domenica 28 febbraio 2010

Scuole in protesta anche a Roma. Chiediamo le dimissioni della Gelmini

A partire da 13 marzo 2010, cioè dal giorno successivo allo sciopero generale della scuola, 22 Istituti di Roma interromperanno le lezioni (un giorno a testa), per protestare contro la 'riforma' Gelmini. A conti fatti, dal tempo del movimento dell'Onda ad oggi, le proteste non sono mai cessate, continuano con incredibile (ma dovuta) determinazione. Ma con altrettanta determinazione il governo insiste a fregarsene e a tagliare, a inasprire le sanzioni alla cultura, a licenziare selvaggiamente, a regalare i nostri soldi alla scuola privata, rubandoli all'istruzione dei nostri figli.
Mentre gli Istituti romani, costituitisi in un unico coordinamento permanente, si asterranno dalle attività didattiche, studenti, genitori e docenti manifesteranno davanti al Ministero dell'Istruzione Università e Ricerca (MIUR). Ci saranno picchetti e assemblee pubbliche, si raccoglieranno adesioni. E fintanto che le adesioni continueranno a pervenire, la mobilitazione non cesserà. I media saranno costretti a parlare della protesta. Ma ovviamente l'attenzione mediatica non sarà l'unico obiettivo.
Intanto chiediamo a tutti coloro che sono impegnati nell'organizzazione delle proteste, di inserire tra i punti fondamentali le dimissioni del ministro Gelmini. Dal punto di vista del sistema dell'istruzione pubblica, la Gelmini ha fallito su tutta la linea, quindi va cacciata. E siccome le proteste del mondo della scuola non finiranno con i passaggi televisivi, ma andranno avanti ad libitum fino a che non si raggiungerà lo scopo, noi continueremo a dire che la Gelmini deve ritirare la sua 'riforma', reintegrare i precari licenziati, immettere in ruolo i precari sui posti vacanti, pagare il debito miliardario che ha con le scuole, parificare gli stipendi dei docenti sulla media europea e immediatamente dopo dimettersi (ma se vorrà dimettersi anche subito, a noi sta anche bene).
Sappiamo che la Gelmini è solo un burattino ignorante nelle mani di Berlusconi e di Tremonti, ma il Ministero è stato offerto a lei, perciò dovrà essere lei a dimettersi. Noi non paghiamo ministri che sfasciano l'Italia e la scuola pubblica! Già che ci siamo, si dimetta tutto il governo di corruttori, piduisti e mafiosi!

La mobilitazione romana

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L'Aquila e il popolo delle cariole: cittadini in libertà vigilata

L'operazione svolta a L'Aquila dai cittadini si configura come un atto di grandissima dignità e di forte denuncia. Il popolo delle cariole si è dato appuntamento e ha lavorato duramente per rimuovere parte delle macerie rimaste colpevolmente nel centro storico. Macerie simboliche sono poi state riversate davanti la sede del Consiglio regionale, al fine di sollecitare interventi risolutivi da parte delle istituzioni. Plaudiamo all'iniziativa dei cittadini e alla loro determinazione e che sia d'esempio per tutti, poiché di fronte a un governo di sola propaganda, di 'bla bla' mediatici, l'unica cosa da fare è sbracciarsi e riprendersi l'Italia, da soli!
Quello che sconsola non è certo l'azione dei cittadini aquilani, bensì il comportamento delle istituzioni -miracolosamente ricomparse- e che hanno dovuto regolamentare la raccolta. Di fatto, tutta l'operazione si è svolta alle condizioni stabilite dalle istituzioni e sotto la loro supervisione. Anche se tutto si è svolto bene e puntualmente, da un punto di vista etico e civico l'operazione è stata condizionata dalla presenza delle istituzioni che hanno posto anche il divieto di entrare a Piazza Palazzo, se non a soli 45 cittadini (in seguito a mediazione). Le istituzioni hanno quindi dimostrato di essere loro i veri padroni della città, i cittadini hanno eseguito gli ordini. Al di là del risultato comunque ottenuto (e ne siamo felici), le nobili intenzioni dei cittadini sono state filtrate, viziate da una presenza che poteva anche rimanere a dormire, come ha fatto fin ora. Ciò dimostra il fatto che quando il popolo si sveglia, allora anche le istituzioni si muovono, ma non per rendersi utili, bensì per ricordare chi è il padrone.
Morale generale: da parte dei cittadini non c'è mai un vero controllo della cosa pubblica. In qualche modo, il cittadino deve sempre essere controllato, indirizzato, governato. E' l'antica logica del sistema e dell'ordine costituito: cittadini in libertà vigilata, sempre e comunque, depauperati del vero potere. Struttura piramidale, gerarchica.
Allora ci piacerebbe che quelle macerie simboliche trasportate fin davanti la sede del Consiglio regionale, servissero per stigmatizzare l'assenza delle istituzioni quando queste potevano servire veramente. Macerie simboliche per dire: 'la città ci appartiene e la gestiamo noi'.

Il video della catena umana

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sabato 27 febbraio 2010

I 'David' di Donatello e di Michelangelo

Ci sono circa 60 anni di differenza tra i due 'David'. Ma questa non è l'unica differenza. Dobbiamo anzitutto avvertire il lettore che le sculture poste a confronto nell'immagine non rispettano le reciproche proporzioni, poiché la statua di Donatello (a sinistra) è alta quasi 1,60 metri, mentre quella di Michelangelo ne misura 5, all'incirca. 
Perché parliamo di queste opere in un blog di denuncia sociale? Perché il tema trattato, desunto dal passo biblico, può condurci in una riflessione sul concetto di 'azione liberatrice'. Un ragazzo che sconfigge un gigante si presta amabilmente a molte interpretazioni, in questa nostra quotidianità Come sempre, non ci occuperemo prevalentemente dell'aspetto iconico, ma indagheremo ciò che questi due artisti avevano posto come intenzione-base per la realizzazione dei rispettivi 'David'. 
Ben sappiamo che l'indole stilistica di Donatello è molto popolare, le sue figure si ispirano ai modelli desunti dalla realtà fiorentina, anche 'grossolani'; ma per il suo 'David', Donatello sceglie un costrutto filiforme, elegante, esile. Questo non soltanto perché Donatello, essendo amico di Brunelleschi, aveva tratto da quest'ultimo esempi di armoniosa estetica, piuttosto perché aveva voluto sottolineare la sperequazione fisica tra i due contendenti: David, un ragazzino esile, contro un gigantesco Golia. La storia scolpita, perciò, procede su questa linea di contrasto fisico e generazionale. Il ragazzo è talmente gracile da lasciarsi sbilanciare dallo spadone, i fianchi assecondano lo sbandamento prodotto dal peso della lunga lama e lo sguardo è quello incredulo di un bambino che non avrebbe mai pensato di farcela. L'azione si è già conclusa. 
Nel David di Michelangelo l'azione deve ancora compiersi. Il ragazzo, seppur elegante, ha le mani forti e grandi, muscoli armoniosi ed elastici. Ma qui non occorre molta agilità, bensì determinazione, concentrazione e mira. Il capo è girato in direzione di Golia, la fionda già caricata e pronta, lo sguardo attento e accigliato, concentrato. Sappiamo come finirà e sembra che anche questo David lo sappia, a priori. Michelangelo esprime sicurezza, rabbia, tensione, calcolo, prefigurazione attenta. E' il preludio di una vittoria. Dato che molti ingressi nel blog puntano a questo post, immaginiamo che si tratti di ricerche eseguite da studenti. Allora ci piacerebbe sapere dagli studenti se le verifiche o le interrogazioni su questo argomento sono andate bene. Fatecelo sapere con un commento. PS. Se dovessero andare bene, il merito non è nostro, ma di Giulio Carlo Argan ;-) Tutti i nostri post di Arte

venerdì 26 febbraio 2010

La prescrizione non è un'assoluzione

Scriviamo al TG1 di Minzolini, spiegando che la loro propaganda di regime è tanto patetica quanto ignobile e ingrata. Spieghiamo al TG1 che siamo noi a versare il canone e che noi pretendiamo un'informazione seria e veritiera, senza censure e fraudolenze. Basta con questi giornalisti chinati a 90°, senza più dignità personale ed etica professionale. Noi paghiamo per avere un'informazione corretta, non regi proclami sbavati e puzzolenti!
A fronte della sentenza della Cassazione di ieri che PRESCRIVEVA il reato di corruzione dell'avvocato Mills (in cui Berlusconi ha giocato la parte del corruttore), oggi il TG1 ha miracolosamente cancellato il reato, ha fatto credere che nessuno sia colpevole, parlando di ASSOLUZIONE.
In quella sentenza si parla di reato prescritto, non di reato cancellato! Ciò vuol dire che il reato è stato commesso, riconosciuto, attestato, certificato, registrato, verificato.
La prescrizione di un reato può esistere solo se esiste un reato. Se il TG1 vuole parlare di assoluzione, allora DEVE INFORMARE BENE E COMPIUTAMENTE, dicendo a chi paga il canone che Mills è stato assolto a seguito della richiesta di prescrizione del reato e non perché il reato non lo ha commesso.
SIA MILLS, SIA BERLUSCONI SONO PERCIO' COLPEVOLI!
MINZOLINI SEI FALSO E SERVO!
I CITTADINI ONESTI NON TI VOGLIONO!

La nostra mail al Tg1:
Con sempre più consolidata indignazione, abbiamo assistito alla miracolosa cancellazione del reato di Mills (e di Berlusconi) operata dal Tg1 di oggi. Considerato che gli italiani sono anche quei cittadini che pagano il canone Rai, quindi anche il Tg1, ci teniamo a farvi notare che la vostra informazione non è assolutamente corretta e onesta. Nessuno di voi è corretto e onesto nei confronti di chi paga il canone (ma a ben vedere anche di chi non lo paga). Asservire il regime non è il compito della Radio Televisione Italiana (dicesi italiana e non governativa).
Nell'attesa (breve) che il nostro post, insieme a molti altri, faccia il giro della rete per una corretta informazione sulla PRESCRIZIONE del reato di Mills, vi esortiamo a ristabilire quell'autorevolezza e quell'onestà che si conviene a un TG nazionale e a informare la gente nella maniera più civile e obiettiva.



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giovedì 25 febbraio 2010

L'Aquila contro gli avvoltoi. Domenica 28 febbraio raccolta autonoma delle macerie

Il 60% degli italiani pensa ancora che a L'Aquila (e paesi limitrofi) tutto sia già a posto. Si tratta di quel 60% che crede ciecamente alla tv e, anche in questo caso, si è lasciata abbindolare dalla propaganda del governo. A L'Aquila ci sono ancora le macerie e quel maledetto terremoto è servito solo a costruire un megaspot per Berlusconi. Adesso ci sono avvoltoi che stanno lucrando sulla vita dei cittadini, sulla città, su tutto! Che fine hanno fatto le nostre donazioni? Dov'è la trasparenza?
La 'ricostruzione' non prevede lo sgombero delle macerie, nessuno le toglie e non si ricostruisce un bel niente!
Allora l'Aquila ha deciso di alzare la testa contro tutto e contro tutti. I cittadini hanno preso la decisione di non avere a che fare con gli 'apparati ufficiali', con la 'Protezione civile', con il governo. Faranno da soli. E noi vogliamo dare voce a questa iniziativa che, speriamo, cari lettori, vogliate far circolare il più possibile, al fine di far emergere lo scandalo della speculazione in atto in Abruzzo ed il menefreghismo di questo governo, buono solo a farsi propaganda, sempre e comunque, anche sulle spalle di chi non ha ancora una casa o è relegato in alberghi o chissà dove, lontano dalla propria città. Una città fantasma -L'Aquila- che non merita questo trattamento e che vuole tornare a vivere.
I cittadini toglieranno da soli le macerie! Fanculo tutti!
Pronte le vanghe e le cariole, domenica 28 febbraio, dalle ore 10 alle ore 16, ritrovo in piazza Duomo. Chi vuole andare a dare una mano può farlo, senza divise addosso! Chi vuole ufficializzare la propria presenza, può iscriversi a questo gruppo su facebook.
Cada tanta vergogna su questo governo di mafia e di promesse non mantenute! Cada!

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mercoledì 24 febbraio 2010

TV e funzione autoreferenziale: il 'Modello Jakobson' è da rivedere

In ogni programma della Rai viene ricordato di pagare il canone. La canzoncina dello spot, ormai, la miagolano anche i miei gatti (talmente è martellante). Se al suo posto fosse stato mandato in onda uno spot sulle menzogne di questo governo, oggi avremmo dovuto cambiare il nome del blog (felicemente).
Un'arma micidiale, la tv, in mano ai governi di turno!
Se penso al 'Modello Jakobson', mi rendo conto che c'è un errore, o meglio, una lacuna (ma nel 1956 che ne sapeva Jakobson? La tv, in Italia, era neonata). Quale lacuna? Manca una funzione nel processo comunicativo teorizzato da Jakobson, cioè quella autoreferenziale.
In ogni programma, la tv non fa altro che pubblicizzare se stessa e i suoi personaggi, in un'autoreferenza contina. Guardiamo i quiz, ad esempio: su dieci domande, almeno la metà si riferiscono alla vita e agli atti dei personaggi dello spettacolo. Come si chiama la trasmissione di Mike Bongiorno inaugurata in tale anno? E ti dànno pure le opzioni (Lascia o raddoppia, Rischiatutto, Flash). E nei TG? Tra le notizie, certe volte, è presente anche quella relativa all'ultima uscita del cd di questo o di quell'altro cantante. O l'imminente esordio di tal attore in tale ruolo (magari con intervista all'attore). Per non parlare della presenza dei cinepanettoni, spalmati in ogni trasmissione. Potrei andare avanti, ma penso che questi esempi già bastino. E poi, questo martellamento continuo sul pagamento del canone che... vabbè... sarà anche pubblicità, ma enormemente esagerata e poi a chi? A Minzolini e Vespa? A Ratzinger e servi vari? Non bastano gli introiti della pubblicità? Non mi piace che si pubblicizzino armi. E non mi piacciono le armi!
Quel che penso è che un medium basato sulla funzione autoreferenziale sia fortemente viziato da una debolezza di fondo, da una fragilità consapevole che vuole essere mascherata ad ogni costo, al fine di autopreservarsi il più possibile. Ma se la tv è parte del sistema, se ne deduce che tutto il sistema è fragile ed ha enormemente paura di estinguersi. Basterebbe un niente... una buona coscienza critica da parte di ognuno di noi, perché tutto volga al meglio e al giusto.

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martedì 23 febbraio 2010

Lettera a un docente berlusconiano, licenziato dalla Gelmini

E magari avevi anche bisogno e voglia di lavorare, di insegnare con il dovuto trasporto, con la consueta passione di chi svolge questo mestiere. Che poi non è un mestiere vero e proprio, ma una sorta di missione. Non è stato proprio un caso il fatto che tu sia stato licenziato. Diciamolo subito, a scanso di equivoci: noi non siamo contenti che tu abbia perso il posto di lavoro, che tu sia stato risucchiato dal vortice malefico di questa 'riforma' scellerata, dissennata, criminale.
Quando tu ti alzavi la mattina presto e ti attendevano chilometri di strada per raggiungere la tua scuola, per 1200 euro mensili, noi eravamo vicino a te e ai tuoi alunni, consapevoli della tua professionalità. Lo eravamo anche quando i tuoi alunni ti facevano arrabbiare o quando un collega ti 'obbligava' a fargli un'ora di sostituzione perché malato. Ti eravamo vicini quando eri tu malato di stress. E adesso ti mancano quelle arrabbiature! Ti manca quel collega malato, quell'ora di sostituzione e persino quello stress e il maledetto mal di testa. Ti manca il lavoro e la dignità! Ne siamo sinceramente dispiaciuti.
Dovremmo forse essere un po' caustici e sadicamente cinici con te, tu che hai scelto volontariamente, con il tuo voto, un governo che ti ha preso in giro e messo ai margini. Ma noi non riusciamo a biasimarti, tutti possono commettere un errore; stigmatizzarlo non servirebbe a niente, almeno da parte nostra. Conosciamo il dolore che provi, oggi. Conosciamo la tua angoscia e il tuo pentimento e, di certo, sappiamo che non ricommetteresti l'errore. Solo ci chiediamo il motivo per cui una persona intelligente come te abbia potuto consegnare anche la propria esistenza nelle mani di un governo che -si sa- di fronte a un bisogno di risorse, non esita a falciare la cultura, quindi la scuola, la tua scuola. Due calcoli ce li saremmo fatti prima, consapevoli dei principi su cui si basano, da sempre, le destre.
Ora, noi di ITALIANI IMBECILLI ci auguriamo che tu possa trovare un lavoro qualsiasi, un palliativo per vivere e per mascherare quel senso di vergogna latente, un motivo per ritrovare la tua dignità. Ci auguriamo che tu possa continuare a sperare nel futuro (anche quello dei tuoi figli, se ne hai). Qui troverai sempre una parola di sostegno e di solidarietà.
Ma quello che noi auspichiamo di più, credici, è non saperti insensibile a ciò che ti è successo, è saperti disgustato, arrabbiato, amareggiato, deluso, è non saperti ancora fermamente convinto che questo governo stia facendo il bene tuo e del Paese. Ma se il nostro auspicio dovesse essere disatteso, se davvero credi ancora che questo governo sia meritevole della tua attenzione, allora, per il bene del Paese, saremmo costretti a gioire del tuo licenziamento.


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lunedì 22 febbraio 2010

Il realismo di Michelangelo Merisi da Caravaggio

Parliamo di Caravaggio anche per ricordare la mostra alle scuderie del Quirinale, allestita per commemorare il quarto centenario della nascita di questo grande artista. Una mostra che resterà aperta fino al 13 di giugno. Naturalmente, non ci sarà nessuna agevolazione di prezzo per i meno abbienti, cioè per coloro che, per primi, potrebbero ritrovarsi nei soggetti dipinti dal maestro.
Parliamo di Caravaggio perché realista del Cinque-Seicento. E come tutti i realisti, la sua denuncia è fortissima, implacabile, senza sconti. Ma se i realisti dell'Ottocento denunciavano le ingiustizie sociali, cosa voleva denunciare Caravaggio già 300 anni prima? La Chiesa e la sua Controriforma! Per meglio dire, l'atteggiamento della Chiesa durante la Controriforma cattolica. Un atteggiamento che non è dissimile da quello che sta propagandando il signor Ratzinger. Attraverso la trattazione di questo artista, anche noi vogliamo contestare l'ipocrisia del Vaticano, sempre fervido di consigli e preghiere, moralismi e anatemi, ma tenacemente e contraddittoriamente ancorato a logiche politico-economiche a proprio vantaggio.
Le opere di Caravaggio, anche quelle giovanili (riconoscibili anche perché più luminose), trattano temi e soggetti desunti da una realtà povera, quotidiana, cittadina, miserevole, peccatrice. Perciò non più santi aureolati, ieratici, soavi, puri, ma terribilmente e finalmente umani, fallaci, dai piedi nudi e pressoché analfabeti.
L'assunto di Caravaggio, in fondo, è molto semplice: se Dio esiste, non si trova nelle ricchezze della Chiesa, ma tra i miserabili, tra i peccatori, tra le prostitute, tra i malandrini e i traditori. Se davvero la Chiesa controriformista voleva ri-leggere le sacre scritture con assoluto rigore, allora doveva farlo in tutto e per tutto. Non è forse una prostituta quella Maddalena descritta nei vangeli? Non sono forse due ladroni sul Calvario, insieme a Cristo? Non sono forse poveri pescatori alcuni suoi apostoli? E non è dunque Cristo a scacciare i ricchi mercanti dal tempio? Certamente l'esempio di Cristo, testimoniato e vergato dagli evangelisti, doveva pur avere un valore. Questo valore Caravaggio lo ha concretizzato nella materia del colore e nelle sembianze dei soggetti. Andiamo a vedere chi era davvero San Matteo. Era un gabelliere ossessionato dal gioco d'azzardo. Ed è proprio così che Caravaggio lo ritrae (nella foto), in un miserabile corpo di guardia, durante una bisca tra amici, tutti avidi di soldi e di sollazzi (uno di essi non si accorge neppure dell'ingresso di Cristo nella stanza e rimane a contare i soldi).
Non descriveremo le opere, una ad una. Nè parleremo compiutamente dell'opera nella foto. Non disquisiremo neppure sul colore d'influenza veneta, sulla luce e sulle ombre tipiche della fase matura, anche perché non abbiamo lo spazio acconcio. A noi interessa fornire le motivazioni che hanno spinto questo artista a trattare temi sacri in questo modo, tanto che alcune sue opere vennero rifiutate dal clero.
Allora in chiusura va fatta una considerazione e ci rivolgiamo direttamente a Ratzinger: se Cristo è pietà, probabilmente questa pietà andrebbe riversata nei confronti dei meno abbienti, ma non a forza di preghiere, bensì con atti concreti, a cominciare dalla rinuncia delle proprie ricchezze (come va predicando la Chiesa da 2000 anni), il Vaticano impari da Caravaggio e dia l'esempio, rinunci all'8 per mille (per dirne una).
Se Dio esiste, si trova molto di più nel crudo realismo di Caravaggio che in tutte le stanze dorate del Vaticano. Questo è certo.

Nella foto: 'La vocazione di San Matteo' (1559)

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sabato 20 febbraio 2010

Il Festival di Sanremo fa bene ai bambini (obiettivo fidelizzazione)

Ogni anno, uno degli apparati di distrazione di massa più colossali disposti in Italia è il Festival di Sanremo. Quasi tutta l'attenzione dei media è rivolta a questo evento a cui si legano i soliti sproloqui, i soliti pettegolezzi, le solite battute, le solite inutili questioni. Così succede che per una settimana (e oltre), molti problemi del Paese vengono accantonati o trattati alla stregua di informazione collaterale, a margine. Tutto questo aggrava la situazione già presente nel nostro 'Bel Paese' in merito alla disinformazione televisiva imperante. Che la nostra tv taccia delle mille proteste, dei licenziamenti, dei disagi, dei disservizi, dei privilegi dei politici... lo sappiamo molto bene (e lo abbiamo denunciato più volte), ma se a tutto ciò si aggiunge anche il voler utilizzare la scienza pediatrica per fidelizzare i bimbi alle banalità festivaliere, allora siamo di fronte a un crimine contro la libera formazione della coscienza di ogni infante! Una coscienza che verrà inesorabilmente distorta, in favore di un'idolatria dell'inutile che sarà concepita dall'individuo maturo come qualcosa di inalienabile, inattaccabile, quindi importante.
Diciamo tutto questo perché proprio un pediatra ha dichiarato che il Festival di Sanremo fa bene ai bambini (anche quelli nel pancione), i quali devono poterlo vedere, se vogliono, fino a tarda notte ('sempre che non cadano dal sonno'... Ma certo, altrimenti l'obiettivo fidelizzazione non avrebbe senso). Così, d'un sol colpo, svaniscono anni e anni di studi medici pediatrici e pedagogici, convinzioni già assodate. Niente da fare, i genitori vengono adesso invitati a seguire il consiglio di questo dottor Italo Farnetani. Le motivazioni addotte dal pediatra sono di una banalità disarmante, persino preoccupante.
Anche se non siamo pediatri, vorremmo ricordare a questo dottore che, se musica dev'essere, probabilmente al bambino farebbe ancora meglio ascoltare una ninna nanna cantata dalla propria mamma o lasciarsi sviluppare il cervello da una 'berceuse' di Brahms. Questo nostro consiglio, contrariamente a quanto possa fare la musica del Festival, aiuterà sicuramente il bambino ad acquisire una passione verso note musicali molto più autorevoli e colte (con tutto il rispetto per il nostro amico Cristicchi, ma è tutt'altro genere, che pure amiamo) e probabilmente questi futuri cittadini adulti non rimarranno imbambolati per una settimana davanti agli schermi, sognando di toccare il culo a Jennifer Lopez.

PS. Questo post non ha nessuna intenzione di screditare la cosiddetta 'musica leggera', ma vuole tenere una guardia alta contro chi utilizza le proprie competenze (in questo caso mediche) -o quelle altrui- per fidelizzare i bambini ai 'brand' di qualsiasi tipo.

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giovedì 18 febbraio 2010

Bertolaso sapeva dell'imminente terremoto in Abruzzo?

Leoluca Orlando ha ragione. In merito alle intercettazioni che investono la figura di Bertolaso e il suo entourage (non chiamiamola più Protezione Civile), a destare scalpore non è soltanto lo schifo e il cinismo del contenuto delle telefonate, quanto il fatto che questi 'signori' (Francesco Maria De Vito Piscicelli e il suo cognato Pierfrancesco Gagliardi) sapessero già degli appalti ad essi destinati.
Sghignazzare già alle tre e mezza del 6 aprile, vuol dire pregustare una montagna di soldi sicuri, garantiti.
Ora, può anche darsi che in questo 'sistema gelatinoso' a noi sia sfuggito qualcosa, ma vorremmo comunque porre queste quattro ingenue domande:
1) In che modo gli appalti sono stati garantiti a questi 'signori'?
2) Quando è avvenuta esattamente la trattativa?
3) Se questi 'signori' sapevano in anticipo della ricostruzione, quindi dell'imminente terremoto, il sisma è stato causato artificialmente? (sisma ad Haiti).
4) La popolazione aquilana non era stata avvertita (ma la prefettura sì) per non svelare che il terremoto era stato preordinato?
Non ci aspettiamo che qualcuno risponda a queste domande in questo blog. Ma auspichiamo che la magistratura indaghi fino in fondo, affinché tutte le risposte vengano fornite in un tribunale della Repubblica.

«Gagliardi: ... senti un po’ ma... tu vuoi fare... un bel... un bell’appalto sul lago di Garda... da sette milioni di euro... o è troppo lontano... è una rottura di c... ». Piscicelli: «... no... lascia perdere... mo’ c’è il terremoto da seguire... la prossima settimana devo dare sei escavatori... venti camion... ». Gagliardi: «... uhm, uhm... certo lì adesso ci fanno carne da porco lì... ». Piscicelli: «... eh là c’è da ricostruire dieci anni...»

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lunedì 15 febbraio 2010

Giulio Carlo Argan: 'cercai di essere chiaro, non di essere facile'

Se dovessimo citare dieci personaggi italiani del Novecento che si sono distinti per l'attività intellettuale e culturale, sicuramente tra i primi posti figurerebbe Giulio Carlo Argan. Il blog è certamente un luogo troppo stretto per parlarne compiutamente, ancora più angusto un post, ma se consideriamo il fatto che molti nostri articoli sull'Arte hanno avuto come riferimento anche gli studi e i concetti di Argan, allora pensiamo sia giusto dargli uno spazio esclusivo, dedicandogli questo post. Intellettuale, storico e critico d'Arte, scrittore, professore emerito, direttore editoriale, sindaco di Roma, senatore (pci), curatore di rubriche artistiche per l'Espresso e l'Unità, insignito di vari titoli, promotore della tutela del patrimonio artistico... sono alcune referenze su questa grande figura, ancora troppo sconosciuta, a nostro avviso. Che la tv non parli di Argan non ci stupisce. Neppure l'anno scorso la tv ha proferito parola, in occasione del centenario della sua nascita (1909 - 1992). Quelli che conoscono Argan sono per la maggior parte persone che hanno studiato sui suoi manuali di Storia dell'Arte che si configurano come autentici gioielli dell'editoria, concepiti come libri di testo per gli studenti delle scuole superiori, ma validi anche nelle Accademie e nelle Università. Manuali che hanno visto un ignobile declino, poiché le nuove leve di insegnanti, probabilmente meno preparati, li trovano vieppiù 'difficili', scegliendo al loro posto testi molto spesso dozzinali. D'altra parte, a chi disse che quei manuali sono difficili da comprendere, Argan rispose: 'cercai di essere chiaro, non di essere facile'. E noi vogliamo aggiungere che se un professore non è in grado di spiegare un testo ai suoi allievi, il più delle volte non è colpa dell'autore del testo, ma del professore. Schiere di adolescenti si sono formati su quei manuali, traendone giovamento e trovando nell'insegnante un valido medium per la comprensione, ma oggi quei testi sembrano diventati troppo ostici, persino agli insegnanti. Povera Italia! Le argomentazioni di Argan intorno al mondo dell'Arte non ignorano gli aspetti iconologici delle opere e, proprio per questo, ogni trattazione è ricca di riferimenti storici, letterari, filosofici, sociologici... Argan rifiuta categoricamente la sola lettura iconica, poiché l'evento artistico porta con sè, inevitabilmente e in nuce, implicazioni policulturali legate al contesto, informazioni tra loro collegate e incluse in processi logici e storici. Chi vi scrive, non ha mai riscontrato una sola défaillance di Argan, rispetto alle opere da lui indagate. Come dire: ogni opera è, a suo modo, importante, legata intimamente al suo contesto. Ignorare il contesto è da stolti, occorre indagarlo, conoscerne i caratteri profondi e distintivi, tracciarne i profili culturali. Tutte cose che sono rinchiuse nelle opere d'Arte, in una sintesi formale, stilistica e concettuale. Perciò occorre tutelare le opere d'Arte e lo studio della Storia dell'Arte nelle scuole di ogni ordine e grado. Lo stile narrativo di Giulio Carlo Argan è elegante, a tratti poetico, mai duro o volgare. I periodi seguono un percorso logico preciso che si compie anche attraverso 'richiami a latere' che aggiungono informazioni preziose al filo centrale del discorso. L'uso di termini ricercati non rivelano un'intenzione vanamente retorica e ampollosa dell'autore (mai presente), ma servono per offrire la giusta sintesi al periodo (basta una parola, solo quella), altrimenti compromessa da inutili giri di parole. Questa ricercatezza è un pregio, un valore aggiunto al testo, un'ulteriore opportunità di ricchezza lessicale, non soltanto per gli studenti. Uno stile appassionante, perché appassionato. La spiegazione è fulgida, esaustiva, ricca. Molti capitoli di quei manuali chiariscono il confronto tra opere di epoche diverse in maniera eccelsa, come nel caso dei due 'David' (Donatello e Michelangelo) o della 'Zattera della Medusa' con 'La libertà guida il popolo'. Per non parlare della trattazione di Antonio Canova, dove il rigore dell'aspetto formale neoclassico rappresenta, in verità, la sublimazione di una passione già preromantica, palpabile nei bozzetti in terracotta. E poi... poi ci fermiamo qui, altrimenti rischiamo di tracciare un'agiografia. Lasciamo il link del sito ufficiale, per chi volesse approfondire. Grazie dell'attenzione.
Sito ufficiale

domenica 14 febbraio 2010

Anche 'Diritto ed Economia' subisce gravi tagli nella scuola pubblica italiana

Come sapete, in questi ultimi giorni ci siamo occupati dei problemi della scuola, della cancellazione (o riduzione) delle ore di Geografia e di Storia dell'Arte. Ma queste materie non sono le sole a soffrire dei tagli imposti dal governo.
Pubblichiamo una mail che ci è giunta ieri e che denuncia la drastica riduzione delle ore di 'Diritto ed Economia' negli istituti superiori. Questo taglio di ore viene avvertito dal Coordinamento Docenti di Diritto ed Economia come un freno imposto sulla ruota del processo di crescita civile dell’intero Paese. Come dar loro torto?
Questa la mail:
Vorrei segnalare che anche le ore di Diritto ed Economia sono state drasticamente ridimensionate a seguito del riordino della scuola secondaria superiore.
In particolare, le due ore settimanali presenti nel biennio della sperimentazione Brocca del liceo scientifico e le ore previste al liceo classico sono state soppresse. Gli istituti tecnici e quelli professionali hanno subito una consistente riduzione, perché in quel contesto lo studio di questa Materia è “professionalizzante”. In totale sembra che le ore di Diritto ed Economia siano state ridotte complessivamente del sessanta per cento, contro un taglio medio del dieci per cento.
Le scuole delle regioni a statuto speciale, tuttavia, non hanno subito la stessa mannaia. Perché? Valgono più o meno di quelle ordinarie?
E' opinione condivisa che lo studio delle discipline giuridico-economiche contribuisca a formare la coscienza umana (come cittadini, come consumatori, come lavoratori dipendenti, ecc.).
Mi domando quale sia il concetto di qualità della scuola e del sistema Italia secondo il governo?
Le vittime della recente politica scolastica saranno i giovani e gli insegnanti. Questi ultimi si ritroveranno presto senza lavoro. Con un tale impianto l’impressione è che l’Italia sia regredita di sessant’anni.
Saluti.
Il mittente della mail (anonimo per sua volontà e che ringraziamo) segnala anche un'imprecisione nell'articolo di Repubblica (quarto capoverso).
Per quanto ci riguarda, ci corre l'obbligo di ricordare che le iniziative del governo, in merito al 'riordino' della scuola superiore, stanno già trovando parecchi ostacoli e difficoltà di applicazione, a cominciare dal fatto che un termine così breve per l'attuazione (settembre prossimo) non permette lo svolgimento di tutto l'iter necessario a che le intenzioni diventino realtà. Fasciarsi la testa anzitempo? Conoscendo la pervicace ostinazione criminale di questo governo, sì! Ma noi auspichiamo e incoraggiamo una sollevazione di massa contro tutte le ingiustizie realizzate da chi, di libertà, democrazia e popolo, non dovrebbe neanche parlare!

Nella foto, una pagina del quotidiano 'la Padania', acquistata dal Coordinamento Docenti di Diritto ed Economia , attraverso un autofinanziamento.

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giovedì 11 febbraio 2010

Italiani con l'Arte nel DNA

Alla luce degli oltre 13 mila visitatori che, tra l'altroieri e ieri, hanno letto il post sull'abolizione della Storia dell'Arte nelle scuole (le visite continuano costantemente) e delle oltre 30 mila condivisioni su facebook, ci preme fortemente fare una considerazione.
Indubbiamente, tale numero di visite segnala il grande interesse degli italiani nei confronti di questo argomento. L'assenza della Storia dell'Arte negli Istituti professionali, tecnici, turistici, alberghieri, nei primi due anni dei Licei Linguistici e Socio Psicopedagogici irrita la società civile. Ed è su questo punto che vogliamo porre l'accento. In tutta onestà -vorrete perdonarci sin da adesso- non ci aspettavamo un simile riscontro e questo perché, in quasi due anni di attività sul blog, ci era sembrato che il ruolo passivo degli italiani di fronte ai soprusi subiti non fosse mai scemato, semmai acuito. E' anche vero che l'indignazione degli italiani si manifesta soprattutto negli enunciati, nelle imprecazioni scritte (commenti su un blog o sui social network) o nelle lamentele tra amici e familiari, così come è vero che la stessa indignazione non riesce poi a concretizzarsi in forme di protesta attiva e tenace (salvo in casi isolati), ma l'attenzione riposta al problema di cui al post in oggetto, rappresenta pur sempre uno stato di coscienza che era già acquisita, un senso di responsabilità preimmagazzinata, come un'informazione registrata nel dna. Ebbene, questo non può che farci piacere, visto che lo scopo principale di questo blog è quello di cercare di far smuovere le coscienze, nei nostri limiti ovviamente.
Sembra quasi banale, a questo punto, informarvi sull'utilità della Storia dell'Arte nella formazione culturale di una persona, al di là che si viva o meno in una Nazione rigonfia di opere. Una cosa però vogliamo dirvela: se è vero -come è vero- che le opere d'Arte contengono i caratteri della società che le ha prodotte (con le sue implicazioni storiche, letterarie, religiose, filosofiche, politiche...), allora ci sembra evidente che l'intento del governo sia palesemente quello di negare alle nuove generazioni le competenze necessarie per la comprensione della società e del suo sistema culturale che è un insieme di norme sociali, acquisite per convenzione. Ciò vuol dire che un fanciullo, privato della capacità di leggere le opere d'Arte, non solo sarà impossibilitato a decodificare i segni denotativi e connotativi del passato, ma gli si negherà anche la facoltà di costruire le proprie intuizioni di una società lanciata verso il futuro. Qualcuno aveva detto: 'chi dimentica il proprio passato è condannato a riviverlo'; noi questo non lo auguriamo a nessuno, neppure ai sostenitori della Gelmini.

Legenda
lettori che hanno ricaricato la pagina
visitatori effettivi
lettori che sono ritornati
(24 agosto 2010: ad oggi, oltre 30 mila persone hanno condiviso il post in oggetto su facebook. Grazie a tutti)

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mercoledì 10 febbraio 2010

Rialzati, Italia!

Li guardo affannarsi in tv nel cercare di spiegare, di illustrare, di convincere gli italiani. Si arrampicano sui vetri. Sono gli inviati del governo. Sono le facce tragicomiche di una farsa grottesca, consumata ogni giorno sul palcoscenico della tv italiana, dove ogni cosa è falsa, mentre nella vita reale si consuma una tragedia vera.
Quando finirà questa messa in scena delirante e perniciosa? Quand'è che il pubblico si alzerà e se ne andrà al botteghino a reclamare indietro i propri soldi? Ormai è tutto chiaro, la trama è sempre la stessa, risaputa, scontata. A fronte delle evidenti colpe commesse da questi pessimi politicanti-attori ai danni del Paese, ancora si assiste alla loro scialba performance televisiva, dove tentano miserabilmente di giustificare l'azione di un governo che dovrebbe essere agli arresti da un pezzo. Miserevoli tentativi di convincimento vogliono abbindolare gli italiani. E i più stupidi, come sempre, abboccano.
Ma non vedete, italiani, in quale bugia stiamo vivendo? Non vi rendete conto delle continue menzogne che vi propinano? State forse meglio con questo governo? Davvero volete farci credere che i vostri problemi siano spariti? Che i vostri diritti siano ben garantiti? Che il vostro lavoro non corra il rischio di essere perduto? Che i vostri figli abbiano un futuro? Che nessuno vi rubi in casa più di quanto non stia già facendo questo governo? Siete davvero convinti di pagare meno tasse? Siete sicuri che i soldi non versati per l'ici non li abbiate già versati per altre tasse? Controllate bene i vostri conti in banca (per chi ne ha uno), controllate se siete diventati più ricchi, più sani, più liberi, più intelligenti. E i vostri figli come vivono la scuola? Andate a parlare con i loro docenti, informatevi sul penoso stato della scuola dei vostri figli e chiedete, già che ci siete, quanti docenti in meno ci sono adesso rispetto all'anno scorso e fatevi dire quanti ne mancheranno nei prossimi anni. Poi chiedetevi se vostro figlio meriti questa istruzione monca, gambizzata, insufficiente, privata della Geografia e dell'Arte.
Eppure, gli emissari del visir continuano ad annaspare baldanzosi nelle loro performances pietose, cercando di giustificare l'ingiustificabile, a difendere un mafioso, a sciorinare inutili numeri e statistiche, quando la verità è altrove, è nelle vostre case, nelle strade, nelle fabbriche che licenziano, nei carceri in cui i detenuti vengono barbaramente ammazzati per 20 grammi di hashish (che poi è un pretesto come un altro), nei prezzi che aumentano senza controllo, nelle miserevoli pensioni e negli affitti troppo cari. Che spettacolo penoso per l'Italia e per gli italiani!
Centinaia di migliaia di operai licenziati o in cassa integrazione chiedono ormai vendetta, più che sostegno psicologico! Chiedono vendetta gli insegnanti e gli studenti! Chiede vendetta quell'Italia della Costituzione democratica e antifascista, quell'Italia della concordia, della Resistenza, di Malatesta e Rossi, degli onori all'istruzione pubblica e alla cultura. A migliaia i nostri neolaureati stanno partendo all'estero.
Siamo riusciti a portare in trionfo la mafia, a farla sedere in Parlamento e a farla governare! Siamo riusciti persino a credere alle favolette, ai trucchi cinematografici e ai lazzi teatrali di quart'ordine, ai fazzolettoni di Silvan e al sangue di maiale.
Li vediamo sempre, gli inviati del governo, sulle ribalte catodiche a pontificare, sproloquiare e a glorificare il padrone d'Italia come fossero arringatori, ma del nulla! Ogni loro intervento è solo vuota propaganda, una maschera squallida che non riesce a nascondere il loro triste volto, nervoso, bieco, arrogante, triviale, profittatore.
Rialzati, Italia! Torna al tuo orgoglio di terra d'Arte e di Poesia, di Letteratura e di civile convivenza. Riapri la mente e torna a riconsiderare te stessa come il bene più prezioso.

immagine: 'Patroclo' di J. L. David


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12 marzo 2010, sciopero generale della scuola (e non solo)

Non sarà solo la scuola a scendere in piazza, ci sarà una larghissima fetta di società civile, tutti coloro che sono stati traditi da questo governo:
operai da 800 euro al mese
contadini sottopagati
lavoratori licenziati
cassintegrati
casalinghe non tutelate
anziani beffati
giovani senza più un futuro
precari di ogni sorta
negozianti costretti a chiudere l'attività
imprese fallite
artigiani strozzati dalle tasse (prima) e dagli strozzini (poi)
cittadini senza più una casa o con un avviso di sfratto
migranti sfruttati
omosessuali vessati
donne non a disposizione
berlusconiani pentiti

PS. Pensiamo sia molto importante dare un segnale forte al governo, prima delle elezioni regionali del 28-29 marzo.

ATTENZIONE: LA PROTESTA DEL 12 MARZO 2010 E' STATA RESA INOFFENSIVA E PRIVATA DI OGNI SENSO E FORZA PER COLPA DEI SINDACATI (VEDI QUI)


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martedì 9 febbraio 2010

Le rappresentazioni del male

Sapete com'è, c'è gente a cui l'idea del male, del maligno, della cattiveria gratuita dà un piacevole brivido. E' una sorta di autocompiacimento passivo che diventa attivo nel momento in cui quel male viene commesso direttamente. Allora questa gente, per soddisfare quello che in termini clinico-psichiatrici viene definito sadismo, non si accontenta di leggere storie basate sul male, vuole anche viverle in prima persona, vuole perciò commettere azioni malefiche.
La storia dell'Uomo è basata sulla perenne lotta tra il bene e il male, lo sappiamo. Ma proprio perchè questa dicotomia si conosce, sarebbe opportuno porre più attenzione nella scelta di coloro che dovrebbero governare un Paese. Come sempre avviene, il maligno è subdolo e ha anche la capacità diabolica di presentarsi con volto angelico per accaparrarsi la fiducia della sua vittima.
Non vi diremo di immaginare cosa possa fare un governo malvagio, perché le sue azioni le vediamo ogni giorno, sono palpabili. D'altra parte, la Storia ci ha insegnato che i crimini più grandi sono stati perpetrati da governi despoti, da uomini malefici, folli, indemoniati... malati! La storia del nazifascismo, ad esempio, ci restituisce anche l'immagine dei lager, campi di sterminio dove esseri umani soffrivano vessazioni e torture atroci prima di sparire attraverso un comignolo o in altro barbaro modo.
Anche l'Italia di oggi ha i suoi lager. Si chiamano CIE (centri di identificazione e espulsione), cioè gli ex CPT (centri di permanenza temporanea). Nei governi fascisti non possono mancare i lager, anche se già nelle nostre prigioni di Stato le torture e le uccisioni non mancano. Ma un CIE è diverso, perché è un campo concepito espressamente per la tortura permanente a libera discrezione dei carcerieri. Per le donne rinchiuse nei CIE c'è anche l'orrore dello stupro che è subordinato alle vessazioni psicologiche antecedenti: prima cercano di annullare la dignità personale, poi arriva anche lo stupro. Se in un CIE muore qualcuno, è molto facile lasciare impuniti gli assassini, anche perché nessuno rinchiuso nei CIE potrebbe preventivamente permettersi una difesa legale adeguata. Tutto questo (e altro), avviene nella totale contravvenzione degli articoli di legge (nazionali e internazionali, giuridici e morali) a difesa dei cittadini e della loro libertà e dignità.
Ora sapete che nelle seguenti città esistono dei lager, voluti da questo governo, dove il male trionfa in ogni sua terribile forma:
* Bari: San Paolo, viale Europa.
* Bologna: ex caserma Chiarini, via Mattei.
* Brindisi: Contrada Restinco.
* Caltanissetta: Contrada Niscima, Pian del Lago.
* Crotone: Sant' Anna, Isola Capo Rizzuto.
* Gradisca d'Isonzo: ex caserma Polonio, via Udine.
* Lamezia Terme: Malgrado Tutto, Pian del Duca.
* Lampedusa e Linosa: Lampedusa, Nuovo CSPAII ex Caserma EI, Contrada Imbriacola.
* Milano: via Corelli.
* Modena: via Sant'Anna.
* Ragusa: ex-Somicem Agip, via Colajanni.
* Roma: Ponte Galeria.
* Torino: corso Brunelleschi.
* Trapani: Serraino Vulpitta.
* Agrigento: ASI/Contrada San Benedetto.
* Lecce: San Foca, Regina Pacis.
Morale: prima di consegnare un Paese a questo o a quell'altro partito (leggasi uomini), si badi bene a non fare in modo che sia il male a governarlo. Il male, ricordiamolo, è molto abile a mascherarsi in amore, pur di prendervi al lazo.

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lunedì 8 febbraio 2010

Eliminata anche la Storia dell'Arte nelle scuole. Il mondo ci guarda pietosamente

(Post letto e condiviso da oltre 90 mila persone solo su facebook. Grazie)
Abolita la Storia dell'Arte!
Tutta la vergogna concepibile dalla mente umana ricada su questo governo e in particolar modo sulla figura di Mariastella Gelmini, ora che persino la Storia dell'Arte sarà pressoché cancellata dal Liceo Classico (Sperimentale) e del Linguistico, un'ora in meno è prevista allo Psicopedagogico e sarà totalmente assente nei professionali. Avete capito bene, in un Paese come il nostro, secondo questo governo, lo studio della Storia dell'Arte è cosa superflua, secondaria, inutile. La cultura è inutile!
Diciamolo francamente, il potere in sé è fascista e pertanto non gli è mai importato nulla della cultura artistica (salvo in certi casi, quando gli conviene). Ciò che interessa a questi ignobili figuri è soltanto allevare un popolo di ignoranti da poter indottrinare a suon di reality show, culi, tette e 'bla bla' televisivi!
E non c'è da stupirsi. L'ideologia fascista dei governi, che da sempre si ispirano al diritto romano, non può non tenere fede anche al fatto che, presso i romani, quella artistica era considerata un'inutile attività, salvo quando doveva servire alla celebrazione dell'imperatore (traslazione in chiave moderna). Perciò gli antichi romani delegavano ai greci anche il compito di creare opere d'Arte.
Il problema è che alla società l'Arte serve come suo anticorpo, perciè viene eliminata, in barba alla Costituzione che ci richiama ipocritamente alla tutela del nostro patrimonio artistico, quindi alla sua conoscenza (lo sapete che la costituzione è solo una bella facciata?). Niente da fare, un'ignorante al Ministero della Pubblica Istruzione ha deciso che l'Arte nelle scuole deve essere abolita. Non ci sono parole per esprimere tutto il disgusto e tutta l'amarezza. Siamo di fronte a evidenti segni di follia, come sa bene Theodor Adorno.
Il TG3 ne ha parlato, citando Giulio Carlo Argan (uno dei maggiori intellettuali, critici e storici dell'Arte del secolo scorso), il quale diceva che 'non è possibile conoscere la storia d'Italia senza conoscerne la sua storia dell'Arte'. Ma qui vorremmo anche criticare quel servizio del TG3, montato come si monterebbe un pezzo sulla ricetta della pizza margherita, con evidente allegria e nochalance, sia nell'intervento sbarazzino della voce fuori campo, sia nella scelta della musica ('Evviva la torre di Pisa'), ma anche nella scelta dei personaggi intervistati: ragazzi che non sapevano chi fosse Giotto (è chiaro che da casa si sarà pensato: 'fanno bene a eliminare la Storia dell'Arte').
Perciò vergogna su tutta la linea! Vergogna per questo Paese, dove il turismo artistico dovrebbe, da solo, bastare al fabbisogno economico. Ora tutto il mondo ci guarda in quest'ennesimo colpo di mano del governo, assurdo e inconcepibile, deleterio e scandaloso. Pietosamente, dall'estero ci guardano sprofondare e non reagire.
Però però... stavamo pensando anche un'altra cosa. Nelle pochissime ore di Storia dell'Arte rimaste, perché i docenti non fanno un atto davvero rivoluzionario inserendo di prepotenza quel grande capitolo sulle società gilaniche da sempre censurato dallo Stato? (VEDI). Sarebbe un bel colpo.

Lettera dell'ANISA (Associazione Nazionale Insegnanti di Storia dell'Arte) al Presidente Napolitano.
La risposta del Presidente Napolitano.
Il vergognoso servizio di Raitre (rimosso da Youtube, perché questo è il Paese delle libertà, ma recuperato)
11 febbraio 2010: considerazioni a freddo su questo post

PROPOSTA DI SCIOPERO GENERALE DELLA SCUOLA PER IL GIORNO 12 MARZO 2010
AGGIORNAMENTO DEL 7 GIUGNO 2010
Articolo di Repubblica che chiarisce quali materie vengono tagliate (e quante ore) in tutti gli istituti scolastici pubblici d'Italia.
CLICCA QUI

PS. Non scordate di esprimere la vostra opinione nei nostri consueti sondaggi, sotto il blogroll.

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domenica 7 febbraio 2010

Un permesso di soggiorno a punti per i parlamentari

Il nuovo decreto razzista del governo, cioè il permesso di soggiorno a punti, è quanto di più aberrante e assurdo si possa immaginare in un Paese civile e che, vessatoriamente, si aggiunge alle altre norme razziste sulla sicurezza proposte dalla Lega Nord e approvate da un governo ricattato da Bossi.
Nonostante il governo abbia la faccia come il culo e abbia largamente dimostrato di fregarsene altamente della dignità del Paese e dei cittadini onesti, il permesso di soggiorno a punti viene ora definito 'accordo di integrazione'. Ammirate la sottile strategia linguistica: due parole dal nobile significato che celano la più barbara intenzione razzista. Queste sì che sono finissime strategie per il popolo coglione!
Per rimanere in Italia, un ospite straniero -secondo questo decreto- dovrebbe raggiungere degli obiettivi prefissati dal governo, altrimenti verrà espulso (e che importa se ha famiglia? Anzi, meglio!) e a noi ci diranno che è stato lui a non volersi integrare.
L'ospite dovrà già conoscere la lingua italiana, essere iscritto al servizio sanitario nazionale, avere almeno 12 anni di educazione scolastica, dimostrare trasparenza del contratto di abitazione. Verrà sottoposto a esami di lingua, di formazione civica, di cultura storica e costituzionale. Solo che i punti (trenta) non li possiede anticipatamente (anticipatamente possiede solo lo status di clandestino), ma deve guadagnarseli in due anni (più uno) in cui dovrà dimostrare di aver assolto a tutti gli obblighi imposti. Se non riesce a raggiungere i 30 punti sarà espulso.
Non staremo a controbattere, punto per punto, le richieste assurde di questo decreto (ci vorrebbe troppo tempo). Il fatto è che dovremmo essere noi, il popolo, a controllare quelli che stanno in Parlamento. Dovremmo essere noi a imporre le regole. O fai così, altrimenti fuori dalle balle! Tu, parlamentare, avevi promesso e non hai mantenuto? Fuori dal Parlamento! Hai famiglia? Meglio!
Un bel permesso di soggiorno (in Parlamento) a punti. Ogni opera o legge a favore del sociale (e riconosciuta tale) aggiunge un punto sulla patente di quel parlamentare che l'ha promossa e portata a compimento. Se entro due anni (più uno) il parlamentare non raggiungerà i trenta punti, sarà espulso dal Parlamento, dovrà rinunciare agli incarichi pubblici e ai privilegi, non potrà più essere rieletto, verrà escluso dai salotti televisivi (se non come semplice pubblico, anonimo e passivo). Poi diremo che sarà stato lui a non volersi integrare nel Parlamento!

P.S. anarchico: non esistono governi buoni, concetto difficile da recepire ai più, ma è la verità.

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venerdì 5 febbraio 2010

Il bavaglio alla rete è un'esigenza internazionale?

La questione del controllo della rete da parte delle istituzioni italiane potrebbe non essere nata da istanze interne al nostro Paese, bensì da precise esigenze del global system che è sempre più teso al controllo mondiale dei cittadini e delle risorse della Terra. Perciò i reiterati tentativi di imbavagliamento di internet, proposti da vari esponenti politici italiani nel corso di questi ultimi anni, potrebbero essere inquadrati in un disegno prestabilito, più grande, di carattere internazionale.
Spulciando in rete, abbiamo trovato un videogiornale in lingua francese che, oltre a parlare dell'attività delle onde HAARP durante i giorni del terremoto ad Haiti (utilizzando anche una nostra immagine), riporta chiaramente le parole del direttore della strategia di Microsoft: 'ci vorrebbe una sorta di Organizzazione Mondiale della Sanità per internet'.
Nel video si fa cenno anche a un possibile codice identificativo e di un nickname da fornire ad ogni internauta; tutti i dati relativi all'internauta potrebbere poi confluire in un unico database (schedario), il cui contenuto potrebbe essere messo a libera disposizione dei servizi di sicurezza.
Se tutto questo fosse vero, non soltanto saremmo legittimati a credere ai cattivi scopi del Nuovo Ordine Mondiale, ma saremmo sempre più certi (come lo siamo adesso) che una vera libertà di espressione e di informazione non sia mai esistita. Del resto, di che stupirsi? Già oggi tutte le facce che ci governano non sono altro che fantocci, animati esclusivamente dalla menzogna. Ciò che ancora ci stupisce, invece, è l'inerzia delle popolazioni di fronte alle ingiustizie sociali.

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martedì 2 febbraio 2010

Giampilieri, l'alluvione dimenticata e le false promesse di Berlusconi

Vergogna ai media nazionali! Alle televisioni! Alle istituzioni capitoline! Tutti tacciono. Vergogna a Silvio Berlusconi che aveva promesso fondi per il ripristino della normalità a Giampilieri, paesino in provincia di Messina, il più colpito dall'alluvione dell'ottobre scorso. Nulla è stato fatto! Proprio nulla!
Al di là delle vittime (che riposino in pace), c'è un territorio da riassestare e case da ricostruire, ma tutto rimane ancora disastrato. Le case ancora agibili non possono essere rioccupate dai legittimi proprietari, i cittadini si rifiutano di entrarvi perché il costone scivolato sul paese è ancora lì, a ridosso delle case, pericolosamente in bilico e minaccioso. E chi oserebbe entrare in quelle case?
Ecco quello che aveva promesso Silvio Berlusconi e che non ha mai mantenuto:
- Realizzeremo abitazioni in aree più sicure.
- Bloccheremo tasse e mutui.
- Ci sarà un contributo statale che dovrebbe equiparare il miliardo stanziato per la ricostruzione di L'Aquila.
- Come a L'Aquila verranno costruite case vere e piccoli centri commerciali per sostituire i negozi distrutti.
- Richiamerò probabilmente la stessa compagnia che è riuscita, a 110 giorni dal terremoto, a consegnare case rifinite e ammobiliate.
- Farò frequenti visite alla città per fare il punto della situazione.
BERLUSCONI, VERGOGNA!
Ora, noi che ci sentiamo davvero solidali e che amiamo davvero ogni singolo centimetro dell'Italia e del Pianeta, siamo quelli che gridiamo a questo inutile premier:
DIMISSIONI SUBITO!
Anziché pensare ai veri problemi del Paese, Berlusconi è intento a pararsi il deretano dai processi in cui è coinvolto (e se ne vanta pure, che figuro!) e a ripristinare codici fascisti, a operare divisioni nella società civile, a mortificare l'istruzione pubblica (non andiamo avanti solo per non snaturare l'oggetto del post).
A Giampilieri la gente è esasperata non solo dalla precaria situazione, ma anche da un presidente del consiglio che se n'è infischiato di loro e che ha sguinzagliato l'araldo di turno (Prestigiacomo) per far sapere che nel 2010 non ci saranno fondi per la difesa del suolo *. Però abbiamo 13 comodi miliardi per acquistare 131 cacciabombardieri. Soldi pubblici al vento! Berlusconi, vallo a dire ai cittadini di Giampilieri che i soldi per il ponte ci saranno!
Berlusconi, noi non ti abbiamo mai creduto e abbiamo fatto bene. Chi ti ha votato faccia in fretta a ricredersi, per il bene del nostro Paese e per non passare da corresponsabile di tutte le nefandezze che gli italiani onesti e per bene stanno sopportando, da 16 anni a questa parte.

* Prestigiacomo: 'Noi quest'anno per la difesa del suolo abbiamo 50 milioni. Per il 2010 sapete quanto c'è? Zero'.

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lunedì 1 febbraio 2010

Conferenza stampa dei migranti di Rosarno (Roma 2 febbraio 2010)

Che fine hanno fatto i migranti di Rosarno dopo la loro deportazione? Certamente non sono rimasti nella cittadina calabra a farsi sparare alle gambe o a farsi nuovamente schiavizzare. La maggior parte di loro sono finiti a Roma. La maggior parte di loro, da oltre due settimane, vive in strada, allo sbando e con il rischio di essere espulsi, nonché accusati di criminalità. Sono gli effetti della legge Bossi-Fini che trasforma questi lavoratori oppressi in terroristi e criminali.
La protesta dei lavoratori stranieri, a Rosarno, era scaturita -ricordiamolo- dalla loro voglia di reagire ad un'oppressione alienante e alle condizioni disumane a cui quei lavoratori erano sottoposti. Avevano deciso di protestare, di alzare la testa, di dire NO allo sfruttamento bestiale. Sono stati picchiati, perseguitati, colpiti a fuoco (a proposito, chi aveva sparato agli stranieri, chi è? Dov'é?).
Domani, 2 febbraio 2010, alle ore 10,30, molti di quei lavoratori stranieri si troveranno in Piazza San Marco, a Roma, per una conferenza stampa, organizzata insieme alla rete romana antirazzista. Si parlerà del rilancio della vertenza per il riconoscimento dei diritti e della dignità dei lavoratori di Rosarno. Si parlerà anche di regolarizzazione e di accoglienza che deve necessariamente essere immediata. Un'accoglienza che ponga fine allo stato di emergenza umanitaria in cui versano questi lavoratori. Tutti sono invitati a partecipare, in solidarietà e in attesa del 1° marzo, giornata dello sciopero dei lavoratori stranieri.

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Società gilaniche: le floride comunità senza Stato. L'anarchia durata migliaia di anni

Attenzione! Questo post, da diversi anni, viene distorto nel suo vero senso, strumentalizzato e interpretato in modo opportunista da parte ...

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