venerdì 31 dicembre 2010

Editoriale di fine anno

Questo blog aveva deciso di iniziare il 2010 con un post dedicato all'Astrattismo (qui), consapevoli del fatto che per tutto l'anno nessuna tv avrebbe parlato di questa Avanguardia artistica. E così è stato, la tv si è ben guardata dal parlarne. E la nostra scelta di scrivere un post sull'Astrattismo non era stata per nulla casuale. C'erano stati due motivi precisi:
1) il fatto che per tutto il 2009, anno di nascita del Futurismo, il governo non aveva fatto altro che propagandarlo in tutte le salse, nelle tv, nelle edicole, nella stessa città di Roma, eccetera, sol perché i futuristi erano sostanzialmente dei fascisti interventisti esaltati, adoratori della guerra. In tv abbiamo assistito a dibattiti sul Futurismo, a presentazione di libri sul Futurismo, ad annunci di esposizioni sul Futurismo, a monografie sui futuristi... La nostra reazione a quella massiccia propaganda di regime doveva per forza guardare, nel 2010, all'Astrattismo, quantomeno per compensare un pochino. E poi perché...
2) il 2010 è stato il centenario della nascita dell'Astrattismo (come il 2009 lo è stato per il Futurismo) e dato che questo blog si occupa anche di Arte, ci era sembrato corretto segnalare questo straordinario avvenimento: la nascita del primo acquerello astratto di Kandinskij.
Il 2010 non è stato solo l'anno in cui si è ricordato il centenario della nascita dell'Astrattismo; purtroppo ci sono stati avvenimenti tristi e amari. Abbiamo assistito, com'era prevedibile, ad un crescendo rossiniano del fascismo e ad un contestuale affievolimento della capacità reattiva dei cittadini, tanto che oggi 'saremmo' persino pronti ad accogliere una legge marziale con relative vetuste e nefaste 'leggi fascistissime'.
La cosa che ci sconforta è anche leggere articoli o editoriali in cui qualcuno si ostina ancora a non credere che questo sia fascismo. C'è gente che ancora non vuole riconoscere la natura di questo governo, nonostante tutte le prove a corredo, compresi ministri apertamente dichiarantisi fascisti. Ci riferiamo a La Russa, ad esempio (ma non è l'unico). Ancora c'è qualcuno che parla di 'Stato di diritto' (quando mai s'è visto, anche con altri governi?), di 'repubblica' (abbiamo mai capito il senso di questa parola?), di 'costituzione'... come se non fosse sotto gli occhi di tutti che ci stanno prendendo in giro alla grande. Parole senza alcun senso come 'democrazia' volteggiano nell'aria e nella bocca dei politicanti di destra e di sinistra, così come la parola 'libertà'. Chi non può avere oggi il suo bel chilo di libertà da venderci? Ormai è merce inflazionata, la vendono a poco persino a Guantanamo. Ed eccola qui la libertà che ci vendono, nei manganelli, nel terrore verso chissachì, nelle minacce, nei divieti, nei mille soprusi, nelle manifeste menzogne di governo che ormai, signori miei, si concede di tutto, apertamente, sfrontatamente, e se la ride tra puttane e intrallazzi mafiosi.
Intanto qui si annega, ed è inutile salire sulle gru, scioperare, manifestare. Non è più tempo di cartelli e di slogan. Come si può ancora credere di abbattere un simile mostro con gli slogan? Siamo realisti! Neanche il milione di persone sceso nelle strade francesi ha potuto rimediare alla violenza di quel governo (riforma delle pensioni), neanche il ferro e il fuoco degli irlandesi, dei greci, degli inglesi, hanno cambiato le cose. E noi, con i nostri scioperelli di 4-8 ore, con i nostri palloncini colorati, con l'unica giornata dedicata alla lotta degli studenti (tutti buonini sennò si fa la parte dei cattivi), dove pensiamo di andare? Cosa pensiamo di ottenere? Fa bene la Gelmini a infischiarsene altamente di queste proteste, non sono altro che lievissime punture di zanzara sulle squame del drago spietato.
Ogni ministro è un tentacolo malefico che serve a spremere un settore preciso della società. Dopo la Gelmini è la volta di Sacconi che fa comunella con Marchionne e con i sindacati (ma davvero dobbiamo chiamarli ancora così?). Certe volte i ministri sono due insieme ad attaccare, famosa la coppia Bondi-Brunetta, come quella La Russa-Gasparri. In background gioca sempre Tremonti, ma è un background fittizio, perché quello reale è costituito dai cosiddetti poteri occulti, i servizi segreti, la mafia, le logge massoniche, le banche e tutte quelle associazioni a delinquere che davvero decidono e comandano su ogni cosa. E in questo quadro, cosa volete che possa rappresentare per il governo un disoccupato che si toglie la vita per disperazione? Cosa volete che rappresentino per il governo dei migranti gabbati e vessati? Ve lo diciamo noi cosa rappresentano: opportunità per altre leggi repressive! Sì perché, se non ve ne siete ancora accorti, qui chi sta male diventa colpevole di stare male, e occorrono nuove leggi per punire i colpevoli. Non si può stare male. Non ci si può lamentare, pena qualche manganellata, qualche giorno in cella, e per i migranti anche una deportazione forzata. Chi sta male, è un criminale! Ma è giusto così, lo schiavo non può ribellarsi, lo schiavo deve stare buono e subire in silenzio, altrimenti un giro in più alla vite della catena!
In conclusione, questo 2010 è stato l'anno dell'esaltazione della violenza dello Stato, dei suoi apparati governativi, legislativi e di polizia. Che ci crediate o no, questi sono davvero lo Stato e la democrazia rappresentativa. E noi che vediamo tutto questo, che lo denunciamo, noi anarchici che da sempre ci battiamo per una vera giustizia sociale, che non sopportiamo il dominio dell'Uomo sull'Uomo, che odiamo la violenza e le gerarchie, siamo anche noi considerati criminali, non solo dai governi di turno, ma da tutta quella gente che ancora crede nello Stato e nella sua propaganda accusatoria nei nostri confronti; paradossalmente noi siamo considerati criminali proprio dalla gente (per fortuna sempre meno), da quella gente che, pur lamentandosi e conoscendo la causa dei propri mali, continua ad affidare la propria vita negli artigli del mostro, diligentemente eletto.
Un augurio per l'anno nuovo da parte nostra: a fine anno è consuetudine gettare via le cose vecchie, e allora per una volta, una sola, provate a gettare via le vecchie idee, liberatevi delle catene mentali e aprite lo sguardo su più vasti orizzonti, aprite la porta della gabbia, abbattete i pregiudizi, leggete tra le nostre righe l'antica e nobile novità. Insieme riusciremo a costruire una giusta società. Questo è il nostro augurio per il futuro, non solo per il 2011.
Grazie a tutti.

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martedì 28 dicembre 2010

Spot nucleare: alcuni vostri commenti presi da facebook

Intanto il nostro articolo su quello spot televisivo continua ad essere divulgato; soltanto su facebook siamo vicini alle 14.000 condivisioni. Grazie per questa vostra presa di coscienza del problema. Ricordiamo che potete telefonare all'Antitrust per denunciare quell'ignobile spot, come abbiamo fatto noi (questo il testo della telefonata), il numero verde è 800.166.661.
La condivisione su facebook consente certamente di lasciare dei commenti, ne abbiamo raccolti una manciata per fare questo post:

seeeeeeeeeeeehh,sto link è bello ma figurate chi lo capisce

ma hai visto in quello spot come ti rigirano le parole in modo tale che tu ti mostri sicuramente favorevole all'energia nucleare?? che roba -.-

CONCORDO! ed io mi domando: ma a che diavolo è servito il famoso referendum????

forse vogliono far passare dalla finestra .. quello che non entra dalla porta...

LA CENTRALE METTITELA AD ARCORE

e' PROPRIO VERO! le persone attente non ci cascano....ma quante sono le persone attente?

Se non riusciamo nemmeno a gestire la spazzatura con che criterio gestiremo le scorie??

Sempre contro il nucleare....e visto che praticamente ho passato l'infanzia in una centrale dell'Enel so di cosa parlo

condivido e non aggiungo altro.

Stavamo appunto parlando di questo... e secondo noi gli italiani non sono più tanto imbecilli, se è subito uscito un articolo su questa cosa ;-)

Qualcuno di voi mi può soiegare che fine ha fatto il referendum che avevamo vinto contro il nucleare?????????????

alla frase, parlando delle scorie, "una volta stoccate saranno al sicuro e sotto controllo" ci voleva un coro di risate, visto che in italia non sappiamo nemmeno gestire i rifiuti ordinari.

il solito lavaggio del cervello mediatico!

mi sembrava strana come pubblicità.............

Vogliono convincerci che la merda è buona.

Questa è la tv di regime che ci chiede 180 euro di abbonamento annuo !

Giocano con i messaggi subliminali...ed a livello inconscio ti inculcano che il nucleare "s'adda fare" !!!
Che schifo!!!

Ora mi guardo lo spot .. fate attenzione anche alla conclusione e al collegamento con la riforma gelmini

La peggiore forma di schiavitu' di un popolo e' la convinzione di essere libero di scegliere:l'alienazione mentale NON E' LIBERTA' DI SCELTA.

ci hanno reso schiavi e crediamo di essere liberi...merito loro o imbecilli noi?

il bello è che ci crediamo furbi!!!!!!
ci basta mangiare una nocciolina in piu' del nostro vicino e siamo contenti!!!!
che deficienti!!!!!!!

dopo un referendum popolare, questo spot è da ritenersi sovversivo

UHm a me piacciono gli sacchi neri e la voce aspra dell'antinuclearista...MINCHIA! L'HEAVY METAL MI HA SALVATO ANCORA!! _\m/ >_< style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);">*

* (esclamazione di una persona accortasi del fatto che esistono in rete -ahinoi- personaggi che rubano gli articoli altrui e che li spacciano per propri, non cambiano neppure il titolo, e nuocciono anche alla divulgazione. Parassiti, insomma).

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lunedì 27 dicembre 2010

E ora il controspot antinucleare

Evidentemente qualcuno ha raccolto il nostro suggerimento e ha ridoppiato lo spot incriminato che sta ancora viaggiando sulle tv (ne avevamo svelato tutti gli inganni, leggendolo semiologicamente, ora quel post ha invaso la rete e non smette ancora di girare). Perciò l'utente Youtube MegaChannelZero si è messo di buzzo buono e ha ridato voce e concetti ai protagonisti del video. Adesso ci siamo.



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domenica 26 dicembre 2010

Non sono Stato io - introduzione

Avvertenza: questo post è il primo di una piccola serie che pone come obiettivi il chiarimento di informazioni assunte da tutti come scontate, il disvelamento di notizie storiche fin ora censurate dal sistema, il conseguente abbattimento dei pregiudizi esistenti circa l'anarchia e il suo ideale. Ogni post di questa serie sarà etichettata '(A)sterisco' per una facile reperibilità.
Partiamo da un dato di fatto inconfutabile: dell'anarchia si sa ben poco, e quel poco di cui si ha comunemente notizia è falso. Non è colpa degli anarchici, ma del sistema statale che detiene anche il potere mediatico e che, soprattutto in merito all'anarchia, ha sempre disinformato i cittadini. Lo Stato bada solo alle proprie convenienze. E le convenienze di uno Stato sono soprattutto quelle relative alla sua stessa sopravvivenza.
L'anarchia è da sempre un nemico dello Stato (e viceversa), perché ne svela tutti i tranelli e le malvagità spacciate per 'diritti del cittadino'. Ora sta a voi, cari lettori: se volete scoprire per quali motivi lo Stato ci sta ingannando, seguite questa serie di articoli (faremo in modo di non annoiarvi, saremo concisi finché questo sarà possibile). Se invece non avete alcuna intenzione di guardare un po' più in là, se pensate che ciò che avete acquisito dalle fonti tradizionali sia corretto, incorruttibile e insindacabile, se non avete alcuna voglia di abbandonare le vostre convinzioni anche per un attimo... allora lasciate perdere, cambiate pagina, non sprecate altro tempo, non proseguite questa lettura.
Questo è un post itroduttivo, propedeutico, perciò non daremo adesso informazioni circoscritte a un preciso tema, ma cercheremo di tessere una tela di confidenza con voi, come un volervi dire 'benvenuti, accomodatevi'.
In questa serie di post analizzeremo gli elementi principali del sistema-Stato e li smonteremo pezzo per pezzo, sino a svelarne l'ossatura, la vera essenza. Saprete resistere a questa turpe visione? Badate bene, potrebbe scioccarvi a vita. Così spiegheremo anche i motivi per cui certe parole, come ad esempio repubblica o democrazia, sono soltanto miraggi (queste sì davvero utopie), gabbie dorate, parole svuotate del loro significato, eppur così coerenti con il sistema politico attuale. Cosa vuol dire coerenti col sistema politico attuale? Vuol dire, ad esempio, che chi parla oggi di democrazia, riempiendosi la bocca di questa parola, invocandola, evocandola, rivendicandola, imponendola persino, ha ben ragione di farlo! Bisogna solo mettersi d'accordo su cosa voglia dire democrazia. Siete davvero convinti che sia la migliore forma di organizzazione politica per un libero cittadino? Siete sicuri di non vivere invece in una dittatura mascherata? Lo scoprirete. E forse da quel momento, prima di inneggiare felici e gagliardi alla democrazia, ci penserete due volte, anche tre.
Ma a nostro avviso il problema è anche un altro. Affinché il discorso proposto in questi articoli venga recepito in maniera corretta e serena, è essenziale che voi lettori siate disponibili ad accogliere il nuovo punto di vista, ripetiamo, anche solo per il tempo necessario. E' come se noi aprissimo un buco nel muro, o come se vi mostrassimo un'altra finestra (vedi foto), spetta a voi guardarci attraverso e scoprire cosa c'è davvero al di là. Ma per farlo dovete per un attimo liberarvi dei pregiudizi.
Attenzione, noi vi toglieremo il pavimento da sotto i piedi (ma non cadrete mai), vi sentirete instabili, penserete di aver bisogno di sostegni, ma sono proprio quei sostegni che invece dovete imparare ad abbandonare, perché noi vi faremo scoprire che sono sostegni falsi, effimeri, inutili, anzi dannosi. Ci vuole un piccolo sforzo, un attimo di coraggio, poi... si vola!
Se vi sentite pronti per questa esperienza, noi vi aspetteremo qui sempre cordiali. Ah, dimenticavamo, gli articoli di questa serie saranno tutti accompagnati dall' immagine a corredo di questo post. A presto.

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sabato 25 dicembre 2010

L'ingannevole spot a favore del nucleare. La nostra denuncia all'Antitrust

Post selezionato dal Premio Ischia Internazionale di Giornalismo per il concorso miglior blog dell'anno 2011.

(L'Antitrust prende visione di questo articolo il 29 dicembre 2010)

Lo spot che in questi giorni sta passando in tv è assolutamente ignobile dal punto di vista del messaggio, veicolato in maniera subdola, e che spinge lo spettatore a convincersi che il nucleare sia cosa buona e sicura (intanto proliferano gli incidenti nel silenzio dei media).
Solo i meno attenti cadranno nella trappola, ma c'è da domandarsi: quanti sono i meno attenti in Italia? Crediamo tanti, perciò noi di 'Italiani Imbecilli' denunciamo le finalità e il costrutto di questo spot.
Solo apparentemente lo spot offre allo spettatore due punti di vista differenti da scegliere, in realtà questo filmato è stato creato per orientare in maniera precisa lo spettatore verso il nucleare. La tecnica è sempre quella: colpire la parte emotiva. E qui la parte emotiva dello spettatore viene raggiunta e colpita attraverso due elementi principali:
  1. il colore degli scacchi
  2. la voce fuori campo che accompagna le mosse sulla scacchiera
Il colore degli scacchi: si noterà che la parte antinucleare gioca con i pezzi neri, mentre il giocatore che sostiene il nucleare muove i pezzi bianchi. Elementare, quindi, l'associazione simbolica. Il nero che è culturalmente legato all'idea della morte, del brutto, del cattivo, sostiene l'idea antinucleare. Il bianco, legato al concetto di purezza, di trasparenza, di bontà, sostiene l'idea del nucleare. Il messaggio percepito a livello emotivo è: il nucleare è buono, l'antinucleare è cattivo.
La voce fuori campo: al fine di potenziare ulteriormente la tesi pro nucleare, lo spot utilizza il timbro della voce. L'antinuclearista ha una voce aspra, mentre il nuclearista è doppiato con una voce suadente, leggera, soave, confidenziale. Lo spettatore è portato a legarsi emotivamente alla voce confidenziale, quindi alla tesi nuclearista. Si crea artificialmente uno scambio di fiducia reciproca tra lo spettatore e il nuclearista.
Anche la sceneggiatura dello spot gioca a favore del nucleare, nella parte finale, quando la voce fuori campo dice che il nucleare 'è una grande mossa'. Subito dopo questa battuta non vengono compiute altre mosse sulla scacchiera, a indicare che l'ultima mossa del cavallo bianco (nuclearista) ha realizzato il suo scacco, ha vinto la partita (e l'italiano medio sta sempre dalla parte del vincente). Nello spot è quindi tutto già deciso a priori. Non c'è nulla da scegliere.
Chi ha ordinato o progettato lo spot, quindi, non ha voluto offrire allo spettatore un'equa possibilità di scelta tra due teorie, bensì orientare il consumatore (non dichiarandolo) verso l'opzione nucleare in maniera precisa e subdola. Perciò noi denunciamo questa pubblicità ingannevole all'Antitrust e soprattutto allo IAP, in base all'articolo 14 della direttiva n. 2005/29/CE sulle pratiche commerciali sleali tra imprese e consumatori nel mercato interno. L'articolo 14 fa specifico riferimento alla direttiva 2006/114/CE (pubblicità ingannevole).
Al di là di tutti questi chiarimenti, vogliamo anche aggiungere che questa campagna pro nucleare, oggi, è totalmente fuorilegge, giacché si inducono gli italiani a scegliere qualcosa che essi avevano già scelto e deciso con il referendum del 1987. Ma se davvero vogliamo ignorare anche i referenda, allora potrebbe anche esserci l'occasione per ignorare il referendum tra repubblica e monarchia (tanto le due forme, per come si è attuata la repubblica, si equivalgono). E' tutto uno schifo! Fate circolare questo post il più possibile, affinché le persone non cadano in queste trappole statali. Se il nucleare sarà introdotto, oltre a tutti i danni ambientali e alla salute, gli italiani saranno costretti a pagare 6 milioni di euro -come prima tranche- che verranno addebitati attraverso la bolletta dell'energia elettrica.
Partecipano al forum nucleare: Chicco Testa (presidente del Forum), Giancarlo Aragona (presidente della Sogin), Westinghouse, Enel, Ansaldo Nucleare, Areva e Edf, che certamente hanno tutto l'interesse di propagandare l'atomo (e null'altro). A proposito, è ufficiale: nel Forum Nucleare Italiano vengono sistematicamente censurati i commenti dei lettori che parlano dei rischi legati al nucleare; si pubblicano soltanto i commenti pro-nuke e si denigrano i lettori anti atomo. Vigliacchi.
Se volete anche voi denunciare lo spot, seguite QUESTE INDICAZIONI. Noi abbiamo denunciato lo spot anche all'Antitrust, al numero verde 800.166.661 (Qui il breve testo della nostra chiamata)
Se volete lasciare due parole nel blog collegato al Forum Nucleare CLICCARE QUI

PS. Esiste un altro elemento, in aggiunta ai due illustrati, che muove emotivamente lo spettatore verso il nucleare, ma pensiamo che già quei due possano bastare, senza scomodare ulteriormente il grande semiologo Rudolf Arhneim.

Ci dispiace per il governo, ma sono ancora in vita persone che hanno potuto studiare in una scuola pubblica decente, dove Arnheim, Marcolli, Moro, Benjamin, Calabrese, Hjelmslev, ecc. erano considerati maestri della comunicazione, della semiologia e della linguistica. Dopo la 'riforma' Gelmini, gli spot di questo tipo non troveranno alcuna voce critica nell'opinione pubblica, ma ci vorrà ancora qualche anno, lasciateci morire con calma, almeno questo.



Suggeriamo di fare qualcosa di divertente: prendete lo spot e ridoppiatelo. Fate dire al nero che il nucleare è pericoloso. E mi raccomando al timbro della voce ;-) Quando avete finito il vostro montaggio, mettetelo su youtube e datecene notizia. Siate creativi.

Ecco il risultato del nostro suggerimento dato qui su. Bravo chi lo ha realizzato.



Chicco Testa, ex presidente di Legambiente, oggi presidente del Forum Nucleare Italiano, vuole spaccare la faccia a Tozzi poiché quest'ultimo ha chiaramente detto che Testa vuole arricchirsi con le centrali atomiche e che 'gli unici che guadagnano col nucleare sono i grandi gruppi industriali'



CONSIGLIO PREZIOSO: non copiate pari pari gli articoli e non utilizzate gli stessi titoli. Semmai, nei vostri siti, presentate l'argomento con parole vostre e linkate questa pagina, come ha fatto correttamente il giornalista Davide Sfragano (qui) e il blog La Rosa Nera. Onore a loro.

Questo post è stato linkato anche da SkyTG24
(qui)

AGGIORNAMENTO: DOPO LA NOSTRA DENUNCIA IL GIURI' BOCCIA LO SPOT. ECCO LE MOTIVAZIONI (CLICCA QUI)

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venerdì 24 dicembre 2010

giovedì 23 dicembre 2010

Ma quale pista anarchica?

Come al solito qualcuno sta montando la farsa delle bombe anarchiche e vuole a tutti i costi trovare collegamenti persino con la lotta popolare greca. Non soltanto la storia delle stragi italiane ha sempre dimostrato che gli anarchici non c'entrino nulla con questi tristi episodi, ma anche l'anarchismo in sé non ha nulla a che fare con il lancio indiscriminato di bombe. L'anarchia non è violenza, nè bombe, nè caos. Se lo mettano bene in testa tutti e una volta per tutte! Basta con questi vecchi stereotipi propagandati ad arte dallo Stato e dai governi! Una bomba spedita non ha mai matrice anarchica, giacché gli anarchici sanno che una simile bomba potrebbe esplodere in faccia a un cittadino qualsiasi. Questo è inammissibile!
Stanno tentando in tutti i modi di tessere una tela di giustificazioni e di verosimili situazioni per colpire gli anarchici, cioè coloro che odiano la violenza per principio e per indole. Si inventeranno firme e lettere, forse si acciufferà qualche fratello innocente, capro espiatorio, sperando che non faccia la fine di Pinelli e di mille altri anarchici uccisi da innocenti.
Qualche giorno fa Gasparri aveva manifestato l'intenzione di istituire misure oppressive e preventive di polizia e per questo scopo stava per trovarne il pretesto negli scontri tra 'studenti' e polizia. Gli studenti hanno poi manifestato pacificamente lasciando Gasparri a bocca asciutta. Saranno questi pacchi bomba il nuovo pretesto del governo per militarizzare e terrorizzare il Paese? E con la scusa banale e falsa degli anarchici violenti si potrà mostrare il braccio più violento dello Stato, ci sarà un nuovo clima di terrore e si spargerà nuovo fango sull'anarchia, guarda caso proprio adesso che molte persone ne stanno capendo il valore e la validità. Che bravo lo Stato!
Chi è 'Stato' a inviare quelle bombe? Certo, esistono poi dei gruppi sedicenti anarchici che hanno come scopo la violenza fine a se stessa e dimostrano solo incoscienza. Ma quei gruppi non sono veramente anarchici, anche se ne usano il nome. Noi prendiamo le distanze da quei gruppi. Noi come Malatesta (qui), del quale trascriviamo le seguenti parole:

'Noi aborriamo alla violenza per sentimento e per principio, e facciamo sempre il possibile per evitarla [...] continueremo a combattere per una societa` in cui sia eliminata ogni violenza, in cui tutti abbiano pane, liberta`, scienza, in cui l’amore sia la legge suprema della vita'. (Errico Malatesta, 1900)
Nella foto, la strage fascista di Piazza Fontana, inizialmente attribuita agli anarchici (come tutte le altre), l'inizio dell'invenzione statale della strategia della tensione.

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Gli studenti e la teoria del perbenismo a senso unico

Lo Stato e i governi operano violenza sui cittadini in mille modi, ponendoli in gradoni gerarchici, dividendoli, imprigionandoli, sfruttandone ogni potenzialità, offendendoli, tassandoli al limite delle loro possibilità, decidendo per loro cos'è giusto e cosa non lo è, propagandando menzogne attraverso le tv, manganellando chi osa alzare la testa... Lo Stato, insomma, è violenza. Ma finché è lo Stato a mostrare armi e muscoli va tutto bene. Addirittura molte persone auspicano la coercizione statale, la benedicono. Quando invece si tratta di cittadini che, esausti della violenza di Stato e delle sue ingiustizie, protestano con i bastoni, allora non va bene, non si fa, non è corretto, è cacca. Bisogna dimostrare di essere buoni, sennò... Sennò cosa? Ma ci rendiamo conto della sperequazione di metodo e dell'ipocrisia che dilaga come una pestilenza? Siamo obiettivi, per favore!
Attenzione, qui non si vuole fare necessariamente l'apologia della rivolta armata, sarebbe bello poter ottenere i diritti con la sola richiesta scritta, anzi sarebbe bello non vederseli mai rubare, bensì si vuole dimostrare quanta falsità vi sia nella concezione del giusto e dello sbagliato. Bisogna solo mettersi d'accordo chiaramente. Dev'essere soltanto lo Stato a dar di manganello? Soltanto i cittadini devono essere limitati e costretti nelle regole del perbenismo borghese? Del bon-ton? No perché basta dirlo chiaramente, senza mistificare le cose come si è fatto sino ad oggi. Soltanto lo Stato ha il diritto di opprimere e di usare violenza? I cittadini devono subire questa violenza e dimostrare di essere sempre rispettosi, corretti, educati? Va bene, ma chi ci guadagna davvero?
Allora, alla luce degli avvenimenti legati alle proteste contro la legge Tremonti-Gelmini, andiamo a vedere cos'hanno prodotto le proteste perbeniste degli studenti e degli insegnanti precari in questi due anni e mezzo.
130 mila lavoratori della scuola licenziati, un taglio di 8 miliardi alla scuola pubblica, riduzione delle ore d'insegnamento, taglio dei laboratori e di alcune materie, accorpamento delle classi e degli istituti, sovraffollamento di studenti nelle classi in barba alle leggi sulla sicurezza, abolizione del tempo pieno, taglio delle ore di sostegno, debito cronico degli istituti con lo Stato (che non paga)...
Dov'era lo Stato quando i precari avevano cominciato a protestare con qualche sciopero perbenista? Dov'era lo Stato quando gli stessi precari, non ascoltati, avevano cominciato ad occupare i Provveditorati? Dov'era lo Stato quando si facevano gli scioperi della fame e si saliva sui tetti? Non c'erano neanche i sindacati. Due anni fa i docenti precari non si erano manco sognati di andare per strada a lanciare i sanpietrini. E a cosa è servito questo loro perbenismo? A niente. Adesso i docenti che rimangono nelle scuole dovranno anche sottostare a norme vessatorie, spacciate per concessioni meritorie, verranno suddivisi tra buoni e cattivi (e per legge i 'cattivi' si devono trovare per forza, anche se in quel dato istituto non ce ne sono. Questa non è forse violenza?). A che cosa è servito dimostrare di essere buoni e corretti? Ma siamo onesti fino in fondo, neanche le tv si erano occupate delle proteste di quei docenti precari e di quegli studenti che non volevano la riforma, due anni fa.
E oggi assistiamo all'apoteosi dell'ipocrisia di Stato. Di fronte all'ultimo passo della riforma, quello che distruggerà anche l'Università, ricercatori e studenti avevano tentato di trovare un dialogo con lo Stato (ammesso che con lo Stato si possa dialogare per ricevere i diritti che lo Stato stesso toglie), ma niente da fare, nessuno li aveva ascoltati. Da molto tempo i ragazzi stavano dimostrando pacificamente, riunendosi, occupando Facoltà, volantinando, facendo cortei. Niente, nessuno li ascoltava. Di fronte ai muri governativi, i ragazzi, alla fine, non ce l'hanno fatta più, l'unico mezzo per farsi ascoltare è stato quello di abbandonare il perbenismo borghese e il 14 dicembre si è deciso di sfidare la zona rossa, simbolo della violenza di Stato e della sua sordità, si voleva tentare un ultimo approccio con le istituzioni. Approccio negato, quindi reazione logica da parte di alcuni studenti e di infiltrati kossighiani. Ma è solo a quel punto che è successo davvero qualcosa. In primo luogo è giunta la tanto desiderata visibilità mediatica, la vera arma contemporanea. Contestualmente, lo Stato, impaurito dalla forza del popolo, ha iniziato a mostrare i muscoli e a fare la solita e antica predica borghese, secondo cui la violenza non è cosa corretta, che non sta bene, che non è civile. La tv ha cominciato a criminalizzare i ragazzi, anziché spiegare i motivi della rivolta e ad illustrarne la storia. Lo Stato ha recitato il suo sermone a senso unico, additando lo stecchino nell'occhio degli studenti, anziché occuparsi del tronco piantato da secoli nel proprio occhio. Ne è emerso che non è lo Stato ad essere violento, ma lo studente. Assurdo!
A quel punto i ragazzi, feriti nell'orgoglio borghese e inconsciamente memori degli insegnamenti cattolici, non hanno voluto sentirsi in colpa e hanno deciso di fare i bravi ragazzi, hanno manifestato pacificamente e persino regalato fiori alla polizia. Praticamente hanno fatto le stesse cose che di norma si fanno all'inizio di tutte le proteste: si chiede e si dimostra il dissenso pacificamente (con una grande dose di illusione). Solo che stavolta per loro si è aperto il portone del Quirinale. Perché adesso? E perché non prima quando i precari facevano lo sciopero della fame e invocavano invano un dialogo con Napolitano, con le istituzioni? Qual è stato l'elemento discriminante? La televisione! La visibilità che è stata finalmente concessa grazie ai fatti del 14 dicembre. Siamo onesti! Ripetiamo: dov'era Napolitano due anni fa?
Ma veniamo alla conclusione e guardiamo bene i fatti. Ora che i ragazzi hanno dimostrato di essere ancora bravi sudditi, educati e ben pettinati, ora che Napolitano li ha ascoltati, cosa succederà? La riforma verrà cancellata? Assolutamente no (è stata appena votata ed è legge). Salvo referendum abrogativo. E allora? Cos'hanno ottenuto questi bravi ragazzi? Si dice che quello che hanno ottenuto è stata l'apertura del portone del Quirinale. Benissimo, quindi ci sono voluti due anni di lotte, di cortei, di salite sui tetti, di scioperi della fame, di occupazioni, di feriti anche gravi e tutto il resto... per far aprire quel portone? Ironizzando amaramente, possiamo dire di avere delle istituzioni molto sensibili e presti ai problemi del Paese! In realtà, se non fosse stato per i fatti del 14 dicembre e del conseguente interessamento della tv, col cavolo che Napolitano avrebbe aperto il portone. Non l'aveva aperto prima con i buoni precari! Si dice anche che la suprema bontà dimostrata dai ragazzi ha evitato che lo Stato mettesse in campo quelle misure preventive di repressione annunciate da Gasparri. Ma per instaurare un clima di terrore e di oppressione, lo Stato non ha bisogno solo degli studenti violenti, infatti è di pochi minuti fa il ritrovamento di una bomba anche all'ambasciata del Cile a Roma. Chi credete che l'abbia messa questa bomba se non gli stessi apparati dello Stato per rinforzare le misure repressive contro i cittadini? Ma comunque sia, se l'obiettivo dei ragazzi era quello di evitare ulteriori misure repressive, e non il ddl Gelmini, l'operazione è riuscita, i ragazzi potranno adesso tornare nelle Facoltà riformate dalla Gelmini, ma almeno sapranno di non essere arrestati preventivamente, semmai saltasse loro in mente di lagnarsi di nuovo. E di occasioni per lagnarsi ne avranno in quantità, già a partire da oggi. State bravi che sennò fate la figura dei bambini cattivi.





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mercoledì 22 dicembre 2010

Limiti culturali nell'interpretazione corretta dell'anarchia

Non è possibile compiere valutazioni coerenti ed obiettive di un fenomeno, se non sappiamo capire il contesto culturale in cui quel fenomeno si è creato. Che vuol dire? Poniamo il caso di voler valutare la filosofia kantiana: se ci trovassimo in un contesto culturale diverso da quello razionalista, basato invece sull'idealismo, le nostre valutazioni in merito al pensiero di Kant tenderebbero logicamente a porre un filtro, un medium posto tra il nostro sistema percettivo delle cose e quello in cui Kant si era collocato storicamente. Ne consegue che tutti gli assunti originali possono facilmente essere reinterpretati e, il più delle volte, giudicati secondo il 'gusto' imposto dalla cultura corrente. Un altro esempio può essere quello relativo alla lettura del Medioevo: noi non sappiamo valutare quel periodo storico in maniera davvero obiettiva, poiché le nostre conoscenze sul Medioevo sono filtrate da posizioni culturali che discendono ancora, per la maggior parte, dalle interpretazioni ottocentesche, romantiche. In quanto interpretazioni, molte informazioni risultano falsate, congetturali, deformate o addirittura velleitarie. E' normale che sia così, anche se non dovrebbe esserlo. Cosa fare allora per una corretta valutazione di un fenomeno (storico, sociale, politico, filosofico...)? La risposta è semplice, quel che invece risulta difficile è la messa in pratica della soluzione proposta: occorre possedere una mente e una coscienza talmente aperte ed elastiche da comprendere e accettare -seppur per un tempo necessario- quella cultura così diversa dalla nostra. Occorre studiare, conoscere. In questo modo è più facile appropriarsi dei criteri di valutazione tra i più vicini a quelli posseduti da chi aveva vissuto direttamente la contemporaneità del fenomeno. In poche parole, utilizzando un esempio concreto, è più facile valutare obiettivamente l'arte aborigena soltanto se mi avvicino (senza filtri) a quella cultura, studiandola profondamente.
Mi è capitato di discutere di anarchia con amici non anarchici -ma inclini alla comprensione- ed ho capito che il loro metro di giudizio, condizionato dal modello culturale dominante, non permetteva loro di capire sino in fondo certi snodi fondamentali su cui si dipanano le idee anarchiche. Difficile, ad esempio, far capire che le azioni di un anarchico sono sempre funzionali ad obiettivi di ampio respiro, alle istanze delle generazioni future e dell'intera umanità. Un anarchico guarda sempre avanti, anzi oltre, per il bene di tutti. L'avanguardia anarchica è troppo audace per essere compresa attraverso il modello culturale imposto, dominante e pressoché egoista. I miei amici facevano il seguente discorso: 'comprendiamo i valori dell'anarchia e li condividiamo, ma noi andiamo a votare perché un nuovo governo può risolvere i nostri attuali problemi, anche se in parte'. Da questa frase si capisce che l'urgenza dei miei amici è quella di risolvere i problemi della loro generazione, di due al massimo. Ne consegue l'errore di sempre e cioè quello di dire 'bella l'anarchia, ma per adesso voto, poi si vedrà'. E in questo modo si garantisce l'oppressione statale per altre migliaia di anni, perpetuando ad libitum il dominio dell'Uomo sull'Uomo.
Alla luce di queste esperienze dirette e quotidiane, penso sia più utile anzitutto programmare, anzi, riprogrammare una vera strategia di informazione anarchica. Se n'è già parlato in questo blog (qui). Gli errori odierni di interpretazione sull'anarchia, perciò, non soltanto sono il frutto di una distorsione pianificata da parte dei sistemi statali e degli apparati ad essi collegati (anche la scuola), ma anche di uno scollamento culturale, di una distanza storica, addirittura epidermica, e di una non conoscenza dell'anarchismo. Per questi motivi vi è molta diffidenza anche nell'accettare soltanto l'offerta di un approccio corretto all'anarchia. L'interlocutore cade sovente nella ricerca di minuziosi cavilli che sono pretesti pur di non accettare l'attuazione dell'anarchismo. E sono cavilli che nascono proprio da una incoerente e non obiettiva valutazione delle cose. Come dire, ad esempio: valuto il sistema comunicativo delle formiche sulla base della mia conoscenza in fatto di comunicazione; in questo caso è evidente che, se avessi voglia di smontare la teoria della trofallassi e difendere il mio metodo comunicativo, potrei trovare cavilli del tipo seguente: 'sì, ma le formiche non possiedono internet'; e in questo modo chiuderei soddisfatto l'argomento, evaderei la fastidiosa pratica e buonanotte, non sapendo che quella delle formiche è una comunicazione differente della nostra, fors'anche più complessa.
D'altra parte, quando qualcuno cerca di sfidare l'anarchia con la solita domanda (altro cavillo) 'ma come la mettiamo con la natura dominatrice dell'essere umano'? anche Errico Malatesta aveva dato una risposta precisa: è una questione di 'ambiente'. In un contesto culturale diverso da quello in cui ci hanno calati, dove invece dell'edonismo e del capitalismo vige la fratellanza e la concreta solidarietà, l'individuo acquisirà un imprinting in tal senso e si comporterà di conseguenza, in modo tale che ogni atto di dominio sul prossimo sarà percepito come qualcosa di distruttivo, per sé e per il contesto. E' perciò una questione di coscienza da edificare, di una nuova consapevolezza da acquisire, occorre un nuovo sistema culturale. Difficile da comprendere, oggi, se valutiamo questo con il consueto criterio di valutazione, appunto. Pensiamo a un neonato che cresce in un ambiente culturale pacifico, solidale, libero; quel neonato diventerà un individuo adulto che agirà in funzione di quel contesto per mantenerlo (e mantenersi) libero e pacifico, comprenderà da solo che la malvagità è controproducente per sé e per gli altri. Ogni eccezione confermerebbe la regola. Del resto, esiste già una pedagogia volta in tal senso, ma di cui non si parla. Se vogliamo pescare anche nella Storia, ci sono stati molti intellettuali che hanno affermato che la malvagità della natura umana, in sé, non esiste, poiché in natura è più forte l'istinto di sopravvivenza piuttosto che l'autodistruzione. Semmai, la malvagità è figlia del contesto culturale in cui gli esseri umani vivono, o meglio, sono costretti a vivere. La Natura ce ne dà molti esempi e anche il formulario verbale comune: un animale tenuto in gabbia si dice posto in cattività. E citando Leon Shenandoah, il saggio capo pellerossa, potrei aggiungere che un animale fuori dallo stato di cattività non è selvaggio, ma semplicemente libero.
Naturalmente, non sono mancati altri cavilli da parte dei miei amici, posti sottoforma di domanda, come questa: 'se ritieni che la proprietà privata sia un principio sbagliato, come ti comporti se una famiglia di migranti senza tetto ti bussa in casa per viverci'? Di fronte a una domanda del genere, il non anarchico tenderà a pensare: 'ottima domanda, vediamo cosa risponde'. Ma anche questa domanda, in realtà, dimostra il fatto che si tende a valutare le cose secondo modelli distanti anni luce da quelli anarchici, cioè rinchiudendosi negli schemi attuali, egoistici (stereotipi capitalisti, conservatori, di stampo borghese). Un anarchico sa bene che in una società davvero libera il problema -aperto pretestuosamente- non si porrebbe neppure, e per gli stessi motivi di cui sopra. E' molto semplice: in una società anarchica ogni individuo avrebbe una casa, senza neppure pagarla (i diritti non si pagano). Utopia? Assolutamente no. Banalizzando -ma come si fa a non farlo adesso- fino a 60 anni fa era un'utopia persino il frigorifero, mentre era considerato normale mettere il burro sul davanzale d'inverno. Oggi abbiamo un'altra cultura, appunto, e potremmo considerare anormale chi ripone ancora il burro fuori dalla finestra. Se questo possa bastare ad allontanare anche l'altro cavillo a cui, di solito, viene legata la parola utopia, vorrei anche ricordare che le società anarchiche si sono davvero realizzate, solo che nessuno viene a scrivercelo sui libri di Storia, ovvio. Certo, se non ci fossero state le armi fasciste e comuniste (comunque statali) ad estinguere ogni volta quelle società, a quest'ora l'anarchismo sarebbe la consuetudine. Anzi, non ci sarebbe bisogno neanche di parlare di anarchia.
Morale: anzitutto è completamente sbagliato tentare di criticare l'anarchismo se lo si soppesa con una bilancia completamente starata o predisposta alla misurazione di altri sistemi, come sempre avviene, cercando mille cavilli che non hanno neppure motivo di esistere. In secondo luogo, occorre predisporre urgentemente gli individui alla consapevolezza dell'anarchia, intesa davvero come opzione politica e filosofica, nonché come modello alternativo di vita, alfine libera da gerarchie (che generano inevitabilmente violenza e sperequazioni). Urge perciò una propaganda che parta dall'inizio, dall'a-b-c dell'anarchismo. I cittadini potranno oggi anche andare a votare, ma se resi al più presto coscienti del vero pensiero anarchico, essi non avranno bisogno di molto tempo ancora per capire autonomamente e in maniera chiarissima che il loro voto li rende schiavi (e rende schiavi anche noi). Non ci saranno, per molto tempo ancora, cittadini che diranno 'per ora voto, poi si vedrà'. Non ci saranno, per molto tempo ancora, cittadini che non sanno guardare e concepire oltre la destra e la sinistra, oltre questa politica profondamente ingiusta e che dura ormai da troppo tempo. E' tempo di cambiare.
EDG
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Non ascoltiamoli più!

Dopo anni di proteste completamente ignorate dal governo, di tutti i settori, ma soprattutto della scuola, adesso è venuto il momento di creare noi un muro. Non ascoltare più le menzogne del governo, della Gelmini, di Tremonti, di tutti i fascisti e i razzisti a 20 mila euro mensili di base. Andare direttamente all'obiettivo senza alcuna mediazione, senza doverci soffermare sui proclami propagandistici di un governo fallito e autoritario, di pseudoministri distruttori della civiltà e dell'unione popolare.
Il governo mette in atto la sua strategia del terrore, con bombe nei metrò (che per fortuna ancora non esplodono), con annunci terrorizzanti, con dispiegamenti di polizia... Ma tutto questo dimostra soltanto la debolezza e la paura del governo e dello Stato, di quella vecchia borghesia che ancora resiste attaccata al conservatorismo più nocivo per il progresso e che vuole la società imprigionata in caste e sfruttata sul lavoro, sulla vita.
Allora basta, non ascoltiamoli più, sono soltanto maschere vuote. La tv continua a dare la parola a coloro che da sempre ce la tolgono. La tv concede ancora a questi loschi figuri la possibilità di difendere l'indifendibile, di fare ancora propaganda al veleno spacciandocelo per elisir di lunga vita. Ma sappiamo che la tv non è dalla nostra parte, non lo sarà mai finché non ce ne impossesseremo. Non lasciamoci intimidire da questi fantasmi che noi stessi abbiamo creato. E' sufficiente un soffio di indifferenza e ogni ectoplasma svanirà. Il futuro siamo noi, con le nostre libere idee.

PS E' scritto sulla barca di Moitessier (nella foto): 'Tutto quello che gli uomini hanno fatto di bello e di buono, lo hanno costruito con il proprio sogno'.

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martedì 21 dicembre 2010

Post-illa

Poco fa abbiamo scritto il post relativo al perbenismo italico borghese che si manifesta persino nelle proteste di piazza. Il contesto era quello delle proteste degli studenti, annunciate pacifiche per domani.
E' dimostrato che un'azione di forza contro il governo risolva le questioni più di mille cortei-processioni. I ragazzi dovrebbero allora sfondare le porte del palazzo e occupare le sedi istituzionali? Volendo dar credito (e lo diamo) anche alle parole di Mario Monicelli, sì!
Ma oggi c'è un modo diverso per fare la rivoluzione e questo modo diverso ce lo ha insegnato proprio Berlusconi: è la TV! Finché sei presente in tv allora esisti. Ed è qui il punto. I ragazzi preannunciano per domani azioni pacifiche, ma sappiamo che con queste azioni non si fa nulla. Ma ecco che viene in soccorso la TV. Già, perché ora, attraverso questo medium, tutti conoscono il problema, tutti sanno che i ragazzi sono contro la riforma Gelmini e tutti conoscono adesso qual è il piano degli studenti in lotta e quello criminale del governo.
La tv è un'arma micidiale e, in virtù di ciò, può darsi che il decreto venga ritoccato, può darsi che si giunga a un accordo. Non lo sappiamo di preciso, ma può esserci qualche sorpresa, domani o nei giorni a venire, anche con i cortei allegri e da processione. L'importante è che in tv se ne parli.
Ricordiamo che due anni fa, all'inizio della messa in atto della riforma, nessuna tv aveva parlato del mega licenziamento di massa degli insegnanti, nè delle scalate sui tetti da parte di questi ultimi, nè degli scioperi della fame, nè degli incatenamenti e delle occupazioni dei Provveditorati, niente! Anche i sindacati facevano orecchie da mercante. Il risultato è stato che la riforma degli altri ordini e gradi di scuola è passata. Oggi è diverso, oggi la tv sta dando informazione circa le azioni dei ragazzi. La tv entra nelle coscienze meglio di una palla di cannone alla porta del Parlamento. Vedremo in che modo si comporterà la cricca massonica.

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Italiani? Sempre brava gente

Di fronte a un certo tipo di ostinazione e di arroganza governativa e statale, credere ancora che serva l'intervento pacifico per ottenere i propri diritti è una pura illusione. Questa sì è utopia! E sì che di occasioni per dimostrare di essere buoni e calmi ce ne sono state (sia oggi, sia anche nella Storia). Immaginate un governo che licenzia 130 mila lavoratori solo nel settore dell'istruzione, che sforna la più grande e malvagia legge per distruggere la scuola pubblica, che da sempre se ne infischia delle richieste di dialogo degli studenti, e via discorrendo, come possono i cortei pacifici risolvere le cose? Come si può pensare ancora questo?
Resiste ancora, ahinoi, l'idea stereotipata secondo cui la dimostrazione di quiete del popolo possa prevalere sulla forza violenta dello Stato e del governo, e addirittura vincere. Incredibile. Ma da dove arriva questa assurda convinzione? Quali sono le sue radici culturali?
Il perbenismo è una matrice tutta borghese, dalla quale non ci si vuole proprio staccare, intriso nell'olio della dottrina cattolica di cui la borghesia è lo sponsor ufficiale. E finché questi vecchi e decrepiti modelli borghesi resisteranno dentro la nostra coscienza, ogni tipo di oppressione statale avrà vita facile. Il bon-ton è ovunque, si invoca anche nelle manifestazioni e nelle proteste, allorché si dovrebbe invece infischiarsene di quelle regole e tirar fuori le palle. Peccato che quei modelli vincolanti e incartapecoriti non valgano mai per coloro che li impongono al popolo. E sì che i borghesi sono proprio loro, al governo!
La borghesia è una piaga sociale, è un sistema che chiude ogni possibile svincolo di libertà personale e collettiva, è un codice carcerario, il cui figlio si chiama conservatorismo. Chi non si attiene al bon-ton è considerato pazzo, anormale, sovversivo. La borghesia vive sulle spalle del popolo, è un parassita, ti ciuccia il sangue ma tu non puoi ribellarti, altrimenti fai la parte del violento, e questo non sta bene. E lucidati le scarpe prima di uscire!
La borghesia è quel sistema stretto in cui solo i privilegiati (quelli che tu hai votato) possono dire e fare, disdire e disfare. Tutti gli altri zitti e... buoni! Che ne sapete voi delle buone maniere? Imparate, popolo di rozzi! Non vorrete certo apparire nelle manifestazioni come pezzenti che maneggiano pietre! Un po' di contegno, orsù! Non vi abbiamo insegnato a stare buoni, in fila? Non vi abbiamo mai detto che bisogna porgere l'altra guancia? Ma certo che ve l'abbiamo detto! Allora cos'è quest'idea screanzata di rivolta? Chi vi credete di essere? Qui c'è gente per bene, cribbio! Volete protestare? Fatelo, ma con rispetto, perdio! Avanti, mettetevi tutti in fila, così, da bravi, in alto i cartelli, il coro con gli slogan può stare a sinistra. Salutate le forze dell'ordine che sono i nostri angeli custodi, date loro dei fiori. Ah... quando finite non lasciate cartacce per terra, non sta bene, poi tutti a lavarsi le mani che la cena è quasi pronta!
Cosa? Come dite? La riforma Gelmini? Mi spiace, ragazzi, abbiamo deciso che le vostre richieste non possono avere alcun sèguito. Ora andate a nanna che è già tardi. Mi raccomando la preghierina, poi mamma e io verremo a rimboccarvi la copertina.



POST-ILLA
E SI CANTA IL WAKA WAKA

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lunedì 20 dicembre 2010

Flatlandia combatte i pregiudizi sull'anarchia

Brutta cosa essere rinchiusi dentro certe convinzioni, costretti dentro limiti e pregiudizi. Ogni pregiudizio è una prigione, un limite. Ancora più brutto, quando si ignora di vivere in quelle prigioni e si crede di essere nel giusto. E allora succede persino che quello in cui crediamo -che magari è totalmente sbagliato- ce lo difendiamo con tutte le nostre forze, inconsapevoli di stare difendendo, invece, le posizioni di coloro che ci hanno inculcato quelle conoscenze sbagliate o distorte, costruendoci intorno recinti, limiti, occlusioni mentali. Insomma, a non voler essere elastici e aperti mentalmente, si rischia di difendere più o meno involontariamente chi ci ha tolto la libertà. E' quello che succede quando un cittadino, abituato a questo sistema politico, si imbatte nell'anarchia. La coscienza di quel cittadino è talmente intrisa di pregiudizi che non riesce a credere, o meglio, non vuole credere alla soluzione politica anarchica, non la accetta a priori. Allora lo vedi, quel cittadino, lo ascolti lamentarsi della situazione sociale, personale, si contorce dalla rabbia e invoca aiuto, vuole una nuova politica più giusta, dove egli possa finalmente essere davvero libero, ma non ce la fa a scrollarsi di dosso (anzi li difende) quei pregiudizi che i propagandisti di Stato gli hanno imposto fin dalla sua nascita, come in un imprinting. Che fare? Illustrargli l'opzione anarchica può significare ricevere due macrotipi di reazione: 1) il cittadino difende in maniera tenace le proprie convinzioni di partito, cominciando a costruire un frasario sulla base della gamma completa di stereotipi che egli ha sentito dire in merito all'anarchia (è un'utopia, è caos, è violenza, non si può fare, questa è già anarchia non ti basta?, ma come si giustificano le bombe?, come sarebbe il mondo se tutti facessimo quello che ci pare?, ecc. ecc.). 2) messo di fronte alla possibilità di un vero cambiamento e dimotratogli nel dettaglio che le sue convinzioni sono soltanto pregiudizi, quel cittadino incredibilmente... ignora, volta la faccia, preferisce non vedere, non risponde, evade. Un atto di codardia? Si tratta di una grande paura, quasi di tipo atavico, il cittadino si comporta come l'aborigeno che teme di essere fotografato perché pensa che la macchina fotografica possa rubargli l'anima; nel caso del cittadino, si tratta di coscienza, piuttosto che di anima. In certi casi l'interlocutore si crea una difesa fatta di mille cavilli, anche i più inutili e minimi (talvolta rendendosi davvero ridicolo o paradossale) che se mai questo suo sistema di ricerca critica di elementi negativi dovesse applicarlo allo Stato (e non all'anarchia), saremmo un popolo libero da centinaia di anni! Ai tempi dei miei studi accademici, il professore di 'Teoria della Percezione e Psicologia della Forma' ci parlò del libro 'Flatlandia' di Edwin A. Abbott, un romanzo inglese di fine Ottocento. Il riferimento al corso accademico è evidente, dal momento che il romanzo parla di una popolazione che viveva (quindi percepiva) in un mondo fatto esclusivamente di due dimensioni, un popolo abituato a concepire solo quel dato contesto e che non poteva ammettere l'esistenza della terza dimensione. Ma il romanzo si presta a ben altri riferimenti, non solo scientifico-matematici. Un giorno a Flatlandia arrivò una sfera, arrivò dallo spazio, e questa sfera cominciò a parlare ad un flatlandiano (un quadrato) dell'esistenza di questa terza dimensione. Ci volle un po' per convincere il quadrato dell'esistenza della terza dimensione, anche se l'aveva sotto gli occhi e gli parlava. La sfera prese quell'abitante e lo sollevò dal suolo, lo portò in alto (bella metafora), e il flatlandiano potè allora constatare che la terza dimensione esisteva veramente, non faceva male, e si liberò dai pregiudizi. Ma poi, quando il quadrato volle dire ai suoi concittadini quello che aveva conosciuto, venne accusato, fu messo persino in carcere (Flatlandia è uno Stato, quindi con gerarchie varie). La metafora è chiara. Flatlandia è lo Stato, la sfera è il messaggero di una nuova dimensione o soluzione, il flatlandiano rappresenta tutti i cittadini prigionieri dei preconcetti imposti dallo Stato, la terza dimensione è l'altra possibilità: l'anarchia. La metafora del romanzo si riferisce espressamente all'anarchia, poiché la seconda metà dell'Ottocento ha visto impegnati sul fronte anarchico quasi tutti gli intellettuali, anche Edwin A. Abbott, il quale, proprio perchè pedagogo e teologo, ebbe modo di criticare duramente il sistema statale inglese e, in taluni casi, anche la religione. Era l'epoca dei grandi pensatori socialisti, dei padri dell'anarchia, dei 'Baudelaire col fucile in spalla', di John Ruskin, sostenitore delle teorie libertarie e promotore dell'operaio liberato per mezzo dell'arte, il più grande teorico dell'Ottocento inglese (a detta di Giulio Carlo Argan). Nomi e notizie sconosciute ai più, me ne rendo conto, e come potrebbe essere altrimenti in questo nostro sistema statale dove, proprio come a Flatlandia, viene sistematicamente applicata la censura a tutto quel che riguarda l'anarchia e ai mille intellettuali che l'hanno abbracciata e promossa? (Non esiste un solo libro di scuola che dica chiaramente, ad esempio, che Picasso o Breton e mille altri erano anarchici). Ecco perché riguardo a Flatlandia si discute solo sul piano della fantasia e della scienza, non citando mai l'aspetto eminentemente anarchico. Prima di lasciarvi al breve filmato che spiega Flatlandia molto meglio di queste parole, una nota non di margine: quando nel romanzo il quadrato conosce finalmente la terza dimensione, dice alla sfera che anche una quarta dimensione potrebbe, a quel punto, essere possibile. La sfera inizialmente rigettò con forza questa ipotesi, proprio lei! Meditiamo anche su questo? Buona visione. EDG


L'insurrezione è un diritto-dovere del cittadino

Non ci stancheremo mai di ricordare questo articolo della Dichiarazione dei diritti dell'Uomo e del Cittadino:

Quindi, ecco il motivo per cui le proteste degli studenti, dei precari, dei migranti, dei cassintegrati, dei terremotati... devono essere considrate sempre e tutte LEGITTIME. Di seguito potrete vedere il miglior video riassuntivo della giornata del 14 dicembre 2010. Aspettando dopodomani. Viva la rivoluzione!



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domenica 19 dicembre 2010

Questo è il volto dell'aggressore di Cristiano

Ecco la faccia dell'aggressore che ha colpito violentemente con un casco Cristiano Ciarrocchi, il ragazzo quindicenne che aveva lanciato una mela contro un blindato della polizia giorno 14 dicembre 2010. Questo ragazzo è oggi ricercato, forse anche protetto, sicuramente è un fascista che difende il governo e la polizia. Qualsiasi tipo di informazione utile alla identificazione di questo violento può essere inviata alla famiglia di Cristiano, alla seguente mail: controlaviolenza@gmail[punto]com
AGGIORNAMENTO: è stato identificato (QUI)

Il filmato dell'aggressione

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22 dicembre 2010, studenti ancora a Roma contro la 'riforma'

Ragazzi pacifici e colorati? Fuori si fa festa, dentro il palazzo la festa gliela stanno facendo. Si continua a non imparare niente.
Il progetto di 'riforma' dell'Università sarà votato definitivamente al Senato giorno 22 dicembre e gli studenti saranno ancora a Roma per far sentire tutto il loro (e nostro, di tutti) dissenso e sdegno.
Dal momento che il governo ha un magnifico terrore di queste proteste, Maroni ha predisposto una ulteriore superblindatura della zona rossa intorno ai palazzi del potere (che non è mai stato del popolo), riducendo l'argomento politico della 'riforma' a mero problema militare e di sicurezza (sicurezza esclusivamente loro). I fascisti al governo, terrorizzati e terrorizzanti, non sanno più come fare per arginare il fiume in piena della protesta e suggeriscono ai genitori degli studenti di non farli uscire di casa. Ridicoli fascisti! Chi fomenta la violenza sono 'solo' tre apparati: il governo, la polizia, gli infiltrati che si spacciano per manifestanti (anche del servizio d'ordine). Da qui vorremmo ricordare che uno degli slogan preferiti dai fascisti è 'legittima offesa'. Chi sarebbero i violenti, allora? Ridicoli fascisti, e anche ipocriti, come sempre, come anche La Russa (picchiatore fascista negli anni '70) che osa far la predica retorica a chi chiede diritti. Ma con che faccia? NON ASCOLTIAMOLI PIU'!
Il governo, non avendo argomentazioni valide per giustificare i disastri compiuti, nella fattispecie all'istruzione pubblica, difende le proprie scelte scriteriate con l'uso della forza violenta della polizia. E' questa la chiarissima espressione di un fallimento del pensiero e della politica in quanto tale, ammesso che questi mascalzoni nel palazzo siano mai stati dei politici.
Anche se gli studenti mirano a una protesta non violenta, abbiamo visto che frange di fascisti infiltrati provocano disordini al solo scopo di accusare di vandalismo tutti gli studenti. Sappiamo che non è così, sappiamo bene che i sanpietrini sono una legittima difesa all'attacco (anche armato) compiuto dallo Stato contro i diritti degli studenti, contro il futuro del Paese. E per la prima volta negli ultimi 20 anni, anche gli studenti più pacifici stanno dimostrando di non avere alcuna intenzione di prendere le distanze dagli atti di violenza loro ascritti, consapevoli del fatto che un governo despota non si ribalta con soli slogan e palloncini colorati. E' finito il tempo delle manifestazioni-processione? Speriamo di sì. (Correggiamo).
Alla domanda rivolta agli studenti ('siete contro la violenza'?), molto giusta, a nostro avviso, è la risposta continua degli studenti: 'In questi termini, questa domanda non ha senso'. E infatti non ha alcun senso rispondere a una domanda che, tra le altre cose, pone come scopo quello di spaccare il fronte degli studenti e non mira a identificare il vero problema, la vera questione. Qui non si tratta di parlare di violenza degli studenti, ma di quella di uno Stato e di un governo che vogliono smantellare e privatizzare l'istruzione pubblica per fare, di questi studenti, i nuovi schiavi ignoranti di domani.
Nota: domani a Napoli ci sarà un vertice studentesco, dove parteciperanno anche le delgazioni degli studenti londinesi e greci. Il palazzo trema!

ELENCO VIOLENTI, ASSOLTI E PROMOSSI, NON CERTO ISOLATI
ALEMANNO ARRESTATO PIU' VOLTE PER VIOLENZA E PER TENTATO OMICIDIO

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sabato 18 dicembre 2010

Identifichiamo questo criminale!


Il fascismo, le sue radici, i suoi frutti.
Esprimiamo tutto il nostro sdegno e il nostro grande dolore che ci opprime il cuore a causa di questo atto vigliacco e violento compiuto da un fascista criminale ai danni di Cristiano, un manifestante quindicenne, ora ricoverato in condizioni serissime. Maroni e le televisioni non devono permettersi di gettare fango sui manifestanti, perché la vera violenza appartiene ai fascisti e ai governi difesi dalle polizie! Chi manifesta chiede solo diritti, se nessuno glieli dà (o ridà) se li prende! E' una regola naturale. E contro la violenza del governo (e dello Stato) lanciare una mela contro un mezzo blindato, come ha fatto Cristiano, è ben poca cosa, anzi nulla. Rivoluzione!

E ricordiamo un articolo che, chissà come mai, non viene mai citato:AGGIORNAMENTO DEL 19 DICEMBRE 2010: è stato identificato.

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Attenzione! Questo post, da diversi anni, viene distorto nel suo vero senso, strumentalizzato e interpretato in modo opportunista da parte ...

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