Una grandissima parte dei reati vengono commessi a causa delle sperequazioni, delle disuguaglianze, ma anche perché la società è stata costruita coattivamente secondo il modello capitalistico, dove l'introduzione della proprietà privata conduce inesorabilmente alla creazione del reato. Esiste un 'mio' e un 'tuo' che potrebbe anche sembrare naturale, ma che invece non tiene conto delle dinamiche che rendono l'essere umano tanto egoista e arrogante quanto più egli possiede, e tanto schiavo e ribelle quanto meno egli ha. Da queste differenze emotive e di condizione sociale nascono forti contrasti, delitti, reati di varia natura, quindi oppressioni, alienazioni, punizioni, fino agli omicidi e/o suicidi.
Lo Stato inventore delle disuguaglianzeLo Stato è nato per garantire e rinnovare in perpetuo queste differenze sociali, e lo fa attraverso
l'introduzione dell'ordine gerarchico della società. All'origine di questo ordine gerarchico ci sta un inganno, un'aberrazione, secondo cui qualcuno dovrebbe essere necessariamente superiore, migliore di qualcun altro (ne parlavamo
in questo post, con l'aiuto di
Giorgio Gaber). Le prime società organizzate in Stato erano monarchie: un solo uomo si proclamava sovrano per volere di una divinità scesa appositamente dal cielo a donare simboli di potere a questo uomo. L'autoproclamazione di questi monarchi, in qualità di esseri superiori agli altri, ha introdotto il principio della
gerarchia come ordinamento statale. L'inganno è evidente. Dal momento che è stata una divinità a scendere in terra a donare il potere al monarca, il gradino gerarchico dei sacerdoti (complici del sovrano) è quello contemplato immediatamente sotto il gradino reale. Questi due gradini, posti in alto, non devono mai essere messi in discussione dal popolo, perciò andranno difesi dagli attacchi attraverso un altro gradino, quello dei generali e dei comandanti degli eserciti. E così via, fino al gradino più basso, sede miserevole del popolo schiavo.
Curiosità sulla parola 'sovrano'L'etimo latino del termine 'sovrano' si compone di due parole: 'super' e 'anus', dove 'super' vuol dire sopra e 'anus' anello. Anticamente gli schiavi si connotavano proprio per l'anello al naso, segno di riconoscimento umiliante, imposto dall'autorità, che li accostava al rango di buoi. Per conseguenza, 'superanus' voleva dire
'colui che sta al di sopra dei portatori di anello'. Se il sovrano è il capo di tutti, va da sè che, da quando esiste lo Stato,
tutti i cittadini sono considerati schiavi.Il rapporto Stato-reatoLo Stato ha bisogno del reato, perché i suoi apparati oppressivi devono essere ben presenti ed esposti al pubblico, con atti di forza, al fine di far percepire al popolo la forte e rassicurante presenza di una pseudo difesa, braccia forti alle quali potersi affidare. La reazione dello Stato ad un qualsiasi reato commesso dal cittadino può essere spietata a seconda del tipo di cittadino. Poiché la legge non è uguale per tutti (non lo è mai stata), è più facile che i cittadini più vicini agli alti ordini gerarchici vengano puniti in maniera leggera (o non essere puniti, oggi in Italia addirittura premiati) rispetto ai cittadini ritenuti dissidenti, quelli che per la misera condizione in cui essi sono caduti (loro malgrado) osano ribellarsi. In molti casi, questi ultimi cittadini sono stati severamente puniti anche se erano completamente innocenti (la lista è praticamente infinita, valga per tutti l'esempio di
Sacco e Vanzetti). Tuttavia, la punizione per chi commette il reato, seppur esemplare e violenta (ad es. la pena di morte), non ha mai garantito l'eliminazione dei reati. Il sistema carcerario, inoltre, così come è concepito attualmente, non fa altro che acuire il senso di oppressione dello Stato sul cittadino e abbrutisce ulteriormente i reclusi, i quali non avranno difficoltà a reiterare il reato, facendo scattare nuovamente il braccio dello Stato che è lì apposta per punire i cittadini comuni. Esiste perciò una simbiosi tra Stato e reato, un rapporto di causa-effetto. Stato-reato: una logicissima
conditio sine qua non.
Senza scomodare BakuninSembra scontato che quello capitalistico è un modello profondamente ingiusto e aberrante, creato appositamente per determinare ricchezza e potere da un lato (classi dirigenti, industriali, clero, alti graduati), povertà e schiavitù dall'altro (popolo). Finché questo modello non verrà distrutto e sostituito, non ci sarà alcun tipo di giusta società. La classe dirigente - che detiene il potere ed i mezzi di propaganda - ha tutto l'interesse a mantenere questo stato di cose, a qualsiasi costo.
Questa classe dirigente è lo Stato. E' assolutamente sbagliato cadere nella trappola propagandistica secondo la quale 'lo Stato siamo noi'. Mai affermazione è stata più falsa. Un monarca non può inventare lo Stato e poi dire che lo Stato sono i sudditi. Lo Stato serve al monarca, e al monarca serve comandare con la creazione e la codifica dei reati (che egli punisce), quindi con l'introduzione di leggi (infatti si dice che 'le leggi servono per essere infrante') . Lo Stato va abolito perché
'nessun uomo ha ricevuto dalla natura il diritto di comandare gli altri' (Denis Diderot).
L'autopropaganda dello Stato e gli schiavi feliciSalvo rivoluzioni, come può lo Stato mantenere per così tanto tempo questi disequilibri che generano reati? L'azione dello Stato è sempre autoreferenziale, si concentra maggiormente nella
propaganda continua di se stesso e dei suoi presunti buoni governi, buone leggi, buoni provvedimenti, buoni ordinamenti e forme, buoni inni, buone armi... Il cittadino viene fidelizzato fin da piccolo all'idea dello Stato come
unica possibilità di vita e di organizzazione sociale. Nondimeno, il cittadino prima viene posto in caste e poi viene illuso a credere che siamo tutti uguali, che la legge è uguale per tutti, che la
res publica esiste davvero, così come la democrazia. L'opera di fidelizzazione e di propaganda è talmente potente che esistono ancora oggi cittadini disposti a morire per lo Stato e a difenderlo con ogni mezzo: sono i cittadini schiavi felici, inconsapevoli di esserlo, quelli che
difendono il loro padrone. Provando a impostare un dialogo con queste persone, ci si rende facilmente conto che parlano per stereotipi, gli stessi stereotipi imposti dall'opera di fidelizzazione, dalla propaganda. Si tratta di luoghi comuni sciorinati automaticamente come fossero formule buone per ogni occasione, come ad esempio 'bisogna avere il senso dello Stato', 'dobbiamo sentirci tutti patrioti'... Chi parla in questo modo sono anche quelle persone che, ad esempio, si indignano se un migrante innocente viene condotto in carcere, ma contemporaneamente difendono il carcere come metodo statale di oppressione. Sono quelle persone che dicono di amare la libertà, ma che poi vanno a votare i loro padroni, delegando il potere e svendendo la propria libertà. Secondo alcuni studi di psicologia, ma anche a detta di molti studiosi, queste persone deleganti portano nel subcosciente una disperata voglia di comandare. Lo attesta anche la seguente affermazione di
Paul Léautaud: 'l'atto di servire lo Stato è l'uniforme di chi vuole comandare'. Sono queste le persone che meritano più attenzione, poichè sono quelle più colpite e accecate dalla propaganda autoreferenziale dello Stato. Far loro comprendere che esiste un'alternativa di pensiero e di ideale, risulta però sempre ostico, se non impossibile. Come i personaggi di
Flatlandia, non crederanno mai che esistono altre dimensioni, altre soluzioni e possibilità, e attaccano chi le propone, denigrandole o ribattendo con le stesse argomentazioni propagandate dal sistema. Un'altra categoria di persone meritevole di attenzione è quella che, pur scorgendo i vantaggi dovuti all'assenza dello Stato, fa finta di non vederli e continua a tormentarsi per le catene ai piedi.
L'opzione civile e umanaUna società dove i beni sono condivisi può considerarsi davvero libera, priva di reati collegati alla privatizzazione di questi beni. Il ladrocinio non esisterebbe, così come non esisterebbe la corruzione (solo per fare due esempi), ognuno godrebbe di tutti i beni prodotti dalla collettività alfine felice. Di più, la comunità così concepita e organizzata acquisterebbe molto presto una coscienza solidale e collettiva, uguale a quella che ha permesso il vero progresso delle comunità prima che si formassero le antiche monarchie.
La cooperazione e l'autogestione sarebbero davvero gli strumenti per definire -se si vuole- un'autentica res publica, dove non esisterebbe neppure il concetto di gerarchia, quindi di Stato così come lo intendiamo oggi. Gli individui avrebbero tutto l'interesse a produrre per il bene della collettività, perché soltanto attraverso il benessere altrui l'individuo potrebbe, a sua volta e conseguentemente, stare bene e sviluppare la propria umanità. Persino il denaro non avrebbe motivo di esistere, poiché la cooperazione si baserebbe sullo
scambio di servizi, non di moneta. Oggi i servizi, che dovrebbero essere diritti sacrosanti di tutti, vengono pagati a suon di denari perché gestiti da persone che, per colpa del liberismo e del modello capitalistico, prima si impossessano di tali servizi e poi impongono leggi e prezzi in maniera del tutto arbitraria. Oggi chi non ha soldi non può usufruire dei servizi. Anche questa è un'aberrazione dello Stato.
Non solo utopiaProprio a causa di una propaganda statale denigratoria e mistificatoria contro chi non è d'accordo con lo Stato, propaganda dettata dalla paura, sono stati cancellati dalla memoria gli esempi di comunità senza Stato. Lo diciamo per quelli che ancora credono che l'ideale anarchico non si sia mai realizzato: molte comunità sono sorte nell'anarchismo, senza ordini gerarchici, dove la cooperazione, l'autogestione, l'abolizione del denaro, ha fatto tremare i polsi ai governi centrali e agli Stati. Esempi contagiosi da cancellare, da distruggere. E infatti queste comunità prima sono state distrutte a colpi di cannone (cannoni neri, rossi, verdi, grigi...), poi fatte sparire dalla Storia ufficiale, costringendo tutti i cittadini a credere che l'anarchia è caos, violenza, assenza di regole, abominio e ogni cosa utile a gettare fango su un'ideale di solo amore e libertà. Alcune di queste comunità sono nate solo per esperimento, ma che in virtù di ciò hanno denunciato una necessità, altre si sono realizzate, come ad esempio la
Comune di Parigi, quella
di Marsiglia e di altre città francesi alla fine dell'Ottocento. Postiamo un documentario relativo all'organizzazione anarchica della città di Barcellona (Spagna) durante la guerra civile. L'autogestione è stata soffocata poi nel sangue da chi ha voluto imporre, con le sue armi, nuovamente lo Stato con le sue aberrazioni e i suoi reati codificati per legge.