martedì 31 agosto 2010

Gesamtkunstwerk dell'Italia plautina

Tra le abilità circensi si annoverano anche le amazzoni, fanciulle a cavallo che evoluiscono in acrobazie in apparente simbiosi con gli equini. Le amazzoni piacciono tanto ai bambini, anche se non si è ben capito se sia più il cavallo a destare ammirazione presso gli infanti o i capelli fluttuanti delle ragazze. Di certo c'è il fatto che quando il circo incontra il teatro, scatta l'apoteosi della messa in scena totale, un'opera completa di abilità, musica, danze e menzogne: un vero gesamtkunstwerk wagneriano *, ma volto in salsa grottesca. Ballerine, trasformisti, nani, buffoni, marionette, trapezisti basculanti un po' di qua e un po' di là, tigri ammaestrate che sembrano conigli con gli artigli... e adesso anche le amazzoni. Tutto in diretta TV. Il pubblico applaude inebetito. Intanto fuori, al di là del tendone, gran parte del popolo ha ben altro a cui pensare, ma è meglio non far sapere. Niente tragedie, signori, la farsa plautina continua. Qui da noi Terenzio è lontanissimo, lo abbiamo rimandato in Africa a pedate nel culo, a morire nel deserto.

*Opera d'arte totale

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domenica 29 agosto 2010

La Nazione è un concetto di proprietà privata

Una politica neoliberista e imperialista può benissimo far funzionare una Nazione nel segno dello sviluppo economico, ma certamente a scapito delle libertà fondamentali dei cittadini. Durante il regime della regina Vittoria -per fare un esempio- l'economia del Regno Unito era la più forte d'Europa (agevolata dalla II rivoluzione industriale), ma le condizioni del popolo britannico, soggiogato da leggi e manganelli, erano tra le più misere del mondo. Chi godeva dei frutti del capitalismo era la classe agiata, composta da banchieri, faccendieri e imprenditori che finivano per condizionare la politica, quando non erano essi stessi dei politici. Questo modello fortemente sperequativo che manifestava l'inversione proporzionale tra PIL e condizioni del popolo, viene annunciato ogni volta come la panacea dei mali sociali, propagandato con formule populiste e demagogiche.
In altre parole, la forza economica di una Nazione è spesso accompagnata da una grande debolezza del popolo, leso nei suoi diritti fondamentali. Quello della regina Vittoria è solo uno dei numerosi esempi. Ma a questo punto dobbiamo necessariamente porci alcune domande: fino a che punto conviene avere una Nazione forte economicamente? Il popolo è ancora disposto a sacrificarsi in nome della Nazione? Il popolo, affossato nelle sue libertà, si riconosce in questo tipo di Nazione? Ne fa davvero parte? In che misura si giova dei frutti del capitalismo? E soprattutto: a chi conviene davvero?
La Nazione è un concetto di proprietà privata, con tutto ciò che questo comporta, anche la difesa dei confini con le armi. Questo è da tenere bene in considerazione, non facciamo finta di non saperlo. E sono le leggi stesse di una Nazione che consentono l'uso degli eserciti a questo scopo, o quantomeno la loro costituzione. E' aberrante pensare di poter sostenere anche indirettamente l'uccisione di altre persone per un presunto diritto di nazionalità. Ma è ciò che avviene. Il popolo cresce con l'idea di Nazione, di Stato, e sembra una cosa naturale dire 'sono italiano'. In che senso 'sono italiano'? E' sufficiente essere nati in una zona specifica per determinare un'appartenenza anche esistenziale? Non è forse più corretto dire 'io sono un essere umano e appartengo al mondo'? Invece no, si 'appartiene' ad uno Stato, quindi avalliamo anche le leggi di difesa nazionale, volenti o nolenti, consciamente o no.
Le propagande nazionaliste ci sono sempre state, da almeno 5000 anni, sicché l'individuo cresce con questo senso sbagliato di appartenenza nazionale ed è su questo senso comune che i governanti fanno leva per promuovere politiche repressive, financo le guerre. Mussolini (ma anche questo è solo un esempio) riuscì a portare l'Italia in guerra fomentando il nazionalismo, propagandando il senso di appartenenza ad una presunta razza superiore, presupponendo razze inferiori, smuovendo orgogli territoriali (sempre nefasti e fascisti). Essere italiani, dunque, deve necessariamente comportare anche l'accettazione di regole nazionaliste, imperialiste. Ma non si può ripudiare la guerra e allo stesso tempo accettare di appartenere a un territorio che occorre difendere anche con le armi, è un controsenso.
In realtà i popoli non traggono mai benefici da questo tipo di politica, anzi, si autocostringono in uno stato di sudditanza permanente credendo di essere liberi e felici, sol perchè i treni arrivano in orario (magari!) e possono contare su un piatto di pasta, sull'automobile e su qualche telefono cellulare all'ultima moda. Vengono innestati sentimenti di paura, in modo tale da giustificare polizie ed eserciti contro un presunto nemico che è simile a noi ('ma la divisa di un altro colore') e lo scopo è sempre quello di difendere quella proprietà privata che si chiama Nazione (o Stato), il cui profitto economico appartiene soltanto a pochi, certamente non al popolo. Quand'è che capiremo che è tutto un tragico bluff?

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venerdì 27 agosto 2010

'20 a digiuno contro i tagli': parte la campagna dei precari della scuola

La campagna '20 a digiuno contro i tagli', promossa da questo blog e sbarcata su facebook, è in piena rotta. Si cercano 20 lavoratori precari della scuola, uno per ogni regione, in grado di portare avanti la stessa protesta di Pietro Di Grusa, Salvatore Altadonna e Giacomo Russo di Palermo. Solo in questo modo i media nazionali possono dare voce ai precari della scuola che da due anni lottano contro i tagli all'istruzione pubblica e contro la scriteriata decisione del governo di fare cassa sulle spalle dei lavoratori del settore (8 miliardi di euro recuperati attraverso il più grande licenziamento di massa della nostra storia, una parte dei quali regalati alle scuole private).
La scelta di fare uno sciopero della fame è estrema, ma la situazione lo richiede davvero. Per questo motivo, l'insegnante Maria Carmela Salvo, 55 anni, aderisce alla protesta affrontando lo sciopero della fame a partire dal 1° settembre. Lei è di Pordenone, Friuli. Ma non è la sola, anche Rocco Altieri aderisce dalla Toscana (Pisa). E poi c'è Daniela Basile, da Benevento, aderente al Comitato Insegnanti precari e Ata Sanniti, in rappresentanza della Regione Campania.
Intanto Virgilio notizie rilancia l'iniziativa con un articolo che ricalca il messaggio inserito nel gruppo su facebook e che annuncia l'adesione da parte di due insegnanti romani, in rappresentanza del Lazio (attendiamo di sapere i nomi).
Ricapitolando, sino ad ora le Regioni coinvolte sono Sicilia, Campania, Friuli, Toscana e forse Lazio. Mancano ancora 15 scioperanti per coprire tutta l'Italia.
Due anni di lotte, di scioperi, di sit-in, di presidii, di volantinaggi, di irruzioni al Ministero, di occupazioni degli USP, di scalate sui tetti, non sono serviti contro l'arroganza del governo, l'altezzosità cinica della Gelmini, le strategie di boicottaggio della cgil, e contro le censure delle televisioni. In questo Paese bisogna per forza farsi trasportare in ospedale per ottenere qualcosa. Un bel Paese civile! Un ottimo governo di affaristi egoisti che speculano sulla vita delle persone oneste e lavoratrici!
Coraggio, servono altri 15 lavoratori della scuola, ma anche disoccupati al di fuori del mondo della scuola (se lo vogliono), perché il futuro di un Paese, garantito da una efficiente istruzione pubblica, è di tutti!
Chi vuole aderire allo sciopero della fame, ce lo faccia sapere scrivendo sulla bacheca del gruppo facebook. L'Italia ve ne sarà grata, Regione per Regione.

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giovedì 26 agosto 2010

16 eritrei licenziati dalla cooperativa Papavero. Erano in ferie

Erano addetti al carico e scarico delle merci alla GLS di Cerro al Lambro e sono stati licenziati perché hanno osato chiedere i loro diritti. La storia dei lavoratori della cooperativa Papavero va avanti da mesi, gli scioperi sono stati continui e tutte le volte la polizia è intervenuta, anche violentemente, per vietare qualsiasi forma di protesta. Naturalmente la polizia è sempre intervenuta in assetto antisommossa, 'neanche fossimo amici di Maroni', dice Aldo Milani del SinCobas.
Ma dopo tutti gli scioperi e i presidii davanti alla GLS (che peraltro continuano), è arrivata la lettera di licenziamento, proprio quando questi 16 lavoratori erano in ferie. Cosa chiedevano questi lavoratori? Chiedevano sostanzialmente quei diritti che stanno pian piano evaporando sotto il malefico fuoco del neoliberismo diffuso: pagamento degli straordinari, tredicesima e quattordicesima, lavoro meno pesante, contratto chiaro, sicurezza sul luogo di lavoro, pagamento dei contributi. Diritti conquistati con sacrifici e decenni di lotte, ora pericolosamente a rischio.
Marchionne fa scuola, certo, ma come dicevamo in un vecchio post, quella di Marchionne è solo un'azione che concretizza l'intera politica liberista e imperialista. E questa politica c'è sempre stata. Il fatto che decenni di lotte siano riusciti a dare ai cittadini i loro diritti (e nemmeno tutti), non vuol dire che il liberismo sia morto. L'imprenditoria ha sempre oppresso i lavoratori, ha sempre tentato di aggirare le norme e di beffare i lavoratori, dall'Ottocento ad oggi è sempre stata una guerra di resistenza tra i lavoratori e i padroni. Oggi, anche per colpa di sindacati venduti, questa resistenza vede gli imprenditori in posizione di vittoria rispetto ai lavoratori. La Fiat rappresenta 'solo' la testa d'ariete, dietro questa testa c'è un esercito di imprenditori che la spingono, il castello dei diritti sta per essere espugnato del tutto e il licenziamento di questi 16 eritrei è una goccia nel mare già avvelenato da questa politica.

Video degli scioperi
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La mano della censura sull'articolo più condiviso?

Stamattina la sgradita sorpresa. L'articolo sull'eliminazione della Storia dell'Arte nelle scuole non c'è più, è stato cancellato dalla censura di regime. Questo vuol dire che qualcuno ha paura della verità. Ma ogni censura rivela fondamentalmente debolezza, oltre che paura.
L'articolo era stato condiviso su facebook da oltre 30 mila persone e questo ha dato fastidio a qualcuno. Il 24 agosto (e anche il 25) ben sette server di facebook, direttamente da Palo Alto, hanno voluto vederci chiaro in merito a questa condivisione di massa e hanno fatto visita al blog, come da immagine.

L'articolo era stato scritto seguendo le informazioni riportate dal quotidiano 'la Repubblica', che elenca i tagli effettuati dalla 'riforma' Gelmini. Inoltre, di questo taglio delle ore di Storia dell'Arte ne aveva parlato anche un servizio del TG3, ma il filmato relativo a quel servizio del TG è stato censurato da YouTube.
Nell'articolo compariva anche la lettera dell'ANISA (Associazione Nazionale Insegnanti di Storia dell'Arte) al Presidente Napolitano, con la relativa risposta del Presidente.
Questo è quanto. Ogni commento da parte nostra offenderebbe la vostra intelligenza. Possiamo solo farvi leggere quest'articolo, suggerito da un amico, che ringraziamo.

AGGIORNAMENTO: L'ARTICOLO E' RIAPPARSO (quindi è possibile che si sia trattato di un problema tecnico dovuto al carico di utenza. O fanno alcune prove di censura?)

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martedì 24 agosto 2010

Cercasi un Pietro Di Grusa per ogni regione. Campagna '20 a digiuno contro i tagli'

Da quando Pietro Di Grusa è stato ricoverato in seguito a un malore, dopo vari giorni di sciopero della fame, qualche TG si è accorto che questa poteva essere una buona notizia da dare. Pietro Di Grusa lavorava nella scuola pubblica, licenziato ingiustamente dalla 'riforma' Gelmini, ma per i TG e per i giornali avrebbe potuto svolgere qualsiasi altro lavoro, perché il cuore della notizia è il ricovero, cioè gli effetti della protesta, non certo le cause della medesima che, diciamolo, sono state trattate come un una nota a margine. Certo, il corollario della notizia del ricovero ha fatto riferimento ai tagli nella scuola in Sicilia, ma dove sono finiti i tagli in tutte le altre regioni d'Italia? I TG non ne parlano. E adesso che Pietro è ritornato caparbiamente a scioperare, nonostante il malore e i divieti dei medici, siamo certi che non si parlerà più neanche di lui e della protesta condotta dai suoi colleghi palermitani, finché non ci sarà un altro ricovero (speriamo di no).
Sulla gravissima questione dei tagli nella scuola pubblica non si è mai fatta un'informazione corretta ed esaustiva, le notizie date dai media nazionali sono servite a mettere a fuoco soltanto piccoli lembi del problema. La notizia in questione ha circoscritto il territorio siciliano, ha messo in luce la punta dell'iceberg, ma ha ignorato completamente il resto d'Italia, come sempre. Ci vorrebbe un Pietro Di Grusa per ogni regione: chi è disposto a sacrificarsi per ottenere un'informazione corretta e completa dalla TV?
I media di regime non hanno mai parlato dei circa 150 mila lavoratori della scuola licenziati dalla Gelmini, se si esclude un'inchiesta di Iacona. In Italia, oggi, ci sono 150 mila Pietro Di Grusa! Ma finché non ci scappa la notizia sensazionale, tutto tace, come se il più grande licenziamento di massa italiano non fosse una notizia sensazionale, come se la disperazione delle famiglie coinvolte non fosse meritevole di attenzione.
Allora forse è il caso di agire secondo il sensazionalismo concepito dalle redazioni e cercare di convincere almeno un precario per regione a emulare Pietro Di Grusa (che, tra l'altro, dice di voler scioperare per tutta l'Italia, ma evidentemente non basta). Si portino gazebo in piazza, in ogni regione, e si trovino 20 precari della scuola disposti a sacrificarsi. Ma nessuno osi ancora sperare nella compassione della Gelmini, non si è mai vista 'persona' più sadica e cinica di lei, sarebbe come cercare comprensione nella morte.
AGGIORNAMENTO: Maria Carmela Salvo, insegnante della scuola primaria, si offre per uno sciopero della fame in provincia di Pordenone. Comincerà il primo di settembre. Si è aperta la campagna '20 a digiuno contro i tagli'. CLICCA QUI

PS. Il nostro appello contenuto nel gruppo su facebook è stato ripreso da Virgilio notizie


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lunedì 23 agosto 2010

'Muoio perché sono anarchico e italiano, ma rifarei tutto'

Per Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti non può bastare il pensiero di un solo giorno all'anno, gli anarchici questo lo sanno. La storia dei due italiani condannati e uccisi sulla sedia elettrica il 23 agosto 1927, a Charlestown, solo perché italiani e anarchici, porta con sè la grande verità tenuta ben nascosta, da sempre, e che tutti dovrebbero imparare a conoscere: se c'è qualcosa di veramente violento per tutte le persone, sono proprio gli Stati con le loro molteplici forme di oppressione, di governo e di protettorati armati e con le loro religioni. E anche questo gli anarchici lo sanno bene ed è soprattutto per l'abolizione di queste forme di violenza che essi si battono, perché da queste forme derivano tutte le altre, razzismo compreso.
Nicola e Bartolomeo erano innocenti, come tutte le nobili anime che hanno creduto e credono in una società libera, lungi da ogni sorta di oppressione, e che sono stati uccisi da chi, invece, opera violenza continuamente, in nome della 'democrazia', della 'repubblica', dell'ordine. Certo è un paradosso, ma è soprattutto un inganno: chi crede davvero nella pace e si prodiga per costruirla, finisce per essere etichettato come violento, quindi persino ucciso come in questo caso; chi invece ha natura violenta, propria, predica spesso la pace e parla di libertà, come nel caso dei gerarchi di Stato. Un assurdo che dura ormai da troppo tempo. Lo Stato mente, sapendo di mentire. Quanto ai giudici, dovrebbero quantomeno smetterla di emettere sentenze in nome del popolo.
Insegnare ai bambini la bontà delle parole democrazia, repubblica, Stato, governo... è come insegnare agli scoiattoli la magnanimità dei falchi, o come predisporre lo schiavo all'inchino eterno davanti al suo padrone. Nicola e Bartolomeo questo lo sapevano, ecco perché sono stati uccisi. Ma se la loro bocca è stata chiusa, le idee di libertà hanno trovato, anche nel loro sacrificio, nuovo slancio vitale e forza. Perciò il pensiero di Nicola e di Bartolomeo non potranno mai esaurirsi nel breve volgere di qualche clessidra. La bandiera anarchica garrisce ancora, fintanto che il vento di libertà non cesserà di soffiare nel cuore dei giusti e degli oppressi.


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domenica 22 agosto 2010

La concretezza dell'omelette

A un certo punto, si arriva sempre a indugiare sufficientemente su alcuni problemi che riguardano la società. Sufficientemente per cosa? Semplicemente per constatare il fatto che ogni problema sociale ha una sua soluzione e che questa soluzione necessita di tempi più o meno lunghi per la sua realizzazione, scelte coraggiose e radicali. Come migliorare la società? Come organizzare, ad esempio, una vera integrazione socio-lavorativa delle persone straniere, portatrici di nuove culture e di indubbi valori-altri? Come offrire a tutti il benessere? Tempi lunghi, dicevamo, e per noi, esseri immobili, incerti, dubbiosi e plagiabili, questi sono ancora tempi di assestamento, 'di passaggio'. Il compimento dei sincretismi richiede metabolizzazioni, processi di assimilazione naturale. Gli esseri umani, con le loro azioni coscienti e assennate, possono agevolare questi processi, quindi accorciare i tempi e ottenere le soluzioni a cui anelano.
Al di là del 'fattore tempo', fisiologico, quello delle scelte coraggiose e radicali è, a nostro giudizio, la chiave di volta per rimodellare con più velocità le fondamenta di una nuova società, basata su una vera eguaglianza, una società più umana e benigna. Proprio discutendo di queste cose (Malatesta avrebbe giustamente parlato di 'vie e di mezzi'), si finisce anche inconsapevolmente per imboccare la strada delle soluzioni offerte dal pensiero anarchico.
Tutte le persone, nel corso della loro vita, hanno bussato più di una volta alle porte dell'anarchismo, anche senza saperlo. Ad esempio, quante volte abbiamo detto 'qui è tutto che non va' oppure 'bisognerebbe cambiare tutto': la via anarchica è già tracciata. Tuttavia, le scelte coraggiose, poi, mancano. L'ora dell'azione si fa ben aspettare. Ormai, nella nostra società bacata non ci si può più concedere il lusso di stare fermi intorno al problema come farebbero i medici intorno a un tavolo d'obitorio universitario, non si può rimanere ancora attaccati allo studio dell'anatomia di quel problema, il morto è già morto e le cause del decesso si conoscono da tempo, piuttosto occorre agire. L'azione richiesta, necessaria, non è delle più agevoli, certo, ma è risolutiva. Ribaltare tutto il sistema, dalla base, non è da tutti, eppure dovrebbe esserlo. E' certamente anche un fatto di coscienza (come dicevamo, quanti di noi non hanno mai detto 'qui è tutto da cambiare')?
Studiando l'anarchismo, nonché il pensiero dei suoi nobili padri, si arriva inevitabilmente a stabilire che quella che viene chiamata 'utopia', in realtà è un insieme di idee e di soluzioni plausibili, possibili, auspicabili. Ma l'idea diventa concreta solo quando la si realizza, mai prima. Se vogliamo parlare in termini pseudo filosofici, secondo la regola degli opposti e dei contrari l'anarchismo non è l'astrazione che si contrappone alla concretezza, bensì un ideale che si contrappone a un ideale già concretizzato e di cui nessuno è contento, salvo coloro che muovono i fili di questo sistema. E' evidente che 'per fare un'omelette bisogna prima rompere le uova', ma basta esserne coscienti e avere il coraggio di incrinare i gusci. E' una scelta radicale, ma necessaria.
EDG

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giovedì 19 agosto 2010

Anagrafe nazionale degli studenti: un'altra schedatura

Dato che questo governo si autopropaganda proprio nel segno della libertà, non può mancare un decreto che preveda la schedatura anche degli studenti. Il decreto arriva esattamente quando la TV è intenta a disquisire su stupide case a Montecarlo. Era il 5 agosto scorso.
Studenti schedati, dunque. Ma quali dati conterrà questo archivio fascista? Leggiamo direttamente dal testo del decreto.
'Per le finalità di rilevante interesse pubblico di cui all'articolo 95 del decreto legislativo n. 196/2003, l'Anagrafe può contenere dati idonei a rivelare lo stato di salute, le convinzioni religiose o di altro genere e dati giudiziari indispensabili ad individuare il soggetto presso il quale lo studente assolve l'obbligo scolastico (scuole paritarie, strutture ospedaliere, case circondariali, ecc.). I tipi di dati e le operazioni eseguibili ai sensi dell'articolo 20 del decreto legislativo n. 196/2003 e successive modifiche sono individuati, previo parere conforme del Garante per la protezione dei dati personali, in un atto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca avente natura regolamentare'.
Come sapete, il governo giustifica sempre ogni suo scriteriato decreto attraverso motivazioni apparentemente giuste. In questo caso la giustificazione è quella relativa a contenere la dispersione scolastica, ma non v'è alcun nesso con l'azione del decreto. A cosa serve un archivio del genere, se non a operare un'ulteriore violenza sui cittadini e a lederne la loro libertà? E dire che la Gelmini aveva già predisposto una schedatura per i genitori (i quali si sono ribellati), ma non è bastato.
Quando un cittadino viene schedato diventa automaticamente prigioniero di colui che ne possiede i dati. Un database del genere si configura come un ulteriore strumento di controllo sul cittadino e un mezzo di diagnosi sulla sua sudditanza permanente, che deve essere sempre garantita ed efficiente. Chi si ammala di troppa fantasia, chi, alzando il capo, osa sfuggire agli ingranaggi del sistema, viene prontamente bollato come dissidente, quindi represso nel suo ardore di libertà con sanzioni e chissà cos'altro. La schedatura è un'arma puntata addosso, un asso nella manica del governo baro, una spada di Damocle che può colpire in tempi non sospetti, ma soprattutto è la fase preliminare e indispensabile per nuove leggi contro il cittadino. Già, perché è così che funziona: prima si fa il mucchio e poi si colpisce, mai fare il contrario, sarebbe inutile. Chissà che un domani, con la scusa di avere questi dati, quindi un preciso e completo elenco di nomi, non si vogliano sanzionare (in qualche modo) i non cattolici e/o i portatori di handicap (peraltro già duramente colpiti)?
Dovrebbero essere i cittadini a predisporre un archivio pubblico di tutti coloro che attentano alla libertà della gente. Parlano tanto di diritto alla privacy, ma vale solo per Berlusconi e i suoi amici ladroni! Sveglia!

PS. Per leggere alcuni commenti su facebook, cliccare qui.

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Il governo è sempre un problema da risolvere

Abilissimi atti di mistificazione e di persuasione ci hanno fatto credere che il governo nazionale sia quello strumento senza il quale una società va allo sbaraglio. Chi ha tessuto questa trama ingannevole, certamente ha avuto tutto l'interesse per tesserla. Come si può credere che un manipolo di affaristi - che si sogliono chiamare politici - possano mai tutelare e garantire i nostri diritti e soddisfare i nostri bisogni? Una sola persona al governo, ancorché nostro amico o addirittura parente, non potrebbe mai conoscere le nostre necessità, come potrebbe un nugolo di sconosciuti che mirano a governare solo per arricchirsi e per speculare provvedere a tali necessità? Ognuno di noi ha necessità diverse che non possono essere raccordate da una lobby di potere nazionale, nè dalle leggi che questa lobby concepisce. Sono necessità di ordine vitale e morale al contempo, quelle che permettono una vita serena e in pace con tutti, quelle che ci fanno sentire davvero parte di una comunità, integra, compatta, quelle che ci spronano a migliorare la società (perché noi siamo la società). Sono proprio queste necessità che i governi combattono perché ne hanno paura, perché sancirebbero la loro fine istantanea. I governi dividono la società. Allora è meglio mistificare e far credere che il governo è buono e serve al popolo. Ci si riempie la bocca di parole come 'democrazia', 'repubblica', Stato di diritto', ma nei fatti la sovranità non è mai stata del popolo, la cosa pubblica non esiste, i diritti possono essere solo comprati, spesso a caro prezzo e a danno di altri cittadini. Quando è esistito un vero governo del popolo, è stato soffocato con la violenza (perché lo Stato è per sua natura violento).
Parliamoci chiaro, il voto è una truffa, e la teoria della rappresentanza una leggenda, una 'metafisicheria' diceva Malatesta. Nessuno di noi vorrebbe mai delegare il proprio 'io' ad altri, ma lo si fa perché ci hanno insegnato che il voto è l'unica strada possibile, la più giusta. Questo è tremendamente falso. Uno può anche dire: 'ma io mi riconosco nel programma di tale partito'. I programmi di partito sono meri canovacci, non garantiscono alcun diritto senza che qualcun altro non ne debba rimanere privato, tracciano un'idea molto vaga e generale dei problemi da affrontare (non a caso i programmi del PD e del Pdl sono sostanzialmente uguali) e sono specchietti per le allodole. Il problema è il particolare, il come si fa, il come si attua quel programma. Ma ormai i cittadini valutano in base al colore di partito, più che in base al programma. Peggio ancora, si valuta in base all'aspetto del politico, alla sua presenza in TV (chi più sta in TV, più viene votato, basta la popolarità). Questo lo sanno tutti, certo, ma i cittadini ci cascano sempre.
Dicevamo, il programma, facciamo un esempio: quando qualche membro di partito dice di voler mettere mano alla questione della legalità, nessuno di questi uomini di partito ci dice davvero come intende procedere, non scende nel particolare, perché sanno che finirebbero per scontentare molti dei loro stessi elettori. Semmai, in termini di legalità, a loro basta aggiungere che ci saranno più controlli. Tutto qui? E come controlli? Con le forze dell'ordine? Vuol dire che darai alle polizie ancora più poteri, quindi più arroganze e immunità? In realtà sono proprio quei politici i primi a dover essere controllati e comunque non si esprimono mai nel dettaglio, fateci caso. E quando glielo fai notare, vanno a finire nel nostro stesso discorso, infatti rispondono: 'ma un programma di partito non può pensare a risolvere i problemi dei singoli'. Si contraddicono, ammettono che il governo non serve a noi, ma a loro stessi.
E' tutta un'enorme menzogna, non c'è mai stata differenza sostanziale tra democrazia e dittatura, il popolo è stato imbonito, ingannato, plagiato e non riesce più a vedere altri orizzonti, è convinto della bontà di questa menzogna. Complimenti alla bravura di questi ragni-vampiri che hanno tessuto questa enorme tela di bugie.

PS. A proposito, c'è sempre il sondaggio sotto il blogroll.

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martedì 17 agosto 2010

Cossiga e il realismo della rete

Quando Courbet dipinse il 'Funerale a Ornans' (nella foto), ci mise dentro tutta la realtà, perché Courbet era un realista. E la realtà non è nè bella, nè brutta. La realtà è.
In quell'opera, il Maestro francese ha dipinto con estrema lucidità la scena di un funerale con tutti i suoi protagonisti, anche quelli ai quali del defunto non importava niente e sono lì per dovere d'etichetta borghese, anche quelli che se la chiacchierano serenamente, anche un cane. L'opera sarebbe stata uno scandalo in età romantica, e lo fu, giacché Courbet stesso dichiarò che questo dipinto avrebbe segnato la fine del Romanticismo. Nessun filtro romantico, dunque, nessuna sovrastruttura perbenista. Solo realtà.
Anche internet vive di una propria dimensione realista. La chiamano 'realtà virtuale', ma i sentimenti sono più reali di quelli che ci vengono propinati dai media ufficiali, menzogneri, filtrati. Così, in merito alla scomparsa di Cossiga, l'Italia si vede divisa tra perbenisti e realisti, tra coloro che oggi lodano l'ex presidente e quelli che lo ricordano attraverso le sue parole, anche quelle più agghiaccianti e velenose. I media tratteggiano il profilo di Cossiga omettendo parti essenziali del suo modus operandi e della sua indole, facendo emergere un quadro certamente non reale dell'uomo politico, semmai parziale e, come ormai sappiamo, quando in tv non si dà una notizia, quest'ultima non esiste. Invece le notizie ci sono ed è proprio il realismo della rete a far emergere il 'rispettosamente sottaciuto'.
Non bisogna considerare l'azione degli internauti come mera cattiveria che emerge incondizionatamente, gratuitamente. No, è la realtà che impone di non nascondere nulla. Questa è libertà. Alcuni ne hanno paura, perciò vogliono imbavagliare la rete. Non è internet che giudica, semmai sono i fatti che impongono un giudizio a posteriori, non tanto nostro, quanto della Storia. E questi fatti, riportati alla luce, la rete non li ignora. Ogni individuo, in quanto tale, è il risultato dei propri atti e dei propri pensieri, nel bene e nel male. Ogni individuo è l'espressione della propria storia. La rete non può mutilare parti essenziali di quella storia, per quello c'è già la tv e tutt'un conformismo duro a morire, figlio di una mentalità borghese, cattolica e populista.
La dimensione realista di internet è la sola che può garantire, oggi, un'informazione completa, guai se non ci fosse. Coloro che vogliono imbavagliare la rete aspirano alla cassazione della realtà, all'oblìo. Gli internauti sono tanti piccoli Courbet che tracciano segni connotativi, precisi, minuziosi, nè belli e nè brutti. E lo fanno, ognuno con la propria personalità. Ma non è la personalità degli internauti che dev'essere osservata, bensì la loro opera, nella sua totalità. E' questo senso del loro 'lavoro' che bisogna saper leggere, al di là dei perbenismi, dei conformismi, dei bon tons di facciata che si pongono a filtro della realtà.
Di fronte al dato reale è persino inutile esprimere giudizi, in qualsiasi senso. La realtà è, e noi ci siamo dentro.


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Ricordando Giorgiana Masi


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I migliori anni della sua vita

Non è passata inosservata e non certo per la sua avvenenza fisica. Parliamo di 'Eden Arbegil', l'ufficiale israeliana che si è fatta immortalare in fotografie, sorridente e spavalda, accanto a prigionieri palestinesi legati e bendati. La ragazza aveva postato le foto su facebook e il blogger israeliano Sachim le aveva diffuse generando, come sapete, il caso.
Già le foto parlano da sole, ma nel profilo facebook ci sono anche dei dialoghi relativi a queste immagini. Un'amica di Eden scrive: 'è certo che tu hai l'aria di una che lo sta eccitando'. Eden le risponde dicendo: 'mi chiedo se questo palestinese abbia un profilo su facebook, l'avrei taggato volentieri'.
Allo sconcerto delle foto in sé e a quello dei relativi commenti, si aggiunge il titolo che Eden ha dato all'album contenente tutte le foto: 'Servizio militare: i momenti più belli della mia vita' (IDF – the best time of my life). Non c'è che dire, ancora una volta siamo di fronte a scelte individuali dettate da una precisa indole che caratterizza questo tipo di 'persone'.
In Israele tutti i/le giovani diciottenni e 'abili' sono obbligati/e a svolgere un servizio militare che dura ben 21 mesi, quasi due anni, un tempo abbastanza lungo per poter forgiare giovani coscienze ad un esercizio di sottomissione e di violenza che diventa percezione di divertimento. Così non ci stupiscono queste foto, perché molti casi come questo esisteranno, in tutti gli eserciti, in tutti i luoghi dove si propaganda la guerra e la violenza, l'odio e il razzismo, la disuguaglianza come valore assoluto, in nome qualche dio o di qualche presunta patria. L'Italia non è esclusa.


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sabato 14 agosto 2010

Torna il vaccino contro l'H1N1 e la Burgermeister rischia il carcere

Non c'è limite alla spavalderia e all'arroganza dell'OMS, neppure di fronte alla mega bufala della presunta pandemia causata da un'ipotetica influenza suina assassina. Forse ai piani alti pensano che ci siamo già dimenticati dei morti causati proprio dal vaccino, un vaccino propagandato a forza di spot terroristici per far vendere il prodotto e gonfiare i portafogli delle case farmaceutiche (e non solo di quelle).
Adesso il Ministero delle Malattie Inventate ordina addirittura di anticipare i tempi dell'inoculazione del vaccino stagionale che comprende anche quello contro la suina. Questo significa che a chiunque si sottoporrà all'iniezione stagionale, verrà inoculato comunque il vaccino letale contro l'H1N1. Roba da denuncia! (articolo del Messaggero).
Ricordiamo che questo blog ha raccolto varie testimonianze sulla pericolosità del vaccino. Il dossier è consultabile CLICCANDO QUI.
Sempre questo blog aveva diffuso, nel settembre 2009, un'intervista alla giornalista Jane Burgermeister, la quale era stata persino licenziata dopo aver diffuso notizie sulla pericolosità dal vaccino (QUI). Ma la giornalista non si è data per vinta e ha proseguito nella sua attività di informazione, fino a rischiare l'arresto. Infatti è notizia recentissima: Jane Burgermeister è attualmente sottoposta a supervisione giudiziaria e rischia il carcere per colpa di un decreto firmato da un giudice austriaco che mal sopporta la diffusione della verità su questa faccenda.
'Il Fatto Quotidiano', riporta la notizia secondo cui l'OMS ha tra i componenti del suo Comitato d’urgenza proprio le multinazionali del farmaco che si sono arricchite con il vaccino in questione. Un gran conflitto di interessi.
Insomma, non è bastato lo scandalo relativo alla falsa pericolosità del virus, non sono bastate le denunce sulla nocività del vaccino (mai testato veramente), non sono bastati i morti e le menomazioni causati dal vaccino e non sono bastati gli allarmi costruiti ad hoc e divulgati attraverso la tv (si configura il reato di causato allarme), non è bastato il bluff del 1976, adesso vogliono iniettare il veleno mischiandolo al vaccino stagionale. Che bel cocktail! E occorre farlo subito, sennò può essere che la suina vi morda il sedere. Ma per favore! Andate a vendere noccioline avvelenate alle scimmie, che forse loro hanno più coraggio di sputarvi in faccia (e non si fanno abbindolare dalla tv)!

La parola a Jane Burgermeister



AGGIORNAMENTO DEL 12 AGOSTO 2010
Jane Burgermeister davanti al tribunale



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venerdì 13 agosto 2010

Nucleare in Italia? Russia docet

In quest'ultimo periodo, le tv di regime evitano accuratamente di parlare di centrali nucleari. E questo non perché il giornalismo italiano sia concentrato esclusivamente sul dibattito politico interno, ma perché le discussioni sul nucleare finirebbero per creare associazioni di pensiero in riferimento a quanto sta avvenendo in Russia, dove i roghi stanno minacciando le centrali nucleari, quindi la sicurezza dei cittadini.
Ma noi non siamo la tv di regime e ne parliamo. Anzi, facciamo di più (se possibile), mostrandovi anche delle immagini, per la precisione tre mappe.
Occorre partire da una domanda: dato il rischio incendi che ahinoi caratterizza il nostro territorio, cosa succederebbe se le centrali nucleari volute dal governo venissero davvero impiantate in Italia? Sappiamo bene che l'Italia è un territorio dove gli incendi (dolosi e spontanei) sono numerosi e devastanti. Costruire centrali in Italia aumenterebbe esponenzialmente i rischi per tutti, poiché sarebbero esposte anche alla minaccia degli incendi. Russia docet.
La mappa che vedete qui in basso è relativa alle zone a rischio incendi. Potete vedere le aree in rosso, che sono quelle con rischio maggiore, si tratta di ben mezzo territorio. Le aree gialle sono considerate a medio rischio e quelle bianche a basso rischio (in ogni caso non siamo totalmente esenti da rischio incendi).
Ma l'Italia è anche un territorio sismico. Impiantare centrali nucleari in Italia è perciò rischiosissimo anche per via dei terremoti, oltre che per gli incendi. Vediamo la mappa delle zone sismiche in Italia:

Se sommiamo i rischi incendi a quelli sismici, anche un neonato capirebbe che sarebbe da pazzi voler costruire anche una sola centrale in Italia. Riuscite a sovrapporre mentalmente le due mappe? Vi aiutiamo. I puntini rossi li abbiamo resi blu per farli distinguere dalle zone incendi.

Non c'è bisogno di altre parole. Solo che, se vivessimo in un Paese civile, queste brevi informazioni sarebbero state oggetto di un piccolissimo servizio televisivo. Manco quello.

AGGIORNAMENTO (quarta mappa)
Nella mappa sottostante, i cerchi neri rappresentano i siti nucleari che il governo ha individuato.

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giovedì 12 agosto 2010

Le elezioni. Oppure?

E' il titolo del nostro nuovo sondaggio che nasce da una precisa presa d'atto: di fronte all'argomento principe del momento, nessuna tv (che noi sappiamo) ha mai dato il microfono ai cittadini. E su questa assenza voluta dagli editori e dai direttori di rete, ci sarebbe da approfondire. Non lo facciamo, ma quantomeno chiediamoci il perché di questa assenza.
Da anarchici non pubblicizziamo le elezioni politiche, ma ci teniamo affinchè possiate esprimervi in merito a questo sistema di delega del potere. E poiché anarchici, abbiamo pensato anche a coloro che, per vari motivi, non voteranno. Perciò il nostro sondaggio può definirsi composito, con varie opzioni di risposta.
Intanto informiamo sull'esito dell'ultimo sondaggio dal titolo 'Quale strumento per ribaltare il regime'?

L'immagine è eloquente, ma poiché il blog è visitato anche da persone non vedenti, scriviamo i risultati, sì che possano essere letti con i tool appositi. Su 186 votanti, ben 129 (il 69%) hanno risposto 'azione diretta del popolo'. Segue l'informazione non manipolata al 19%, gli scioperi al 7%, infine l'opposizione istituzionale al 3%. Beh, se in una comunità di 186 cittadini il 69% vuole un'azione diretta, vuol dire che ci sono le condizioni necessarie per una Rivoluzione.
Ricordiamo che il sondaggio si trova sempre sotto il blogroll. La data di chiusura (2 novembre) è altamente simbolica. Consigliamo di leggere bene tutte le opzioni prima di decidere. Esprimetevi in totale libertà.

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La propaganda in edicola: piccoli soldati crescono

Nei loro giochi, i bambini sognano, conoscono, assorbono, si immedesimano, imparano, acquisiscono nozioni. Bisognerebbe stare più attenti ai giochi dei bambini, soprattutto quando vengono loro offerti modelli apparentemente innocui, ma altamente diseducativi. Nelle edicole, già da molti anni, si può trovare una gran varietà di questi modelli diseducativi, o meglio, educativi alla guerra. Sono sparite le collezioni di figurine e i gadgets a carattere didattico ('I grandi della scienza e della tecnica' (1974), 'Flash, viaggio nel tempo' (1972), pannelli di plastica sbalzata per studiare l'anatomia del corpo umano, le piante, gli animali, ecc.) e al loro posto, oggi, ci sono Carri armati da costruire, soldati di piombo da collezionare, cavalieri da colorare, armi da assemblare, caccia, incrociatori, mas, sommergibili, cannoni, missili, alabarde, asce... tutto condito dai vari manuali di sopravvivenza, di arti marziali, di approfondimento tecnico sulle armi, sui velivoli da guerra, ecc. Un arsenale di conoscenza a senso unico per i bimbi, cioè la conosceza dell'arsenale!
Non è che negli anni '70 non ci fossero gadgets di questo tipo, ma anzitutto non erano l'elemento preponderante, tutt'altro, la varietà di genere era davvero elevata, ma soprattutto non c'era un vero e proprio concetto di collezionismo e di modellismo applicato al gioco delle armi. Questo è molto importante, perché quando noi da piccoli compravamo una pistola di plastica in edicola, non dovevamo assemblarla, cioè non dovevamo aspettare dieci settimane per poterla usare. L'attesa crea dipendenza e spasmodico ardore per quell'oggetto e tutto il tempo passato ad aspettare il pezzo mancante non fa altro che fissare maggiormente nella coscienza quel tipo di gioco. Le nostre pistole non erano neanche verosimili o contemporanee (pistole Colt e fucili Winchester, raramente le Beretta), ce le davano tutte intere, subito, e dopo qualche giorno non le guardavamo più e finivano tra i pezzi del Meccano o del Lego.
Attenzione, questo articolo non vuole essere l'apologia degli anni '60 e '70 (anche se...), ma lo strumento per una presa di coscienza del modo in cui i tempi sono cambiati anche e soprattutto in base ai vari regimi che si sono succeduti fino ad oggi. Cosa possiamo aspettarci, infatti, da un regime di destra, anche in edicola? Soprattutto armi da collezionare, alle quali far appassionare i più piccoli. Si tratta di un indottrinamento a tutti gli effetti e a senso unico. E parlando di dottrina, non può non venire in mente anche la chiesa, la quale non perde occasione per autosponsorizzarsi. Ebbene sì, anche la chiesa oggi è in edicola, con i santini da collezionare e i rosari di Lourdes! Se non è propaganda questa!
Accanto a questi gadgets, esistono poi gli opuscoli storici. Ahhhhh... ne parliamo? Ma è mai possibile che tra migliaia di anni di Storia, si debbano sempre riproporre Mussolini e Hitler (e questo vale anche per i documentari televisivi)? Al massimo si va indietro a Napoleone. Chissà perché non esistono opuscoli che parlano della Rivoluzione Francese (se non sottoforma di episodi di Lady Oscar) o della Comune di Parigi, o dell'azione eroica degli anarchici nella guerra civile di Spagna? Gli anarchici? Giammai! Meglio non far sapere quanto ardore di libertà portino nelle coscienze. Che se poi scoppia una rivoluzione...
Al di là di tutto questo, una riflessione: la presenza massiccia di questa propaganda militare, è imposta dal governo? Oppure sono le case editrici che, attraverso indagini di mercato, rispondono ad una precisa domanda? Pensateci bene. E se la vostra risposta è 'gli editori rispondono alla domanda', sappiate che 'la domanda', ai giorni nostri, viene anche -e spesso- costruita. Da chi? E perché? Siamo di fronte a un cane che si morde la coda, a un circolo vizioso che, in ogni caso, regge il moccolo al regime. Pensateci quando asciugate il moccolo dei vostri bambini.

PS. In una mano la pistola, nell'altra il rosario: ecco i governi di destra.

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martedì 10 agosto 2010

Il re è morto, viva il re!

Al di là della propaganda di questo o di quell'altro partito, ce n'è un'altra molto più potente e subdola che si riferisce alla gestione della cosa pubblica nel suo insieme, chiamiamola 'propaganda del sistema politico' per intenderci. Esiste da sempre un apparato di autopropaganda del sistema politico, impalpabile, ma energica, onnipresente, che tiene legati a doppio filo i cittadini al concetto di governo, senza il quale sembra che ogni cosa non abbia senso (o ordine) e sia destinata a distruggersi: nel comune intendere il governo, la piramide sociale non può e non deve essere distrutta, lo stato di schiavitù dei cittadini rispetto al vertice non può venir meno. Questo concetto, che è un pensiero sostanzialmente lesivo per i cittadini, è diventato un dogma assoluto presso gli stessi cittadini, anche perché la propaganda di sistema ha sempre fatto percepire come giusta una menzogna permanente, cioè quella secondo cui non può esistere una società senza una sua organizzazione piramidale, gerarchizzata, senza un governo inteso come siamo abituati a intenderlo. La propaganda non ha fatto altro che venderci un prodotto avariato, spacciandocelo come assolutamente necessario e salutare per tutti (un po' come il vaccino contro l'H1N1, ricordate? Una pericolosa menzogna, alla quale quasi tutti hanno creduto, complice la TV).
Oltre questa premessa, arriviamo alla questione centrale. Qualsiasi ipotesi si possa fare sul dopo Berlusconi, non garantirà mai ai cittadini una condizione di vera libertà. Oggi la maggioranza dei cittadini reclama un ritorno alla legalità, alla civiltà, alla giustizia e auspica un cambiamento di governo, tuttavia possiamo argomentare con qualche domanda: prima di Berlusconi, c'erano davvero legalità, civiltà, giustizia? Il popolo era davvero libero? Tutti vivevano con eguale benessere? La risposta è sicuramente negativa. E chi pensa che nel dopo-Berlusconi ci sarà un cambiamento nella politica si sbaglia di grosso. Se l'Italia ha avuto Berlusconi, è perché ci sono stati prerequisiti culturali, un humus di illegalità e ingiustizia dove è maturata la situazione attuale. Cosa auspica il popolo italiano? Un ritorno alla vecchia politica? O una nuova politica? Nel primo caso, si tratta di ritornare ai prerequisiti di illegalità e ingiustizia e, viste le facce che si ripropongono nell'agone politico, le condizioni ci sono tutte. Nel secondo caso, bisognerà intendersi sul concetto di 'nuova politica'. Secondo la propaganda del sistema politico, non potrà mai esistere un concetto di 'nuovo', se non come lo si intende nel 'Gattopardo', cioè un insieme di facce nuove (ma neanche tanto) e di accorgimenti capaci di illudere che sia cambiamento, ma che in realtà nascondono la restaurazione del vecchio potere, il consolidamento della vecchia scala gerarchica, dove ogni cittadino è sostanzialmente suddito.
Prendiamo tutte le inique e insane riforme che questo governo ha fatto, pensiamo soltanto a quella della scuola pubblica, un vero cataclisma: siamo sicuri che un 'nuovo' governo provvederà a riportare tutto come prima? Al 'nuovo' governo, sempre che abbia intenzione di aggiustare i danni cagionati da Berlusconi, non basterebbero cinque anni per risanarli tutti! Meglio tenerli, aggiustando semmai qualcosina proprio per dare un segno di discontinuità. Ma non ci sarà mai una vera discontinuità in questo tipo di politica, questo dev'essere chiaro. Il sistema politico deve potersi perpetuare, a prescindere dai colori che, di volta in volta, si insediano al governo.
Nonostante i litigi e le schermaglie tra i vari gruppi e partiti, questa politica è autoreferenziale. E' una politica di autoconservazione. E finché il popolo non concepirà altre soluzioni, altre strade (e ci sono), finché si lascerà condizionare dalla propaganda di sistema e dalla TV, non ci sarà mai vera libertà e vera giustizia e continuerà a dire 'il re è morto, viva il re'!

Fonte immagine
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domenica 8 agosto 2010

I morti di Marcinelle (elenco in video)



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sabato 7 agosto 2010

Cluster bomb, l'Italia è favorevole all'eccidio continuo di innocenti

Questo post vuole essere una breve e superficiale riflessione anarchica in merito al ruolo dello Stato e dei governi nella vita dei cittadini.
Dopo due anni di attesa (sempre troppi), il primo agosto è entrata in vigore la messa al bando delle cluster bomb che è stata ratificata a Oslo nel 2008 da 30 Paesi. Alla ratifica sono state apposte le firme di 107 Nazioni. L'Italia non ha voluto firmare la messa al bando, insieme a Cina, Russia, USA e Israele. Non sorprende neanche un po'. L'Italia è uno dei maggiori produttori di armi, comprese le cluster e le mine anticarro che servono ai talebani in Afghanistan per uccidere anche gli italiani. Ma non è soltanto un motivo economico a spingere l'Italia verso scelte guerrafondaie e disumane. Il fascismo si nutre di ideologia bellica, salvo poi predicare amore e morale cristiana, così... per propaganda populista. La gente ci crede.
Naturalmente le televisioni non ne parlano, neanche un piccolo annuncio didascalico, ellittico. E anche questo non sorprende.
Quello che fa inorridire non è solo la quantità di vittime innocenti, civili, spesso bambini, che muoiono dilaniati da queste bombe, ma anche un certo tipo di arroganza e spavalderia che caratterizza ogni governo di ogni Stato, quando adopera qualsiasi mezzo (e non perde mai occasione) per appiccicare agli anarchici l'etichetta di 'violenti'. Ormai è diventato uno stereotipo, quando invece lo scopo ultimo degli anarchici è l'armonia, la pace, la fratellanza, l'antimilitarismo, la non violenza. Quando gli anarchici dicono 'NO' ad ogni governo e ad ogni Stato, forse adesso è più chiaro il motivo: la vera violenza la commettono proprio i governi e gli Stati, contro tutti i cittadini. Anarchia uguale a 'non-governo', sicuro!
Quello delle cluster bomb è poi solo uno dei possibili esempi che si possono fare, uno dei più concreti; in senso più ampio, l'azione violenta dello Stato è tanto subdola quanto permanente. Talmente permanente che l'individuo cresce culturalmente con l'imprinting dello Stato, del governo, delle leggi fatte da quest'ultimo, dalla polizia che tutela l'ordine dello Stato. Lo Stato perpetua la sua dottrina ai sudditi (perché tali siamo), impartendogliela sin dalla nascita. E guai a chi osa avere un pensiero diverso, un dubbio, una voglia di scoprire nuove vie, altri possibili modi di vivere, come minimo si vien presi per sognatori utopici, poi anche per pericolosi sovversivi. E anche questi giudizi fanno parte della dottrina imposta dallo Stato, ormai sono formule cognitive ben digerite dalla massa, replicate manieristicamente, automaticamente. Personalmente penso che, di fronte alla notizia in oggetto, sono fiero di sentirmi sovversivo. Vorrei infatti sovvertire la violenza insita dello Stato, in favore di un mondo alfine civile. Che c'è di strano? Di strano niente, ma è molto pericoloso per lo Stato. E se per voi lettori il mo intento può sembrare nobile, allora ascoltate bene. Incontro tanta gente che la pensa come me, ma al sol pensiero di toccare l'ordinamento delle cose (Stato, governo, leggi, clero, polizie, gerarchie...) ritorna ad essere massa innocua come un cagnolino ammaestrato, salvo mostrare i denti contro quel 'me' di prima (!?).
Mi rendo conto, però, che non è facile frantumare l'imprinting. Tuttavia, per gli Stati, modificare le coscienze dei cittadini è semplicissimo, lo possono fare e lo fanno quando vogliono. Il ruolo dei mass-media, in particolar modo della televisione, è proprio quello di modificare gusti e passioni, innestare ideologie e convinzioni, proporre mode e nuovi stereotipi, nascondere notizie ed evidenziarne altre, sì da elargire alla massa una conoscenza settoriale, esattamente quella che fa comodo allo Stato, sottoforma di modelli, e che la massa pensa sia l'unica verità ('è vero l'ho sentito in televisione!').
Ora guardate bene quella foto del bambino dilaniato. Quell'innocente è l'espressione concreta della violenza dello Stato e, segnatamente, di quei governi che non sottoscrivono la messa al bando delle armi, anzi fomentano le guerre e che, anche sulla pelle di questi bambini, si arricchiscono impunemente. Viviamo in un periodo di scandali, in Italia, e non dimentico chi rideva alle 3:32 nella nottata del terremoto a L'Aquila... Ecco, anche quelle risate sono l'espressione concreta della violenza dello Stato, del sistema perverso per cui lo sfruttamento dell'Uomo sull'Uomo è cosa normale, addirittura auspicabile, insegnata ai figli ('fatti furbo e fatti valere, con ogni mezzo'). Ma questo e gli altri scandali, a cosa servono? Modificano le coscienze degli italiani? Ne dubito. La dottrina di cui parlavo prima è talmente radicata che alla massa basta indignarsi per il breve tempo necessario, poi, intimamente, la coscienza suggerisce il menefreghismo, la passività, il 'così vanno le cose'. Gli anarchici si oppongono a questa passività, a questa finta ineluttabilità dello status quo, a questa impunità continua che noi stessi regaliamo ai nostri padroni. Gli anarchici non vogliono padroni, nè schiavi. E questa è vera libertà. E' ora di pensare e di agire diversamente, tutti, per il bene di tutti.

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venerdì 6 agosto 2010

Trivelle australiane nell'arcipelago toscano

Si chiama Key Petroleum Ltd la società australiana che ha messo gli occhi nel Tirreno e che prevede di metterci anche le sue trivelle per cavarci petrolio e gas. Già denunciavamo l'accordo del 2007 tra Italia e Libia per le perforazioni nel Mediterraneo da parte della famigerata BP e adesso si prospetta anche questo, ma in un Paese dove il governo elogia il nucleare, cosa volete che siano un po' di piattaforme nell'arcipelago toscano? Voi direte che nell'arcipelago toscano c'è il santuario dei cetacei, c'è la riserva naturale dell'isola di Montecristo e che... insomma, non si può fare, e avete ragione, voi! Di tutt'altro avviso pare essere il governo che ha già dato il via libera per le prime ispezioni e dalle quali è emerso che il sito marino promette bene. Sito promettente per chi?
Adesso la Key attende solo il via libera del governo per iniziare i lavori di devastazione. E' chiaro che ci sono vincoli di tipo ambientale, ma siccome la Key ha valutato l'Italia come una zona molto interessante dal punto di vista economico e fiscale, siamo sicuri che con una buona mazzetta tutti i 'via libera' saranno firmati dal ministro dell'ambiente. D'altra parte siamo ormai abituati all'ipocrisia del governo, in questo caso i cetacei e tutta la biodiversità saranno distrutti, mentre è notizia di ieri che il ministro del turismo Brambilla, copiando dalla Catalogna (più che copiare non sanno fare) e con una dose industriale di falso buonismo, voglia proteggere gli animali dai vari palii (infatti il turismo italiano è in crisi per i nostri palii, non perché non esiste un vero progetto di rilancio delle aree archeologiche). Ecco, brava Brambilla, adesso prova a fare una crociata pro fauna del Tirreno se ne hai il coraggio e la caratura morale. Questo è un governo di frustrati che non sanno far altro che imporre divieti ai più deboli. Questo è un governo che non ha alcuna intenzione di tutelare il nostro patrimonio, ma di sfruttarlo a vantaggio di ministri, amici e parenti. Andate a casa e ridateci il maltolto!
Così ben 643 chilometri quadrati di mare, pari a circa tre volte le dimensioni dell'Elba, rischiano di essere compromessi. In gioco non c'è 'soltanto' l'area compresa tra la costa sud dell'Elba, Montecristo e Pianosa con tutta la biodiversità in essa contenuta, bensì il valore paesaggistico, naturale e turistico di mezza Italia: un incidente su una piattaforma potrebbe causare danni incommensurabili. E non sia mai che qualche lembo di petrolio fuoriuscito, trasportato dalle correnti, arrivi a toccare la terra di Corsica, i danni che dovremmo pagare sarebbero doppi e la Francia potrebbe avvalersi di questo danno sul suo suolo per pianificare ricatti economici contro l'Italia (perché così funziona in questo sistema).
Sul piede di guerra ci sono certamente Legambiente, ambientalisti, amministratori locali e imprenditori. Quanto sarà efficace la loro/nostra resistenza? E ci chiediamo anche un'altra cosa: siamo sicuri che dopo, quando questo governo di ladri cadrà, i prossimi ministri correggeranno tutti gli errori commessi dai loro predecessori? Noi giuriamo di no. Pensateci.

PS: mancano pochi giorni alla chiusura del nostro sondaggio (sotto il blogroll). Se non lo avete ancora fatto, esprimetevi adesso.

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giovedì 5 agosto 2010

Cosa ci fa un ministero in Veneto? E chi lo controlla?

C'è un server del Ministero dell'Interno in provincia di Rovigo. Come si spiega?
Intanto diciamo che lo abbiamo scoperto controllando gli ingressi quotidiani nel blog, utilizzando un sistema di rilevamento affidabile. Quasi ogni giorno i computer di palazzo fanno ingresso nel blog e ovviamente sono macchine che accedono in internet da Roma, ma questa volta l'IP archiviato, romano, giunge dal Veneto (nell'immagine, l'IP è stato cancellato). La cosa è preoccupante per una serie di motivi che fanno capo alle seguenti domande:
1) Chi si cela dietro il server veneto?
2) Che scopo ha una 'filiale' del ministero nel Nordest?
3) Chi ne è a conoscenza presso la sede romana?
4) Chi ha dato l'autorizzazione per questa ubiquità?
Se cade il governo, con conseguente cambio dei ministri, il server veneto potrebbe spiare il database romano. Qualcuno potrebbe, un domani, trarre profitto politico da questa operazione di spionaggio. Chi è questo 'qualcuno'? Non possiamo escludere a priori che questo collegamento avvenga in maniera illecita o per scopi disonesti. Possedere informazioni come quelle residenti nel server romano del ministero dell'interno potrebbe significare avere in mano un'arma ricattatoria potentissima, ma anche strumenti di conoscenza per anticipare mosse politiche strategiche. Inquietante.
E' curioso: in un'epoca in cui il Pdl fa il diavolo a quattro per far passare la legge sulle intercettazioni, non si esclude l'ipotesi che sia proprio qualche personaggio dell'attuale maggioranza a fare la spia informatica. Curioso, è vero, ma non ci stupirebbe. E non escludiamo neppure qualche spia dell'area PD, perciò abbiamo preso contatti con la presidente della Provincia di Rovigo, Tiziana Michela Virgili (centrosinistra), al fine di ottenere spiegazioni. La risposta mai giunta non fa altro che rendere più inquietante la faccenda.
Lasciamo ai lettori il compito di immaginare chi possa celarsi dietro quel computer, magari seduto tranquillamente a casa o in qualche ufficio privato. Noi speriamo solo che dietro a quella macchina ci sia un hacker (molto meno malvagio dei politici) che sveli finalmente la verità su tutte le stragi di Stato, da Portella della Ginestra agli attentati del 1992/'93.

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martedì 3 agosto 2010

L'Italia aiuta i talebani, altro che peacekeeping!

E' strano che per promuovere la pace nei teatri di guerra vengano mandati militari (ben pagati). Ci saremmo aspettati, semmai, delle organizzazioni filantropiche, umanitarie, crocerossine... Invece il governo ci fa credere che a portare la pace debbano essere proprio uomini armati. Questi controsensi non si trovano neppure nei testi di Ionesco. E poi, dov'è finita la politica e la diplomazia? Qualcuno disse che la guerra è il fallimento della politica, è vero, ma noi correggiamo dicendo che la guerra, per i governi di destra, è l'unico modo di far politica. Un fascismo senza guerra non ha alcun motivo di esistere. La guerra è, per ogni fascista, l'espressione più concreta dell'ideologia autoritaria, l'obiettivo, la conditio sine qua non. Se gli aspiranti governi fascisti avessero il coraggio di dirlo, certamente non avrebbero alcun seguito presso l'opinione pubblica, a parte qualche mente distorta. Allora è meglio trasformare la parola 'guerra'. Rendiamola dolce, che tutti la accettino, chiamiamola 'pace' o, come si usa dire adesso, 'peacekeeping'. Con la propaganda televisiva, gli italiani crederanno anche a questa bufala.
Per fortuna è venuta fuori la verità dai 91 mila documenti scoperti e pubblicati da WikiLeaks (scaricabili qui). Già, ma la TV non ne parla nel dettaglio, non entra mai nel merito, soprattutto per quel che concerne il ruolo dei militari italiani in Afghanistan. Che cosa emerge da questi documenti? Anzitutto che non si tratta di missione di pace, ma questo era ovvio già da prima. Ma emerge un ruolo assai colpevole dell'Italia: il commercio di armi e di esplosivi made in Italy con i talebani. Ma come..? A noi ci fanno credere di andare lì per sminare i campi e poi siamo noi stessi che vendiamo le mine all'Afghanistan? Proprio così. Ve lo abbiamo detto... neanche Ionesco!
Nei documenti rivelati da WikiLeaks (che non parlano di azioni di pace, bensì di missioni di attacco armato, strategie di guerra, ecc.) ci sono migliaia di rapporti che parlano dell'Italia e del suo ruolo centrale nel commercio di mine. Ora, va da sè che la mina non è proprio... come possiamo dire... una mano santa per la pace, infatti normalmente le mine scoppiano sotto i piedi di coloro che, inavvertitamente, vi passano sopra, italiani compresi. Ma queste mine servono anche ad un altro scopo: L'esplosivo contenuto nelle mine aiuta i talebani a farne bombe micidiali, di quelle artigianali ma potentissime, vengono chiamate 'IED' (improvised explosive devices). In sostanza, l'Italia aiuta i talebani nella loro guerra. E voi che credevate alla storiella della missione di pace... tz tz! Credevate alla TV. Allora permetteteci anche di dubitare dei rapporti del Ministero della guerra, quando ci parlano di eroi italiani, morti durante lo sminamento di un campo. Le mine le tolgono o le mettono? In ogni caso le portano e le commerciano. Strano modo di fare la pace.
Quei documenti scoperti (dei quali la TV già non parla più, neanche sommariamente) descrivono orgogliosamente un'Italia attivissima nelle operazioni belliche, salvo smorzare i toni entusiastici quando si parla dell'unica cosa storta di marca italiana: Emergency. Davvero inaccettabile un ospedale in Afghanistan! Per giunta italiano! Non sia mai che qualche ferito possa dire di essere stato colpito dal fuoco italiano, allora è meglio far chiudere l'ospedale di Emergency, no?
L'esplosivo più utilizzato in Afghanistan è davvero quello italiano, parliamo di mine anticarro sulle quali sono saltati in aria anche militari italiani, al danno la beffa, ma tanto alla guerra non ci vanno i figli di chi ci governa. Poi ci vengono a dire - con l'animo falsamente straziato - che i nostri militari sono lì per fare la pace e che sono morti da eroi mentre compivano azioni di solidarietà.
Sono tre i tipi di mine italiane in Afghanistan: le TC-6 sono prodotte dalla barese Tecnovar srl, mentre le 2.4 e le Valmara 59 vengono prodotte a Castenodolo, in provincia di Brescia, dalla Valsella Meccanotecnica (che nel frattempo ha smesso di produrre esplosivi, dopo una mobilitazione degli operai che non se la sentivano più di produrre oggetti di morte). In totale, le mine italiane rappresentano un quarto di tutte quelle presenti in Afghanistan. E noi che pensavamo fossero casse di medicinali, invece già nel 2004 erano state trovate queste mine nel corso di una perquisizione nei palazzi governativi afghani. Casse piene di esplosivi italiani. Sono mine che disintegrano le persone, lasciano un cratere ampio decine di metri. In un rapporto redatto dagli artificieri della Nato si legge testualmente: «Il cratere dell’esplosione era profondo 23 metri e ampio 84. A giudicare dalla dimensione del cratere e dalla mancanza di frammenti, […] era presumibilmente una TC-6 italiana». E le mine italiane sono in quell'area sin dal 1989, erano state vendute agli USA prima dell'11 settembre 2001, ciò vuol dire che i talebani hanno potuto usufruire di questo esplosivo per organizzare la loro guerra dopo i fatti delle torri gemelle. Eh sì, le guerre scoppiano perchè qualcuno le decide al fine di speculare, guadagnare denaro sulla pelle dei civili innocenti, bambini compresi.
Bisogna smetterla di credere alla TV, bisogna cominciare a dubitare fortemente di tutto quello che ci viene detto attraverso questi canali ufficiali, perché forse non lasciano segni evidenti sul corpo, ma sono le armi più potenti che ogni governo ha a disposizione per difendersi dalle ignobili azioni compiute ai nostri danni. La verità sta sempre al di là della TV, prendiamone coscienza e cominciamo a onorare (e a ricordare) chi veramente muore eroicamente ogni giorno nei cantieri, nei campi, nelle officine, nei porti, nelle case... loro sì cittadini di pace, insieme a tutti coloro che, per colpa di queste politiche, non hanno più un lavoro o non lo hanno mai avuto.

Riferimento

ULTIM'ORA: IL SENATO APPROVA IL DECRETO DI RIFINANZIAMENTO DELLE MISSIONI DI GUERRA ALL'ESTERO

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