicato. Spagna, guerra civile, gli anarchici riorganizzano in senso libertario Barcellona, tutta la comunità opera e coopera, non esistono capi, non esistono subordinati. I camions che vedete sono quelli della S.I.A. (Solidarité Internationale Antifasciste), vengono dalla Francia per sostenere i fratelli Spagnoli in un loro particolare momento di crisi (non scordiamo che c'era una guerra in corso). Questo è federalismo, addirittura tra popoli che parlano lingue diverse. C'è da imparare o da reimparare.
Per saperne di più sull'anarchismo applicato in Spagna, potete vedere questi video (si trovano in fondo al post) o quelli inseriti in quest'altro blog. (Poi fatevi qualche domanda sul motivo per cui questi capitoli non esistono nei vostri libri di Storia).

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Trova le differenze


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martedì 19 ottobre 2010

50 parole sulla mistificazione della Storia

Tu prendi un libro di Storia e indugia sulle mille zone oscure, su quel che non ti pare chiaro o su ciò che ti sembra incompleto. E' certo che una qualche rivoluzione popolare abbia avuto luogo proprio in quelle zone oscure: le pagine censurate dai tessitori dei regimi di Stato. Ad esempio GUARDA QUI (altro che rivoluzione!).


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lunedì 18 ottobre 2010

19 ottobre 2010, Berlusconi a Catania? Fuori dalle zanne!

L'assemblea dell’unione delle province italiane che si terrà a Catania (alle 'Ciminiere') il 19 ottobre prossimo vedrà la partecipazione di Berlusconi * e di altri esponenti del governo. Per quel giorno è anche attesa la protesta, perché è cosa nota ormai: da anni, ogni uscita pubblica dei rappresentanti del governo è caratterizzata da fischi e proteste, dissensi legittimi. Anche in questo caso le tv di regime avranno un bel da fare per cercare di eliminare quanti più fischi dai servizi che manderanno in onda. Ma ormai il giochino delle tv lo conosciamo molto bene e non ci incanta più. La rete darà ampio risalto alle proteste, come sempre.
La Gelmini, per paura delle proteste, per ben due volte ha già disertato gli appuntamenti o, quantomeno, l'incontro col pubblico (a Bologna e a Milano). Ma dalla Gelmini potevamo aspettarcelo, visto che la sua pseudo etica si basa da sempre sul 'me ne frego alla grande, tanto chi mi tocca'? Ma un tipo come Berlusconi, sempre alla ricerca della piazza per soddisfare il suo ego, non merita forse una bella accoglienza anche a Catania?
La città etnea, che porta come simbolo l'elefante in pietra lavica, non può rimanere insensibile di fronte allo sfacelo di due anni e mezzo di malgoverno e di fronte a chi, di questo sfacelo, è il responsabile principale. Dalla disoccupazione, al degrado dei quartieri, ai licenziamenti di massa, alla precarietà, Catania soffre oggi ancora di più i suoi già annosi problemi, amplificati da una politica malsana fatta di corruzione e di connivenze malavitose.
L'elefante possiede la forza dei catanesi onesti e giorno 19 ottobre il barrito dovrà scuotere anche il vulcano, alle ore 9 in Piazza Roma, dove si concentreranno i cittadini, per poi concludere la manifestazione in Piazzale Asia.
Tra i partecipanti: Comunisti Italiani, Giovani comunisti, Cobas, GAPA, Arci Casa Pertini Trecastagni, Città Felice, Rifondazione Comunista, Movimento Studentesco catanese, Sinistra Ecologia e Libertà, Arci Catania, cittadini onesti e stanchi, disoccupati e maltrattati, ecc.

* AGGIORNAMENTO: Berlusconi non si presenterà a questa prima assise. La scusa banale è l'operazione alla mano che gli impedirebbe di camminare. Il governo trema. La manifestazione si fa lo stesso.

PS. Si raccomanda una particolare determinazione, soprattutto di fronte alle eventuali telecamere accese.

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domenica 17 ottobre 2010

Il rapporto Stato-reato nell'istituzione delle disuguaglianze sociali

Una grandissima parte dei reati vengono commessi a causa delle sperequazioni, delle disuguaglianze, ma anche perché la società è stata costruita coattivamente secondo il modello capitalistico, dove l'introduzione della proprietà privata conduce inesorabilmente alla creazione del reato. Esiste un 'mio' e un 'tuo' che potrebbe anche sembrare naturale, ma che invece non tiene conto delle dinamiche che rendono l'essere umano tanto egoista e arrogante quanto più egli possiede, e tanto schiavo e ribelle quanto meno egli ha. Da queste differenze emotive e di condizione sociale nascono forti contrasti, delitti, reati di varia natura, quindi oppressioni, alienazioni, punizioni, fino agli omicidi e/o suicidi.

Lo Stato inventore delle disuguaglianze
Lo Stato è nato per garantire e rinnovare in perpetuo queste differenze sociali, e lo fa attraverso l'introduzione dell'ordine gerarchico della società. All'origine di questo ordine gerarchico ci sta un inganno, un'aberrazione, secondo cui qualcuno dovrebbe essere necessariamente superiore, migliore di qualcun altro (ne parlavamo in questo post, con l'aiuto di Giorgio Gaber). Le prime società organizzate in Stato erano monarchie: un solo uomo si proclamava sovrano per volere di una divinità scesa appositamente dal cielo a donare simboli di potere a questo uomo. L'autoproclamazione di questi monarchi, in qualità di esseri superiori agli altri, ha introdotto il principio della gerarchia come ordinamento statale. L'inganno è evidente. Dal momento che è stata una divinità a scendere in terra a donare il potere al monarca, il gradino gerarchico dei sacerdoti (complici del sovrano) è quello contemplato immediatamente sotto il gradino reale. Questi due gradini, posti in alto, non devono mai essere messi in discussione dal popolo, perciò andranno difesi dagli attacchi attraverso un altro gradino, quello dei generali e dei comandanti degli eserciti. E così via, fino al gradino più basso, sede miserevole del popolo schiavo.

Curiosità sulla parola 'sovrano'
L'etimo latino del termine 'sovrano' si compone di due parole: 'super' e 'anus', dove 'super' vuol dire sopra e 'anus' anello. Anticamente gli schiavi si connotavano proprio per l'anello al naso, segno di riconoscimento umiliante, imposto dall'autorità, che li accostava al rango di buoi. Per conseguenza, 'superanus' voleva dire 'colui che sta al di sopra dei portatori di anello'. Se il sovrano è il capo di tutti, va da sè che, da quando esiste lo Stato, tutti i cittadini sono considerati schiavi.

Il rapporto Stato-reato
Lo Stato ha bisogno del reato, perché i suoi apparati oppressivi devono essere ben presenti ed esposti al pubblico, con atti di forza, al fine di far percepire al popolo la forte e rassicurante presenza di una pseudo difesa, braccia forti alle quali potersi affidare. La reazione dello Stato ad un qualsiasi reato commesso dal cittadino può essere spietata a seconda del tipo di cittadino. Poiché la legge non è uguale per tutti (non lo è mai stata), è più facile che i cittadini più vicini agli alti ordini gerarchici vengano puniti in maniera leggera (o non essere puniti, oggi in Italia addirittura premiati) rispetto ai cittadini ritenuti dissidenti, quelli che per la misera condizione in cui essi sono caduti (loro malgrado) osano ribellarsi. In molti casi, questi ultimi cittadini sono stati severamente puniti anche se erano completamente innocenti (la lista è praticamente infinita, valga per tutti l'esempio di Sacco e Vanzetti). Tuttavia, la punizione per chi commette il reato, seppur esemplare e violenta (ad es. la pena di morte), non ha mai garantito l'eliminazione dei reati. Il sistema carcerario, inoltre, così come è concepito attualmente, non fa altro che acuire il senso di oppressione dello Stato sul cittadino e abbrutisce ulteriormente i reclusi, i quali non avranno difficoltà a reiterare il reato, facendo scattare nuovamente il braccio dello Stato che è lì apposta per punire i cittadini comuni. Esiste perciò una simbiosi tra Stato e reato, un rapporto di causa-effetto. Stato-reato: una logicissima conditio sine qua non.

Senza scomodare Bakunin
Sembra scontato che quello capitalistico è un modello profondamente ingiusto e aberrante, creato appositamente per determinare ricchezza e potere da un lato (classi dirigenti, industriali, clero, alti graduati), povertà e schiavitù dall'altro (popolo). Finché questo modello non verrà distrutto e sostituito, non ci sarà alcun tipo di giusta società. La classe dirigente - che detiene il potere ed i mezzi di propaganda - ha tutto l'interesse a mantenere questo stato di cose, a qualsiasi costo. Questa classe dirigente è lo Stato. E' assolutamente sbagliato cadere nella trappola propagandistica secondo la quale 'lo Stato siamo noi'. Mai affermazione è stata più falsa. Un monarca non può inventare lo Stato e poi dire che lo Stato sono i sudditi. Lo Stato serve al monarca, e al monarca serve comandare con la creazione e la codifica dei reati (che egli punisce), quindi con l'introduzione di leggi (infatti si dice che 'le leggi servono per essere infrante') . Lo Stato va abolito perché 'nessun uomo ha ricevuto dalla natura il diritto di comandare gli altri' (Denis Diderot).

L'autopropaganda dello Stato e gli schiavi felici
Salvo rivoluzioni, come può lo Stato mantenere per così tanto tempo questi disequilibri che generano reati? L'azione dello Stato è sempre autoreferenziale, si concentra maggiormente nella propaganda continua di se stesso e dei suoi presunti buoni governi, buone leggi, buoni provvedimenti, buoni ordinamenti e forme, buoni inni, buone armi... Il cittadino viene fidelizzato fin da piccolo all'idea dello Stato come unica possibilità di vita e di organizzazione sociale. Nondimeno, il cittadino prima viene posto in caste e poi viene illuso a credere che siamo tutti uguali, che la legge è uguale per tutti, che la res publica esiste davvero, così come la democrazia. L'opera di fidelizzazione e di propaganda è talmente potente che esistono ancora oggi cittadini disposti a morire per lo Stato e a difenderlo con ogni mezzo: sono i cittadini schiavi felici, inconsapevoli di esserlo, quelli che difendono il loro padrone. Provando a impostare un dialogo con queste persone, ci si rende facilmente conto che parlano per stereotipi, gli stessi stereotipi imposti dall'opera di fidelizzazione, dalla propaganda. Si tratta di luoghi comuni sciorinati automaticamente come fossero formule buone per ogni occasione, come ad esempio 'bisogna avere il senso dello Stato', 'dobbiamo sentirci tutti patrioti'... Chi parla in questo modo sono anche quelle persone che, ad esempio, si indignano se un migrante innocente viene condotto in carcere, ma contemporaneamente difendono il carcere come metodo statale di oppressione. Sono quelle persone che dicono di amare la libertà, ma che poi vanno a votare i loro padroni, delegando il potere e svendendo la propria libertà. Secondo alcuni studi di psicologia, ma anche a detta di molti studiosi, queste persone deleganti portano nel subcosciente una disperata voglia di comandare. Lo attesta anche la seguente affermazione di Paul Léautaud: 'l'atto di servire lo Stato è l'uniforme di chi vuole comandare'. Sono queste le persone che meritano più attenzione, poichè sono quelle più colpite e accecate dalla propaganda autoreferenziale dello Stato. Far loro comprendere che esiste un'alternativa di pensiero e di ideale, risulta però sempre ostico, se non impossibile. Come i personaggi di Flatlandia, non crederanno mai che esistono altre dimensioni, altre soluzioni e possibilità, e attaccano chi le propone, denigrandole o ribattendo con le stesse argomentazioni propagandate dal sistema. Un'altra categoria di persone meritevole di attenzione è quella che, pur scorgendo i vantaggi dovuti all'assenza dello Stato, fa finta di non vederli e continua a tormentarsi per le catene ai piedi.

L'opzione civile e umana
Una società dove i beni sono condivisi può considerarsi davvero libera, priva di reati collegati alla privatizzazione di questi beni. Il ladrocinio non esisterebbe, così come non esisterebbe la corruzione (solo per fare due esempi), ognuno godrebbe di tutti i beni prodotti dalla collettività alfine felice. Di più, la comunità così concepita e organizzata acquisterebbe molto presto una coscienza solidale e collettiva, uguale a quella che ha permesso il vero progresso delle comunità prima che si formassero le antiche monarchie. La cooperazione e l'autogestione sarebbero davvero gli strumenti per definire -se si vuole- un'autentica res publica, dove non esisterebbe neppure il concetto di gerarchia, quindi di Stato così come lo intendiamo oggi. Gli individui avrebbero tutto l'interesse a produrre per il bene della collettività, perché soltanto attraverso il benessere altrui l'individuo potrebbe, a sua volta e conseguentemente, stare bene e sviluppare la propria umanità. Persino il denaro non avrebbe motivo di esistere, poiché la cooperazione si baserebbe sullo scambio di servizi, non di moneta. Oggi i servizi, che dovrebbero essere diritti sacrosanti di tutti, vengono pagati a suon di denari perché gestiti da persone che, per colpa del liberismo e del modello capitalistico, prima si impossessano di tali servizi e poi impongono leggi e prezzi in maniera del tutto arbitraria. Oggi chi non ha soldi non può usufruire dei servizi. Anche questa è un'aberrazione dello Stato.

Non solo utopia
Proprio a causa di una propaganda statale denigratoria e mistificatoria contro chi non è d'accordo con lo Stato, propaganda dettata dalla paura, sono stati cancellati dalla memoria gli esempi di comunità senza Stato. Lo diciamo per quelli che ancora credono che l'ideale anarchico non si sia mai realizzato: molte comunità sono sorte nell'anarchismo, senza ordini gerarchici, dove la cooperazione, l'autogestione, l'abolizione del denaro, ha fatto tremare i polsi ai governi centrali e agli Stati. Esempi contagiosi da cancellare, da distruggere. E infatti queste comunità prima sono state distrutte a colpi di cannone (cannoni neri, rossi, verdi, grigi...), poi fatte sparire dalla Storia ufficiale, costringendo tutti i cittadini a credere che l'anarchia è caos, violenza, assenza di regole, abominio e ogni cosa utile a gettare fango su un'ideale di solo amore e libertà. Alcune di queste comunità sono nate solo per esperimento, ma che in virtù di ciò hanno denunciato una necessità, altre si sono realizzate, come ad esempio la Comune di Parigi, quella di Marsiglia e di altre città francesi alla fine dell'Ottocento. Postiamo un documentario relativo all'organizzazione anarchica della città di Barcellona (Spagna) durante la guerra civile. L'autogestione è stata soffocata poi nel sangue da chi ha voluto imporre, con le sue armi, nuovamente lo Stato con le sue aberrazioni e i suoi reati codificati per legge.





Nell'immagine, il codice di Hammurabi. (Hammurabi riceve dal dio Sole la verga e l’anello che legittimano la sua superiorità sugli altri individui. Hammurabi può così istituire lo Stato. Nel codice, i cittadini rei sono sottoposti a punizione non solo in base alla gravità del reato deciso dalla legge statale, ma soprattutto in base alla loro posizione nella scala gerarchica. Non è cambiato molto da allora).

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venerdì 15 ottobre 2010

Come è nato lo Stato?

Se volete una risposta tecnica e storica, censurata dai libri, allora dovete CLICCARE QUI, altrimenti potete continuare a leggere la versione di Gaber.
Sarà capitato di porsi la domanda in oggetto. E se ve la siete posta, vuol dire che siete già sulla strada corretta per capire che lo Stato è un artifizio, qualcosa di inventato, una cosa aliena da noi. Anche per questo siamo soliti dire che 'lo Stato non siamo noi'. Ma -scusate il bisticcio di parole- come è stato imposto lo Stato? E perché?
Risponde Giorgio Gaber con un suo brano-metafora dal titolo 'Noci di cocco'. Analizziamo insieme il testo e poi ascoltiamo il recitato direttamente da Gaber.
Un coro di voci fuori campo si lamenta e ripete 'Ho fame'. Questo coro è la metafora della società originaria, orizzontale, senza padroni nè schiavi, libera, pura. Ci troviamo tutti su un'isola, metafora del mondo. Una voce recitante (Gaber) sottolinea che in quell'isola 'non c'è niente da mangiare'. Questa frase non è stata inserita a caso, infatti non è vero che non c'è niente da mangiare, è che la folla non riesce a vedere il cibo perché è troppo impegnata a lamentarsi. 'Poveri noi. Così uniti, così solidali, tutti uguali senza niente da mangiare'! Qui Gaber sta sottolineando la condizione di uguaglianza, ma anche la tristezza dovuta a un apparente bisogno di cibo. Qualcuno utilizzerà questo sentimento di tristezza (ma anche di paura) per creare un falso bisogno di Stato? Ma certo, vediamo in che modo.
Mentre gli altri non fanno altro che lamentarsi (senza agire per il bene della collettività), uno tra la folla scorge dei palmizi con tante noci di cocco (metafora del benessere) e avverte gli altri: 'Uhè! Uhè! Vedo delle noci di cocco. Sì, ci sono moltissime noci di cocco'! A quell'avviso tutti gli altri, logicamente, sono felici e dicono: 'Bene! Evviva! Abbiamo trovato le noci di cocco'! La folla viene concepita da Gaber come un branco di ingenui che ripetono automaticamente 'Abbiamo trovato le noci di cocco'!
A quel punto, vista l'ingenuità di tutti, il tizio scopritore delle noci prende una decisione e puntualizza perentoriamente: 'No. No. Ho trovato le noci di cocco! Eh sì, le noci di cocco le ho trovate io, quindi me le mangio io'! A quelle parole, segue l'istanza naturale della folla che esclama: 'Ma anche noi abbiamo fame'! Ed è a questo punto che, con scaltrezza, il tizio comincia a fare dei distinguo, a imporre la bugia secondo la quale devono necessariamente esistere divisioni sociali:
Tizio: 'No vedete ragazzi facciamo un ragionamento. Nella vita non tutti gli uomini sono uguali: ci sono uomini normali e uomini d’ingegno. Non a caso le noci di cocco le ho trovate io'!
Folla: 'Ma cosa te ne fai di tante noci di cocco? Tu se solo e noi siamo in tanti'!
Tizio: 'Non è il numero che conta è l’intelligenza dell’individuo'!
Ma la folla si accorge di essere una moltitudine, una forza capace di riportare tutto ad un ordine naturale e originario, di spodestare quel tizio così arrogante ed egoista:
Folla: 'Tu se solo e noi siamo in tanti'!
Tizio: 'Non crederete mica di farmi paura con delle minacce vero'?
Folla: 'Tu se solo e noi siamo in tanti'!
Comincia la fase progettuale della costruzione dello Stato, che comporta confini nazionali e forze armate per difendere il bottino e il potere acquisito con l'inganno. Il tizio riflette, rimugina, elabora, ragiona tra sè e sè:
'È vero! Io sono solo e loro sono tanti. Bisogna che li calmi. Certo non con le noci eh? Bisogna che inventi qualcosa, qualcosa di giusto, di civile. Guai se cominciamo con la violenza. Il rispetto! Il rispetto di quello che siamo, di quello che abbiamo, qualcosa di serio, di importante, di democratico! Ci sono, ho trovato! Invento lo Stato'!
Da quel momento si instaurano tutte le gerarchie, la folla viene posta in basso, ma contemporaneamente viene illusa che lo Stato è cosa buona e civile, quindi viene indottrinata con la propaganda continua, tanto che, con l'ingenuità di prima, la folla comincia a cantare l'inno nazionale. In coro.



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mercoledì 13 ottobre 2010

Teoria dello stadio

Le strategie degli Stati per governare i sudditi sono molteplici e diaboliche. Di queste strategie fanno parte i riti collettivi, di massa, come il gioco del calcio. Non è cambiato nulla dal 'panem et circenses', la forza del popolo viene divisa, indebolita attraverso l'istituzione di squadre nelle quali ognuno può identificarsi o dalle quali schernirsi. La massa perde così quel suo potenziale pericoloso di unità che in un sol minuto potrebbe mettere KO qualsiasi Stato e i suoi apparati oppressivi. Lo stadio di calcio diventa anche luogo dove (far) svuotare il cervello, cancellare momentaneamente le frustrazioni, i pensieri e le rabbie represse dovute a condizioni di vita al limite dell'umana sopportazione, vessate dall'azione quotidiana dello Stato. I sudditi vengono perciò lasciati sfogare liberamente e, perché no, massacrare tra di loro. Tutto è lecito, l'importante è evitare accuratamente l'insurrezione del popolo unito contro lo Stato.
Perciò lo stadio serve almeno per questi due scopi: dividere il popolo e farlo sfogare. E' assolutamente fisiologico che negli stadi vengano compiuti atti di violenza, ma è meglio una microrivoluzione allo stadio che una grande sommossa popolare contro lo Stato: questo è quello che pensano da sempre gli strateghi del potere centrale.
Viene in mente Errico Malatesta quando definiva gli scioperi 'sfogatoi'. Aveva ragione: forse con gli scioperi si vincono delle battaglie, ma non servono a dare ai cittadini TUTTI i loro diritti, non servono per liberare un popolo oppresso.
L'episodio avvenuto allo stadio di Genova è stato deplorevole, ma potrebbe benissimo essere stato ideato a tavolino, al fine di inasprire le tensioni, creare nuovi odii, nuove divisioni (tra popoli di diversa nazionalità), introdurre nuovi divieti e sanzioni, quindi far percepire la presenza di uno Stato forte, di polizia, propagandato come strumento di sicurezza per i sudditi. Ci aspettiamo, in questo senso, le prossime dichiarazioni di Maroni o di qualche ministro del terrore, volte a rassicurare il popolo: 'verrà assicurato un maggior controllo negli stadi, al fine di offrire ad ogni cittadino la tutela che gli spetta e affinché non si ripetano fatti come quello di Genova'. Parole del genere, insomma, che vogliono soltanto dire 'non vi preoccupate che lo Stato veglia sempre su di voi (SU di voi), come una mamma'. Già, una mamma con il manganello che ha paura dei propri figli e perciò li divide e li fa scannare tra di loro, per farli sfogare. Una mamma matrigna, crudele e ipocrita, che tanto pretende e toglie, rendendo i figli suoi schiavi, spesso inconsapevoli di esserlo.
Occorre prendere coscienza del fatto che lo Stato è, da sempre, un oppressore. Gli strateghi della propaganda hanno creato la formuletta magica 'lo Stato siamo noi', ma questo è totalmente falso: lo Stato sono invece loro! Lo Stato ha tutto l'interesse di mantenere l'assetto gerarchico della società, altrimenti non avrebbe modo e senso di esistere, è gioco forza. E più le gerarchie vengono esasperate, con gravi ripercussioni sui sudditi, più lo Stato fa percepire la sua 'amorevole' presenza. Perciò chi inneggia allo Stato, chi lo loda, spesso non sa che sta esaltando la propria schiavitù e l'azione oppressiva.
Lo stadio di calcio ha inoltre garantito la nascita dei nuovi prìncipi (con l'accento sulla prima 'i'): una marea di soldi (nostri) foraggia abbondantemente altre gerarchie e altri gerarchi. Presidenti, allenatori, dirigenti e calciatori superpagati alimentano miraggi e illusioni, sono modelli sbagliati per giovani e adulti. A 10 anni un fanciullo è già educato all'odio verso chi tifa un'altra squadra e sogna di diventare un Maradona quando invece potrebbe avere una testa per coltivare interessi più utili alla società e per capire che gli uomini dovrebbero avere tutti gli stessi diritti. Invece no, il fanciullo impara anche dallo stadio che esistono fasce di merito e di demerito, posti riservati alle personalità, ai vip, ai 'poveracci' obbligati a vedere lo spettacolo da molto lontano. Si imparano le divisioni sociali, tanto che finiscono per sembrare una normalità, ma sono proprio queste divisioni che rendono lo Stato forte (e contemporaneamente molto debole il popolo).
Lo sport in generale, concepito come gara e agonismo, persegue gli stessi scopi enunciati fin ora. Una gara che pone alla base l'esaltazione della forza fisica non contempla certo la filantropia come primo obiettivo sociale, nè il valore della cooperazione. Tutt'altro. Lo sport così come è concepito, lontano dalla falsa retorica piena di valori etici sbandierati come vessilli di umanità, non integra il cittadino agli altri cittadini, ma lo allontana. Certo, non tutto il nostro male sociale viene dallo sport, dal calcio, dalle squadre, dagli eroi in mutande, ma anch'esso contribuisce e, come sappiamo, tutto fa brodo e torna utile quando si tratta di salvaguardare lo status quo. Nel migliore dei casi (rari), lo sport viene concepito come crescita armoniosa del corpo relazionato ad una bella mente, ma troppo spesso la parte relativa alla bella crescita della mente soccombe di fronte alle scelte individuali che antepongono anzitutto il bel corpo; tali scelte sono ovviamente condizionate dalle mode. Anche le mode sono il frutto di mirate strategie statali. Ma questo è un altro discorso.

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martedì 12 ottobre 2010

André Breton, surrealista anarchico

Non ci è dato di conoscere, attraverso i canali ufficiali di divulgazione culturale, il grandissimo numero di personalità che hanno abbracciato l'ideale anarchico, intellettuali che hanno capito il senso vero e profondo di libertà e fratellanza che vive nell'anarchia. Di fatto, tutto ciò che conosciamo e che ci è stato insegnato non è che una parte, quella parte che non deve nuocere allo status quo, che non deve scuoterlo dalle sue fondamenta, che non deve turbare il percorso di insegnamento che gli Stati hanno deciso per gli individui-schiavi.
E non potremmo noi elencare tutti gli anarchici del mondo della cultura, poiché davvero servirebbe un'enciclopedia. Oggi si direbbe 'personaggi insospettabili', come se -parlando solo di Arte- si coprisse che Pablo Picasso, Lucio Fontana o Edvard Munch furono degli assassini, solo per fare tre esempi. Invece no, erano intelligentemente anarchici. E come loro moltissimi altri, magari a noi completamente sconosciuti, volutamente cancellati, ma grandissimi (vi dice niente, ad esempio, Jossot?).
André Breton, poeta e scrittore, padre del Surrealismo, era anarchico. Lo avete mai visto scritto sui vostri libri di scuola? Qualcuno ha mai sentito parlare di anarchismo di Breton in tv? Figuriamoci! Non sia mai che i giovani, incuriositi, vadano poi a scoprire che tutto quello che si dice intorno all'anarchia è sbagliato, che l'anarchia invece è qualcosa di veramente 'figo' e giusto. Allora non si dice, si censura, si taglia una parte enorme e fondamentale di cultura mondiale. Criminali!
E' vero, è scritto su tutti i libri che il Surrealismo è un movimento artistico-culturale rivoluzionario, ma i testi ufficiali, scolastici, quelli per la massa, non approfondiscono mai questo aspetto e si limitano a dire che il Surrealismo è rivoluzionario in quanto Avanguardia, perché ha smontato i precedenti linguaggi visivi, introducendo l'elemento onirico (desunto dai contemporanei studi di Freud), svolgendo la sintesi tra realtà percepita e realtà sognata, e via così... eccetera, eccetera. Sarebbe questa tutta la rivoluzione surrealista? Certo, già così non è poco, ma dove sta l'elemento anarchico che viene sistematicamente censurato?
Bisognerebbe imparare a studiare cercando di eliminare il più possibile le interpretazioni, rifacendosi direttamente alle parole dei vari esponenti, allora si capirebbero molte più cose. Una delle frasi più ricorrenti di Breton (ricorrenti negli ambienti anarchici e intellettuali, non sui libri) è la seguente: 'libertà è la sola parola che ancora mi esalta'. E' anche vero che oggi tutti utilizzano la parola 'libertà', a scopo propagandistico, perciò Breton potrebbe essere interpretato come un dozzinale politicante populista. Invece Breton intendeva la libertà come l'unica, nobile e vera mèta di salvezza per l'umanità. La sua è un'affermazione eminentemente anarchica e lo si capisce da altre sue dichiarazioni.
Il 12 ottobre 1952, Breton, rivolgendosi ai surrealisti, scriveva sul giornale anarchico 'Le Libertaire': 'Surrealisti, noi non abbiamo smesso di dedicare alla trinità Stato-lavoro-religione un'esecrazione tale che ci ha spesso portati a conoscere i compagni della Federazione Anarchica. Questo avvicinamento ci conduce oggi a esprimerci in senso libertario'. Il brano continua con un richiamo indispensabile all'etica, alla sua applicazione per liberare l'Uomo, poiché la libertà non deve essere intesa solo sul piano economico-politico, ma deve porre alla base una 'condotta', una educazione (perciò l'anarchia non può essere concepita come assenza di regole, chi pensa ancora ciò dovrebbe slegarsi dai pregiudizi imposti). Qui Breton si richiama ai grandi padri dell'anarchismo che ben hanno spiegato il valore etico dell'ideale anarchico.
Ma Breton prosegue e si inoltra nello specifico artistico del Surrealismo, chiamandolo 'sovversione'. Sì perché lo scopo del Surrealismo è quello di smontare le convenzioni, le false convinzioni sulle quali si fonda lo status quo. Scardinare il conosciuto, il codificato, attraverso l'azione artistica, pone l'osservatore in una condizione attiva che lo rende aperto e libero, capace di intravvedere nuove alternative per sè e per i suoi simili. E' anarchia.
E ci viene in mente proprio la famosa opera 'Ceci n'est pas une pipe' (in foto) di René Magritte. Noi crediamo che quella sia una pipa, in realtà non può mai esserlo, poiché è solo l'immagine di una pipa, non è neppure una sua riproduzione, non ha funzione di pipa. Quest'opera sottende all'esortazione anarchica, vuole far capire, in sostanza, che tutto quello di cui siamo convinti è troppo spesso una bugia. Così lo Stato, la religione, il lavoro (solo per nominare la trinità di cui parlava Breton) sono espressioni di una menzogna colossale, inventata per tenere in catene gli individui. Noi guardiamo oltre, liberiamoci degli stereotipi, non diamo nulla per scontato, sovvertiamo le cose per essere finalmente liberi.

Il brano di Breton

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domenica 10 ottobre 2010

Proclama anarchico: alle armi, fratelli e sorelle!

Considerata la gravissima situazione politica e sociale che infetta questo lembo ti terra, dove da troppo tempo vige la schiavitù e l'oppressione dello Stato sui nostri fratelli e sulle nostre sorelle, gli anarchici proclamano quanto segue:
I cittadini prendano le armi e si organizzino, perché ormai da molte parti giunge la richiesta di un'azione. Bisogna che la testa del nemico arrogante riposi nel silenzio del terrore! Prima di noi, altri uomini coraggiosi hanno combattuto il nemico della libertà, e proprio per la libertà molti hanno perso il loro sangue. Bisogna continuare la lotta, bisogna chiamare tutti a raccolta ed esortarli al ferro e al fuoco. Troppe manovre disoneste contro i cittadini, ci esortano oggi a neutralizzare questa politica e i suoi colpi assassini. Fratelli, noi dobbiamo riconoscerci dal terribile taglio della nostra spada, una spada che difende i nostri diritti, questi diritti che non divideremo certo con il nostro nemico. Tutto quello che ci hanno tolto, noi lo riprenderemo con la spada! Combatteremo finché il nostro cuore non cesserà di battere, perchè non ci piegheremo mai all'oppressore. Basta con questa schiavitù! Alle armi, cittadini!

Se queste parole vi sembrano crudeli, sovversive e sanguinarie, è perché vi abbiamo offerto un contesto che per voi è diventato sanguinario e sovversivo, cioè il contesto anarchico (avete letto prima il titolo e sapete che questo è un blog anarchico). Ma vi abbiamo preso bonariamente in giro. Allora sappiate che questo finto proclama è stato composto ritagliando frasi prese da alcuni inni nazionali che vengono cantati con orgoglio, insegnati ai bambini, glorificati nelle celebrazioni e benedetti da tutti. Se queste parole sono sovversive, lo sono sia che vengano pronunciate da noi, sia che vengano codificate dagli Stati. Oppure nessuno dovrebbe trovarle sovversive, neppure se scritte in questo blog. Non esiste una violenza buona e una cattiva.

Morale: non fatevi ingannare dalle propagande, siate obiettivi, ragionate con la vostra testa. E quando un anarchico esorta all'azione (o la compie), pensate che:
  1. la vera e continuata violenza la commettono gli Stati, i governi, gli eserciti, la legge (mai uguale per tutti), le religioni.
  2. l'anarchia ha come scopo la vera pace, la vera libertà, la vera uguaglianza, la vera giustizia, il vero benessere.
  3. l'azione anarchica, quella violenta, equivale alla reazione di uno schiavo che si ribella umanamente e coscienziosamente al suo padrone (come farebbe uno Stato che si difende con i cannoni contro l'oppressione di un altro Stato invasore). Se il padrone ha un bastone in mano, lo schiavo non conquista la libertà brandendo una piuma.
Facciamo notare che gran parte degli inni patriottici fanno persino riferimento ad una ipotetica protezione di dio sui confini difesi con le armi. Armi conseguentemente benedette da dio (che evidentemente ama la violenza).
GLI ANARCHICI NON METTONO BOMBE PER COLPIRE INDISCRIMINATAMENTE I CITTADINI INNOCENTI. SIA CHIARO! GLI ANARCHICI NON VOGLIONO VIOLENZA, ESSI LA COMBATTONO. NON CREDETE A CIO' CHE VIENE DETTO IN TV.

Inni nazionali di riferimento: Francia, Cina, USA, Pennsylvania, Galles, Italia (inno di Garibaldi e inno di Mameli), Gran Bretagna, Grecia, Albania, Polonia, Croazia.

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venerdì 8 ottobre 2010

Anagrafe nazionale dei docenti. Dieci punti per dire no

Et voilà, dopo la schedatura degli studenti arriva quella degli insegnanti. Il ministro Gelmini intende aprire l'anagrafe virtuale per un milione di insegnanti, consultabile nel sito del MIUR. Il documento ha già superato l’esame del Consiglio nazionale della pubblica istruzione. Anche in questo caso, le motivazioni addotte dal ministro si configurano come un cavallo di Troia per iniettare veleno, un 'pretesto per'. Vediamo meglio.
Lo scopo propagandato, solo apparentemente plausibile, è quello di far decidere meglio i genitori su dove mandare i propri figli a scuola. In pratica, il genitore dovrebbe conoscere anzitutto i nomi degli insegnanti che i loro figli avranno al primo anno (di liceo, come di media o di elementari), poi dovrà aprire il sito del MIUR, cercare quegli insegnanti e leggere i loro curricula. Successivamente, secondo la Gelmini, i genitori dovrebbero decidere sulla base di quei dati. Ma decidere cosa? La bontà della Scuola o di quell'insegnante? Cosa sottende davvero quest'anagrafe?

Punto numero uno
E' evidente che lo scopo del ministero non è quello di aiutare i genitori, ma quello di promuovere un'azione critica sulla persona. Una sorta di caccia alle streghe. Siamo di fronte a un'induzione di giudizio coattivo, una maniera per puntare l'indice sui singoli docenti (vogliamo informare - alle volte fosse sfuggito alla Gelmini - che i docenti sono tutti regolarmente laureati).

Punto numero due
Una tizia che possiede un curriculum ignobile come quello della Gelmini, non solo non dovrebbe stare dove sta, ma non dovrebbe neppure permettersi lontanamente di giudicare o, come in questo caso, far giudicare gli insegnanti. Si tratta di delazione nascosta, 'di sponda'.

Punto numero tre
La Scuola soffre soprattutto per la sua gestione. Una gestione che i docenti subiscono insieme agli studenti e ai genitori. Se nella Scuola qualcosa va additata, non è certo la professionalità dei singoli docenti, bensì l'amministrazione nel suo insieme, dove i regolamenti piovuti dall'alto, dettati dalle 'riforme' ministeriali, fanno acqua da tutte le parti e sono l'unica vera causa del disastro del mondo dell'istruzione (disastro voluto).

Punto numero quattro
Un genitore che ha l'opportunità di mandare il figlio in una scuola vicino casa, non si preoccupa minimamente se un insegnante sia in grado o meno di parlare correttamente l'inglese. Quel genitore, oltre a non avere (probabilmente) i soldi per mandare il proprio figlio in una scuola più lontana, sa benissimo che l'istruzione è un insieme di varie competenze e che l'offerta formativa non è quella che si riferisce al singolo curriculum, ma alla varietà dei saperi presi nella loro totalità.

Punto numero cinque
La Scuola, anche se fatta da singoli docenti e singoli studenti, è il prodotto di un interscambio continuo di competenze e di maturazione delle conoscenze che sono sempre in divenire. Esiste perciò un'interazione tra competenze specifiche e singole conoscenze che devono essere semmai valutate nel loro insieme, cioè nel prodotto finale di queste interazioni e interscambi, sia tra docenti, sia pure tra studenti, genitori e insegnanti.

Punto numero sei
L'intenzione del ministero è, alla fine, quello di portare a termine il processo di smembramento della scuola pubblica, anche attraverso l'induzione fraudolenta alla critica del docente da parte dei genitori. Del resto, la Gelmini non ha fatto mistero di voler far giudicare gli insegnanti persino dagli studenti. Sarebbe forse bello, ma per farlo occorrerebbe costruire un modo diverso di intendere la scuola, diametralmente opposto a quello voluto dal ministero e da questo Stato.

Punto numero sette
E' anche possibile incontrare curricula di docenti non proprio eccellenti, ma nessuno potrebbe (a priori e sulla base di quei curricula) dimostrare che quei docenti non sanno insegnare. Chi vi scrive, ad esempio, aveva un insegnante che a malapena riusciva a scrivere in italiano, ma a distanza di decenni ricordo perfettamente tutti i suoi insegnamenti; viceversa, non ricordo molte lezioni di esimii e illuminati professori.

Punto numero otto
Anche questa anagrafe è uno strumento di diagnosi del singolo e di controllo autoritario che prefigura pessime azioni future nei confronti dei docenti. Sarebbe auspicabile smetterla di indurre i cittadini a farsi la guerra, a giudicarsi, a spaccarsi in più fronti (ma è questo uno degli scopi fondamentali dei governi). Semmai sono i cittadini che, attraverso strumenti di diagnosi, dovrebbero far fronte unico per giudicare e condannare i governi autoritari.

Punto numero nove
Il documento va in contrasto con le regole sulla privacy e non lasciano all'individuo la possibilità di decidere e di agire secondo il proprio libero arbitrio. La schedatura è coatta. Chi non vuole pubblicare il proprio curriculum, deve sottostare alla decisione di un'autorità presunta superiore e, alfine, cedere. Dobbiamo aspettarci un'azione di dossieraggio prossimo venturo anche sui docenti?

Punto numero dieci
Ormai si è capito chiaramente che tutte le azioni svolte da questo governo sulla scuola pubblica hanno scopi nefasti, tenuti nascosti sotto le pieghe di 'belle parole e plausibili motivazioni'. Anche questa anagrafe non fa eccezione e va bocciata, come l'intera 'riforma', come la Gelmini, come tutto il governo.

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Sciopero dei migranti, ma è guerra fra poveri

Nel casertano i migranti hanno scioperato contro il loro sfruttamento che li vede vittime di un sistema di caporalato che fa capo all'altro sistema, quello generale e statale che non ha nessuna voglia e intenzione di eliminare queste (e altre) schiavitù locali.
Migranti che, come a Rosarno, sono costretti a lavorare duramente per 15 euro al giorno! La grave situazione non è relegata a queste due microzone geografiche. E' un problema diffuso. A scioperare oggi sono state 6.500 persone, ma il numero era destinato ad essere più elevato se soltanto i rumeni non avessero accettato di lavorare, comunque. Non c'è unione neppure tra i diseredati, tra i disperati. Così gli africani e gli indiani accusano i migranti dell'est. Li accusano di lavorare anche per una paga più misera.
'Qui si lavora anche per avere un panino', dicono gli africani. Ed è quello che succede davvero. Ora noi volevamo soltanto rimarcare come di fronte a una condizione di sfruttamento e di alienazione, gli schiavi riescano a trovare elementi di dissenso tra loro stessi. E' esattamente quello che lo Stato vuole: dividere, disgregare, atomizzare un potenziale di forza. Se l'Uomo riuscisse davvero a mettere a fuoco l'obiettivo e a concentrarsi solo su quell'obiettivo (abbattere la schiavitù, tutte le schiavitù), nel giro di poco tempo vivremmo in un paese migliore.
E' un grosso problema quello di continuare a criticarci addosso, siamo tutti compagni di sventura e piuttosto dovremmo cercare di spodestare gli oppressori, anziché farci da soli del male o dei torti. Questo vale per tutti i cittadini. La guerra fra poveri è un'abile strategia di indebolimento, un'astuta trappola nella quale non dobbiamo cadere. Facciamo che i più astuti siamo noi?

Domani il corteo dei migranti

foto di Rainews24

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mercoledì 6 ottobre 2010

L'INPS censura le cifre delle pensioni per paura di rivolta popolare

I lavoratori precari non possono conoscere quale sarà la loro pensione, l'INPS nega loro il calcolo, non lo dicono nè sul sito, nè nelle prossime lettere che l'Istituto invierà a casa dei 4 milioni di precari italiani. Dice il presidente Antonio Mastrapasqua: 'Se dovessimo dare la simulazione della pensione ai parasubordinati rischieremmo un sommovimento sociale'. Allora, secondo l'INPS, è meglio utilizzare il proverbio 'occhio non vede, cuore non duole', anche se il dolore sarà solo posticipato a quando i precari, ormai vecchietti, non avranno più la forza di prendere un forcone e fare la rivoluzione.
Qui si gioca con i diritti e con la vita dei cittadini che versano il loro sangue per tutta una vita, insieme ai loro contributi (furti legalizzati di Stato). Di più, questi 'signori' stanno prendendo per il culo i lavoratori ('a tu per tu con voi'), magari ridendo alle loro spalle. Questo è il modus operandi di chi gestisce la cosa pubblica in Italia! Perciò niente diritti, neppure quello di sapere che cifra miserevole avranno questi lavoratori (che se s'incazzano veramente...) che pare essere inferiore alla pensione minima. Sarebbe questo lo Stato di diritto? No, signori, non è mai esistito uno Stato di diritto, perché se i diritti dei cittadini fossero davvero rispettati, non esisterebbe neppure l'idea di 'Stato', poiché quest'ultimo nasce soltanto per rendere il cittadino suddito, subordinato agli apparati gerarchici costituiti. E se tutti noi siamo sudditi, con questa mossa scandalo dell'INPS i precari lo sono in maniera più evidente.

PS. La notizia è presa da 'blitz quotidiano', rielaborata (anche nel titolo) al fine di non danneggiare l'indicizzazione, quindi la circolazione delle notizie. E' bene che tutti facciano altrettanto quando si vuol condividere un articolo altrui (vedi).

Ricordiamo di esprimere il vostro parere nel nostro sondaggio, sotto il blogroll.

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14 ottobre 2010, si presidia la Camera contro il ddl Gelmini

Mentre all'interno del palazzo si discuterà il disegno di legge Gelmini, fuori si allestirà un presidio contro il ddl (già approvato al Senato) che modifica profondamente le Università italiane, le quali hanno già posticipato l'inizio dei corsi, proprio per dare un segnale di allarme a tutta l'opinione pubblica. E infatti il posticipo dei corsi è un'azione che porta con sè la forza, ma anche lo sdegno, del mondo accademico nei confronti della 'riforma' Gelmini-Tremonti-Brunetta-Aprea-Invalsi e che nessuno può ignorare (a parte le tv vendute al governo).
Come sempre è avvenuto, da che si è insediato questo governo-cancro, anche le voci di questo presidio verranno totalmente inascoltate dalla Gelmini, ignorate nella maniera più ignobile e cinica, ma ormai ciò che conta non è neppure cercare un colloquio con il ministero (in)competente e col governo, quanto invece compensare il vuoto informativo delle tv di regime. Qui infatti non si tratta più di dialogare, semmai occorre agire in autonomia e coinvolgere ampi settori dell'opinione pubblica. Questo presidio ha perciò un carattere organizzativo per la pianificazione di altre azioni da compiere nel prossimo futuro.
Anche nelle Università italiane la situazione è quindi critica. Dopo il disastro compiuto dal governo sugli altri ordini e gradi di scuole (furto di 8 miliardi di euro, licenziamenti barbari e massicci), adesso tocca alle Università, con 1,5 miliardi di euro sottratti a forza, raschiati dalla pelle dei ricercatori - ridotti a precari, quindi presto licenziati - dei docenti ordinari, degli studenti, delle famiglie che dovranno fare i conti con l'imminente ingresso dei privati negli Atenei, i quali non avranno altro interesse che quello di fare profitti (i loro, beninteso), in termini squallidamente economici, e insediare un più disastroso sistema di baronaggio, basato sul nepotismo in stile cricca che nulla avrà a che fare con la cultura e la conoscenza dei saperi, quanto invece con la speculazione economica e affaristica. Chi approva una simile 'riforma', accetta implicitamente un crimine contro la civiltà e la cultura.
Per non dire addio alla qualità dell'offerta formativa, al diritto di studio, al logico turn over, all'istruzione come bene collettivo e basilare per il futuro del Paese, partecipa al presidio, fai circolare la notizia, impegnati in prima persona contro un governo vampiro e ipocrita, avido di soldi e di potere mafioso.

PS. Ricordiamo che la 'riforma' è illegale, come tutto il governo!
Il comunicato (FLC CGIL)

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